DONATO CARRISI.

IL TRIBUNALE DELLE ANIME.


Stefano Mauri Editore, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Roma  battuta da una pioggia incessante. In un antico caff, vicino a piazza Navona, due
uomini esaminano lo stesso dossier.
Una ragazza  scomparsa. Forse  stata rapita, ma se  ancora viva non le resta molto tempo.
Uno dei due uomini, Clemente,  la guida. L'altro, Marcus,  un cacciatore del buio, addestrato
a riconoscere le anomalie, a scovare il male e a svelarne il volto nascosto. Perch c' un particolare che
rende il caso della ragazza scomparsa diverso da ogni altro. Per questo solo lui pu salvarla.
Ma, sfiorandosi la cicatrice sulla tempia, Marcus  tormentato dai dubbi. Come pu riuscire
nell'impresa a pochi mesi dall'incidente che gli ha fatto perdere la memoria?
Anomalie. Dettagli.
Sandra  addestrata a riconoscere i dettagli fuori posto, perch sa che  in essi che si annida la
morte. Sandra  una fotorilevatrice della Scientifica e il suo lavoro  fotografare i luoghi in cui 
avvenuto un fatto di sangue. Il suo sguardo, filtrato dall'obiettivo,  quello di chi  a caccia di indizi. E
di un colpevole.
Ma c' un dettaglio fuori posto anche nella sua vita personale. E la ossessiona.
Quando le strade di Marcus e di Sandra si incrociano, portano allo scoperto un mondo segreto e
terribile, nascosto nelle pieghe oscure di Roma. Un mondo che risponde a un disegno superiore, tanto
perfetto quanto malvagio.
Un disegno di morte.
Perch quando la giustizia non  pi possibile, resta soltanto il perdono.
Oppure la vendetta.
Questa  la storia di un segreto invisibile eppure sotto gli occhi di tutti. Questa  la storia di un
male antico ed eterno e di chi lotta per contrastarlo. Questa  una storia basata su fatti veri, ispirata a
eventi reali: la sfida non  crederci, ma accettarlo.
Donato Carrisi  nato nel 1973 a Martina Franca (Ta) e vive a Roma. Dopo la laurea in
Giurisprudenza, ha studiato criminologia e scienza del comportamento. Dal 1999  sceneggiatore di
serie televisive e per il cinema.  una firma del Corriere della Sera ed  l'autore del romanzo bestseller: Il suggeritore.
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Non esistono testimoni tanto terribili o accusatori tanto implacabili quanto la coscienza che abita nell'animo di ciascuno.
Polibio.
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Ore 7.37.
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Il cadavere apr gli occhi.
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Era disteso in un letto, supino. La stanza era bianca, illuminata dalla luce del giorno. Sul muro,
proprio davanti a lui, c'era un crocifisso di legno.
Osserv le proprie mani adagiate lungo i fianchi, sulle lenzuola candide. Era come se non gli
appartenessero, come se fossero di qualcun altro. Ne sollev una  la destra  e la tenne davanti agli
occhi per guardarla meglio. Fu allora che sfior le bende che gli coprivano il capo. Era ferito, ma si
accorse di non provare dolore.
Si volt verso la finestra. Il vetro gli restitu il debole riflesso del suo volto. In quel momento,
arriv la paura. La domanda gli fece male. Ma ancor pi, la consapevolezza di non conoscere la
risposta.
Chi sono io?
Cinque giorni fa
Ore 0.03
L'indirizzo era fuori citt. A causa del maltempo e del navigatore che non riusciva a trovare la
strada, avevano impiegato pi di mezz'ora per raggiungere il luogo isolato. Se non fosse stato per il
piccolo lampione acceso all'imboccatura del viale d'ingresso, avrebbero pensato che il posto fosse
disabitato.
L'ambulanza procedette lentamente lungo il giardino in stato di abbandono. Il lampeggiante
risvegli dall'oscurit statue di ninfe ricoperte di muschio e veneri mutilate, che salutarono il loro
passaggio con sorrisi sbilenchi, protese in gesti eleganti e incompleti. Danzavano immobili, solo per
loro.
Una vecchia villa li accolse come un approdo sicuro in mezzo alla tempesta. Non
s'intravedevano luci all'interno. La porta, per, era aperta.
La casa li stava aspettando.
Erano in tre. Monica, giovane medico internista che quella notte era di turno al Pronto
Soccorso. Tony, un infermiere professionista con alle spalle una lunga esperienza in interventi
d'emergenza. E l'autista, che rimase sull'ambulanza mentre gli altri due sfidarono il temporale
avviandosi verso la casa. Prima di varcare la soglia, richiamarono ad alta voce l'attenzione di chi vi
abitava.
Nessuno rispose. Entrarono.
Odore stantio, la luce fioca e arancione di una fila di lampade che tracciavano un lungo
corridoio di pareti scure. A destra, una scala conduceva al piano di sopra.
Nella stanza in fondo s'intravedeva un corpo esanime.
Si precipitarono per prestargli soccorso e si ritrovarono in un soggiorno con i mobili coperti da
teli bianchi. Tranne una poltrona consunta, piazzata nel mezzo, proprio davanti al modello antiquato di
un televisore. In realt, tutto in quel posto sapeva di vecchio.
Monica si gett carponi sull'uomo disteso a terra che respirava a fatica, chiamando accanto a s
Tony con tutto l'occorrente.
 cianotico, constat.
Tony si accert che le vie respiratorie fossero sgombre, poi gli piazz il pallone Ambu sulla
bocca, mentre Monica gli controllava le iridi con una pila.
Sembrava avere al massimo cinquant'anni ed era incosciente. Indossava un pigiama a righe,
pantofole di pelle e una vestaglia. L'aspetto era trasandato, la barba lunga di qualche giorno e i pochi
capelli in disordine. In una mano stringeva ancora il cellulare con cui aveva chiamato il numero delle
emergenze, lamentando forti dolori al torace.
L'ospedale pi vicino era il Gemelli. Con un codice rosso, il medico di turno si aggregava al
personale della prima ambulanza disponibile.
Per questo Monica era l.
C'erano un tavolino ribaltato, una ciotola rotta, latte e biscotti sparsi ovunque, mischiati
all'urina. L'uomo doveva essersi sentito male mentre guardava la tv e se l'era fatta addosso. Era un
classico, aveva pensato Monica. Maschio di mezz'et, che vive solo, ha un infarto e, se non riesce a
chiedere aiuto, di solito viene scoperto cadavere quando i vicini di casa cominciano a sentirne la puzza.
Ma in quella villa isolata non sarebbe successo. Se non aveva parenti prossimi, potevano passare anni
prima che qualcuno si accorgesse di quanto gli era accaduto. In ogni caso, sembrava una scena gi vista
e prov pena per lui. Almeno finch non gli aprirono la giacca del pigiama per praticargli il massaggio
cardiaco. Sul torace era incisa una parola.
Uccidimi.
Medico e infermiere fecero finta di non vederla. Il loro compito era salvare una vita. Ma da quel
momento impressero a ogni gesto una percettibile premura.
La saturazione sta scendendo, disse Tony, dopo aver verificato i valori dell'ossimetro. Non
gli arrivava aria nei polmoni.
Dobbiamo intubarlo o lo perdiamo. Monica prese il laringoscopio dalla borsa e si spost
dietro la testa del paziente.
In tal modo liber la visuale dell'infermiere e scorse un lampo improvviso nei suoi occhi. Un
turbamento che non riusc a interpretare. Tony era un professionista allenato a ogni genere di
situazione, eppure qualcosa l'aveva sconvolto. Qualcosa che stava proprio dietro di lei.
In ospedale tutti conoscevano la storia della giovane dottoressa e di sua sorella. Nessuno gliene
aveva mai fatto parola, ma lei si accorgeva quando la osservavano con compassione e inquietudine,
domandandosi in cuor loro come si potesse vivere con un simile peso.
In quel frangente, sul volto dell'infermiere c'era la stessa espressione, ma molto pi spaventata.
Cos Monica si volt per un istante, e vide anche lei ci che aveva visto Tony.
Un pattino a rotelle, abbandonato in un angolo della stanza, che veniva dritto dall'inferno.
Era rosso, con le fibbie dorate. Identico al suo gemello che non era l, ma in un'altra casa, in
un'altra vita. Monica li aveva sempre trovati un po' kitsch. Invece Teresa sosteneva che fossero
vintage. Anche loro erano gemelle, cos a Monica era sembrato di vedere se stessa quando il cadavere
di sua sorella era stato ritrovato nella radura accanto al fiume, il mattino di un freddo dicembre.
Aveva solo ventun anni e l'avevano sgozzata.
Dicono che i gemelli sentano cose l'uno dell'altro, anche a chilometri di distanza. Ma Monica
non ci credeva. Lei non aveva avvertito alcuna sensazione di paura o pericolo mentre Teresa veniva
rapita una domenica pomeriggio, di ritorno da una pattinata con le amiche. Il suo corpo era stato
rinvenuto un mese dopo con gli stessi abiti con cui era scomparsa.
E quel pattino rosso che era una grottesca protesi al piede del cadavere.
Per sei anni Monica l'aveva conservato, chiedendosi che fine avesse fatto l'altro e se mai un
giorno si sarebbero ritrovati. Quante volte aveva provato a immaginare il volto della persona che
l'aveva preso? Quante volte l'aveva cercato fra gli estranei che incontrava per strada? Col tempo, era
diventato una specie di gioco.
Ora, forse, Monica si trovava di fronte alla risposta.
Guard l'uomo disteso sotto di lei. Le sue mani screpolate e grassocce, i peli che gli spuntavano
dalle narici, la macchia di urina sul cavallo dei pantaloni. Non aveva le sembianze di un mostro, come
aveva sempre immaginato. Era fatto di carne. Un essere umano banale e con un cuore fragile, per
giunta.
Tony la riport indietro dai suoi pensieri. Lo so cosa ti passa per la mente, le disse.
Possiamo smettere quando ti pare. E starcene qui ad aspettare che succeda ci che deve accadere...
Devi dirmelo tu. Non lo sapr nessuno.
Era stato lui a proporlo, forse perch l'aveva vista esitare col laringoscopio in bilico sulla bocca
ansimante dell'uomo. Ancora una volta, Monica osserv il suo torace.
Uccidimi.
Forse era l'ultima cosa che gli occhi di sua sorella avevano visto mentre la sgozzava come un
animale da macello. Non una calda parola di conforto, come dovrebbe essere per ogni creatura umana
che sta per lasciare per sempre questa vita. In quel modo, il suo assassino aveva voluto prendersi gioco
di lei. E aveva gioito per questo. Forse anche Teresa aveva invocato la propria morte purch tutto
finisse in fretta. Per la rabbia, Monica strinse forte il manico del laringoscopio, le nocche divennero
bianche.
Uccidimi.
Quel vigliacco si era tatuato la parola sullo sterno ma, quando s'era sentito male, aveva
chiamato i soccorsi. Era come tutti gli altri. Anche lui aveva paura di morire.
Monica scav dentro di s. Chi aveva conosciuto Teresa vedeva in lei solo un ingannevole
duplicato, la statua di un museo delle cere, la copia di un rimpianto. Per i suoi, lei rappresentava ci che
sua sorella poteva essere e non sarebbe mai stata. La guardavano crescere e cercavano Teresa. Adesso
Monica aveva un'occasione per distinguersi e liberare il fantasma della gemella che albergava in lei.
Sono un medico, ramment a se stessa. Avrebbe voluto trovare un barlume di piet per l'essere umano
disteso davanti a lei, o il timore di una giustizia superiore, oppure qualcosa che somigliasse a un segno.
Invece si accorse di non provare nulla. Allora tent di scovare disperatamente un dubbio, qualcosa che
la convincesse che quell'uomo non c'entrava niente con la morte di Teresa. Ma, per quanto ci pensasse,
esisteva solo una ragione per cui quel pattino rosso era l.
Uccidimi.
E in quel frangente, Monica si rese conto di aver gi preso la sua decisione.
Ore 6.19
La pioggia si abbatteva su Roma come un triste funerale. Lunghe ombre drappeggiavano i
palazzi del centro storico, una sfilata di mute facciate lacrimose. I vicoli, attorcigliati come visceri
intorno a piazza Navona, erano deserti. Ma a pochi passi dal chiostro del Bramante, le vetrine
dell'antico Caff della Pace si riflettevano sulla strada lucida.
All'interno, sedie tappezzate di velluto rosso, tavoli in marmo venato di grigio, statue
neorinascimentali e i soliti avventori. Artisti, soprattutto pittori e musicisti, inquieti per quell'alba
incompiuta. Ma anche bottegai e antiquari in attesa di aprire i loro esercizi lungo la via, e qualche attore
che, rientrando da una nottata di prove in teatro, passava per un cappuccino prima di andarsene a
dormire. Tutti in cerca di un po' di consolazione per quel mattino cattivo, tutti intenti a conversare fra
loro. Nessuno badava ai due estranei vestiti di nero, confinati a un tavolino di fronte all'entrata.
Come vanno le emicranie? domand quello che sembrava pi giovane.
L'altro smise di raccogliere col polpastrello i granelli di zucchero intorno a una tazzina vuota e
si accarezz istintivamente la cicatrice sulla tempia sinistra. A volte non mi fanno dormire, ma direi
che sto meglio.
Fai ancora quel sogno?
Tutte le notti, rispose l'uomo sollevando gli occhi di un azzurro profondo e malinconico.
Passer.
S, passer.
Il silenzio che segu fu interrotto dal lungo fischio di vapore emesso dalla macchina per fare il
caff espresso.
Marcus,  venuto il momento, disse il pi giovane.
Non sono ancora pronto.
Non si pu pi aspettare. Dall'alto mi chiedono di te, sono ansiosi di sapere a che punto sei.
Sto facendo progressi, no?
S,  vero: migliori ogni giorno di pi, e questo mi conforta, credimi. Ma c' molta attesa. Da
te dipendono parecchie cose.
Ma chi si interessa tanto a me? Mi piacerebbe incontrarli, parlare con loro. Io conosco solo te,
Clemente.
Ne abbiamo gi discusso. Non  possibile.
Perch?
Perch si  sempre fatto cos.
Marcus torn a toccarsi la cicatrice, come faceva tutte le volte che era inquieto.
Clemente si sporse verso di lui, costringendolo a guardarlo.  per la tua sicurezza.
Per la loro, vorrai dire.
Anche, se vuoi metterla in questo modo.
Potrei diventare motivo d'imbarazzo. E non deve accadere, vero?
Il sarcasmo di Marcus non indispett Clemente. Qual  il tuo problema?
Io non esisto.
Lo disse con una dolorosa distorsione nella voce.
Il fatto che solo io conosca il tuo volto ti rende libero. Non capisci? Loro sanno solo il tuo
nome e per tutto il resto si affidano a me. Cos non ci sono limiti al tuo mandato. Se non sanno chi sei,
non possono ostacolarti.
Perch? ribad Marcus con forza.
Perch ci a cui diamo la caccia pu corrompere anche loro. Se tutte le altre misure dovessero
fallire, se le barriere si rivelassero inutili, ci sarebbe ancora qualcuno a vigilare. Tu sei la loro ultima
difesa.
Nello sguardo di Marcus apparve un lampo di sfida: Rispondi a una domanda... Ce ne sono
altri come me?
Dopo un breve silenzio, Clemente si decise: Non lo so. Non posso saperlo.
Avresti dovuto lasciarmi in quell'ospedale...
Non puoi dirmi questo, Marcus. Non mi deludere.
Marcus guard fuori, verso i pochi passanti che in una tregua del temporale uscivano dai ripari
di fortuna per riprendere il cammino. Aveva ancora molte domande per Clemente. Cose che lo
riguardavano direttamente, cose che non sapeva pi. L'uomo di fronte a lui era il suo unico contatto
con il mondo. Anzi, Clemente era tutto il suo mondo. Marcus non parlava mai con nessuno, non aveva
amici. Per conosceva cose che non avrebbe voluto sapere. Cose sugli uomini e sul male che riescono a
fare. Cose talmente terribili da far vacillare qualsiasi fiducia, da contaminare per sempre qualunque
cuore. Guardava le persone intorno a s vivere senza quel fardello di consapevolezza, e le invidiava.
Clemente l'aveva salvato. Ma la sua salvezza era coincisa con l'ingresso in un mondo di ombre.
Perch proprio io? chiese, continuando a guardare altrove.
Clemente sorrise: I cani sono daltonici. Era la frase che usava ogni volta. Allora, sei con
me?
Marcus torn a voltarsi verso il suo unico amico. S, sono con te.
Senza aggiungere altro, Clemente fece scivolare una mano nell'impermeabile appoggiato alla
spalliera della sedia. Recuper una busta di carta, la pos sul tavolo e la spinse verso Marcus. Questi la
prese e, con l'attenzione che contraddistingueva ogni suo gesto, la apr.
All'interno c'erano tre fotografie.
La prima ritraeva un gruppo di giovani a una festa sulla spiaggia. In primo piano c'erano due
ragazze in costume da bagno che brindavano con bottiglie di birra davanti a un fal. Nella seconda ne
appariva una sola, coi capelli raccolti e gli occhiali da vista: sorrideva, indicando alle sue spalle il
Palazzo della Civilt Italiana, icona del neoclassicismo situata all'EUR. Nella terza foto, la stessa
ragazza abbracciava un uomo e una donna, presumibilmente i genitori.
Chi ? chiese Marcus.
Si chiama Lara. Ventitr anni. Studia a Roma ma viene da fuori. Facolt di architettura, quarto
anno.
Cosa le  successo?
 proprio questo il problema: nessuno lo sa.  scomparsa da quasi un mese.
Marcus si concentr sul viso di Lara, dimenticando le voci e tutto ci che gli stava intorno. Era
la tipica ragazza di provincia trapiantata nella grande citt. Molto carina, i tratti delicati, senza trucco.
Immagin che portasse quasi sempre la coda, perch non poteva permettersi un parrucchiere. Forse ci
andava solo quando tornava dai suoi, per risparmiare. Gli abiti erano un compromesso: indossava jeans
e t-shirt per non dover essere per forza al passo con la moda. Sul suo volto si potevano intravedere i
segni delle nottate passate sui libri o delle cene con una scatoletta di tonno, ultima risorsa degli studenti
fuorisede quando hanno esaurito il budget mensile, in attesa di un nuovo bonifico da parte di mamma e
pap. La prima volta lontana da casa. La sua lotta quotidiana con la nostalgia, tenuta a bada con il
sogno di diventare architetto.
Raccontami.
Clemente prese un notes, scost la tazzina di caff e cominci a consultare i suoi appunti. Il
giorno della scomparsa, Lara ha trascorso parte della serata con alcuni amici in un locale. Quelli che
erano in sua compagnia hanno dichiarato che sembrava tranquilla. Hanno chiacchierato delle solite
cose, poi verso le nove ha detto di essere stanca e di voler tornare a casa per andarsene a letto. Due di
loro  una coppia  le hanno dato un passaggio in macchina e hanno atteso che entrasse nel portone.
Dove abita?
In un palazzo antico del centro.
Altri inquilini?
Una ventina. Lo stabile appartiene a un ente universitario che affitta gli appartamenti agli
studenti. Quello di Lara  al piano terra. Fino ad agosto lo divideva con una compagna che poi se n'
andata, infatti era alla ricerca di una coinquilina.
Fin dove arrivano le tracce che abbiamo?
La presenza di Lara in casa nelle ore successive  confermata dalle celle telefoniche della zona
che hanno registrato due chiamate in partenza dal suo cellulare: una alle ventuno e ventisette e l'altra
alle ventidue e dodici. La prima di dieci minuti alla madre, la seconda alla sua migliore amica. Alle
ventidue e diciannove il suo telefono  stato spento. E non si  pi riacceso.
Una giovane cameriera si avvicin al tavolo per ritirare le tazzine. Indugi appositamente per
dargli modo di ordinare altro. Ma nessuno dei due lo fece. Si limitarono a tacere finch si allontan di
nuovo.
Marcus domand: Quando  stata denunciata la scomparsa?
La sera successiva. Le amiche, non vedendola in facolt, l'hanno chiamata per tutto il giorno,
ma scattava la segreteria. Verso le venti sono andate a bussare a casa sua, ma non rispondeva.
Che ne pensa la polizia?
Il giorno precedente la scomparsa, Lara ha prelevato quattrocento euro dal suo conto per
pagare l'affitto. Ma l'amministratore non ha mai ricevuto quella somma. Secondo la madre,
dall'armadio mancano alcuni vestiti e uno zaino. E non c' traccia del suo cellulare. Perci la polizia
propende per un allontanamento volontario.
Molto comodo, direi.
Sai come vanno queste cose, no? Se non emerge una ragione per temere il peggio, dopo un po'
si smette di cercare. E si aspetta.
Magari che spunti un cadavere, pens Marcus.
La ragazza faceva una vita regolare, passava gran parte del tempo all'universit, frequentava
sempre lo stesso giro di conoscenze.
Gli amici che ne pensano?
Che Lara non era tipo da colpi di testa. Anche se nell'ultimo periodo era un po' cambiata:
appariva stanca e distratta.
Nessun innamorato, nessun flirt?
Dai tabulati del suo cellulare non risultano chiamate esterne alla cerchia dei conoscenti, e
nessuno ha parlato di un fidanzato.
Internet?
Si connetteva dalla biblioteca del suo dipartimento o da un Internet-point nei pressi della
stazione. Nessuna mail sospetta nella sua posta.
In quel momento, la porta a vetri del caff si spalanc per l'ingresso di un nuovo cliente. Una
folata di vento percorse la sala. Tutti si voltarono infastiditi, tranne Marcus, immerso nelle proprie
riflessioni. Lara rientra in casa come tutte le sere.  stanca, come le capita spesso da qualche tempo. Il
suo ultimo contatto col mondo  alle ventidue e diciannove, quando spegne il telefono, che poi sparisce
con lei e non sar pi riacceso. Da quel momento non sappiamo pi nulla. Mancano vestiti, soldi e uno
zaino: per questo la polizia opta per un allontanamento volontario...  uscita di casa ed  scomparsa.
Forse da sola, forse con qualcuno. Nessuno la nota. Marcus fiss Clemente. Perch dovremmo
pensare che le sia accaduto qualcosa di spiacevole? Insomma, perch noi?
Lo sguardo di Clemente parlava da s. Erano arrivati al punto. Anomalie, in fondo era questo
che cercavano. Minuscoli strappi nella trama della normalit. Piccoli inciampi nella sequenza logica di
una comune indagine di polizia. In quelle insignificanti imperfezioni si nascondeva spesso
qualcos'altro. Un passaggio verso una verit differente, inimmaginabile. Il loro compito iniziava da l.
Lara non  mai uscita di casa, Marcus. La sua porta era chiusa dall'interno.
Clemente e Marcus si recarono sul luogo. Il palazzo si trovava in via dei Coronari, a due passi
da piazza San Salvatore in Lauro con la piccola chiesa del Cinquecento. Per introdursi nell'alloggio al
piano terra ci vollero pochi secondi. Nessuno li not.
Appena mise piede nella casa di Lara, Marcus inizi a guardarsi intorno. Per prima cosa,
osserv la serratura divelta. Per accedere all'appartamento, la polizia aveva dovuto sfondare l'ingresso
e gli agenti non si erano accorti del particolare della catenella agganciata dall'interno, che era venuta
via e adesso penzolava sullo stipite della porta.
L'appartamento copriva al massimo sessanta metri quadri, divisi fra due livelli. Il primo era un
unico ambiente che conteneva cucina e soggiorno. C'era un mobile a muro con un piano cottura
elettrico sovrastato da pensili. Accanto, un frigo disseminato di calamite colorate e su cui spiccava un
vaso con una piantina di ciclamini ormai secca. C'era un tavolo con quattro sedie e, al centro, un
vassoio con tazze e l'occorrente per il t. Due divani erano disposti ad angolo davanti a un televisore.
Sulle pareti dipinte di verde, non normali quadri o poster, ma progetti di edifici famosi sparsi per il
mondo. C'era una finestra che, come tutte quelle dell'appartamento, affacciava sul cortile interno ed
era protetta da una grata di ferro. Da l non poteva entrare o uscire nessuno.
Marcus registrava ogni particolare con lo sguardo. Senza dire una parola, si fece il segno della
croce, subito imitato da Clemente. Quindi inizi ad aggirarsi per la stanza. Non si limitava a guardare.
Toccava gli oggetti, sfiorandoli appena col palmo della mano, quasi cercasse di percepire un residuo di
energia, un segnale radio, come se potessero comunicare con lui, svelargli ci che sapevano o avevano
visto. Come il rabdomante che ascolta il richiamo della falda nascosta nel sottosuolo, Marcus
scandagliava il silenzio profondo e inanimato delle cose.
Clemente osservava il suo uomo, tenendosi in disparte per non distrarlo. Non not alcuna
esitazione in lui, sembrava carico e concentrato. Era una prova importante per entrambi. Marcus
avrebbe dimostrato a se stesso di essere nuovamente in grado di fare il lavoro per cui era stato
addestrato. Clemente avrebbe saputo di non essersi sbagliato sulle sue capacit di recupero.
Lo vide muoversi verso il fondo del locale dove una porta nascondeva un piccolo bagno. Era
rivestito di piastrelle bianche, illuminato da una lampada al neon. Il piatto della doccia era fra il lavabo
e il water. C'erano una lavatrice e un ripostiglio per scope e detersivi. Sul retro della porta era appeso
un calendario.
Marcus torn indietro e si diresse sul lato sinistro del soggiorno: una scala conduceva al piano
rialzato. Sal da solo i gradini tre per volta e si ritrov su uno stretto pianerottolo, davanti agli usci di
due camere da letto.
La prima era quella in attesa di una nuova inquilina. Al suo interno soltanto un materasso nudo,
una poltroncina e un com.
L'altra era la stanza di Lara.
Gli scuri della finestra erano aperti. In un angolo c'erano un tavolo con un computer e scaffali
colmi di libri. Marcus si avvicin e fece scorrere le dita sul profilo dei tomi d'architettura. Quindi
accarezz un foglio con il progetto incompiuto di un ponte. Afferr una delle matite infilate in un
bicchiere e l'annus, fece lo stesso con un pezzo di gommapane, provando il piacere segreto che solo
gli articoli di cancelleria sono capaci d'infondere.
Quell'odore faceva parte del mondo di Lara, quello era il posto in cui si sentiva felice. Il suo
piccolo regno.
Apr le ante dell'armadio e spost gli abiti appesi alle grucce, alcune erano vuote. Tre paia di
scarpe erano messe in fila sul ripiano inferiore. Due da ginnastica e uno dcollet, per le occasioni
speciali. Ma c'era posto per un quarto paio, che mancava.
Il letto era a una piazza e mezza. Fra i cuscini spiccava un orso di peluche. Doveva essere stato
testimone della vita di Lara, sin da quando era bambina. Ma adesso era rimasto solo.
Sull'unico comodino c'erano la cornice con la foto di Lara insieme ai genitori e una scatola di
latta che conteneva un anellino con un piccolo zaffiro, un braccialetto di ambra e un po' di bigiotteria.
Marcus osserv meglio la foto. La riconobbe: era fra quelle che Clemente gli aveva mostrato al Caff
della Pace. Lara indossava una catenina d'oro con un crocifisso, ma nel portagioie non c'era.
Clemente lo attendeva ai piedi della scala e, poco dopo, lo vide ridiscendere. Allora?
Marcus si blocc. Potrebbero averla presa. Ma nel momento stesso in cui pronunci quella
frase, ne fu assolutamente certo.
Come puoi affermarlo?
C' troppo ordine. Come se i vestiti mancanti e il cellulare che non si trova fossero solo una
messinscena. Ma a chi l'ha organizzata  sfuggito il dettaglio della catenella che serrava la porta
dall'interno.
Ma come ha fatto a...
Arriveremo anche a quello, lo interruppe Marcus. Quindi si mosse nella stanza, cercando di
focalizzare bene ci che era accaduto. La sua mente girava vorticosamente. I pezzi del mosaico
iniziarono a comporsi davanti ai suoi occhi. Lara ha avuto un ospite.
Clemente sapeva ci che stava accadendo. Marcus iniziava a immedesimarsi. Era questo il suo
talento.
Vedere ci che vedeva l'intruso.
 stato qui quando Lara non c'era. Si  seduto sul suo divano, ha provato la morbidezza del
suo letto, ha frugato fra le sue cose. Ha guardato le foto, ha fatto propri i suoi ricordi. Ha toccato il suo
spazzolino da denti, ha annusato gli abiti in cerca del suo odore. Ha bevuto dallo stesso bicchiere
lasciato nell'acquaio in attesa di essere lavato.
Non ti seguo...
Sapeva come muoversi. Conosceva tutto di Lara, orari, abitudini.
Per niente qui fa pensare a un rapimento. Non ci sono segni di colluttazione, nessuno nel
palazzo ha sentito delle urla o chiedere aiuto. Come fai a sostenerlo?
Perch l'ha presa mentre dormiva.
Clemente stava per dire qualcosa, ma Marcus lo precedette.
Aiutami a cercare lo zucchero.
Pur non comprendendo esattamente cosa gli passasse per la testa, decise di assecondarlo. In un
pensile sopra la cucina trov un barattolo con la scritta SUGAR, mentre Marcus controll la
zuccheriera al centro del tavolo, accanto all'occorrente per il t.
Erano entrambi vuoti.
I due si fissarono per un lungo momento con quegli oggetti fra le mani. Fra loro vibrava
un'energia positiva. Non era una semplice coincidenza. Marcus non aveva tirato a indovinare. Aveva
avuto un'intuizione che poteva confermare tutto.
Lo zucchero  il posto migliore per occultare un narcotico: ne cela il sapore e d la sicurezza
che la vittima lo assumer regolarmente.
E Lara era sempre stanca nell'ultimo periodo, lo dicevano i suoi amici. Clemente ebbe un
sussulto. Quel particolare cambiava ogni cosa. Ma per ora non poteva farne parola con Marcus.
 avvenuto gradualmente, non c'era fretta, prosegu Marcus. E questo ci prova che chi l'ha
rapita era stato qui prima di quella notte. Insieme agli abiti e al cellulare, ha fatto sparire anche lo
zucchero che conteneva il narcotico.
Ma ha dimenticato la catenella della porta, aggiunse Clemente. Era il dettaglio stonato che
mandava in frantumi ogni teoria. Da dove  entrato e, soprattutto, da dove sono usciti insieme?
Marcus si guard nuovamente intorno. Dove siamo? Roma era il pi grande sito archeologico
abitato al mondo. La citt si era sviluppata a strati, era sufficiente scavare pochi metri per imbattersi
in tracce di precedenti epoche e civilt. Marcus sapeva bene che anche in ci che stava in superficie la
vita si era stratificata nel corso del tempo. Ogni luogo racchiudeva molte storie e pi di una
destinazione. Cos' questo posto? Non dico ora, ma in principio: hai detto che il palazzo risale al
Settecento.
Era una delle dimore dei marchesi Costaldi.
S. I nobili occupavano i piani alti, mentre qui c'erano le botteghe di cortile, i depositi e le
stalle. Marcus si tocc la cicatrice sulla tempia sinistra. Non riusciva a capire da dove provenisse quel
ricordo. Come faceva a saperlo? Molte informazioni erano sparite per sempre dalla sua memoria. Altre
tornavano inaspettatamente, recando con s anche la spiacevole domanda sulla loro origine. C'era un
luogo in lui dove certe cose esistevano ma rimanevano nascoste. Ogni tanto riaffioravano,
rammentandogli anche l'esistenza di quel posto delle nebbie e il fatto che non l'avrebbe mai trovato.
Hai ragione, disse Clemente. Il palazzo  rimasto cos per molto tempo. L'ente universitario
l'ha ricevuto con un lascito una decina di anni fa, trasformandolo in un condominio.
Marcus si chin sul pavimento. Il parquet era di legno massiccio, non lavorato. Le assi erano
strette. No, qui non va bene, si disse. Senza scoraggiarsi, si diresse verso il bagno, seguito da Clemente.
Prese uno dei secchi che erano nel ripostiglio delle scope, lo infil sotto la doccia e lo riemp
per met. Quindi fece un passo indietro. Clemente era alle sue spalle e ancora non capiva.
Marcus inclin il secchio facendo scivolare l'acqua sul pavimento di piastrelle. Una pozza si
allarg sotto i loro piedi. Rimasero a fissarla, in attesa.
Dopo qualche secondo, l'acqua cominci a svanire.
Sembrava un gioco di prestigio, proprio come quello della ragazza che sparisce in una casa
chiusa dall'interno. Solo che stavolta c'era una spiegazione.
L'acqua era filtrata nel sottosuolo.
Fra una mattonella e l'altra si formarono delle bollicine d'aria, fino a descrivere un quadrato
perfetto. Ogni lato misurava circa un metro.
Marcus si mise carponi e percorse le mattonelle con la punta delle dita, per scovare una fessura.
Gli parve di individuarne una. Si rialz in cerca di qualcosa con cui fare leva. Da un ripiano prese delle
forbicine di metallo. Furono sufficienti per rialzare quel poco che bastava il quadrato di piastrelle.
Infil le dita nell'apertura e, sollevando, svel una botola di pietra.
Aspetta, ti do una mano, disse Clemente.
Fecero scivolare la copertura lungo un lato, scoprendo un'antica scala in travertino che
scendeva nel sottosuolo per un paio di metri, prima di incrociare un corridoio.
L'intruso  passato da qui, annunci Marcus. Almeno due volte: quando  entrato e quando
 andato via con Lara. Poi prese la piccola torcia che portava sempre con s, l'accese e la punt
nell'apertura.
Vuoi scendere l sotto?
Lui si volt verso Clemente: Perch, ho scelta?
Tenendo la torcia in una mano, Marcus discese la scala di pietra. Arrivato in fondo, si rese
conto di essere in un tunnel che correva sotto la casa, perdendosi in due opposte direzioni. Un vero e
proprio passaggio sotterraneo. Non si capiva dove portasse.
Tutto bene? gli domand Clemente che era rimasto di sopra.
S, rispose laconicamente Marcus. Probabilmente, nel Settecento, la galleria era una via di
fuga in caso di pericolo. Non gli rimaneva che avventurarsi in una delle due direzioni. Scelse quella da
cui gli parve provenisse un rumore sordo, di pioggia scrosciante. Percorse almeno cinquanta metri,
scivolando un paio di volte a causa del suolo melmoso. Alcuni ratti gli passarono accanto alle caviglie,
sfiorandolo con i loro corpi caldi e lisci, prima di allontanarsi rapidamente verso il riparo del buio.
Riconobbe il fragore del Tevere, ingrossato dalle piogge insistenti degli ultimi giorni. E l'odore
dolciastro del fiume, simile a quello di un animale impegnato in una corsa impetuosa. Lo segu e, poco
dopo, intravide una massiccia grata da cui filtrava la grigia luce del giorno. Da l non si poteva passare.
Allora torn indietro per provare nella direzione opposta. Appena la imbocc, scorse qualcosa che
brillava per terra nella melma.
Si chin e la raccolse: era una catenina d'oro con appeso un crocifisso.
Ricord di averla vista al collo di Lara, nella foto insieme ai genitori che teneva sul comodino.
Era la riprova che ci aveva visto giusto su ogni cosa.
Clemente aveva ragione. Era quello il suo talento.
Elettrizzato per quella scoperta, Marcus non si accorse dell'amico, che nel frattempo lo aveva
raggiunto. Si rese conto della sua presenza soltanto quando gli fu accanto.
Gli mostr la catenina. Guarda...
Clemente la prese fra le mani, osservandola.
La ragazza potrebbe essere ancora viva, disse Marcus, caricato da quella scoperta. Abbiamo
una pista, possiamo trovare chi  stato. Ma si accorse che l'amico non condivideva il suo entusiasmo.
Anzi, appariva turbato.
Lo sappiamo gi. Mi serviva solo una conferma... E purtroppo  arrivata.
A cosa ti riferisci?
Al narcotico nello zucchero.
Marcus non riusciva a capire. Allora, qual  il problema?
Clemente lo fiss, serio. Forse  il caso che tu faccia la conoscenza di Jeremiah Smith.
Ore 8.40
La prima lezione che Sandra Vega aveva imparato  che le case non mentono mai.
Le persone, quando parlano di s, sono capaci di crearsi intorno delle sovrastrutture a cui
finiscono perfino per credere. Ma il luogo in cui scelgono di vivere, inevitabilmente, racconta tutto di
loro.
Per via del suo lavoro, Sandra aveva visitato molte case. Ogni volta che stava per varcare una
soglia, le sembrava di dover chiedere il permesso. Invece, per ci che veniva a fare, non c'era
nemmeno bisogno di suonare il campanello.
Quando, molti anni prima d'intraprendere la sua professione, di notte viaggiava in treno,
osservava le finestre illuminate nei palazzi, domandandosi cosa accadesse dietro quei vetri. Quali vite,
quali storie si svolgessero. Ogni tanto riusciva a rubare dei piccoli spettacoli involontari. Una donna
che stirava guardando la tv. Un uomo in poltrona intento a fare anelli con il fumo di una sigaretta. Un
bambino in piedi su una sedia che rovistava in una credenza. Brevi fotogrammi di un film nel suo
finestrino. Poi il treno passava. E anche quelle vite continuavano a scorrere, inconsapevoli.
Aveva sempre provato a immaginare di prolungare quell'esplorazione. Passeggiare, invisibile,
fra gli oggetti pi cari di quelle persone. Osservarle nelle loro occupazioni pi banali, come fossero
pesci in un acquario.
E in tutte le case in cui aveva abitato, Sandra era solita chiedersi cosa fosse accaduto fra quelle
mura prima che lei vi entrasse. Quali gioie, liti, tristezze si fossero consumate senza un'eco.
A volte pensava ai drammi o agli orrori custoditi come segreti in quegli ambienti. Per fortuna, le
case dimenticano in fretta. Gli inquilini cambiano, e ricomincia tutto daccapo.
Quelli che se ne vanno, a volte, lasciano tracce del loro passaggio. Un rossetto scordato nello
stipo del bagno. Una vecchia rivista su una mensola. Un paio di scarpe in un ripostiglio. Un foglietto
con annotato il numero di un telefono antistupro nascosto in fondo a un cassetto.
Attraverso quei piccoli segni, in alcuni casi  possibile ripercorrere a ritroso la storia di
qualcuno.
Mai avrebbe immaginato che proprio la ricerca di quei particolari sarebbe diventata il suo
mestiere. Ma c'era una differenza: quando arrivava lei, quei posti avevano perso per sempre la loro
innocenza.
Sandra era entrata in polizia tramite concorso, il suo addestramento era quello standard. Portava
un'arma d'ordinanza, e sapeva usarla bene. Ma la sua divisa era il camice bianco in dotazione alla
Scientifica. Dopo un corso di specializzazione, aveva chiesto di essere assegnata alla squadra
fotorilevatori.
Arrivava sulle scene del crimine con le sue macchine fotografiche con l'unico scopo di fermare
il tempo. Tutto veniva congelato nel bagliore dei flash. Nulla, dall'istante sancito dall'obiettivo,
sarebbe pi cambiato.
La seconda lezione che Sandra Vega aveva imparato  che anche le case muoiono, come le
persone.
E il suo destino era proprio quello di assistere ai loro ultimi istanti di vita, quando gli abitanti
non ci avrebbero mai pi messo piede. I segnali di quel lento spegnersi erano i letti disfatti, i piatti
nell'acquaio, un calzino abbandonato sul pavimento. Come se gli inquilini fossero fuggiti, lasciando
tutto in disordine per scampare all'improvvisa fine del mondo. Quando, in realt, la fine del mondo era
avvenuta proprio fra quelle mura.
Cos, non appena Sandra attravers la soglia dell'appartamento al quinto piano del palazzone
popolare alla periferia di Milano, cap che quella che l'attendeva sarebbe stata una scena del crimine
difficile da dimenticare. La prima cosa che vide fu l'albero addobbato, anche se mancava parecchio a
Natale. Istintivamente, ne comprese la ragione. Anche sua sorella, a cinque anni, aveva impedito ai
genitori di togliere gli addobbi passate le feste. Aveva pianto e sbraitato per un intero pomeriggio, e
alla fine i suoi si erano arresi, sperando che prima o poi le sarebbe passata. Invece l'abete di plastica
con le lucine e le palle colorate era rimasto nel suo angolo per tutta l'estate e l'autunno successivi. Per
questo una morsa strinse subito lo stomaco di Sandra.
Ora sapeva: in quella casa c'era un bambino.
Poteva avvertire la sua presenza anche nell'aria. Perch la terza lezione che aveva imparato 
che le case hanno un odore. Appartiene a chi vi abita, ed  sempre diverso, unico. Quando gli inquilini
cambiano, l'odore svanisce per lasciare spazio a uno nuovo. Si forma nel tempo, sedimentando altri
profumi, chimici o naturali  ammorbidente e caff, libri di scuola e piante da interno, detergente per
pavimenti e zuppa di cavolo , e diventa l'odore di quella famiglia, delle persone che la compongono,
se lo portano addosso e non lo sentono neanche.
E adesso, solo quella sensazione olfattiva distingueva l'appartamento che aveva davanti dalle
abitazioni di altre famiglie monoreddito. Tre camere e cucina. I mobili acquistati in momenti diversi, a
seconda delle disponibilit economiche. Le foto incorniciate che ritraevano soprattutto le vacanze
estive, le uniche che potevano permettersi. Un plaid sul divano davanti alla tv: era l che si rifugiavano
ogni sera, stretti insieme a guardare i programmi finch il sonno non aveva il sopravvento.
Sandra catalogava mentalmente quelle immagini. Non c'erano avvisaglie di ci che sarebbe
successo. Nessuno avrebbe potuto accorgersene.
I poliziotti si aggiravano fra le stanze come ospiti inattesi, violando ogni intimit con la loro
semplice presenza. Ma lei aveva superato da tempo la sensazione di sentirsi un'intrusa.
Nessuno parlava su scene del crimine come quella. Anche l'orrore aveva i suoi codici. Nella
coreografia del silenzio, le parole erano superflue, perch ognuno sapeva esattamente cosa fare.
Ma c'erano sempre delle eccezioni. Una di queste era Fabio Sergi che, infatti, borbottava da
qualche parte nell'appartamento.
Cazzo, ma non  possibile!
A Sandra bast seguire la sua voce: proveniva da un bagno angusto e privo di finestre.
Che succede? domand appoggiando sul pavimento del corridoio le due borse con
l'attrezzatura e indossando i copriscarpe di plastica.
C' che  proprio una bella giornata, le rispose sarcastico, senza guardarla. Era intento a dare
energiche pacche a una stufetta a gas portatile. Questa maledetta non funziona!
Non  che ci fai saltare tutti in aria, vero?
Sergi le riserv un'occhiata feroce. Sandra non aggiunse altro, il collega era troppo nervoso.
Invece abbass lo sguardo sul cadavere dell'uomo che occupava lo spazio fra la porta e il water. Era
disteso a pancia in gi, completamente nudo. Quarant'anni, pens. Peso sui novanta chili per un metro
e ottanta di statura. La testa era piegata in modo innaturale, la calotta cranica attraversata da uno
squarcio obliquo. Il sangue aveva formato una pozza scura sulle mattonelle bianche e nere.
Stringeva fra le mani una pistola.
Accanto al corpo c'era un pezzo di ceramica che corrispondeva all'angolo sinistro del
lavandino, andato in frantumi presumibilmente quando il corpo c'era rovinato sopra.
A cosa ti serve la stufetta a gas? domand Sandra.
Ho bisogno di ricreare la scena: il tizio stava facendo la doccia e se l'era portata appresso per
riscaldare il bagno. Fra un po' aprir anche l'acqua, perci sbrigati a sistemare la tua roba, rispose
scortese.
Sandra comprese cosa avesse in mente Sergi: il vapore avrebbe messo in evidenza le impronte
dei passi sul pavimento. Cos avrebbero potuto ricostruire la dinamica degli spostamenti della vittima
nella stanza.
Mi serve un cacciavite, sentenzi il tecnico, furibondo. Torno subito. E tu cerca di
camminare rasente ai muri.
Sandra non replic, era abituata a quel genere di precisazioni: gli esperti di impronte pensavano
di essere gli unici in grado di preservare una scena del crimine. E poi c'era il fatto che lei aveva
ventinove anni e che era una donna che operava in un ambito prettamente maschile: simili
atteggiamenti paternalistici da parte dei colleghi spesso nascondevano un pregiudizio sessista. Con
Sergi era anche peggio, non avevano mai legato e non le piaceva lavorare con lui.
Mentre il collega era via, Sandra ne approfitt per estrarre dalle borse la Reflex e il cavalletto.
Applic i piedini di spugna alle estremit, in modo che non lasciassero impronte. Quindi mont la
macchina fotografica con l'obiettivo puntato verso l'alto. Dopo averlo strofinato con una garza
imbevuta di ammoniaca, affinch non si appannasse col vapore, vi colleg un'ottica panoramica Single
Shot, che avrebbe permesso di scattare delle foto dell'ambiente a 360.
Dal generale al particolare, era la regola.
La macchina avrebbe focalizzato l'intero scenario dell'evento con una serie di scatti automatici,
poi lei avrebbe completato la ricostruzione dell'accaduto effettuando manualmente foto sempre pi
dettagliate, segnalando i reperti con cartelli numerati e di misura standard, per indicarne la progressione
cronologica e restituirne le proporzioni all'osservatore.
Sandra aveva appena finito di piazzare la Reflex al centro della stanza, quando si accorse di una
vaschetta con due piccole tartarughe, poggiata su una mensola. Le si strinse il cuore. Pens alla persona
che in quella famiglia si occupava di loro, nutrendole con il mangime nella scatola che stava l accanto,
cambiando periodicamente i pochi centimetri d'acqua in cui erano immerse e abbellendo il loro habitat
con sassolini e una palma di plastica.
Non un adulto, si disse.
In quel momento, Sergi fece ritorno con il cacciavite e riprese ad armeggiare con la stufetta
portatile. In pochi secondi, riusc a farla partire.
Lo sapevo che alla fine vincevo io, esult.
La stanza era stretta e il cadavere occupava quasi tutto lo spazio. In tre ci stavano a malapena.
Sarebbe stata dura lavorare in quelle condizioni, consider Sandra. Come ci muoviamo?
Io metto in moto la sauna qua dentro, disse Sergi, aprendo al massimo il rubinetto dell'acqua
calda della doccia. E con l'intento di sbarazzarsi temporaneamente di lei, aggiunse: Tu intanto puoi
iniziare dalla cucina. Di l abbiamo una 'gemella'...
Le scene del crimine si dividono in primarie e secondarie, per distinguere quelle in cui ha avuto
origine il fatto delittuoso da quelle che, invece, sono semplicemente collegate a esso, come il luogo di
occultamento di un cadavere o quello in cui viene rinvenuta l'arma del delitto.
Quando Sandra sent che in casa c'era una gemella, cap subito che Sergi si riferiva a una
seconda scena primaria. E ci poteva significare solo una cosa. Altre vittime. E il pensiero corse
nuovamente alle tartarughe e all'albero di Natale.
Rimase immobile sulla soglia della cucina. Per mantenere il controllo, in quelle situazioni le era
necessario seguire alla lettera il manuale dei fotorilevatori. Piccoli dettami che avrebbero conferito
ordine al caos. Almeno era questa l'illusione che le serviva. E se ne convinceva.
Il leone Simba le strizz l'occhio prima di mettersi a cantare con gli altri abitanti della foresta.
Avrebbe voluto spegnere la tv. Ma non poteva.
Decise di non farci caso e si sistem sulla cintura il registratore con cui avrebbe verbalizzato
tutta la procedura. Tir indietro i lunghi capelli castani e li annod con un elastico che portava sempre
al polso. Quindi s'infil in testa il microfono ad archetto, per tenere libere le mani con cui avrebbe
manovrato la seconda Reflex che aveva preso dalla borsa. La punt. La macchina fotografica le
consentiva di mettere una distanza di sicurezza fra s e ci che aveva davanti.
La fotorilevazione avveniva, convenzionalmente, da destra a sinistra, dal basso verso l'alto.
Diede un'occhiata all'orologio, quindi avvi la registrazione. Per prima cosa declin le proprie
generalit. Quindi il luogo, la data e l'ora di inizio della procedura. Cominci a scattare, descrivendo
contemporaneamente ci che vedeva.
Il tavolo  posto al centro della stanza.  apparecchiato per la colazione. Una delle sedie 
rovesciata sul pavimento e accanto a essa c' il primo corpo: donna, et compresa fra trenta e
quarant'anni.
Indossava una camicia da notte chiara che le era risalita fino ai fianchi, lasciandole le gambe e il
pube impudicamente esposti. I capelli erano raccolti alla buona, con un fermaglio a forma di fiore.
Aveva perso una ciabatta.
Numerose ferite d'arma da fuoco. In una mano stringe un foglio di carta.
Stava compilando la lista della spesa. La penna era ancora sul tavolo.
Dalla postura, il cadavere  rivolto verso la porta: deve aver visto arrivare l'assassino e ha
provato a fermarlo. Si  alzata da tavola, ma ha compiuto appena un passo.
Le raffiche della Reflex scandivano un tempo nuovo, diverso. Sandra era concentrata su quel
suono, come un musicista che si lascia guidare dal metronomo. E intanto assimilava ogni particolare
della scena, man mano che s'imprimeva nella memoria digitale della macchina, e nella sua.
Secondo corpo: maschio, et approssimativa fra dieci e dodici anni.  seduto di spalle alla
porta.
Non si era accorto di quello che stava accadendo. Ma Sandra pensava che l'idea di una morte
inconsapevole era un sollievo solo per i vivi.
Indossa un pigiama azzurro. La postura  prona sul tavolo, la faccia immersa in una ciotola di
cornflakes. Il cadavere presenta una profonda ferita d'arma da fuoco sulla nuca.
Per Sandra, in quella scena la morte non si mostrava attraverso i due corpi straziati dai proiettili.
Non era presente nel sangue schizzato ovunque o che si seccava lentamente ai loro piedi. Non era nei
loro occhi vitrei che continuavano a guardare senza vedere o nel gesto incompiuto con cui si erano
congedati dal mondo. Era altrove. Sandra aveva imparato che il talento principale della morte era
quello di sapersi nascondere nei dettagli. Ed era l che andava a scovarla con la macchina fotografica.
Nel caff incrostato intorno ai fornelli, fuoriuscito dalla vecchia moka che aveva continuato a
sobbollire finch qualcuno non l'aveva spenta dopo aver scoperto l'orrore. Nel mormorio del frigo, che
seguitava imperterrito a preservare nel suo ventre la freschezza dei cibi. Nella tv accesa, che
trasmetteva allegri cartoni animati. Dopo la strage, una vita artificiale era proseguita incurante e inutile.
La morte si celava proprio in quell'inganno.
Bel modo di iniziare la giornata, eh?
Sandra si volt, arrestando il registratore.
L'ispettore De Michelis stava sulla soglia con le braccia incrociate, una sigaretta spenta in
bilico sulle labbra. L'uomo che hai visto in bagno prestava servizio come guardia privata per una
societ di trasporto valori. La pistola era regolarmente detenuta. Vivevano con un solo stipendio: il
mutuo da pagare, le rate della macchina, qualche problema ad arrivare alla fine del mese. Ma chi non
ne ha.
Perch l'ha fatto?
Stiamo ascoltando i vicini di casa. Marito e moglie litigavano spesso, ma mai tanto forte da
costringere qualcuno a chiamare la polizia.
C'era tensione in famiglia.
Sembra di s. Lui praticava la boxe thailandese, campione provinciale, ma aveva smesso dopo
una squalifica per uso di anabolizzanti.
La picchiava?
Questo ce lo dir il medico legale. Per era molto geloso.
Sandra guard la donna distesa sul pavimento, seminuda dalla vita in gi. Non si pu essere
gelosi di un cadavere, pens. Non pi.
Pensate che lei avesse un altro?
Forse, chi pu dirlo. De Michelis scosse le spalle, poi cambi argomento: A che punto siete
col bagno?
Ho piazzato la prima Reflex, sta gi scattando le panoramiche. Aspetto che finisca o che Sergi
mi chiami.
Non  andata come sembra...
Sandra squadr De Michelis. Che significa?
L'uomo non si  sparato. Abbiamo contato i bossoli dei proiettili: sono tutti in cucina.
E allora cos' successo?
De Michelis fece un passo all'interno della stanza, sfilandosi la sigaretta dalle labbra. Stava
facendo la doccia.  uscito nudo dal bagno, ha preso la pistola che stava nell'ingresso, infilata nella
fondina accanto alla divisa,  venuto in cucina e, pi o meno dove sei tu adesso, ha sparato al figlio. Un
colpo alla nuca, a bruciapelo. Mim il gesto con la mano. Quindi ha scaricato l'arma sulla moglie. Il
tutto  durato pochi secondi.  tornato in bagno, il pavimento era ancora viscido.  scivolato e,
cadendo,  andato a sbattere con la testa contro il lavandino, tanto forte da romperlo. Morte
immediata. L'ispettore aggiunse, sarcastico: Dio a volte sa essere grandioso nelle piccole vendette.
Dio invece non c'entra niente, pens Sandra osservando il ragazzino. E stamattina stava
guardando da un'altra parte.
Alle sette e venti era gi tutto finito.
Torn nel bagno con un forte disagio. Le ultime parole di De Michelis l'avevano scossa pi del
dovuto. Aprendo l'uscio fu investita dal vapore che saturava la stanza. Sergi aveva gi chiuso il
miscelatore della doccia ed era inginocchiato davanti alla valigetta dei reagenti.
I mirtilli, il problema sono sempre i mirtilli...
Sandra non cap a cosa si riferisse il tecnico. Sembrava molto preso, perci decise di non
approfondire, temendo una reazione. Controll che la Reflex avesse scattato le foto panoramiche e
quindi la sfil dal cavalletto.
Prima di uscire, si rivolse nuovamente al collega: Sostituisco la memory-card e cominciamo
coi dettagli. Si guard intorno. Non ci sono finestre e la luce artificiale mi sembra insufficiente,
perci avremo bisogno di un paio di lampade a bassa emissione, che ne dici?
Sergi sollev gli occhi su di lei: Dico che ogni tanto mi piacerebbe farmi sbattere come una
puttanella da uno di quei maschioni con la motocicletta. Sarebbe proprio il caso, s.
La volgarit di Sergi la spiazz. Se era una battuta, non la capiva. Ma, dal modo in cui la
fissava, non sembrava in attesa di una risata. Poi, come se niente fosse, il tecnico torn a trafficare coi
reagenti e Sandra se ne and in corridoio.
Cerc di svuotare la mente dalle farneticazioni del collega e inizi a verificare le foto sul
display della Reflex. Le panoramiche a 360 del bagno erano venute abbastanza bene. La macchina ne
aveva scattate sei, a intervalli di tre minuti. Il vapore aveva messo in evidenza le impronte dei piedi
nudi dell'omicida, ma erano piuttosto confuse. In un primo momento, aveva pensato che in quella
stanza si fosse svolta una lite fra lui e la moglie, sfociata poi nella strage. Ma in quel caso, avrebbero
dovuto esserci anche i segni delle ciabatte della donna.
Stava venendo meno a una delle regole del manuale. Cercava una giustificazione. Per quanto
assurdo fosse quel massacro, lei doveva riportare i fatti in maniera obiettiva. Non contava che non
riuscisse a intravedere una ragione, il suo dovere era rimanere imparziale.
Negli ultimi cinque mesi, per, le riusciva difficile.
Dal generale al particolare, Sandra cominci a zoomare sui dettagli, cercando un senso.
Sul display: il rasoio poggiato sulla mensola sotto lo specchio. Il bagnoschiuma di Winnie the
Pooh. I collant stesi ad asciugare. Gesti quotidiani, piccole abitudini di una famiglia come tante.
Oggetti innocui che erano stati testimoni di qualcosa di terribile.
Non sono muti, pens. Gli oggetti ci parlano dal silenzio, basta saperli ascoltare.
Mentre le immagini scorrevano veloci, Sandra continuava a chiedersi cosa scatena una simile
violenza. Il disagio di prima si era trasformato in malessere, sentiva crescere anche una strana
emicrania. Gli occhi le si velarono per un istante. Voleva capire.
Come si era generata quella piccola apocalisse domestica?
La famiglia si sveglia poco prima delle sette. La donna si alza e va a preparare la colazione per
il figlio. L'uomo  il primo a usare il bagno, deve accompagnare il ragazzino a scuola e poi andare al
lavoro. Fa freddo, porta con s la stufetta a gas.
Cos'era successo mentre faceva la doccia?
L'acqua che scroscia, la rabbia che monta. Forse  rimasto sveglio tutta la notte, si disse Sandra.
Qualcosa lo turbava. Un pensiero, un'ossessione. Gelosia? La scoperta di un amante della moglie?
Litigavano spesso, aveva detto De Michelis.
Ma quella mattina niente liti. Perch?
L'uomo esce dalla doccia, prende la pistola e si dirige in cucina. Nessuna discussione prima
degli spari. Cosa si  spezzato nella sua testa? Un insopportabile senso d'angoscia, l'ansia, il panico: i
consueti sintomi che precedono il raptus.
Sul display: tre accappatoi appesi l'uno accanto all'altro. Dal pi grande al pi piccolo. Vicini.
In un bicchiere, la famigliola di tre spazzolini da denti. Sandra cercava la piccola crepa nel quadretto
idilliaco. La frattura sottilissima da cui era iniziato il crollo.
Alle sette e venti era gi tutto finito, aveva detto l'ispettore. A quell'ora i vicini di casa sentono
gli spari e chiamano la polizia. La doccia che dura al massimo un quarto d'ora. Un quarto d'ora per
decidere tutto.
Sul display: la vaschetta con le due tartarughe. La scatola col mangime. La palma di plastica. I
sassolini.
Le tartarughe, ripet fra s.
Sandra controll tutte le panoramiche, zoomando ogni volta su quel particolare. Una foto ogni
tre minuti, in tutto sei scatti: Sergi aveva aperto al massimo l'acqua calda, l'ambiente era saturo di
vapore... eppure le tartarughe non si erano mosse.
Gli oggetti parlano. La morte  nei dettagli.
La vista di Sandra si appann di nuovo, per un attimo ebbe paura di svenire. Vide
sopraggiungere De Michelis.
Non ti senti bene?
In quel momento, Sandra comprese ogni cosa: La stufetta a gas.
Cosa? De Michelis non capiva.
Ma lei non aveva tempo di spiegare: Sergi: dobbiamo subito tirarlo fuori da l.
Sotto il palazzo erano parcheggiati un camion dei pompieri e un'ambulanza che portava via
Sergi. Il tecnico della Scientifica era privo di sensi quando erano entrati in bagno. Per sua fortuna,
avevano fatto in tempo. Sul marciapiede di fronte allo stabile, Sandra mostr a De Michelis l'immagine
della vaschetta con le tartarughe morte, provando a ricostruire la sequenza degli eventi.
Quando siamo arrivati, Sergi stava provando a far partire la stufetta a gas.
Quell'imbecille a momenti ci restava secco. Niente finestre: i pompieri hanno detto che il
bagno era saturo di monossido di carbonio.
Sergi stava semplicemente riproducendo lo stato dei luoghi. Perci, pensaci: accadeva lo
stesso stamattina, mentre l'uomo faceva la doccia.
De Michelis aggrott la fronte. Scusa, ma non capisco.
Il monossido di carbonio  un gas residuo della combustione. Ed  inodore, incolore e
insapore.
So cos'... ma fa anche funzionare le pistole? ironizz l'ispettore.
Sai quali sono i sintomi dell'avvelenamento da monossido di carbonio? Mal di testa, vertigini
e, in alcuni casi, allucinazioni e paranoia... Dopo essere stato esposto al gas chiuso nel bagno, Sergi
farneticava. Mi ha parlato di mirtilli, ha detto frasi sconce.
De Michelis fece una strana smorfia: quella storia non gli piaceva. Senti Sandra, so dove vuoi
arrivare con questo ragionamento, ma non sta in piedi.
Anche il padre  stato chiuso in quel bagno prima di mettersi a sparare.
Non  comprovabile.
Ma  una spiegazione! Almeno ammetti che pu essere andata cos: l'uomo ha respirato il
monossido,  confuso, allucinato e in preda alla paranoia. Non sviene subito, com' accaduto a Sergi,
invece esce nudo dal bagno, prende la pistola e spara a moglie e figlio. Quindi torna in bagno, solo a
quel punto la carenza di ossigeno gli fa perdere i sensi e cade sbattendo la testa.
De Michelis incroci le braccia. Il suo atteggiamento la esasperava. Ma lei sapeva bene che
l'ispettore non poteva avvalorare una tesi cos ardita. Lo conosceva da anni, era convinta che anche per
lui sarebbe stato di conforto ammettere che la responsabilit di quelle morti assurde ricadeva su un
evento estraneo alla volont dell'omicida. Tuttavia aveva ragione: non c'erano prove evidenti.
Segnaler la cosa all'ufficio del medico legale, faranno un'analisi tossicologica sul cadavere
dell'uomo.
Meglio di niente, pens Sandra. De Michelis era un tipo scrupoloso, un buon poliziotto, le
piaceva lavorare con lui. Era un appassionato d'arte, e questo per lei era indice di sensibilit. Per
quanto ne sapeva, non aveva figli e programmava le ferie con la moglie per visitare musei. Sosteneva
che ogni opera contenesse pi significati e cercarli era compito di chi le ammirava. Perci, non era il
genere di poliziotto che poteva accontentarsi della prima impressione.
A volte vorremmo che la realt fosse diversa. E se non possiamo cambiare le cose, allora
proviamo a spiegarcele a modo nostro. Ma non sempre ci si riesce.
S, disse Sandra, pentendosene subito. Quella verit la riguardava da vicino, ma non poteva
ammetterlo. Fece per andarsene.
Aspetta, volevo dirti... De Michelis si pass una mano fra i capelli grigi, cercando le parole
pi adatte. Mi  dispiaciuto per quello che ti  successo. Lo so che sono passati sei mesi...
Cinque, lo corresse lei.
S, ma avrei dovuto comunque farlo prima, per...
Non ti preoccupare, gli rispose, forzando un sorriso. Va bene cos, grazie.
Sandra si volt per tornare alla sua auto. Camminava a passo svelto, con quella strana
sensazione sotto lo sterno che ormai non l'abbandonava pi e che gli altri non sospettavano neanche.
Era ansia, ma anche rabbia mista a dolore. Una specie di bolo di gomma appiccicosa. L'aveva
ribattezzata la cosa.
Non voleva ammetterlo, ma da cinque mesi la cosa aveva rimpiazzato il suo cuore.
Ore 11.40
La pioggia aveva ripreso a cadere con collerica costanza. A differenza di quelli che
incrociavano, Marcus e Clemente percorrevano i viali del grande policlinico universitario senza
affrettare il passo. Il Gemelli era il pi importante ospedale della citt.
La polizia piantona l'ingresso principale, annunci Clemente. E dobbiamo evitare le
telecamere di sorveglianza.
Scart verso sinistra, uscendo dal percorso del vialetto, e guid Marcus verso una palazzina
bianca. Sotto una pensilina c'erano fusti di detergente e carrelli carichi di lenzuola sporche. Una scala
di ferro conduceva a un'entrata di servizio. Era aperta e fu facile introdursi nel deposito della
lavanderia. Dopo essersi serviti di un montacarichi per salire al piano zero, si ritrovarono in uno stretto
andito sbarrato da una porta di sicurezza. Prima di entrare era necessario indossare camici sterili,
mascherine e copriscarpe che presero da un carrello. Poi Clemente consegn a Marcus un tesserino
magnetico. Con quello al collo, nessuno avrebbe fatto domande. Lo usarono per far scattare la serratura
elettronica e, finalmente, furono dentro.
Davanti a loro si present un lungo corridoio dalle pareti azzurre. Odorava di alcol e detergente
per pavimenti.
A differenza degli altri reparti, quello di terapia intensiva era immerso nel silenzio. Non c'era
un viavai di medici e infermieri, il personale si muoveva per i corridoi senza fretta e senza emettere
alcun suono. L'unico rumore percepibile era il murmure delle apparecchiature da cui dipendeva la
sopravvivenza dei pazienti.
Eppure, in quel luogo di pace si combatteva lo scontro pi cruento fra la vita e la morte. Quando
uno dei combattenti cadeva, avveniva senza strepiti, n urla. Non risuonavano allarmi, ad annunciarlo
bastava l'accensione di una spia rossa nella sala di controllo, che indicava con grande semplicit la
cessazione delle funzioni vitali.
In altri reparti, lo scopo di salvare delle vite imponeva una continua lotta contro il tempo. L,
invece, scorreva diversamente. Si dilatava, tanto da sembrare assente. Non a caso, nel gergo
ospedaliero che per rapidit riduceva tutto a un acronimo, quel posto era UOC, che stava per Unit
Operativa Complessa. Fra quelli che vi lavoravano, invece, era conosciuto come il confine.
Alcuni scelgono di superarlo. Altri, di tornare indietro, disse Clemente, dopo aver spiegato a
Marcus il perch di quel nome.
Erano davanti al vetro che separava il corridoio da una delle sale rianimazione. Nella stanza vi
erano sei letti.
Soltanto uno era occupato.
Un uomo sui cinquant'anni era collegato a un respiratore. Guardandolo, Marcus ripens a se
stesso, a quando il suo amico l'aveva trovato in un letto simile, mentre combatteva la sua battaglia, in
bilico sul termine della luce.
Lui aveva scelto di restare.
Clemente indic di l dal vetro: La notte scorsa un'ambulanza  intervenuta in una villa fuori
citt a seguito di un codice rosso per infarto. L'uomo che aveva chiamato il numero delle emergenze
aveva in casa degli oggetti  un nastro per capelli, un braccialetto di corallo, una sciarpa rosa e un
pattino a rotelle  appartenuti alle vittime di un omicida seriale finora mai identificato. Si chiama
Jeremiah Smith.
Jeremiah, un nome tranquillo, fu il primo pensiero di Marcus. Non era adatto a un serial killer.
Clemente tir fuori dalla tasca interna dell'impermeabile una cartellina ripiegata, su cui era
impresso soltanto un codice: c.g. 97-95-6.
Quattro vittime nell'arco di sei anni. Sgozzate. Tutte di sesso femminile, et fra i diciassette e i
ventotto.
Mentre Clemente elencava quei dati sterili e impersonali, Marcus si concentr sul volto
dell'uomo. Non doveva lasciarsi ingannare: quel corpo era solo un travestimento, un modo per passare
inosservato.
I medici parlano di coma, disse Clemente, quasi intuendo le sue riflessioni. Eppure  stato
immediatamente intubato dall'equipaggio dell'ambulanza che l'ha soccorso. A proposito...
Cosa?
Per uno scherzo del destino, insieme a un infermiere c'era la sorella della prima vittima: ha
ventisette anni,  un medico.
Marcus sembr sorpreso. E sa a chi ha salvato la vita?
 stata lei a segnalare la presenza in casa di un pattino a rotelle che apparteneva alla gemella
uccisa sei anni fa. A ogni modo, non  stato un intervento di routine anche per un altro motivo...
Clemente prese una foto dalla cartellina e gliela mostr. Era stata scattata al torace dell'uomo,
su cui spiccava la parola Uccidimi.
Se ne andava in giro, in mezzo alla gente, con quel tatuaggio.
 il simbolo della sua doppia natura, consider Marcus.  come se ci dicesse che, in fondo,
basterebbe poco per superare l'apparenza, perch di solito ci soffermiamo al primo strato, quello degli
abiti, per giudicare una persona. Quando la verit  scritta sulla pelle,  alla portata di chiunque,
nascosta eppure cos vicina. Ma nessuno la vede. Per Jeremiah Smith era lo stesso: la gente lo sfiorava
per strada senza immaginare il pericolo, nessuno riusciva a vederlo per ci che era realmente.
E in quella parola era racchiusa una sfida: uccidimi, se ci riesci.
Marcus si volt verso Clemente: Invece qual  la sfida adesso?
Lara.
Chi ci dice che sia ancora viva?
Ha tenuto in vita le altre per almeno un mese, prima di farle ritrovare.
Come sappiamo che  stato lui a prenderla?
Lo zucchero. Anche le altre ragazze erano state drogate. Le ha prese tutte allo stesso modo: di
giorno, le ha avvicinate con una scusa offrendo loro da bere. Nelle bevande c'era sempre GHB, meglio
conosciuto come Rufis, 'la droga dello stupro'.  un narcotico con effetti ipnotici che inibisce la
capacit d'intendere e di volere. La polizia scientifica ne ha rilevato tracce in un bicchiere di plastica
abbandonato nel luogo in cui Jeremiah ha incrociato la prima vittima, e poi in una bottiglietta rinvenuta
in occasione del terzo rapimento. Perci quella  una firma, una specie di cifra stilistica.
Droga dello stupro ripet Marcus. Allora il movente  sessuale?
Clemente scosse il capo. Nessuna violenza sessuale, nessun segno di tortura sulle vittime. Le
legava, le teneva in vita e le sgozzava dopo un mese.
Ma Lara l'ha portata via da casa, concluse Marcus. Come si spiega?
Alcuni assassini seriali perfezionano il modus operandi man mano che evolve la fantasia
sadica che alimenta i loro istinti. Ogni tanto aggiungono un particolare, qualcosa che aumenta il loro
diletto. Col tempo uccidere diventa un lavoro, e tendono a volersi migliorare.
La spiegazione di Clemente era plausibile, ma non lo convinse del tutto. Decise di lasciar
perdere momentaneamente quel dettaglio. Parlami della villa di Jeremiah Smith.
I poliziotti la stanno ancora perquisendo, perci per ora non possiamo andarci. Ma, a quanto
pare, non portava l le vittime. Aveva un altro posto. Se lo troviamo, troveremo Lara.
Ma la polizia non la sta cercando.
Forse in quella casa c' qualcosa che li collegher a lei.
Non dovremmo metterli sulla pista giusta?
No.
Perch no? Marcus era incredulo.
Clemente cerc di essere risolutivo: Noi non operiamo cos.
Lara avrebbe pi chance di essere salvata.
I poliziotti potrebbero esserti d'intralcio, invece devi avere libert di azione.
Che significa libert d'azione? protest Marcus. Io non so da dove cominciare!
Clemente si piazz di fronte a lui, guardandolo dritto negli occhi. Lo so che non credi sia
possibile, che tutto questo ti sembra nuovo. Ma non  la prima volta per te. Eri bravo in ci che facevi,
e puoi esserlo ancora. Ti assicuro che se c' qualcuno che pu ritrovare la ragazza, quello sei tu. Prima
lo capisci, meglio sar per tutti. Perch ho l'impressione che a Lara non rimanga molto tempo.
Marcus guard oltre la spalla di Clemente: il paziente attaccato al respiratore, in bilico
sull'ultimo confine. Quindi il riflesso del proprio volto sul vetro, sovrapposto a quell'immagine, in
un'illusione ottica. Distolse lo sguardo, infastidito. Non era la vista del mostro che lo disturbava, non
sopportava gli specchi: ancora non riusciva a riconoscersi. Cosa mi accadr se dovessi fallire?
Allora  questo, sei preoccupato per te stesso.
Io non so pi chi sono, Clemente.
Lo scoprirai presto, amico mio. Gli porse la cartellina del caso. Noi confidiamo in te. Ma da
questo momento, sarai solo.
Ore 20.56
La terza lezione  che le case hanno un odore. Appartiene a chi vi abita, ed  sempre diverso, unico.
Quando gli inquilini se ne vanno, l'odore svanisce. Per questo ogni volta che Sandra Vega rientrava nel
suo appartamento sui Navigli, cercava subito quello di David.
Dopobarba e sigaretti aromatizzati all'anice.
Sapeva che un giorno, prima o poi, sarebbe tornata a casa, avrebbe fiutato l'aria e non l'avrebbe
avvertito. Una volta sparito l'odore, David davvero non ci sarebbe stato pi. Per sempre.
Quel pensiero la faceva disperare. E cercava di star fuori il pi possibile. Per non contaminare
con la sua presenza gli ambienti, perch il suo odore non prendesse definitivamente il sopravvento.
In verit, prima odiava il dopobarba dozzinale che David si ostinava a comprare al
supermercato. Le sembrava aggressivo e invadente. Nei tre anni in cui avevano convissuto, aveva
provato pi volte a sostituirglielo. Ogni compleanno, Natale o anniversario, insieme al regalo ufficiale
c'era un nuovo profumo. Lui lo usava per una settimana, poi lo riponeva insieme agli altri su una
mensola in bagno. Ogni volta per giustificarsi usava la stessa frase: Spiacente Ginger, ma non mi
rappresenta. Il modo in cui ammiccava dicendolo le faceva saltare i nervi.
Sandra non avrebbe mai immaginato che qualche tempo dopo avrebbe comprato venti flaconi di
quel dopobarba con l'intenzione di spargerli per il suo appartamento. Ne aveva presi cos tanti per
l'insensato timore che un giorno lo ritirassero dal commercio. E aveva anche acquistato quei tremendi
sigaretti all'anice. Li lasciava accesi nei posacenere in giro per le stanze. Ma la magica alchimia era
imperfetta. Era David, la sua presenza al mondo che legava indissolubilmente quelle fragranze. Erano
la sua pelle, il suo alito, il suo umore che rendevano quell'unione speciale.
Al termine di una lunga giornata di lavoro, dopo aver richiuso la porta di casa, Sandra attese
qualche secondo, ferma al buio. Poi, finalmente, l'odore di suo marito venne ad accoglierla.
Pos le borse accanto alla poltrona dell'ingresso: avrebbe dovuto ripulire l'attrezzatura, ma
ormai rimandava ogni cosa. Ci avrebbe pensato dopo cena. Invece si prepar un bagno caldo e rimase
immersa nell'acqua finch le dita non le divennero grinzose. Indoss una t-shirt azzurra e apr una
bottiglia di vino. Era il suo modo di stordirsi. Non riusciva pi ad accendere la tv e non aveva la
concentrazione necessaria per leggere. Cos passava le serate sul divano, con un bicchiere di
Negramaro fra le mani e lo sguardo perso fra mille riflessioni.
Aveva appena ventinove anni, e non riusciva a pensare a s come a una vedova.
La seconda lezione che Sandra Vega aveva imparato  che anche le case muoiono, come le
persone.
Da quando David era morto, non aveva mai avvertito la sua presenza negli oggetti. Forse perch
gran parte delle cose che erano in quelle stanze apparteneva a lei.
Suo marito era un fotoreporter freelance, girava il mondo. Prima di conoscerla, non aveva mai
avuto bisogno di una casa, solo camere d'albergo e sistemazioni di fortuna. Una volta le aveva
raccontato che in Bosnia aveva dormito in un cimitero, dentro un loculo.
Tutto ci che David possedeva era stipato in due grandi sacche di tela verde. C'era il suo
guardaroba, un po' estivo e un po' invernale, perch non sapeva dove potevano spedirlo per un
reportage. C'era il notebook ammaccato da cui non si separava mai, ma c'erano anche utensili di ogni
tipo, coltellini multiuso e batterie per i suoi cellulari, perfino un kit per depurare l'urina nel caso fosse
capitato in un posto senza acqua da bere.
Aveva ridotto tutto all'essenziale. Per esempio, non aveva mai posseduto un libro. Leggeva
tantissimo, ma ogni volta che ne terminava uno, lo regalava. Aveva smesso solo da quando era andato a
vivere da lei. Sandra gli aveva creato uno spazio nella libreria e a lui cominciava a piacere l'idea di
quella collezione. Era il suo modo per mettere radici. Dopo il funerale, i suoi amici erano andati da
Sandra e ciascuno le aveva portato un libro che David gli aveva donato. Fra quelle pagine c'erano le
sue annotazioni, gli angoli piegati per mettere il segno, piccole bruciature o macchie di olio per motori.
E allora lei se lo immaginava mentre leggeva tranquillamente Calvino, fumando sotto il sole cocente di
qualche deserto, accanto a un fuoristrada in panne, in attesa che qualcuno venisse a prestargli soccorso.
Continuerai a vederlo ovunque, le dicevano tutti, sar difficile sbarazzarsi della sua presenza.
Invece non era cos. Non le era mai sembrato di sentire la sua voce chiamare il suo nome. Non le era
mai capitato di apparecchiare distrattamente la tavola con un piatto in pi.
Ci che invece le mancava sul serio era la quotidianit. Piccoli, ripetitivi momenti di
un'insignificante routine.
Di solito la domenica si alzava dopo di lui e lo trovava seduto in cucina mentre, alla terza
caffettiera, sfogliava il giornale in una nuvola di anice. Il gomito poggiato sul tavolo e il sigaretto in
punta di dita, con la cenere in bilico, talmente assorto nella lettura da dimenticarsene. Appena lei
appariva sulla soglia con la solita faccia imbronciata, lui sollevava la chioma di capelli ricci e arruffati,
e le sorrideva. Cercava di ignorarlo mentre si preparava la colazione, ma David seguitava a fissarla con
quel risolino ebete sulla faccia finch lei non riusciva pi a trattenersi. Era l'effetto del suo incisivo
spezzato, ricordo di una caduta dalla bici a sette anni. Erano gli occhialini da vista in finta tartaruga,
tenuti insieme con lo scotch, che lo facevano sembrare una vecchia signora inglese. Era David che di l
a qualche istante l'avrebbe attirata sulle sue ginocchia, stampandole un bacio umido sul collo.
A quel ricordo, Sandra pos il bicchiere col vino sul tavolo accanto al divano. Allung un
braccio per prendere il cellulare, quindi compose il numero della casella vocale.
La voce elettronica la informava come sempre della presenza di un solo messaggio, gi
ascoltato. Risaliva a cinque mesi prima.
Ciao, ti ho chiamata pi volte ma scatta sempre la segreteria... Non ho molto tempo, perci
faccio subito un elenco di ci che mi manca... Mi mancano i tuoi piedi freddi che mi cercano sotto le
coperte quando vieni a letto. Mi manca quando mi fai assaggiare la roba del frigo per assicurarti che
non sia andata a male. O quando mi svegli urlando alle tre del mattino perch ti  venuto un crampo. E,
non ci crederai, mi manca perfino quando usi il mio rasoio per raderti le gambe e poi non mi dici
niente... Insomma, qui a Oslo fa un freddo cane e non vedo l'ora di tornare. Ti amo Ginger!
Le ultime parole di David erano la sintesi di un'armonia perfetta. Quella che possiedono le
farfalle, i fiocchi di neve e solo pochi ballerini di tip-tap.
Sandra chiuse il cellulare. Anch'io ti amo, Fred.
Ogni volta che ascoltava il messaggio, c'era quella sensazione. Nostalgia, dolore, tenerezza, ma
anche angoscia. In quelle ultime parole si annidava una domanda a cui Sandra non sapeva se aveva
intenzione di rispondere.
Qui a Oslo fa un freddo cane e non vedo l'ora di tornare.
Era abituata ai viaggi di David. Era il suo lavoro, la sua vita. L'aveva sempre saputo. Per quanto
a volte nutrisse il desiderio di trattenerlo, poi aveva compreso che invece doveva lasciarlo andare.
Era l'unico modo per farlo tornare da lei.
Il suo mestiere di fotoreporter lo portava spesso nei luoghi pi ostili del pianeta. Chiss quante
volte aveva rischiato la pelle. Ma David era fatto cos, era la sua natura. Doveva vedere tutto con i suoi
occhi, senza filtri, toccare con mano. Per descrivere una guerra aveva bisogno di sentire l'odore del
fumo degli incendi, sapere che il suono dei proiettili  diverso a seconda dell'oggetto contro cui
impattano. Non aveva mai voluto accettare le proposte di esclusiva delle grandi testate giornalistiche,
che pure se lo sarebbero conteso. Non tollerava l'idea che qualcuno potesse controllarlo. E Sandra
aveva imparato a rimuovere i pensieri peggiori, confinando la paura in un posto profondo della mente.
Cercando di vivere in maniera normale, fingendo di essere sposata a un operaio o un impiegato.
Esisteva una sorta di patto non scritto fra lei e David. Prevedeva una serie di strani
corteggiamenti. Era la loro maniera di comunicare. Cos poteva succedere che lui rimanesse a Milano
per lunghi periodi e che il loro mnage iniziasse a stabilizzarsi. Poi, una sera, lei tornava a casa e lo
trovava a preparare la sua famosa zuppa di crostacei, quella con almeno cinque variet di verdure, da
accompagnare al pandispagna salato. Era la sua specialit. Ma, nel loro codice, era anche il modo per
comunicarle che l'indomani sarebbe partito. Cos cenavano come sempre, parlando del pi e del meno,
lui la faceva ridere e poi facevano l'amore. E la mattina dopo si sarebbe svegliata sola nel letto. Lui
poteva stare via settimane, a volte mesi. Poi un giorno avrebbe aperto la porta, e tutto sarebbe
ricominciato come prima.
David non le diceva mai quale fosse la sua meta. Tranne quell'ultima volta.
Sandra vuot il bicchiere del vino rimasto. Bevve tutto in un sorso. Aveva sempre scansato il
pensiero che a David potesse accadere qualcosa di brutto. Correva dei rischi. Se doveva morire, allora
doveva accadere in una guerra o per mano di uno di quei criminali su cui era solito indagare. Le sembr
stupido, ma non riusciva ad accettare che invece fosse successo in un modo tanto banale.
Stava per assopirsi su questi ragionamenti, quando il cellulare squill. Guard il display ma non
conosceva il numero. Erano quasi le undici.
Parlo con la moglie di David Leoni?
L'uomo aveva uno strano accento tedesco.
Sono io. Chi ?
Shalber, lavoro per l'Interpol. Siamo colleghi.
Sandra si tir su, stropicciandosi gli occhi.
Mi scuso per l'ora, ma ho avuto il suo numero solo adesso.
E non poteva aspettare fino a domani?
Dall'altra parte ci fu un'allegra risata. Shalber, chiunque fosse, aveva la voce di un ragazzino.
Mi perdoni,  pi forte di me. Quando c' una domanda che mi assilla, io la devo fare. Potrei non
dormirci la notte. A lei non capita mai?
Sandra non sapeva decifrare il tono di quell'uomo, non capiva se fosse ostile o semplicemente
irriverente. Decise di essere sbrigativa: Come posso aiutarla?
Abbiamo aperto un fascicolo sulla morte di suo marito e mi servirebbero alcuni chiarimenti.
Sandra si rabbui. Si  trattato di un incidente.
Shalber probabilmente si aspettava quella reazione, perch appariva calmo: Ho letto il
rapporto di polizia. Aspetti un attimo... Sandra riconobbe il suono delle pagine che venivano sfogliate
mentre Shalber le consultava.
Qui c' scritto che suo marito  precipitato dal quinto piano ma  sopravvissuto alla caduta,
morendo molte ore dopo a causa delle fratture riportate e di un'emorragia interna... Smise di leggere.
Dev'essere dura per lei, immagino. Non  una cosa facile da accettare.
Non sa quanto. La risposta le usc con freddezza, e Sandra si odi mentre la diceva.
Secondo la polizia il signor Leoni si trovava in quel palazzo in costruzione perch da l aveva
un'ottima visuale per scattare una foto.
S,  cos.
Ma lei ha visto quel posto?
No, rispose infastidita.
Be', io ci sono stato.
E con questo cosa vorrebbe dire?
La pausa di Shalber dur un attimo di troppo. La Canon di suo marito  andata distrutta nella
caduta. Peccato che non vedremo mai quella foto, comment con sarcasmo.
Da quando l'Interpol si occupa di morti accidentali?
In effetti per noi  un'eccezione. Ma la mia curiosit non riguarda solo le circostanze in cui 
deceduto suo marito.
Allora cosa?
Ci sono dei punti oscuri. Ho saputo che le  stato rispedito il bagaglio del signor Leoni.
Due sacche. Cominciava a indispettirsi, ma ebbe il sospetto che fosse proprio quello lo scopo
del suo interlocutore.
Avevo inoltrato richiesta per visionarle, ma a quanto pare non ho fatto in tempo.
Per quale motivo? Che interesse possono avere per lei?
Dall'altra parte ci fu un breve silenzio. Io non sono sposato, ma ci sono andato vicino un paio
di volte.
E questo dovrebbe riguardarmi?
Non so se la riguarda, ma credo che quando affidi la tua vita a qualcuno, intendo qualcuno di
veramente speciale come un coniuge... Be', smetti di farti certe domande. Per esempio, non stai a
chiederti cosa stia facendo ogni momento che non siete insieme. Qualcuno la chiama fiducia. La verit
 che, a volte,  solo paura... Paura delle risposte.
Che tipo di domande avrei dovuto farmi sul conto di David, secondo lei? Ma Sandra lo
sapeva benissimo.
Il tono di Shalber si fece grave: Tutti abbiamo dei segreti, agente Vega.
Non conoscevo i dettagli della vita di David, ma sapevo che persona fosse, e questo mi basta.
S, ma ha mai pensato che potesse non dirle tutta la verit?
Sandra era furiosa: Senta,  inutile che cerchi di farmi venire dei dubbi.
No, infatti. Perch quei dubbi lei ce li ha gi.
Lei non sa niente di me, protest.
Le sacche che le sono state rispedite ben cinque mesi fa si trovano in giacenza in un deposito
della Questura. Perch non  andata ancora a ritirarle?
Sandra sorrise amaramente. Non devo spiegare a nessuno quanto mi possa far male rientrare in
possesso di quegli oggetti. Perch, quando accadr, dovr ammettere che  davvero tutto finito, che
David non torner e che nessuno ci pu fare niente!
Balle, e lei lo sa bene.
La mancanza di tatto di quell'uomo la lasci basita. Per un po' non riusc a dire nulla. Quando
finalmente fu in grado di reagire, lo fece con rabbia: Vaffanculo, Shalber.
Riattacc. Era furiosa. Afferr il bicchiere vuoto, che era la prima cosa a portata di mano, e lo
scagli contro la parete. Quell'uomo non aveva il diritto. Aveva sbagliato a lasciarlo parlare, avrebbe
dovuto chiudere prima la comunicazione. Si alz e inizi a camminare nervosamente per la stanza.
Fino a quel momento non aveva voluto ammetterlo, ma Shalber aveva ragione: lei aveva paura. La
telefonata non l'aveva sorpresa, era come se una parte di lei se l'aspettasse.
 folle, pens.  stato un incidente. Un incidente.
Poi cominci a calmarsi. Si guard intorno. L'angolo di libreria con i volumi di David. Le
scatole di sigaretti all'anice impilati sullo scrittoio. Il dopobarba scadente sulla mensola del bagno. Il
posto in cucina dove leggeva il giornale la domenica mattina.
La prima lezione che Sandra Vega aveva imparato  che le case non mentono mai  qui a Oslo
fa un freddo cane e non vedo l'ora di tornare. Ma forse casa sua raccontava una bugia, perch David
era morto a Roma.
Ore 23.36
Il cadavere si svegli.
Intorno a lui, il buio. Sentiva freddo, era disorientato e aveva paura. Tuttavia quell'insieme di
sensazioni gli era stranamente familiare.
Ricordava il colpo di pistola, l'odore dello sparo e poi di carne bruciata. I muscoli che cedevano
simultaneamente, facendolo precipitare sul pavimento. Si accorse che poteva allungare la mano, lo
fece. Avrebbe dovuto trovarsi in un lago di sangue, ma non ce n'era. Avrebbe dovuto essere morto, ma
non lo era.
Per prima cosa, il nome.
Mi chiamo Marcus, disse a se stesso.
In quel momento la realt lo aggred, rammentandogli le ragioni per cui invece era ancora vivo.
E che era a Roma, a casa, disteso sul suo letto e che, fino a poco prima, stava dormendo. Il battito
cardiaco era accelerato e non voleva saperne di rallentare. Era madido di sudore e respirava a fatica.
Ma ancora una volta era sopravvissuto a quel sogno.
Per evitare il senso di panico, di solito teneva la luce accesa. Ma stavolta se n'era dimenticato. Il
sonno doveva averlo colto di sorpresa, era ancora vestito. Azion l'interruttore e controll l'ora. Aveva
dormito appena venticinque minuti.
Erano stati sufficienti.
Prese il pennarello che teneva accanto al cuscino, quindi scrisse sul muro: Vetri infranti.
La parete bianca di fianco alla branda era il suo diario. Intorno a lui, una stanza spoglia. Quella
soffitta in via dei Serpenti era il luogo senza memoria in cui aveva scelto di vivere per poter ricordare.
Due camere. Niente mobili, a parte il letto e una lampada. I suoi abiti gettati in una valigia posata per
terra.
Ogni volta che riemergeva dal sogno portava qualcosa con s. Un'immagine, una parola, un
suono. Quella volta era il rumore di un vetro che andava in pezzi.
Ma quale vetro?
Fotogrammi di una scena, sempre la stessa. Scriveva tutto sul muro. Nell'ultimo anno aveva
messo insieme parecchi dettagli, ma ancora non gli erano sufficienti a ricostruire ci che era accaduto
in quella camera d'albergo.
Sapeva per certo di esserci stato e che c'era anche Devok, il suo amico pi caro, la persona che
avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. Gli era sembrato spaventato, confuso. Non avrebbe saputo dire
perch, ma doveva essere successo qualcosa di grave. Rammentava una sensazione di pericolo. Forse
Devok voleva metterlo in guardia.
Ma non erano soli. Con loro c'era una terza persona.
Era ancora un'ombra indefinita, una percezione. Da lui veniva la minaccia. Era un uomo, di
questo era certo. Ma non sapeva chi fosse. Perch era l? Aveva una pistola con s e, a un certo punto,
l'aveva tirata fuori e aveva fatto fuoco.
Devok era stato colpito. Gli era franato addosso, al rallentatore. Gli occhi che lo fissavano
durante la caduta erano gi vuoti. Le mani strette al torace, all'altezza del cuore. Spruzzi di sangue nero
fra le dita.
C'era stato un secondo sparo. E, quasi contemporaneamente, aveva visto un lampo. Il proiettile
lo aveva raggiunto. Aveva avvertito distintamente lo schianto contro il cranio. Aveva sentito l'osso
andare in frantumi, quel corpo estraneo penetrargli nel cervello come un dito molliccio, l'emorragia
calda e oleosa della ferita.
Quel buco nero sulla sua testa aveva risucchiato ogni cosa. Il suo passato, la sua identit, il suo
migliore amico. Ma, soprattutto, il volto del suo nemico.
Perch ci che torturava veramente Marcus era l'incapacit di ricordare le sembianze di chi gli
aveva fatto del male.
Paradossalmente, se voleva trovarlo doveva evitare di cercarlo. Perch per fare giustizia era
necessario che tornasse a essere il Marcus di un tempo. E, per riuscirci, non poteva permettersi di
pensare a ci che era accaduto a Devok. Doveva ricominciare daccapo, ritrovare se stesso.
E l'unico modo era trovare Lara.
Vetri infranti. Accanton l'informazione e ripens alle ultime parole di Clemente. Da questo
momento sarai solo. A volte aveva dubitato perfino che ci fosse qualcun altro a parte loro due.
Quando il suo unico referente l'aveva trovato in quel letto d'ospedale  mezzo morto e privo di
memoria  e gli aveva rivelato chi era, lui non gli aveva creduto. C'era voluto del tempo per abituarsi
all'idea.
I cani sono daltonici, si ripet per convincersi che invece era tutto vero. Poi prese il fascicolo
sul caso di Jeremiah Smith  c.g. 97-95-6 , si mise a sedere sul letto e inizi a studiarne il contenuto in
cerca di una traccia che potesse ricondurlo alla studentessa scomparsa.
Inizi proprio dall'omicida e dalla sua breve biografia. Jeremiah aveva cinquant'anni ed era
scapolo. Veniva da un'agiata famiglia borghese. Di madre italiana e di padre inglese, entrambi defunti.
I suoi erano titolari di cinque negozi di tessuti in citt, ma le attivit commerciali erano state cedute
intorno agli anni Ottanta. Jeremiah era figlio unico, nessun parente prossimo. Potendo beneficiare di
una discreta rendita, non aveva mai lavorato. La biografia s'interrompeva, dopodich era presente un
buco nero nella sua storia personale. Le ultime due righe del profilo riportavano laconicamente che
viveva in completo isolamento nella villa sulle colline romane.
Marcus consider che non c'era molto di peculiare nella sua vicenda umana. Nondimeno,
sussistevano tutte le condizioni perch Jeremiah diventasse ci che era. La solitudine, l'immaturit
affettiva, l'incapacit di relazionarsi con il prossimo contrastavano con il desiderio di avere accanto
qualcuno.
Sapevi che l'unico modo per ottenere le attenzioni di una donna era rapirla e tenerla legata, non
 cos? Certo che  cos. Cosa cercavi di ottenere, qual era il tuo scopo? Non le prendevi per farci sesso.
Non le violentavi e non le torturavi.
Da loro volevi una famiglia.
Erano tentativi di convivenza forzata. Hai provato a far funzionare le cose, ad amarle come un
bravo maritino, ma loro erano troppo spaventate per ricambiare. Ogni volta provavi a starci insieme,
ma dopo un mese realizzavi che non era possibile. Ti accorgevi che era un affetto malato, distorto, e
che esisteva solo nella tua mente. E poi  diciamoci la verit  eri smanioso di mettergli un coltello alla
gola. Cos alla fine le uccidevi. Ma la tua era pur sempre una ricerca... d'amore.
Per quanto fosse lineare, quella considerazione sarebbe stata intollerabile per chiunque. Marcus,
invece, non solo l'aveva colta, ma riusciva perfino ad accettarla. Si chiese il perch, ma non seppe darsi
una risposta. Anche questo faceva parte del suo talento? A volte, ne aveva paura.
Pass ad analizzare il modus operandi di Jeremiah. Aveva agito indisturbato per sei anni,
uccidendo quattro vittime. Ogni volta seguiva una fase di calma e appagamento, in cui all'assassino era
sufficiente il ricordo della violenza perpetrata per calmare l'istinto di colpire ancora. Quando questo
effetto benefico svaniva, cominciava l'incubazione di una nuova fantasia che portava a un nuovo
rapimento. Non era una cabala, si trattava di un vero e proprio processo fisiologico.
Le vittime di Jeremiah erano donne, et fra i diciassette e i ventotto. Le cercava di giorno. Le
approcciava con un pretesto, poi offriva loro qualcosa mettendo un farmaco ipnotico in ci che
bevevano  GHB o Rufis, la droga dello stupro. Una volta stordite, era facile convincerle a seguirlo.
Ma perch le ragazze accettavano di bere con lui?
A Marcus la cosa sembr strana. Pens che un tipo come Jeremiah  di mezza et e non certo di
bell'aspetto  avrebbe dovuto suscitare nelle vittime dei sospetti riguardo alle sue reali intenzioni.
Eppure le ragazze si erano lasciate avvicinare.
Si fidavano.
Forse offriva loro soldi o un'opportunit di qualche tipo. Una delle tecniche di adescamento 
molto in voga fra maniaci e affini  consisteva nel promettere occasioni di lavoro o di facile guadagno,
oppure l'iscrizione a un concorso di bellezza o la possibilit di prendere parte al casting di un film o di
un programma televisivo. Ma tali stratagemmi richiedevano una notevole capacit di socializzazione.
Ci collideva chiaramente con il carattere di Jeremiah che, invece, era un asociale, un eremita.
In che modo le hai ingannate?
E poi perch nessuno si era accorto di lui mentre le avvicinava? Prima di Lara, quattro casi di
rapimento in luogo pubblico e non c'era stato un solo testimone. Eppure il suo corteggiamento
richiedeva tempo. Ma forse la domanda conteneva gi la risposta: Jeremiah Smith era talmente
insignificante agli occhi degli altri da rendersi invisibile.
Ti aggiravi indisturbato fra loro. Ma ti sentivi forte, perch nessuno riusciva a vederti.
Ripens alla parola tatuata sul suo torace. Uccidimi.  come se ci dicesse che, in fondo,
basterebbe poco per superare l'apparenza, aveva detto a Clemente, e poi aveva continuato: Quando
la verit  scritta sulla pelle,  alla portata di chiunque, nascosta eppure cos vicina.
Eri come uno scarafaggio che corre sul pavimento durante una festa: nessuno lo nota, a nessuno
interessa. Deve solo stare attento a non essere schiacciato. E tu sei diventato bravo in questo. Ma con
Lara hai deciso di cambiare. L'hai presa in casa, dal suo letto.
Semplicemente ripensando al nome della studentessa, Marcus fu investito da una serie di
dolorose domande. Dov'era adesso? Chiss se era ancora viva in quel momento. E, ammesso che lo
fosse, cosa stava provando? Nella sua prigione c'era acqua o cibo? Quanto poteva resistere? Era
cosciente, drogata? Era ferita? Il suo aguzzino l'aveva legata?
Marcus sgombr la testa da quelle distrazioni emotive. Doveva ragionare lucidamente, con
distacco. Perch era certo che esistesse un motivo per cui Jeremiah Smith aveva modificato
radicalmente il proprio modus operandi con Lara. Riferendosi a Jeremiah, Clemente aveva sostenuto la
tesi che alcuni assassini seriali tendono a perfezionarsi aggiungendo dettagli che aumentavano il loro
diletto. Quindi il rapimento della studentessa poteva essere considerato una specie di variazione sul
tema. Marcus, per, non ci credeva: il mutamento era stato troppo radicale e repentino.
Forse Jeremiah si era stancato di porre in essere quella complessa catena d'inganni per
raggiungere lo scopo, si disse. O forse sapeva che il giochino dell'adescamento non avrebbe funzionato
a lungo: qualcuna poteva aver sentito la storia delle vittime precedenti e avrebbe potuto smascherarlo.
Stava diventando famoso. Il rischio aumentava esponenzialmente.
No. Non  questa la ragione per cui hai modificato la tua strategia. Cos'ha di diverso Lara
rispetto alle altre?
A complicare le cose c'era il fatto che le quattro ragazze che l'avevano preceduta non avevano
nulla in comune fra loro: et differenti e diversa fisionomia, Jeremiah non aveva un gusto preciso in
fatto di donne. L'aggettivo a cui pens Marcus fu casuale. Le aveva scelte affidandosi alla sorte,
altrimenti si sarebbero somigliate tutte. Pi guardava le foto delle donne uccise, pi si convinceva che
l'omicida le avesse prese perch erano semplicemente esposte, quindi pi facili da avvicinare. Per
questo le aveva rapite di giorno e in luogo pubblico. Non le conosceva, si disse.
Lara per era speciale. Jeremiah non poteva rischiare di perderla. Per questo l'aveva portata via
da casa sua e, soprattutto, aveva agito di notte.
Marcus pos un attimo il fascicolo e si alz dalla branda, avvicinandosi alla finestra. Quando
calava la sera, i tetti irregolari di Roma erano un mare tumultuoso di ombre. Era il momento della
giornata che preferiva. Una strana quiete s'impossessava di lui, e gli sembrava di essere un uomo in
pace. Grazie a quella calma, Marcus cap dove stava sbagliando. Aveva visitato l'appartamento di Lara
con la luce del sole, invece doveva farlo col buio, perch era cos che aveva agito il rapitore.
Se voleva comprenderne i percorsi mentali, doveva riprodurre esattamente le condizioni in cui
si era mosso Jeremiah.
Mentre si affermava quella nuova consapevolezza, Marcus prese l'impermeabile e si precipit
fuori dalla soffitta. Doveva tornare nella casa in via dei Coronari.
Un anno prima
Parigi
Il cacciatore conosceva il valore del tempo. La sua prima dote era la pazienza. La sapeva
calibrare e intanto si preparava bene al momento, assaporando il gusto della vittoria.
Il rapido passaggio di una brezza sollev la tovaglia facendo tintinnare i bicchieri sul tavolino
accanto. Il cacciatore port alle labbra il suo Pastis, godendosi la luce dell'ultimo sole del pomeriggio.
Intanto guardava le auto passare davanti al bistrot. I pedoni affaccendati non facevano caso a lui.
Portava un abito blu con una camicia azzurra e la cravatta allentata in modo da sembrare un
impiegato fermatosi a bere qualcosa dopo essere uscito dall'ufficio. Siccome sapeva che le persone
solitarie danno nell'occhio, sulla sedia accanto teneva un sacchetto di carta con la spesa da cui
spuntavano una baguette, un ciuffo di prezzemolo e un tubo di caramelle colorate: era come se avesse
una famiglia. Inoltre indossava una fede nuziale.
Ma lui non aveva nessuno.
Negli anni aveva ridotto al minimo i bisogni, conduceva un'esistenza parca. Gli piaceva pensare
a s come a un asceta. Aveva placato ogni aspirazione che non fosse utile al suo unico scopo, evitando
la distrazione del desiderio. Necessitava soltanto di una cosa.
Una preda.
Dopo averla inseguita invano, le ultime notizie in suo possesso la collocavano in quella citt.
Cos si era trasferito, senza attendere conferma. Aveva bisogno di conoscere il suo nuovo territorio.
Doveva vedere ci che vedeva lei, camminare per le stesse strade, provare la strana sensazione di
poterla incrociare da un momento all'altro, anche senza riconoscerla. Aveva bisogno di sapere che
erano entrambi sotto lo stesso cielo. Questo lo caricava, gli faceva credere che, prima o poi, sarebbe
riuscito a stanarla.
Per tenere un basso profilo aveva cambiato alloggio ogni tre settimane, scegliendo sempre
piccoli alberghi o camere in affitto, per marcare zone sempre pi ampie della citt. Aveva lasciato in
giro delle esche, ma nulla di pi, confidando che la sua preda rivelasse da sola la propria presenza.
Poi si era messo ad aspettare.
Da poco alloggiava all'Htel des Saints-Pres, nel sesto arrondissement. In camera teneva pile
di giornali accumulati in quel lungo periodo, tutti sottolineati febbrilmente alla ricerca di una traccia 
anche debole  che potesse aprire un varco in quell'insopportabile muro di buio e silenzio.
Erano quasi nove mesi che era l, ma non aveva fatto passi avanti. La sua fiducia aveva
vacillato. Ma poi, inatteso, si era verificato l'evento che attendeva. Un segno. Qualcosa che solo lui
sarebbe stato in grado di decifrare. Aveva resistito, era stato ligio alle regole che si era imposto. E
adesso veniva premiato.
Ventiquattr'ore prima, durante gli scavi di un cantiere in rue Malmaison, a Bagnolet, gli operai
avevano rinvenuto un corpo.
Maschio, et approssimativa intorno ai trenta, niente vestiti e oggetti personali. La morte era
stata fatta sommariamente risalire a pi di un anno prima. In attesa dei risultati dell'autopsia, nessuno si
era posto troppe domande su quel cadavere. Dato il tempo trascorso, per la gendarmeria era un caso
freddo. Le prove  se mai ve ne fossero state  erano ormai sbiadite o compromesse.
Il fatto che il ritrovamento fosse avvenuto alle banlieue, faceva ipotizzare un omicidio maturato
fra le bande che gestivano il traffico di droga. Per non attirare l'attenzione delle forze dell'ordine, si
erano presi la briga di far sparire il cadavere.
Per l'esperienza dei poliziotti, quella ricostruzione non faceva una piega. E quell'ulteriore
particolare macabro che avrebbe dovuto metterli in allarme, invece non li aveva insospettiti.
L'uomo ritrovato non aveva la faccia.
Non era stato un atto di mera crudelt, n l'oltraggio finale praticato a un nemico. Sul cadavere
erano stati meticolosamente distrutti tutti i muscoli e le ossa del viso. Chi si prende tanta cura deve
avere per forza un motivo.
E il cacciatore era attento a simili dettagli.
Dal giorno in cui era giunto in citt, controllava gli arrivi negli obitori dei grandi ospedali. Era
stato cos che aveva appreso del ritrovamento. Un'ora dopo, aveva rubato un camice e si era introdotto
nella cella frigorifera dell'ospedale di St Antoine. Con un tampone aveva preso le impronte digitali del
cadavere. Tornato all'hotel le aveva scansionate e inserite in un programma hacker che scandagliava i
database del governo. Il cacciatore sapeva che ogni volta che si immette un'informazione su Internet,
poi non  pi possibile rimuoverla.  come con la mente umana:  sufficiente un dettaglio a risvegliare
una catena di sinapsi che riporta alla memoria qualcosa che pensavamo di aver scordato.
La Rete non dimentica.
Il cacciatore aveva atteso il responso standosene seduto al buio, a pregare e ripensare a come
era arrivato fin l. Erano passati sette anni dal primo cadavere sfigurato a Memphis. Poi c'erano state
Buenos Aires, Toronto e Panama. Quindi l'Europa: a Torino, Vienna e Budapest. Infine, Parigi.
Questi almeno erano i casi che era riuscito a individuare. Potevano essercene molti di pi, che
non sarebbero mai stati scoperti. Quegli omicidi si erano verificati in posti cos distanti fra loro e in
tempi cos diversi che nessuno, a parte lui, li aveva collegati a un'unica mano.
La sua preda era a sua volta un predatore.
In principio il cacciatore aveva pensato che si trattasse di un pellegrino, cio un omicida
seriale che viaggiava per occultare i propri crimini. Avrebbe solo dovuto individuare dov'era di base.
Sicuramente si trattava di un occidentale, residente in una grande citt. I pellegrini erano soggetti
socialmente integrati, con famiglia, figli e una discreta disponibilit economica per permettersi
frequenti spostamenti. Erano furbi, prudenti, mascheravano la loro condotta con viaggi di lavoro.
Ma poi aveva notato un particolare in quella catena di delitti che all'inizio gli era sfuggito.
Quello aveva illuminato ogni cosa in una nuova prospettiva.
L'et delle vittime era crescente.
A quel punto, si era reso conto che la mente criminale con cui aveva a che fare era molto pi
complessa e terrificante.
Non uccideva per poi ripartire. Uccideva per restare.
Ecco perch a Parigi poteva essere la volta buona, oppure l'ennesimo fallimento. Dopo un paio
d'ore, dagli archivi del governo era arrivata una risposta.
Il cadavere senza volto delle banlieue era schedato.
Non era uno spacciatore, ma un uomo normale che aveva commesso un peccato di giovent: a
sedici anni aveva rubato il modellino di una Bugatti in un negozio per collezionisti. All'epoca la polizia
prendeva le impronte anche ai minorenni, ma poi la denuncia era stata ritirata e tutto si era chiuso. La
sua scheda, per, pur non apparendo nel casellario giudiziario francese, era finita nell'archivio di
un'associazione governativa che in quegli anni svolgeva indagini statistiche sui reati commessi dagli
adolescenti.
Stavolta la sua preda aveva commesso un errore. Il cadavere senza volto adesso aveva un nome.
Jean Duez.
Era stato facile, a quel punto, scoprire anche il resto: trentatr anni, celibe, aveva perso entrambi
i genitori in un incidente stradale, nessun parente prossimo a parte una vecchia zia ad Avignone, malata
di Alzheimer. Aveva avviato una piccola attivit commerciale su Internet che svolgeva in casa: i suoi
introiti venivano dalla vendita di modellini d'auto ai collezionisti. Rapporti umani ridotti al minimo,
nessuna compagna o compagno nella sua vita, nessun amico. Una passione per le miniature di auto da
corsa.
Jean Duez era perfetto. Nessuno avrebbe sentito la sua mancanza. Ma, soprattutto, nessuno
l'avrebbe cercato.
Il cacciatore immagin che quel profilo fosse in tutto e per tutto simile a quelli delle vittime
precedenti. Aspetto anonimo, niente segni particolari. Un impiego che non richiedeva speciali doti o
abilit. Una vita ritirata, nessun conoscente, pochissimi contatti umani, tanto da sfiorare la misantropia
o addirittura la sociofobia. Niente parenti prossimi, niente famiglia.
Il cacciatore si compiacque dell'astuzia della preda. Peccava di superbia, ma era contento
quando il livello della sfida si alzava.
Guard l'orologio: erano quasi le sette. Al bistrot iniziavano ad arrivare gli avventori prenotati
al primo turno della cena. Attir l'attenzione di una cameriera e mim un cenno per farle intendere che
voleva pagare. Un garzone distribuiva fra i tavoli l'ultima edizione del giornale della sera. Il cacciatore
ne prese una copia, ma sapeva bene che la notizia del ritrovamento del corpo di Jean Duez sarebbe stata
diffusa solo l'indomani, perci aveva ancora un vantaggio sulla sua preda. Era eccitato, l'attesa
finalmente era terminata. Stava per avere inizio la parte migliore della caccia. Aveva bisogno solo di
una conferma. Per questo era l, seduto a quel bistrot.
Di nuovo la brezza leggera spazz la strada, portandosi via una nuvola di pollini colorati dalla
bancarella del fioraio all'angolo. Non ricordava che la primavera a Parigi fosse cos bella.
Avvert un brivido. Qualche secondo e vide emergere la preda dalle scale della metropolitana,
circondata da un alone di folla. Portava una giacca a vento blu sopra un paio di pantaloni di velluto
grigio, scarpe da ginnastica e un cappellino con visiera. La segu con lo sguardo mentre camminava sul
marciapiede dall'altro lato della strada. Teneva gli occhi bassi e le mani in tasca. Non immaginava che
ci fosse qualcuno a dargli la caccia, perci non aveva particolari accorgimenti e non prendeva
precauzioni. Ottimo, si disse mentre la preda si dirigeva tranquillamente verso un portone verde di rue
Lamarck.
La cameriera si avvicin con una ricevuta. Andava bene il Pastis?
S, certamente, le rispose con un sorriso.
E mentre il cacciatore infilava una mano in tasca in cerca del portafogli, Jean Duez, ignaro,
rientrava in casa.
L'et delle vittime  sempre crescente, ripet a se stesso. Il cacciatore si era imbattuto nella
preda quasi per caso: collegando fra loro quei corpi senza volto sparsi per il mondo, si era accorto che
qualcuno nel corso degli anni aveva indossato le loro esistenze. Man mano che l'assassino invecchiava,
mutava di conseguenza anche l'et delle vittime, come fosse la taglia di un abito.
La preda era un serial killer trasformista.
Ancora non conosceva il motivo di quel singolare comportamento, ma presto  molto presto 
avrebbe ottenuto la spiegazione.
Il cacciatore si appost a pochi metri dal portone verde, tenendo fra le mani il sacchetto di carta
con la spesa, in attesa di approfittare dell'uscita di un inquilino per introdursi nel palazzo.
Finalmente fu premiato. Sull'uscio apparve un uomo anziano che portava fuori un cocker
marrone. Insieme a un cappotto pesante, indossava un cappello a falde larghe e spessi occhiali da vista.
In pi, era distratto dal cane che lo tirava verso i giardinetti. Il cacciatore blocc con la mano la
chiusura del portone ed entr senza che il vecchio si accorgesse di lui.
La tromba delle scale era buia e angusta. Rimase in ascolto. Le voci e i rumori provenienti dagli
appartamenti si mischiavano in un'unica eco. Guard le cassette della posta: Jean Duez abitava al 3Q.
Appoggi il sacchetto con la spesa sul primo gradino, tolse la baguette e il ciuffo di prezzemolo
e recuper dal fondo la Beretta M92F, modificata in pistola narcotizzante per l'esercito americano,
acquistata da un mercenario a Gerusalemme. Perch il sedativo fosse immediatamente efficace si
doveva mirare a testa, cuore o inguine. S'impiegavano cinque secondi per espellere la cartuccia e
ricaricare. Troppi. Questo significava che il primo colpo doveva essere preciso. Era probabile che
anche la sua preda avesse un'arma, ma con proiettili veri. Il cacciatore non se ne curava: la pistola
narcotizzante gli sarebbe bastata.
Lo voleva vivo.
Non aveva avuto tempo per studiarne le abitudini. Ma negli anni aveva capito che la sua regola
era la continuit. La preda non avrebbe dovuto discostarsi molto dal piano di vita che si era assegnato.
Se ripeti scrupolosamente i comportamenti in un ordine prestabilito, hai maggiori possibilit che non si
accorgano di te e inoltre puoi controllare la situazione: il cacciatore aveva imparato anche questo da lui.
In fondo, era diventato una specie di esempio. Gli aveva insegnato il valore della disciplina e
dell'abnegazione. Si adattava alle circostanze, anche le pi ostili. Come quegli organismi che abitano
gli abissi degli oceani, dove la luce non riesce ad arrivare, e il freddo e la pressione ucciderebbero un
uomo all'istante. L dove non dovrebbe esserci vita, quelle creature costituiscono una sfida. La preda
era cos. Non conosceva altro modo per andare avanti. Il cacciatore un po' l'ammirava. In fondo, la sua
era una lotta per la sopravvivenza.
Impugnando la pistola narcotizzante, sal le scale fino al terzo piano. Giunse di fronte alla porta
di casa di Jean Duez e apr la serratura con facilit. Nel silenzio solo i rintocchi di una pendola.
L'appartamento non era molto grande, al massimo ottanta metri quadri divisi in tre stanze, pi il bagno.
Davanti a lui un breve corridoio.
Una luce filtrava da sotto l'unica porta chiusa.
Il cacciatore inizi a addentrarsi, cercando di calibrare il peso del corpo sui passi, per non fare
rumore. Arriv nei pressi della prima camera. Con un gesto rapido apparve sulla soglia, puntando la
pistola all'interno. Era una cucina, ed era vuota. Tutto era in ordine, pulito. Le porcellane sulla
credenza, il tostapane, lo strofinaccio appoggiato alla maniglia del forno. Prov una strana emozione a
trovarsi nella piccola tana della preda, a contatto con il suo mondo. Prosegu verso il bagno. Anche l
non c'era nessuno. Ceramica a scacchi, bianchi e verdi. Un solitario spazzolino da denti. Un pettine di
finta tartaruga. Nella stanza successiva c'era un grande letto matrimoniale. La trapunta in raso
bordeaux. Un bicchiere d'acqua sul comodino. Pantofole di pelle. E una parete di mensole colme di
modellini di auto da collezione: la passione di Jean Duez.
Il cacciatore lasci quella camera e giunse finalmente di fronte alla porta chiusa. Si mise in
ascolto. Non proveniva alcun suono dall'altra parte. Abbass lo sguardo sul pavimento. Poteva
scorgere il barlume dorato che dilagava ai suoi piedi. Ma non pass alcuna ombra a interromperlo:
sarebbe stata la prova che c'era qualcuno. Per, per terra, vide un segno che non aveva mai visto.
Una corona di piccole macchie brune.
Sangue, pens. Ma ora non poteva dedicarsi a quel dettaglio. Non c'era pi tempo per esitare o
distrarsi. La sua preda era spietata e complessa, non doveva dimenticarlo. Per quanto ne fosse
affascinato, sapeva che l'abisso scavato nel suo animo non lasciava scampo: non avrebbe mai voluto
misurarsi con la creatura palpitante che lo abitava.
L'unica possibilit era agire per primo, coglierla di sorpresa. Il momento era giunto. La caccia
sarebbe terminata. Soltanto dopo, tutto avrebbe avuto un senso.
Fece un passo indietro. Quindi tir un calcio allo stipite, sfondandolo. Punt la pistola
narcotizzante, sperando di scorgere subito il bersaglio. Ma non lo vide. La porta torn indietro per il
contraccolpo e lui dovette fermarla allungando una mano. Entr, guardandosi intorno velocemente.
Nessuno.
Un'asse da stiro. Un mobile con una vecchia radio e una lampada accesa. Un attaccapanni con
appesi degli indumenti.
Il cacciatore vi si avvicin. Com'era possibile? Erano gli stessi che la preda indossava quando
l'aveva vista entrare nel palazzo. Giacca a vento blu, pantaloni di velluto grigio, scarpe da ginnastica e
un cappellino con visiera. Il cacciatore abbass lo sguardo e si accorse della ciotola confinata in un
angolo.
Fedor, lesse sul bordo. Gli torn in mente l'immagine del vecchio che usciva a portare a spasso
il cocker.
Maledizione, disse a se stesso. Ma poi, compresa l'astuzia che c'era in quell'inganno,
scoppi in una risata. Era ammirato dal sistema che il trasformista aveva escogitato per guardarsi le
spalle. Ogni giorno tornava a casa e indossava quel travestimento per portare il cane ai giardinetti. Da
l, sorvegliava casa propria.
Questo voleva dire che Jean Duez  o, pi esattamente, l'essere immondo che aveva preso il suo
posto  ora sapeva di lui.
Quattro giorni fa
Ore 1.40
Dopo il temporale, i cani randagi erano padroni delle stradine del centro storico. Si spostavano
in branco, silenziosi e radenti ai muri. Marcus se li trov davanti in via dei Coronari, gli venivano
incontro. Li guidava un meticcio dal pelo rosso, orbo da un occhio. Per un momento i loro sguardi si
incrociarono, e si riconobbero. Poi ripresero a ignorarsi, proseguendo ciascuno il proprio cammino.
Pochi minuti dopo, varc di nuovo la soglia dell'appartamento di Lara nel palazzo dell'ente
universitario.
Col buio, proprio come Jeremiah Smith.
Allung una mano per accendere l'interruttore, ma ci ripens. Probabilmente il rapitore aveva
con s una torcia. Cos prese quella che aveva in tasca e inizi a perlustrare gli ambienti. Il fascio di
luce riesumava dall'ombra i mobili e le suppellettili della casa.
Non sapeva esattamente cosa cercare, ma era convinto che ci fosse un collegamento fra la
giovane studentessa e Jeremiah. Lara era molto pi di una semplice vittima, era un oggetto del
desiderio. Marcus doveva risalire a ci che li legava, solo cos avrebbe potuto scoprire il luogo in cui la
ragazza era tenuta prigioniera. Erano solo ipotesi miste a speranze, ma al momento non se la sentiva di
scartare nulla.
Da lontano, arrivava il latrato dei randagi.
Con quel malinconico sottofondo, inizi la sua esplorazione dal piano inferiore, dal piccolo
bagno dove c'era la botola da cui si era introdotto il rapitore. Accanto al piatto della doccia, c'era un
ripiano su cui erano perfettamente allineati per altezza alcuni flaconi di bagnoschiuma, shampoo e
balsamo. La stessa precisione era riscontrabile nella disposizione dei detersivi accanto alla lavatrice. Lo
specchio sopra il lavandino celava un armadietto: conteneva prodotti cosmetici e farmaci. Il calendario
attaccato alla porta era aggiornato alla pagina dell'ultimo mese.
I cani fuori presero ad abbaiare e a ringhiare fra loro, come fossero impegnati in una lotta.
Marcus torn nel piccolo soggiorno che ospitava la cucina. Prima di salire al piano di sopra,
Jeremiah Smith si era curato di svuotare la zuccheriera al centro del tavolo e il barattolo sul pensile con
su scritto SUGAR, per far sparire le tracce di narcotico. Aveva svolto ogni compito con estrema calma,
senza fretta. L non correva rischi. Aveva tutto il tempo mentre Lara dormiva.
Sei in gamba, non hai commesso errori, ma qualcosa deve pur esserci. Marcus sapeva che la
storia dei serial killer che smaniano di rivelare al mondo le loro imprese e che per questo ingaggiano
una sfida con chi cerca di fermarli era una favoletta buona per i media, per tenere viva l'attenzione del
pubblico. Al serial killer piace ci che fa. Proprio per questo, vuole continuare a farlo il pi a lungo
possibile. Non gli interessa la notoriet, sarebbe d'ostacolo. Ma, a volte, lascia un segno del proprio
passaggio. Non vuole comunicare, ma condividere.
Cos'hai lasciato per me? si domand Marcus.
Punt la torcia verso i pensili della cucina. Su uno erano disposti dei libri di ricette.
Probabilmente, quando abitava con i genitori Lara non aveva mai avuto la necessit di preparare i suoi
pasti. Nel momento in cui si era trasferita a Roma, invece, aveva dovuto imparare a badare a se stessa e
anche a cucinare. Ma fra quei volumi dal profilo colorato, spiccava un tomo nero. Marcus si avvicin,
piegando il capo per leggerne il titolo. Era una Bibbia.
Anomalie, pens.
La prese e la apr nel punto in cui c'era un segnalibro di raso rosso. Era la lettera di san Paolo ai
Tessalonicesi.
Il giorno del Signore verr come viene un ladro nella notte.
Una macabra ironia, certamente non casuale. Qualcuno aveva messo l quel libro? Quelle parole
si riferivano al Giorno del Giudizio, ma d'altronde descrivevano bene ci che era accaduto a Lara.
Qualcuno l'aveva portata via. Il ladro, stavolta, aveva rubato una persona. La giovane studentessa non
aveva avvertito la presenza di Jeremiah Smith che si aggirava come un'ombra intorno a lei. Marcus si
guard in giro: il divano, la tv, le riviste sul tavolo, il frigo con le calamite, il vecchio parquet
consumato. Quella piccola casa era il luogo in cui Lara si sentiva pi sicura. Ma ci non era bastato a
proteggerla. Come avrebbe potuto accorgersene? Come avrebbe potuto saperlo? La natura spinge gli
uomini a essere ottimisti, si disse.  fondamentale per la sopravvivenza della specie trascurare i pericoli
potenziali, concentrandosi solo sui pi probabili.
Non si pu vivere nella paura.
Una visione positiva  quella che ci fa andare avanti nonostante le avversit e il dolore che
costellano l'esistenza. Presenta un unico inconveniente, spesso ci nasconde il male.
In quel momento, i cani randagi smisero di abbaiare. Un fremito freddo gli artigli la nuca,
perch improvvisamente ud un suono nuovo. Uno scricchiolio quasi impercettibile, provocato dalle
assi del pavimento.
Il giorno del Signore verr come viene un ladro nella notte, ramment a se stesso quando si rese
conto che era stato un errore non controllare prima il piano di sopra.
Spegnila.
La voce veniva dalle scale alle sue spalle e si riferiva chiaramente alla torcia che aveva in mano.
Ubbid senza voltarsi. Chiunque fosse, era gi dentro al suo arrivo. Marcus si concentr sul silenzio che
lo circondava. L'uomo si trovava al massimo a un paio di metri da lui. Chiss da quanto tempo lo stava
osservando.
Voltati, ordin la voce.
Marcus lo fece, lentamente. La luce del cortile filtrava debolmente dalla grata della finestra,
proiettando una griglia sul muro, simile a una gabbia. In quella era rinchiusa, come una belva feroce,
una sagoma scura e minacciosa. Un'ombra intagliata nell'ombra. L'uomo era pi alto di lui di almeno
una ventina di centimetri, di corporatura robusta. Rimasero immobili per lungo tempo, senza parlare.
Poi la voce affior nuovamente dall'oscurit.
Sei tu?
Dal timbro, sembrava poco pi che un ragazzo. Nel tono, Marcus riconobbe rabbia, ma anche
timore.
Sei tu, figlio di puttana.
Non poteva sapere se fosse armato. Tacque, lasciando che fosse lui a parlare.
Ti ho visto venire qui insieme a quell'altro, ieri mattina.
Marcus intu che si riferiva alla sua prima visita insieme a Clemente.
Sono due giorni che tengo d'occhio questo posto. Cosa volete da me?
Marcus prov a decifrare quelle parole, ma ancora non ne capiva il senso. E non c'era modo di
prevedere ci che sarebbe successo.
State cercando di fregarmi?
L'ombra fece un passo verso di lui. Marcus intravide le sue mani e seppe che non impugnava
armi. Allora azzard: Non so a cosa ti riferisci.
Mi prendi per il culo.
Forse sarebbe meglio parlarne con calma, fuori da qui, disse tentando la strada del dialogo.
Ne parliamo adesso.
Marcus decise di venire allo scoperto. Sei qui per la ragazza scomparsa?
Io non so niente della ragazza, non c'entro. Mi vuoi incastrare, stronzo?
Intu che forse era sincero: se era un complice di Jeremiah Smith, perch correre il rischio di
tornare?
Marcus non comment. Prima che trovasse una risposta, l'estraneo si avvent su di lui, lo prese
per il bavero e lo spinse contro il muro. Tenendolo fermo, con l'altra mano prese una busta e gliel'agit
sotto il muso: Sei tu che mi hai scritto questa cazzo di lettera?
Non sono stato io.
Allora che ci fai qui?
Marcus doveva prima capire come quella situazione potesse collegarsi alla scomparsa di Lara.
Parliamo di quella lettera, se vuoi.
Ma il ragazzo non aveva alcuna intenzione di cedergli il controllo della conversazione. Ti
manda Ranieri? Puoi dire a quel bastardo che ha chiuso con me.
Non conosco alcun Ranieri, devi credermi.
Prov a divincolarsi, ma il ragazzo lo tenne fermo. Non aveva ancora finito con lui.
Sei un poliziotto?
No.
E il simbolo, allora? Nessuno sapeva del simbolo.
Quale simbolo?
Quello nella lettera, stronzo.
La lettera e il simbolo: Marcus immagazzin quelle informazioni. Non era molto, ma forse
potevano essergli utili per capire le intenzioni del ragazzo. Oppure, semplicemente, farneticava.
Doveva riuscire a gestire quella situazione. Finiscila con questa storia della lettera. Io non so nulla.
Il ragazzo temporeggi. Chi cazzo sei tu?
Marcus non rispose, sperando che l'altro si calmasse. Invece, senza rendersene conto, fu
scaraventato sul pavimento e si ritrov schiacciato dal peso dell'aggressore. Tent di difendersi, ma il
giovane gli comprimeva il torace e lo colpiva con forza. Si port le braccia a proteggersi il capo, ma i
pugni lo stordirono. Sent il sapore del sangue che gli riempiva la bocca. Gli sembr di perdere i sensi,
finch non comprese che la furia era terminata. Da dove si trovava, intravide il ragazzo che apriva la
porta dell'appartamento. Per un attimo lo scorse di spalle, nella luce del cortile. Poi l'uscio si richiuse.
Sent i suoi passi mentre si allontanava velocemente.
Attese un po' prima di provare a rialzarsi. La testa gli girava e le orecchie gli fischiavano. Non
provava dolore. Non ancora. Sarebbe arrivato tutto insieme, lo sapeva, ma solo dopo un po'. Era
sempre cos che accadeva. Avrebbe sentito male dappertutto, anche dove non era stato colpito. Non
ricordava esattamente da quale esperienza passata provenisse quel ricordo, ma sapeva che era cos.
Si sollev, mettendosi seduto. Prov a riordinare le idee. Se l'era lasciato scappare quando
invece avrebbe dovuto trovare un modo per trattenerlo. Prov a essere comprensivo con se stesso,
dicendosi che, in fondo, non sarebbe riuscito a farlo ragionare. In ogni caso, aveva conseguito almeno
un risultato.
Nella colluttazione, si era impadronito della lettera.
Tast il pavimento in cerca della torcia che gli era scivolata poco prima. La trov, le diede due
colpetti per farla accendere e illumin la busta.
Non c'era mittente, ma era indirizzata a un certo Raffaele Altieri. La data sul timbro postale era
di tre giorni prima. All'interno c'era un foglio su cui era stampato solo l'indirizzo dell'appartamento di
Lara, in via dei Coronari. Ma ci che lo colp fu il simbolo apposto come firma.
Tre puntini rossi che formavano un triangolo.
Ore 6.00
Non era riuscita a dormire. Dopo la telefonata di Shalber, si era rigirata nel letto per ore.
Finalmente la radiosveglia aveva annunciato le cinque e Sandra si era alzata.
Si era preparata in fretta e aveva chiamato un taxi per recarsi in Questura, non voleva che
qualcuno dei colleghi notasse la sua macchina. Non le avrebbero certo chiesto spiegazioni, ma da un
po' la infastidiva come la guardavano. La vedova. Era cos che la chiamavano? In ogni caso era quello
il modo in cui pensavano a lei. La loro compassione le si appiccicava fastidiosamente addosso ogni
volta che le passavano accanto. Il dramma era che alcuni si sentivano in dovere di dirle qualcosa.
Ormai collezionava frasi di circostanza. La pi gettonata era: Coraggio, tuo marito David avrebbe
voluto che fossi forte. Invece lei avrebbe voluto registrarle tutte per poter poi dimostrare al mondo che
esiste qualcosa di peggio dell'indifferenza al dolore altrui: la banalit con cui si cerca di sanarlo.
Ma probabilmente dipendeva solo da lei e dalla sua irritabilit. Ad ogni modo, voleva essere al
deposito reperti nel momento in cui il turno di notte riceveva il cambio.
Ci vollero venti minuti per giungere a destinazione. Prima pass dal bar per un cornetto e
cappuccino da portare via e poi si present al collega che stava staccando per tornarsene a casa.
Ciao Vega, le disse, vedendola giungere da dietro al bancone. Che ci fai qui a quest'ora?
Sandra cerc di sfoggiare il pi sereno dei sorrisi. Ti ho portato la colazione.
Le tolse con piacere quel peso dalle mani. Sei un'amica. Stanotte c' stato parecchio
movimento: hanno arrestato una banda di colombiani che spacciava davanti alla stazione di Lambrate.
Sandra non voleva perdersi in inutili giri di parole, perci and subito al dunque. Vorrei
ritirare le sacche che ho lasciato qui cinque mesi fa.
Il collega la guard stupito, ma si mise a disposizione senza esitare. Te le prendo subito.
S'inoltr per i lunghi corridoi del deposito. Sandra lo sentiva parlottare fra s mentre cercava.
Era impaziente, ma provava a controllarsi. Ultimamente, tutto la infastidiva. Sua sorella diceva che
stava attraversando una delle quattro fasi che seguono un lutto. Era una spiegazione che aveva trovato
in un libro, anche se non ricordava bene la sequenza, perci non sapeva dire in che fase si trovasse e se
presto avrebbe superato tutto. Sandra ne dubitava, ma l'aveva lasciata parlare. Questo valeva anche per
il resto della famiglia, nessuno voleva realmente occuparsi di ci che le era capitato. Non per
insensibilit, ma perch non esistevano consigli indicati a una vedova di ventinove anni. Cos si
limitavano a riferirle ci che leggevano su una rivista o a citarle l'esperienza di un lontano conoscente.
Questo gli bastava per sentirsi a posto con lei, e a Sandra in fondo andava bene cos.
Cinque minuti dopo, vide tornare il collega con le due grandi sacche di David.
Le portava dai manici, non come lui che le metteva a tracolla. Una a destra, l'altra a sinistra. Gli
conferivano un'andatura barcollante.
Sembri un somaro, Fred.
Ma ti piaccio lo stesso, Ginger.
Vedendo quelle borse, Sandra prov l'effetto di un pugno che affonda in mezzo al petto. Aveva
temuto quella sensazione. In quei bagagli c'era il suo David, contenevano tutto il suo mondo. Fosse
stato per lei, sarebbero rimasti nel deposito finch qualcuno, sbadatamente, non li avesse mandati al
macero insieme ai reperti che non servivano pi. Ma Shalber, la sera prima, aveva conferito peso e
sostanza a una nebbia di interrogativi che le ristagnava pericolosamente nel cuore da quando aveva
scoperto che David le aveva mentito. Non poteva permettere che qualcuno diffidasse del suo uomo.
Ma, soprattutto, aveva capito che non poteva consentirlo a se stessa.
Eccoci qua, disse il collega, appoggiando le sacche sul ripiano del bancone.
Non c'era bisogno di firmare una ricevuta, in fondo le avevano fatto solo il favore di tenerle l.
Erano arrivate dalla Questura di Roma dopo l'incidente. Lei si era limitata a non ritirarle.
Vuoi controllare se manca qualcosa?
No, grazie. Sono a posto cos.
Ma il collega continuava a fissarla, con un'espressione improvvisamente triste.
Non farlo, pens subito lei.
Invece lui lo fece. Fatti coraggio Vega, Daniel avrebbe voluto che fossi forte.
E ora chi cavolo sarebbe questo Daniel? si domand, sforzandosi di sorridergli. Quindi lo
ringrazi e si port via le sacche di David.
Mezz'ora dopo era di nuovo a casa. Appoggi le sacche sul pavimento davanti alla porta e le
lasci l. Per un po' si tenne alla larga, ma le osservava a distanza. Come il randagio che gira intorno al
cibo che gli viene offerto, cercando di capire se  il caso di fidarsi. Lei, invece, cercava il coraggio per
affrontare quell'esame. Si avvicinava e poi tornava ad allontanarsi. Si prepar del t e rimase a
osservare le borse, cullando la tazza seduta sul divano. Per la prima volta pens a ci che aveva appena
fatto.
Aveva riportato David a casa.
Forse una parte di lei per tutti quei mesi aveva sperato, immaginato, creduto che prima o poi lui
sarebbe tornato. Il pensiero che non avrebbero pi fatto l'amore la faceva impazzire. C'erano volte in
cui dimenticava che era morto, le veniva in mente qualcosa e si diceva: Questo devo dirlo a David.
Un istante dopo la verit la assaliva, restituendole di colpo l'amarezza.
David non ci sarebbe stato pi. Punto.
Sandra ritorn con la mente al giorno in cui aveva fatto i conti per la prima volta con quella
realt. Era accaduto proprio sull'uscio di casa, in una mattina tranquilla come quella. Continuava a
lasciare i due poliziotti sulla porta, convinta che, finch rimanevano l, finch non varcavano quel
confine, allora la notizia della morte di David non si sarebbe materializzata. E lei non avrebbe dovuto
affrontare ci che stava per entrarle in casa. Un uragano che avrebbe devastato tutto, pur lasciando
intatta ogni cosa. Non credeva che ce l'avrebbe fatta.
Invece, eccomi qui, si disse. E se Shalber  interessato a questi bagagli, allora c' per forza un
motivo.
Pos la tazza di t sul pavimento e si diresse decisa verso le sacche. Prese prima la meno
pesante. Era quella che conteneva solo vestiti. Capovolgendola, la svuot per terra. Le camicie, i
pantaloni e i maglioni alla rinfusa. L'odore della pelle di David la invest, ma cerc di ignorarlo.
Dio, quanto mi manchi, Fred.
Si imped di piangere. Rovist fra gli abiti con disperata frenesia. Nonostante questo, le
apparivano immagini di David con indosso quegli indumenti. Momenti della vita passata insieme.
Prov nostalgia, ma anche rabbia e, infine, collera.
Non c'era niente fra quelle cose. Controll anche le tasche interne ed esterne. Nulla.
Era esausta. Ma la parte pi difficile era fatta. Adesso toccava alla borsa da lavoro. Quegli
oggetti non appartenevano ai suoi ricordi. Anzi, rappresentavano il motivo per cui David non c'era pi.
Per questo sarebbe stato pi facile.
Prima di iniziare, ramment che esisteva una lista del contenuto. Si trovava nel cassetto del
comodino di David. La usava come promemoria delle cose da portare, ogni volta che preparava i
bagagli. Sandra and a prenderla. Quindi inizi l'operazione di verifica.
Per prima, estrasse la seconda Reflex di David. L'altra era andata distrutta nella caduta. Era una
Canon, mentre Sandra preferiva le Nikon. C'erano state accese discussioni in famiglia sull'argomento.
La azion. La memoria era vuota.
Depenn la Reflex dall'elenco e procedette oltre. Colleg i vari dispositivi elettronici alle prese
di corrente, perch le batterie si erano esaurite in quei mesi d'inattivit. Poi pass a controllarli. Nel
telefono satellitare l'ultima chiamata risaliva a troppo tempo prima e, perci, non aveva alcun interesse.
Il cellulare, invece, lo aveva gi controllato quando era andata a Roma per il riconoscimento della
salma. David lo aveva usato solo per prenotare i taxi e per l'ultima telefonata effettuata alla sua
segreteria  Qui a Oslo fa un freddo cane. Per il resto, era come se si fosse isolato dal mondo.
Avvi il notebook, sperando di trovare qualcosa almeno l. Ma sul computer portatile c'erano
file vecchi e insignificanti. Anche nella posta elettronica, niente d'interessante o di nuovo. In nessun
documento o mail David faceva riferimento alla ragione per cui era a Roma.
Perch mantenere un simile livello di riservatezza? si domand. La colse ancora quel dubbio
che l'aveva tenuta sveglia tutta la notte.
Avrebbe potuto giurare sull'onest di suo marito, oppure quella storia nascondeva del marcio?
Vaffanculo Shalber ripet fra s, ripensando a chi aveva seminato in lei quell'incertezza.
Torn alla sacca e scart ci che al momento non aveva alcun interesse per lei, come il multiuso
o i teleobiettivi, e s'imbatt in un'agenda dalla copertina di pelle. Era consumata sui bordi e molto
vecchia. Ogni anno, David sostituiva solo il corpo centrale. Era uno di quegli oggetti da cui era
impossibile separarlo. Come le infradito marrone dalla suola usurata o quel golf infeltrito che indossava
ogni volta che scriveva al computer. Sandra aveva provato mille volte a farglieli sparire. Lui per
qualche giorno fingeva di non accorgersene, ma poi riusciva sempre a scovare dove li avesse nascosti.
Sorrise a quel ricordo. David era fatto cos. Un altro uomo avrebbe protestato vivacemente, lui
invece non contestava mai le sue piccole prevaricazioni. Salvo poi tornare placidamente a fare quel che
gli pareva.
Sandra apr l'agenda. Su alcune pagine del periodo in cui David era a Roma, erano appuntati
uno o pi indirizzi diversi. Gli stessi erano segnati su una piantina della citt. In tutto, erano una
ventina.
Mentre s'interrogava sul significato di quelle annotazioni, si accorse che nella borsa c'era un
oggetto nuovo, non presente nell'elenco. Una radio CB. Controll istintivamente la frequenza. Canale
81. Non le diceva nulla.
Che cosa se ne faceva David di una ricetrasmittente?
Tuttavia, cercando fra gli oggetti che restavano, si rese conto che mancava qualcosa. Si trattava
del piccolo registratore vocale che David portava sempre con s. La chiamava la sua memoria di scorta.
Ma non lo aveva addosso al momento della caduta che lo aveva ucciso. Poteva essersi smarrito in mille
modi. Sandra decise lo stesso di prenderne nota.
Prima di proseguire, ricapitol rapidamente l'esito temporaneo della perquisizione.
Aveva trovato degli indirizzi su un'agenda e riportati su una piantina di Roma. Una
ricetrasmittente sintonizzata su una misteriosa frequenza. E, infine, mancava il registratore che David
usava per prendere appunti.
Mentre ragionava su quegli elementi, cercando una logica che li collegasse, fu colta da un senso
di sconforto. Dopo l'incidente, aveva chiesto alla Reuters o all'Associated Press  le agenzie con cui
suo marito collaborava di solito  se per caso stesse svolgendo un lavoro per loro a Roma. Entrambe le
avevano risposto di no. Era solo in quell'impresa. Certo, non era la prima volta che realizzava un
servizio o un'inchiesta con la prospettiva di piazzarli subito dopo al miglior offerente. Ma Sandra aveva
il tragico presentimento che stavolta ci fosse qualcosa di pi. Qualcosa che non era sicura di voler
scoprire.
Per scacciare i brutti pensieri, si dedic ancora al contenuto della borsa.
Dal fondo recuper la Leica I. Era una macchina fotografica del 1925, frutto della mente di
Oskar Barnack, perfezionata poi dall'ingegno di Ernst Leitz. Per la prima volta, consentiva di
fotografare a mano libera. Data la sua estrema manovrabilit, aveva costituito una rivoluzione per la
fotografia di guerra.
La meccanica era perfetta. Otturatore orizzontale in stoffa, tempi da 1/20 a 1/500 secondi,
obiettivo fisso 50mm. Un vero e proprio gioiello da collezionisti.
Sandra l'aveva regalata a David al loro primo anniversario. Ricordava ancora la sua sorpresa
quando aveva scartato il pacchetto. Con quello che guadagnavano non avrebbero potuto permettersela.
Ma Sandra l'aveva ereditata dal nonno che le aveva trasmesso la passione per la fotografia.
Era una specie di cimelio di famiglia, e David non se ne separava mai. Diceva che era il suo
portafortuna.
Ma non  servita a salvarti la vita, pens Sandra.
Era custodita nell'astuccio originale di cuoio, su cui lei aveva fatto incidere le iniziali DL. Lo
apr e rimase a osservarla, cercando di riprodurre lo sguardo di David, i cui occhi brillavano come
quelli di un bambino ogni volta che la maneggiava. Stava per metterla via, quando si accorse che la vite
che azionava il meccanismo di scatto  come si diceva in gergo tecnico  era armata. Nella macchina
c'era una pellicola.
David l'aveva usata per fare delle foto.
Ore 7.10
In gergo le chiamavano staffette. Erano case sicure sparse per la citt che servivano come
appoggio logistico, momentaneo rifugio o anche soltanto per rifocillarsi e riposarsi un po'. Sul
campanello di solito c'erano i nomi di generiche societ d'affari, inesistenti.
Marcus entr in un appartamento staffetta che conosceva per esserci stato una volta con
Clemente. Gli aveva rivelato che possedevano innumerevoli propriet a Roma. La chiave per accedervi
era nascosta in un interstizio accanto alla porta.
Il dolore, come previsto, era giunto insieme all'alba. Marcus portava su di s i segni del
pestaggio. Oltre a un paio di lividi all'altezza delle costole che gli ricordavano a ogni respiro cosa fosse
accaduto quella notte, aveva un labbro spaccato e uno zigomo tumefatto. Che si aggiungevano alla
cicatrice sulla tempia. Pens che l'insieme avrebbe fatto uno strano effetto a chi lo avesse osservato.
In una casa staffetta si potevano trovare cibo, un letto, acqua calda, una cassetta del pronto
soccorso, documenti falsi e un computer sicuro per collegarsi in Rete. Quella che Marcus aveva scelto
invece era vuota. Non c'erano mobili e le tapparelle erano abbassate. In una delle stanze c'era un
telefono sul pavimento. La linea era attiva.
Lo scopo del posto era custodire quell'apparecchio.
Clemente gli aveva spiegato che non era opportuno per loro possedere un cellulare. Marcus non
lasciava mai tracce dietro di s.
Io non esisto, disse prima di chiamare un servizio di fornitura recapiti.
Pochi minuti e una cortese operatrice gli diede indirizzo e numero telefonico di Raffaele Altieri,
l'aggressore che l'aveva sorpreso a casa di Lara. Marcus riattacc e chiam il ragazzo. Insistette con gli
squilli per accertarsi che in casa non ci fosse nessuno. Quando fu sicuro, si rec di persona per
ricambiare la visita di quella notte.
Poco dopo, stazionava sotto la pioggia battente, all'angolo di via Rubens, nel signorile quartiere
Parioli, tenendo d'occhio una palazzina di quattro piani.
Riusc a introdursi attraverso i garage. L'appartamento che gli interessava era al terzo piano.
Marcus accost l'orecchio alla porta per avere l'ulteriore certezza che fosse momentaneamente
disabitato. Non c'erano rumori. Decise di rischiare: doveva sapere chi fosse il suo aggressore.
Forz la serratura ed entr.
La casa che lo accolse era grande. I mobili denotavano buongusto, oltre a una notevole
disponibilit di danaro. C'erano pezzi d'antiquariato e quadri di valore. I pavimenti erano in marmo
chiaro, le porte laccate di bianco. L'ambiente non aveva nulla d'interessante, a parte il fatto di non
sembrare la dimora di un energumeno.
Marcus inizi la perlustrazione. Doveva fare in fretta, qualcuno poteva tornare da un momento
all'altro.
Una camera era stata adibita a palestra. C'erano una panca da body building con bilancieri, una
spalliera svedese, tapis roulant e attrezzi ginnici di vario genere. Raffaele Altieri nutriva il culto del
proprio fisico. Marcus aveva sperimentato su di s gli effetti di quella passione.
La cucina dava l'idea che vivesse solo. Nel frigo solo latte scremato e bibite energetiche. Sugli
scaffali, scatole di vitamine e barattoli di integratori.
La terza stanza fu alquanto rivelatrice sul tipo di vita che il ragazzo conduceva. C'era un letto
singolo, disfatto. Le lenzuola con le immagini di Star Wars. Sopra la spalliera campeggiava un poster
di Bruce Lee. Ai muri ne erano affissi altri di gruppi rock e moto da corsa. Su un ripiano c'era uno
stereo e, in un angolo, una chitarra elettrica.
Sembrava la cameretta di un adolescente.
Quanti anni poteva avere Raffaele? si chiese Marcus. La risposta arriv quando attravers la
soglia della quarta stanza.
C'erano una sedia e una scrivania addossata alla parete. Erano gli unici mobili. Di fronte a essi,
un collage di articoli di giornale. La carta era ingiallita, ma erano conservati bene.
Risalivano a diciannove anni prima.
Marcus si avvicin per leggerli. Erano disposti in un ordine meticoloso, per data, da sinistra
verso destra e via a scendere.
C'era stato un duplice omicidio. Le vittime erano Valeria Altieri, la madre di Raffaele, e il suo
amante.
Marcus si sofferm sulle foto a corredo degli articoli comparsi sui quotidiani ma anche sui
rotocalchi dell'epoca. I giornali di costume avevano ridotto quel brutto delitto a una specie di
pettegolezzo mondano.
Gli ingredienti, in fondo, c'erano tutti.
Valeria Altieri era bella, elegante, viziata e conduceva una vita sfarzosa. Suo marito era Guido
Altieri, noto avvocato d'affari, che spesso era all'estero. Ricco, spregiudicato e molto potente. Marcus
lo vide in un'immagine ai funerali della moglie, serio e composto nonostante lo scandalo che lo stava
travolgendo, mentre guardava la bara tenendo la mano a suo figlio Raffaele, che all'epoca aveva tre
anni. L'amante occasionale di Valeria era un noto skipper, vincitore di numerose regate. Una specie di
gigol, pi giovane di lei di qualche anno.
Il delitto aveva suscitato scalpore per la fama dei protagonisti ma anche per le modalit di
esecuzione. Gli amanti erano stati sorpresi mentre giacevano a letto insieme. Le indagini avevano
stabilito che gli assassini erano stati almeno in due. Ma non c'erano stati arresti, n sospettati. La loro
identit era rimasta sconosciuta.
Poi Marcus colse un dettaglio che a una prima lettura gli era sfuggito. Il brutale omicidio era
accaduto proprio l, nella casa in cui Raffaele continuava ad abitare anche adesso che aveva ventidue
anni.
Mentre sua madre veniva trucidata, dormiva nel suo lettino.
Gli assassini non si erano accorti di lui o avevano deciso di risparmiarlo. Ma il mattino dopo il
bambino si era svegliato. Era entrato nella stanza da letto e aveva visto i due corpi martoriati da pi di
settanta coltellate. Marcus immagin che fosse scoppiato in un pianto disperato davanti a qualcosa che
la sua giovane et non era in grado di decifrare. Valeria aveva mandato in ferie la servit per ricevere il
suo amante, e l'omicidio era stato scoperto solo quando l'avvocato Altieri era tornato a casa da un
viaggio d'affari a Londra.
Il piccolo era rimasto da solo con i cadaveri per due interi giorni.
Per quanto si sforzasse, Marcus non riusciva a immaginare un incubo peggiore. Qualcosa
emerse dal profondo della sua memoria. Era una sensazione di solitudine e abbandono.
Non sapeva quando l'avesse sperimentata, ma era presente in lui. I suoi genitori non erano pi
in vita per domandar loro da dove provenisse quel ricordo. Aveva perfino dimenticato il dispiacere di
averli persi. Ma probabilmente quello era uno dei pochi lati positivi dell'amnesia.
Torn a concentrarsi sul suo lavoro, spostando l'attenzione sul ripiano della scrivania.
C'erano pile di fascicoli. Marcus avrebbe voluto mettersi seduto per esaminare con calma le
carte. Ma non c'era tempo. La sua permanenza in quella casa si faceva sempre pi azzardata. Cos non
and oltre un'analisi superficiale, sfogliandole rapidamente.
C'erano foto, copie dei verbali di polizia, elenchi di prove e di sospettati. Quei documenti non
avrebbero dovuto trovarsi l. Insieme ad appunti di vario genere e riflessioni personali scritte di proprio
pugno da Raffaele Altieri, erano presenti anche le risultanze di indagini private. Individu sulla
scrivania un biglietto da visita di un'agenzia investigativa.
Ranieri, disse fra s leggendo il nome che vi era stampato.
Vi aveva accennato Raffaele quella notte: Ti manda Ranieri? Puoi dire a quel bastardo che ha
chiuso con me.
Marcus se lo infil in tasca come promemoria, poi sollev nuovamente lo sguardo sulla parete
di articoli e prov a comprendere tutto quanto in una sola occhiata. Chiss quanto denaro poteva
spillare uno scaltro investigatore privato a un ragazzo perseguitato da un'unica, pressante idea.
Trovare gli assassini di sua madre.
Quei ritagli, i report, quelle carte erano la prova di un'ossessione. Raffaele voleva dare un volto
ai mostri che avevano profanato la sua infanzia. I bambini hanno nemici fatti di aria, polvere e ombra,
l'uomo nero o il lupo cattivo, pens Marcus. Vivono nelle favole e vengono fuori solo quando loro
fanno i capricci, evocati dai genitori. Ma poi spariscono sempre, e se ne tornano nell'ombra che li ha
generati.
Quelli di Raffaele, invece, erano rimasti.
C'era un ultimo dettaglio che Marcus doveva appurare e si mise a cercare qualcosa che gli
chiarisse la questione del simbolo: i tre puntini rossi posti in calce alla lettera che convocava il ragazzo
nell'appartamento di Lara.
E il simbolo, allora? Nessuno sapeva del simbolo, aveva detto Raffaele.
Marcus riusc a rintracciare nei fascicoli il documento della Procura che parlava proprio di
quello. Ma risultavano degli omissis. C'era una spiegazione: spesso gli inquirenti celavano alla stampa
e all'opinione pubblica alcuni dettagli di un caso. Serviva per smascherare false testimonianze o
eventuali mitomani, ma anche per far credere ai colpevoli di non avere in mano nulla. Nel caso
dell'omicidio di Valeria Altieri, era stato rinvenuto qualcosa d'importante sulla scena del crimine. Un
elemento che la polizia, per qualche ragione, aveva deciso di non svelare.
Marcus ancora non sapeva cosa c'entrasse quella storia con Jeremiah Smith e la scomparsa di
Lara. Il delitto era vecchio di diciannove anni e, se pure ci fossero stati indizi non individuati dalle
forze dell'ordine, ormai potevano essere considerati irrecuperabili.
La scena del crimine era persa per sempre.
Guard l'ora: erano gi trascorsi venti minuti e non voleva un altro incontro ravvicinato con
Raffaele. Ma decise che valeva la pena di dare almeno un'occhiata alla camera da letto in cui era stata
uccisa Valeria Altieri. Chiss cosa c'era adesso in quella stanza.
Quando oltrepass la soglia, cap immediatamente di essersi sbagliato.
La prima cosa che vide fu il sangue.
Il letto matrimoniale con le lenzuola azzurre ne era intriso. Ce n'era talmente tanto che si poteva
intuire come fossero posizionate le vittime durante il massacro. Il materasso e i cuscini conservavano
memoria della forma dei corpi. L'uno accanto all'altra, stretti in un disperato abbraccio, mentre la furia
omicida si accaniva su di loro.
Dal letto, la sostanza ematica era tracimata come lava sulla moquette bianca. Dilagando con
lentezza, aveva imbevuto le fibre, colorandole di un rosso tanto sfavillante e sfarzoso da stridere con
l'idea stessa della morte.
Gli schizzi, disseminati dallo slancio della mano che brandiva la lama mentre si abbatteva sulla
carne inerme, disegnavano sui muri rabbia, velocit e fatica. Ci che impressionava era la disposizione
ordinata e coerente delle gocce. Un'armonia sacrilega che scaturiva da un odio forsennato.
Una parte di quel sangue, poi, era stata usata per realizzare una scritta sulla parete che
sovrastava il letto. Una sola parola.
EVIL.
In inglese, il male.
Tutto era ormai fissato, immobile. Ma era anche troppo vivido, troppo reale. Come se in quella
stanza l'omicidio fosse stato appena consumato. Marcus ebbe l'impressione di aver compiuto un
viaggio all'indietro nel tempo, semplicemente aprendo quella porta.
Non  possibile, si disse.
Come non era plausibile che la camera fosse stata conservata esattamente come quel tragico
giorno di diciannove anni prima.
C'era soltanto una spiegazione e trov conferma nei secchi di vernice accantonati in un angolo
insieme ai pennelli e nelle foto della polizia scientifica che Raffaele si era procurato chiss come e che
ritraevano la scena autentica. Quella che si era trovato di fronte chi per primo aveva superato quella
soglia.
L'avvocato Guido Altieri, di ritorno a casa in una tranquilla mattina di marzo.
In seguito ogni cosa era stata alterata. Dall'intervento della polizia, ma anche da chi subito dopo
aveva ripulito tutto, cercando di ripristinare lo stato originario degli ambienti, per cancellare l'anamnesi
dell'orrore e restituirli alla normalit.
Accade sempre in presenza di una morte violenta, si disse Marcus. I cadaveri vengono rimossi,
il sangue asciugato. E la gente riprende a frequentare quei luoghi senza sapere. La vita torna e si
riprende gli spazi che le sono stati sottratti.
Nessuno vorrebbe serbare simili ricordi. Neanch'io, pens.
Raffaele Altieri, per, aveva deciso di riprodurre fedelmente la scena del crimine.
Assecondando la propria ossessione, aveva realizzato un santuario dell'orrore. Cercando di
rinchiudervi il male, ne era rimasto a sua volta imprigionato.
Ora Marcus poteva approfittare di quella fedele messinscena per trarne delle conclusioni e
cercare, qualora ci fossero, le anomalie che gli servivano. Cos si fece un tardivo segno della croce e si
addentr.
Mentre si avvicinava a quello che aveva l'aspetto di un altare sacrificale, comprese perch per
compiere la carneficina dovevano aver agito almeno in due.
Le vittime non avevano avuto scampo.
Cerc di immaginare Valeria Altieri e il suo amante, colti nel sonno da un impeto di disumana
violenza. Chiss se la donna aveva urlato, o se si era trattenuta per non svegliare il figlioletto che
dormiva nella stanza accanto. Perch non accorresse a vedere cosa stava accadendo. Per salvarlo.
Ai piedi del letto, sulla destra, si era addensata una pozza di sangue, mentre a sinistra Marcus
not tre piccoli segni circolari.
Si avvicin e si chin per vedere meglio. Formavano un triangolo equilatero perfetto. Ogni lato
misurava all'incirca cinquanta centimetri.
Il simbolo.
Stava considerando i possibili significati di quel segno, quando, sollevato per un attimo lo
sguardo, vide ci che a una prima occhiata gli era sfuggito.
Impresse sulla moquette c'erano minuziose riproduzioni di impronte di piedini scalzi.
Immagin Raffaele, a soli tre anni, che il mattino dopo la strage faceva capolino nella stanza.
Che si trovava davanti quell'orrore senza poterne comprendere il senso. Che correva verso il letto,
intingendo i piedi nella pozza di sangue. Che, di fronte alla spietata indifferenza della morte, scuoteva
disperato sua madre, provando a svegliarla. Marcus poteva immaginare anche la forma del suo
corpicino sulle lenzuola insanguinate: dopo aver pianto per ore, doveva essersi accucciato accanto al
cadavere della mamma e, sfinito, si era addormentato.
Due giorni aveva trascorso in quella casa, prima che suo padre lo trovasse e lo portasse via. Due
lunghissime notti, affrontando da solo l'agguato del buio.
I bambini non hanno bisogno dei ricordi, imparano dimenticando.
Quelle quarantotto ore, invece, erano state sufficienti a segnare per sempre l'esistenza di
Raffaele Altieri.
Marcus non riusciva a muoversi. Inizi a fare dei respiri profondi, temendo un attacco di
panico. Era questo il suo talento allora? Comprendere il messaggio oscuro che il male riusciva a
seminare nelle cose. Riuscire ad ascoltare la voce silenziosa dei morti. Assistere, impotente, allo
spettacolo della malvagit degli uomini.
I cani sono daltonici.
Per questo solo lui aveva compreso qualcosa che il mondo ignorava riguardo a Raffaele. Quel
bambino di tre anni chiedeva ancora di essere salvato.
Ore 9.04
Ci sono cose che devi vedere con i tuoi occhi, Ginger.
David lo ripeteva ogni volta che nasceva una discussione sui rischi del suo lavoro. Per Sandra la
macchina fotografica era un necessario riparo, per non dover affrontare l'impatto con la violenza che
documentava ogni giorno. Per lui, era solo uno strumento.
Quella distinzione le era venuta in mente mentre allestiva una camera oscura di fortuna nel
bagno di servizio di casa, come aveva visto fare a David molte volte.
Aveva sigillato porta e finestra, sostituendo la lampadina sullo specchio e mettendone una che
emetteva luce inattinica rossa. Aveva recuperato dalla soffitta l'ingranditore e la tank per lo sviluppo e
fissaggio dei negativi. Per il resto, aveva improvvisato. Le tre vaschette per il trattamento erano quelle
che usava per sciacquare la biancheria intima. Dalla cucina aveva recuperato pinze, forbici e un
mestolo. Carta fotografica e prodotti chimici, che teneva da parte, non avevano ancora raggiunto la data
di scadenza ed erano pertanto utilizzabili.
La Leica I montava una pellicola 135-35mm. Sandra riavvolse il rullino e lo prelev dallo
scomparto.
L'operazione che stava per compiere richiedeva il buio assoluto. Dopo aver indossato dei
guanti, apr il rocchetto ed estrasse la pellicola. Andando a memoria, con le forbici tagli la parte
iniziale, arrotondando gli angoli, quindi la infil nella spirale della tank. Vers il liquido di sviluppo
preparato precedentemente e inizi a calcolare i tempi. Ripet l'operazione con il liquido di fissaggio,
poi sciacqu tutto sotto l'acqua corrente, mise nella tank qualche goccia di shampoo neutro perch non
aveva l'imbibente, infine appese il rullino ad asciugare sulla vasca da bagno.
Avvi il timer sul suo orologio e si appoggi con la schiena alla parete di piastrelle. Sospir.
Quell'attesa nell'oscurit era snervante. Si domandava perch David avesse usato quella vecchia
macchina per scattare delle foto. Una parte di lei sperava che non ci fosse nulla di significativo, che
quell'illusione dipendesse dalla sua impossibilit a rassegnarsi a una morte insensata.
Sandra voleva sentirsi stupida.
David ha usato la Leica solo per provarla, si disse. Per quanto la fotografia fosse la passione e il
lavoro di entrambi, non avevano foto insieme. Ogni tanto lei ci rifletteva. La cosa non sembrava tanto
strana quando suo marito era in vita. Non ne avevamo bisogno, si ripeteva. Quando il presente  cos
intenso, non ti serve un passato. Non immaginava che avrebbe dovuto fare incetta di ricordi, perch un
giorno le sarebbero serviti a sopravvivere. Ma pi andava avanti, pi la sua riserva si assottigliava. Era
troppo poco il tempo che avevano trascorso insieme rispetto a quello che, statisticamente, le restava da
vivere. Cosa ne avrebbe fatto di tutti quei giorni? Sarebbe mai stata capace di sentire di nuovo qualcosa
di simile a ci che provava per lui?
Il suono del timer la ridest. Finalmente poteva accendere la lampada rossa. Per prima cosa,
prese il rullino che aveva appeso e lo vision in controluce.
Con la Leica erano state scattate cinque foto.
Il contenuto di ognuna al momento era indistinguibile. Si apprest a stamparle. Prepar i tre
recipienti. Il primo con il liquido rilevatore, il secondo con acqua e acido acetico per il bagno d'arresto,
il terzo con il fissatore diluito anch'esso nell'acqua.
Per mezzo dell'ingranditore, inizi a proiettare i negativi sulla carta fotografica affinch venisse
impressionata. Quindi immerse il primo foglio nella vaschetta col rilevatore. La agit debolmente e, a
poco a poco, l'immagine affior nel liquido.
Era buia.
Pens a un errore di scatto ma la mise comunque a bagno negli altri due contenitori e l'appese
sulla vasca con una molletta. Prosegu l'operazione con gli altri negativi.
Nella seconda foto c'era David a torso nudo riflesso in uno specchio. Con una mano teneva la
macchina fotografica davanti alla faccia, con l'altra stava salutando. Ma non sorrideva. Anzi, era serio.
Alle sue spalle c'era un calendario, il mese era quello in cui era morto. Sandra consider che
probabilmente quella era l'ultima immagine esistente di David ancora in vita.
Il tetro commiato di un fantasma.
La terza foto era un cantiere. Si riconoscevano i pilastri nudi di un edificio in costruzione.
Mancavano le pareti e tutt'intorno c'era il vuoto. Sandra ipotizz che fosse stata scattata nel palazzo da
cui David era precipitato. Ma, ovviamente, era avvenuto prima.
Perch era andato l con la Leica?
L'incidente di David era accaduto di notte. Quell'immagine, invece, era stata realizzata di
giorno. Forse aveva fatto un sopralluogo.
La quarta foto era molto strana. Era stata scattata a un dipinto che sembrava del Seicento. Ma
Sandra era sicura che immortalasse solo un dettaglio dell'intera tela. Ritraeva un bambino, il busto
ruotato di tre quarti, nell'atto di darsi alla fuga. Ma con il viso ancora rivolto all'indietro, incapace di
distogliere lo sguardo da qualcosa che lo atterriva e, al tempo stesso, lo attraeva. La sua espressione era
attonita e sconvolta, la bocca spalancata per lo stupore.
Sandra era convinta di aver gi visto quella scena. Ma non le veniva in mente quale fosse il
quadro. Ramment la passione dell'ispettore De Michelis per l'arte e la pittura: gli avrebbe chiesto un
parere.
Di una cosa era certa: quel dipinto si trovava a Roma. Ed era l che doveva andare.
Il suo turno sarebbe cominciato alle quattordici, ma avrebbe chiesto un permesso per qualche
giorno. In fondo, dopo la morte di David, non aveva usufruito del congedo per motivi familiari. Poteva
prendere un treno ad alta velocit. Sarebbe arrivata in meno di tre ore. Voleva vedere con i suoi occhi,
proprio come diceva David. Avvertiva il bisogno di capire, perch ormai era certa che ci fosse una
spiegazione.
Nella sua testa programmava il viaggio e intanto si dedicava alla stampa dell'ultima foto del
rullino. Le prime quattro contenevano solo domande che andavano ad aggiungersi a tutti gli
interrogativi irrisolti che aveva accumulato fino ad allora.
Nella quinta, forse, c'era almeno una risposta.
La tratt con maggiore delicatezza mentre l'immagine emergeva sulla carta. Una macchia scura
su uno sfondo chiaro. Cominci a delinearsi, un dettaglio alla volta. Come un relitto che riemerge
progressivamente dagli abissi dopo aver trascorso decenni nell'assoluta oscurit.
Era un volto.
Di profilo, colto alla sprovvista, non si era accorto che qualcuno lo stesse fotografando.
C'entrava con quello che David stava facendo a Roma, o poteva perfino essere coinvolto con la sua
morte? Sandra comprese che avrebbe dovuto trovare quell'individuo.
Capelli neri come gli abiti che indossava, occhi sfuggenti e malinconici.
E una cicatrice sulla tempia.
Ore 9.56
Marcus lasciava che il suo sguardo si perdesse nello spettacolo di Roma dalla terrazza del
castello. Alle sue spalle svettava l'Arcangelo Michele che, spiegate le ali e brandita la spada, vegliava
sulle creature umane e le loro infinite miserie. Alla sinistra della statua bronzea, la campana della
misericordia, che coi suoi rintocchi annunciava i condannati a morte al tempo oscuro in cui Castel
Sant'Angelo era la prigione del papato.
Quel luogo di supplizio e disperazione era diventato una meta per turisti. Scattavano foto
ricordo approfittando dello spicchio di sole che si era fatto largo fra le nuvole e faceva brillare la citt
bagnata di pioggia.
Clemente raggiunse Marcus e gli si affianc senza distogliere lo sguardo dal paesaggio.
Che succede?
Usavano una casella vocale per darsi appuntamento. Quando uno dei due voleva vedere l'altro,
bastava che lasciasse un messaggio con indicati luogo e ora. Nessuno era mai mancato a quegli
incontri.
L'omicidio di Valeria Altieri.
Prima di rispondere, Clemente scrut il suo volto tumefatto. Chi  stato a ridurti in quel
modo?
Stanotte ho conosciuto suo figlio Raffaele.
Clemente gliss sul resto, limitandosi a scuotere il capo. Brutta storia. Il delitto  rimasto
irrisolto.
Lo disse come se conoscesse bene il caso, il che apparve piuttosto strano a Marcus, visto che
all'epoca dei fatti il suo amico doveva avere poco pi di dieci anni. Perci, esisteva solo una
spiegazione: se n'erano occupati anche loro.
C' qualcosa nell'archivio?
A Clemente non piaceva che lo si nominasse in pubblico. Dovresti fare attenzione, lo
redargu.
 molto importante. Cosa sai?
Due le piste seguite. Entrambe coinvolgevano Guido Altieri. Nell'omicidio di un'adultera, il
primo sospettato  sempre il marito. E l'avvocato aveva conoscenze e risorse per essere il mandante
della strage e farla franca.
Se Guido Altieri era colpevole, aveva lasciato consapevolmente il figlio coi cadaveri per due
giorni solo per rafforzare il suo alibi. Marcus non riusciva a crederci.
La seconda pista?
Altieri  un faccendiere e in quel periodo si trovava a Londra per concludere un'importante
fusione societaria. In realt, l'operazione nascondeva risvolti poco chiari. C'erano di mezzo il petrolio e
un traffico d'armi, erano in gioco interessi ad altissimo livello. La parola inglese EVIL, scritta sopra al
letto della strage, poteva essere interpretata come un messaggio per l'avvocato.
Una minaccia.
Be', in fondo gli assassini avevano risparmiato suo figlio.
Dei bambini passarono correndo accanto a Marcus che li segu con lo sguardo, invidiando il
loro modo leggero di stare al mondo.
Come mai le due piste non hanno portato a nulla?
Riguardo alla prima, Guido e Valeria Altieri erano in procinto di divorziare. Lei era troppo
disinibita, lo skipper era solo l'ultimo di una lunga lista. L'avvocato non deve aver sofferto troppo la
perdita, visto che si  risposato pochi mesi dopo il fatto. Da allora ha un'altra famiglia, altri figli. E poi,
diciamocelo, se uno come Altieri avesse voluto liquidare la moglie, avrebbe scelto un modo meno
cruento.
E Raffaele?
Sono anni che non gli parla. Per quanto ne so, il ragazzo  disturbato, entra ed esce dalle
cliniche psichiatriche. Attribuisce al padre la colpa di quanto  successo.
La tesi del complotto internazionale?
Ha retto per un po', ma poi  caduta per mancanza di prove.
Non c'erano impronte, nessun indizio sul luogo del delitto?
Nonostante somigliasse a una carneficina, gli assassini sono stati precisi e puliti.
Anche se non fosse stato cos, Marcus consider che l'omicidio era avvenuto in un periodo in
cui le indagini venivano svolte con vecchi sistemi. L'analisi del DNA entrava gradualmente nei metodi
della polizia scientifica. Inoltre, la scena del crimine era stata inquinata dalla presenza del bambino
per quarantott'ore, e poi cancellata per sempre. Ripens al duplicato che Raffaele Altieri aveva
realizzato nella speranza di trovare una risposta. Diciannove anni prima, l'incapacit di individuare
subito gli autori materiali aveva finito per compromettere irrimediabilmente l'esito dell'indagine.
Perci era stato ancora pi difficile risalire a un movente.
C'era una terza pista, vero?
Marcus l'aveva intuito: era il motivo per cui in passato il caso aveva interessato anche loro. Non
capiva perch l'amico non vi avesse accennato. Infatti, Clemente cerc di sviare il discorso: Ascolta,
cosa c'entra questo con Jeremiah Smith e la scomparsa di Lara?
Non lo so ancora. Raffaele Altieri ieri notte era nell'appartamento della ragazza, qualcuno l'ha
convocato con una lettera.
Qualcuno? Chi?
Non ne ho idea, ma in casa di Lara c'era una Bibbia nello scaffale dei libri di cucina.
L'anomalia mi era sfuggita durante il primo sopralluogo. A volte c' bisogno del buio per vedere
meglio le cose: per questo stanotte sono tornato in quell'appartamento. Volevo riprodurre le stesse
condizioni in cui si era mosso Jeremiah.
Una Bibbia? Clemente non capiva.
C'era un segnalibro che indicava la lettera di san Paolo ai Tessalonicesi: il giorno del Signore
verr come viene un ladro nella notte... Se non fosse assurdo, direi che qualcuno ha piazzato l un
messaggio per noi perch incontrassimo proprio Raffaele Altieri.
Clemente s'irrigid: Nessuno sa di noi.
Gi, disse Marcus. Nessuno, si ripet con amarezza.
Clemente lo incalz: Non abbiamo molto tempo per salvare Lara, questo lo sai.
Tu mi hai detto di seguire l'istinto, che solo io posso trovarla.  ci che sto facendo. Marcus
non aveva intenzione di mollare la presa. Ora parlami dell'altra pista. Sulla scena del crimine, oltre
alla scritta EVIL, furono trovati tre segni circolari tracciati col sangue delle vittime, che formavano i
vertici di un triangolo.
Clemente si volt verso l'Arcangelo di bronzo, quasi ne invocasse la protezione per ci che
stava per dire.
 un simbolo esoterico.
Marcus consider che non c'era da stupirsi se la polizia aveva deciso di omettere quel dettaglio
dai verbali. Gli sbirri erano gente pratica, a loro non piaceva che un'indagine deviasse nel mondo
dell'occulto. Erano argomenti difficilmente spendibili in un'aula di tribunale, che anzi avrebbero
fornito agli eventuali imputati una scappatoia per invocare l'infermit mentale. E poi c'era sempre il
rischio di rimediare pessime figure.
Tuttavia Clemente considerava seriamente quell'ipotesi. Secondo qualcuno, in quella camera
da letto si  celebrato un rito.
I delitti a sfondo rituale rientravano fra le anomalie di cui solitamente si occupavano. In essi si
mescolavano edonismo e sesso. In attesa che Clemente gli procurasse dall'archivio il fascicolo sul caso
Altieri, Marcus aveva fretta di comprendere il significato del simbolo triangolare, per questo si era
recato nell'unico luogo in cui avrebbe trovato la risposta.
La Biblioteca Angelica aveva sede nell'ex convento degli agostiniani, in piazza Sant'Agostino.
Dal Seicento, i frati si erano occupati di raccogliere, catalogare e preservare circa 200.000 preziosi
volumi, divisi tra fondo antico e fondo moderno. Era stata la prima biblioteca europea aperta alla
pubblica consultazione.
Marcus era seduto a uno dei tavoli del salone di lettura  detto vaso Vanvitelliano, dal nome
dell'architetto che aveva ristrutturato il complesso nel XVIII secolo , circondato da una scaffalatura
lignea gremita di libri. Vi si accedeva tramite un vestibolo adornato da quadri di arcadi illustri nel quale
trovavano posto i cataloghi. Poco pi in l c'era la stanza blindata che conteneva le miniature pi
preziose.
Nel corso dei secoli, la Biblioteca Angelica era stata protagonista di varie controversie a sfondo
religioso poich conservava anche numerosi testi proibiti. Erano quelli che interessavano a Marcus, che
aveva chiesto di esaminare alcuni tomi sulla simbologia.
Indossava un guanto bianco di cotone per sfogliare le pagine, perch il contatto con gli acidi
della pelle avrebbe potuto danneggiarle. Nella sala c'era quell'unico suono, simile al battito d'ali di una
farfalla. Al tempo della Santa Inquisizione, Marcus avrebbe pagato con la vita il solo fatto di leggere
quelle parole. In un'ora di ricerca, riusc a risalire all'origine del simbolo triangolare.
Nato come opposto della croce cristiana, era diventato presto l'emblema di alcuni culti satanici.
La sua creazione risaliva all'epoca della conversione dell'imperatore Costantino. I cristiani smisero di
essere perseguitati e abbandonarono le catacombe. I pagani, invece, vi si rifugiarono.
Marcus si stup nello scoprire che il moderno satanismo derivava proprio da quel paganesimo.
Nel corso dei secoli, la figura di Satana aveva rimpiazzato le altre divinit, perch era l'antagonista
principale del Dio dei cristiani. Gli adepti di quei culti erano considerati alla stregua di fuorilegge.
S'incontravano in posti isolati, di solito all'aperto. Con un bastone tracciavano le mura del loro tempio
sul terriccio, cos era facile cancellarle nel caso fossero stati sorpresi. L'uccisione di innocenti serviva a
siglare patti di sangue fra i seguaci. Ma, oltre a possedere uno scopo ritualistico, ne celava uno pratico.
Se ti faccio uccidere qualcuno, sei legato a me per la vita, concluse Marcus. Chi abbandonava la
setta rischiava di essere denunciato per omicidio.
Nel catalogo della biblioteca aveva trovato dei libri che spiegavano quale fosse stata
l'evoluzione storica di quelle pratiche, fino all'era moderna. Poich si trattava di pubblicazioni recenti,
si sfil il guanto di consultazione e si immerse nella lettura di un testo di criminologia.
La matrice satanica era presente in molti delitti. Ma, il pi delle volte, era solo un pretesto per
dare sfogo a perversioni di natura sessuale. Alcuni assassini psicopatici erano convinti che qualcosa di
superiore stesse cercando di comunicare con loro. L'affidarsi a un rito sanguinario era un modo per
rispondere alla chiamata. I cadaveri diventavano messaggeri.
Il caso pi noto riguardava David Richard Berkowitz  meglio conosciuto come Figlio di
Sam , un serial killer che aveva terrorizzato New York alla fine degli anni Settanta. Quando lo
catturarono, raccont alla polizia che a ordinargli di uccidere era stata una presenza demoniaca che gli
parlava attraverso il cane del suo vicino.
Marcus escluse che nel caso di Valeria Altieri ci si trovasse al cospetto di un crimine
patologico. Erano stati pi individui ad agire, il che presupponeva una piena capacit mentale.
Gli omicidi di gruppo, per, erano una costante nei casi di satanismo. Perch proprio nella
moltitudine i singoli potevano trovare il coraggio per compiere azioni riprovevoli di cui, altrimenti, non
sarebbero stati capaci. L'unione aiutava a superare i normali freni inibitori e la responsabilit condivisa
non generava sensi di colpa.
Esisteva un satanismo acido in cui gli adepti facevano massiccio uso di droghe, rendendosi
cos pi manovrabili. Tali gruppi erano facilmente riconoscibili per l'abbigliamento, in cui spiccavano
il colore nero e simboli di derivazione satanica. L'ispirazione, pi che da testi sacrileghi, veniva tratta
dalla musica heavy metal.
La scritta EVIL sulla parete della camera da letto di Valeria Altieri poteva rimandare a questo
genere, pens Marcus. Ma raramente simili gruppi arrivavano a uccidere esseri umani, si riducevano
spesso a imitare messe nere e sacrificare poveri animali.
Il vero satanismo non era mai cos plateale, consider Marcus. Si fondava sul segreto pi
assoluto. Non c'erano prove della sua esistenza, soltanto ingannevoli e contraddittori indizi. Infatti
erano pochissimi i casi di delitti satanici non attribuibili a fanatici o malati di mente. Il pi famoso era
avvenuto proprio in Italia ed era quello del cosiddetto Mostro di Firenze.
Marcus lesse con attenzione un breve riassunto del caso. Dopo aver compreso che gli otto
duplici omicidi, avvenuti fra il 1974 e il 1985, erano opera non di un'unica mano bens di un gruppo di
assassini, gli inquirenti avevano eseguito l'arresto dei colpevoli, senza per spingersi oltre, e ci anche
se si paventava l'esistenza di mandanti, collegati a un qualche tipo di setta di derivazione magica, mai
individuata. La tesi era che i delitti fossero stati commissionati allo scopo di procurarsi feticci umani,
per servirsene in chiss quali cerimonie.
Marcus individu un passaggio di quel resoconto che poteva rivelarsi utile. Si riferiva alla
motivazione per cui il Mostro di Firenze uccideva sempre giovani coppie che si erano appartate nelle
campagne. La morte pi favorevole era quella che avveniva durante l'orgasmo, chiamata anche mors
justi. La credenza era che, in quel preciso momento, si sprigionassero particolari energie capaci di
accrescere e rafforzare gli effetti di un rito malefico.
Nei casi specifici, le uccisioni avvenivano secondo un preciso calendario, in giorni che
precedevano le festivit cristiane, con preferenza per le notti di novilunio.
Marcus controll la data dell'assassinio di Valeria Altieri e del suo amante. Era avvenuto la
notte del 24 marzo, alla vigilia della celebrazione dell'Annunciazione del Signore. Il momento in cui,
secondo i Vangeli, l'Arcangelo Gabriele informa la Vergine Maria che concepir il figlio di Dio. E
c'era luna nuova.
Gli elementi di un delitto satanico sussistevano tutti. Ora si trattava di far ripartire in quella
direzione un'indagine ferma da quasi vent'anni. Marcus era convinto che qualcuno che sapeva molte
cose in tutto quel tempo avesse scelto di tacere. Si frug in tasca e trov il biglietto da visita di Ranieri
che aveva preso dalla scrivania di Raffaele Altieri.
Avrebbe cominciato dall'investigatore privato.
Ranieri aveva un ufficio all'ultimo piano di una palazzina nel quartiere Prati. Lo vide scendere
da una Subaru verde. Era molto pi vecchio rispetto alla foto che campeggiava sul sito Internet che
promuoveva i servizi della sua agenzia. Marcus aveva trovato inopportuno che chi svolgeva un
mestiere fondato sulla discrezione rendesse noto a chiunque il proprio volto. Ma a Ranieri
probabilmente non interessava.
Prima di seguirlo all'interno del palazzo, not che l'auto parcheggiata era piena di schizzi di
fango. Nonostante la pioggia incessante delle ultime ore, era improbabile che si fosse ridotta in quel
modo a Roma. Ne dedusse che l'investigatore era stato fuori citt.
Il portiere dello stabile era intento a leggere un giornale e Marcus gli pass davanti indisturbato.
Ranieri aveva evitato l'ascensore e, dal modo in cui saliva le scale, sembrava avesse molta fretta.
Entr nel suo ufficio. Marcus invece si ferm al primo piano, dove c'era una rientranza in cui
potersi nascondere e attendere indisturbato che l'uomo uscisse nuovamente, per poi introdursi
nell'appartamento e scoprire perch avesse tanta premura.
Mentre quella mattina svolgeva le sue ricerche in biblioteca, Clemente come promesso gli
aveva procurato il fascicolo del caso  codice: c.g. 796-74-8. Conteneva un dettagliato dossier su tutti i
protagonisti coinvolti nella vicenda. Gliel'aveva fatto trovare all'interno di una cassetta per le lettere di
un grande condominio popolare. La usavano abitualmente per scambiarsi documenti e, in realt, non
era intestata ad alcun inquilino.
Marcus aveva avuto modo di studiare bene il profilo di Ranieri mentre attendeva il suo arrivo.
L'investigatore privato non godeva di buona fama. Ma non c'era da stupirsi. Era stato sospeso
dall'albo ufficiale per condotta scorretta. A quanto pareva, quella non era la sua unica occupazione: in
passato aveva preso parte ad alcune truffe, rimediando perfino una condanna per un giro di assegni
falsi. Il suo miglior cliente era Raffaele Altieri da cui, nel corso degli anni, era riuscito a ottenere
svariate somme di denaro. Tuttavia il loro rapporto si era interrotto bruscamente. L'ufficio in zona Prati
era solo una facciata per attrarre ignari clienti da sfruttare. Non aveva neanche una segretaria.
Fu proprio mentre Marcus valutava questo aspetto che un urlo di donna riecheggi nella tromba
delle scale. Sembrava provenire proprio dall'ultimo piano.
Il suo addestramento era chiaro: in casi del genere avrebbe dovuto andarsene senza esitazione.
Una volta al sicuro, avrebbe potuto allertare le forze dell'ordine. La cosa pi importante era
l'anonimato, e lui doveva preservarlo a ogni costo.
Io non esisto, ramment a se stesso.
Attese di capire se qualcuno nel palazzo avesse sentito qualcosa. Ma non apparve nessuno sui
pianerottoli. Marcus non riusciva a trattenersi: se una donna era davvero in pericolo, non si sarebbe
perdonato di non essere intervenuto. Stava per salire all'ultimo piano, quando la porta dell'ufficio si
apr e Ranieri inizi a ridiscendere le scale. Marcus si rintan nella rientranza e l'uomo gli pass
davanti senza accorgersi di lui. Portava con s una borsa di cuoio.
Quando fu sicuro che l'investigatore privato aveva lasciato il palazzo, Marcus si lanci in una
corsa su per le scale, sperando di fare in tempo.
Arrivato sul pianerottolo, assest un calcio alla porta dell'ufficio. Si ritrov in una stretta sala
d'attesa. In fondo al corridoio c'era un'unica stanza. Marcus si precipit in quella direzione. Arrivato
sulla soglia, attese. Ud dei colpi. Si sporse all'interno con prudenza e vide che era solo una finestra
aperta che sbatteva per il vento.
Nessuna donna.
Ma c'era una seconda porta, chiusa. Si avvicin con circospezione. Appoggi il palmo sulla
maniglia e l'apr di colpo, sicuro di trovarsi di fronte uno spettacolo tremendo. Invece era soltanto un
piccolo bagno. Ed era vuoto.
Dov'era la donna che aveva sentito urlare?
I medici gli avevano parlato di allucinazioni sonore. Un effetto collaterale della sua amnesia.
Era gi accaduto. Una volta gli era parso di sentire un telefono che squillava insistentemente nella
soffitta in via dei Serpenti. Ma lui non aveva telefono. In un'altra occasione, aveva udito Devok che lo
chiamava per nome. Non sapeva se quella fosse davvero la sua voce, non la rammentava. Ma aveva
collegato lo stesso quel suono al suo volto, quindi esisteva una speranza che un giorno i ricordi
potessero tornare. I dottori dicevano di no, che l'amnesia legata a un danno al cervello  sempre
irreversibile e che il suo non era uno stato psicologico. Tuttavia c'era la possibilit di recuperare una
memoria recondita e ancestrale.
Respir profondamente, cercando di rimuovere l'urlo di donna. Doveva capire cos'era successo
in quella stanza.
Si avvicin alla finestra aperta e guard di sotto: il posto in cui Ranieri aveva parcheggiato la
sua Subaru verde era vuoto. Se aveva preso l'auto, l'investigatore privato non sarebbe rientrato presto,
perci aveva un po' di tempo.
Sull'asfalto c'era una macchia d'olio. Marcus aggiunse quel dettaglio agli schizzi di fango che
aveva notato sulla carrozzeria della vettura, deducendo che l'investigatore quella mattina aveva visitato
un luogo accidentato, sporcando e danneggiando la Subaru.
Richiuse la finestra e ne approfitt per analizzare l'ufficio.
Ranieri si era trattenuto poco pi di dieci minuti. Cos'era venuto a fare?
Esisteva un modo per saperlo e Marcus ramment proprio una delle lezioni di Clemente.
Criminologi e profiler lo chiamavano l'enigma della stanza vuota. Si partiva dall'assunto che ogni
evento, anche il pi insignificante, lasciava delle tracce che, col passare dei minuti, perdevano la loro
latenza.
Perci, anche se quell'ambiente poteva sembrare vuoto, non lo era. Conteneva molte
informazioni. Marcus, per, aveva poco tempo per individuarle e servirsene per ricostruire l'accaduto.
Il primo approccio era visivo. Cos si guard intorno. Una libreria semivuota, con riviste
balistiche e testi di diritto. A giudicare dalla polvere che li ricopriva, servivano solo per fare scena. Un
divano liso, un paio di poltroncine davanti a una scrivania con una sedia girevole.
Not anche l'anacronistica combinazione fra un televisore al plasma e un vecchio
videoregistratore. Pensava che quegli aggeggi fossero andati in disuso. Ma a colpirlo maggiormente fu
il fatto che non c'erano videocassette nella stanza.
Registr il dettaglio e prosegu. Alle pareti c'erano diplomi che attestavano la partecipazione a
stage di specializzazione in tecniche investigative. Una licenza scaduta. La cornice, per, era storta.
Marcus la rimosse, scoprendo una piccola cassaforte. Lo sportello era semplicemente accostato. Lo
apr. Era vuota.
Ripens alla borsa di cuoio con cui Ranieri era uscito dall'ufficio. Poteva aver portato via
qualcosa. Denaro? Pensava di scappare? Da cosa o da chi?
Pass a interrogarsi sullo stato dei luoghi. Quando era arrivato, la finestra era aperta. Perch
l'investigatore privato l'aveva lasciata cos?
Per arieggiare la stanza, si disse. E procedette subito a un esame olfattivo. Si avvertiva un lieve
ma peculiare odore di bruciato. Clorofilla, pens. E si diresse verso il cestino della carta straccia.
C'era un unico foglio, accartocciato dal fuoco.
Ranieri non aveva solo preso un oggetto dall'ufficio, prima di andar via si era anche sbarazzato
di qualcosa. Marcus recuper ci che restava del pezzo di carta dal fondo del cestino. Lo deposit con
cura sul ripiano della scrivania. Si rec nuovamente in bagno, controll l'etichetta di un sapone liquido
e lo port con s. Vi intinse il polpastrello e, dispiegando il foglio come meglio pot, lo fece scorrere
sulla parte pi scura, l dove sembrava esserci scritto qualcosa. Quindi prese un cerino da una scatola
sul tavolo  da cui, verosimilmente, si era servito anche Ranieri poco prima  e si apprest a dare
nuovamente fuoco al foglio. Prima di cominciare, per, si ferm per concentrarsi. Aveva a disposizione
solo quel tentativo, poi sarebbe andato distrutto per sempre.
A parte le emicranie, le allucinazioni uditive e il senso di smarrimento, l'amnesia aveva
prodotto almeno un vantaggio: gli aveva fatto acquistare una notevole capacit mnemonica. Marcus era
convinto che l'abilit d'imparare in fretta dipendesse dallo spazio vuoto nella sua testa. E si era accorto
di possedere anche una perfetta memoria fotografica.
Speriamo che funzioni, si disse.
Sfreg il fiammifero, prese il foglietto e ci pass sotto la fiamma, da sinistra verso destra,
secondo il senso di lettura.
L'inchiostro inizi a reagire con la glicerina contenuta nel sapone. Bruciando pi lentamente del
resto, cre una specie di contrasto. I caratteri di una scritta autografa si ricomposero fugacemente. I
suoi occhi correvano sul biglietto per catturare le lettere e i numeri che apparivano. L'effetto si esaur
in pochi attimi, terminando con uno sbuffo di fumo grigio. Marcus aveva il responso. Il testo era un
indirizzo: Via delle Comete 19. Prima che tutto svanisse, per, aveva scorto anche i tre puntini che
formavano il simbolo del triangolo.
A parte il luogo indicato, era identico al biglietto ricevuto da Raffaele Altieri.
ore 14.00
Non credo che sia stata una buona idea.
Al telefono, De Michelis fu abbastanza diretto. Sandra quasi si pent di averlo coinvolto. Il
traffico di Roma era rallentato dalla pioggia e il taxi che aveva preso alla stazione procedeva a sobbalzi.
L'ispettore aveva intenzione di aiutarla, ma non capiva la necessit di recarsi l di persona.
Sicura che stai facendo la cosa giusta?
Sandra aveva preparato un trolley, mettendoci dentro l'occorrente per star via di casa qualche
giorno, ma anche le foto del rullino della Leica, l'agenda su cui suo marito aveva segnato quegli strani
indirizzi e la ricetrasmittente che aveva trovato nella sua borsa.
David faceva un lavoro pericoloso. Di comune accordo, abbiamo stabilito che non mi avrebbe
mai detto quale fosse la destinazione dei suoi viaggi. Suo marito sosteneva che voleva risparmiarle
quella che chiamava l'ansia della moglie del soldato al fronte. Perch allora raccontarmi quella bugia
nel messaggio della segreteria? Che bisogno c'era di affermare di essere a Oslo? Ci ho pensato: che
stronza sono stata. Lui non voleva nascondermi qualcosa, ma richiamare la mia attenzione.
D'accordo, forse aveva fatto una scoperta e voleva proteggerti, e ora ti stai mettendo in
pericolo da sola.
Non credo. David sapeva di correre dei rischi e, nel caso gli fosse accaduto qualcosa, voleva
che indagassi. Per questo mi ha lasciato delle tracce da seguire.
Ti riferisci a quello che c'era nella vecchia macchina fotografica?
A proposito, hai gi capito a quale quadro appartiene il dettaglio del bambino che fugge?
Detto cos, non mi dice niente. Dovrei vedere l'immagine.
Te l'ho mandata via mail.
Lo sai che io con questa roba di computer... Comunque chieder a uno dei ragazzi di
scaricarmela. Ti dar notizie quanto prima.
Sandra sapeva di poter contare su di lui. Aveva impiegato cinque mesi per dirle che gli
dispiaceva che David fosse morto, ma tutto sommato era un brav'uomo.
Ispettore...
S?
Da quanti anni sei sposato?
De Michelis rise. Venticinque. Perch?
Sandra aveva ripensato alle parole di Shalber. Lo so che  una cosa personale... Ma hai mai
dubitato di tua moglie?
L'ispettore si schiar la voce. Un pomeriggio, Barbara mi disse che stava andando a trovare
un'amica. Io sapevo che mi stava dicendo una bugia. Sai il sesto senso di noi poliziotti?
S, credo di conoscerlo. Sandra non era sicura di voler sapere quella storia. Ma non sei
obbligato a dirmi i fatti tuoi.
De Michelis prosegu col racconto, ignorandola: Be', decisi di pedinarla come avrei fatto con
un normale criminale. Lei non si accorse di nulla. Ma a un certo punto, mi fermai e pensai a ci che
stavo facendo. Cos decisi di tornare indietro. Se vuoi, puoi chiamarla paura. Io so cos'era. In realt,
non m'interessava se mi aveva mentito. Se avessi scoperto che in effetti stava andando dalla sua amica,
mi sarebbe sembrato di averla tradita. Come io avevo diritto a una moglie fedele, anche Barbara
meritava un marito che si fidasse di lei.
Sandra cap che il collega pi anziano aveva condiviso con lei qualcosa che probabilmente non
aveva mai confidato a nessuno. Cos trov il coraggio per dirgli il resto. De Michelis, c' un altro
favore che dovrei chiederti...
Che c' ancora? Lui finse di essere seccato.
Ieri sera mi ha chiamato un certo Shalber dell'Interpol. Crede che David sia coinvolto in
qualcosa di losco e mi  sembrato un rompiscatole.
Ho capito: raccoglier informazioni sul suo conto.  tutto?
S, grazie, disse Sandra, sollevata.
De Michelis, per, non aveva terminato. Toglimi una curiosit: dove stai andando adesso?
Dove tutto  finito, avrebbe voluto dire Sandra. Al palazzo in costruzione da cui  precipitato
David.
L'idea di andare a convivere era stata sua. Ma David l'aveva accolta con favore. Almeno questo
le era sembrato di credere. Si conoscevano da pochi mesi e ancora non era sicura di saper interpretare
le reazioni dell'uomo che amava. A volte, lui riusciva a essere proprio complicato. A differenza di lei,
David non era mai netto nelle emozioni. Quando erano in disaccordo, era sempre lei che alzava la voce
e si alterava. Lui teneva un atteggiamento vagamente conciliante e, soprattutto, distratto. Anzi, si
poteva dire che fosse solo lei a litigare. Sandra non poteva fare a meno di pensare che quello di David
non fosse disinteresse, ma una precisa strategia, in cui prima la faceva sfogare e poi la conduceva a
rinunciare alle proprie ragioni per esasperazione.
La dimostrazione pi calzante per la sua teoria era ci che era accaduto un mese dopo che lui si
era trasferito nel suo appartamento.
Da una settimana, David era di umore strano, silenzioso, e Sandra aveva l'impressione che la
evitasse, perfino quando erano soli in casa. Anche se in quel periodo non lavorava, aveva sempre
qualcosa da fare. Si rinchiudeva nello studio, oppure riparava una presa elettrica o liberava un
lavandino otturato. Sandra sentiva che c'era qualcosa che non andava, ma aveva paura di chiedere.
Diceva a se stessa che doveva dargli tempo, che David non solo non era abituato ad avere un luogo da
chiamare casa, ma gli mancava un'esperienza di vita di coppia. Insieme al timore di perderlo, per,
montava anche la rabbia per quel suo atteggiamento sfuggente. Era pronta a esplodere.
Accadde una notte. Mentre dormivano, sent la sua mano che la scuoteva per svegliarla. Dopo
aver realizzato che erano appena le tre del mattino, ancora stordita dal sonno, gli chiese cosa diavolo
volesse. David accese la luce e si tir su nel letto. Il suo sguardo vagava per la stanza mentre cercava le
parole per dirle ci che da un po' di tempo gli frullava in testa. Cio che non potevano andare avanti
cos, che si sentiva a disagio e che quella situazione, in definitiva, gli risultava stretta.
Sandra si sforzava di comprendere il senso di quel discorsetto, ma l'unica spiegazione che le
veniva in mente era: Questo stronzo mi sta mollando. Ferita nell'orgoglio e incredula davanti al fatto
che lui non potesse aspettare il mattino dopo per scaricarla, si era alzata e, furente, aveva iniziato a
inveire e a insultarlo con frasi impronunciabili. Nell'ira, scagliava per terra gli oggetti che erano a
portata di mano, fra cui il telecomando che, cadendo, aveva acceso la tv. A quell'ora davano solo
vecchi film in bianco e nero. In quel momento trasmettevano Cappello a cilindro, con Fred Astaire e
Ginger Rogers impegnati in un duetto musicale.
La dolce melodia, combinata all'isteria di Sandra, creava una scena surreale.
A peggiorare la situazione c'era che David non replicava, subendo passivamente e a testa bassa
gli improperi. Quando ormai la sua furia era incontenibile, per, Sandra gli aveva visto infilare la mano
sotto il cuscino e prendere un astuccio di velluto blu, che poi aveva appoggiato dalla sua parte del letto
con un sorriso sornione. Ammutolita di colpo, aveva osservato quel cofanetto, ben sapendo cosa
contenesse. Si sentiva un'idiota e non riusc a impedire alla sua bocca di rimanere spalancata per lo
stupore.
Stavo appunto cercando di dire, aveva esordito David, che non possiamo andare avanti cos
e che, a mio modestissimo parere, dovremmo sposarci. Perch io ti amo, Ginger.
Glielo disse  ed era la prima volta che le svelava cosa provasse e che la chiamava cos  sulle
note di Fred che cantava Cheek to cheek.
Heaven, I'm in Heaven,
And my heart beats so that I can hardly speak;
And I seem to find the happiness I seek
When we're out together dancing, cheek to cheek.
Sandra, senza neanche accorgersene, aveva iniziato a piangere. Gli si era gettata fra le braccia,
perch aveva bisogno di essere stretta. Singhiozzando sul suo torace, aveva preso a spogliarsi, mossa
dall'urgenza di fare l'amore con lui. Erano andati avanti fino all'alba. Non c'erano parole per
descrivere ci che aveva provato quella notte. Pura gioia.
In quei momenti aveva compreso che con David non ci sarebbero mai state situazioni tranquille.
Che avevano bisogno entrambi di vivere con impeto. Ma gi si faceva strada in lei il timore che,
proprio per questo, ogni cosa potesse bruciare in fretta.
E cos era accaduto.
A tre anni, cinque mesi e una manciata di giorni da quella notte irripetibile, Sandra si trovava
nel cantiere abbandonato di un palazzo in costruzione, davanti al punto esatto in cui il corpo di David 
il suo David!  si era schiantato al termine della caduta. Non c'era sangue, ormai lavato dalle
intemperie. Avrebbe voluto portare un fiore, ma non voleva lasciarsi soverchiare troppo dalle emozioni.
Era venuta soprattutto per capire.
Dopo la caduta, David era rimasto agonizzante per tutta la notte. Finch un uomo in bicicletta
che transitava per caso l'aveva notato, dando l'allarme. Troppo tardi, per. Era deceduto in ospedale.
Quando i colleghi di Roma le avevano descritto la dinamica dell'incidente, Sandra non si era
posta troppe domande. Per esempio, non si era chiesta se per tutto quel tempo lui fosse rimasto
cosciente. Avrebbe preferito sapere che era morto sul colpo e non a causa delle numerose fratture ed
emorragie interne. Ma, soprattutto, aveva tenuto fuori dalla sua mente il pi tremendo degli
interrogativi.
Se qualcuno si fosse accorto prima dell'uomo che giaceva morente, David si sarebbe potuto
salvare?
La lenta agonia avvalorava la tesi dell'incidente, e l'assurda presunzione che un assassino
avrebbe certamente portato a termine il lavoro.
Sandra intravide sulla destra una rampa di scale. Lasci il suo bagaglio e inizi a salire, stando
attenta perch non c'era corrimano. Al quinto piano mancavano del tutto le pareti divisorie. C'erano
soltanto i pilastri a separare i solai. Si avvicin al parapetto da cui David era scivolato. Si era recato l
di notte. Ramment il dialogo al telefono con Shalber della sera prima.
Secondo la polizia si trovava in quel palazzo in costruzione perch da l aveva un'ottima
visuale per scattare una foto... Ma lei ha visto quel posto?
No, aveva risposto infastidita.
Be', io ci sono stato.
E con questo cosa vorrebbe dire?
Ma lui aveva aggiunto, ironico: La Canon di suo marito  andata distrutta nella caduta. Peccato
che non vedremo mai quella foto.
Quando Sandra vide ci che David aveva davanti a s quella notte, cap il senso del sarcasmo
del funzionario dell'Interpol. C'era un enorme spiazzo asfaltato, circondato da palazzi. Che motivo
aveva di scattare una foto? si chiese. E per giunta col buio.
Aveva portato con s una delle cinque immagini contenute nel rullino della Leica. Non si era
sbagliata: raffigurava proprio quel cantiere, ma di giorno. Dopo averla sviluppata, aveva subito pensato
che lui si fosse recato l per compiere un sopralluogo.
Sandra si guard intorno: doveva esserci uno scopo. Quel posto era abbandonato, non sembrava
rivestire alcuna importanza, almeno in apparenza.
Allora, perch David era andato l?
Doveva ragionare in altri termini, spostare il fuoco, come le diceva il suo addestratore alla
scuola di polizia scientifica.
La verit  nei dettagli, ribad a se stessa.
Ed era in quelli che doveva cercare le risposte. Cos si predispose come faceva sui luoghi del
crimine che esplorava con la sua macchina fotografica. Doveva leggere la scena. Dal basso verso l'alto.
Dal generale al particolare. Come raffronto aveva la foto scattata da David con la Leica.
Devo controllare gli elementi presenti nell'immagine, si disse. Come quei giochi di enigmistica
in cui bisogna trovare le differenze fra due vignette in apparenza identiche.
Considerando i confini tracciati nella fotografia, inizi dal pavimento, procedendo metro per
metro. Spost lo sguardo su ci che aveva di fronte e poi lo sollev sul soffitto. Cercava un segno,
qualcosa che fosse inciso nel cemento. Non c'era nulla.
Pass in rassegna la selva dei pilastri. Uno alla volta. Alcuni avevano subito dei piccoli
danneggiamenti nel corso di quei cinque mesi, anche dovuti al fatto che erano privi d'intonaco e quindi
pi esposti all'usura del tempo.
Quando giunse accanto a quello pi a sinistra, verso il parapetto, si accorse che differiva
rispetto alla foto. Era un piccolo particolare, ma poteva essere significativo. All'epoca in cui David
aveva effettuato il sopralluogo, il pilastro presentava un'intercapedine orizzontale alla base. Adesso era
coperta.
Sandra si chin per guardarla meglio. In effetti c'era qualcosa che la ostruiva. Era una striscia di
cartongesso. Sembrava creata apposta per alloggiarvi qualcosa. Sandra la rimosse e ci che vide la
lasci interdetta.
Nella fenditura c'era il registratore vocale di David. Quello che ricordava di non aver trovato
nella sua borsa, pur essendo presente nella lista che suo marito usava per preparare i bagagli.
Sandra lo prese, ci soffi sopra per liberarlo dalla polvere. Misurava una decina di centimetri,
era sottile e disponeva di memoria digitale. Quel modello aveva rimpiazzato i vecchi mangianastri.
Osservandolo nel palmo della mano, Sandra si accorse di avere paura. Dio solo sapeva cosa
potesse esserci l dentro. Era possibile che David l'avesse occultato in quel posto, indicando per
sicurezza il nascondiglio con la foto. Poi era tornato a riprenderlo ed era caduto di sotto. Oppure aveva
registrato qualcosa proprio in quel luogo. Magari la stessa sera in cui era morto. In proposito, Sandra
ramment che il dispositivo poteva essere azionato a distanza. Bastava un rumore e l'incisione partiva.
Doveva decidere, non poteva pi aspettare. Ma la sua titubanza dipendeva dalla consapevolezza
che ci che avrebbe sentito poteva cambiare per sempre la certezza che David fosse stato vittima di un
incidente. Il prezzo per una cosa del genere era che forse non si sarebbe pi rassegnata. Che avrebbe
cercato sempre la verit. Il rischio era non trovarla mai.
Senza indugiare oltre, azion il dispositivo e attese.
Due colpi di tosse. Sicuramente un espediente per avviare la registrazione a distanza. Poi la
voce di David, cupa, lontana, offuscata dal fruscio. E frammentata.
... essere soli... aspettavo da allora...
Il tono era tranquillo. Sandra invece avvert un certo disagio a riascoltare la sua voce. Si era
abituata all'idea che lui non le avrebbe pi parlato. Ora temeva che la commozione la soverchiasse,
quando invece doveva restare lucida. Si sforz, dicendo a se stessa che si trattava pur sempre di
un'indagine e che doveva conservare un approccio professionale.
... non esiste... dovevo immaginarlo... disappunto...
Le frasi erano troppo spezzettate per poter comprendere l'argomento del discorso.
... sono al corrente... ogni cosa... tutto questo tempo... non  possibile...
Per Sandra quelle informazioni sparse non avevano senso. Ma poi arriv una frase completa.
... l'ho cercato a lungo, alla fine l'ho trovato...
Di cosa stava parlando David e con chi? Non si capiva.
Consider che avrebbe potuto riversare la registrazione e farla ascoltare a un tecnico del suono
che l'avrebbe ripulita del fruscio. Era l'unica possibilit a questo punto. Stava per spegnere
l'apparecchio, ma poi sent un'altra voce.
... s, sono io...
Sandra avvert un freddo improvviso. Adesso aveva la conferma: David non era solo. Per questo
aveva voluto registrare quel dialogo. Ci che segu furono solo frasi concitate. La situazione, per
qualche motivo, era cambiata. Ora il tono di suo marito era spaventato.
... aspetta... non  possibile... credere davvero... io non... quello che posso... no... no... no!...
Il rumore di una colluttazione. Corpi che si rivoltavano per terra.
... Aspetta... Aspetta!... Aspetta!...
E poi un urlo estremo, disperato, che si allontanava prolungandosi, fino a esaurirsi nel silenzio.
Il registratore le cadde di mano e Sandra appoggi entrambi i palmi sul cemento. Un conato la
scosse violentemente e vomit. Una, due volte.
David era stato ucciso. Qualcuno l'aveva spinto di sotto.
Sandra avrebbe voluto gridare. Avrebbe voluto non essere l. Avrebbe voluto non conoscere
David, non sapere niente di lui. Non averlo amato. Una cosa terribile da pensare, ma era la verit.
Rumore di passi che si avvicinavano.
Sandra si volt verso il registratore. Quell'aggeggio non aveva finito con lei e reclamava ancora
la sua attenzione. Sembrava che l'assassino conoscesse l'ubicazione del microfono.
I passi si fermarono.
Trascorse qualche secondo, poi di nuovo quella voce. Ma stavolta non erano parole. Cantava.
Heaven, I'm in Heaven,
And my heart beats so that I can hardly speak;
And I seem to find the happiness I seek
When we're out together dancing, cheek to cheek.
Ore 15.00
Via delle Comete era in periferia. Marcus ci mise un po' a raggiungerla coi mezzi pubblici.
L'autobus lo lasci a una fermata poco distante. Prosegu a piedi per duecento metri. Intorno a lui,
campi incolti e capannoni industriali. I palazzi di edilizia popolare erano distanziati l'uno dall'altro, a
formare un arcipelago di cemento. In mezzo, spiccava una chiesa dall'architettura modernista, cos
lontana dalla grazia di quelle che ornavano da secoli il centro della citt. Grandi viali convogliavano il
traffico, scandito dall'efficienza dei semafori.
Al numero 19 c'era un capannone industriale dall'aria abbandonata. Prima di entrare a
verificare cosa ci fosse all'indirizzo segnato sul biglietto con il simbolo del triangolo che aveva trovato
nell'ufficio di Ranieri, Marcus si ferm a controllare la situazione. Non voleva correre inutili rischi. Sul
lato opposto della strada si trovava una pompa di benzina con annessi un autolavaggio e un bar. C'era
un viavai continuo di clienti. Nessuno sembrava interessato alla fabbrica. Marcus si avvicin per gradi
al distributore, fingendo di aspettare l'arrivo di qualcuno che tardava. Rimase a osservare la scena per
circa mezz'ora. Alla fine, si convinse che il luogo non era sorvegliato.
Davanti al capannone c'era uno spiazzo di terra. La pioggia l'aveva reso un pantano. Si
potevano ancora vedere i solchi lasciati dagli pneumatici. Probabilmente quelli della Subaru verde di
Ranieri, pens subito Marcus, rammentando di aver notato che era sporca di fango.
L'investigatore era stato l. Poi era tornato di corsa nel suo ufficio per distruggere il biglietto.
Infine era uscito portando via qualcosa dalla cassaforte.
Marcus cerc di mettere insieme quegli elementi per ricavarne un quadro completo. Ma l'unica
cosa che gli tornava in mente era la premura di Ranieri.
Solo un uomo che teme qualcosa usa tanti accorgimenti, pens. Cosa ha visto per essere cos
spaventato?
Marcus evit di usare l'ingresso principale del capannone, cercando invece un'entrata laterale.
Si fece strada fra le sterpaglie che circondavano il basso edificio a pianta rettangolare. Con quel tetto
bombato di lamiera, sembrava un hangar. Trov una porta tagliafuoco. Forse anche Ranieri era passato
da l, perch era accostata. Con un po' di fatica e tirando il battente con entrambe le mani, riusc ad
aprirla quel tanto che bastava.
All'interno, una luce polverosa riempiva un enorme spazio quasi vuoto, salvo che per alcuni
macchinari accatastati e le pulegge che pendevano dal soffitto. La pioggia filtrata dal tetto ristagnava in
pozze scure.
Marcus si mosse per guardarsi intorno, i suoi passi riecheggiavano. In fondo al locale, una scala
in ferro conduceva a un piano rialzato con un piccolo ufficio. Si avvicin e subito un dettaglio gli salt
agli occhi. Il corrimano era privo di polvere. Qualcuno si era preso la briga di pulirlo, forse per
cancellare le proprie impronte.
Qualsiasi cosa nascondesse quel posto, doveva trovarsi lass.
Inizi a salire, stando attento a dove metteva i piedi. A met della scala, lo raggiunse l'odore.
Era inconfondibile. Se lo sentivi una volta, potevi riconoscerlo ovunque. Marcus non rammentava dove
e quando fosse avvenuto il suo primo incontro con quel miasma. Ma una parte recondita in lui non
l'aveva dimenticato. Erano gli scherzi dell'amnesia. Avrebbe potuto ricordare l'odore delle rose o del
seno di sua madre. Invece, era quello di cadavere.
Si copr naso e bocca con la manica dell'impermeabile e sal gli ultimi gradini. Intravide i corpi
dalla soglia dell'ufficio. Erano vicini. Uno supino, l'altro carponi. Entrambi presentavano un foro di
proiettile che gli trapassava il cranio. Un'esecuzione in piena regola, concluse Marcus.
Ad aggravare il gi avanzato stato di decomposizione ci aveva pensato il fuoco. Qualcuno
aveva cercato di bruciarli con alcol o benzina, ma le fiamme avevano aggredito solo la parte superiore
dei corpi, lasciando integra quella inferiore. Chiunque fosse stato, alla fine era riuscito solo a renderli
irriconoscibili. Marcus comprese da un dettaglio che doveva trattarsi di pregiudicati: se non erano
schedati, perch prendersi il fastidio di rimuovere le mani?
Trattenendo un conato, si avvicin per guardare meglio.
Erano state asportate all'altezza dei polsi, i tessuti sembravano strappati, ma sull'osso erano
presenti delle scalfitture regolari. Quelle che di solito lascia uno strumento dentellato, come un
seghetto.
Sollev il pantalone a uno dei due, scoprendogli la caviglia. La pelle in quel punto non
presentava ustioni. Dal colore livido, pot stabilire approssimativamente che la morte risaliva a poco
meno di una settimana. I cadaveri erano gonfi ma apparivano anche imbolsiti. La fisionomia tipica di
chi ha superato i cinquant'anni.
Non sapeva chi fossero, probabilmente non l'avrebbe mai saputo. Ma si era fatto un'idea sulla
loro identit. Verosimilmente, quelli che aveva davanti erano gli assassini di Valeria Altieri e del suo
amante.
Si trattava di capire chi li avesse uccisi e perch dopo tanto tempo.
Cos come Raffaele era stato invitato a recarsi nell'appartamento di Lara da una lettera
anonima, Ranieri era stato convocato in quella fabbrica con il biglietto che Marcus aveva rivenuto nel
suo ufficio.
L'investigatore aveva trovato i due uomini, che forse erano stati condotti l con un espediente
analogo, e li aveva uccisi.
Non reggeva.
Ranieri era stato l poche ore prima e, se i due erano morti da una settimana, che c'era tornato a
fare? Forse a dargli fuoco o a rimuovere le mani, oppure a controllare semplicemente la situazione. Ma
perch mai avrebbe dovuto affrontare un rischio cos grosso? E poi, perch era spaventato? Perch
scappava, e da chi?
No, li ha ammazzati qualcun altro, pens Marcus. E se non si  disfatto dei cadaveri, allora
voleva proprio farglieli trovare.
Quei due non dovevano contare molto. Forse erano solo degli esecutori. Nella mente di Marcus
torn l'idea che il delitto Altieri avesse un preciso committente. O forse pi mandanti. Pur non
scartandola, l'ultima opzione non gli piaceva. Anche per via del rituale eseguito nella camera da letto,
ritornava con vigore l'ipotesi di una setta. Un gruppo occulto capace di eliminare ogni collegamento
che potesse portare a s, anche a costo di uccidere due dei propri accoliti.
Marcus intuiva che in quel momento stavano operando due entit, opposte e contrastanti. Una
impegnata a svelare il mistero attraverso l'invio di anonimi biglietti. L'altra, invece, tesa a difendere la
propria invisibilit e i propri scopi.
Il punto d'unione poteva essere soltanto Ranieri.
L'investigatore privato era a conoscenza di qualcosa, Marcus ne era sicuro. Com'era convinto
che, alla fine, avrebbe trovato un legame con Jeremiah Smith e la scomparsa di Lara.
Strane e oscure forze erano in campo. E in quel momento, Marcus si sentiva una pedina in balia
degli eventi. Doveva definire il proprio ruolo, per questo era necessario che affrontasse Ranieri.
Decise di averne avuto abbastanza del puzzo di cadavere. Prima di andare, ebbe l'istinto di farsi
il segno della croce, ma si trattenne. Probabilmente quei due non lo meritavano.
Ranieri era stato convocato nel capannone con un messaggio anonimo. Si era recato sul posto
quella mattina e aveva visto i cadaveri. Poi era tornato in ufficio a distruggere il biglietto. Quindi era
uscito di corsa, portando via qualcosa che teneva in cassaforte.
Marcus continuava a rimuginare su quella sequenza di eventi. Ma sentiva che mancava ancora
un passaggio fondamentale.
Intanto aveva ripreso a piovere. Usc dal capannone e si avvi lungo lo spiazzo antistante.
Mentre lo percorreva, stando attento a non sporcarsi col fango di quel pantano, intravide un dettaglio
che precedentemente non aveva notato.
Per terra c'era una macchia scura e poco pi in l ce n'era un'altra. Erano simili a quella che
aveva visto quella mattina sotto il palazzo dell'ufficio di Ranieri, sull'asfalto dov'era parcheggiata la
Subaru verde.
Se la pioggia non riusciva a lavarle, allora doveva essere una sostanza oleosa. Marcus si chin
per verificare, appurando che si trattava di lubrificante.
Evidentemente la macchina aveva sostato anche davanti alla fabbrica abbandonata. Ma questo
lo aveva gi dedotto dalla circostanza che la carrozzeria fosse infangata. In un primo momento, Marcus
aveva ritenuto che le due cose fossero collegate deducendo che Ranieri avesse danneggiato e sporcato
l'auto nello stesso momento. Ma si guard intorno e non vide buche o sassi sporgenti che avrebbero
potuto causare danni. Perci era avvenuto precedentemente e in un altro luogo.
E dove era stato Ranieri prima di venire l?
Marcus si port una mano alla cicatrice sulla tempia. La testa gli pulsava, stava per venirgli
un'altra emicrania. Aveva bisogno di un antidolorifico e di qualcosa da mangiare. Sentiva di essere
giunto in un vicolo cieco e doveva trovare un modo per proseguire. Quando vide il suo autobus che si
avvicinava alla fermata, affrett il passo per raggiungerlo. Riusc a salire e si mise a sedere in uno degli
ultimi posti, accanto a un'anziana signora con le sporte della spesa, che osserv il suo zigomo gonfio e
il labbro spaccato, frutto dell'aggressione di Raffaele Altieri. Marcus, invece, la ignor, incroci le
braccia sul torace e allung le gambe sotto al sedile davanti. Chiuse gli occhi, cercando di tenere a bada
il martello che gli picchiava in testa. Scivol in un sonno leggero. Le voci e i rumori intorno gli
permettevano di rimanere a galla in quella specie di dormiveglia, ma soprattutto gli impedivano di
sognare. Quante volte era salito su un autobus come quello o su un vagone della metropolitana e si era
addormentato? Andando avanti e indietro fra i capolinea, senza una meta, per riposare scampando al
sogno ricorrente in cui moriva insieme a Devok. Il mezzo di trasporto, con la sua andatura lenta, lo
cullava. Gli sembrava che una forza invisibile si stesse occupando di lui. E si sentiva salvo.
Riapr gli occhi perch da qualche minuto non avvertiva pi il piacevole rollio e i passeggeri
che lo circondavano si erano fatti improvvisamente agitati.
Infatti erano fermi e qualcuno si lamentava per il tempo che stavano perdendo in coda ad altri
veicoli. Marcus guard dal finestrino, cercando di capire dove si trovassero. Riconobbe i palazzi tutti
uguali che costeggiavano la tangenziale. Si alz dal posto e, facendosi strada, si port verso la parte
anteriore dell'autobus. L'autista non aveva spento il motore, ma se ne stava a braccia conserte.
Che succede? domand.
Un incidente, rispose quello, senza aggiungere particolari. Mi sa che ci metteremo un po' a
passare.
Marcus guard i veicoli che li precedevano. Transitavano uno per volta da uno spazio ricavato
al lato della carreggiata, costeggiando il teatro dell'incidente in cui sembravano coinvolte pi
autovetture.
L'autobus avanzava a singhiozzi. Quando finalmente venne il loro turno, un poliziotto della
stradale indic con la paletta di affrettarsi. L'autista imbocc la strettoia. Marcus era in piedi accanto a
lui quando passarono accanto all'ammasso di lamiere contorte e bruciate. I pompieri stavano ultimando
di spegnere l'incendio.
Riconobbe la Subaru verde di Ranieri da una porzione del cofano risparmiata dalle fiamme.
All'interno, il corpo del guidatore era stato coperto con un lenzuolo.
Marcus comprese la ragione delle macchie di lubrificante che l'auto dell'investigatore aveva
disseminato in tutte le soste. Si era sbagliato: non erano legate a un luogo visitato da Ranieri in
precedenza e in cui aveva danneggiato la Subaru. Doveva trattarsi dell'olio dei freni, che qualcuno
aveva manomesso.
L'incidente non poteva essere una semplice fatalit.
Ore 17.07
La canzone era per lei. Un messaggio chiaro. Lascia perdere. Non indagare.  meglio per te.
Oppure l'esatto opposto.
Vieni a cercarmi.
L'acqua della doccia scrosciava sulla sua nuca. Sandra se ne stava immobile, con gli occhi
chiusi, le mani appoggiate alle mattonelle. Nella sua testa riascoltava la melodia di Cheek to Cheek
mischiata alle ultime parole di David incise sul registratore.
Aspetta! Aspetta! Aspetta!
Aveva deciso che non avrebbe pi pianto fino alla fine di quella storia. Aveva paura, ma non si
sarebbe tirata indietro. Ora sapeva.
Qualcuno era coinvolto nella morte di suo marito.
Il cuore ferito di una moglie poteva scambiare questa scoperta per l'illusione che vi fosse un
rimedio all'irreversibile. L'idea di poter fare qualcosa, di riparare almeno in parte a una perdita assurda
e ingiusta, stranamente aveva il potere di consolarla.
Si era sistemata in un modesto albergo a una stella nei pressi della stazione Termini, frequentato
soprattutto da comitive di pellegrini venuti a visitare i luoghi della cristianit.
Vi aveva soggiornato David quando era stato a Roma. Sandra aveva chiesto la stessa stanza che,
per sua fortuna, era disponibile. Per svolgere la propria indagine, aveva bisogno di riprodurre intorno a
s le condizioni in cui aveva operato lui.
Ma perch, dopo la scoperta della registrazione, non era andata subito alla polizia per
denunciare l'accaduto? La sua non era sfiducia verso i colleghi, di questo era certa. Era stato
assassinato il marito di una di loro, avrebbero dato priorit al caso. Era la prassi non scritta, una specie
di codice d'onore. Avrebbe potuto farne parola almeno con De Michelis. Continuava a ripetersi che
preferiva mettere insieme abbastanza prove, per facilitargli il lavoro. Ma il vero motivo era un altro.
Anche se evitava di ammetterlo.
Usc dalla doccia e si avvolse nel telo di spugna. Gocciolante, torn nella stanza, mise il trolley
sul letto e cominci a svuotarlo finch non trov ci che aveva sistemato proprio sul fondo.
La sua pistola d'ordinanza. Controll il caricatore e la sicura, quindi la pos sul comodino. Da
quel momento, l'avrebbe portata sempre con s.
Infil solo un paio di mutandine e inizi a sistemare anche il resto. Tolse il piccolo televisore
dal ripiano su cui era appoggiato e lo us per riporvi la ricetrasmittente, l'agenda di David con quegli
strani indirizzi e il registratore vocale. Con il nastro adesivo, attacc alla parete le cinque foto che
aveva sviluppato dalla Leica. La prima era quella del cantiere e l'aveva gi utilizzata. Poi c'era quella
completamente buia, ma decise di tenerla lo stesso. Quindi quella con l'uomo con la cicatrice sulla
tempia. Il dettaglio del dipinto e, infine, l'immagine di suo marito che salutava mentre
contemporaneamente si faceva una foto a torso nudo davanti allo specchio.
Sandra si volt verso il bagno. Quell'ultima fotografia era stata scattata proprio l dentro.
A prima vista poteva sembrare uno di quei gesti spiritosi tipici di lui, come quando le aveva
mandato le immagini di un pranzo a base di anaconda arrosto in Borneo o quelle in cui era ricoperto di
sanguisughe in una palude in Australia.
Ma, a differenza di quelle foto, in questa David non sorrideva.
Perci, forse quello che in un primo momento le era sembrato il triste saluto di un fantasma
celava un altro messaggio per lei. Forse Sandra avrebbe dovuto cercare in quella stanza, perch David
vi aveva nascosto qualcosa e voleva che lei lo scoprisse.
Inizi una perlustrazione. Spost i mobili, cerc sotto al letto e nell'armadio. Tast con cura
materasso e cuscini. Smont la copertura del telefono e del televisore, per guardare all'interno.
Controll i mattoni del pavimento e i battiscopa. Infine ispezion accuratamente il bagno.
A parte le prove di una scarsa pulizia, non trov nulla.
Erano trascorsi cinque mesi, forse qualcosa era stato spostato o rimosso. Maledisse ancora una
volta se stessa per aver atteso tanto prima di controllare cosa ci fosse nelle sacche di David.
Seduta per terra, ancora senza vestiti, cominci ad avvertire freddo. Tir su di s il copriletto
sbiadito e rimase cos, cercando di non far prevalere la frustrazione sul ragionamento. In quel
momento, il suo cellulare cominci a vibrare.
Allora, ha seguito il mio consiglio, agente Vega?
Ci mise un po' prima di riconoscere il possessore dell'accento tedesco che si accompagnava a
quell'irritante tono di voce.
Shalber, speravo proprio di sentirla.
Il bagaglio di suo marito  ancora al deposito reperti o posso dargli un'occhiata?
Se c' un'indagine in corso, faccia la richiesta a un giudice.
Lo sa meglio di me che l'Interpol pu soltanto affiancare le forze dell'ordine ufficiali di un
paese. Non vorrei scomodare i suoi colleghi, le eviterei volentieri l'imbarazzo.
Non ho niente da nascondere. Quell'uomo aveva il potere di darle sui nervi.
Dove si trova adesso, Sandra? Posso chiamarla Sandra, vero?
No e non sono affari suoi.
Io sono a Milano. Potremmo andare a prendere un caff o quello che preferisce.
Sandra doveva assolutamente evitare di fargli capire che era a Roma. Perch no. Che ne
direbbe di domani nel pomeriggio? Almeno chiariremo questa faccenda.
Shalber si lasci andare a una gran risata. Credo che noi due andremo molto d'accordo.
Non si illuda. Non mi piace il suo modo di fare.
Immagino che abbia chiesto a uno dei suoi superiori di assumere informazioni su di me.
Sandra tacque.
Ha fatto bene. Le dir che sono un tipo che non molla facilmente.
Quella frase le suon come una minaccia. Non poteva lasciarsi intimidire. Mi dica Shalber,
come  finito all'Interpol?
Lavoravo in polizia a Vienna. Squadra omicidi, antiterrorismo, antidroga: un po' di tutto. Mi
sono fatto notare e l'Interpol mi ha chiamato.
E per loro di cosa si occupa?
Shalber fece una pausa a effetto, il tono scherzoso svan. Mi occupo dei bugiardi.
Sandra scosse il capo, divertita. Lo sa? Dovrei sbatterle il telefono in faccia, invece sono
sempre curiosa di sentire ci che ha da dirmi.
Le voglio raccontare una storia.
Se lo ritiene proprio indispensabile...
A Vienna avevo un collega. Stavamo indagando su una banda di contrabbandieri slavi, ma lui
aveva la cattiva abitudine di non condividere le informazioni, perch era smanioso di fare carriera.
Prese una settimana di ferie e mi disse che portava la moglie in crociera. Invece si infiltr fra quei
criminali, ma loro lo scoprirono. Lo torturarono per tre giorni e tre notti, tanto nessuno sarebbe andato a
cercarlo, poi lo uccisero. Se si fosse fidato, forse a quest'ora sarebbe vivo.
Bell'aneddoto. Scommetto che lo racconta ogni volta che vuole fare colpo su una ragazza,
afferm sarcastica.
Ci pensi, tutti abbiamo bisogno di qualcuno. La richiamo domani per quel caff.
Riattacc. Sandra rimase a domandarsi cosa avesse voluto dire con l'ultima frase. L'unica
persona di cui aveva bisogno non c'era pi. E David? Di chi aveva avuto bisogno lui? Era sicura di
essere la destinataria degli indizi che aveva disseminato prima di andarsene per sempre?
Quando era ancora vivo, l'aveva tenuta fuori dall'indagine, non le aveva fatto capire che stava
correndo dei rischi. Ma a Roma era solo? Sul cellulare di David non erano risultate chiamate ricevute o
indirizzate a numeri sconosciuti. All'apparenza, non sembrava in contatto con nessuno. E se invece
avesse ricevuto un aiuto di qualche tipo?
Quel dubbio si fece pi concreto quando i suoi occhi si posarono sulla ricetrasmittente. Si era
chiesta cosa se ne facesse David. E se serviva a comunicare con qualcuno?
Si sollev, avvicinandosi al ripiano. Prese la radio e la osserv con occhi diversi. Era
sintonizzata sul canale 81. Forse avrebbe dovuto tenerla accesa, magari qualcuno avrebbe provato a
contattarla.
Azion l'interruttore e alz il volume. Non si aspettava certo di sentire qualcosa. La appoggi
nuovamente sul ripiano e si volt verso il trolley per prendere i vestiti.
In quel momento, inizi una trasmissione.
Era la voce fredda e monocorde di una donna che riferiva che sulla via Nomentana era in corso
una rissa fra spacciatori. Le pattuglie in zona erano invitate a intervenire.
Sandra si gir a osservare la radio. Era sintonizzata sulla frequenza usata dalla centrale
operativa della polizia di Roma per comunicare con le volanti.
Allora comprese anche il senso degli indirizzi sull'agenda di David.
Ore 19.47
Marcus torn nella soffitta in via dei Serpenti. Senza accendere la luce e senza togliersi
l'impermeabile, si distese sul letto, rannicchiandosi con le mani fra le ginocchia. La stanchezza della
notte insonne cominciava a farsi sentire e gli giungevano le avvisaglie di un'altra emicrania.
La morte dell'investigatore privato rappresentava un punto di stallo nella sua indagine. Tutta
quella fatica per niente.
Cosa aveva portato via dalla cassaforte del suo ufficio quella mattina Ranieri?
Qualunque cosa fosse, probabilmente era andata distrutta nel rogo della Subaru. Per questo
Marcus si sfil dalla tasca la cartellina col fascicolo sul caso c.g. 796-74-8. Non gli serviva pi. La
gett via e i fogli si sparsero sul pavimento. La luna illumin i volti di quanti erano implicati in un
omicidio vecchio di quasi vent'anni. Troppo tempo per giungere a una verit, pens. Gli sarebbe
bastata quella, al posto della giustizia. Ora, per, doveva ricominciare daccapo. La sua priorit era
Lara.
Valeria Altieri lo osservava da un ritaglio di giornale. Sorrideva nella foto di un capodanno,
elegantissima. I suoi capelli biondi, le forme del suo corpo perfettamente esaltate dall'abito che
indossava. Gli occhi dotati di un magnetismo unico.
Aveva pagato con la vita tanta bellezza.
Se fosse stata una donna meno appariscente, forse la sua morte non avrebbe interessato nessuno.
Marcus si ritrov involontariamente a ragionare sui motivi per cui gli assassini l'avevano scelta.
Proprio come Lara, che per qualche oscuro motivo era stata designata da Jeremiah Smith.
Fino a quel momento, aveva pensato a Valeria come alla mamma di Raffaele. Dopo aver visto
le impronte insanguinate dei piedini sulla moquette bianca della camera da letto, non era riuscito a
focalizzarsi solo su di lei.
Esiste sempre una ragione per cui attiriamo l'attenzione degli altri, si disse. A lui non capitava,
lui era invisibile. Ma Valeria era una donna in vista.
La scritta EVIL tracciata sul muro dietro al letto. Le numerose coltellate inferte alle vittime.
L'assassinio avvenuto fra le mura domestiche. Tutto per farsi notare. L'omicidio era stato eclatante non
solo perch aveva riguardato un'esponente dell'alta societ e il suo altrettanto noto amante. Ma anche
per il modo in cui era avvenuto.
Sembrava inscenato apposta per i rotocalchi scandalistici, anche se nessun paparazzo aveva
immortalato la scena del crimine.
Uno spettacolo dell'orrore.
Marcus si mise a sedere sul letto. Qualcosa stava germogliando nella sua mente. Anomalie.
Accese la luce e recuper dal pavimento il profilo di Valeria Altieri. Quel cognome altisonante
apparteneva al marito, da nubile si chiamava Colmetti: un nome un po' inadatto a scalare il jet-set.
Veniva da una piccola famiglia borghese, il padre era un impiegato. Aveva frequentato le magistrali,
ma il suo vero talento era la bellezza. Una naturale propensione a far perdere la testa agli uomini. A
vent'anni aveva provato a sfondare come attrice nel cinema, ma era riuscita a ottenere solo qualche
ruolo di comparsa. Marcus poteva immaginare quanti avessero provato a portarsela a letto con la
promessa di una parte di rilievo. Magari all'inizio Valeria c'era anche stata. Quanti complimenti a
doppio senso, quanti indesiderati palpeggiamenti, quanti amplessi senza piacere aveva dovuto
sopportare per poter realizzare il suo sogno?
E poi, un giorno, nella sua vita era arrivato Guido Altieri. Un bel ragazzo, pi grande di lei di
pochi anni. Di famiglia nota e rispettabile. Avvocato di sicuro avvenire. Valeria sapeva di non essere
capace d'amare qualcuno in esclusiva. Guido in cuor suo era cosciente che quella donna non sarebbe
mai appartenuta a nessuno  troppo egoista, si sentiva troppo bella per un uomo solo , eppure le chiese
di sposarlo.
 l che  cominciato tutto, si disse Marcus mentre si alzava in cerca di carta e penna per
prendere appunti. Il matrimonio era stato solo l'inizio, il primo atto di una catena di eventi
apparentemente felici e invidiabili, ma che avrebbero portato inevitabilmente alla strage della camera
da letto.
Trov un blocco. Sul primo foglio riport il simbolo del triangolo. Sul secondo scrisse EVIL.
Valeria Altieri rappresentava tutto ci che gli uomini avrebbero voluto, ma che nessuno poteva
avere. Il desiderio, specie quando  incontrollabile, ci fa compiere gesti di cui non credevamo d'essere
capaci. Corrompe, logora e, a volte, pu farsi movente per uccidere. Specie quando si trasforma,
diventando qualcosa di pericoloso.
Un'ossessione, ribad Marcus pensando a quella che affliggeva Raffaele Altieri.
Se il ragazzo era perseguitato dall'idea di una madre che aveva conosciuto appena, allora forse
anche qualcun altro aveva sperimentato quella sensazione. E qual  l'unica soluzione in questi casi?
Marcus ebbe timore di rispondersi. Lo disse a bassa voce. Una parola sola.
Distruzione.
Annientare l'oggetto che ossessiona, renderlo incapace di ferirci ancora. E assicurarsi che ci
valga per sempre. Per raggiungere lo scopo, in certi casi non  sufficiente la morte.
Marcus stacc dal blocco i fogli con il simbolo e la scritta. Li tenne fra le mani, muovendo lo
sguardo dall'uno all'altro, nel tentativo di cogliere la chiave che avrebbe schiuso quel mistero.
Sent, alle sue spalle, la puntura di uno sguardo insistente. Si volt e vide chi lo stava
osservando. Era il suo riflesso nel vetro della finestra. L'uomo che detestava specchiarsi, per, stavolta
non si mosse.
Lesse la scritta che si rifrangeva  EVIL, il male , ma al contrario.
Uno spettacolo dell'orrore, ripet a se stesso. E cap che l'urlo di donna che gli era sembrato
provenisse dall'ufficio di Ranieri non era un'allucinazione acustica. Era reale.
La grande villa in mattoni rossi era immersa nel verde e nella quiete del prestigioso quartiere
dell'Olgiata. Intorno, un rigoglioso giardino col prato inglese e una piscina. La casa a due piani era
illuminata.
Marcus percorse il viale d'ingresso. Pochi eletti avevano il privilegio di superare i cancelli di
quelle dimore. Ma per lui non era stato difficile introdursi. Nessun sistema d'allarme era scattato,
nessuna guardia privata era accorsa. E ci voleva dire una cosa sola.
Qualcuno all'interno della villa attendeva una visita.
La porta a vetri era aperta. Varc la soglia e si ritrov in un elegante soggiorno. Nessuna voce,
nessun rumore. Alla sua destra c'era una scala. Inizi a salire. Da quel punto in poi, le luci erano
spente, ma da una camera in fondo al corridoio s'intravedevano i barlumi di una fiamma. Marcus li
segu, sicuro che alla fine di quel percorso avrebbe trovato ci che cercava.
L'uomo era nello studio. Sprofondato in una poltrona di pelle, di spalle alla porta, con un
bicchiere di cognac in una mano. Accanto a lui, un caminetto acceso. Davanti invece  ancora una
volta, come nell'ufficio di Ranieri  la combinazione stonata di una tv al plasma e un videoregistratore.
Si era accorto di non essere pi solo. Ho mandato via tutti. Non c' nessun altro in casa.
L'avvocato Guido Altieri sembrava voler affrontare pragmaticamente il suo destino.
Quanto vuole?
Non voglio soldi.
L'avvocato fece per voltarsi. Chi  lei?
Marcus lo blocc. Se non le dispiace, preferirei che non mi guardasse in faccia.
Altieri lo accontent. Non vuole dirmi chi  ma non  venuto per denaro. Allora cosa la porta a
casa mia?
Voglio capire.
Se  arrivato fin qui, sa gi tutto.
Non ancora. Ha intenzione di aiutarmi?
Perch?
Perch, oltre alla sua vita, pu ancora salvare quella di un'innocente.
La ascolto.
Anche lei ha ricevuto un messaggio anonimo, vero? Ranieri  morto, i due sicari sono stati
freddati a colpi di pistola e poi bruciati. E adesso si sta domandando se sono stato io a mandare tutti
quei biglietti.
Quello che ho ricevuto preannunciava una visita per stasera.
Non io, e non sono qui per farle del male.
Nella mano di Altieri, il bicchiere di cristallo rifletteva il fuoco del camino.
Marcus fece una pausa prima di andare al punto. Nell'omicidio di un'adultera, il primo
sospettato  sempre il marito. Aveva citato le parole di Clemente, anche se al principio quel movente
gli era sembrato troppo elementare. Il delitto alla vigilia di una festivit religiosa, la notte di
novilunio... Tutte coincidenze. Gli uomini, a volte, si lasciano guidare dalla superstizione, pens. E
per colmare il vuoto del dubbio, sono disposti a credere a qualunque cosa. Nessun rito, nessuna setta.
La scritta dietro il letto, EVIL, non era una minaccia, ma una promessa... Letta al contrario  LIVE,
'dal vivo'. Uno scherzo forse, ma forse no... Un messaggio che doveva arrivare fino a Londra, dove si
trovava lei: il lavoro era stato eseguito come richiesto, poteva tornare a casa... Quei segni sulla
moquette, il triangolo esoterico, non erano un simbolo. Qualcosa era stato appoggiato sulla pozza di
sangue accanto al letto e poi spostato dall'altro lato. Semplicemente. Un essere con tre zampe e un solo
occhio. Una videocamera su un cavalletto che cambiava inquadratura.
Marcus ripens all'urlo di donna che aveva sentito giungere dall'ufficio di Ranieri. Non era
un'allucinazione acustica. Era Valeria Altieri. Proveniva dalla videocassetta che l'investigatore privato
custodiva in cassaforte e che aveva visionato prima di portarla via con s nella borsa di cuoio.
Ranieri ha organizzato l'omicidio, lei l'ha soltanto commissionato. Ma, dopo il biglietto
anonimo e quei cadaveri, ormai l'investigatore era certo che qualcuno sapesse la verit. Si sentiva
braccato, temeva che volessero incastrarlo. Era paranoico.  tornato di corsa nel suo ufficio, ha
bruciato il biglietto. Se qualcuno aveva rintracciato i sicari dopo quasi vent'anni, poteva perfino aver
trovato il modo di sostituire il nastro nella cassaforte, se n' accertato prima di portarlo via... Mi dica,
avvocato: quella in possesso dell'investigatore era una copia o l'originale?
Perch me lo domanda?
Perch  andata distrutta nel rogo della sua auto. E senza quella, non ci sar mai giustizia.
Una triste fatalit, comment Altieri, sarcastico.
Marcus osserv ancora il videoregistratore piazzato sotto il televisore al plasma.  stata una
sua richiesta, vero? Lei non poteva accontentarsi della morte di sua moglie. No, lei doveva vederla.
Anche a rischio di passare per uno zimbello: il marito tradito dalla consorte mentre era in viaggio
all'estero, sotto il tetto della casa di famiglia, nel letto coniugale. Sarebbe stato lo scherno e il
divertimento di tutti, ma alla fine avrebbe avuto la sua vendetta.
Lei non riesce a capire.
Invece posso stupirla. Per lei Valeria era un'ossessione. Non sarebbe bastato il divorzio. Non
sarebbe riuscito a dimenticarla.
Era una di quelle donne che poteva portarti via la ragione. Certi uomini sono attratti da
creature cos. Anche se sanno che, alla fine, saranno condotti all'autodistruzione. Sembrano dolci,
amorevoli, solo perch ti concedono gli avanzi della loro attenzione. A un certo punto capisci che puoi
ancora salvarti, avere a fianco un'altra donna che ti ami veramente, dei figli, una famiglia. Ma a quel
punto devi scegliere: o tu o lei.
Perch ha voluto assistere?
Perch sarebbe stato come se l'avessi uccisa io. Era questo che volevo provare.
Perch lei non tornasse come l'eco di un ricordo piacevole, come un sinistro rimpianto, pens
Marcus. E cos, ogni tanto, quando era solo in casa come adesso, lei si sedeva su quella bella poltrona,
versava il cognac in un bicchiere e rimetteva quel nastro.
Le ossessioni sono difficili da far cessare.
E ogni volta che lo rivedeva, cosa provava? Piacere?
Guido Altieri abbass gli occhi. Ogni volta mi pentivo... di non averlo fatto io.
Marcus scosse il capo, provava rabbia e non gli piaceva. Ranieri ha assoldato gli esecutori,
probabilmente solo due criminali occasionali. La scritta col sangue era roba da dilettanti, ma il simbolo
sulla moquette  stato un colpo di fortuna. Un errore che avrebbe potuto svelare la presenza della
videocamera e che, invece, si  trasformato in un inatteso vantaggio, complicando ogni cosa. Marcus
rise di s per aver pensato al satanismo come spiegazione per quella storia, quando la realt era molto
pi banale.
Lei invece ha capito tutto.
I cani sono daltonici, lo sapeva?
Certo, ma questo che c'entra?
Un cane non pu vedere l'arcobaleno. E nessuno potr mai spiegargli cosa sono i colori. Ma
lei sa quanto me che esistono il rosso, il giallo o il blu. Chi ci dice che questo non valga anche per le
persone? Forse ci sono cose che esistono, anche se non possiamo vederle. Come il male. Sappiamo che
c' solo quando si  manifestato, quando  troppo tardi.
Lei conosce il male?
Io conosco gli uomini. E vedo i segni.
Quali?
Piedini scalzi che camminano nel sangue...
Raffaele non doveva essere l quella notte. Altieri ebbe un moto di stizza. Sarebbe dovuto
andare dalla madre di Valeria, che per era ammalata. Io non lo sapevo.
E invece si trovava in quella casa. E c' rimasto per due giorni. Da solo.
L'avvocato tacque e Marcus comprese che la verit gli faceva male. Era contento che una parte
di quell'uomo potesse ancora esprimere un sentimento umanamente riconoscibile.
Per tutti questi anni, Ranieri ha avuto il compito di depistare suo figlio che continuava a
indagare sulla morte della madre. Ma a un certo punto, Raffaele ha iniziato a ricevere strani biglietti
anonimi che promettevano di condurlo alla verit. Uno l'ha portato a me, si disse Marcus, anche se
non conosceva la ragione per cui era stato coinvolto in quella storia. Dapprima suo figlio ha licenziato
l'investigatore. Una settimana fa  riuscito a trovare gli assassini, li ha attirati in una fabbrica
abbandonata e li ha uccisi. Deve aver fatto la stessa cosa con Ranieri, manomettendo la sua auto. Perci
 lui che sta venendo qui. Io l'ho soltanto preceduto.
Se non  stato lei, allora chi ha ordito tutto quanto?
Non lo so, ma meno di ventiquattr'ore fa un serial killer di nome Jeremiah Smith  stato
trovato agonizzante con una scritta sul torace: Uccidimi. Nell'equipaggio dell'ambulanza che l'ha
soccorso c'era la sorella di una delle sue vittime. Avrebbe potuto farsi giustizia da s. Ritengo che a
Raffaele sia stata offerta la medesima opportunit.
Perch le interessa tanto salvarmi la vita?
Non solo a lei. Quel serial killer ha rapito una studentessa di nome Lara. La tiene prigioniera
da qualche parte, ma lui  in coma e non potr pi parlare.
 lei l'innocente a cui si riferiva poco fa?
Se trovo chi ha organizzato tutto questo, posso ancora salvarla.
L'avvocato Altieri port alle labbra il bicchiere di cognac. Io non saprei come aiutarla.
Fra poco Raffaele sar qui, probabilmente in cerca di vendetta. Chiami la polizia e si
costituisca. Io aspetter suo figlio e cercher di convincerlo a parlarmi.  probabile che sappia qualcosa
che pu essermi utile.
Dovrei confessare tutto alla polizia? Dal tono derisorio, era evidente che l'avvocato non ne
aveva alcuna intenzione. Lei chi ? Come faccio a fidarmi se non me lo dice?
Marcus fu tentato di rispondere. Se quello era l'unico modo, sarebbe venuto meno alla sua
regola. Stava per dirglielo quando part lo sparo. Si volt. Alle sue spalle, Raffaele teneva tesa l'arma.
Era puntata contro la poltrona su cui era seduto suo padre. Il proiettile aveva perforato la pelle e
l'imbottitura. Altieri si accasci in avanti, lasciando cadere il bicchiere col cognac.
Marcus avrebbe voluto domandare al ragazzo perch avesse fatto fuoco, ma comprese che alla
giustizia aveva preferito la vendetta.
Grazie per averlo fatto parlare, disse Raffaele.
E Marcus cap qual era stato il suo ruolo in tutta la vicenda. Era quello il motivo per cui
qualcuno li aveva fatti incontrare in casa di Lara.
Doveva fornirgli il tassello mancante: la confessione di suo padre.
Marcus stava per domandargli qualcosa, sperando di riuscire a risalire al legame fra quella
storia vecchia di vent'anni, Jeremiah Smith e la scomparsa di Lara. Ma prima che potesse parlare, si
accorse del suono che giungeva in lontananza. Raffaele gli sorrise. Erano le sirene della polizia.
L'aveva chiamata lui, ma non si mosse. Stavolta sarebbe stata fatta giustizia, fino in fondo. Anche in
questo voleva essere diverso da suo padre.
Marcus sapeva che gli restavano pochi minuti. Aveva molti interrogativi, ma doveva andar via.
Non potevano trovarlo l.
Nessuno avrebbe dovuto sapere che lui esisteva.
Ore 20.35
Dopo aver messo in borsa ci che le serviva, Sandra riusc a salire su un taxi nei pressi di via
Giolitti. Diede l'indirizzo all'autista, quindi sul sedile posteriore ripass nuovamente il piano che aveva
elaborato. Stava correndo un rischio enorme. Se avessero scoperto il suo vero scopo, l'avrebbero
certamente sospesa dal servizio.
L'auto super piazza della Repubblica e s'immise in via Nazionale. Conosceva poco Roma. Per
una come lei, nata e cresciuta al Nord, quella citt rappresentava un'incognita. Troppa bellezza, forse.
Un po' come Venezia, che le sembrava sempre popolata solo di turisti. Era difficile pensare che
qualcuno vivesse davvero in luoghi del genere. Che lavorasse, facesse la spesa, portasse i figli a scuola,
invece di passare il tempo a stupirsi della magnificenza che aveva intorno.
Il taxi svolt per via San Vitale. Sandra scese davanti alla Questura.
Andr tutto bene, si disse.
Esib il distintivo al gabbiotto dell'accettazione e chiese di parlare con un parigrado
dell'archivio. Le dissero di accomodarsi in sala d'attesa mentre cercavano di rintracciarlo
telefonicamente. Dopo qualche minuto, venne ad accoglierla un collega dai capelli rossi, in maniche di
camicia e con la bocca piena.
Cosa posso fare per lei, agente Vega? chiese masticando. Dalle briciole sulla camicia, doveva
trattarsi di un panino.
Sandra tir fuori il sorriso pi conciliante che avesse. Lo so che  tardi, il mio superiore mi ha
spedita a Roma questo pomeriggio. Avrei dovuto dare un preavviso, ma non c' stato il tempo.
Il collega dai capelli rossi annu, vagamente interessato. Va bene, ma di che si tratta?
Una ricerca.
Un caso specifico o...
Uno studio statistico sull'incidenza dei crimini violenti nel tessuto sociale e la capacit
d'intervento delle forze di polizia, con grande riguardo alle differenze di approccio fra Milano e
Roma, disse tutto d'un fiato.
L'uomo aggrott la fronte. Da un lato non sembrava invidiarla: era il tipo d'incarico che di
solito celava una misura punitiva o una vera e propria vessazione da parte di un superiore. D'altro
canto, non capiva quale scopo potesse avere. Ma a chi interessa?
Non saprei, ma credo che il questore debba prendere parte a un convegno fra qualche giorno.
Probabilmente servir per la relazione.
Il poliziotto aveva iniziato a intuire che sarebbe stata una cosa lunga. E lui non aveva voglia di
rovinarsi un tranquillo turno serale con quella rogna. Sandra glielo lesse in faccia.
Posso vedere il suo ordine di servizio, agente Vega? Impost il tono in maniera burocratica e
autoritaria, tanto per preludere a un diniego.
Ma lei aveva previsto anche questo. Si accost in modo confidenziale e gli parl a bassa voce.
Senti collega, detto fra noi, non mi va per niente di trascorrere la notte in archivio solo per far
contento quello stronzo del mio capo, l'ispettore De Michelis. Si sent tremendamente in colpa per
averlo dipinto in quel modo ma, in mancanza di un ordine di servizio, aveva bisogno di menzionare un
superiore. Facciamo cos: lascio una lista di cose da cercare e tu, con calma, provvedi appena puoi.
Sandra gli mise fra le mani una stampata. In realt, era un elenco delle attrazioni turistiche della
citt, preparato dal portiere del suo albergo. Sapeva che al collega sarebbe bastato scorgerne la
lunghezza per far cessare ogni tipo di ostruzionismo.
Il poliziotto, infatti, le restitu la lista. Aspetta un attimo. Anche lui era passato al tu. Io non
saprei da dove cominciare. Da quello che ho capito, si tratta di una ricerca delicata. Mi sa che sei pi
adatta.
Ma io non conosco il vostro metodo di catalogazione, lo incalz.
Non c' problema, posso spiegarti come si fa:  facilissimo.
Sandra mise in mostra tutto il suo fastidio, con tanto di occhi levati al cielo e scuotendo il capo.
D'accordo, per vorrei ripartire per Milano domattina o, al massimo, nel pomeriggio. Perci, se non ti
dispiace, inizierei subito.
Ma certamente, convenne lui, improvvisamente collaborativo. E le fece strada.
Un salone riccamente affrescato, con alti soffitti damascati, in cui c'erano sei scrivanie con
altrettanti computer. Era tutto l l'archivio. Lo schedario cartaceo era stato totalmente trasferito in un
database che si trovava in un server due piani pi in basso, nei sotterranei.
Il palazzo della Questura risaliva all'Ottocento. Era come lavorare all'interno di un'opera
d'arte. Uno dei vantaggi di Roma, consider Sandra mentre si concedeva un'occhiata all'ins.
Era seduta a una delle postazioni, le altre erano vuote. L'unica luce proveniva dalla lampada
che aveva accanto e intorno a lei s'era creata una gradevole penombra. In quel silenzio, ogni rumore
rimbalzava fra le pareti, mentre fuori cominciava a sentirsi il brontolio di un nuovo temporale.
Si concentr sul terminale che aveva di fronte. Il collega dai capelli rossi aveva impiegato pochi
minuti a spiegarle come accedere al sistema. Dopo averle fornito i codici di sicurezza provvisori, si era
volatilizzato.
Sandra tir fuori dalla borsa la vecchia agenda di David con la copertina di pelle. Suo marito
aveva trascorso a Roma tre settimane e, nelle pagine che si riferivano a quel periodo, si potevano
contare una ventina d'indirizzi appuntati e poi riportati sulla piantina della citt. A questo gli serviva
una radio sintonizzata sulle frequenze della polizia. Ogni volta che la centrale operativa segnalava un
crimine alle volanti, presumibilmente David si recava sul posto.
Perch? Cosa stava cercando?
Sandra and alla pagina dell'agenda in cui era segnato il primo indirizzo, lo introdusse insieme
alla data nel motore di ricerca dell'archivio. Ci vollero pochi secondi perch sullo schermo apparisse il
responso.
Via Erode Attico. Omicidio di una donna da parte del convivente.
Apr il file e lesse il rapido sunto del verbale. Si trattava di una lite domestica degenerata.
L'uomo, un italiano, aveva accoltellato la compagna peruviana ed era fuggito. Risultava ancora
latitante. Senza comprendere come mai David si fosse interessato a quella storia, Sandra decise di
inserire un nuovo indirizzo, assieme alla data, nel motore di ricerca.
Via dell'Assunzione. Rapina e omicidio preterintenzionale.
Un'anziana aveva subito un'aggressione in casa. I ladri l'avevano legata e imbavagliata, la
donna era morta per soffocamento. Per quanto si sforzasse, Sandra non riusciva a cogliere il
collegamento con la vicenda di via Erode Attico. Luoghi e protagonisti erano diversi, cos come le
circostanze in cui erano maturate quelle morti violente. Procedette: altro indirizzo, altra data.
Corso Trieste. Omicidio a seguito di una rissa.
Era avvenuto di notte, a una fermata dell'autobus. Due estranei erano venuti alle mani per futili
motivi. Poi uno dei due aveva tirato fuori un coltello.
E questo adesso che c'entra? si chiese, sempre pi frustrata.
Non riusc a trovare un nesso fra i tre episodi, e nemmeno con quelli che analizz man mano
che procedeva con la ricerca. Si trattava sempre di fatti di sangue con una o pi vittime. Una strana
mappa di crimini. Alcuni erano stati risolti, altri ancora no.
Tutti, per, erano stati documentati da una procedura di fotorilevazione.
Il suo mestiere era comprendere la scena del crimine sulla base di immagini, per questo non era
brava a studiare i fascicoli attraverso la lettura dei documenti scritti. Preferiva un approccio visivo e,
dato che esisteva un corredo fotografico ai vari casi, decise di concentrarsi sugli scatti effettuati dai
colleghi fotorilevatori.
L'esame non era semplice: venti omicidi significavano centinaia di foto. Inizi a visionarle sul
monitor. Senza poter fissare l'oggetto della ricerca, le sarebbero occorsi giorni e David non aveva
lasciato ulteriori indicazioni.
Cavolo Fred, perch tutto questo mistero? Non potevi scrivermi una lettera con le istruzioni? Ti
costava troppo, amore caro?
Era nervosa, affamata, non dormiva da pi di ventiquattr'ore e, da quando era arrivata in
Questura, stava trattenendo la pip. Nell'ultimo giorno un funzionario dell'Interpol aveva minato la
fiducia che riponeva in suo marito, aveva scoperto che David non era morto in un incidente ma era
stato ammazzato, l'assassino l'aveva minacciata trasformando la canzone a cui era legato il ricordo pi
bello della sua vita in un macabro canto funebre.
Era decisamente troppo per una sola giornata.
Fuori riprese a piovere. Sandra si abbandon, appoggiando la testa sul tavolo. Chiuse gli occhi e
per un attimo smise di pensare. Sentiva su di s il peso di un'enorme responsabilit. Fare giustizia non
era mai semplice, per questo aveva scelto il suo mestiere. Ma una cosa era far parte dell'ingranaggio,
portare un contributo con il proprio lavoro. Tutto un altro discorso, invece, se il risultato doveva
dipendere unicamente da lei.
Non ce la faccio, si disse.
In quel momento, il suo cellulare si mise a vibrare. Il rumore riecheggi nella sala vuota,
facendola sobbalzare.
Sono De Michelis. So tutto.
Per un attimo temette che il suo superiore fosse stato informato che aveva speso indebitamente
il suo nome e che si trovava l senza una motivazione ufficiale.
Posso spiegarti, disse subito lei.
Cosa?... No, aspetta, lascia parlare me. Ho trovato il dipinto!
L'euforia nella voce dell'ispettore ebbe il potere di calmarla.
Il bambino che fugge inorridito  uno dei personaggi di un quadro di Caravaggio: Il martirio di
san Matteo.
Sandra aveva sperato che quel dettaglio le svelasse qualcosa. Si aspettava di pi, ma non ebbe il
coraggio di smorzare l'entusiasmo di De Michelis.
 stato realizzato fra il 1600 e il 1601. Era stato commissionato come affresco, ma poi l'artista
opt per un olio su tela. Fa parte di un ciclo pittorico su san Matteo, insieme all'Ispirazione e alla
Vocazione. I tre dipinti si trovano a Roma, collocati nella Cappella Contarelli all'interno della chiesa di
San Luigi dei Francesi.
Ma tutto questo non la aiutava e non era sufficiente. Aveva bisogno di saperne di pi. Apr il
browser e cerc il quadro fra le immagini di Google.
Le apparve sullo schermo.
Ritraeva la scena in cui san Matteo veniva ucciso. Il suo carnefice lo guardava con odio,
brandendo una spada. Il santo era riverso per terra. Cercava di fermare il suo assassino con un braccio,
ma teneva l'altro adagiato accanto a s, quasi accettando il martirio che lo attendeva. Intorno a loro
c'erano altri personaggi, fra cui il bambino inorridito.
Una curiosit sul quadro, disse ancora De Michelis. Fra quelli che assistono alla scena,
Caravaggio dipinse se stesso.
Sandra riconobbe l'autoritratto dell'artista, in alto a sinistra. Improvvisamente ebbe
un'intuizione.
Quella nel dipinto era una scena del crimine.
De Michelis, devo salutarti.
Ma come, non mi dici neanche come vanno le cose?
Va tutto bene, tranquillo.
L'ispettore mugugn qualcosa.
Ti chiamo domani. E grazie, sei un amico.
Riattacc senza attendere che lui replicasse. Era troppo importante. Ora sapeva cosa cercare.
La procedura di fotorilevazione prevedeva che, oltre alla scena del crimine, si dovessero
immortalare altre situazioni. Lo stato dei luoghi e, soprattutto nei casi in cui il responsabile non era
ancora stato assicurato alla giustizia, la folla di curiosi che di solito si radunava oltre il cordone di
polizia. Infatti poteva capitare che, confuso fra i comuni cittadini, vi fosse l'artefice del reato, venuto a
controllare lo svolgimento delle indagini.
La massima secondo cui l'assassino torna sempre sul luogo del delitto a volte funzionava. Ne
venivano catturati parecchi grazie a quell'espediente.
Sandra fece una scrematura delle foto dei venti crimini annotati da David sull'agenda e si
concentr proprio su quegli scatti, cercando un volto fra i curiosi. Qualcuno che, come Caravaggio nel
dipinto, celava la sua identit nella moltitudine.
Si sofferm sull'omicidio di una prostituta: la foto ritraeva il momento in cui il corpo veniva
ripescato nel laghetto dell'EUR. Gli addetti lo tiravano a riva. Gli abiti succinti e colorati della donna
discordavano con il grigiore della morte che gi aveva coperto la pelle giovane come una patina.
Nell'espressione del volto, a Sandra sembr scorgere imbarazzo e vergogna per quell'esposizione alla
luce impietosa del giorno, e per l'esame a cui la sottoponevano gli sguardi di un manipolo di spettatori.
Sandra poteva immaginare i loro commenti trancianti. Se l' cercata. Se avesse scelto un'altra vita, non
sarebbe finita cos.
Poi lo vide. L'uomo era un po' defilato rispetto agli altri. Stava sul marciapiede e il suo sguardo
non conteneva alcun giudizio. Era neutro, diretto al centro della scena, mentre il personale dell'obitorio
si apprestava a portar via il cadavere.
Sandra riconobbe subito quel volto. Lo stesso uomo della quinta foto della Leica. Vestito di
scuro, con la cicatrice sulla tempia.
Sei tu, figlio di puttana? Sei stato tu a spingere il mio David nel vuoto?
Continu a cercarlo, contando di trovarlo anche altrove. Infatti, spunt in altre tre occasioni.
Sempre fra la gente, sempre in disparte.
David sperava di individuarlo nei luoghi dove si era consumato un fatto di sangue. Da qui, la
radio sintonizzata sulle frequenze di polizia, gli indirizzi sull'agenda e la mappa della citt.
Perch stava indagando su di lui? Chi era quell'uomo? In che modo era implicato in quelle
morti cruente? E in quella di David?
Ora Sandra sapeva cosa fare: avrebbe dovuto trovarlo. Ma dove? Forse anche lei doveva usare
lo stesso metodo: attendere le chiamate via radio della centrale alle volanti e precipitarsi sul posto.
Inaspettatamente, inizi a ponderare un aspetto che prima non aveva preso in considerazione.
La domanda al momento non c'entrava nulla, ma era comunque un dubbio che esigeva una risposta.
David non aveva fotografato l'intero dipinto del Caravaggio, ma solo un dettaglio. Non aveva
senso: se la stava indirizzando, perch complicarle la vita?
Sandra riattiv la schermata del computer in cui appariva il quadro. David avrebbe potuto
recuperare l'immagine da Internet, perfino fotografarla dal monitor. Invece, immortalando il particolare
del bambino, aveva voluto dirle che c'era stato di persona.
Ci sono cose che devi vedere con i tuoi occhi, Ginger.
Ramment ci che le aveva detto De Michelis. Il dipinto si trovava a Roma, nella chiesa di San
Luigi dei Francesi.
Ore 23.39
La prima volta che era stato con Clemente su una scena del crimine era avvenuto proprio a
Roma, all'EUR. La prima vittima che aveva guardato negli occhi era una prostituta ripescata nel
laghetto. Da allora c'erano stati altri cadaveri, e tutti avevano in comune quello sguardo. Celava una
domanda.
Perch a me?
Per tutti c'era la stessa sorpresa, lo stesso stupore. Incredulit accompagnata al desiderio
irrealizzabile di tornare indietro, riavvolgere il nastro, avere una seconda chance.
Marcus ne era sicuro, la meraviglia non riguardava la morte, ma l'intuizione fulminante della
sua irreversibilit. Quelle vittime non pensavano mai: Oddio, sto morendo. Bens: Oddio, sto morendo
e non ci posso fare niente.
Forse l'idea aveva sfiorato anche lui quando qualcuno gli aveva sparato nella camera d'hotel a
Praga. Aveva provato paura oppure un confortevole senso d'ineluttabilit? L'amnesia aveva iniziato a
cancellare ogni cosa a ritroso, partendo da quell'ultimo ricordo. La prima immagine che si era fissata
nella sua nuova memoria era il crocifisso di legno sul muro bianco davanti al suo letto d'ospedale. Era
rimasto a osservarlo per giorni, chiedendosi cosa avvenisse nel frattempo intorno a lui. La pallottola
non aveva intaccato zone del cervello in cui risiedevano i centri del linguaggio o del movimento. Perci
era in grado di parlare e camminare. Ma non sapeva cosa dire e dove andare. Poi era apparso il sorriso
di Clemente. Quel volto giovane e glabro, i capelli scurissimi con la riga di lato, quegli occhi buoni.
Ti ho trovato, Marcus, le sue prime parole. Una speranza, e il suo nome.
Clemente non l'aveva riconosciuto dal volto, perch non l'aveva mai visto prima. Solo Devok
conosceva la sua identit, era la regola. Clemente aveva semplicemente seguito le sue tracce fino a
Praga. Era stato il suo amico e mentore a salvarlo, anche da morto. Quella era stata la notizia pi amara
che Marcus aveva dovuto apprendere. Non ricordava nulla di Devok, come di tutto il resto d'altronde.
Ma adesso sapeva che era stato ucciso. In quell'occasione, Marcus aveva capito che il dolore  l'unica
emozione umana che non ha bisogno di legarsi a un ricordo. Un figlio soffrir sempre per la perdita di
un genitore, anche se ci  accaduto prima che lui nascesse o quando era ancora troppo piccolo per
comprendere cosa fosse la morte. Raffaele Altieri ne era l'esempio.
Abbiamo bisogno della memoria solo per essere felici, aveva pensato Marcus.
Clemente aveva avuto molta pazienza con lui. Aveva atteso che si rimettesse in sesto, poi
l'aveva riportato a Roma. Nei mesi che erano seguiti, aveva provveduto a istruirlo sulle poche cose che
sapeva sul suo passato. Sul suo paese d'origine, l'Argentina. Sui suoi genitori, che ormai erano morti.
Sul motivo per cui si trovava in Italia e, infine, sul suo compito. Clemente non lo definiva un lavoro.
L'aveva addestrato, proprio come aveva fatto Devok molti anni prima. Non era stato difficile,
era stato sufficiente fargli capire che certe cose erano gi presenti in lui, doveva solo farle riemergere.
 il tuo talento, diceva.
A volte Marcus non voleva essere com'era. A volte avrebbe voluto essere normale. Ma era
sufficiente guardarsi in uno specchio per capire che non lo sarebbe mai stato, per questo li evitava. La
cicatrice era un fatale memento. Chi aveva cercato di ucciderlo gli aveva lasciato quel souvenir sulla
tempia, perch la morte era l'unica cosa che non avrebbe mai potuto scordare. Ogni volta che Marcus
vedeva una vittima, sapeva di essere stato nella stessa condizione. Si sentiva simile a loro, era
condannato a provare la loro stessa solitudine.
La prostituta ripescata nel laghetto era come lo specchio a cui cercava di sfuggire.
Gli aveva ricordato subito un dipinto del Caravaggio. La morte della Vergine. Nel quadro era
raffigurata la Madonna priva di vita, distesa su quello che sembrava un tavolo d'obitorio. Non c'erano
simboli religiosi intorno a lei, e non era avvolta da un'aura mistica. Lontana dalle rappresentazioni in
cui di solito appariva come una creatura sospesa fra il divino e l'umano, Maria era un corpo
abbandonato, pallido, col ventre gonfio. Si diceva che l'artista si fosse ispirato al cadavere di una
prostituta ripescata in un fiume, per questo il dipinto era stato rifiutato dalla committenza.
Caravaggio prendeva una scena dall'orrore quotidiano e vi sovrapponeva un significato sacro.
Dando ai personaggi un ruolo diverso, li faceva diventare santi o vergini morenti.
Quando Clemente condusse Marcus per la prima volta nella chiesa di San Luigi dei Francesi, gli
disse di osservare Il martirio di san Matteo. Poi lo invit a spogliare quelle figure da ogni sacralit,
come se si trattasse di gente comune coinvolta in una scena del crimine.
Adesso cosa vedi? gli domand.
Un omicidio, fu la risposta.
Fu la sua prima lezione. L'addestramento, per quelli come lui, iniziava sempre davanti a quel
dipinto.
I cani sono daltonici, disse il suo nuovo maestro. Noi invece vediamo troppi colori. Toglili,
lascia che rimangano solo il bianco e il nero. Il bene e il male.
Ma ben presto Marcus si accorse di riuscire a vedere anche altre sfumature. Tonalit che n i
cani n gli uomini potevano percepire. Questo era il suo vero talento.
Ripensandoci adesso, fu colto da un'improvvisa nostalgia. In realt non sapeva per cosa. Ma a
volte accadeva che provasse sensazioni che non aveva alcuna ragione di provare.
Era tardi, ma non voleva tornare a casa. Non voleva addormentarsi per poi affrontare di nuovo il
sogno che lo riportava indietro, a Praga, al momento in cui era morto.
Perch io muoio ogni notte, si disse.
Invece voleva starsene l, in quella chiesa che era diventata il suo rifugio segreto. Ci tornava
spesso.
Quella sera non era solo. Attendeva insieme a un gruppo di persone che fuori spiovesse. Era da
poco terminato un concerto d'archi, ma i sacerdoti e i custodi non se l'erano sentita di mettere alla
porta il poco pubblico rimasto. Cos i musicisti avevano iniziato a intonare per loro nuove melodie,
prolungando in maniera inaspettata la dolcezza di quella serata. Mentre il temporale cercava di stanarli,
le note si opponevano al fragore dei tuoni, diffondendo l'allegria fra i presenti.
Marcus se ne stava in disparte, come sempre. Per lui in San Luigi dei Francesi c'era lo
spettacolo aggiuntivo del capolavoro del Caravaggio. Il martirio di san Matteo. Per una volta si
concesse di guardarlo con gli occhi di un uomo normale. Nella penombra di quella cappella laterale,
not che la luce che illuminava la scena era gi dentro al quadro. Invidi il talento di Caravaggio:
scorgere la luce dove gli altri vedevano le tenebre. Esattamente l'opposto di ci che accadeva a lui.
Ma, proprio mentre si godeva l'effetto di quell'intuizione, gli capit di ruotare leggermente lo
sguardo alla sua sinistra.
In fondo alla navata, una giovane donna zuppa di pioggia lo stava osservando.
In quell'istante, dentro di lui precipit qualcosa. Per la prima volta, qualcuno stava violando la
sua invisibilit.
Distolse lo sguardo e si avvi a passo svelto verso la sacrestia. Lei si mosse per andargli dietro.
Avrebbe dovuto seminarla. Ricordava che da quella parte c'era una seconda uscita. Acceler in quella
direzione, ma poteva sentire le sue scarpe di gomma che gemevano sul pavimento di marmo mentre
provava a raggiungerlo. Un tuono rimbomb sulla sua testa facendogli smarrire quel riferimento
sonoro. Cosa poteva volere da lui quella donna? Entr nel vestibolo che conduceva nel retro della
chiesa e vide la porta. Vi si avvicin, la apr, era pronto a immergersi in quel sudario di pioggia,
quando lei parl.
Fermati. Lo disse senza gridare. Al contrario, il suo tono era freddo.
Marcus si ferm.
Ora voltati.
Lui lo fece. L'unica luce era quella giallognola dei lampioni sulla strada, che si fermava sul filo
della soglia. Ma il riverbero fu sufficiente per vedere che lei impugnava una pistola.
Tu mi conosci? Sai chi sono?
Marcus riflett prima di rispondere. No.
E mio marito, lo conoscevi? Nelle sue parole non c'era collera. L'hai ucciso tu? C'era
disperazione nel suo tono. Se sai qualcosa devi dirmela. O giuro che ti ammazzer. Era sincera.
Marcus non disse nulla. Se ne stava con le braccia tese lungo i fianchi, immobile. Ricambiava
lo sguardo, ma non aveva paura di lei. Piuttosto, provava compassione.
Gli occhi della donna si fecero lucidi. Chi sei tu?
In quel momento il bagliore di un fulmine molto vicino annunci l'arrivo di un tuono pi forte
degli altri, assordante. La luce dei lampioni trem per un istante, poi si spense. La strada e la sacrestia
precipitarono nel buio.
Ma Marcus non scapp subito.
Sono un prete.
Quando la luce dei lampioni si riaccese, Sandra vide che non c'era pi.
Un anno prima
Citt del Messico
Il taxi procedeva a rilento nel traffico congestionato dell'ora di punta. La musica latina
trasmessa dalla radio si mischiava con quella proveniente dalle altre auto in coda, tutte coi finestrini
aperti per via del caldo. Il risultato era una cacofonia insopportabile, ma il cacciatore not che ciascuno
riusciva lo stesso a distinguere il proprio motivetto. Aveva chiesto all'autista di accendere l'aria
condizionata, ma gli aveva risposto che era rotta.
C'erano trenta gradi a Citt del Messico e il tasso di umidit era destinato ad aumentare quella
notte. Il tutto sarebbe stato aggravato dalla cappa di smog che ricopriva la metropoli. Perci non aveva
voglia di trattenersi a lungo. Avrebbe portato a termine il lavoro e sarebbe ripartito subito dopo.
Nonostante il disagio, era eccitato all'idea di trovarsi l.
Doveva vedere con i suoi occhi.
A Parigi la preda gli era sfuggita per pochissimo e poi, com'era prevedibile, aveva fatto perdere
le proprie tracce. Ma in quella citt per il cacciatore c'era una speranza. Se voleva far ripartire la
caccia, aveva bisogno di capire meglio con chi aveva a che fare.
Il taxi lo scaric davanti all'ingresso principale dell'Ospizio di Santa Lucia. Il cacciatore
sollev il capo sull'edificio di cinque piani, bianco e fatiscente. Per quanto gradevole nella sua
architettura coloniale, le grate alle finestre non lasciavano alcun dubbio sull'uso di quel posto.
In fondo  proprio questo il destino negli ospedali psichiatrici, pens. Chi entrava non sarebbe
uscito, mai pi.
La dottoressa Florinda Valds venne ad accoglierlo al banco accettazione. Si erano scambiati
alcune mail in cui lui aveva usato per la prima volta la falsa identit di un docente in psicologia forense
di Cambridge.
Salve, dottor Foster, sorrideva e gli tendeva la mano.
Buongiorno, Florinda... Ma non ci davamo del tu? Il cacciatore aveva capito subito che quella
donna rotondetta sulla quarantina si sarebbe lasciata blandire dai modi eleganti e affabili del dottor
Foster. Se non altro perch era ancora in cerca di marito. Aveva svolto accurate indagini prima di
contattarla.
Allora, hai fatto buon viaggio?
Ho sempre desiderato visitare il Messico.
Ah, per questo non c' problema: ho pensato a un itinerario perfetto per il nostro weekend.
Bene, esclam lui fingendosi entusiasta. Allora sar meglio dedicarsi al lavoro, cos avremo
pi tempo per il resto.
Oh s, certamente cinguett ignara. Ti faccio strada, da questa parte.
Il cacciatore si era messo in contatto con Florinda Valds dopo aver visionato su YouTube il
suo intervento in un convegno di psichiatria a Miami. Si era imbattuto in lei durante una ricerca sui
disturbi di personalit. Erano quei colpi di fortuna che gli facevano credere che alla fine avrebbe
conseguito lo scopo e che ripagavano la sua abnegazione.
La relazione della Valds al convegno aveva come titolo Il caso della ragazza nello specchio.
Naturalmente non permettiamo a chiunque di vederla, ci tenne a precisare mentre
percorrevano i corridoi dell'ospedale, lasciandogli intendere che forse si aspettava una ricompensa
altrettanto speciale da lui.
Sai, la mia curiosit di studioso ha avuto il sopravvento: ho lasciato i bagagli in albergo e sono
corso qui. Se non ti dispiace, pi tardi potremmo tornarci insieme prima di andare a cena?
Oh, certo. Arross, presagendo chiss quale sviluppo della serata. Ma lui non aveva alcuna
camera d'albergo. Il suo volo partiva alle otto.
L'allegria della donna stonava con i lamenti che provenivano dalle stanze dell'ospedale. Mentre
le superavano, il cacciatore ebbe modo di guardare all'interno. Quelli che le abitavano non erano pi
persone. Bianchi in volto come i panni di cui erano vestiti, il cranio rasato per via dei pidocchi, in balia
dell'effetto dei sedativi: vagavano scalzi, andando a sbattere gli uni sugli altri, come relitti alla deriva,
ciascuno col proprio carico di angosce e veleni farmaceutici. Altri erano legati con cinghie di cuoio a
letti sudici. Si dimenavano urlando con la voce dei demoni. Oppure stavano immobili, ad aspettare una
morte che, impietosa, tardava. C'erano vecchi che sembravano bambini, oppure erano bambini
invecchiati troppo in fretta.
Mentre il cacciatore attraversava il loro inferno, il male oscuro che li teneva rinchiusi in se
stessi lo scrutava attraverso i loro occhi sbarrati.
Giunsero in quello che la Valds defin il reparto speciale. Era un'ala isolata dalle altre, dove
i pazienti erano al massimo due per stanza.
Ci teniamo i soggetti violenti, ma anche i casi clinici pi interessanti... Angelina  uno di
questi, aggiunse la psichiatra con orgoglio.
Arrivati davanti a una porta di ferro simile a quella di una cella, la Valds fece cenno a un
infermiere di aprire. L'interno era buio, la poca luce filtrava da una piccola finestra posta in alto e il
cacciatore ci mise un po' a distinguere quel corpo esile come un fuscello rannicchiato in un angolo fra
la parete e il letto. La ragazza poteva avere al massimo vent'anni. Nei tratti induriti dalla sofferenza si
poteva ancora scorgere una certa grazia.
Ecco, questa  Angelina, annunci la dottoressa, indicandola platealmente come se stesse
presentando un fenomeno da baraccone.
Il cacciatore fece qualche passo, ansioso di trovarsi faccia a faccia con la ragione che l'aveva
spinto fin l. Ma la paziente sembrava non accorgersi di loro.
L'ha scoperta la polizia facendo irruzione nel bordello di un villaggio vicino a Tijuana.
Cercavano un narcotrafficante, invece hanno trovato lei. I suoi genitori erano alcolizzati e suo padre
l'ha venduta al racket della prostituzione quando aveva appena cinque anni.
All'inizio doveva essere un articolo prezioso da riservare ai clienti disposti a pagare caro per il
proprio vizietto, pens il cacciatore.
Crescendo ha perso valore e gli uomini potevano averla con pochi pesos. Quelli del bordello la
tenevano per i contadini ubriachi e i camionisti. Poteva avere anche decine di rapporti in un giorno.
Una schiava.
Non  mai uscita da quel posto, sempre reclusa. Una donna si occupava di lei, maltrattandola.
Non ha mai parlato, dubito che capisca realmente cosa le accada intorno. Come fosse in stato
catatonico.
Perfetta per sfogare gli istinti peggiori di quei depravati, stava per commentare il cacciatore, ma
si trattenne. Il suo doveva passare per un interesse prettamente professionale. Raccontami di quando
vi siete accorti del suo... talento.
Quando l'hanno portata qui, condivideva la stanza con una paziente anziana. Abbiamo pensato
di metterle insieme perch entrambe erano scollegate dal mondo. Infatti non comunicavano fra loro.
Il cacciatore distolse lo sguardo dalla ragazza per incrociare quello della Valds: Poi cosa 
successo?
In principio Angelina ha sviluppato strani sintomi motori. Le sue articolazioni erano rigide e
sofferenti, si muoveva con difficolt. Abbiamo pensato a una forma di artrite. Ma poi ha cominciato a
perdere i denti.
I denti?
E non solo: l'abbiamo sottoposta a degli esami e abbiamo riscontrato un grave affaticamento
degli organi interni.
E quando avete capito finalmente cosa stava accadendo?
Un'ombra pass sul viso di Florinda Valds: Quando i capelli le sono diventati bianchi.
Il cacciatore torn a voltarsi verso la paziente. Da quello che poteva vedere, la chioma quasi del
tutto rasata aveva un inconfondibile colore corvino.
Per far cessare i sintomi  bastato toglierla dalla stanza con la donna anziana.
Il cacciatore osservava la ragazza cercando d'intuire se vi fosse ancora qualcosa di umano
nascosto nel profondo dei suoi occhi inespressivi. Sindrome del camaleonte o dello specchio,
concluse.
Per tanto tempo Angelina era stata costretta a essere ci che gli uomini che la violentavano
volevano che fosse. Il loro oggetto di piacere, nient'altro. Cos si era adeguata. Il risultato era stato
perdere se stessa in quei rapporti. Un pezzetto alla volta, se l'erano portata via. Anni e anni di abusi
avevano estirpato da quella creatura ogni traccia d'identit. Perci la prendeva in prestito dalle persone
che la circondavano.
Qui non ci troviamo in presenza di un caso di personalit multipla o davanti a un malato di
mente che crede di essere Napoleone o la regina d'Inghilterra, come accade nei fumetti, rise la Valds.
I soggetti affetti da Sindrome del camaleonte tendono a imitare perfettamente chiunque gli stia di
fronte. Davanti a un medico essi diventeranno medici, di fronte a un cuoco affermeranno di saper
cucinare. Interrogati sulla loro professione risponderanno in maniera generica ma appropriata.
Il cacciatore ricordava di un paziente che s'immedesimava con il cardiologo con cui stava
dialogando e, alla domanda trabocchetto di questi sulla diagnosi di una particolare anomalia cardiaca,
aveva ribattuto di non potersi pronunciare senza accurati esami clinici.
Ma quello di Angelina non  un semplice comportamento di emulazione, ci tenne a precisare
la dottoressa. Stando a contatto con la donna pi anziana, in lei  iniziato un processo
d'invecchiamento tangibile. La sua mente stava operando un cambiamento reale del fisico.
Una trasformista, si disse il cacciatore, che conosceva la definizione esatta. Ci sono state altre
manifestazioni?
Alcune, ma insignificanti e della durata di pochi minuti. I soggetti affetti dalla sindrome sono
tali perch hanno subito un danno cerebrale o, come nel caso di Angelina, un qualche tipo di shock che
produce gli stessi effetti.
Il cacciatore era turbato, ma anche innegabilmente affascinato dalle capacit della ragazza.
Quella era la prova suprema che cercava per dimostrare a se stesso che per tutto quel tempo non si era
ingannato. Le teorie che aveva formulato sulla sua preda adesso avevano una riprova.
Il cacciatore sapeva che tutti gli assassini seriali agiscono sulla spinta di una crisi di identit: nel
momento in cui uccidono si specchiano nella vittima e si riconoscono, non hanno pi bisogno di
fingere. Per il tempo dell'omicidio, il mostro che li abita nel profondo riaffiora sul loro volto. L'uomo a
cui dava la caccia  la sua preda  era molto pi di questo. La sua vera identit era assente, per questo
doveva prenderla continuamente in prestito da qualcun altro. Era un esemplare unico, un caso rarissimo
in psichiatria.
Un serial killer trasformista.
Non si limitava a imitare una serie di atteggiamenti, ma trasmutava se stesso. Per questo
nessuno, a parte lui, l'aveva mai individuato. Il fine ultimo della sua natura non era prendere il posto di
qualcuno, ma diventare quella persona.
Era impossibile prevedere le sue mosse. Il trasformista aveva una straordinaria capacit di
apprendimento, specie riguardo alle lingue e agli accenti. Negli anni aveva perfezionato il metodo. Per
prima cosa sceglieva l'individuo adatto. Un uomo che avesse sembianze simili alle sue: tratti poco
marcati, stessa altezza, segni particolari facilmente riproducibili. Proprio come Jean Duez a Parigi. Ma
soprattutto era necessario che non avesse un passato, che fosse senza legami, con una routine piatta e
ordinaria, preferibilmente con un lavoro a domicilio.
Il trasformista si incarnava nella sua vita.
Il modus operandi era sempre identico. Lo uccideva e gli cancellava la faccia, quasi volesse
rimuovere per sempre la sua identit, applicando l'elementare legge del pi forte.
Lui selezionava da solo la sua specie.
Angelina, per, non rappresentava solo una conferma. Era un secondo esemplare. Guardandola,
il cacciatore comprese di non essersi ingannato per tutto quel tempo. Per necessitava ancora di una
dimostrazione, perch la sfida pi difficile era un'altra.
Provare a immaginare un simile talento combinato a un istinto omicida.
Il cellulare di Florinda Valds inizi a vibrare. Lei si scus e usc per rispondere alla chiamata.
Quella era l'occasione che il cacciatore attendeva.
Aveva fatto delle ricerche prima di andare l. Angelina aveva un fratellino pi piccolo. Avevano
convissuto per poco tempo, visto che a cinque anni era stata venduta. Ma forse erano stati sufficienti
perch in lei rimanesse una traccia di quell'affetto.
Per il cacciatore era la chiave per entrare nella prigione della sua mente.
Rimasto solo con la ragazza, and a mettersi di fronte a lei, piegandosi sulle ginocchia in modo
che potesse guardarlo bene in volto. Poi inizi a parlarle sottovoce.
Angelina, voglio che tu mi ascolti bene. Ho preso il tuo fratellino. Il piccolo Pedro, ricordi? 
tanto carino, ma adesso lo uccider.
La ragazza non ebbe alcuna reazione.
Hai sentito cos'ho detto? Lo uccider, Angelina. Gli strapper il cuore dal petto e lo lascer
battere nella mia mano finch non smetter di pulsare. Il cacciatore allung il palmo aperto verso di
lei. Senti come batte? Pedro sta per morire. E nessuno lo salver. E gli far tanto male, lo giuro.
Morir, ma prima dovr soffrire nel peggiore dei modi.
Inaspettatamente, la ragazza fece uno scatto in avanti e con un morso afferr la mano che il
cacciatore tendeva verso di lei. Questi, preso alla sprovvista, perse l'equilibrio. Angelina gli si piazz
sopra, comprimendogli il torace. Non era pesante, la stratton e riusc a liberarsi dal morso. La vide
ritirarsi nel suo angolo, strisciando. Nella sua bocca intrisa di sangue intravide le gengive acuminate
che gli avevano serrato la carne. Pur senza denti, la ragazza era riuscita a procurargli una profonda
ferita.
La dottoressa Valds rientr e si trov davanti la scena. Angelina sembrava tranquilla, mentre il
suo ospite tentava di tamponare con la camicia un'emorragia alla mano.
Cos' successo? grid, allarmata.
Mi ha aggredito, si affrett a dire il cacciatore. Ma non  grave, avr solo bisogno di
qualche punto di sutura.
Non l'aveva mai fatto prima.
Non so cosa dire. Mi sono semplicemente avvicinato per parlarle.
Florinda Valds si accontent di quella spiegazione, senza approfondire, forse temendo di
perdere la sua occasione amorosa col dottor Foster. Quanto al cacciatore, non aveva pi ragione di
restare l: provocando la ragazza, aveva ottenuto la risposta che cercava.
Forse  meglio se la faccio vedere a un medico, disse esagerando la smorfia di dolore.
La dottoressa era spaesata, non voleva che se ne andasse cos, ma non sapeva come trattenerlo.
Si offr di accompagnarlo al pronto soccorso, ma lui declin gentilmente la proposta. Colta da
un'improvvisa disperazione, gli disse: Devo ancora parlarti dell'altro caso...
La frase suscit l'effetto sperato, perch il cacciatore si blocc sulla soglia. Quale altro caso?
La dottoressa Valds rispose, ma fu volutamente vaga:  accaduto molti anni fa, in Ucraina.
Un bambino di nome Dima.
Tre giorni fa
Ore 3.27
Il cadavere si mise a urlare.
Soltanto quando i polmoni si svuotarono e fu costretto a riprendere fiato, si accorse di essere
tornato indietro dal sogno. Devok era stato ucciso, ancora. Quante volte avrebbe dovuto assistere alla
sua fine? Il ricordo pi antico che possedeva era una sequenza di morte, che si ripeteva ogni volta che
chiudeva gli occhi per addormentarsi.
Marcus infil la mano sotto il cuscino in cerca del pennarello. Quando lo trov, scrisse sul muro
accanto al letto: Tre spari.
Un altro amaro rigurgito dal suo passato. Ma quell'elemento cambiava molte cose. Come la
notte prima, quando aveva portato indietro il dettaglio dei vetri infranti, la percezione era stata acustica.
Ma era convinto che stavolta fosse davvero importante.
Aveva sentito tre distinte detonazioni. Fino ad allora, aveva sempre contato due spari. Uno per
s, l'altro per Devok. Ma nell'ultima versione del sogno c'era stato un terzo colpo di pistola.
Poteva essere uno scherzo dell'inconscio che modificava a piacimento la scena dell'albergo di
Praga. A volte inseriva suoni o oggetti inverosimili oppure che non c'entravano nulla, come un jukebox
o un pezzo funky. Marcus non era in grado di controllarne le bizzarrie.
Ma stavolta era come se l'avesse sempre saputo.
Il particolare del terzo sparo si aggiunse ai frammenti della scena. Era sicuro che anche quello
sarebbe stato utile per ricostruire come fossero andati i fatti e, soprattutto, per rivedere il volto
dell'uomo che aveva ucciso il suo maestro e lo aveva costretto a dimenticare se stesso.
Tre spari.
Appena qualche ora prima, Marcus si era ritrovato a fronteggiare di nuovo la minaccia di una
pistola. Ma era stato diverso. Non aveva avuto paura. La donna a San Luigi dei Francesi avrebbe
premuto il grilletto, ne era sicuro. Ma non c'era odio nel suo sguardo, semmai disperazione. Solo il
momentaneo blackout l'aveva salvato dalla sua risolutezza. A quel punto, sarebbe potuto scappare.
Invece era rimasto per rivelarle chi fosse.
Sono un prete.
Perch l'aveva fatto? Perch aveva sentito il bisogno di dirglielo? Aveva voluto darle qualcosa,
una sorta di compensazione per tutta la sofferenza che stava provando. L'identit era il suo pi grande
segreto, avrebbe dovuto difenderlo a costo della vita. Il mondo non avrebbe capito. Era questa la litania
che gli aveva ripetuto Clemente fin dal primo giorno. E lui era venuto meno a quell'impegno. Con una
sconosciuta, per giunta. Quella donna, chiunque fosse, aveva un motivo per ucciderlo, era convinta che
fosse l'assassino dell'uomo che aveva amato. Eppure Marcus non riusciva a considerarla una nemica.
Chi era? In che modo lei e suo marito potevano aver fatto parte della sua vita precedente? E se
avesse avuto delle risposte sul suo passato?
Forse dovrei cercarla, si disse. Forse dovrei parlarle.
Ma non era prudente. E poi non sapeva altro di lei.
Non avrebbe detto nulla a Clemente. Era sicuro che non avrebbe approvato la sua decisione
impulsiva. Entrambi erano al servizio di un sacro giuramento, ma in modo diverso. Il suo giovane
amico era un sacerdote ligio e devoto, mentre nel suo animo si agitavano spiriti che non era in grado di
comprendere.
Guard l'ora. Gli aveva lasciato un messaggio nella solita casella vocale. Dovevano incontrarsi
prima dell'alba. Poche ore prima, la polizia aveva sospeso la perquisizione della villa di Jeremiah
Smith.
Adesso toccava a loro far visita alla casa.
La strada si insinuava fra le colline a ovest di Roma. A pochi chilometri c'era il litorale di
Fiumicino, con l'impetuosa foce del Tevere. La vecchia Fiat Panda arrancava in salita, i deboli fari
illuminavano appena una porzione della carreggiata. Intorno, la campagna cominciava a svegliarsi
profetizzando l'alba.
Clemente guidava proteso sullo sterzo per controllare meglio la direzione, spesso era costretto a
scalare rumorosamente le marce. Dal momento in cui era salito a bordo nei pressi di Ponte Milvio,
Marcus gli aveva riassunto quanto era accaduto la sera prima a casa di Guido Altieri. Il suo amico,
comunque, era molto pi preoccupato dei resoconti apparsi in tv. Nessuno riferiva la presenza di un
terzo uomo sulla scena dell'omicidio del noto avvocato da parte del figlio. Questo lo confortava: per
ora il loro segreto era al sicuro.
Ovviamente Marcus non fece alcun riferimento a quanto era accaduto dopo, l'episodio della
donna armata a San Luigi dei Francesi. Invece pass subito a ragguagliarlo su come le vicende delle
ultime ore si riflettessero sulla scomparsa della giovane Lara.
Jeremiah Smith non ha avuto un infarto.  stato avvelenato.
Gli esami tossicologici non hanno evidenziato la presenza di sostanze sospette nel suo
sangue, ribatt Clemente.
Eppure sono convinto che sia andata cos. Non c' altra spiegazione.
Allora qualcuno deve aver preso sul serio il tatuaggio che aveva sul torace.
Uccidimi, pens Marcus. Qualcuno stava agendo nell'ombra e aveva offerto a Monica, la
sorella della prima vittima di Jeremiah Smith, e a Raffaele Altieri l'occasione per ricambiare il lutto
violento che avevano subito. Quando la giustizia non  pi possibile, rimane solo una scelta: perdono
o vendetta.
Occhio per occhio, aggiunse Clemente.
S, ma c' dell'altro. Marcus fece una pausa, cercando di dare corpo a un'idea che maturava
in lui dalla sera prima. Qualcuno si aspettava il nostro intervento. Ricordi la Bibbia col segnalibro di
raso rosso che ho trovato a casa di Lara?
La pagina con la lettera di san Paolo ai Tessalonicesi: il giorno del Signore verr come viene
un ladro nella notte.
Te lo ripeto: qualcuno sa di noi, Clemente, afferm con maggiore convinzione. Pensaci: a
Raffaele ha mandato una lettera anonima, per noi ha scelto un libro sacro. Un messaggio adatto a degli
uomini di fede. Sono stato coinvolto con uno scopo. Altrimenti non si spiega perch quel ragazzo sia
stato convocato a casa di Lara. Alla fine, sono stato io a condurlo alla verit su suo padre.  colpa mia
se l'avvocato Altieri  stato ucciso.
Clemente si volt un istante a osservare Marcus. Chi pu aver organizzato tutto questo?
Non lo so. Ma sta mettendo in contatto le vittime coi carnefici e, nello stesso tempo, vuole
coinvolgerci.
Clemente sapeva che non si trattava di una semplice ipotesi, per questo era inquieto. A quel
punto, la visita alla villa di Jeremiah Smith era divenuta di basilare importanza. Erano convinti che
avrebbero trovato un segno che li avrebbe condotti al livello successivo del labirinto. Il tutto con la
speranza di poter salvare ancora Lara. Senza quell'obiettivo, avrebbero avuto meno motivazioni. E
l'artefice di quell'enigma lo sapeva, per questo aveva messo in palio la vita della giovane studentessa.
Una pattuglia sostava davanti al cancello d'ingresso. Ma la propriet era troppo vasta per
poterla sorvegliare tutta. Clemente parcheggi la Panda in una stradina a un chilometro di distanza. Poi
scesero per proseguire a piedi, confidando nel nascondiglio della notte.
Dobbiamo fare in fretta, fra un paio d'ore torneranno quelli della Scientifica per continuare i
rilievi, lo avvert Clemente, accelerando il passo sul terreno accidentato.
S'introdussero nella villa da una finestra sul retro, rimuovendo i sigilli. Ne avevano altri falsi e
li avrebbero ricollocati andandosene. Nessuno avrebbe sospettato un'intrusione. Indossarono
copriscarpe e guanti in lattice. Quindi accesero le torce che avevano portato con s, tenendo
parzialmente coperto il fascio di luce con il palmo della mano, in modo da potersi orientare senza
essere notati dall'esterno.
Lo stile della casa era un liberty rimaneggiato, con qualche concessione moderna. Erano entrati
in uno studio con una scrivania in mogano e una grande libreria. Gli arredi testimoniavano un passato
benestante. Jeremiah era cresciuto in una famiglia borghese, i genitori erano stati capaci di costruire
una discreta fortuna con il commercio dei tessuti. Tuttavia, la loro dedizione agli affari gli aveva
impedito di avere pi di un figlio. Forse gli bastava confidare in lui perch portasse avanti la ditta e il
buon nome degli Smith. Ma ben presto dovevano essersi accorti che l'unico erede non era in grado di
proseguire i loro sforzi e riempirli d'orgoglio.
Marcus illumin con la torcia una serie di portafotografie ordinatamente disposti su un tavolo di
rovere. La storia della famiglia era condensata in quelle immagini sbiadite. Un picnic su un prato,
Jeremiah a pochi anni sulle gambe di sua madre e suo padre che li cinge entrambi in un abbraccio
protettivo. Sul campo da tennis della villa, con le uniformi immacolate, impugnando racchette di legno.
Durante un Natale antico, vestiti di rosso, in posa davanti a un albero addobbato.
In rigida attesa che l'autoscatto compisse il proprio dovere, sempre composti in un trittico
perfetto, come fantasmi di un'altra epoca.
A un certo punto, per, quelle foto perdevano un protagonista: Jeremiah adolescente e sua
madre esibiscono tristi sorrisi di circostanza, il capofamiglia li ha lasciati dopo una breve malattia e
loro continuano quella tradizione non per perpetuare un ricordo, bens come fosse un antidoto per
allontanare da s l'ombra della morte.
Un'immagine in particolare attir la curiosit di Marcus, per la scelta un po' macabra di posare
con il defunto. Madre e figlio, infatti, erano in piedi ai lati di un grande camino di arenaria, su cui
svettava un dipinto a olio che raffigurava il padre in atteggiamento austero.
Non hanno trovato nulla che collegasse Jeremiah Smith a Lara. Clemente intervenne alle sue
spalle.
Nella stanza erano evidenti i segni della perquisizione da parte della polizia. Gli oggetti erano
stati spostati, i mobili frugati.
Perci ancora non sanno che  stato lui a prenderla. Non la cercheranno.
Smettila. Il tono di Clemente si fece improvvisamente duro.
Marcus era stupito, non era da lui.
 incredibile che tu ancora non capisca. Non sei un investigatore improvvisato, non ti sarebbe
consentito. Sei stato preparato al meglio per affrontare tutto questo. Vuoi che ti dica la verit? 
possibile che la ragazza alla fine muoia. Anzi, direi che  pi che probabile. Ma non dipender da ci
che faremo oppure non faremo. Perci finiscila di sentirti in colpa.
Marcus si concentr nuovamente sulla foto di Jeremiah Smith in posa sotto il ritratto del padre,
serio e compunto all'et di vent'anni.
Allora, da dove vuoi iniziare? domand Clemente.
Dalla stanza in cui l'hanno trovato agonizzante.
Nel soggiorno c'erano tracce del passaggio dei tecnici della Scientifica. I cavalletti con le
lampade alogene per illuminare la scena, residui dei reagenti per liquidi organici e impronte sparsi un
po' ovunque, cartelli alfanumerici che contrassegnavano la posizione dei reperti che erano stati
fotografati e poi asportati.
Nella stanza avevano rinvenuto un nastro per capelli azzurro, un braccialetto di corallo, una
sciarpa rosa lavorata a maglia e un pattino a rotelle rosso, appartenenti alle quattro vittime di Jeremiah
Smith. Quei feticci erano la prova inconfutabile del suo coinvolgimento, tenerli era stato un azzardo.
Ma Marcus poteva immaginare come si sentisse l'assassino ogni volta che accarezzava quei trofei.
Erano il simbolo di ci che gli riusciva meglio  uccidere. Averli fra le mani e riprovare quell'oscura
energia: una scossa vitale, come se la morte violenta avesse il potere di rinvigorire chi la dispensa. Il
brivido di un piacere segreto.
Erano custoditi nel soggiorno, perch Jeremiah voleva tenerli accanto a s. Cos anche quelle
ragazze era come se fossero sempre l. Anime in pena, prigioniere di quella casa insieme a lui.
Tuttavia, fra gli oggetti, mancava qualcosa che appartenesse a Lara.
Marcus entr nella stanza, mentre Clemente rest sulla soglia. I mobili erano coperti da teli
bianchi. Tranne la poltrona posta al centro, di fronte a un vecchio televisore. Un tavolino era riverso e
sul pavimento erano presenti una ciotola in frantumi, una chiazza chiara e ormai asciutta e biscotti
sbriciolati.
Li aveva fatti cadere Jeremiah quando si era sentito male, pens Marcus. La sera cenava davanti
alla tv, latte e biscotti. Quell'immagine rispecchiava la sua solitudine. Il mostro non si nascondeva. Il
suo miglior rifugio era l'indifferenza degli altri. Se il mondo si fosse curato un po' di lui, forse sarebbe
stato fermato prima.
Jeremiah Smith era un asociale, eppure si trasformava per adescare le sue vittime. Tranne
Lara, le altre le ha prese di giorno, ricord a se stesso. Qual era la sua tecnica per avvicinarle e
carpirne la fiducia? Era convincente, le ragazze non lo temevano. Perch non usava gli stessi
accorgimenti per farsi degli amici? L'unico scopo che lo muoveva era l'omicidio. Il merito spettava al
male, consider Marcus. Perch il male riusciva a farlo sembrare una persona buona, qualcuno di cui
fidarsi. Ma c'era qualcosa che Jeremiah Smith non aveva previsto: esiste sempre un prezzo. La paura
pi grande di ogni essere umano, anche di quello che ha scelto di vivere come un eremita, non  la
morte. Ma morire da solo. C' una bella differenza. Ed  una cosa che realizzi veramente soltanto
quando sta accadendo.
L'idea che nessuno ci pianger, che nessuno sentir la nostra mancanza o si ricorder di noi. E
stava succedendo a me, pens Marcus.
Stava osservando il punto nella camera in cui erano avvenute le procedure di rianimazione a
opera del personale dell'ambulanza: vi erano sparsi guanti sterili, pezzi di garza, siringhe e cannule.
Tutto era rimasto cristallizzato come in quei frenetici momenti.
Marcus cerc di inquadrare quanto era accaduto prima che Jeremiah Smith iniziasse ad
avvertire i sintomi dell'avvelenamento. Chiunque sia stato, conosceva le sue abitudini. Si 
comportato proprio come lui ha fatto con Lara. Si  introdotto nella sua vita e nella sua casa per
osservarlo. Non ha scelto lo zucchero per celare la droga, ma forse ha messo qualcosa nel latte. Si 
trattato di una sorta di contrappasso.
Clemente osservava il suo allievo mentre si calava completamente nella psiche di chi aveva
ordito tutto quanto. Perci Jeremiah si sente male e telefona al numero delle emergenze.
Il Gemelli  l'ospedale pi vicino, era normale che la chiamata fosse indirizzata l. Chi ha fatto
questo a Jeremiah Smith sapeva bene che Monica, la sorella della sua prima vittima, ieri notte era il
medico di turno aggregato alle ambulanze. In caso di codice rosso, sarebbe montata sulla prima
disponibile. Marcus sembrava colpito dall'abilit di chi aveva orchestrato quell'occasione di vendetta.
Non agisce a caso,  meticoloso. Aveva smontato la scena del crimine. Tassello dopo tassello, aveva
svelato la trama nascosta, i fili di nylon, il fondale di cartapesta, il trucco del mago. D'accordo, sei
stato in gamba, disse, rivolgendosi all'avversario come se fosse presente. E adesso vediamo cosa
avevi in serbo per noi...
Credi che ci siano degli indizi che conducano al luogo in cui  prigioniera Lara?
No, lui  troppo furbo. Anche se ci fossero stati, li avrebbe rimossi. La ragazza  un premio,
non dimenticarlo. Dobbiamo meritarcelo.
Marcus inizi a muoversi per la stanza, sicuro che ci fosse qualcosa che ancora gli sfuggiva.
Cosa dovremmo cercare, secondo te? chiese Clemente.
Qualcosa che non c'entri nulla con tutto il resto. Per eludere i rilevamenti della polizia, doveva
lasciare un segno che solo noi potessimo cogliere.
Avrebbe dovuto individuare il punto esatto da cui far partire l'osservazione della scena. Era
sicuro che da l sarebbe stata evidente l'anomalia. Il pi logico era quello in cui si trovava Jeremiah
esanime.
Le imposte, disse a Clemente, che and a chiudere le due grandi finestre che affacciavano sul
retro della casa. A quel punto, Marcus liber il fascio della torcia, lasciandolo spaziare per tutta la
stanza. Le ombre degli oggetti si alzavano a turno, come soldatini ubbidienti, man mano che venivano
inquadrati. I divani, la credenza, il tavolo da pranzo, la poltrona, il camino su cui svettava un quadro di
tulipani. Marcus fu colto da una sensazione di dj vu. Torn indietro e illumin di nuovo il dipinto coi
fiori.
Non dovrebbe essere qui.
Clemente non riusc a capire. Ma lui ricordava benissimo quel camino di arenaria, perch era
presente nella foto che aveva osservato nello studio: c'erano Jeremiah e sua madre sotto al ritratto a
olio del capofamiglia defunto.
 stato spostato.
Ma nella stanza non c'era. Marcus si avvicin al dipinto coi tulipani, scost la cornice e verific
che, in effetti, l'impronta lasciata sul muro del quadro nel corso degli anni era diversa. Stava per
rimetterlo come l'aveva trovato, quando si accorse che sul retro, nel margine inferiore sinistro della
tela, era riportato il numero 1.
L'ho trovato. Clemente stava richiamando la sua attenzione dal corridoio.
Marcus lo raggiunse e vide il quadro del padre di Jeremiah sulla parete accanto alla porta.
I dipinti sono stati invertiti.
Anche in questo caso, lo tolse dal muro per controllarne il dorso. Il numero stavolta era il 2.
Si guardarono entrambi intorno, con in mente la medesima idea. Si separarono e cominciarono a
staccare dal muro ogni quadro, per individuare il terzo.
Ecco, annunci Clemente. Era un paesaggio bucolico e si trovava in fondo al corridoio, alla
base della scala che conduceva al piano superiore. Iniziarono a salire e, a met dei gradini, trovarono
anche il quarto, cos ebbero la conferma che stavano seguendo la pista giusta.
Ci sta indicando un percorso... disse Marcus. Ma nessuno dei due immaginava a cosa li
avrebbe condotti.
Sul pianerottolo del secondo piano individuarono il quinto dipinto. Quindi il sesto in un piccolo
andito, il settimo nel corridoio che conduceva alle stanze da letto. L'ottavo era molto piccolo. La
pittura a tempera raffigurava una tigre indiana che sembrava uscita da un racconto di Salgari. Si
trovava accanto a una porticina, in quella che doveva essere stata la stanza dell'infanzia di Jeremiah
Smith. Su una mensola era schierato un battaglione di soldatini di piombo, poi c'erano una scatola con
il Meccano, una fionda e un cavalluccio a dondolo.
Spesso si dimentica che anche i mostri sono stati dei bambini, consider Marcus. Ci sono cose
che ci portiamo appresso dall'infanzia. Chiss dove aveva avuto origine, invece, il bisogno di uccidere.
Clemente apr la porticina e si rivel una ripida scala che, verosimilmente, portava al solaio.
Forse i poliziotti non hanno ancora guardato bene lass.
Erano entrambi sicuri che il nono dipinto sarebbe stato l'ultimo della serie. Salirono con
prudenza i gradini irregolari, il soffitto era basso, tanto da costringerli a una postura incurvata. Al
termine di quel budello di pietra c'era uno stanzone stipato di vecchi mobili, libri e bauli. Alcuni uccelli
avevano fatto il nido fra le assi del sottotetto. Spaventati dalla loro presenza, iniziarono a roteargli
intorno e a dibattersi in cerca di una via di fuga. La trovarono in un abbaino aperto.
Non possiamo restare molto, fra poco albegger, lo incalz Clemente dopo aver controllato
l'ora.
Perci si misero prontamente a cercare il quadro. C'erano diverse tele ammassate in un angolo.
Clemente si avvicin per controllarle. Niente, annunci poco dopo, scrollandosi la polvere dai
vestiti.
Marcus vide un fregio dorato che spuntava dietro una cassapanca. La aggir e si trov di fronte
a una cornice riccamente decorata, appesa al muro. Non ci fu bisogno di voltarla per controllare che
fosse proprio il nono quadro. Il contenuto era abbastanza insolito da confermargli che si trattava del
punto d'arrivo di quella caccia al tesoro.
Il disegno di un bambino.
Realizzato con matite colorate su un foglio di quaderno, era stato successivamente collocato in
quella cornice troppo sfarzosa, in modo da imporlo all'attenzione dell'osservatore.
Raffigurava una giornata d'estate o di primavera, col sole che vigilava sorridente sulla natura
rigogliosa. Alberi, rondini, fiori e un fiumiciattolo. I protagonisti erano due bambini, una femminuccia
con indosso un vestitino a pois rossi e un maschietto che stringeva qualcosa in una mano. Nonostante
l'allegria dei colori e l'assoluta innocenza del soggetto, Marcus avvert una strana sensazione.
C'era qualcosa di malvagio in quel disegno.
Fece un passo avanti per osservare meglio. Solo allora si accorse che sul vestito della bambina
non c'erano pois, ma ferite sanguinanti. E che il maschietto impugnava un paio di forbici.
Lesse la data riportata al margine: risaliva a vent'anni prima. Jeremiah Smith era gi troppo
adulto per esserne l'autore. Apparteneva alla fantasia malata di qualcun altro. Gli venne in mente Il
martirio di san Matteo del Caravaggio: quella che aveva di fronte era la rappresentazione di una scena
del crimine. Ma, quando era stata realizzata, quell'orrore doveva ancora accadere.
Anche i mostri sono stati dei bambini, ripet a se stesso. Quello nel disegno nel frattempo era
diventato grande. E Marcus cap che avrebbe dovuto trovarlo.
Ore 6.04
Il primo giorno in polizia scientifica t'insegnavano che su una scena del crimine le coincidenze
non esistono. Poi continuavano a ripetertelo in ogni occasione, qualora malauguratamente te lo fossi
scordato. Ti spiegavano che non solo erano fuorvianti, ma potevano rivelarsi nocive o
controproducenti. E ti citavano diversi casi limite in cui ci aveva compromesso irrimediabilmente le
indagini.
Per via di questa forma mentis, Sandra non dava molto credito alle coincidenze. Ma, nella vita
reale, riusciva ad ammettere che quelle accidentali connessioni fra eventi a volte sono utili, perlomeno
a richiamare la nostra attenzione su cose che, altrimenti, non vedremmo.
Era giunta alla conclusione che alcune di esse non ci toccano. Infatti di solito le liquidiamo
come semplici coincidenze. Altre invece, sembrano destinate a imprimere nella nostra vita la forza di
un cambiamento. E allora adottiamo per loro un nome diverso. Iniziamo a chiamarle segni. Spesso ci
fanno ritenere di essere destinatari di un messaggio esclusivo, come se il cosmo o un'entit superiore ci
avesse scelti. In altre parole, ci fanno sentire speciali.
Sandra ricordava che Carl Gustav Jung aveva definito sincronicit proprio le coincidenze di
quest'ultimo tipo, attribuendo loro tre caratteristiche fondamentali. Dovevano essere assolutamente
acausali, cio non collegate da un nesso causa-effetto. Coincidere con una profonda esperienza
emotiva. E, infine, possedere un forte valore simbolico.
Jung sosteneva che certi individui trascorrono l'esistenza a cercare un significato profondo per
ogni avvenimento straordinario che gli capita.
Lei non era cos. Ma si era dovuta ricredere. A questa svolta aveva contribuito il racconto di
David sulla straordinaria catena di eventi che aveva determinato il loro incontro.
Mancavano due giorni a ferragosto e lui si trovava a Berlino. Avrebbe dovuto raggiungere
alcuni amici a Mikonos, il programma era di fare insieme una crociera in barca a vela per le isole
greche. Quella mattina, per, la sveglia non aveva suonato, si era alzato tardi, ma era riuscito lo stesso
ad arrivare in aeroporto proprio mentre stavano chiudendo il check-in. Ricordava di aver pensato: Che
fortuna! senza conoscere ancora ci che, invece, lo aspettava.
Per giungere a destinazione, avrebbe dovuto prendere una coincidenza a Roma. Tuttavia, prima
di imbarcarsi sul secondo volo, la compagnia aerea gli aveva riferito che, per un disguido, il suo
bagaglio era stato smarrito a Berlino.
Non avendo alcuna intenzione di abbandonare l'idea del viaggio, dopo aver acquistato in tutta
fretta una nuova valigia e nuovi vestiti nei negozi dell'aeroporto, si era presentato puntualmente al
check-in per prendere la coincidenza diretta ad Atene. E scoprire, per, che a causa dell'intenso traffico
di vacanzieri, era in overbooking.
Alle undici di sera avrebbe dovuto essere sulla poppa di un trealberi, a sorseggiare ouzo
ghiacciato insieme a una splendida modella indiana conosciuta due settimane prima a Milano. Invece si
trovava in una sala partenze affollata di turisti, a compilare moduli assicurativi per il risarcimento del
bagaglio.
Avrebbe potuto attendere l'indomani e partire col primo volo disponibile, ma sentiva che non ce
l'avrebbe fatta a resistere. Cos aveva preso a noleggio una macchina con l'intenzione di recarsi al
porto di Brindisi e imbarcarsi su un traghetto per la Grecia.
Dopo aver percorso circa cinquecento chilometri, guidando per tutta la notte, aveva visto il sole
levarsi sul litorale della Puglia. I cartelli stradali indicavano che ormai mancava poco alla meta, ma
proprio allora la sua auto aveva iniziato a manifestare strani problemi. Una progressiva perdita di
potenza era culminata nell'arresto definitivo del motore.
Abbandonato dal destino avverso sul margine di una statale, David era sceso dalla vettura e,
invece d'inveire contro la malasorte, aveva rivolto lo sguardo al paesaggio intorno. Alla sua destra, una
citt bianca arroccata su un altopiano. Dall'altra parte, a poche centinaia di metri, il mare.
Si era incamminato per arrivare alla spiaggia, deserta a quell'ora del mattino. Sulla battigia
aveva preso uno dei suoi sigaretti all'anice e, con quello fra le labbra, aveva celebrato il sole nascente.
Era stato allora che, guardando in basso, aveva notato piccole impronte di passi, armoniose e
perfettamente simmetriche nella sabbia bagnata. Istintivamente, il suo cuore le aveva attribuite a una
donna che stava facendo jogging. Il litorale in quella direzione si perdeva dietro alcune insenature,
perci chi le aveva lasciate era gi sparito alla sua vista. Per una cosa era certa: non era passato molto
tempo, altrimenti la risacca le avrebbe cancellate tutte.
In seguito, narrando la storia, gli sarebbe stato sempre difficile descrivere ci che gli era
scattato nella testa in quel momento. Improvvisamente, era stato colto dal bisogno di seguire quelle
impronte. Cos si era messo a correre.
Arrivato a questo punto del racconto, Sandra gli domandava sempre come avesse fatto a intuire
che si trattava di una donna.
Infatti non lo sapevo, potevo solo sperarlo. T'immagini se mi fossi ritrovato davanti un
ragazzino, oppure un uomo di bassa statura?
La spiegazione non la convinceva mai del tutto. Era il suo istinto da poliziotto che la spingeva a
fare domande del tipo: E come facevi a sapere che si trattava di qualcuno che stava facendo jogging?
Ma David era preparato anche a quello. Le impronte nella sabbia erano pi profonde sulla
punta, perci correva.
Va bene,  credibile.
E David riprendeva il racconto da dove l'aveva interrotto. Diceva di aver percorso un centinaio
di metri e, dopo aver scavalcato una duna, aveva scorto la figura di una donna. Indossava degli short,
una maglietta aderente e scarpe da ginnastica. Aveva i capelli biondi raccolti in una coda. Non poteva
vedere il suo viso ma aveva avuto lo stesso l'istinto di chiamarla. Un pensiero alquanto stupido, visto
che non conosceva il suo nome.
A quel punto aveva accelerato il passo.
Che cosa avrebbe potuto dire una volta che l'avesse raggiunta? Pi si avvicinava, pi si rendeva
conto che doveva escogitare qualcosa per non fare la figura del povero mentecatto. Ma non gli veniva
in mente nulla.
Con molta fatica, era riuscito ad affiancarla. Era molto bella. E sentendogli dire questo, Sandra
di solito sorrideva. Poi si era scusato, pregandola di fermarsi. La sconosciuta lo aveva assecondato con
fastidio, squadrando da capo a piedi quel matto che cercava di riprendere fiato. Non doveva averle fatto
una grande impressione. Indossava gli stessi abiti da ventiquattr'ore, era stravolto da una notte insonne,
sudava per la corsa e non emanava certo un buon odore.
Ciao, io sono David, le aveva detto, porgendole la mano. Lei l'aveva guardata senza
stringerla, con ribrezzo, come se le avesse appena offerto un pesce marcio. Poi lui aveva aggiunto: Sai
cosa diceva Carl Gustav Jung riguardo alle coincidenze? E aveva preso a raccontarle, senza una
ragione apparente, tutte le traversie che aveva dovuto affrontare da quando era partito da Berlino il
giorno prima. Lei era rimasta ad ascoltarlo senza dire una parola, cercando forse di capire dove volesse
approdare quel discorso.
Lo aveva lasciato finire, poi aveva ribattuto che quella non poteva essere definita propriamente
una coincidenza. Perch, nonostante la catena di eventi indipendenti dalla sua volont che lo avevano
condotto su quella spiaggia, era stato lui a decidere di seguire le impronte. Perci la teoria della
sincronicit non poteva essere applicata al loro incontro.
E chi lo dice?
Lo dice Jung.
E a David era sembrata un'ottima obiezione, tanto che era ammutolito. Non sapendo cos'altro
aggiungere, l'aveva salutata per tornarsene mestamente indietro. Lungo il cammino a ritroso, aveva
riflettuto su quanto sarebbe stato bello se quella ragazza si fosse rivelata davvero una donna speciale,
magari la donna della sua vita. Sarebbe stato memorabile innamorarsi cos e avere quella storia da
raccontare negli anni a venire. Come trasformare una serie di piccole disavventure in una grande
epopea d'amore.
Tutto per un bagaglio smarrito.
La ragazza non l'aveva rincorso per dirgli che aveva cambiato idea. E lui alla fine non sapeva
neanche il suo nome. In compenso, dopo aver atteso per un mese che la compagnia aerea ritrovasse la
sua valigia, era andato in Questura a Milano per denunciarne il furto. L, davanti a un distributore di
caff, aveva incontrato per la prima volta Sandra, avevano scambiato due parole, si erano piaciuti e,
alcune settimane dopo, erano andati a vivere insieme.
Ora, dopo essersi svegliata nel letto della sua camera d'hotel a Roma con un peso sull'anima,
nonostante la recente scoperta che David era stato ucciso e con l'idea di dover trovare il suo assassino,
Sandra non poteva fare a meno di sorridere comunque a quel pensiero.
Ogni volta che David raccontava quella storia a un nuovo amico, questi pensava per tutto il
tempo che la ragazza della spiaggia fosse lei. Invece, l'aspetto prodigioso di tutta la vicenda era che la
vita si serve dei percorsi pi banali per offrirci le pi grandi opportunit. Perch il cuore di un uomo o
di una donna non ha bisogno di cogliere segni.
A volte, fra miliardi di persone, basta trovarsi.
Davanti a quella macchinetta del caff, se lei non avesse avuto una banconota da cinque euro e
David degli spiccioli con cui cambiargliela, forse non avrebbero avuto un motivo per parlarsi. E, dopo
essersi sfiorati appena, in attesa delle rispettive bevande, si sarebbero allontanati come due estranei,
ignari dell'amore che avrebbero potuto scambiarsi e, cosa veramente incredibile, senza mai soffrire per
questo.
Quante volte ogni giorno accade la stessa cosa e non lo sappiamo? Quante persone si incontrano
casualmente e poi si lasciano andare come se niente fosse, senza sapere di essere perfette l'uno per
l'altra?
Per questo, sebbene David fosse morto, lei si sentiva privilegiata.
E quello di ieri sera cosa  stato? si chiese. Dell'incontro con l'uomo con la cicatrice sulla
tempia le era rimasto uno stupore che adesso non riusciva a gestire. Credeva di aver di fronte un
assassino, invece aveva scoperto che si trattava di un sacerdote. Sul fatto che fosse sincero, non aveva
dubbi. Avrebbe potuto approfittare del blackout per scappare subito, invece era rimasto per dirle chi
fosse. Davanti a quella rivelazione inaspettata, aveva perso il coraggio di premere il grilletto. Era stato
come sentire la voce di sua madre che la ammoniva: Sandra cara, non puoi sparare a un prete. Non si
fa. Era ridicolo.
Coincidenze.
Ma non c'era modo di individuare una relazione fra David e quel tizio. Sandra si alz dal letto e
and a osservare la sua foto fra quelle che aveva sviluppato dalla Leica. Cosa c'entrava un prete con
l'indagine? Invece di rivelarle qualcosa, quell'immagine complicava tutto.
Il suo stomaco brontol, in pi avvertiva un senso di spossatezza. Non mangiava da ore e forse
aveva la febbre. Quella notte era tornata in hotel fradicia di pioggia.
Ma nella sacrestia di San Luigi dei Francesi si era resa conto che ci che cercava non era
soltanto giustizia. C'era un'esigenza oscura da appagare. La sofferenza produce strani effetti.
Indebolisce, e rende pi fragili. Ma nel contempo rafforza una volont che credevi di poter tenere a
bada. Il desiderio di infliggere agli altri lo stesso dolore. Come se la vendetta fosse l'unico rimedio per
placare il proprio.
Sandra comprese che avrebbe dovuto fare i conti con un lato oscuro che non credeva di
possedere. Non voglio diventare cos, si disse. Ma temeva che qualcosa fosse inevitabilmente cambiato.
Mise da parte la foto che ritraeva il prete con la cicatrice sulla tempia, concentrandosi sulle
ultime due che le restavano da decifrare.
Una buia. E l'altra con David davanti allo specchio, che salutava tristemente con la mano alzata.
Le teneva entrambe sollevate di fronte a s, come a volerne cogliere un legame. Ma non le
suggerirono nulla. Riabbassandole, si blocc. Il suo sguardo rimase inchiodato al pavimento.
C'era un foglietto sotto la porta.
Pass qualche secondo a osservarlo, immobile. Poi si decise a prenderlo, con un gesto rapido,
come se avesse paura. Qualcuno doveva averlo infilato durante la notte, nelle poche ore in cui aveva
ceduto al sonno. Lo guard. Era un santino con l'effige di un frate domenicano.
San Raimondo di Peafort.
Il nome era stampato sul retro, insieme a una preghiera in latino da recitare per ottenerne
l'intercessione. Alcune frasi erano illeggibili, perch sovrastate da una scritta realizzata con inchiostro
rosso che fece rabbrividire Sandra. Una parola. Una firma.
Fred.
Ore 7.00
Gli serviva un luogo affollato. Il McDonald's nei pressi di piazza di Spagna, a quell'ora del
mattino, era l'ideale. La clientela era composta soprattutto da turisti stranieri, incapaci di adattarsi alla
dolce inconsistenza di una prima colazione all'italiana.
Marcus scelse quel posto perch aveva bisogno di avvertire intorno a s la presenza di altre
persone. Sapere che il mondo era capace di andare avanti nonostante gli orrori di cui lui era testimone
ogni giorno. Avere la certezza di non essere solo in quella lotta, perch le famigliole che lo
circondavano  mettendo alla luce figli, crescendoli con amore e educandoli in modo che ripetessero le
stesse cose in futuro  svolgevano un ruolo nella salvezza del genere umano.
Perci, scost in un angolo del tavolo un bicchiere di caff brodoso, che non aveva neanche
toccato, e sistem al centro la cartellina che Clemente gli aveva consegnato mezz'ora prima,
nascondendola in un confessionale. Un altro dei posti sicuri che usavano per scambiarsi informazioni.
Il disegno infantile del bambino con le forbici, trovato nella soffitta di Jeremiah Smith, aveva
subito riportato alla memoria di Clemente un fatto di tre anni prima. Gliel'aveva raccontato
sommariamente mentre erano ancora nella villa. Ma dopo che erano andati via, era corso a rintracciarlo
nell'archivio. Il codice sulla copertina era c.g. 554-33-1, ma per tutti era stato il caso Figaro, cos
come i media avevano battezzato  con indubbia efficacia, ma scarso riguardo per le vittime  l'autore
di quel crimine.
Marcus apr la cartellina e inizi a leggere il resoconto.
La scena che si era presentata agli occhi dei poliziotti in una villetta del quartiere Nuovo
Salario, un venerd sera, era raccapricciante. Un ragazzo di ventisette anni semisvenuto in una pozza
del suo vomito, ai piedi della scala che conduceva al piano superiore dell'abitazione. Poco distante da
lui, la sedia a rotelle che gli serviva per muoversi, danneggiata. Federico Noni era paraplegico e, sulle
prime, gli agenti dovevano aver pensato che fosse caduto rovinosamente. Ma poi erano saliti al secondo
piano, e l avevano fatto la macabra scoperta.
In una delle stanze da letto c'era il cadavere straziato di sua sorella, Giorgia Noni.
La ragazza venticinquenne era nuda e presentava profonde ferite da arma da taglio in tutto il
corpo. Quella fatale, per, le aveva squarciato il ventre.
Analizzando le lesioni, il medico legale aveva stabilito che l'arma del delitto fosse un paio di
forbici. Clemente gli aveva anticipato che l'oggetto era tristemente noto alle forze dell'ordine, perch
tre donne erano state aggredite precedentemente allo stesso modo da un maniaco  da ci il
soprannome Figaro. Loro se l'erano cavata. Ma, a quanto pareva, l'aggressore aveva voluto compiere
un salto di qualit, diventando un assassino.
Maniaco era una definizione imperfetta, not Marcus. Perch quell'individuo era molto di pi.
Nel suo immaginario distorto e malato ci che faceva con le forbici era necessario a procurargli
piacere. Voleva sentire l'odore della paura sulle sue vittime, mischiato con quello del sangue che
sgorgava dalle ferite.
Marcus sollev per un attimo lo sguardo da quei fogli, aveva bisogno di una boccata di
normalit. La trov in una bambina che, qualche tavolo pi in l, apriva con cura un Happy Meal. La
lingua sul labbro e gli occhi brillanti per l'eccitazione.
Dov' che cambiamo? si chiese. Quand' che la storia di ognuno si modifica in maniera
irreversibile? Ma a volte non capita. A volte, tutto va come deve andare.
La vista della bambina fu sufficiente a restituirgli un po' di fiducia nell'umanit. Poteva tornare
a immergersi nel baratro del fascicolo che aveva davanti.
Pass a leggere il rapporto di polizia sulla dinamica degli eventi.
L'assassino si era introdotto dalla porta d'ingresso, lasciata imprudentemente aperta da Giorgia
Noni, rientrata dopo aver fatto la spesa. Figaro aveva l'abitudine di scegliere le sue vittime negli
ipermercati, per poi seguirle fino a casa. Le altre, per, erano sempre sole al momento dell'aggressione.
Invece insieme a Giorgia nella villetta c'era il fratello Federico. Era stato un atleta con grandi
prospettive, ma un banale incidente in moto aveva messo fine alla sua carriera e alla possibilit di
camminare. Secondo quanto raccontato dal ragazzo, Figaro l'aveva sorpreso alle spalle. Rovesciando la
sedia a rotelle, l'aveva mandato a sbattere contro il pavimento, facendogli perdere i sensi. Poi
l'aggressore aveva trascinato Giorgia di sopra, dove l'aveva sottoposta al trattamento che riservava a
tutte le sue donne.
Federico era rinvenuto, e aveva scoperto che la sedia a rotelle era irrimediabilmente
danneggiata. Dalle grida della sorella aveva capito che qualcosa di terrificante stava accadendo al piano
superiore. Dopo aver provato a chiamare aiuto, aveva tentato di arrampicarsi sulla scala, facendo leva
sulle braccia. Ma il fisico non era pi allenato come un tempo, inoltre era ancora stordito dal forte
colpo ricevuto, e non ce l'aveva fatta.
Da dove si trovava, era stato costretto ad ascoltare senza poter intervenire in soccorso della
persona che pi amava al mondo. La sorella che si occupava di lui e che, probabilmente, avrebbe
continuato a curarlo in maniera affettuosa per il resto della propria vita. Era rimasto a inveire, rabbioso
e impotente, ai piedi di quella scala maledetta.
A dare l'allarme era stata una vicina di casa che aveva sentito le urla provenire dalla casa.
Sentendo la sirena dell'autopattuglia, l'assassino si era dato alla fuga servendosi di un'uscita secondaria
che dava nel giardino. Le impronte delle sue scarpe, lasciate durante la fuga, erano impresse nel
terriccio di un'aiuola.
Quando termin di leggere, Marcus si accorse che la bambina dell'Happy Meal stava dividendo
diligentemente un muffin al cioccolato con il fratellino, sotto lo sguardo benevolo dei genitori. I dubbi
gli annebbiarono la visione dell'idilliaco quadretto familiare.
Stavolta era Federico Noni la vittima designata a compiere la vendetta? Qualcuno lo stava gi
aiutando a trovare l'assassino della sorella rimasto impunito? E il suo compito era fermare quel
ragazzo?
Mentre si poneva quegli interrogativi, Marcus si imbatt in una nota alla fine del fascicolo. Un
dettaglio che probabilmente neanche il suo amico Clemente conosceva, perch l'aveva omesso nel
racconto che gli aveva fatto mentre erano ancora nella villa di Jeremiah Smith.
Nessuna vendetta sembrava possibile, perch Figaro aveva un nome. E il caso si era chiuso col
suo arresto.
Ore 7.26
Era rimasta a osservare il santino con la firma Fred per almeno venti minuti. Prima c'era stata la
macabra esecuzione della canzone che simboleggiava l'amore con suo marito, incisa sul registratore
nascosto nel cantiere abbandonato, con la voce dell'uomo che l'aveva ucciso. Adesso un altro pezzo
della loro intimit veniva profanato. Il nomignolo affettuoso con cui chiamava David non apparteneva
pi soltanto a lei.
 stato il suo assassino, si era detta stringendo il foglietto infilato sotto la porta. Sa che sono
qui. Cosa vuole da me?
Nella stanza d'albergo, Sandra cercava di trovare una spiegazione che la tranquillizzasse. Sul
santino di san Raimondo di Peafort, insieme alla preghiera, era indicato il luogo di culto dedicato al
frate domenicano.
Una cappella nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.
Sandra decise di chiamare De Michelis per chiedergli informazioni. Stava per usare il cellulare,
ma si accorse che la batteria era esaurita. Lo mise in ricarica e opt per il telefono della stanza. Ma si
ferm un istante prima di comporre il numero, osservando la cornetta nella sua mano.
Dopo aver scoperto che David era venuto a Roma per svolgere un'indagine delicata, si era
domandata se per caso non fosse entrato in contatto con qualcuno durante la permanenza in citt. Una
persona che poteva avergli fornito un supporto di qualche tipo. Per nel suo notebook e sulla memoria
del cellulare non erano presenti mail o chiamate per tutto quel periodo.
Quell'isolamento le era parso strano.
Sandra in quel momento si accorse di non aver controllato il telefono dell'albergo.
Siamo cos abituati a quest'eccesso di tecnologia  si disse  che non sappiamo pi ragionare in
termini elementari.
Riagganci e compose il nove per comunicare con la reception. Chiese di parlare con il direttore
al quale domand l'elenco delle chiamate effettuate da David durante il soggiorno in quell'hotel.
Ancora una volta, si serv indebitamente dell'autorit di pubblico ufficiale, millantando di svolgere
un'indagine sulla morte del marito. Pur non credendoci fino in fondo, l'uomo l'assecond. Poco dopo,
un solerte fattorino le consegn una lista con un solo numero.
0039 328 39 56 7 XXX
Ci aveva visto giusto: David aveva contattato pi volte un'utenza cellulare. Sandra avrebbe
voluto verificare chi rispondeva a quel recapito, ma le ultime tre cifre erano state crittate con una X.
Era normale che il centralino dell'albergo, per ragioni di privacy, non registrasse per intero i
numeri delle chiamate in entrata o in uscita. In fondo, quel sistema serviva solo per avere prova delle
telefonate da addebitare ai clienti.
Tuttavia, se David aveva deciso di telefonare a quel numero dalla sua stanza d'hotel, allora
voleva dire che non temeva chi era dall'altra parte. Perch avrebbe dovuto farlo lei?
Osserv ancora una volta il santino con la firma Fred.
E se non fosse stato l'assassino del marito a mandarglielo? Se fosse opera di un misterioso
collaboratore? L'ipotesi era suggestiva. Chiunque fosse, doveva sentirsi in pericolo dopo quanto era
accaduto a David. Perci era normale che fosse prudente. Magari quello che aveva trovato sotto la
porta era un invito a recarsi nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, perch l c'era qualcosa che
poteva aiutarla. Si era firmato Fred solo per tranquillizzarla sul fatto che conosceva David. In fondo, se
qualcuno avesse voluto farle del male, gli sarebbe convenuto rimanere nell'ombra per poi colpirla a
tradimento, non le avrebbe certo lasciato un messaggio.
Sandra sapeva che non esistevano certezze, ma solo dubbi che si aggiungevano ad altri
interrogativi. Cap che si trovava di fronte a un bivio. Poteva prendere il primo treno e tornarsene a
Milano, cercando un modo per dimenticare quella storia. Oppure scegliere di proseguire, e di farlo a
qualunque costo.
Decise che sarebbe andata avanti. Ma prima doveva verificare cosa l'attendesse nella cappella
di San Raimondo di Peafort.
La basilica di Santa Maria sopra Minerva si trovava a pochi passi dal Pantheon ed era stata
edificata nel 1280, nei pressi dell'antico tempio dedicato a Minerva Chalcidica.
Sandra giunse in taxi nella piazza antistante. Al centro, c'era un piccolo obelisco egiziano,
posizionato dal Bernini sulle spalle di un elefantino. Una leggenda narrava che l'architetto dei papi
avesse voluto che l'animale di pietra fosse collocato con le terga rivolte al vicino convento dei frati
domenicani, per irridere la loro ottusit.
Sandra indossava dei jeans e una felpa grigia col cappuccio, che avrebbe potuto tirare su in caso
di pioggia. Il temporale di quella notte sembrava solo un ricordo. L'aria pi calda aveva asciugato le
strade. Il tassista che l'aveva accompagnata aveva sentito il dovere di scusarsi per quell'interminabile
sequenza di giorni di cattivo tempo, assicurandole che a Roma c' sempre il sole. Ma nubi nere
avevano gi ripreso a spandersi come cancrena sul cielo dorato.
Sandra super il portale della facciata romanica e rinascimentale, e scopr che l'interno celava
un inaspettato stile gotico medioevale, con alcune discutibili correzioni barocche. Rimase per qualche
secondo a osservare le volte affrescate di blu e decorate con figure di apostoli, profeti e dottori della
Chiesa.
La basilica aveva appena aperto i battenti ai fedeli. Secondo il calendario affisso all'ingresso, la
prima messa del mattino sarebbe stata celebrata soltanto alle dieci. A parte una suora che sistemava dei
fiori sull'altare principale, Sandra era l'unica visitatrice. La presenza della religiosa, per, la faceva
sentire pi serena.
Prese il santino che raffigurava San Raimondo di Peafort e si incammin alla ricerca del
dipinto in perfetta solitudine. Costeggi le cappelle lungo le navate. La chiesa ne ospitava in tutto una
ventina. Tutte sfarzose. Ornate dal diaspro rosso, venato e pulsante tanto da sembrare vivo. E marmo
policromo, che a volte cadeva leggero come un drappo di stoffa, formando morbide curve di pietra, o
s'incarnava in sculture sacre dalla pelle d'avorio, liscia e luminosa.
La cappella che interessava era l'ultima, in fondo a destra. La pi misera.
Priva di fregi, costretta in un angolo buio, misurava al massimo quindici metri quadri. Non vi
erano marmi pregiati a rivestire il muro nudo della costruzione, annerito dalla fuliggine. Solo una serie
di monumenti funerari.
Sandra prese il cellulare con l'intenzione di fotografarla, come in una procedura di
fotorilevazione. Dal generale al particolare. Inizi a scattare procedendo dal basso verso l'alto. Dedic
particolare attenzione alle opere presenti nella cappella.
San Raimondo di Peafort, col suo abito da domenicano, era raffigurato insieme a san Paolo
nella pala che sovrastava l'altare centrale. Sulla sinistra c'era un dipinto a olio con santa Lucia e
sant'Agata. Ma Sandra fu particolarmente colpita dall'affresco che si trovava a destra della cappella.
Cristo giudice fra due angeli.
Sotto erano assiepati numerosi ceri votivi. Piccole fiammelle che danzavano all'unisono alla
sollecitazione della minima brezza, conferendo all'angusto ambiente una colorazione rossastra.
Sandra fotografava quelle opere con la speranza che le fornissero la risposta che le era stata
promessa, proprio com'era accaduto col dipinto del Martirio di san Matteo a San Luigi dei Francesi.
Era sicura che attraverso il filtro di un obiettivo fotografico tutto le sarebbe apparso pi chiaro. Cos
come accadeva quando interveniva con la squadra scientifica sulla scena di un crimine. Invece, non
riusciva a venire a capo dell'enigma. Era la seconda volta che accadeva quella mattina, dopo la
scoperta del misterioso numero di cellulare memorizzato dal centralino dell'albergo di cui per,
purtroppo, non possedeva le ultime cifre. Era scoraggiante sapere di essere tanto vicini a una verit e
non poter fare l'ultimo, decisivo passo.
Possibile che tra le foto di David non ci fosse nulla che rimandasse a quel posto?
Ripens alle due immagini che erano rimaste. Escluse ancora una volta quella buia e si
concentr sull'altra. David a torso nudo, davanti allo specchio della camera dell'hotel. Con una mano si
fotografava, con l'altra salutava l'obiettivo. Poteva sembrare una posa allegra, ma a causa della sua
espressione seria non c'era niente di buffo nell'immagine.
Mentre ci pensava, smise di scattare e mise a fuoco l'oggetto che teneva fra le mani. Cellulare e
foto, fino ad ora non aveva effettuato quell'accostamento. Foto e cellulare. No, disse, come se fosse
stata colta dalla pi stupida delle intuizioni. Non pu essere. La soluzione era a portata di mano e
non l'aveva colta prima. Cerc nella borsa la stampata col numero di cellulare che le avevano
consegnato in albergo.
0039 328 39 56 7 XXX
David non stava salutando verso lo specchio. Invece, con la mano alzata le stava comunicando
un numero. Esattamente quello che mancava al recapito telefonico. Sandra compose la sequenza sul
cellulare, sostituendo le X che mascheravano le ultime cifre con la serie 555.
Attese.
Fuori il cielo era di nuovo coperto. Una luce fuligginosa era penetrata furtivamente nella
basilica attraverso le vetrate. Strisciando per le navate, aveva colmato ogni angolo, ogni anfratto.
Il segnale dall'altro capo della linea risult libero.
Un istante dopo, sent risuonare un cellulare nell'eco della chiesa.
Non poteva trattarsi di un fortuito sincronismo. Era l. E la stava osservando.
Dopo tre squilli, il suono cess e cadde anche la linea. Sandra si volt verso l'altare principale
per controllare che ci fosse ancora la suora che aveva visto poco prima. Ma non c'era. Allora si guard
intorno, aspettando che una presenza si manifestasse. Non accadde. Comprese di essere in pericolo un
attimo prima che un sibilo fendesse l'aria sopra la sua testa, andando a impattare contro il muro.
Riconobbe lo sparo silenziato e si accucci, portando una mano alla pistola d'ordinanza. Tutti i suoi
sensi erano allertati, ma non poteva impedire al suo cuore di battere terrorizzato. Un secondo proiettile
la manc di qualche metro. Non era in grado di stabilire la posizione del cecchino, ma ebbe la certezza
che l dov'era non potesse colpirla. Tuttavia, forte della sua invisibilit, presto si sarebbe spostato per
prendere meglio la mira.
Doveva togliersi da l.
Tese bene l'arma davanti a s e ruot sui calcagni, come le avevano insegnato in accademia,
coprendo con lo sguardo l'area circostante. Individu un'altra uscita a pochi metri da dove si trovava.
Per raggiungerla, avrebbe potuto approfittare del riparo che le offrivano le colonne della navata.
Aveva sbagliato a fidarsi del santino. Come aveva potuto commettere una simile leggerezza con
l'assassino di David ancora in circolazione?
Si diede dieci secondi di tempo per arrivare all'uscita. Cominci a contare e,
contemporaneamente, scatt in avanti. Uno  nessuno sparo. Due  aveva gi un paio di metri di
vantaggio. Tre  la debole luce di una vetrata la invest per un istante. Quattro  era di nuovo al riparo
della penombra. Cinque  mancavano pochi passi, avrebbe potuto farcela in meno tempo. Sei e sette 
si sent abbrancare per le spalle, qualcuno la tir a s da una delle cappelle. Otto, nove e dieci  era una
forza imprevista e non riusciva a opporre resistenza. Undici, dodici e tredici  si dimen, lottando e
cercando di liberarsi da quell'abbraccio. Quattordici  ci riusc, ma per poco. La pistola le cadde e lei,
nel disperato tentativo di riprendere la corsa, scivol. Quindici  si accorse che avrebbe sbattuto la testa
sul pavimento di marmo e, con una specie di sesto senso, avvert il dolore un attimo prima di toccare il
suolo. Protese in avanti le braccia per frenare la caduta, ma fu inutile. L'unica cosa che pot fare fu
voltare il capo, in modo da attutire il colpo con il profilo del viso. Lo zigomo urt il pavimento freddo,
che in un istante divent rovente. Una fitta la percorse come una scossa elettrica. Sedici  i suoi occhi
erano aperti, ma sent di aver gi perso i sensi. Era una situazione strana, in cui era assente eppure
presente a se stessa. Diciassette  percep due mani che l'afferravano per le spalle.
Poi smise di contare e venne il buio.
Ore 9.00
Il carcere di Regina Coeli in principio era un convento. La sua edificazione risaliva alla seconda
met del XVII secolo. Dal 1881 era stato trasformato in una struttura di detenzione. Dell'antica
destinazione, per, conservava ancora il nome, in omaggio alla figura della Madonna.
La struttura poteva ospitare circa novecento detenuti, divisi in varie sezioni a seconda dei loro
reati. Nella numero otto erano concentrati i cosiddetti borderline. Si trattava di individui che avevano
vissuto per anni normalmente, lavorando, costruendo dei rapporti, a volte una famiglia, e poi,
all'improvviso, avevano commesso un crimine efferato non collegabile a un chiaro ed esplicito
movente, ponendo dei dubbi sulla loro salute psichica. Non presentavano i segni inequivocabili di una
malattia mentale, la loro anormalit si rivelava solo attraverso la condotta criminale e non risultava da
manifestazioni psichiche morbose: in questi casi, di morboso c'era solo il delitto. In attesa che un
tribunale si pronunciasse sulla loro capacit d'intendere e volere, godevano di un trattamento differente
rispetto al resto della popolazione carceraria.
Da oltre un anno, la sezione otto era la casa di Nicola Costa, alias Figaro.
Dopo aver superato i controlli di rito, Marcus attravers il portone d'ingresso, immettendosi in
un lungo corridoio, intervallato da cancellate che scandivano l'accesso al cuore del penitenziario come
in una progressiva discesa agli inferi.
Per l'occasione aveva indossato l'abito talare. Non era abituato al colletto bianco che gli
cingeva la gola, n alla tonaca che svolazzava mentre camminava. Per lui che non l'aveva mai portata,
quella divisa da prete era un travestimento.
Poche ore prima, dopo aver appreso che l'aggressore seriale si trovava al sicuro dietro le sbarre,
aveva escogitato con Clemente quello stratagemma per incontrarlo. Nicola Costa era in attesa che un
giudice decidesse se avrebbe dovuto continuare a scontare la pena in carcere oppure in un ospedale
psichiatrico. Nel frattempo, aveva intrapreso la via della conversione e del pentimento. Ogni mattina si
faceva accompagnare nella chiesetta interna dalle guardie. Si confessava e seguiva la messa in
solitudine. Quel giorno, per, il cappellano era stato convocato urgentemente dalla Curia per un motivo
non precisato. Avrebbe impiegato un po' per capire che si trattava di un errore. Clemente era stato abile
a organizzare ogni cosa e a fornire a Marcus un permesso per sostituirlo temporaneamente e cos
accedere indisturbato a Regina Coeli.
Certo era un rischio per la loro segretezza, ma il disegno trovato nella soffitta di Jeremiah Smith
forse raccontava una realt diversa. Esisteva una possibilit che il caso Figaro non fosse affatto chiuso.
Marcus era l per scoprirlo.
Dopo essersi lasciato alle spalle quel lungo budello di pietra, sbuc in una sala ottagonale che si
sviluppava verso l'alto e su cui affacciavano i tre piani che ospitavano le celle. Le balconate erano
chiuse da reti metalliche alte fino al soffitto, per impedire che qualche detenuto tentasse di suicidarsi
gettandosi di sotto.
Un secondino lo accompagn nella piccola chiesa e lo lasci da solo a prepararsi per la funzione
religiosa. Uno dei doveri sacerdotali era celebrare l'Eucarestia: i preti erano tenuti a dire messa
quotidianamente. Marcus rientrava fra coloro che, per il particolare ministero svolto, erano sollevati da
tale dovere da un'apposita dispensa. Dopo i fatti di Praga, aveva celebrato alcune messe sotto la guida
di Clemente, cos da riprendere confidenza con il rituale. Perci era pronto.
Non aveva avuto modo di studiare in maniera approfondita la figura dell'uomo che stava per
incontrare, soprattutto in relazione al suo status psicologico. Ma la definizione borderline
rappresentava in maniera appropriata l'idea che vi fosse un sottilissimo diaframma a separare gli
uomini dal male. A volte, quel confine era elastico, permetteva delle brevi incursioni nel lato oscuro,
assicurando sempre la possibilit di essere richiamati indietro. Forzandola, altre volte quella barriera si
spezzava, lasciando aperto un pericoloso passaggio, da cui certi individui riuscivano a transitare
agevolmente. Potevano apparire del tutto normali, ma bastava un passo dall'altra parte ed erano capaci
di trasformarsi in qualcosa d'insospettabile e micidiale.
Secondo gli psichiatri, Nicola Costa apparteneva a questa indecifrabile categoria.
Marcus preparava l'altare dando le spalle all'assemblea deserta. Lo sent arrivare dal tintinnare
delle manette che gli cingevano i polsi. Costa entr nella chiesetta scortato dai secondini, avanzando
con un'andatura goffa. Indossava jeans e camicia bianca, abbottonata fino al colletto. Era glabro e
calvo, tranne che per delle ciocche che gli spuntavano qua e l sul cranio, conferendogli un aspetto
bizzarro. Ma ci che colpiva chiunque lo osservasse era un'evidente cheiloschisi che costringeva le sue
labbra a un permanente e alquanto sinistro sorriso.
Il detenuto si trascin fino a una delle panche. Gli agenti lo aiutarono a sedersi reggendolo per
le braccia, quindi andarono a posizionarsi all'esterno. Sarebbero rimasti a sorvegliare dalla soglia, per
non invadere la riservatezza di quei momenti.
Marcus attese ancora qualche istante, poi si volt leggendo la sorpresa nello sguardo dell'uomo.
Dov' il cappellano? chiese il detenuto, smarrito.
Non stava bene.
Costa annu e non disse altro. Stringeva un rosario fra le mani e ripeteva a bassa voce una
litania incomprensibile. Ogni tanto era costretto a prelevare dal taschino della camicia un fazzoletto con
cui tergersi la saliva che colava dalla fessura sul labbro.
Prima della funzione, vuoi confessarti?
Con l'altro prete stavo svolgendo una specie di percorso spirituale. Io gli parlavo delle mie
angosce, dei miei dubbi e lui mi rispondeva col Vangelo. Forse  il caso che aspetti il suo ritorno.
Era docile come un agnellino, not Marcus. Oppure recitava bene la parte.
Scusa, credevo ti piacesse, disse voltandogli nuovamente le spalle.
Cosa? domand Costa, disorientato.
Confessare le tue colpe.
La frase evidentemente lo indispett. Che succede? Non capisco.
Nulla, sta' tranquillo.
Sembr calmarsi e riprese a pregare. Marcus indoss la stola per dare inizio alla celebrazione.
Suppongo che uno come te non pianga mai per le proprie vittime. Con quella malformazione,
in effetti, sembrerebbe alquanto grottesco.
Quelle parole colpirono Costa come un cazzotto, ma si sforz d'incassarlo. Credevo che i preti
fossero gentili.
Marcus si avvicin fino a piazzare il suo viso a pochi centimetri da quello dell'uomo. Tanto lo
so com' andata, gli sussurr.
Il volto di Costa divenne una maschera di cera. Il falso sorriso strideva con la durezza del suo
sguardo. Ho confessato i miei crimini e sono pronto a pagare. Non mi aspettavo della riconoscenza, so
di aver fatto del male. Ma almeno un po' di rispetto.
Gi, convenne Marcus, sarcastico. Hai reso piena e dettagliata confessione delle aggressioni
e dell'omicidio di Giorgia Noni. Lo disse come se non prestasse molto credito a quella prova che di
solito era sufficiente per risolvere qualsiasi caso. Ma nessuna delle vittime aggredite prima del delitto
ha saputo fornire un solo dettaglio su di te.
Avevo un passamontagna. Costa abbocc, sentendosi in dovere di rafforzare la tesi della sua
colpevolezza. E poi il fratello di Giorgia Noni mi ha identificato.
Ha riconosciuto soltanto la tua voce, ribatt Marcus, prontamente.
Ha detto che l'aggressore aveva un deficit del linguaggio.
Quel ragazzo era sotto shock.
Non  vero, era per via del mio... Costa non complet la frase.
Marcus lo incalz: Il tuo cosa? Vuoi dire il labbro leporino?
S, disse l'uomo e gli cost molta fatica. Non doveva piacergli che qualcuno si riferisse al suo
handicap in quel modo retrogrado e offensivo.
 sempre la stessa storia, vero Nicola? Non  cambiato nulla da quando eri bambino. Come ti
chiamavano i compagni di scuola? Avevano un soprannome per te, giusto?
Costa si spost sulla panca ed emise un suono che sembrava una risata. Faccia di lepre,
rispose divertito. Non era un granch, avrebbero potuto sforzarsi di pi.
Hai ragione, meglio 'Figaro', lo provoc Marcus.
Era irritato, si pul nuovamente la bocca col fazzoletto. Cosa vuoi da me?
Io non ti assolver per i tuoi falsi peccati, Costa.
Voglio andarmene. Si volt per richiamare i secondini.
Ma Marcus si avvicin nuovamente, appoggiandogli una mano sulla spalla e fissandolo negli
occhi. Se ti hanno sempre dato del mostro, poi  facile assuefarsi all'idea. E col tempo comprendi che,
in fondo,  l'unica cosa che ti rende veramente speciale: non sei pi una nullit. La tua faccia  sui
giornali. Quando siedi nell'aula di tribunale la gente ti fissa. Un fatto  non piacere a nessuno, un altro
 fargli provare paura. Eri abituato all'indifferenza o al disprezzo di tutti, ora per sono costretti a
vederti. Non si voltano dall'altra parte, perch hanno bisogno di guardare ci che temono
maggiormente. Non te, ma essere uguali a te. E pi ti osservano, pi si sentono diversi. Sei diventato il
loro alibi per credersi migliori. A questo, d'altronde, servono i mostri.
Marcus prese dalla tasca della tonaca il disegno trovato nella soffitta. Lo dispieg con cura sulla
spalliera della panca, poi lo lasci davanti a Nicola Costa. Il bambino e la bambina sorridenti in mezzo
alla natura verdeggiante. Lei con indosso il vestitino macchiato di sangue e il maschietto con le forbici
in mano.
Chi l'ha fatto? chiese il detenuto.
Il vero Figaro.
Sono io l'unico Figaro.
No, tu sei un mitomane. Hai confessato solo per dare un senso alla tua insulsa esistenza. Sei
stato bravo, hai imparato bene ogni dettaglio. Bella anche l'idea della conversione religiosa, ti fa
sembrare pi credibile. E penso che per i poliziotti andasse bene chiudere un caso che rischiava di
esplodergli fra le mani: tre donne aggredite, una ammazzata e nessun colpevole.
E allora come te lo spieghi che dal mio arresto non ci sono state altre vittime? afferm Costa,
convinto di aver messo a segno un punto cruciale a suo favore.
Marcus aveva previsto quell'obiezione.  trascorso appena un anno, ma  solo questione di
tempo e torner a colpire. Per adesso gli fa comodo che ci sia tu qua dentro. Scommetto che ha pensato
anche di smettere, ma non sapr resistere a lungo.
Nicola Costa tir su col naso mentre spostava gli occhi da una parte all'altra della chiesetta,
senza darsi pace. Non so chi sei, prete. N perch sei venuto qui oggi. Ma nessuno ti creder.
Ammettilo: non hai il coraggio che ci vuole per essere un mostro. Ti stai prendendo i meriti di
qualcun altro.
Costa sembrava sul punto di perdere la calma. Chi te lo dice? Perch non potrei essere io il
bambino su quel disegno?
Marcus glielo avvicin: Guarda il suo sorriso e capirai.
Nicola Costa abbass lo sguardo sul foglio di quaderno e vide che sul volto del maschietto non
c'era alcuna malformazione. Questo non prova nulla, disse con un filo di voce.
Lo so, rispose Marcus. Ma per me  sufficiente.
Ore 10.04
A risvegliarla fu un dolore intenso allo zigomo destro. Apr gli occhi lentamente, con la paura
che quasi le impediva di guardare. Era distesa su un letto. Sotto di lei c'era una morbida trapunta rossa.
Intorno, dei normalissimi mobili Ikea e una finestra con gli scuri chiusi. Doveva essere ancora giorno,
perch filtrava comunque un po' di luce.
Non era legata, come si sarebbe aspettata. Indossava ancora i jeans e la felpa, ma qualcuno le
aveva sfilato le scarpe da ginnastica.
Individu una porta in fondo alla stanza. Era solo accostata. C'era della gentilezza in quel gesto,
la percep chiaramente. L'avevano fatto per non disturbarla.
Per prima cosa, si tast il fianco alla ricerca della pistola. La fondina, per, era vuota.
Prov a mettersi seduta, ma scopr presto di avere le vertigini. Si lasci cadere nuovamente e
rimase a fissare il soffitto finch i mobili e gli oggetti non smisero di girare.
Devo andarmene da qui.
Spinse le gambe fino al bordo del letto, lasci cadere la prima e poi anche l'altra e tast il
pavimento. Quando fu sicura di aver appoggiato entrambi i piedi, prov a far leva sulle braccia per
recuperare la posizione verticale. Doveva tenere gli occhi aperti per non perdere l'equilibrio. Ci prov,
riusc a mettersi seduta. Tese le mani per reggersi alla parete e poi us un comodino per darsi lo slancio
necessario. Era in piedi. Ma non dur. Sent le ginocchia che cedevano sotto la spinta di una specie di
onda invisibile che si abbatteva su di lei, facendola oscillare. Prov a contrastarla, inutilmente. Chiuse
gli occhi e stava quasi per cadere, quando qualcuno l'afferr da dietro e la riadagi sul letto.
Non ancora, disse l'uomo.
Sandra si aggrapp a quelle braccia possenti. Chiunque fosse, aveva un buon odore. Si ritrov
pancia in gi, con la testa affondata in un cuscino. Lasciami andare, mormor.
Non sei pronta. Da quanto non mangi qualcosa?
Sandra si volt. Gli occhi erano appena due fessure, ma le riusc lo stesso di scrutare quella
figura maschile nella penombra. I capelli biondo cenere, lunghi sul collo. I lineamenti delicati eppure
mascolini. Era sicura che avesse le iridi verdi, perch emanavano una luce propria, come i gatti. Stava
per domandargli se per caso fosse un angelo, ma purtroppo le era sembrato di riconoscere
l'insopportabile voce da ragazzino e l'accento tedesco.
Shalber, disse delusa davanti al suo placido sorriso.
Mi spiace, non sono riuscito a tenerti e sei scivolata.
Cazzo, allora eri tu in chiesa!
Ho cercato di dirtelo, ma scalciavi.
Scalciavo? La rabbia le fece dimenticare il malessere.
Il cecchino ti avrebbe centrata se non fossi intervenuto: stavi per sfilargli proprio davanti,
saresti stata un bersaglio perfetto.
E chi era?
Non ne ho idea. Per fortuna ti stavo seguendo.
Adesso era proprio furibonda. Mi stavi cosa? E da quando?
Sono arrivato in citt ieri sera. Stamattina sono andato all'hotel dove soggiornava David,
sicuro di trovarti l. Ti ho vista uscire e prendere un taxi.
Allora l'appuntamento per oggi a Milano per quel caff...
Era un bluff: sapevo che eri venuta a Roma.
Perci le chiamate insistenti, la richiesta di controllare le sacche di David... mi hai preso in
giro per tutto questo tempo.
Shalber sedette davanti a lei sul letto e sospir. Ho dovuto.
Sandra si rese conto di essere stata usata dal funzionario dell'Interpol. Cosa c' sotto?
Prima di spiegartelo, ho bisogno di farti qualche domanda.
No. Tu adesso mi dici cosa sta succedendo.
Giuro che lo far, ma ho bisogno di capire se siamo ancora in pericolo.
Sandra si guard intorno, individuando quello che sembrava un reggiseno  certamente non il
suo , appoggiato al bracciolo di una poltrona. Un secondo, dove mi trovo? Cos' questo posto?
Shalber intercett il suo sguardo e and a togliere l'indumento intimo. Scusa il disordine. 
una casa dell'Interpol, la usiamo come foresteria. Qui va e viene gente in continuazione. Ma non
preoccuparti, siamo al sicuro.
Come siamo arrivati qui?
Ho dovuto sparare qualche colpo, dubito di aver beccato il cecchino, ma siamo riusciti a uscire
dalla basilica incolumi.  stata dura portarti fuori a spalla. Per fortuna pioveva a dirotto e ho potuto
caricarti in macchina senza che nessuno se ne accorgesse. Sarebbe stato complicato fornire spiegazioni
a un vigile urbano o a uno sbirro di passaggio.
Ah, era questa la tua unica preoccupazione? Poi riflett: Un momento, perch dovremmo
essere ancora in pericolo?
Perch chi ha cercato di ucciderti sicuramente ci riprover.
Qualcuno mi ha lasciato un santino con un messaggio sotto la porta della camera d'albergo.
Cosa c'era d'importante nella cappella di San Raimondo di Peafort?
Niente, era solo una trappola.
E tu come fai a saperlo?
David vi avrebbe fatto riferimento negli indizi che ti ha lasciato.
Quell'affermazione ebbe il potere di frenare qualsiasi obiezione di Sandra. Era sorpresa. Sei a
conoscenza dell'indagine di David?
So molte cose, ma tutto a tempo debito.
Shalber si alz e si rec nella stanza accanto. Sandra lo sent trafficare con delle stoviglie. Poco
dopo rientr con un vassoio su cui c'erano uova strapazzate, marmellata e toast, pi una caffettiera
fumante.
Devi mettere qualcosa nello stomaco, altrimenti non ti riprenderai.
In effetti, erano pi di ventiquattr'ore che non mangiava. La vista del cibo le risvegli
l'appetito. Shalber l'aiut a mettersi seduta con la schiena appoggiata a un paio di cuscini, quindi le
pos il vassoio in grembo. Mentre mangiava, le sedette accanto, allung le gambe sul letto e incroci le
braccia. Fino a qualche ora prima i loro rapporti erano formali, adesso sembravano in confidenza.
L'invadenza di quell'uomo la infastidiva, ma non disse nulla.
Hai rischiato parecchio stamattina. Ti sei salvata solo perch lo squillo del mio cellulare ha
innervosito il cecchino.
Allora eri tu... disse con la bocca piena
Come facevi ad avere questo numero? Ti ho sempre telefonato usando un altro recapito.
L'ho scoperto perch David ti chiamava dall'albergo.
Tuo marito era un tipo testardo e non mi piaceva affatto, sentenzi.
Sandra s'indispett a sentir parlare di lui in quel modo. Non puoi sapere che tipo fosse.
Era un rompipalle, insistette lui. Se mi avesse dato retta, sarebbe ancora vivo.
Innervosita, Sandra spost il vassoio e fece per alzarsi. La collera le aveva fatto scordare le
vertigini.
Dove stai andando?
Non posso sopportare che un estraneo dica certe cose. Ancora barcollante, gir intorno al
letto per recuperare le scarpe da ginnastica.
Va bene, sei libera di andartene, disse indicandole la porta. Ma dammi gli indizi che ti ha
lasciato David.
Sandra lo guard stupefatta. Io non ti do proprio nulla!
David  stato ammazzato perch aveva scovato una persona.
Credo di averlo incontrato.
Shalber si alz e si avvicin a lei, costringendola a guardarlo. Che significa l'hai incontrato?
Sandra stava allacciandosi le scarpe, ma si ferm. Ieri sera.
E dove?
Che domande! Il posto in cui  pi facile imbattersi in un prete  una chiesa.
Quell'uomo non  un semplice prete. Con quell'affermazione Shalber riebbe tutta la sua
attenzione.  un penitenziere.
Shalber si avvicin alle imposte. Le spalanc e vide le nuvole nere che tentavano d'invadere
nuovamente Roma. Qual  il pi vasto archivio criminale al mondo? le chiese.
Sandra era interdetta. Non saprei... Quello dell'Interpol, suppongo.
Sbagliato ribatt Shalber, voltandosi con un sorriso soddisfatto.
FBI?
Nemmeno. Si trova in Italia. Pi precisamente, in Vaticano.
Sandra ancora non capiva. Ma aveva l'impressione che dipendesse da lei. Che bisogno ha la
Chiesa cattolica di un archivio criminale?
Shalber la invit di nuovo a sedersi, mentre cercava le parole per spiegarle. Il cattolicesimo 
l'unica fede religiosa che preveda il sacramento della confessione: gli uomini raccontano i propri
peccati a un ministro di Dio per riceverne in cambio il perdono. A volte, per, la colpa  talmente grave
che un semplice sacerdote non pu impartire l'assoluzione. Accade per i cosiddetti 'peccati mortali',
cio che riguardano una materia grave, e sono compiuti con consapevolezza e deliberato consenso.
Come l'omicidio, per esempio.
Esattamente. In questi casi il sacerdote trascrive il testo della confessione e lo trasmette a
un'autorit superiore: un collegio di alti prelati che, a Roma,  chiamato a giudicare su queste materie.
Sandra era sorpresa. Un organo giudicante per i peccati degli uomini.
Il Tribunale delle anime.
Nel nome risuonava la gravit del compito, pens Sandra. Chiss quali segreti erano transitati
per quell'istituzione. Comprese finalmente l'interesse di David e ci che lo aveva spinto a indagare.
Shalber prosegu: Fu istituito nel XII secolo con il nome di Paenitentiaria Apostolica con uno
scopo minore: in quell'epoca si assistette a uno straordinario afflusso di pellegrini che accorrevano
nella Citt Eterna per visitarne le basiliche, ma anche per ottenere l'assoluzione delle loro colpe.
Quello che avrebbe portato al famoso periodo storico delle Indulgenze.
Infatti. C'erano delle censure riservate esclusivamente al Sommo Pontefice, cos come
dispense e grazie che soltanto la pi alta autorit della Chiesa poteva concedere. Ma per il papa era un
compito immane. Cos questi cominci a delegarlo ad alcuni cardinali che poi diedero vita al dicastero
della penitenzieria.
Non capisco come ci si ricolleghi ai giorni nostri...
In principio, una volta che il tribunale emetteva il responso, i testi delle confessioni venivano
bruciati. Ma dopo pochi anni, i penitenzieri decisero di creare un archivio segreto... E la loro opera non
si  pi arrestata.
Sandra iniziava a comprendere la portata di quell'impresa.
Shalber prosegu: Da quasi mille anni, l sono custoditi i peggiori peccati commessi
dall'umanit. A volte si tratta di crimini di cui nessuno  mai venuto a conoscenza. A questo bisogna
aggiungere, poi, che la confessione  un atto non provocato bens spontaneo del penitente, perci
sempre sincero. In conseguenza, la Paenitentiaria Apostolica non  un semplice database in cui viene
catalogata una casistica, come pu esserlo quello di qualsiasi polizia del mondo.
Allora cos'?
Gli occhi verdi di Shalber brillavano.  il pi vasto e aggiornato archivio esistente del male.
Sandra era piuttosto scettica.  qualcosa che ha a che fare con il diavolo? Chi sono quei preti,
degli esorcisti?
No, ti sbagli, si affrett a correggerla lui. I penitenzieri non sono interessati all'esistenza del
demonio. Hanno un approccio scientifico: sono veri e propri profiler. La loro esperienza  maturata
negli anni grazie all'archivio. Col tempo, oltre alle confessioni dei penitenti, hanno iniziato a
raccogliere una casistica dettagliata di tutti gli avvenimenti criminosi. Li studiano, li analizzano e
cercano di decifrarli proprio come farebbe un moderno criminologo.
Vuoi dire che risolvono anche dei casi?
A volte succede.
E la polizia non sa nulla di tutto questo...
Sono bravi a proteggere il loro segreto, in fondo ci riescono da secoli.
Sandra si avvicin al vassoio col cibo e si vers un'abbondante tazza di caff. Come
operano?
Appena pervengono alla soluzione di un mistero, trovano il modo di comunicarla in forma
anonima alle autorit. Altre volte, intervengono.
Shalber and a prendere una ventiquattr'ore che si trovava in un angolo della stanza e l'apr per
cercare qualcosa. A Sandra vennero in mente gli indirizzi sull'agenda di David, ricavati dall'ascolto
della frequenza della polizia: per questo suo marito cercava quel prete sulle scene del crimine.
Ecco qui, annunci il funzionario dell'Interpol tenendo fra le mani un incartamento. Il caso
del piccolo Matteo Ginestra, a Torino. Il bambino era scomparso, la madre pensava che fosse stato il
padre a rapirlo: erano separati e il marito non era d'accordo con quanto aveva stabilito il giudice
riguardo all'affidamento. L'uomo all'inizio era irreperibile, ma poi neg di aver nascosto il figlio per
sottrarlo alla mamma.
Chi era stato allora?
Mentre i poliziotti s'incaponivano su quella pista, il bambino riapparve incolume. Si scopr
che a rapirlo era stato un gruppo di ragazzini pi grandi, tutti di buona famiglia. Lo tenevano segregato
in una casa abbandonata, avevano intenzione di ucciderlo. Solo per divertimento, o per curiosit. Il
bambino raccont che a salvarlo era stato qualcuno che si era introdotto nell'abitazione per portarlo
via.
Poteva trattarsi di chiunque, perch proprio un prete?
A poca distanza dal luogo del ritrovamento, furono rinvenuti dei fogli contenenti un racconto
dettagliato di quanto era accaduto. Uno degli adolescenti coinvolti aveva avuto dei rimorsi di coscienza
e si era confidato con il sacerdote della sua parrocchia. Su quei fogli c'era una confessione, ed erano
stati smarriti da qualcuno. Shalber le porse il documento. Leggi cosa c' scritto a margine.
Sandra lesse: C' un codice: c.g. 764-9-44. Cos'?
Il metodo di schedatura dei penitenzieri. I numeri penso siano convenzionali, ma quelle lettere
puntate significano culpa gravis.
Non capisco: da cosa  partita l'indagine di David su di loro?
Reuters l'aveva inviato a Torino per un servizio sull'accaduto.  stato lui a ritrovare quei
documenti mentre scattava delle foto.  iniziato tutto da l.
E l'Interpol che c'entra?
Anche se pu sembrarti una cosa buona, ci che fanno i penitenzieri  illegale. La loro attivit
non ha confini n regole.
Sandra and a versarsi una seconda tazza di caff e rimase a sorseggiarla osservando Shalber.
Forse lui si aspettava che dicesse ancora qualcosa.  stato David a imbeccarvi, vero?
C'eravamo conosciuti anni fa, a Vienna: lui faceva un reportage, io gli passavo delle dritte.
Quando ha cominciato a indagare sui penitenzieri, si  accorto che la loro attivit si estendeva anche al
di fuori dei confini italiani, perci poteva interessare l'Interpol. Mi ha fatto un po' di chiamate da
Roma, spiegandomi ci che aveva scoperto fino ad allora. Poi  morto. Ma se ha fatto in modo che tu
potessi risalire al mio numero di telefono, vuol dire che voleva che m'incontrassi. Io posso portare a
termine il suo lavoro. Allora, dove sono gli indizi?
Sandra era sicura che Shalber l'avesse frugata mentre era svenuta, cos come le aveva sottratto
la pistola, e che quindi sapesse gi che non li aveva con s. Ma non voleva consegnarglieli cos
facilmente. Dobbiamo proseguire insieme.
Non esiste, scordatelo. Prenderai il primo treno e tornerai a Milano. Qualcuno ti vuole morta e
non sei al sicuro in citt.
Sono un'agente di polizia: so badare a me stessa e so come si porta avanti un'indagine, se 
questo che ti preoccupa.
Shalber cominci a camminare nervosamente per la stanza. Io mi muovo meglio da solo.
Be', stavolta dovrai rivedere i tuoi metodi.
Cocciuta. Si piazz davanti a lei, sollevando l'indice. A una sola condizione.
Sandra alz gli occhi al cielo. S, lo so: il capo sei tu e si fa sempre ci che dici.
Shalber era spiazzato. Come hai fatto a...
Conosco gli effetti del testosterone sull'ego degli uomini. Allora, da dove cominciamo?
Shalber si avvicin a un cassetto, da l prese la pistola che le aveva sottratto e gliela restitu.
Sono interessati alle scene del crimine, giusto? Quando ieri sera sono arrivato in citt, mi sono recato
presso una villa dov'era in corso una perquisizione di polizia. Ho piazzato delle microspie, sperando
che i penitenzieri si facessero vivi non appena la Scientifica avesse sgombrato il campo. Prima
dell'alba, ho registrato una conversazione. Erano in due, non so chi fossero. Nei loro discorsi facevano
riferimento al caso di un aggressore seriale di nome Figaro.
Va bene, ti mostrer gli indizi di David. E poi cercheremo di scoprire qualcosa su questo
Figaro.
Mi sembra un ottimo piano.
Sandra fiss Shalber, non era pi sulla difensiva. Qualcuno ha ucciso mio marito e hanno
cercato di fare lo stesso con me stamattina. Non capisco se si tratta della stessa mano e cosa abbia a che
fare tutto questo con i penitenzieri. Forse David si era spinto oltre con la sua indagine.
Se li troviamo, ce lo diranno loro.
Ore 12.32
L'unica compagnia di Pietro Zini erano i gatti. Ne possedeva sei. Se ne stavano all'ombra di un
arancio, oppure se ne andavano a zonzo fra i vasi e nelle aiuole, nel piccolo orto della sua abitazione,
nel cuore di Trastevere. Il quartiere era come un paese di provincia che all'improvviso si era ritrovato
circondato da un'intera citt.
Dalla portafinestra spalancata dello studio arrivavano le note di un vecchio giradischi. La
Serenata per archi di Antonin Dvork aveva il potere di far danzare le tende. Ma Zini non poteva
saperlo. Se ne stava su una sdraio, a godersi la musica e un raggio di sole che dava l'impressione di
essere riuscito a permeare le nubi solo per lui. Era un robusto sessantenne. Aveva lo stomaco
prominente di certi uomini forzuti del primo Novecento. Le mani grandi con cui di solito esplorava il
mondo erano posate sul grembo. Il bastone bianco era disteso ai suoi piedi. Gli occhiali neri
riflettevano una realt ormai superflua.
Dal giorno in cui aveva smesso di vedere, aveva rinunciato a ogni rapporto umano. Trascorreva
le giornate fra l'orto e la casa, immerso nella beatitudine dei suoi dischi. Aveva pi paura del silenzio
che del buio.
Uno dei gatti si arrampic sulla sdraio e and ad acciambellarsi su di lui. Zini faceva scorrere le
dita nel suo pelo folto e l'animale gli esprimeva gratitudine vibrando a ogni carezza.
Bella questa musica, vero Socrate? Lo so, tu sei come me: preferisci le melodie struggenti.
Invece a tuo fratello piace quel pretenzioso di Mozart.
Era grigio e marrone, e aveva una macchia bianca sul muso. Qualcosa richiam la sua
attenzione, perch raddrizz il capo, sottraendosi alle affettuosit del padrone, e punt un moscone.
Dopo qualche istante perse interesse per l'insetto e si accoccol di nuovo. Zini riprese ad accarezzarlo.
Avanti, chiedimelo.
Zini sembrava tranquillo. Allung una mano per prendere un bicchiere di limonata da un
tavolino accanto. Ne bevve un sorso.
So che sei qui. L'ho capito da quando sei arrivato. Mi domandavo quando avresti detto
qualcosa. Allora, ti decidi?
Uno dei gatti and a strofinarsi alla caviglia dell'intruso. In effetti, Marcus si trovava l da
almeno venti minuti. Si era introdotto da un ingresso secondario e per tutto il tempo aveva osservato
Zini, cercando la maniera giusta per approcciarlo. Era bravo a capire le persone, ma non sapeva
comunicare con loro. Il fatto che il poliziotto in pensione avesse perso la vista lo aveva portato a
credere che sarebbe stato pi facile parlargli. Inoltre c'era il vantaggio che non avrebbe potuto
riconoscere il suo volto, l'invisibilit era al sicuro. Eppure, riusciva a vederlo meglio di chiunque altro.
Non farti ingannare: non sono diventato cieco.  il mondo che si  spento intorno a me.
Quell'uomo ispirava solidit e fiducia. Sono venuto per Nicola Costa.
Zini annu, si rabbui, e poi sorrise. Sei uno di loro, vero? No,  inutile che cerchi una risposta:
lo so che non puoi dirmelo.
Marcus non riusciva a credere che l'anziano poliziotto sapesse.
Fra gli sbirri girano certe storie. Alcuni pensano che siano leggende. Io per ci credo. Molti
anni fa, mi era stato assegnato un caso. Una madre di famiglia era stata rapinata e uccisa, ma c'era una
crudelt inaudita e inspiegabile nel modo in cui l'assassino si era accanito su di lei. Una sera mi arriv
una telefonata. Dall'altra parte, un uomo mi spieg perch fosse sbagliato dare la caccia a un rapinatore
e poi mi disse come cercare il vero colpevole. Non era la solita telefonata anonima, fu convincente. Ad
ammazzare la donna era stato un corteggiatore respinto. Lo arrestammo.
Figaro  ancora a piede libero, lo incalz Marcus.
Ma l'uomo divagava. Lo sapevi che nel novantaquattro per cento dei casi la vittima conosce il
suo assassino?  pi probabile essere uccisi da un parente stretto o da un amico che frequenti da
sempre che da un perfetto estraneo.
Perch non mi rispondi, Zini? Non vorresti chiudere col passato?
Il brano di Dvork termin, la puntina del giradischi rimase a rimbalzare sull'ultimo solco del
vinile. Zini si sporse in avanti, costringendo Socrate a scivolare per terra e a raggiungere i suoi
compagni. Il poliziotto incroci le mani. I dottori mi dissero con largo anticipo che sarei diventato
cieco. Perci ho avuto tutto il tempo per abituarmi all'idea. Mi dicevo: Quando la malattia comincer a
interferire col mio lavoro, moller all'istante. Intanto mi preparavo: studiavo il braille, a volte vagavo
per casa con gli occhi chiusi per allenarmi a riconoscere gli oggetti al tatto, oppure me ne andavo in
giro col bastone. Non volevo dipendere dagli altri. Poi, un giorno le cose hanno cominciato ad
apparirmi sfocate. Svanivano dei dettagli, mentre altri diventavano incredibilmente evidenti. La luce si
affievoliva negli angoli e risaltava in alcune figure, rendendole iridescenti. Era insopportabile. In quei
momenti ho pregato che il buio arrivasse in fretta. Poi, un anno fa, sono stato esaudito. Zini si sfil gli
occhiali neri, scoprendo le pupille immobili, incuranti del bagliore solare. Credevo che sarei stato solo
qua sotto. Invece, sai cosa? Io non sono affatto solo. Nel buio ci sono tutti quelli che non sono riuscito
a salvare nel corso della mia carriera, i volti delle vittime che mi fissavano distese nel loro sangue e
nella loro merda, in casa oppure per strada, in un campo incolto o su un tavolo d'obitorio. Le ho trovate
qui, mi stavano aspettando. E adesso vivono con me, come fantasmi.
Scommetto che c' anche Giorgia Noni. Cosa fa, ti parla? Oppure ti osserva e tace, facendoti
vergognare di te stesso?
Zini scagli per terra il bicchiere di limonata. Tu non puoi capire.
So che hai truccato l'indagine.
L'anziano scosse il capo.  stato l'ultimo caso di cui mi sono occupato. Dovevo fare in fretta,
non mi restava molto tempo. Suo fratello Federico meritava un colpevole.
 per questo che hai mandato in galera un innocente?
Il poliziotto punt lo sguardo verso Marcus, come se potesse vederlo.  qui che ti sbagli: Costa
non  innocente. Aveva dei precedenti per stalking e molestie. In casa sua abbiamo trovato pornografia
estrema, roba illegale scaricata da Internet. Il tema era sempre lo stesso: la violenza sulle donne.
Le fantasie non sono sufficienti per condannare un uomo.
Si stava preparando a colpire. Sai come  avvenuto il suo arresto? Era nella lista dei sospettati
del caso Figaro, lo stavamo tenendo d'occhio. Una sera l'abbiamo visto che pedinava una donna
all'uscita di un supermercato, aveva con s un borsone da palestra. Avevamo bisogno di prove, ma
dovevamo decidere in fretta. Potevamo lasciarlo agire, col rischio che le facesse del male, oppure
fermarlo subito. Ho scelto la seconda opzione. E ho avuto ragione.
C'erano delle forbici nel borsone?
No. Solo un cambio d'abiti, ammise Zini. Ma erano perfettamente identici a quelli che
indossava gi. E sai perch?
Per non dare nell'occhio nel caso si fosse sporcato di sangue. La logica di quel piano era
perfetta.
E poi ha confessato, fornendo riscontri: a me basta questo.
Nessuna delle vittime di aggressione ha fornito elementi utili per identificarlo. Si sono limitate
a confermare a posteriori che fosse lui. Le donne che subiscono violenza spesso sono talmente
sconvolte che la polizia gli mostra un colpevole e loro dicono subito che  stato lui. Ma non stanno
mentendo, vogliono crederci, anzi sono convinte che sia cos. Non potrebbero vivere sapendo che il
mostro che gli ha fatto del male  ancora in circolazione: la paura che tutto si ripeta  pi forte di
qualsiasi sentimento di giustizia. Allora un colpevole vale l'altro.
Federico Noni ha riconosciuto Costa dalla voce.
Davvero? si alter Marcus. Quel ragazzo era sereno mentre puntava il dito contro di lui?
Pensa alla sequenza di traumi che ha subito negli ultimi anni.
Pietro Zini non seppe rispondere. La tempra del vecchio poliziotto era ancora percettibile, ma
qualcosa inevitabilmente si era spezzato nell'animo. L'uomo che un tempo era capace di intimorire un
delinquente con lo sguardo, adesso sembrava incredibilmente fragile. E non era solo per via
dell'handicap. Anzi, l'aveva reso pi saggio. Marcus era convinto che sapesse qualcosa e, come ormai
gli capitava spesso, doveva solo lasciarlo parlare.
Dal giorno in cui mi hanno detto che sarei diventato cieco non mi sono pi perso un tramonto.
A volte me ne andavo sulla terrazza del Gianicolo e restavo fino all'ultimo istante di luce. Ci sono cose
che diamo per scontate e non le osserviamo pi, anche se ogni volta ci stupiscono. Le stelle, per
esempio. Ricordo che da bambino mi piaceva starmene disteso nell'erba a immaginare tutti quei mondi
lontani. Prima della cecit ho ripreso a farlo, ma non era lo stesso. I miei occhi avevano visto troppe
cose sbagliate e orrende. Fra le ultime che ho guardato, c'era il cadavere di Giorgia Noni. L'anziano
poliziotto allung la mano per convocare i gatti intorno a s.  complicato credere che qualcuno ci
abbia messi al mondo solo per vederci soffrire. Si dice che se Dio  buono allora non pu essere
onnipotente, e viceversa. Un Dio buono non farebbe penare i suoi figli, allora vuol dire che non  in
grado d'impedirlo. Se invece ha previsto ogni cosa, allora non  buono come vuole farci credere.
Vorrei poterti dire che  un disegno che non siamo in grado di capire. Che un singolo uomo
non pu comprendere un senso cos grande delle cose. Ma la verit  che non conosco la risposta.
Mi sembra onesto da parte tua. Lo apprezzo molto. Zini si mise in piedi. Vieni, voglio
mostrarti una cosa.
Prese il bastone ed entr nello studio. Marcus lo segu. La stanza era molto ordinata e pulita,
segno che Zini era davvero autosufficiente. Il poliziotto si avvicin al giradischi e ripose il vinile di
Dvork. Mentre compiva l'operazione, Marcus not una corda di un paio di metri, gettata in un angolo
della stanza. Chiss quante volte il poliziotto era stato tentato di usarla.
Il mio errore  stato restituire il porto d'armi, disse Zini, senza aggiungere altro, come se
avesse intuito i pensieri del suo ospite. Poi and a sedersi a una scrivania su cui era posizionato un pc.
Davanti alla tastiera non c'era un normale schermo, bens un display braille e delle casse. Ci che
sentirai non ti piacer.
Marcus inizi a immaginare di cosa potesse trattarsi.
Ma prima voglio dirti che quel ragazzo, Federico Noni, ha gi sofferto abbastanza. Zini
sembrava accorato. Anni fa ha perso l'uso delle gambe ed  accaduto proprio a lui, un atleta. Se ti
succede di diventare cieco alla mia et, lo puoi anche accettare. Poi hanno ammazzato brutalmente la
sorella, praticamente sotto i suoi occhi. Riesci a concepire anche solo l'idea di una cosa del genere?
Pensa a come dev'essersi sentito impotente. Chiss che sensi di colpa nutre per questo, anche se non ha
fatto niente di male.
Cosa ha a che fare questo con ci che stai per rivelarmi?
C'entra perch Federico ha diritto alla sua giustizia. Qualunque essa sia.
Pietro Zini tacque, attendendo che fosse Marcus a dimostrargli di aver capito. Puoi convivere
con un handicap. Non puoi farlo con un dubbio.
Era sufficiente. Il poliziotto armeggi con la tastiera. La tecnologia era un valido aiuto per i non
vedenti. Zini poteva svolgere attivit normalissime come navigare in Internet o chattare, oppure
mandare e ricevere posta. Nessuno in Rete avrebbe notato la differenza. Nel cyberspazio le diversit si
annullano.
Mi  arrivata una mail qualche giorno fa, annunci il poliziotto. Ora te la far ascoltare...
Sul computer di Zini era presente un programma che leggeva le mail per lui. L'uomo azion le
casse e si lasci andare sullo schienale della sedia, in attesa. La voce elettronica di un sintetizzatore
vocale declin dapprima un anonimo indirizzo di posta di Yahoo. La mail era senza oggetto. Quindi, la
voce pass a scandirne il testo.
lu-i-no-n--co-me-te... ce-r-ca-n-el-pa-r-co-di-vi-l-la-glo-ri.
Con un tasto, Zini mise fine all'operazione. Marcus era spiazzato: l'artefice dell'enigmatico
messaggio non poteva che essere l'ignota guida che l'aveva condotto fin l. Perch si era rivolto a un
poliziotto cieco?
'Lui non  come te', che significa?
Francamente, mi preoccupa pi la seconda parte: 'Cerca nel Parco di Villa Glori'.
Zini si alz dal suo posto, gli si avvicin, prendendolo per un braccio, quasi lo supplic. Io non
posso andarci. Ora sai ci che devi fare. Va' a vedere cosa c' in quel parco.
Ore 14.12
Nei mesi trascorsi dopo la morte di David, la solitudine era stata un guscio prezioso. Non era
uno stato, era un luogo. Il posto dove poter continuare a parlare con lui, senza per questo sentirsi una
povera pazza. Sandra si era rinchiusa in quella specie di bolla invisibile di tristezza, contro cui
rimbalzavano le cose che le venivano addosso. Niente e nessuno poteva toccarla se rimaneva l.
Paradossalmente, il dolore aveva il potere di proteggerla.
Cos fino ai colpi di pistola che l'avevano sfiorata quella mattina nella cappella di San
Raimondo di Peafort.
Aveva avuto paura di morire. Da quel momento, la bolla era sparita. Voleva vivere. Ed era il
motivo per cui si sentiva in colpa con David. Per cinque mesi la sua esistenza era rimasta in sospeso. Il
tempo passava, ma lei restava immobile. Ma adesso si domandava fino a che punto una moglie dovesse
essere solidale con il proprio marito. Era sbagliato aver voglia di vivere quando invece lui era morto?
Poteva essere considerato una sorta di tradimento? Si trattava di un pensiero stupido, lo sapeva. Ma, per
la prima volta, si era allontanata da David.
Molto interessante.
La voce di Shalber ebbe il potere di rompere l'incantesimo del silenzio in cui si era rifugiata
con quei pensieri. Erano nella camera d'albergo di Sandra e il funzionario dell'Interpol stava seduto sul
letto, tenendo fra le mani le foto scattate con la Leica. Le aveva guardate e riguardate varie volte.
Sono solo quattro? Non ce n'erano altre?
Sandra temette che avesse intuito il suo piccolo inganno: aveva deciso di non mostrargli quella
che ritraeva il prete con la cicatrice sulla tempia. Shalber era pur sempre un poliziotto, e lei sapeva
come ragionavano i poliziotti. Non si concedevano mai il beneficio del dubbio.
Anche se pu sembrarti una cosa buona, ci che fanno i penitenzieri  illegale. La loro attivit
non ha confini n regole, aveva affermato quando le aveva spiegato chi fossero. Perci, per Shalber
quell'uomo era responsabile di una condotta illecita. Nulla gli avrebbe fatto cambiare idea.
In Accademia le avevano insegnato che tutti erano colpevoli fino a prova contraria, e non
viceversa. Inoltre non si doveva mai credere a nessuno. Per esempio, durante un interrogatorio un bravo
sbirro deve contestare ogni parola. Una volta le era capitato di mettere sotto torchio un escursionista
che aveva rinvenuto il cadavere di una donna in un fosso. Era evidente che l'uomo non c'entrava nulla,
aveva solo dato l'allarme. Ma lei lo aveva tempestato di domande insignificanti. Gli faceva ripetere le
risposte, fingendo ogni volta di non aver capito, con l'intento di farlo cadere in contraddizione. Il
poveretto si era sottoposto allo stillicidio pensando ingenuamente che potesse servire a far luce su
quella morte, senza sapere che alla minima incertezza sarebbe finito dentro.
So cos'hai in mente, Shalber. E non te lo lascer fare. Almeno fino a quando non avr capito se
posso fidarmi completamente di te.
Solo quattro foto, conferm Sandra.
Il funzionario la fiss per un lungo momento, soppesando la risposta o sperando che si tradisse.
Riusc a reggerne lo sguardo con disinvoltura. Dopodich, lui torn a concentrarsi sugli scatti. Credeva
di aver superato l'esame, ma si sbagliava.
Prima hai detto che ieri sera hai incontrato uno di loro. Mi domandavo come hai fatto a
riconoscerlo se non l'avevi mai visto.
Sandra si accorse di aver commesso uno sbaglio. Si rimprover di avergli fornito
quell'informazione mentre erano nella foresteria dell'Interpol, ma le era venuto spontaneo.
Sono andata a San Luigi dei Francesi per verificare la foto di David che conteneva il dettaglio
del dipinto di Caravaggio.
Questo me l'hai gi detto.
Ho visto quell'uomo l davanti, non sapevo chi fosse.  stato lui a riconoscere me e si  subito
allontanato, ment. Io mi sono limitata a seguirlo e a puntargli addosso la pistola, finch non mi ha
detto che era un prete.
Vuoi dire che lui sapeva chi sei?
Non so come abbia fatto, ma ha dato l'impressione di conoscermi. Perci s, credo lo sapesse.
Shalber annu. Capisco.
Non l'aveva bevuta, Sandra ci avrebbe scommesso. Ma per il momento aveva preferito lasciar
correre. In ogni caso, andava bene: cos sarebbe stato costretto a non estrometterla dall'indagine. Prov
a cambiare argomento: La foto buia, secondo te che significato ha?
Lui si era distratto un attimo, ma si riprese subito. Non lo so. Per ora non mi dice niente.
Sandra si alz dal letto. Va bene, e adesso come ci muoviamo?
Shalber le restitu le foto. Figaro, disse soltanto.  stato catturato. Ma se il caso interessa i
penitenzieri, ci sar per forza un motivo.
Cosa pensi di fare?
L'aggressore  diventato un assassino: la sua ultima vittima  morta.
Vuoi cominciare da lei?
Dal fratello: era presente mentre l'ammazzavano.
I dottori erano convinti che presto sarei tornato a camminare.
Federico Noni teneva le mani posate sulle cosce, lo sguardo basso. Non si radeva da tempo e
anche i capelli erano lunghi. Sotto la maglietta verde, s'intravedevano ancora i muscoli dell'atleta di un
tempo. Ma le gambe erano magre e immobili nei pantaloni della tuta, sollevate sul poggiapiedi della
sedia a rotelle. Indossava un paio di Nike con la suola pulita.
Osservandolo, Sandra catalogava quei dettagli. Ma in quelle scarpe da ginnastica c'era tutta la
storia del suo dramma. Sembravano nuove, ma chiss da quanto le possedeva.
Lei e Shalber si erano presentati alla porta del villino nel quartiere Nuovo Salario pochi minuti
prima. Avevano suonato il campanello, insistendo parecchio prima che qualcuno aprisse. Federico
Noni viveva come un recluso e non voleva vedere nessuno. Per persuaderlo, Shalber si era fatto
consegnare da Sandra il distintivo della polizia italiana e gliel'aveva mostrato attraverso il
videocitofono. Si era spacciato per un ispettore. Se pure controvoglia, anche lei aveva mentito.
Detestava i metodi di quell'uomo, la sua arroganza e il suo modo di usare gli altri per i propri scopi.
La casa del giovane era in disordine. C'era odore di chiuso e le tapparelle non venivano
sollevate da chiss quanto tempo. I mobili erano posizionati in modo da creare dei percorsi per la sedia
a rotelle. Per terra si potevano intravedere le scie lasciate dal passaggio delle ruote.
Sandra e Shalber erano seduti su un divano. Federico gli stava di fronte. Alle sue spalle c'era la
scala che conduceva al piano superiore. Giorgia Noni era stata uccisa di sopra. Ma il fratello,
ovviamente, non ci andava pi. Una branda era stata sistemata per lui nel soggiorno.
L'intervento era riuscito. Mi era stato assicurato che sarebbe stata sufficiente la fisioterapia per
riprendermi. Sarebbe stata dura, ma ce l'avrei fatta. Ero abituato allo sforzo fisico, non mi spaventava.
Invece...
Federico stava tentando di rispondere a un'antipatica domanda di Shalber sulle cause della sua
paraplegia. Il funzionario dell'Interpol era partito intenzionalmente dall'argomento pi scomodo.
Sandra conosceva quella tecnica, era la stessa che alcuni colleghi applicavano quando ascoltavano le
vittime di un crimine. La compassione spesso le faceva chiudere in se stesse, mentre per ottenere delle
risposte utili era necessario mostrarsi indifferenti.
Al momento dell'incidente, andava veloce con la moto?
Per niente.  stata una caduta ridicola. Ricordo che all'inizio, nonostante le fratture, riuscivo a
muovere le gambe. Dopo qualche ora, non le sentivo pi.
Su un mobile c'era una foto di Federico Noni vestito da centauro, accanto a una Ducati rossa
fiammante. Stringeva un casco integrale e sorrideva all'obiettivo. Un bel ragazzo, giovane e felice, con
la faccia pulita. Uno di quelli che fanno perdere la testa alle donne, pens Sandra.
E cos lei era un atleta. Specialit?
Salto in lungo.
Ed era bravo?
Federico si limit a indicare la bacheca con i trofei che aveva vinto. Giudicate voi.
Ovviamente, l'avevano notata arrivando. Ma Shalber usava l'argomento per guadagnare tempo.
Voleva pungolare il ragazzo. Aveva un piano, ma Sandra non riusciva ancora a capire cosa si aspettasse
di ottenere.
Giorgia doveva essere fiera di lei.
Il solo pronunciare il nome della sorella fece irrigidire Federico. Lei era tutto ci che mi
restava.
I suoi genitori?
Il ragazzo era refrattario a parlarne, liquid in fretta la questione. Mia madre se n' andata di
casa che eravamo ancora piccoli.  stato mio padre a crescerci. Ma non poteva farcela, l'amava troppo.
 morto che avevo quindici anni.
Che tipo era sua sorella?
La persona pi allegra che abbia conosciuto: nulla poteva ferirla e il suo umore era contagioso.
Dopo l'incidente si  presa cura di me. Sapevo che peso sarei diventato col tempo e che non era giusto
che se ne facesse carico, ma lei ha insistito. Stava rinunciando a tutto per me.
Faceva la veterinaria...
S, e aveva anche un fidanzato. L'ha mollata quando ha scoperto che genere di responsabilit
si era assunta. Vi sembrer banale, chiss quante volte l'avete sentito dire, ma Giorgia non meritava di
morire.
Sandra si domand quale disegno divino potesse esserci dietro la catena di eventi tragici che
avevano distrutto la vita di due bravi ragazzi. Abbandonati dalla madre, orfani di padre, lui costretto su
una sedia a rotelle, lei brutalizzata e uccisa. Chiss perch, le venne in mente un paragone con la
ragazza della spiaggia di David. Quell'incontro alla fine di una serie di traversie  valigia persa, volo in
overbooking, macchina a noleggio che si rompeva a pochi chilometri dalla meta  avrebbe potuto
concludersi diversamente. Se la sconosciuta che faceva jogging avesse trovato David anche
minimamente interessante o di suo gusto, loro due non si sarebbero trovati. E forse adesso sarebbe stata
un'altra a piangere per lui. Era anche possibile ammettere che a volte il destino si accanisse
particolarmente e spesso ci aveva un senso. Ma nel caso di Federico e Giorgia Noni quel senso
sfuggiva.
Il ragazzo cerc di sviare il discorso dai ricordi che lo ferivano troppo. Non mi  chiaro il
motivo della vostra visita.
L'assassino di sua sorella potrebbe ottenere una considerevole riduzione di pena.
Credevo che avesse confessato. La notizia sembrava sconvolgerlo.
S, ma pare che adesso Nicola Costa abbia intenzione di invocare l'infermit mentale, rincar
Shalber, mentendo. Per questo motivo abbiamo bisogno di provare che ha sempre agito con piena e
lucida consapevolezza. Durante le tre aggressioni e, soprattutto, nell'omicidio.
Il ragazzo scosse il capo e strinse i pugni. Sandra prov pena per lui e indignazione per il modo
in cui lo stavano ingannando. Non aveva ancora detto una parola, ma la sua semplice presenza in quel
luogo avvalorava ogni bugia di Shalber, perci si sentiva complice.
Federico alz gli occhi lucidi di rabbia su di loro. Come vi posso aiutare?
Raccontandoci come  andata.
Di nuovo? Il tempo potrebbe aver modificato i miei ricordi.
Ne siamo consapevoli. Ma non abbiamo scelta, signor Noni. Quel bastardo di Costa prover a
cambiare i fatti, non possiamo permetterglielo.  lei che l'ha incastrato.
Aveva un passamontagna, ho riconosciuto soltanto la sua voce.
Questo fa di lei l'unico testimone che abbiamo. Se ne rende conto? Shalber tir fuori un
taccuino e una matita, fingendo di voler verbalizzare ogni parola.
Federico si accarezz il viso, passandosi una mano sulla barba ispida. Respir un paio di volte,
profondamente. Il torace si alzava e si abbassava, sembrava dovesse andare in iperventilazione.
Cominci a ricostruire l'accaduto. Erano le sette di sera, Giorgia rincasava sempre a quell'ora. Era
stata a fare la spesa: aveva comprato gli ingredienti per preparare una torta. Mi piacciono i dolci, si
discolp, come se da quel particolare fosse dipeso ci che era accaduto dopo. Stavo ascoltando della
musica in cuffia. Non le diedi retta. Lei diceva che ero nel mio periodo da orso, che avrebbe atteso
ancora un po' e poi avrebbe messo fine al mio letargo con le buone o con le cattive... Il fatto  che mi
rifiutavo di fare la fisioterapia e avevo perso la speranza di riprendere a camminare, si giustific il
ragazzo.
Poi cosa accadde?
Ricordo solo l'urto col pavimento che mi fece perdere i sensi. Quel bastardo mi aveva preso
alle spalle, rovesciando la sedia a rotelle.
Non si era accorto che qualcuno era entrato in casa?
No, disse soltanto. Era giunto a un punto critico. Da l in poi, il racconto diventava pi
difficile.
La prego, vada avanti.
Quando ripresi conoscenza, ero stordito. Non riuscivo a tenere gli occhi aperti e mi faceva
male la schiena. Non capii subito, ma poi sentii le urla che venivano dal piano di sopra... Una lacrima
riusc a superare la corazza di rabbia, scivolandogli sul volto, fino a sparire nella barba. Ero sul
pavimento, la sedia a rotelle stava a un paio di metri, ma era danneggiata. Ho cercato di raggiungere il
telefono, ma era su un mobile, troppo in alto per me. Si guard le gambe immobili: In queste
condizioni anche le cose pi semplici diventano impossibili.
Ma Shalber non si lasci intenerire: Il cellulare?
Non sapevo dove fosse e poi ero nel panico. Federico si volt per guardare verso la scala.
Giorgia gridava, gridava, gridava... Chiedeva aiuto e piet, come se quel bastardo potesse davvero
darle l'una o l'altra cosa.
E lei cosa ha fatto?
Mi sono trascinato verso i gradini, ho provato a salire facendo leva sulle braccia. Mi
mancavano le forze.
Possibile? Shalber si lasci scappare un sorriso di sufficienza. Lei era uno sportivo, allenato
per giunta. Mi riesce difficile credere che fosse cos faticoso arrampicarsi fin lass.
Sandra si volt per fulminarlo con lo sguardo, ma lui la ignor.
Non pu sapere come stavo dopo aver sbattuto la testa sul pavimento, ribatt Federico Noni,
indurendosi.
Infatti, mi scusi. Shalber lo disse senza convinzione, lasciando volutamente trasparire il suo
scetticismo. Chin lo sguardo sul taccuino e scrisse qualcosa ma, in realt, aspettava che il ragazzo
abboccasse all'esca che gli aveva teso.
Cosa vorrebbe dire con questo?
Niente, vada avanti, disse con un movimento irritante della mano.
L'assassino  scappato da un'uscita secondaria quando ha sentito arrivare la polizia.
Lei ha riconosciuto Nicola Costa dalla voce, esatto?
Esatto.
Ha dichiarato che l'assassino aveva un deficit del linguaggio, e ci era perfettamente
compatibile con la malformazione del suo palato.
E allora?
All'inizio, per, aveva scambiato l'effetto della cheiloschisi per un accento slavo.
L'errore l'avete fatto voi poliziotti, che c'entro io? Federico Noni ormai era sulla difensiva.
Va bene cos, arrivederci. Spiazzando tutti, Shalber porse la mano al ragazzo e fece per
andarsene.
Aspetti un momento.
Signor Noni, io non ho tempo da perdere. Non ha senso stare qui se non ci dice la verit.
E quale sarebbe?
Sandra vide che il ragazzo era stravolto. Non sapeva quale fosse la partita che stava giocando il
funzionario dell'Interpol, ma rischiava di andarci di mezzo. Forse  meglio se andiamo davvero.
Shalber di nuovo la ignor, si piazz davanti a Noni e inizi a additarlo. La verit  che lei ha
sentito soltanto la voce di Giorgia, non quella dell'assassino. Perci, nessun accento slavo o difetto di
pronuncia.
Non  vero.
La verit  che, quando  rinvenuto, avrebbe potuto tentare di salvarla, arrampicandosi lass: 
un atleta, ce l'avrebbe fatta.
Non  vero.
La verit  che invece se n' rimasto quaggi, mentre quel mostro finiva di fare i suoi
comodi.
Non  vero! url Federico Noni, piangendo.
Sandra si alz, prese Shalber per un braccio, provando a portarlo via. Ora basta, lascialo in
pace.
Lui, per, non desisteva. Perch non ci dice come sono andati realmente i fatti? Perch non 
intervenuto in soccorso di Giorgia?
Io, io...
Cosa? Avanti, faccia l'uomo stavolta.
Io... Federico Noni balbettava fra le lacrime. Io non... Io volevo...
Shalber infieriva senza alcuna piet. Tiri fuori le palle, non come ha fatto quella sera.
Ti prego Shalber, prov a farlo ragionare Sandra.
Io... ho avuto paura.
Nella stanza cal un silenzio rotto soltanto dai singhiozzi del ragazzo. Shalber, finalmente,
smise di tormentarlo. Gli volt le spalle, dirigendosi alla porta. Prima di seguirlo, Sandra rimase ancora
un attimo a osservare Federico Noni scosso dal pianto, con gli occhi bassi sulle gambe inutili. Avrebbe
voluto consolarlo, invece non riusc a parlare.
Sono spiacente per quanto le  capitato, signor Noni, disse il funzionario imboccando
l'uscita. Buona giornata.
Mentre Shalber si affrettava verso la macchina, Sandra gli corse dietro e lo costrinse a fermarsi.
Ma cosa ti  saltato in mente? Non era necessario trattarlo in quel modo.
Se non ti stanno bene i miei metodi, puoi sempre lasciarmi lavorare in pace.
Era sprezzante anche con lei, non poteva accettarlo. Non puoi trattarmi cos!
Te l'ho gi detto: la mia specialit sono i bugiardi. Non posso farci niente, li detesto.
E tu sei stato onesto l dentro? chiese, indicando la casa alle loro spalle. Quante bugie hai
raccontato da quando siamo arrivati? O hai perso il conto?
Mai sentito parlare del fine che giustifica i mezzi? Shalber si cacci una mano in tasca, prese
un pacchetto di gomme e se ne infil una in bocca.
E qual era il fine, umiliare un ragazzo paraplegico?
Allarg le braccia: Senti, mi spiace se il destino si  accanito su Federico Noni, probabilmente
non lo meritava. Ma le cose brutte capitano a tutti, questo non dovrebbe esonerarci dalle nostre
responsabilit. Tu, pi di altri, dovresti saperlo.
Per ci che  successo a David, vuoi dire?
Ecco: tu non usi la sua morte come un alibi.
Masticava la gomma con la bocca aperta, le dava sui nervi. E tu che ne sai?
Potresti startene a piangere tutto il tempo, nessuno ti direbbe nulla se lo facessi, invece stai
lottando. Ti ammazzano il marito, ti sparano addosso, eppure non arretri di un centimetro. Le volt le
spalle per raggiungere l'auto, anche perch stava ricominciando a piovere.
Incurante di bagnarsi, Sandra attese prima di ribattere. Sei veramente disgustoso.
Shalber si blocc, torn sui suoi passi. Con la sua testimonianza fasulla, quello stronzetto di
Federico Noni ha mandato in galera un innocente. Solo per non dover ammettere di essere un cacasotto.
Questo non ti disgusta?
Ho capito: sei tu che stabilisci chi  colpevole e chi non lo . E da quando funziona cos,
Shalber?
Lui sbuff, agitando le braccia. Senti, non mi va di discutere in mezzo a una strada. Mi
dispiace essere stato duro, ma sono fatto cos. Credi che la morte di David non mi faccia star male?
Credi che non mi senta in parte responsabile per non averla impedita?
Sandra tacque. Non aveva considerato quell'aspetto. Forse anche lei aveva giudicato troppo in
fretta Shalber.
Non eravamo amici, ma si fidava di me, e questo mi basta per sentirmi in colpa, concluse lui.
Sandra si plac. Il tono si fece ragionevole. Come la mettiamo col ragazzo? Dobbiamo
informare qualcuno?
Non adesso. Abbiamo ancora parecchio da fare: a questo punto, possiamo presumere con una
certa sicurezza che i penitenzieri stiano cercando il vero Figaro. Bisogna batterli sul tempo.
Ore 15.53
Una pioggerellina sottile e persistente rendeva caotico il traffico di Roma. Raggiunto l'ingresso
del grande giardino, Marcus sost per qualche secondo, ripensando alla mail ricevuta da Zini.
Lui non  come te. Cerca nel parco di Villa Glori.
Chi era il vero Figaro? E a chi sarebbe toccato, stavolta, il ruolo del vendicatore? Forse l si
trovava la risposta.
Il parco era uno dei polmoni verdi della capitale. Non era il pi vasto, ma si estendeva
comunque per venticinque ettari: troppo grande per esplorarlo tutto prima che tramontasse il sole. Per
di pi, Marcus non sapeva cosa avrebbe dovuto cercare.
Il messaggio era diretto a un cieco, pens. Quindi doveva trattarsi di un segno evidente, magari
sonoro. Ma subito dopo si corresse: no, il messaggio era indirizzato ai penitenzieri. Il fatto che fosse
stato mandato a Zini era del tutto accidentale.
La pista  stata tracciata per noi.
Oltrepass il grande cancello nero che introduceva al parco e si inerpic per la salita: Villa
Glori ricopriva una collina. Incroci subito un temerario che faceva jogging con indosso pantaloncini e
k-way, seguito da un boxer che teneva perfettamente il passo. Marcus sollev il bavero
dell'impermeabile, cominciava a fare freddo. Si guardava intorno, nella speranza che qualcosa
richiamasse la sua attenzione.
Anomalie.
A differenza degli altri parchi di Roma, a Villa Glori la vegetazione era molto pi fitta. Alberi
ad alto fusto si stagliavano verso il cielo, creando strani giochi di luce e ombra. Il sottobosco era
costituito da piccoli arbusti o da cespugli, il terreno era ricoperto di rami e foglie morte.
Una donna bionda era seduta su una panchina. In una mano stringeva un ombrello, nell'altra
teneva un libro aperto. Intorno a lei si agitava un labrador. L'animale forse voleva giocare, ma la
padrona continuava a ignorarlo, presa dalla lettura. Marcus cerc di evitare il suo sguardo, ma quando
le pass accanto, la donna sollev gli occhi oltre il libro, cercando di capire se quell'estraneo costituisse
un potenziale pericolo. La super senza rallentare e il cane si mise a seguirlo con la coda ciondolante.
Voleva fare amicizia. Marcus si ferm e lo lasci avvicinare. Gli accarezz la testa.
Su bello, torna da lei.
Il labrador sembr aver capito e scatt all'indietro.
Gli serviva un appiglio per orientare la ricerca. E poteva essere celato soltanto nella natura
stessa di quel posto.
Un bosco con una vegetazione pi fitta degli altri parchi di Roma. Non proprio l'ideale per i
picnic, ma ottimo per fare jogging o andare in bicicletta... e perfetto per far correre i cani.
I cani, era la risposta. Se qui c' qualcosa, loro l'hanno sicuramente fiutato, si disse Marcus.
Risal lungo la strada che portava in cima alla collina, scrutando attentamente il terreno che
lambiva l'asfalto. Dopo aver percorso un centinaio di metri, vide che sul suolo melmoso era tracciata
una specie di pista.
A determinarla, decine di impronte di zampe.
Non poteva essere il risultato del passaggio di un solo animale, ma opera di molti cani andati a
curiosare nel fitto del bosco.
Marcus lasci il viale principale e inizi a inoltrarsi fra gli arbusti. C'era solo il suono
infinitesimale della pioggia e quello dei suoi passi sulle foglie inzuppate. Prosegu per un centinaio di
metri, cercando di non perdere di vista le tracce delle zampe che, nonostante i temporali di quei giorni,
si erano subito riformate. Il passaggio era stato continuo, pens. Ma intorno a s non riusciva a
individuare alcun segno.
La pista si arrest improvvisamente, da l in poi le impronte si disperdevano tutt'intorno,
marcando una zona piuttosto ampia, come se gli animali avessero smarrito il segnale olfattivo. O come
se quell'odore fosse talmente insistente da non riuscire a individuarne la fonte.
Il cielo era coperto. I rumori e le luci della citt erano svaniti al di l della cortina scura delle
fronde. Sembrava di essere in un luogo lontanissimo dalla civilt, buio e primordiale. Marcus prese la
torcia dalla tasca e l'accese. Fece spaziare il raggio, maledicendo la sua sfortuna. Sarebbe stato
costretto a ripiegare sui suoi passi, per poi tornare il mattino dopo. Con il rischio che il parco si
popolasse maggiormente e quindi con l'impossibilit di portare a termine il compito. Stava per
desistere definitivamente, quando per un attimo illumin un punto distante un paio di metri da lui. In
principio l'aveva scambiato per un ramo caduto. Ma era troppo dritto, troppo perfetto. Lo inquadr
meglio con la torcia e seppe ci che doveva fare.
A uno degli alberi era appoggiata una pala.
Colloc la torcia per terra, in modo che illuminasse la porzione di terra contrassegnata dalla
presenza dell'attrezzo. Poi indoss i guanti di lattice che portava sempre con s e cominci a scavare.
I rumori del bosco erano amplificati dall'oscurit. Ogni suono diventava minaccioso, gli
passava accanto come uno spettro e svaniva col vento che agitava i rami. La lama affondava nel
terriccio molle. Marcus si aiutava spingendola col piede, poi gettava via quel misto di fango e fogliame,
senza curarsi di dove andasse a finire. Aveva fretta di vedere cosa fosse sepolto l sotto, ma una parte
di lui conosceva gi la risposta. Era pi faticoso del previsto. Inizi a sudare, gli abiti gli si
appiccicavano addosso e aveva il fiatone. Ma non si ferm. Voleva essere smentito.
Signore, fa' che non sia come credo.
Ma poco dopo cominci a percepire l'odore. Era pungente e dolciastro. Aveva la capacit di
riempire le narici e i polmoni a ogni respiro. Possedeva una consistenza quasi liquida, sembrava di
poterlo bere. Entrava a contatto coi succhi gastrici provocando conati di vomito. Marcus dovette fare
una pausa per portare la manica dell'impermeabile all'altezza della bocca, nel tentativo di filtrare un
po' d'aria pulita. Si rimise subito al lavoro. Ai suoi piedi c'era una piccola buca, larga una cinquantina
di centimetri e profonda quasi un metro. Ma la pala continuava a sprofondare nel suolo melmoso.
Ancora mezzo metro. Erano passati pi di venti minuti.
Finch non vide affiorare un liquido nerastro, viscido come petrolio. Un residuo della
decomposizione. Marcus si inginocchi davanti alla fossa e prese a scavare a mani nude. Parte di
quell'olio scuro gli macchi i vestiti, ma non gli importava. Inizi a sentire sotto le dita qualcosa di pi
solido della terra. Era liscio e in parte fibroso. Stava toccando un osso. Cerc di pulire tutto intorno e
scopr un lembo di carne livida.
Non c'era dubbio, era umana.
Riprese la pala e prov a liberare il corpo pi che pot. Emerse una gamba, poi il bacino. Era
una donna, ed era nuda. I processi putrefattivi erano in fase avanzata, ciononostante il cadavere si era
conservato bene. Marcus non avrebbe potuto dire quanti anni avesse, ma era sicuro che fosse giovane.
Presentava tagli profondi su tutto il torace, altri all'altezza del pube, provocati verosimilmente da
un'arma bianca.
Forbici.
Finalmente, Marcus si plac. Si lasci cadere all'indietro, accovacciato a osservare quell'oscena
esibizione di morte e violenza, inspirando profonde boccate d'aria.
Si fece il segno della croce e congiunse le mani. Inizi a pregare per quella sconosciuta. Poteva
immaginare i suoi sogni di ragazza, la gioia di vivere. Alla sua et, la morte doveva essere qualcosa
d'indefinito e lontano. Una cosa che riguardava gli altri. Marcus supplic Dio di accogliere
quell'anima, senza sapere se qualcuno lo ascoltava o se stava parlando da solo. La verit terribile di
Marcus era che, assieme ai ricordi, l'amnesia si era portata via la fede. Non sapeva come dovesse
sentirsi un uomo di Chiesa, quali sentimenti dovesse provare per essere ci che era. Ma la preghiera per
quella povera anima aveva il potere di confortarlo. Perch l'esistenza di Dio, in quel momento, era la
sua unica consolazione di fronte al male.
Marcus non avrebbe potuto determinare con certezza a quando risalisse la morte. Ma, per la
natura del luogo di sepoltura e per lo stato di conservazione del corpo, non poteva essere collocata
troppo indietro nel tempo. Concluse che il cadavere che aveva davanti era la prova che Nicola Costa
non era Figaro, perch l'uomo col labbro leporino sicuramente era gi in carcere quando la ragazza era
stata uccisa.
Il responsabile  un altro, si disse.
Ci sono individui che provano casualmente il gusto del sangue umano e ritrovano un antico
istinto predatorio, retaggio della lotta per la sopravvivenza, l'eco di un ancestrale bisogno di uccidere
perso nell'evoluzione. Cos l'aggressore seriale, con l'omicidio di Giorgia Noni, aveva scoperto un
nuovo piacere. Qualcosa che era presente in lui, senza che lo sapesse.
Marcus ne era sicuro. Avrebbe ucciso ancora.
Il telefono dall'altra parte risultava libero. Teneva la cornetta appoggiata alla spalla, sperando
che si sbrigasse a rispondere. Era in una delle case staffetta, poco distante da Villa Glori.
Finalmente, Marcus riconobbe la voce del vecchio Zini. Pronto...
 come credevo, esord subito.
Il poliziotto mugugn qualcosa, poi chiese: Da quanto tempo?
Un mese, forse pi. Non saprei dirlo con certezza, non sono un medico legale.
Zini soppes quell'informazione. Se stavolta si  preso la briga di nascondere il corpo, lo rifar
presto. Penso che dovrei denunciare l'accaduto.
Cerchiamo prima di capire. Marcus avrebbe voluto rivelargli quello che sapeva e le sue
preoccupazioni. Ci che avevano scoperto non sarebbe servito a fare giustizia. Chi aveva inviato a Zini
la mail anonima e posizionato la pala a Villa Glori, per indicare il punto esatto in cui scavare, avrebbe
concesso a Federico Noni la possibilit di vendicarsi. Oppure l'opportunit sarebbe stata offerta a una
delle tre donne aggredite prima dell'omicidio di Giorgia. Marcus sentiva che gli restava poco tempo.
Dovevano dirlo alla polizia, in modo che contattassero le altre vittime per impedire che accadesse il
peggio? Era convinto che qualcuno ormai fosse sulle tracce del vero Figaro. Zini, ho bisogno di sapere
una cosa. La prima parte del messaggio che hai ricevuto: 'Lui non  come te'. Che significa?
Non ne ho idea.
Non giocare con me.
Il poliziotto cieco si prese qualche secondo, stava riflettendo. D'accordo, vieni stasera sul
tardi.
No, ora.
Adesso non posso. Poi Zini si rivolse a qualcuno che era con lui in casa. Agente, si serva
pure il t, arrivo subito.
Chi c' con te?
Zini abbass il tono di voce. Una poliziotta. Vuole farmi delle domande su Nicola Costa, ma
non mi ha raccontato tutta la verit.
La situazione si stava complicando. Chi era quella donna? Perch quell'improvviso interesse
per un caso che sembrava chiuso? Cosa stava cercando realmente?
Sbarazzati di lei.
Credo che sappia molte cose.
Allora trattienila e cerca di tirarle fuori il vero motivo per cui  venuta a trovarti.
Non so se sarai d'accordo, ma penso che tu debba fare qualcosa. Posso darti un consiglio?
Va bene, sto ascoltando.
Ore 17.07
Si vers un'abbondante tazza di t e la tenne fra le mani godendosi il tepore. Dalla cucina
poteva vedere la schiena di Pietro Zini che parlava al telefono nell'ingresso, ma non riusciva a sentire
cosa dicesse.
Era riuscita a convincere Shalber ad aspettarla nella foresteria dell'Interpol, era pi prudente
che incontrasse da sola l'anziano poliziotto. Era pur sempre un collega e non sarebbe caduto in un
tranello come Federico Noni. Avrebbe fatto un sacco di domande, intuendo che non era in corso alcuna
indagine ufficiale. E poi gli sbirri non amavano quelli dell'Interpol. Presentandosi alla sua porta, gli
aveva semplicemente raccontato che a Milano si stava occupando di un caso analogo a quello di
Figaro. L'anziano poliziotto le aveva creduto.
Mentre attendeva la fine della telefonata, Sandra dava un'occhiata al fascicolo che le aveva dato
Zini. Si trattava di un duplicato di quello ufficiale su Nicola Costa. Non gli aveva domandato come mai
ce l'avesse, ma lui aveva voluto lo stesso precisare che, quando era in servizio, aveva la consuetudine
di tenere copia della documentazione.
Non sai mai dove e quando pu arrivare un'idea per risolvere un caso, aveva detto per
giustificarsi. Perci devi sempre avere tutto a portata di mano.
Sfogliando le pagine, Sandra si rese conto che Zini era un tipo meticoloso. C'erano molte
annotazioni, ma gli ultimi verbali rivelavano una certa fretta. Era come se avesse voluto accelerare i
tempi, sapendo che la cecit incalzava. In alcuni frangenti, specie riguardo alla gestione della
confessione di Costa, era stato alquanto approssimativo. I riscontri erano carenti e, senza l'assunzione
di colpa, l'impianto probatorio sarebbe crollato come un castello di carte.
Lasci perdere i verbali e pass direttamente alle risultanze della refertazione. C'erano le
immagini scattate dai fotorilevatori sulle varie scene del crimine. Prima di tutto le aggressioni che
avevano preceduto l'omicidio. Le tre vittime erano state sorprese da sole nelle loro abitazioni. Era
avvenuto sempre nel tardo pomeriggio. Il maniaco le aveva trafitte in pi punti del corpo con le forbici.
Le ferite non erano mai profonde abbastanza da provocare la morte e si concentravano su seni, gambe e
nella zona pubica.
Secondo la relazione degli psichiatri, l'aggressione mascherava una violenza sessuale. Lo scopo
del maniaco, per, non era raggiungere l'orgasmo, come accadeva per alcuni sadici che riuscivano a
soddisfarsi solo attraverso la coercizione. Figaro aveva un'altra finalit: quella di impedire che quelle
donne fossero ancora appetibili per gli altri uomini.
Se io non posso avervi, non vi avr nessun altro.
Era il messaggio che trasmettevano le lesioni. E tale comportamento era perfettamente
compatibile con la personalit di Costa. Per via della cheiloschisi, il sesso opposto lo respingeva. Per
questo non penetrava le vittime. Nel rapporto fisico ottenuto con la forza avrebbe comunque avvertito
la loro repulsione, e per lui si sarebbe ripetuta l'esperienza del rifiuto. Le forbici, invece, costituivano
un ottimo compromesso. Permettevano di provare piacere ma, al contempo, di mantenere una distanza
di sicurezza dalle donne che lo avevano spaventato per tutta la vita. L'orgasmo maschile era sostituito
dalla gratificazione di vederle soffrire.
Ma se, come sosteneva Shalber, Nicola Costa non era Figaro, allora bisognava rivedere
completamente il profilo psicologico del colpevole.
Sandra pass alle foto dell'omicidio di Giorgia Noni. Il cadavere presentava i segni
inequivocabili che il maniaco aveva lasciato sulle altre. Ma stavolta aveva ferito per uccidere.
L'assassino era penetrato in casa come le volte precedenti. Solo che era presente una terza
persona, Federico. Secondo la sua ricostruzione, l'omicida era fuggito da un'uscita secondaria non
appena aveva sentito la sirena dell'autopattuglia.
I passi di Figaro che scappava erano impressi nel terriccio del giardino.
Il fotorilevatore aveva scattato dei primi piani delle impronte lasciate dalle scarpe. Senza sapere
perch, a Sandra venne in mente l'incontro di David con la sconosciuta che faceva jogging sulla
spiaggia.
Coincidenze, pens.
Guidato da un istinto, suo marito aveva seguito i passi nella sabbia per scoprire chi fosse.
Improvvisamente, quella condotta le sembr avere un senso. Anche se ancora non riusciva a capire
quale fosse. Mentre focalizzava quell'idea, Zini termin la telefonata e torn in cucina.
Se vuole, pu portarlo via, si riferiva al fascicolo. A me non serve pi.
Grazie. Ora  meglio che vada.
Il poliziotto si sedette di fronte a lei, appoggiando le braccia sul tavolo. Aspetti ancora un po'.
Non ricevo molte visite, mi fa piacere scambiare due parole.
Prima della telefonata, sembrava che Zini volesse sbarazzarsi al pi presto di lei. Adesso le
chiedeva addirittura di restare. Non aveva l'aria di un semplice gesto di cortesia, perci decise di
assecondarlo per scoprire cosa avesse in mente.
E al diavolo Shalber, avrebbe atteso ancora un po'. Va bene, resto. Zini le ricordava
l'ispettore De Michelis, sentiva di potersi fidare di quell'uomo con le mani grandi che lo facevano
somigliare a un albero.
Era buono il t?
S, era buono.
Il poliziotto cieco se ne vers una tazza, anche se l'acqua nella teiera non era pi tanto calda.
Lo facevo sempre con mia moglie. La domenica, quando tornavamo dalla messa, lei preparava il t e
ci sedevamo qui a parlare. Era il nostro appuntamento. Sorrise. Credo che in vent'anni di
matrimonio, non l'abbiamo mai saltato.
Di cosa parlavate?
Di tutto, non avevamo un argomento in particolare. Era questo il bello: sapere di poter
condividere ogni cosa. A volte discutevamo, ridevamo oppure ci abbandonavamo ai ricordi. Non
avendo avuto la fortuna di mettere al mondo dei figli, sapevamo di avere un temibile nemico da
fronteggiare ogni giorno. Il silenzio sa essere ostile. Se non impari a tenerlo lontano, s'insinua nelle
fessure del rapporto, riempie le crepe e le allarga. Col tempo, crea una distanza e non te ne accorgi.
Ho perso mio marito qualche tempo fa. La frase le usc spontaneamente, senza bisogno di
ragionarci. Siamo stati sposati solo tre anni.
Mi dispiace, so quanto pu essere dura. Io, nonostante tutto, mi sento fortunato. Susy se n'
andata come voleva, all'improvviso.
Ricordo ancora quando sono venuti a dirmi che David era morto. Sandra non voleva pensarci.
Lei come l'ha saputo?
Una mattina ho provato a svegliarla. Zini non and oltre, era sufficiente. Sembrer egoista,
ma una malattia  un vantaggio per chi poi deve restare. Ti prepara al peggio. Invece cos...
Sandra capiva cosa intendesse. Il vuoto improvviso, l'irreversibilit, quel bisogno inappagato di
parlarne, di discuterne almeno, prima che tutto diventi definitivo. La tentazione folle di far finta che
non sia accaduto. Zini, lei crede in Dio?
Cosa mi sta domandando realmente?
Quello che ho detto, ripet Sandra. Andava a messa, perci lei  cattolico. Non ce l'ha con
lui per ci che  successo?
Credere in Dio non significa per forza amarlo.
Non la seguo.
Il nostro rapporto con lui  impostato solo sulla speranza che ci sia qualcosa dopo la morte. Ma
se non ci fosse una vita eterna, ameresti lo stesso quel Dio che ti ha creato? Se non ci fosse la
retribuzione che ti hanno promesso, saresti capace d'inginocchiarti e lodare il Signore?
E lei?
Io credo che esista un Creatore, ma non qualcosa dopo questa vita. Per questo mi sento
autorizzato a odiarlo. Zini proruppe in una risata, fragorosa quanto amara. Questa citt  piena di
chiese. Rappresentano il tentativo degli uomini di contrastare l'ineluttabile e, insieme, il loro
fallimento. Per ognuna custodisce un segreto, una leggenda. La mia preferita riguarda la chiesa del
Sacro Cuore del Suffragio. Pochi lo sanno, ma ospita il museo delle anime del purgatorio. La voce di
Zini si fece cupa. Si sporse verso di lei, come se dovesse confidarle qualcosa d'importante. Nel 1897,
pochi anni dopo l'edificazione, ci fu un incendio. Quando le fiamme furono domate, alcuni fedeli si
accorsero che sulla parete dell'altare era comparso un volto umano, disegnato dalla fuliggine. Si diffuse
subito la voce che quell'immagine apparteneva a un'anima del purgatorio. L'evento inspiegabile colp
la fantasia di padre Vittore Jouet e lo spinse a cercare altre tracce lasciate dai defunti che vagano in
pena in questa vita tentando disperatamente di ascendere al paradiso. Ci che ha raccolto si trova in
quel museo. Lei  una fotorilevatrice, dovrebbe visitarlo, la riguarda da vicino. Sa quale fu la sua
scoperta?
Me lo dica, la prego.
Se un'anima dovesse cercare di mettersi in contatto con noi, non lo farebbe con i suoni, ma
con la luce.
Sandra pens alle foto che David le aveva lasciato nella Leica, ed ebbe un fremito.
Non sentendo alcun commento da parte sua, Zini si scus. Non volevo spaventarla, mi
perdoni.
Non fa niente. Dovrei andarci, ha ragione.
Il poliziotto si fece improvvisamente serio. Allora  meglio che si affretti. Il museo apre
soltanto un'ora al giorno, al termine dei Vespri.
Dal tono di Zini, Sandra cap che non si trattava di un semplice consiglio.
L'acqua era rigettata dai tombini, come se il ventre della citt non ce la facesse pi a contenerla.
Tre giorni di piogge intense avevano messo a dura prova il sistema di reflusso idrico. Ma era finita.
E adesso era arrivato il vento.
Si era alzato senza alcuna avvisaglia, aveva iniziato a spazzare le vie del centro. Impetuoso e
sonante, aveva invaso Roma, i suoi vicoli e le piazze.
Sandra si faceva largo in una moltitudine invisibile, come se un esercito di spettri le andasse
incontro. Il vento voleva costringerla a cambiare direzione, ma lei prosegu imperterrita. Avvert la
vibrazione del cellulare nella borsa che teneva stretta al fianco. Freneticamente, tent di recuperarlo.
Intanto pensava a una scusa da raccontare a Shalber, sicura che fosse lui. Convincerlo a rimanere alla
foresteria era stata un'impresa, riusciva a immaginare le obiezioni che avrebbe sollevato all'idea che
non sarebbe rientrata subito a riferirgli l'esito del colloquio con Zini. Ma aveva gi pronta una scusa.
Finalmente artigli l'apparecchio nella confusione degli oggetti che si portava dietro e guard il
display. Si era sbagliata, era De Michelis.
Vega, cos' questo frastuono?
Aspetta un attimo. Sandra si sottrasse alla bufera, infilandosi in un portone per proseguire la
telefonata. Adesso mi senti?
Va meglio, grazie. Come stai?
Ci sono stati degli sviluppi interessanti. Omise che qualcuno, quella mattina, le aveva sparato
addosso. Adesso non posso dirti molto, ma sto mettendo insieme i pezzi. David aveva scoperto
qualcosa di grosso qui a Roma.
Non farmi stare in pena. Quando torni a Milano?
Ho bisogno di un paio di giorni, forse anche di pi.
Ci penso io a prolungarti il permesso.
Grazie ispettore, sei un amico. E tu, hai novit per me?
Thomas Shalber.
Allora hai preso informazioni.
Certo. Ho parlato con un vecchio conoscente che lavorava all'Interpol ma che adesso  in
pensione. Sai, sono un po' diffidenti quando gli si chiede dei colleghi. Non potevo essere diretto, cos
ho dovuto invitarlo a pranzo per non fargli capire le mie intenzioni. Insomma,  stata una cosa lunga.
De Michelis aveva la cattiva abitudine di perdersi nei dettagli. Sandra gli mise fretta: Cosa hai
scoperto?
Il mio amico non lo conosce di persona, ma quando investigava per l'Interpol aveva sentito
dire che Shalber  un duro. Non ha molti amici,  uno che lavora da solo e questo ai piani alti non
piace. Per  uno sbirro che porta risultati. Caparbio, brutto carattere, ma tutti gli riconoscono una certa
integrit. Non guarda in faccia nessuno, due anni fa ha condotto un'indagine interna su alcuni episodi
di corruzione. Inutile dirti che ne  uscito con una pessima fama, ma ha incastrato un gruppo dei suoi
che si faceva foraggiare dai trafficanti di droga.  un paladino dell'onest!
La definizione ironica e volutamente esagerata di De Michelis la fece riflettere. Cosa c'entrava
uno sbirro del genere coi penitenzieri? In effetti, dal suo curriculum, Shalber sembrava pi interessato
ai casi in cui l'ingiustizia era palese. Perch accanirsi con dei preti che svolgevano un compito positivo
e, in fondo, non danneggiavano nessuno?
Ispettore, che idea ti sei fatto di Shalber?
Da quello che ho sentito, d l'impressione di essere un ostinato rompipalle. Ma direi che 
affidabile.
Le parole di De Michelis tranquillizzarono Sandra. Grazie, ne terr conto.
Se hai bisogno ancora di me, chiama pure.
Schiacci il tasto del cellulare che concludeva la comunicazione e, rincuorata, si immise di
nuovo controcorrente nel fiume invisibile del vento.
Mentre la congedava da casa sua, Pietro Zini le aveva inviato un messaggio sibillino. La visita
al museo delle anime del purgatorio non era pertanto procrastinabile. Sandra non sapeva cosa avrebbe
dovuto attendersi, ma era sicura di avere bene inteso le parole del poliziotto non vedente.
C'era qualcosa, ed era necessario che lei la vedesse. Subito.
In pochi minuti, giunse di fronte alla chiesa del Sacro Cuore del Suffragio. Lo stile neogotico le
ricord subito quello del Duomo di Milano, anche se la fattura risaliva al tardo Ottocento. All'interno si
stava celebrando il Rito della Luce, con la preghiera battesimale che chiudeva la recita dei Vespri. Non
c'era molta gente. Il vento percuoteva i portali, s'infilava in qualche fenditura e se ne andava a spasso
fischiando fra le navate.
Sandra trov l'indicazione per il museo delle anime del purgatorio e la segu.
Scopr presto che si trattava di una raccolta di strane reliquie  almeno una decina , stipate in
un'unica bacheca posizionata nel corridoio di passaggio che conduceva alla sacrestia. Nulla di pi.
Oggetti che presentavano delle impronte a fuoco. Fra questi, un antico libro di preghiere aperto a una
pagina su cui era impressa l'ombra di cinque dita che si diceva appartenessero a un defunto. O i segni
lasciati nel 1864 sulla federa di un cuscino dall'anima tribolata di una suora morta. O quelli presenti
sulla tonaca e la camicia di una madre badessa che aveva ricevuto la visita dello spirito di un sacerdote
nel 1731.
Quando avvert il peso della mano che si posava sulla sua schiena, Sandra non ebbe paura.
Anzi, comprese la ragione per cui Pietro Zini l'aveva mandata l. Si volt, lo vide.
Perch mi stai cercando? chiese l'uomo con la cicatrice sulla tempia.
Sono una poliziotta, rispose pronta lei.
Non  solo per questo. Non c' alcuna indagine ufficiale, tu agisci a titolo personale. L'ho
capito dopo il nostro incontro a San Luigi dei Francesi. Ieri sera non mi volevi arrestare, volevi
spararmi.
Sandra non replic, era troppo evidente che aveva ragione. Sei davvero un prete, afferm.
S, lo sono, ribad quello.
Mio marito si chiamava David Leoni, ti dice niente il nome?
Sembr pensarci. No.
Era un fotoreporter.  morto qualche mese fa precipitando da un palazzo. L'hanno
ammazzato.
Cosa c'entra questo con me?
Stava investigando sui penitenzieri, ti aveva scattato una foto su una scena del crimine.
Sentendo nominare la penitenzieria, il prete ebbe un sussulto. Ed  stato ucciso solo per
questo?
Non lo so. Sandra fece una pausa. Eri tu al telefono con Zini poco fa. Perch hai voluto
incontrarmi di nuovo?
Per chiederti di lasciar perdere.
Non posso. Devo prima scoprire perch  morto David e trovare l'assassino. Puoi aiutarmi?
L'uomo distolse da lei i tristi occhi azzurri e li fiss nella bacheca, sulla reliquia di una tavoletta
di legno su cui era marchiata una croce. D'accordo. Ma devi distruggere la foto che mi ritrae. E tutto
ci che ha scovato tuo marito sul conto della penitenzieria.
Lo far appena avr ottenuto le risposte.
Qualcun altro sa di noi?
Nessuno, ment. Non aveva il coraggio di dirgli di Shalber e dell'Interpol. Temeva che,
venendo a conoscenza che il suo segreto era minacciato, il penitenziere sparisse per sempre.
Come facevi a sapere che stavo indagando su Figaro?
La polizia ne  al corrente, vi hanno intercettati mentre ne parlavate. Sper che l'uomo si
accontentasse di quella versione evasiva. Tranquillo, non hanno capito con chi avevano a che fare.
Tu s, per.
Io sapevo come cercarvi. Me l'ha indicato David.
L'uomo annu. Mi sembra che non ci sia altro da dire.
Come faccio a rintracciarti?
Ti trover io.
Si volt e stava per andar via. Ma Sandra lo ferm: Come so che non mi stai ingannando?
Come posso fidarmi di te se non so chi sei e cosa fai?
La tua  semplice curiosit. E i curiosi peccano di superbia.
Sto solo cercando di capire, si giustific Sandra.
Il prete avvicin il viso alla vetrina che conteneva le improbabili reliquie. Questi oggetti
rappresentano una superstizione. Il tentativo degli uomini di spiare in una dimensione che non gli
appartiene. Tutti vogliono sapere cosa gli accadr quando sar terminato il loro tempo. Non si
accorgono che, invece, ogni risposta che ottengono porta con s un nuovo dubbio. Perci, anche se ti
spiegassi cosa faccio non ti basterebbe.
Allora dimmi almeno perch lo fai...
Il penitenziere rimase in silenzio per qualche secondo. C' un luogo in cui il mondo della luce
incontra quello delle tenebre.  l che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto  rarefatto,
confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a
passare. Si volt a guardare Sandra. Io devo ricacciarlo indietro nel buio.
Forse posso darti una mano con Figaro, disse lei d'istinto. E vide che il prete rimaneva in
attesa. Allora prese dalla borsa il fascicolo sul caso che le aveva dato Zini e glielo porse. Non so se
sar utile, ma credo di aver scoperto qualcosa riguardo all'omicidio di Giorgia Noni.
Dimmi, per favore.
La gentilezza del penitenziere la stup. Federico Noni  l'unico testimone dell'accaduto.
Secondo la sua ricostruzione, l'assassino ha continuato a infierire sulla sorella finch non ha sentito la
sirena dell'autopattuglia. Solo allora  fuggito. Sandra apr il fascicolo e gli mostr una foto. Queste
sono le impronte dei passi di Figaro mentre si allontanava dalla casa, impresse nel terriccio del giardino
dopo aver imboccato un'uscita secondaria.
Il prete si sporse per guardare meglio l'immagine delle tracce di scarpe in un'aiuola. Cosa c'
di strano?
Federico Noni e sua sorella Giorgia sono stati vittime di una serie di eventi tragici. La madre
che li abbandona, il padre che li lascia orfani, l'incidente di lui, i medici che sostengono che torner a
camminare invece non avviene e, infine, l'omicidio di lei. Troppi.
Cosa ha a che fare questo con le impronte?
A David piaceva raccontare una storiella. Lui era affascinato dalle coincidenze, o
'sincronicit' come le chiamava Jung. Ci credeva talmente che una volta, dopo una serie di eventi
incredibilmente sfortunati che l'avevano condotto su una spiaggia, si mise a seguire le impronte
lasciate nella sabbia da una ragazza che faceva jogging. Era convinto che il senso di tutto ci che di
negativo gli era capitato si trovasse proprio alla fine di quel percorso, e che quella non poteva che
rivelarsi la donna della sua vita.
Molto romantico.
Non era sarcastico, diceva sul serio. Sandra lo intu da come la guardava, per questo prosegu
col racconto. David si sbagliava solo su quest'ultimo particolare. Il resto era vero.
Cosa intendi dire?
Che se recentemente non avessi ripensato a quella storia, forse non potrei darti la soluzione
che t'interessa tanto... Come tutti i poliziotti, sono scettica riguardo alle coincidenze. Perci, quando
David raccontava la storiella, cercavo di smontargliela in tutti i modi, con le tipiche domande da sbirro:
'Come facevi a essere sicuro che le impronte appartenessero proprio a una ragazza?' Oppure: 'Come
sapevi che stava facendo jogging?' E lui mi rispondeva che quei piedi erano troppo piccoli per essere
quelli di un uomo, o almeno lo sperava... e che le impronte erano pi profonde sulla punta che sui
talloni, perci stava correndo.
Quell'ultima affermazione ebbe il potere di risvegliare qualcosa nella mente del prete, proprio
come Sandra si aspettava. Guard nuovamente la foto del giardino.
Le impronte sembravano pi profonde sui talloni.
Non stava scappando... Camminava.
C'era arrivato anche lui. Adesso Sandra era sicura di non essersi sbagliata. Le possibilit sono
due. O Federico Noni ha mentito dicendo che l'assassino  fuggito mentre arrivava la polizia...
... oppure qualcuno, dopo l'omicidio, ha avuto tutto il tempo per preparare la scena del crimine
per i poliziotti.
Quelle impronte sono state lasciate di proposito e significano soltanto una cosa...
... Figaro non  mai uscito da quella casa.
Ore 20.38
Doveva sbrigarsi. Non aveva il tempo di recarsi sul luogo con i mezzi pubblici, cos aveva
fermato un taxi. Si fece lasciare a una certa distanza dalla villetta del Nuovo Salario e prosegu a piedi.
Mentre si avvicinava, ripensava alle parole della poliziotta, all'intuizione che gli aveva
permesso di giungere alla soluzione dell'enigma. Anche se sperava di essersi sbagliato, ormai era
convinto che le cose fossero andate proprio come immaginava.
Il vento faceva volteggiare cartacce e sacchetti di plastica che si esibivano intorno a Marcus,
accompagnandolo a destinazione.
Di fronte all'abitazione di Federico Noni non c'era nessuno. Le luci all'interno erano spente.
Attese qualche minuto, stringendosi nell'impermeabile, poi si introdusse in casa.
Tutto era tranquillo. Troppo tranquillo.
Decise di non usare la torcia e si addentr negli ambienti.
Nessun rumore, nessun suono.
Marcus giunse nel soggiorno. Le tapparelle erano abbassate. Accese una lampada accanto al
divano e la prima cosa che gli balz agli occhi fu la sedia a rotelle, abbandonata in mezzo alla stanza.
Ora poteva vedere chiaramente come erano andate le cose. Il suo talento era entrare negli
oggetti, immedesimarsi con la loro anima muta, e guardare il passato con i loro occhi invisibili. Quella
scena gli restitu il senso di una frase della mail anonima ricevuta da Zini.
Lui non  come te.
Si riferiva a Federico. Voleva dire che non erano ugualmente feriti da un handicap. Il ragazzo
simulava.
Ma dov'era adesso Figaro?
Se Federico viveva come un recluso, non poteva aver lasciato la casa dalla porta principale. I
vicini avrebbero potuto vederlo. Come faceva a uscire indisturbato per andare ad aggredire le sue
vittime?
Marcus continu la perlustrazione avvicinandosi ai gradini che conducevano al piano di sopra.
Si blocc davanti alla porta accostata di un sottoscala. L'apr. L'interno era un antro buio. Super la
soglia e sbatt contro qualcosa che pendeva dal basso soffitto. Una lampadina. Allung una mano e tir
la cordicella che l'accendeva.
Si trovava in un angusto ripostiglio che puzzava di naftalina. Vi erano conservati vecchi abiti,
divisi in due file. Sulla sinistra erano appesi quelli da uomo, dall'altro lato quelli da donna. Un lugubre
dfil di gusci vuoti. Probabilmente appartenevano ai genitori defunti del ragazzo, pens Marcus. C'era
anche una scarpiera e scatole ammassate su ripiani posti pi in alto.
Per terra not un vestito blu e un altro a fiori rossi che erano scivolati dalle rispettive stampelle.
Forse qualcuno li aveva fatti cadere. Marcus infil un braccio fra le grucce appese e le scost, svelando
una porta.
Dedusse che il ripostiglio in principio era un semplice passaggio.
L'apr. Recuper dalla tasca la torcia e l'accese, illuminando un breve corridoio dall'intonaco
scrostato e macchiato di umido. S'incammin nell'unica direzione, fino a giungere in un locale
dov'erano stipati scatoloni e mobili che non servivano pi. Il fascio di luce cadde su un oggetto posato
su un tavolo.
Un quaderno.
Lo prese e cominci a sfogliarlo. I disegni nelle prime pagine erano opera di un bambino. Nelle
scene rappresentate, tornavano sempre gli stessi elementi.
Figure femminili, ferite, sangue. E forbici.
Mancava un foglio, che era stato chiaramente staccato. Marcus sapeva che una delle macabre
opere infantili si trovava appesa al muro della soffitta di Jeremiah Smith. Il cerchio si chiudeva.
Le pagine successive del quaderno, per, testimoniavano che quella pratica non era terminata
con la giovane et. Proseguiva in raffigurazioni dal tratto maturo e preciso, che si erano evolute e
perfezionate nel corso del tempo. Le donne erano molto pi definite, le lesioni pi realistiche e crudeli.
Segno che la fantasia distorta e malata era cresciuta insieme al mostro.
Federico Noni aveva sempre coltivato quel sogno di morte. Ma non l'aveva mai realizzato.
Probabilmente, a frenarlo era la paura. Di finire in carcere, o di essere additato da tutti come un mostro.
Aveva creato la maschera del bravo atleta, del bravo ragazzo e del bravo fratello. Valeva anche per se
stesso.
Poi l'incidente in motocicletta.
Quell'evento aveva sbloccato tutto. Poco prima, la poliziotta gli aveva riferito di aver sentito
dire chiaramente a Federico Noni che i medici confidavano nelle sue possibilit di recupero. Ma poi lui
aveva rifiutato di continuare la fisioterapia.
Quella condizione era un nascondiglio perfetto. Finalmente, poteva far emergere la sua vera
indole.
Giunto all'ultima pagina del quaderno, Marcus scopr che conteneva il ritaglio di un vecchio
giornale. Lo dispieg. Risaliva a pi di un anno prima e riportava la notizia della terza aggressione di
Figaro. Sull'articolo qualcuno aveva scritto con un pennarello nero: So tutto.
Giorgia, pens subito Marcus. Per questo l'ha uccisa. Ed  allora che Federico ha scoperto che
il nuovo gioco gli piaceva di pi.
Le aggressioni erano cominciate subito dopo l'incidente. Le prime tre erano state utili per
prepararsi. Costituivano un esercizio, una palestra. Ma questo senza che Federico ne fosse consapevole.
Lo attendeva un altro tipo di soddisfazione, molto pi appagante. L'omicidio.
L'assassinio di sua sorella era stato imprevisto ma necessario. Giorgia aveva capito ogni cosa
ed era divenuta un ostacolo, oltre che un pericolo. Federico non poteva permetterle di infangare la sua
immagine pulita, n di mettere in discussione il suo prezioso travestimento. Per questo l'aveva uccisa.
Per gli era servito anche per capire.
Togliere la vita era molto pi gratificante di una semplice aggressione.
Perci non aveva saputo trattenersi. Il cadavere nel parco di Villa Glori ne era la dimostrazione.
Ma era stato pi prudente, aveva imparato dall'esperienza e l'aveva sotterrato.
Federico Noni aveva ingannato tutti. A cominciare da quel vecchio poliziotto che stava
diventando cieco. Gli era bastato sostenere la confessione di un mitomane per farla franca, al resto ci
aveva pensato un'indagine piena di falle, basata sulla presunzione che il colpevole  sempre e
comunque un mostro.
Marcus pos il quaderno perch aveva scorto qualcosa alle spalle di una credenza. C'era un
portone di ferro. Si avvicin e lo apr.
Un vento rabbioso proruppe nella stanzetta. Lui si affacci all'esterno e vide che si trattava di
un ulteriore ingresso che dava su una stradina laterale deserta. Nessuno avrebbe notato chi usciva e chi
entrava. Probabilmente negli anni era diventato inutile, ma Federico Noni aveva imparato a servirsene.
Dov' adesso? Dove  andato? La domanda risuon nuovamente nella testa di Marcus.
Richiuse l'uscio e torn in fretta sui suoi passi. Rientrato in soggiorno, si mise a frugare in giro.
Non gli importava di lasciare impronte, temeva soltanto di non fare in tempo.
Punt la sedia a rotelle. Su un lato c'era una tasca portaoggetti. Infil la mano e trov un
cellulare.
 furbo, si disse. L'ha lasciato qui perch sa che, anche spento, potrebbe servire alla polizia per
risalire alla sua posizione.
Questo significava che Federico Noni era uscito di casa per entrare in azione.
Marcus controll le ultime telefonate. Ce n'era una in entrata, risalente a un'ora e mezzo prima.
Riconobbe il numero perch l'aveva composto appena quel pomeriggio.
Zini, si disse.
Premette il tasto di richiamata, attendendo che il poliziotto cieco rispondesse. Invece nulla:
squillava a vuoto. Marcus chiuse la linea e, con un agghiacciante presentimento, si precipit fuori dalla
casa.
Ore 21.34
Mentre si guardava allo specchio nel bagno della foresteria dell'Interpol, Sandra ripensava a
quanto era accaduto quel pomeriggio dopo l'incontro col penitenziere.
Aveva vagato per quasi un'ora per le vie di Roma, lasciandosi portare dal vento e dai pensieri.
Incurante del rischio che correva dopo l'agguato del cecchino di quella mattina. Finch stava in mezzo
alla gente, si sentiva sicura. Quando ne aveva avuto abbastanza, era tornata da Shalber. Aveva atteso un
po' sul pianerottolo prima di bussare, cercando di rimandare il pi possibile la reazione del funzionario,
i rimproveri e le lamentele per essere sparita per cos tanto tempo. Ma appena le aveva aperto la porta,
aveva letto il sollievo sul suo volto. La cosa l'aveva colpita, non si aspettava che potesse davvero
preoccuparsi per lei.
Grazie al cielo, non ti  accaduto nulla, erano state le sue uniche parole.
Era rimasta interdetta. Si attendeva un milione di domande, invece Shalber si era accontentato
di uno scarno resoconto sulla visita a Pietro Zini. Sandra gli aveva consegnato il fascicolo sul caso
Figaro che aveva ricevuto dall'anziano poliziotto e il funzionario l'aveva sfogliato alla ricerca di
qualcosa che potesse condurli ai penitenzieri.
Ma non le aveva chiesto il motivo di quel prolungato ritardo.
L'aveva invitata a lavarsi le mani, perch di l a poco sarebbe stata pronta la cena. Dopodich,
era tornato in cucina a stappare una bottiglia di vino.
Sandra apr l'acqua nel lavandino e rimase a guardare il proprio riflesso ancora per qualche
secondo. Aveva profonde occhiaie e le labbra erano screpolate, per l'abitudine di morderle quando era
tesa. Fece scorrere le dita nella chioma scarmigliata, poi cerc un pettine in uno stipetto. Trov una
spazzola in cui erano intrappolati dei capelli di donna, lunghissimi e castani. Le torn in mente il
reggiseno che aveva visto sul bracciolo della poltrona nella camera da letto della foresteria quella
mattina. Shalber si era giustificato dicendo che l'appartamento era un luogo di passaggio, ma non le era
sfuggito il suo imbarazzo. Era sicura che invece conoscesse bene la provenienza di quell'indumento
intimo. Non poteva certo darle fastidio che nel letto in cui si era risvegliata ci fosse stata un'altra,
magari anche solo poche ore prima. Ci che la irritava era che Shalber avesse cercato di giustificarsi,
come se la cosa potesse in qualche modo interessarla.
In quel momento, si sent una stupida.
Era invidiosa, non c'era altra spiegazione. Non riusciva a sopportare l'idea che il mondo facesse
sesso. Pronunciare quella parola, anche se solo nel segreto della sua testa, fu liberatorio. Sesso, si
ripet. Forse perch quella possibilit le era preclusa. Non c'era un impedimento specifico, ma una
parte di lei sapeva che era cos. Ancora una volta, le sembr di ascoltare la voce di sua madre: Cara,
chi vorrebbe mai andare a letto con una vedova? In effetti, sembrava una specie di perversione.
Si diede nuovamente della stupida perch perdeva tempo con simili pensieri. Invece, torn a
essere pratica. Era in bagno da troppo tempo e Shalber poteva insospettirsi, perci doveva sbrigarsi.
Aveva fatto una promessa al prete, e aveva intenzione di mantenerla. Se l'avesse aiutata a
individuare l'assassino di David, avrebbe distrutto le tracce che conducevano ai penitenzieri.
In ogni caso, per il momento era meglio custodire gli indizi in un luogo sicuro.
Si volt verso la borsa che si era portata nel bagno e che era poggiata sopra il water. Prese il
cellulare e controll che vi fosse spazio sufficiente nella memoria fotografica. Erano presenti gli scatti
che aveva effettuato nella cappella di San Raimondo di Peafort. Stava per cancellarli, ma ci ripens.
In quel luogo, qualcuno aveva cercato di ucciderla. Quelle immagini potevano servirle per
scoprire chi era stato.
Allora prelev dalla borsa le foto della Leica, compreso lo scatto del prete con la cicatrice sulla
tempia che Shalber non conosceva. Le dispose in fila su una mensola, poi le fotograf una per una col
telefonino: era meglio possederne una copia, in via precauzionale. Prese una busta di plastica
trasparente dotata di chiusura ermetica e vi mise le cinque foto. Spost il coperchio di ceramica che
copriva il vano dello sciacquone e immerse la busta nell'acqua.
Se ne stava seduta da dieci minuti nella piccola cucina dell'appartamento, osservando la tavola
apparecchiata e Shalber che trafficava ai fornelli, con le maniche della camicia arrotolate fino ai gomiti,
un grembiule intorno alla vita e uno strofinaccio gettato su una spalla. Fischiettava. Si volt e la
sorprese sovrappensiero. Risotto all'aceto balsamico, triglie al cartoccio, insalata di radicchio e mele
verdi, annunci. Spero che sia di tuo gradimento.
S, certo, disse lei, confusa. Quella mattina le aveva preparato la colazione, ma cuocere un
paio di uova strapazzate non significava certo saper cucinare. Invece quel menu denotava un certo
amore per la buona tavola. Era ammirata.
Stanotte dormirai qui. Quell'affermazione non ammetteva repliche. Non  prudente tornare
in albergo.
Non credo che mi accadr nulla. E poi ho lasciato l tutta la mia roba.
Passeremo a prenderla domattina. Nell'altra stanza c' un comodissimo divano, insistette con
un sorriso. Naturalmente, sar io a sacrificarmi.
Poco dopo, Shalber mise il risotto nei piatti e mangiarono quasi in silenzio. Sandra grad anche
il pesce, e il vino ebbe il potere di farla rilassare. Non come quando, dopo la scomparsa di David, la
sera si rintanava in casa e si stordiva mandando gi un bicchiere di rosso dietro l'altro finch non
veniva sopraffatta dal sonno. Stavolta era diverso. Non credeva di essere ancora capace di condividere
un pasto decente con qualcuno.
Chi ti ha insegnato a cucinare?
Shalber ingoi un boccone e bevve un sorso di vino. Impari a fare tante cose quando sei solo.
Mai avuto la tentazione di sposarti? La prima volta, al telefono, mi hai detto che ci sei andato
vicino in un paio di casi...
Scosse il capo. Il matrimonio non fa per me.  questione di prospettiva.
Cosa intendi?
Tutti abbiamo una visione della vita, proiettata nel futuro. Hai presente come funziona, no?
Proprio come in un quadro: ci sono degli elementi collocati in primo piano, altri sullo sfondo. Questi
ultimi sono necessari almeno quanto i primi, altrimenti la prospettiva non si realizzerebbe e avremmo
solo una figura appiattita, quindi poco realistica. Ebbene, le donne della mia vita si trovano fra le
quinte. Sono indispensabili, ma non tanto da meritare la prima fila.
E l chi c'?... A parte te, ovviamente, lo pungol Sandra, con tono di scherno.
Mia figlia.
Non s'aspettava quella risposta. Shalber gongol davanti al suo silenzio allibito.
Vuoi vederla? Prese il portafogli e cominci a cercare fra gli scomparti.
Non mi dirai che sei uno di quei pap che se ne va in giro con la foto della figlioletta in tasca!
Cavolo, Shalber: tu hai proprio deciso di sconvolgermi, disse con tono ironico. In realt, la cosa le
suscitava tenerezza.
Le mostr la fotografia stropicciata di una bambina con i capelli biondo cenere, esattamente
come i suoi. Aveva preso da lui pure gli occhi verdi.
Quanti anni ha?
Otto.  magnifica, vero? Si chiama Maria. Adora il balletto e va a scuola di danza classica.
Ogni Natale o compleanno chiede un cucciolo. Forse quest'anno l'accontenter.
Riesci a vederla spesso?
Shalber si rabbui. Vive a Vienna. Con sua madre non siamo in grandi rapporti, ce l'ha con me
perch non l'ho sposata, rise. Ma quando ho un po' di tempo, vado a prendere Maria e la porto a
cavalcare. Le sto insegnando, come mio padre ha fatto con me quando avevo la sua et.
 bello da parte tua.
Ogni volta che torno da lei, ho paura che non sia pi lo stesso. Che, durante la mia assenza, il
nostro rapporto si sia raffreddato. Magari adesso  ancora troppo piccola, ma cosa accadr quando
vorr andare solo con i suoi amici? Non voglio diventare un peso per lei.
Non credo che accadr, lo consol Sandra. Di solito, le figlie riservano questo trattamento
alle mamme. Io e mia sorella eravamo pazze di nostro padre, anche se per via del lavoro stavamo poco
insieme. Anzi, forse proprio per quello stravedevamo per lui. Ogni volta che stava per tornare,
aleggiava una strana felicit per la casa.
Shalber annu, grato per la rassicurazione. Sandra si alz e prese i piatti per riporli nell'acquaio.
Lui la ferm. Perch invece non te ne vai a letto? Penso io a rassettare.
In due ci mettiamo un attimo.
Insisto, lascia fare a me.
Sandra si blocc. Tutte quelle attenzioni la spaventavano. Qualcuno si prendeva di nuovo cura
di lei. Non c'era pi abituata. Quando mi hai chiamato al telefono, ti ho subito odiato. Non potevo
immaginare che due sere dopo avremmo addirittura cenato insieme e tantomeno che avresti cucinato
per me.
Questo significa che non mi odi pi?
Sandra avvamp d'imbarazzo. Lui scoppi in una risata.
Non scherzare con me, Shalber, lo ammon.
Lui alz le mani in segno di resa. Non volevo, scusami.
In quel momento, le parve estremamente autentico. Lontano dall'immagine antipatica che si era
fatta di lui. Perch ce l'hai tanto coi penitenzieri?
Shalber divenne serio. Non commettere anche tu l'errore.
Cosa significa 'anche tu'?
Sembr pentirsi di aver formulato male la frase, tent di correggere il tiro: Te l'ho gi
spiegato: ci che fanno  contrario alla legge.
Non mi bevo la storia dell'illegalit, mi dispiace. Non  solo quello. Allora cosa c' sotto?
Era evidente che Shalber stesse prendendo tempo. Con quell'atteggiamento prudente non faceva
altro che confermare che ci che le aveva detto quella mattina sul conto della penitenzieria era solo una
parte della storia.
Va bene... Non  una gran rivelazione, ma credo che ci che sto per raccontarti potrebbe
spiegare il motivo per cui tuo marito  morto.
Sandra s'irrigid. Va' avanti.
In realt, i penitenzieri non dovrebbero pi esistere... Dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa
ha sciolto il loro ordine. Negli anni Sessanta, la Paenitentiaria Apostolica  stata riorganizzata con
nuove regole e nuovi responsabili. L'archivio dei peccati  stato secretato. I sacerdoti criminologi
hanno cessato le loro attivit. Alcuni sono rientrati nei ranghi, altri si sono opposti e sono stati sospesi a
divinis, gli irriducibili sono stati colpiti da scomunica.
Allora come  possibile che...
Aspetta, prima lasciami finire, la interruppe Shalber. Quando la storia sembrava essersi
dimenticata di loro, i penitenzieri sono ricomparsi.  accaduto parecchi anni fa, tanto che qualcuno in
Vaticano ha sospettato che, in realt, molti di loro avessero finto obbedienza ai dettami del papa col
solo scopo di continuare l'opera in modo sommerso. Ed era vero. A capo di questo gruppo ristretto
c'era un semplice sacerdote croato: Luka Devok.  stato lui a ordinare e istruire i nuovi penitenzieri.
Forse rispondeva a sua volta a qualcuno che, nelle alte sfere ecclesiastiche, aveva deciso di ricostituire
la penitenzieria. In ogni caso, era l'unico depositario di una serie di segreti. Per esempio, Devok era il
solo a conoscere l'identit di tutti i penitenzieri. Ciascuno rispondeva soltanto a lui e ignorava chi
fossero gli altri.
Perch ne parli al passato?
Perch Luka Devok  morto.  accaduto all'incirca un anno fa, gli hanno sparato in una
camera d'albergo a Praga. In quel momento, la verit  venuta a galla. Il Vaticano si  premurato di
arginare una situazione che poteva diventare pericolosa e imbarazzante.
Non mi stupisce:  tipico della Chiesa intervenire per mettere a tacere gli scandali.
Non si trattava solo di questo. La sola idea che qualche alto porporato avesse coperto Devok
per tutti quegli anni faceva tremare tutti. Venir meno a un ordine del pontefice equivale a uno scisma
insanabile, lo capisci?
Allora come hanno fatto a riprendere il controllo della situazione?
Bene, si congratul Shalber. Vedo che cominci a comprendere come funzionano certe
dinamiche. Diciamo che hanno subito rimpiazzato Devok con un uomo fidato, un portoghese: padre
Augusto Clemente.  molto giovane ma abbastanza esperto. I penitenzieri sono tutti domenicani,
mentre Clemente  un gesuita. Altra scuola di pensiero, molto pi pragmatica e meno incline ai
sentimentalismi.
Cos quel prete  il nuovo capo della penitenzieria.
Ma il suo compito  anche quello di individuare tutti i penitenzieri ordinati da padre Devok per
riportarli nella Chiesa. Per adesso ne ha scovato solo uno: l'uomo che hai visto a San Luigi dei
Francesi.
Ma a Sandra sfuggiva qualcosa: Dunque, il fine ultimo del Vaticano  fingere che non ci sia
stata alcuna violazione delle regole?
Esatto. Si cerca sempre di ricomporre la spaccatura. Ad esempio, accade con i lefebvriani, il
cui movimento da anni  in trattativa con la Chiesa per rientrare nell'alveo confessionale. Lo stesso
vale per i penitenzieri.
Il dovere di un buon pastore  non abbandonare la pecora smarrita e cercare di riportarla
all'ovile, ironizz Sandra. Ma tu come fai a sapere queste cose?
Le so come le sapeva David. Ma avevamo visioni differenti, per questo abbiamo litigato.
Quando ti ho pregata di non fare 'anche tu' l'errore di considerare i penitenzieri con troppa indulgenza,
mi riferivo proprio a ci che pensava David.
Perch tu avevi ragione e lui torto?
Shalber si gratt la testa, poi sbuff. Perch qualcuno l'ha ammazzato per ci che aveva
scoperto, mentre io sono ancora vivo.
Non era l'ennesima frase irrispettosa nei confronti del marito. Sandra dovette ammettere che si
trattava della verit. E lei era d'accordo con quella versione dei fatti. In pi, si sentiva in colpa. Quella
bella serata le era servita per scaricare la tensione, ed era merito di Shalber. Non solo si era aperto con
lei, raccontandole cose personali. Aveva anche risposto alle sue domande senza chiedere nulla in
cambio, quando invece lei gli aveva mentito, tacendo sul suo secondo incontro con il penitenziere.
Come mai non mi hai domandato perch ci ho messo tanto a tornare qua dopo aver visto
Zini?
Te l'ho detto, non mi piacciono le bugie.
Temevi che non dicessi la verit?
Le domande servono a offrire un pretesto ai bugiardi. Se avevi qualcosa da dirmi, l'avresti
fatto da sola. Non mi piace forzare le cose, preferisco che ti fidi di me.
Sandra distolse lo sguardo. Si diresse verso l'acquaio e apr il rubinetto, in modo che il suono
scrosciante riempisse il silenzio. Per un attimo fu tentata di dirgli tutto. Shalber era qualche passo pi
indietro. Mentre si apprestava a lavare i piatti, lo sent avvicinarsi. Proiettava la sua ombra protettiva su
di lei. Poi le cinse i fianchi e si avvicin con il torace alla sua schiena, in modo che si toccassero.
Sandra lo lasci fare. Il cuore le batteva forte ed ebbe la tentazione di chiudere gli occhi. Se li chiudo 
finita, si disse. Era spaventata, ma non trovava la forza per respingerlo. Si chin su di lei e le spost i
capelli dal collo. Sent il calore del suo respiro sulla pelle. Istintivamente, pieg il capo all'indietro,
come ad accogliere quell'abbraccio. Le mani immobili sotto il getto d'acqua. Senza accorgersene, si
sollev lievemente sulla punta dei piedi. Le palpebre cedettero al dolce torpore. Con gli occhi chiusi,
invasa dai brividi, si sporse verso di lui, andando in cerca delle sue labbra.
Negli ultimi cinque mesi aveva convissuto coi ricordi.
Adesso, per la prima volta, Sandra dimentic di essere una vedova.
Ore 23.24
La porta di casa era aperta e sbatteva. Non era un buon segno.
Si prese il tempo d'infilare i guanti di lattice e spinse il battente. I gatti di Zini vennero ad
accogliere il nuovo ospite. Marcus comprese perch il poliziotto cieco avesse scelto proprio i felini per
fargli compagnia.
Erano gli unici animali che potessero vivere con lui nel buio.
Richiuse la bufera dietro di s. Dopo il fragore, si aspettava il silenzio. Invece ud un suono
elettronico, stridulo e intermittente, abbastanza vicino.
Si addentr, seguendolo. Dopo pochi passi, intravide un telefono cordless posizionato sulla sua
base, accanto al frigorifero. Il segnale veniva dall'apparecchio: richiamava l'attenzione perch la
batteria stava per scaricarsi.
Lo stesso telefono suonava a vuoto quando aveva chiamato il numero di Zini da casa di
Federico Noni. Ma non erano stati i suoi squilli insistenti a far esaurire la carica: qualcuno aveva
staccato la corrente.
Che motivo aveva Figaro di togliere la luce in casa di un cieco?
Zini! chiam Marcus. Ma non ottenne risposta.
Allora procedette nel corridoio che immetteva nelle altre stanze. Fu costretto a prendere la
torcia per orientarsi. Appena l'accese, vide che alcuni mobili ingombravano il passaggio, come fossero
stati spostati durante una fuga.
C'era stato un inseguimento?
Cerc di ricostruire l'accaduto. La cecit aveva aperto gli occhi a Pietro Zini: il poliziotto aveva
capito. Era stata la mail anonima a metterlo sulla pista giusta, forse risvegliando un antico sospetto.
Lui non  come te.
Il cadavere di Villa Glori gli aveva fornito la conferma. Cos aveva telefonato a Federico Noni,
forse c'era stato un diverbio e il poliziotto aveva minacciato di denunciarlo.
Ma perch non l'aveva fatto, dandogli il tempo di venire l per ucciderlo?
In quella casa, Zini aveva provato a scappare, ma ovviamente Federico  che era pi forte, in
quanto ex atleta, e soprattutto perch ci vedeva  non gli aveva lasciato scampo.
Marcus sapeva per certo che in quel luogo era morto qualcuno.
Preceduto dai gatti, si diresse verso lo studio. Stava per varcare la soglia, ma not che gli
animali per entrare effettuavano un breve salto. Punt la torcia e vide qualcosa brillare a pochi
centimetri dal pavimento.
Il cavo di nylon era teso e solo i gatti potevano scorgerlo al buio.
Non seppe spiegarsi il motivo di quell'ostacolo. Si limit a scavalcarlo ed entr nella stanza.
Il vento si agitava fuori dalla casa, cercando un varco per entrare. La torcia spazi nello studio
facendo ritirare le ombre, che andarono a rintanarsi sotto i mobili. Tranne una.
Ma non era un'ombra. Era un uomo disteso per terra, con delle forbici in una mano e un altro
paio piantato nel collo. Una guancia affondava in una pozza di sangue scurissimo. Marcus si chin su
Federico Noni che lo fissava con occhi inespressivi, la bocca piegata in una smorfia. Improvvisamente
si rese conto di quanto era realmente successo fra quelle mura.
Zini  un uomo di giustizia  aveva scelto la vendetta.
Era stato il cieco a insistere perch Marcus incontrasse la poliziotta. Cos mentre erano al museo
delle anime del purgatorio, ne aveva approfittato per mettere in atto il piano. Aveva telefonato a
Federico Noni dicendogli che conosceva la verit. Ma, in fondo, era soprattutto un invito. E quello ci
era cascato.
Nell'attesa del suo arrivo, aveva preparato degli ostacoli e il cavo di nylon. Togliendo la
corrente, aveva pareggiato lo svantaggio. Nessuno avrebbe potuto vedere l'altro.
Il poliziotto aveva agito come un felino. E Federico era il topo da catturare.
Zini era pi grosso e pi abile al buio. Conosceva l'ambiente, sapeva come muoversi. Alla fine,
era riuscito ad avere la meglio. Dopo averlo fatto inciampare, l'aveva trafitto con le forbici. Un vero e
proprio contrappasso.
Un'esecuzione.
Marcus rimase ancora un po' a osservare lo sguardo ipnotico del cadavere. Aveva commesso un
altro errore. Ancora una volta, era stato lui a fornire il tassello mancante per una vendetta.
Si volt per tornare indietro, ma si accorse che i gatti si erano radunati davanti alla portafinestra
che dava sul piccolo orto.
C'era qualcosa l fuori.
Spalanc l'uscio e il vento irruppe, dilagando nella stanza. Gli animali andarono a radunarsi
intorno alla sdraio su cui era seduto Pietro Zini, come la prima volta che l'aveva incontrato.
Marcus punt la torcia sui suoi occhi assenti. Non indossava gli occhiali scuri e aveva sul volto
un'espressione rassegnata. Teneva una mano in grembo, nel palmo stringeva ancora la pistola con cui
si era sparato in bocca.
Avrebbe dovuto avercela con Zini. In fondo si era servito di lui e, soprattutto, l'aveva depistato.
Quel ragazzo, Federico Noni, ha gi sofferto abbastanza. Anni fa ha perso l'uso delle gambe ed
 accaduto proprio a lui, un atleta. Se ti succede di diventare cieco alla mia et, lo puoi anche
accettare. Poi hanno ammazzato brutalmente la sorella, praticamente sotto i suoi occhi. Riesci a
concepire anche solo l'idea di una cosa del genere? Pensa a come dev'essersi sentito impotente.
Chiss che sensi di colpa nutre per questo, anche se non ha fatto niente di male.
Il poliziotto avrebbe potuto denunciare Federico Noni, ripristinare la verit e scagionare un
innocente rinchiuso a Regina Coeli. Ma Zini era convinto che Nicola Costa fosse sul punto di fare il
grande salto quando l'avevano fermato. Non era solo un mitomane, ma un pericoloso psicopatico.
L'attenzione che aveva ottenuto dopo l'arresto placava il suo istinto. Ma, in fondo, era un palliativo. In
lui abitavano pi personalit. Quella narcisistica non avrebbe prevalso a lungo sulla sanguinaria.
E poi per Zini era anche una questione d'orgoglio. Federico Noni si era preso gioco di lui,
mettendo in luce una sua debolezza. Per via dell'imminente cecit, il poliziotto aveva trovato
un'empatia con quel ragazzo. Era stata la compassione a fregarlo. Quando invece la prima regola di
ogni sbirro era quella di non credere mai a nessuno.
In pi Federico aveva commesso il delitto pi oltraggioso uccidendo la sorella. Quale essere
colpisce i propri affetti? Il ragazzo non era capace di fermarsi davanti a niente. Per questo, secondo la
legge di Zini, meritava di morire.
Marcus richiuse la portafinestra come un sipario su quello spettacolo. Nello studio, individu
subito il computer con lo speciale display braille. Nonostante non vi fosse corrente, era acceso. Ad
alimentarlo, un gruppo di continuit.
Si trattava di un segno.
Le casse collegate al sintetizzatore vocale quel pomeriggio erano servite ad ascoltare il
contenuto della mail anonima che Pietro Zini aveva ricevuto solo qualche giorno prima. Ma Marcus era
sicuro che ci fosse di pi in quel messaggio e che il poliziotto l'avesse interrotto prima che il computer
rivelasse il resto.
Per questo, dopo aver individuato il tasto giusto, Marcus azion nuovamente il congegno. La
fredda e impersonale voce elettronica torn a scandire parole misteriose che adesso, per, era in grado
di decifrare.
lu-i-no-n--co-me-te... ce-r-ca-n-el-pa-r-co-di-vi-l-la-glo-ri.
Questa era la parte che conosceva. E, come previsto, arriv anche il seguito.
il-ra-gaz-zo-ti-ha-in-gan-na-to... pre-sto-a-vrai-un-o-spi-te.
Il secondo frammento si riferiva direttamente a Federico Noni e, indirettamente, a Marcus,
anticipando a Zini la sua visita.
Ma fu l'ultima strofa della cantilena elettronica a colpirlo.
-gi-ac-ca-du-to... ac-ca-dr-an-co-ra... c.g. 925-31-073
Per via della profezia che annunciava   gi accaduto, accadr ancora , per il codice che si
riferiva a un altro caso d'ingiustizia  925-31-073 , ma soprattutto per le due lettere che precedevano
la sequenza di numeri.
Culpa gravis.
Ora Marcus sapeva  C' un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre.  l
che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto  rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i
guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare... Io devo ricacciarlo
indietro.
Chi metteva in contatto vittime e carnefici era un penitenziere come lui.
Un anno prima
Kiev
Il grande sogno  finito quando abbiamo barattato la nostra integrit con un po' di consenso,
siamo andati a dormire con una speranza e ci siamo svegliati con una puttana di cui non ricordavamo
nemmeno il nome.
Il dottor Norjenko con quell'unica frase aveva sintetizzato la Perestrojka, la caduta del Muro, la
frantumazione delle repubbliche e perfino la generazione dei ricchi signori del petrolio e del gas: nuova
oligarchia incontrastata dell'economia e della politica. In tutto, vent'anni di storia sovietica.
E guardi qui... disse battendo l'indice sulla prima pagina del Khar'kovskii Kurier: Tutto va a
pezzi e loro che dicono? Niente. Allora a cosa ci  servita la libert?
Nikolaj Norjenko osserv in tralice il suo ospite che annuiva, sembrava interessato ma non del
tutto partecipe a quell'invettiva come lo psicologo avrebbe voluto. Poi fiss la sua mano fasciata. Ha
detto di essere americano, dottor Foster?
In realt sono inglese, rispose il cacciatore, cercando di distogliere l'attenzione dell'uomo
dalla ferita che gli aveva provocato il morso della giovane Angelina nell'ospedale psichiatrico di Citt
del Messico.
L'ufficio in cui si trovavano era al secondo piano della palazzina direzionale del Centro statale
per l'assistenza all'infanzia, a ovest di Kiev. Da un'ampia vetrata si poteva godere la vista di un parco
di betulle che presentava i colori di un autunno precoce. Nell'arredamento imperversava la formica:
ogni cosa ne era rivestita, dalla scrivania alle pareti. Su una di queste erano ancora ben visibili tre
ombre rettangolari appaiate. Al loro posto, un tempo, dovevano esserci i ritratti di Lenin e Stalin  i
padri della patria  e quello del segretario del PCUS in carica. Nella stanza c'era odore stagnante di
sigarette, il posacenere davanti a Norjenko era colmo di mozziconi. Nonostante avesse passato da poco
i cinquant'anni, l'aspetto trasandato e la tosse malsana che spezzava le sue frasi lo facevano sembrare
molto pi vecchio. Insieme al catarro, in lui covava un misto di rancore e umiliazione. La cornice senza
foto su un tavolino e le coperte ripiegate all'estremit di un divano di pelle facevano pensare a un
matrimonio finito male. Ai tempi del regime doveva essere stato un uomo rispettato. Adesso era la
malinconica parodia di un funzionario statale con lo stipendio di un netturbino.
Lo psicologo prese il foglio con le false referenze che il cacciatore gli aveva mostrato quando si
erano presentati poco prima e lo scorse di nuovo.
Qui dice che lei  il direttore della rivista di psicologia forense dell'Universit di Cambridge. 
notevole per la sua et, dottor Foster, complimenti.
Il cacciatore sapeva che quel dettaglio avrebbe attirato la sua attenzione, voleva allettare l'ego
ferito di Norjenko e ci stava riuscendo. Questi, soddisfatto, ripose il foglio: Lo sa,  strano... Nessuno
fino a oggi era venuto a chiedermi di Dima.
Era arrivato a Norjenko grazie alla dottoressa Florinda Valds, che a Citt del Messico gli aveva
mostrato un suo articolo pubblicato nel 1989 su una rivista minore di psicologia. Trattava il caso di un
bambino: Dimitri Karoliszyn  Dima. Forse lo psicologo ucraino sperava che quello studio gli aprisse
le porte per una nuova carriera, mentre intorno a lui tutto si disgregava inesorabilmente. Cos non era
stato. E quella storia era rimasta sepolta insieme ad attese e ambizioni fino a quel momento.
Era ora di farla riemergere.
Mi dica, dottor Norjenko, lei ha conosciuto personalmente Dima?
Certamente. Lo psicologo congiunse le mani a piramide, sollevando gli occhi alla ricerca di
un ricordo. All'inizio sembrava un bambino come gli altri, forse pi acuto ma molto silenzioso.
Che anno era?
La primavera del 1986. All'epoca qui al Centro eravamo all'avanguardia nell'educazione
infantile in Ucraina, e forse in tutta l'Unione Sovietica, si compiacque Norjenko. Assicuravamo un
futuro concreto ai bambini soli al mondo, non ci limitavamo a prenderci cura di loro, come accadeva
negli orfanotrofi in Occidente.
Conoscevano tutti i vostri metodi, siete serviti da esempio.
Norjenko incass soddisfatto la blandizia. Dopo il disastro di Chernobyl, il governo di Kiev ci
chiese di farci carico dei bambini che avevano perso i genitori per malattie causate dalle radiazioni. Era
molto probabile che anche loro sviluppassero patologie. Il nostro compito era assisterli
temporaneamente e cercare dei parenti che avrebbero potuto accoglierli.
Dima arriv con loro?
Sei mesi dopo l'incidente, se non ricordo male, dopo aver peregrinato fra vari istituti. Era di
Pripjat. La citt si trovava nella zona d'esclusione attorno alla centrale e fu evacuata. Aveva otto anni.
Rimase a lungo con voi?
Ventuno mesi. Norjenko fece una pausa, corrug la fronte, quindi si alz e si diresse verso
uno schedario. Dopo una breve ricerca, torn alla scrivania con un fascicolo dalla copertina beige.
Inizi a sfogliarlo. Come tutti i bambini di Pripjat, Dimitri Karoliszyn soffriva di enuresi notturna e
variazioni dell'umore, conseguenze dello stato di shock e dell'allontanamento forzato. Per questo
motivo veniva seguito da una quipe di psicologi. Durante i colloqui, raccontava della sua famiglia: di
sua madre Anja, casalinga, e di suo padre Konstantin, che invece lavorava come tecnico alla centrale
nucleare. Descriveva momenti della loro vita insieme... con particolari che poi si sarebbero rivelati
esatti. Ci tenne a sottolineare l'ultima frase.
Cosa accadde?
Prima di rispondere, Norjenko prese una sigaretta dal pacchetto che teneva nel taschino della
camicia e l'accese.
Dima aveva un solo parente ancora in vita, un fratello del padre: Oleg Karoliszyn. Dopo varie
ricerche, riuscimmo a rintracciarlo in Canada: l'uomo era felice di potersi occupare del nipote.
Conosceva Dima solo per averlo visto sulle foto che gli mandava Konstantin. Cos, quando gli
inviammo un'immagine recente perch potesse confermare il riconoscimento, non avremmo mai
immaginato ci che sarebbe accaduto. Per noi era poco pi che una formalit.
E invece Oleg afferm che quel bambino non era suo nipote.
Infatti... Eppure Dima, pur non avendolo mai incontrato, sapeva molte cose dello zio, aneddoti
dell'infanzia col padre, e ricordava i regali che lui gli spediva ogni anno per il suo compleanno.
Allora voi cosa pensaste?
In principio, che Oleg avesse cambiato idea e non volesse pi prendersi cura di Dima. Ma
quando a riprova ci mand le foto del bambino che negli anni il fratello gli aveva inviato, rimanemmo
increduli... Avevamo a che fare con un individuo diverso.
Un silenzio imbarazzato cal per qualche istante nella stanza. Norjenko vagli l'espressione
imperturbabile del suo interlocutore per capire se lo ritenesse pazzo. Per fortuna questi parl.
Non ve ne siete accorti prima...
Non esistevano immagini di Dima precedenti al suo arrivo al Centro, afferm lo psicologo,
sollevando le braccia. La popolazione di Pripjat era stata costretta ad abbandonare in fretta le proprie
case, portandosi dietro lo stretto necessario. Il bambino arriv da noi solo con i vestiti che aveva
indosso.
E quindi?
Norjenko aspir una profonda boccata di fumo. C'era solo una spiegazione: quel bambino
venuto dal nulla aveva preso il posto del vero Dima. Ma c' di pi... Non si trattava di un semplice
scambio di persona.
Al cacciatore brillarono gli occhi e un lampo pass anche nello sguardo di Norjenko. Ci poteva
scommettere, era paura.
Quei due bambini non erano semplicemente 'simili', puntualizz lo psicologo. Il vero Dima
era miope, l'altro pure. Soffrivano entrambi di un'allergia al lattosio. Oleg ci disse che suo nipote
aveva una carenza d'udito all'orecchio destro a causa di un'otite malcurata. Sottoponemmo il nostro
bambino ai test audiometrici, tenendolo all'oscuro di questo particolare. Risult lo stesso deficit
uditivo.
Poteva fingere, in fondo i test audiometrici si basano sulle risposte fornite spontaneamente dal
paziente. Forse il vostro Dima sapeva.
Forse... Il resto della frase si spense sulle labbra di Norjenko, era in imbarazzo. Un mese
dopo la nostra scoperta, il bambino  scomparso.
Fuggito?
Direi pi che altro... svanito. Lo psicologo si fece pi cupo: L'abbiamo cercato per
settimane, con l'aiuto della polizia.
E il vero Dima?
Di lui nessuna traccia, come d'altronde dei suoi genitori: sapevamo solo che erano morti
perch ce l'aveva detto il nostro Dima. Nel caos di quei mesi era impossibile verificare le notizie: tutto
ci che riguardava Chernobyl veniva secretato, perfino l'informazione pi banale.
Subito dopo lei ha scritto l'articolo su questa storia.
Ma nessuno gli ha dato credito. Norjenko scosse amaramente il capo, distogliendo lo sguardo
dal suo interlocutore, quasi si vergognasse di se stesso. Ma poi recuper un piglio deciso e, fissandolo,
gli disse: Quel bambino non stava semplicemente cercando di farsi passare per qualcun altro, mi
creda: a quell'et la mente non  in grado di strutturare una menzogna tanto articolata. No, nella sua
psiche lui era davvero Dima.
Quando  sparito, ha portato via nulla?
No, ma ha lasciato qualcosa...
Norjenko si pieg per aprire uno dei cassetti della scrivania. Dopo aver frugato un po', ne
estrasse un piccolo pupazzo e lo pos sul tavolo di fronte al suo ospite.
Un coniglietto di stoffa.
Era azzurro, sporco e malridotto. Qualcuno gli aveva rammendato la coda e gli mancava un
occhio. Sorrideva, beato e sinistro.
Il cacciatore lo osserv. Non mi sembra un granch come indizio.
Concordo con lei, dottor Foster, ammise Norjenko e i suoi occhi si illuminarono come se
avesse qualcosa in serbo: Ma non sa dove lo abbiamo trovato.
Dopo aver attraversato un angolo del parco proprio mentre faceva buio, Norjenko fece strada al
collega all'interno di un'altra palazzina del Centro.
Una volta questo era il dormitorio principale.
Non si diressero ai piani superiori, ma nel sotterraneo. Norjenko azion una serie di interruttori:
i neon illuminarono un vasto ambiente. Le pareti erano scure di umidit e sul soffitto correvano tubi di
ogni dimensione, molti dei quali usurati e riparati alla meglio.
Qualche tempo dopo la sparizione del bambino, un'addetta alle pulizie ha fatto la scoperta.
Non anticipava nulla, quasi volesse godersi lo stupore del giovane collega una volta arrivati. Ho
voluto conservare questo posto cos come lo abbiamo trovato. Non mi chieda perch, ho semplicemente
pensato che un giorno ci sarebbe servito a capire. E poi qui sotto non ci viene mai nessuno.
Passarono lungo un corridoio alto e stretto, con porte d'acciaio da cui proveniva il rumore cupo
delle caldaie. Quindi giunsero in una seconda sala, utilizzata come deposito di vecchi mobili: letti e
materassi che stavano marcendo. Norjenko si fece spazio e invit il collega a fare altrettanto.
Siamo quasi arrivati, annunci.
Girarono l'angolo e si ritrovarono in un angusto sottoscala male areato. Era buio, ma Norjenko
provvide a illuminare il luogo con l'accendino a petrolio che usava per accendere le sigarette.
Alla luce ambrata di quella fiammella, il suo ospite fece un passo avanti, incredulo di fronte a
ci che vedeva.
Sembrava un gigantesco nido di insetto.
Il cacciatore prov un moto di ribrezzo, ma poi, avvicinandosi, scorse la trama fittissima di
piccoli pezzi di legno, tenuti insieme da brandelli di stoffa di vario colore, corde, mollette e puntine da
disegno, fogli di giornale impastati con l'acqua e usati per cementare. Tutto era stato assemblato con
estrema meticolosit.
Era il rifugio di stracci di un bambino.
Anche lui ne aveva costruiti di simili quando era piccolo. Ma in quello c'era qualcosa di
diverso.
Il pupazzo stava all'interno, disse Norjenko e vide il suo ospite chinarsi verso la stretta
imboccatura e toccare qualcosa sul pavimento. Si sporse oltre la sua spalla e lo sorprese a esaminare
una corona di piccole macchie scure.
Per il cacciatore era una rivelazione eclatante.
Sangue secco. Lo stesso indizio che aveva trovato a Parigi, nella casa di Jean Duez.
Il falso Dima era il trasformista.
Ma non doveva mostrarsi troppo eccitato, cos domand, evasivo: E avete un'idea sulla
provenienza di quelle macchie?
Veramente no...
Le dispiace se ne prendo un campione?
Faccia pure.
E vorrei anche il coniglietto di stoffa, potrebbe essere collegato al passato del falso Dima.
Norjenko tentenn: cercava di capire se il collega fosse davvero interessato alla storia,
probabilmente era l'ultima occasione che aveva per riscattare la propria esistenza.
Ritengo che il caso abbia ancora valenza scientifica, varrebbe la pena approfondirlo, aggiunse
il cacciatore per convincerlo.
A quelle parole, negli occhi dello psicologo brill un'ingenua speranza, ma anche una muta
richiesta d'aiuto: Allora, che ne dice: potremmo scrivere un nuovo articolo, magari noi due insieme?
In quel momento, Norjenko non poteva certo immaginare che, probabilmente, avrebbe trascorso
il resto dei suoi giorni in quell'istituto.
Il cacciatore si volt e gli sorrise. Naturalmente, dottor Norjenko. Torner in Inghilterra
stasera stessa e le far avere notizie al pi presto.
In realt, aveva in mente un'altra destinazione. Sarebbe andato dove tutto era cominciato. A
Pripjat, sulle tracce di Dima.
Due giorni fa
Ore 6.33
Il cadavere disse: No.
Quell'esclamazione rimase in bilico fra il sogno e la veglia. Veniva dal passato, ma era riuscita
a transitare nel presente un attimo prima che il portale che collegava i due mondi si richiudesse e
Marcus fosse nuovamente vigile.
Aveva pronunciato quella negazione con fermezza, ma anche paura, davanti alla bocca
impassibile di una pistola. Sapendo gi che non sarebbe servito a niente. Come fanno tutti quelli sotto
tiro. Quella parola  l'ultima, inutile barriera di fronte all'inevitabile. L'invocazione di chi sa di non
avere pi scampo.
Marcus non cerc subito il pennarello con cui segnava i brandelli di sogno sul muro accanto al
letto. Rimase a pensarci su  con il cuore che gli rimbalzava sulle costole e il respiro ansimante ,
perch stavolta non avrebbe dimenticato ci che aveva visto.
Aveva ancora chiara davanti agli occhi un'immagine dell'uomo senza volto che aveva sparato a
lui e a Devok. Nelle versioni precedenti del sogno, era un'ombra di vapore che svaniva ogni volta che
si sforzava di focalizzarla. Ma adesso possedeva un dettaglio importante dell'assassino. Aveva visto la
mano con cui stringeva la pistola.
Era mancino.
Non era molto, ma per Marcus costituiva una speranza. Forse un giorno sarebbe risalito lungo
quel braccio teso e avrebbe guardato negli occhi l'uomo che l'aveva condannato a vagare in se stesso,
alla ricerca della propria identit. Perch ci che gli restava era la coscienza di essere vivo. Nulla pi.
Ripens a Federico Noni e ai disegni sul quaderno che aveva rinvenuto a casa sua.
Raccontavano la genesi di un mostro. Il fatto che le fantasie violente risalissero all'infanzia lo turbava.
Nel groviglio che cercava di districare c'era il filamento rosso di un dubbio. Buoni o cattivi, malvagi o
compassionevoli si nasce oppure si diventa? Come poteva il cuore di un bambino coltivare cos
lucidamente il male e lasciarsene infestare?
Qualcuno avrebbe potuto attribuire la responsabilit a una serie di avvenimenti che avevano
scavato dei solchi nella psiche di Federico, come l'abbandono da parte della madre o la morte
prematura del padre. Ma era una spiegazione debole e semplicistica. Molti bambini vivevano drammi
peggiori ma non per questo da adulti diventavano assassini.
Inoltre Marcus era consapevole che quell'interrogativo lo riguardava da vicino. L'amnesia
aveva azzerato i ricordi, non il suo passato. Cos'era stato prima di quel momento? Nel quaderno di
Federico forse c'era il barlume di una risposta. In ogni individuo esiste qualcosa di innato, che va al di
l della coscienza di s, dell'esperienza accumulata e dell'educazione ricevuta. Una scintilla che
identifica ogni uomo pi del suo nome o del suo aspetto.
Uno dei primi passi del suo addestramento era consistito nel liberarsi degli inganni generati
dall'apparenza. Clemente gli aveva fatto esaminare il caso di Ted Bundy, il serial killer con la faccia da
bravo ragazzo. Aveva una fidanzata e gli amici lo descrivevano come una persona affabile e generosa.
Tuttavia, aveva ucciso ventotto volte. Ma prima di essere riconosciuto come uno spietato omicida,
Bundy era stato insignito di una medaglia per aver salvato una bambina che affogava in un laghetto.
Siamo sempre nel mezzo di una battaglia, si era detto Marcus. Ne aveva ricavato che la scelta
della compagine con cui schierarsi non era mai netta. E che, alla fine, l'unico arbitro era proprio
l'uomo, il quale decideva, di volta in volta, di seguire la propria scintilla, positiva o negativa che fosse,
oppure di ignorarla.
Ci valeva per i colpevoli, ma anche per le vittime.
Gli ultimi tre giorni erano stati molto istruttivi da tale punto di vista. Monica  la sorella di una
delle ragazze uccise da Jeremiah Smith , Raffaele Altieri e Pietro Zini si erano trovati davanti a un
bivio, e avevano compiuto la loro scelta. Gli era stata offerta la verit, ma anche l'opportunit di
decidere tra perdono e vendetta. Monica aveva scelto il primo, gli altri due avevano optato per la
seconda.
E poi c'era la poliziotta che investigava per trovare chi avesse assassinato il marito. Cosa
cercava, una verit liberatoria o l'opportunit d'infliggere un castigo? Marcus non aveva mai sentito il
nome di David Leoni che, secondo la moglie, era stato ucciso mentre indagava sui penitenzieri. Aveva
promesso che l'avrebbe aiutata a risolvere il mistero. Perch l'aveva fatto? Temeva che anche lei
rientrasse in quel disegno di vendetta, anche se ancora non sapeva come. Era stato un modo per
prendere tempo. E sentiva che c'era un legame che l'accomunava al resto.
Tutte le persone coinvolte fino a quel momento avevano subito un torto che aveva modificato
per sempre la loro vita. Il male non si era limitato a colpirle, ma al suo passaggio aveva disseminato
delle spore. In alcuni casi, esse avevano attecchito, infettando la loro esistenza. Come un parassita
silenzioso, il male era cresciuto nelle metastasi dell'odio e del rancore, trasfigurando l'ospite. Era cos
che portava a compimento la metamorfosi. Individui che non avevano mai pensato di poter togliere la
vita a un altro essere umano, venivano colpiti da un lutto violento e questo, nel tempo, li trasformava a
loro volta in dispensatori di morte.
Una parte di Marcus, per, non se la sentiva di condannare chi, piuttosto che accontentarsi della
verit e andare avanti, aveva scelto d'infliggere una punizione. Perch lui stesso aveva molto in
comune con quelle persone.
Si volt verso il muro accanto alla branda e rilesse gli ultimi due particolari della scena
dell'albergo di Praga che aveva segnato.
Vetri infranti. Tre spari. Poi aggiunse: Mancino.
Cosa avrebbe fatto se si fosse trovato davanti l'assassino di Devok, l'uomo che aveva cercato di
ucciderlo e lo aveva privato della memoria? Non credeva di essere un giusto. Si pu perdonare chi non
ha pagato per i propri errori? Perci non se la sentiva di biasimare totalmente chi, per porre rimedio a
un misfatto, si era macchiato a sua volta di un crimine.
Quegli uomini avevano ricevuto un potere immenso. E a darglielo era stato un penitenziere.
Dopo quella scoperta, Marcus aveva provato emozioni contrastanti. L'aveva inteso come un
tradimento, ma aveva provato anche un enorme sollievo scoprendo di non essere il solo a possedere
quel talento oscuro. Anche se ancora non conosceva la ragione che spingeva il suo compagno
penitenziere, il fatto che dietro ogni rivelazione ci fosse un uomo di Dio gli infondeva una speranza per
Lara.
Non la lascer morire, si disse.
Tuttavia, Marcus sentiva che i fili dell'indagine gli stavano sfuggendo dalle mani. La sua
priorit doveva essere la studentessa rapita da Jeremiah Smith, invece l'aveva quasi dimenticata. Si era
lasciato trasportare dagli eventi, confidando che la trama di quel piano contenesse anche un disegno per
la ragazza. Ma in quel momento gli risuonarono in testa le parole dell'ultimo messaggio del misterioso
penitenziere, contenute nella mail che aveva inviato a Pietro Zini.
 gi accaduto. Accadr ancora.
E se invece tutto quanto fosse stato ordito perch lui arrivasse molto vicino a liberare Lara e
fallisse? Poi avrebbe dovuto convivere con quel rimorso. Sarebbe stato decisamente troppo per la sua
giovane memoria.
Devo arrivare in fondo, non ho scelta. Ma devo giungere un attimo prima che tutto si compia.
Solo cos le salver la vita.
Per il momento, accanton ogni presagio. C'era un pericolo pi imminente a cui pensare.
C.g. 925-31-073.
Il codice che chiudeva la mail annunciava un altro crimine rimasto impunito. Il sangue era stato
versato senza che nessuno ne pagasse il prezzo. Da qualche parte, l fuori, qualcuno si apprestava a
scegliere se restare una vittima o diventare un carnefice.
A due mesi dall'inizio del suo addestramento, Marcus aveva chiesto a Clemente dell'archivio.
Dopo averne sentito tanto parlare, era curioso di sapere quando avrebbe potuto visitarlo. Una sera
molto tardi, l'amico si era presentato alla porta della soffitta di via dei Serpenti e gli aveva annunciato:
 il momento.
Marcus si era lasciato condurre per Roma senza porre domande. Avevano percorso una parte
del tragitto in auto e proseguito a piedi. Dopo un po', erano giunti in un antico palazzo del centro.
Clemente l'aveva invitato a scendere nei sotterranei. Poi gli aveva fatto strada lungo un corridoio
affrescato, fino a una porticina di legno. Mentre apriva con la chiave che aveva con s, Marcus lo
osservava a disagio. Davanti a quell'ultimo confine, non si sentiva pronto. Inoltre non credeva fosse
cos semplice giungere fin l. E poi, da quando l'aveva sentito nominare per la prima volta, l'archivio
gli incuteva un certo timore. Nei secoli quel luogo aveva assunto svariate denominazioni, suggestive o
inquietanti. La biblioteca del male. La memoria del diavolo. Marcus se l'era immaginato come un
intreccio di ambulacri, stipati di scaffali colmi di tomi ordinati. Un enorme labirinto in cui sarebbe stato
facile perdersi, o perdere la ragione, a causa di ci che conteneva. Invece, quando Clemente aveva
aperto la porta, Marcus aveva guardato dentro senza capire.
Si trattava di una piccola stanza dalle pareti nude e senza finestre, con al centro una sedia e un
tavolo. Su quest'ultimo c'era un fascicolo.
Clemente l'aveva invitato a sedersi e a leggerlo. Si trattava della confessione di un uomo che
aveva ucciso undici volte. Le vittime erano tutte bambine. Aveva commesso il primo omicidio all'et
di vent'anni, da allora non era riuscito pi a smettere. Non sapeva spiegare quale forza oscura guidasse
le sue mani mentre impartivano la morte. In lui esisteva un'inspiegabile coazione a ripetere il terribile
comportamento.
Marcus aveva pensato subito a un serial killer e aveva chiesto a Clemente se, alla fine, fosse
stato fermato.
S, l'aveva rassicurato l'amico. Solo che i fatti risalivano a pi di mille anni prima.
Marcus aveva sempre creduto che i serial killer fossero un prodotto dell'era moderna.
Nell'ultimo secolo, l'umanit aveva conseguito enormi risultati in campo etico e morale. L'esistenza
degli assassini seriali per Marcus poteva essere annoverata fra i costi da pagare al progresso. Ma
leggendo quella confessione si dovette ricredere.
Dopo quella volta, per tutte le sere successive Clemente lo port nella stanzetta e gli sottopose
un nuovo caso. Molto presto, Marcus arriv a domandarsi perch lo conducesse proprio in quel luogo.
Non avrebbe potuto portargli i fascicoli nella soffitta? La risposta, per, era semplice. Quell'isolamento
era necessario perch Marcus comprendesse da solo un'importante lezione.
L'archivio sono io, disse un giorno a Clemente.
E questi gli conferm che, oltre al luogo segreto dov'erano custodite materialmente le
testimonianze del male, l'archivio erano i penitenzieri stessi. Ognuno ne conosceva una parte diversa,
preservava quell'esperienza e la portava nel mondo.
Ma dopo la morte di Devok e fino alla sera prima a casa di Zini, Marcus aveva sempre pensato
di essere il solo.
Quel pensiero non gli dava pace mentre camminava per le stradine del ghetto ebraico, diretto al
Portico d'Ottavia, situato alle spalle della grande sinagoga. Nella Roma antica, aveva ospitato un
tempio di Giunone Regina e poi quello di Giove Statore. Le rovine erano scavalcate da un moderno
pontile in acciaio e legno, che serviva da belvedere sul Circo Flaminio.
Clemente si teneva alla balaustra con entrambe le mani. Sapeva gi tutto.
Come si chiama?
Il giovane sacerdote non si volt, inchiodato dalla domanda. Non lo sappiamo.
Marcus, stavolta, non poteva accontentarsi di una scarna risposta. Come fate a non avere idea
dell'identit del penitenziere?
Non ti ho mentito quando ti ho detto che soltanto padre Devok conosceva i vostri nomi e i
volti.
Allora qual  stata la bugia? lo incalz, intuendo che Clemente si sentiva in difetto.
Tutto questo  iniziato molto prima di Jeremiah Smith.
Perci sapevate che qualcuno stava violando la segretezza dell'archivio. Avrebbe dovuto
arrivarci da solo.
'Tutto ci che  gi avvenuto, accadr ancora.' Volevi sapere cosa significa? Ecclesiaste:
capitolo 1, versetto 9.
Da quanto vanno avanti le rivelazioni?
Da mesi. Ci sono state troppe morti, Marcus. Questo non fa bene alla Chiesa.
Le parole di Clemente gli misero addosso un senso di sconforto. Aveva immaginato che tutti gli
sforzi fossero per Lara. Invece doveva rassegnarsi a qualcosa di diverso. Allora  questo che vi
interessa: fermare l'emorragia dall'archivio, evitare che si sappia che  dipeso da noi se qualcuno ha
cominciato a farsi giustizia da s. E quindi Lara cos', un semplice imprevisto? E la sua morte sar
classificata come un inevitabile danno collaterale? Era furioso.
Sei stato chiamato in causa per salvare la ragazza.
Non  vero, lo zitt Marcus.
Ci che facevano i penitenzieri era contrario alle decisioni delle gerarchie della Chiesa.
Eravate stati accantonati, il vostro ordine abolito. Ma qualcuno ha voluto continuare.
Devok.
Sosteneva che fosse sbagliato fermarsi, che i penitenzieri avessero un ruolo fondamentale da
svolgere. Tutta quella conoscenza del male, derivante dall'archivio, doveva rimanere a disposizione del
mondo. Era convinto della propria missione. Tu e altri sacerdoti l'avete seguito in questa folle
impresa.
Perch era venuto a Praga a cercarmi? Cosa ci facevo laggi?
Non lo so, te lo giuro.
Marcus lasci correre lo sguardo sui resti della Roma imperiale. Iniziava a comprendere il
proprio ruolo. Ogni volta che svela uno dei segreti, il penitenziere lascia delle tracce per i suoi
compagni. Vuole essere fermato. Mi avete addestrato di nuovo soltanto per trovarlo. Io vi servivo. La
scomparsa di Lara vi ha offerto il pretesto per farmi entrare nel caso senza che sospettassi nulla. In
realt, non v'importa di lei... e nemmeno di me.
S, invece. Come puoi affermare una cosa del genere?
Si avvicin a Clemente, in modo che lo guardasse negli occhi. Se l'archivio non fosse stato in
pericolo, mi avreste lasciato senza memoria in quel letto d'ospedale.
No. Ti avremmo fornito i ricordi per andare avanti. Sono arrivato a Praga perch Devok era
morto. Venni a sapere che quando gli avevano sparato c'era qualcuno con lui. Non avevo idea di chi
fosse, sapevo solo che lo sconosciuto era in ospedale e aveva un'amnesia.
I primi tempi, Marcus si era fatto ripetere pi volte quella storia, per convincersi della propria
identit. Frugando fra le sue cose nella stanza d'albergo, Clemente aveva trovato un passaporto
diplomatico vaticano con una falsa identit e i suoi appunti, una specie di diario in cui Marcus parlava
per grandi linee di s, forse temendo che, se fosse morto, sarebbe rimasto solo un cadavere senza nome.
In ogni caso, da quel diario Clemente aveva desunto chi fosse. Ma la conferma era venuta soltanto
quando, dopo che era stato dimesso dall'ospedale, l'aveva condotto sulla scena di un crimine avvenuto
di recente. Quella volta, Marcus era stato in grado di descrivere, con un notevole grado di
approssimazione, cosa fosse accaduto.
Ho comunicato la scoperta ai miei superiori, prosegu Clemente. Loro volevano lasciar
perdere. Ho insistito, ritenendo che fossi la persona giusta, e li ho convinti. Non sei mai stato usato, se 
questo che ti preoccupa. Per noi rappresentavi un'opportunit.
Se riesco a trovare il penitenziere che ha tradito, dopo che ne sar di me?
Sarai libero, non lo capisci? E questo non perch lo decider qualcun altro: puoi andartene
anche ora se vuoi, dipende da te. Non c' nessun obbligo che ti leghi. Ma so che, in fondo al cuore,
avverti il bisogno di sapere realmente chi sei. E ci che stai facendo, anche se non lo ammetti, ti aiuta a
comprenderlo.
E, quando tutto sar finito, i penitenzieri torneranno a essere storia. E stavolta vi assicurerete
che sia per sempre.
C' una ragione se l'ordine  stato abolito.
Quale? lo sfid Marcus. Su, avanti, dimmela.
Ci sono cose che n io n tu possiamo comprendere. Decisioni che vengono dall'alto e che
rispondono a precise esigenze. Il nostro dovere di uomini di Chiesa  quello di servire senza farci
domande, pensando che c' qualcuno sopra di noi che sceglie anche per il nostro bene.
Gli stormi volteggiavano fra le colonne antiche, replicando la stessa armonia e cantando
nell'aria frizzante del mattino. La giornata era iniziata con il sole, ma quella lucentezza non trovava
corrispondenza nello stato d'animo di Marcus. Per quanto fosse combattuto, l'idea di poter vivere
diversamente non gli dispiaceva. Sin da quando aveva scoperto il proprio talento, si era sentito in
qualche modo obbligato. Come se la soluzione per tutto il male risiedesse in lui. Ora per Clemente gli
stava lasciando aperta una via d'uscita. Ma aveva ragione: ci che stava facendo gli serviva. Se avesse
trovato Lara e fermato il penitenziere, si sarebbe meritato la possibilit di andarsene. A quel punto
sarebbe stato accettabile.
Cosa devo fare?
Scopri se la ragazza  ancora viva, e salvala.
L'unico modo, Marcus lo sapeva bene, era seguire le tracce del penitenziere.  riuscito a
risolvere casi che nell'archivio erano classificati come insoluti.  bravo.
Anche tu lo sei. Altrimenti non avresti scoperto le stesse cose. Sei come lui.
Marcus non sapeva se il paragone lo consolasse o lo atterrisse. Ma doveva andare avanti. Fino
in fondo, si disse. Il codice stavolta  c.g. 925-31-073.
Non ti piacer, lo avvert subito Clemente, e sfil un plico dalla tasca interna
dell'impermeabile. Qualcuno  morto, ma non sappiamo chi sia. Il suo assassino ha ammesso il
proprio crimine, ma non conosciamo il suo nome.
Marcus prese il fascicolo dalle mani di Clemente e gli sembr subito troppo leggero e sottile.
Lo apr e vide che all'interno c'era un solo foglio scritto a mano.
Che cos'?
La confessione dei peccati di un suicida.
Ore 07.40
Fu svegliata da una carezza sulla guancia. Apr gli occhi, aspettandosi di vedere Shalber accanto
a s. Ma era sola. Eppure la sensazione era stata nitida.
Il compagno di quella strana notte si era gi alzato. Sentiva l'acqua della doccia che scorreva.
Meglio cos. Sandra non era sicura di volerlo incontrare. Non ancora, si disse. Aveva bisogno di un po'
di tempo per s. Perch adesso la spietata sincerit del giorno le restituiva un senso del tutto differente
di quanto era accaduto fra quelle lenzuola. Indifferente ai suoi pudori e al suo imbarazzo, il sole filtrava
dalla tapparella mettendo in evidenza la sua biancheria intima sparsa sul pavimento insieme ai vestiti,
le coperte aggrovigliate ai piedi del letto, e illuminava il suo corpo nudo.
Sono nuda, ribad fra s, come a volersene convincere.
Dapprima diede la colpa al vino. Ma poi si rese conto che non sarebbe stato sufficiente come
capro espiatorio. Chi voleva prendere in giro? Le donne non fanno mai l'amore a caso, si disse. Gli
uomini sono cos: si trovano davanti a un'occasione e si buttano. Le donne hanno bisogno di
preparazione. Vogliono essere lisce da toccare, avere un buon odore. Anche quando sembra che si
stiano lanciando nell'avventura di una notte, in realt l'hanno programmato. E anche se negli ultimi
mesi non aveva previsto che le sarebbe capitato un incontro del genere, non si era lasciata andare.
Aveva continuato a prendersi cura di s. Una parte di lei non voleva darla vinta al dolore. E poi
c'entrava ancora sua madre. Prima del funerale di David l'aveva spedita in camera a sistemarsi i
capelli. Una donna trova sempre due minuti per pettinarsi, aveva detto. Anche quando sta soffrendo e
fatica perfino a respirare, aveva aggiunto lei. Era un concetto che non aveva niente a che fare con la
bellezza o l'apparenza. Era questione d'identit. Un'attenzione che gli uomini avrebbero liquidato
come futile e vezzosa in un momento come quello.
Ma Sandra adesso provava vergogna. Chiss se Shalber pensava che si fosse concessa troppo
facilmente. Temeva il suo giudizio. Ma non per se stessa: nei confronti di David. Aveva provato pena
per lui dopo aver verificato quanto la sua vedova fosse preparata ad andare a letto con un altro?
Improvvisamente, si rese conto che stava cercando un motivo per odiarlo. Eppure Shalber era
stato premuroso quella notte. Non si era trattato di una passione travolgente, tutto si era svolto con
esasperante dolcezza. Le era rimasto impresso che l'avesse tenuta stretta a s, senza dire una parola.
Ogni tanto le faceva cadere un bacio sulla testa, lo sentiva giungere dal calore del suo fiato.
Era stata attratta da lui sin dal primo momento. Forse era per quello che le faceva rabbia.
Riconosceva il clich. Prima i due si odiano, poi inevitabilmente s'innamorano. Si sentiva banale come
una quindicenne. Mancava solo che facesse un paragone fra il suo nuovo fidanzatino e David. Anche se
si trattava di un'esagerazione, scacci quell'idea con fastidio e trov la forza di alzarsi. And a
raccogliere le mutandine e se le infil in fretta, prima che Shalber uscisse dalla doccia e la sorprendesse
ancora indifesa.
Si mise a sedere sul letto, aspettando che il bagno fosse libero per andarsi a rintanare sotto il
getto d'acqua calda. Certo che sarebbe stato strano passargli davanti con i vestiti addosso. Lui avrebbe
potuto interpretarlo come un tardivo ripensamento. Solo che Sandra non era affatto pentita. Avrebbe
voluto piangere, invece provava un'incosciente allegria.
Amava ancora David.
Ma proprio in quell'ancora stava la differenza. La parola celava l'insidia del tempo. Gi da
un po' il vocabolo si era intromesso in quella frase senza che Sandra se ne accorgesse, piazzandosi
proprio nel mezzo. Attuando, di fatto, una separazione. Anticipando in maniera subdola cosa sarebbe
accaduto. Tutto muta e si trasforma, prima o poi anche quel sentimento sarebbe cambiato. Cosa
avrebbe provato per David fra venti o trent'anni? Sempre che la vita le concedesse tutto quel tempo.
Aveva ventinove anni, perci era obbligata a proseguire il cammino, anche se lui si era fermato.
Avrebbe continuato a voltarsi indietro e suo marito sarebbe diventato sempre pi piccolo. Finch un
giorno sarebbe sparito dietro l'orizzonte. Erano stati insieme tanto. Ma non era abbastanza paragonato
al futuro che l'attendeva.
Aveva paura di dimenticarlo. Per questo si aggrappava disperatamente ai ricordi.
Come in quel momento, mentre guardava il proprio riflesso nello specchio accanto all'armadio:
non vedeva pi una vedova, ma una giovane donna ancora capace di donare le proprie energie e il
proprio ardore a un uomo. E le venivano in mente le innumerevoli volte che aveva fatto l'amore con
David. Due di queste, in particolare.
La prima in assoluto  il che era prevedibile , che era stata anche la meno romantica. Dopo il
terzo appuntamento, in auto, mentre andavano a casa, dove li attendeva un letto comodo e tutta
l'intimit di cui necessita un momento del genere. Invece avevano accostato al ciglio della strada,
gettandosi letteralmente sui sedili di dietro. Senza staccare le labbra, se non per pochi momenti.
Sfilandosi i vestiti a vicenda, freneticamente. Non avevano saputo resistere all'urgenza di trovarsi,
quasi presagissero che troppo presto si sarebbero persi.
La seconda, per, era meno ovvia. Non si trattava dell'ultima volta. Anzi, di quella Sandra
conservava solo una vaga reminiscenza. Aveva notato una concomitanza che, invece di renderla triste,
la faceva sorridere: ogni volta che muore una persona cara, per quelli che rimangono le ultime volte
diventano uno strumento di tortura. Avrei potuto dire questo, fare quest'altro. Lei e David non avevano
conti in sospeso. Lui sapeva quanto l'amasse, e viceversa. Sandra non aveva rimpianti. Ma un senso di
colpa, s. E scaturiva proprio da quella volta che avevano fatto l'amore a casa, qualche mese prima che
suo marito fosse ucciso. Per molti versi, quella notte non era stata differente dalle altre. Avevano i loro
rituali di corteggiamento che prevedevano che lui le dicesse cose carine per tutta la sera. Lei lo lasciava
avvicinare lentamente, negandogli fino all'ultimo la ricompensa. Anche se lo facevano tutti i giorni,
non perdevano quell'abitudine. Non si trattava solo di un gioco per rendere pi interessante il tutto. Era
un modo per rinnovare la promessa che mai si sarebbero dati per scontati.
Quel giorno, per, era accaduto qualcosa. David era tornato dopo un viaggio di lavoro durato un
paio di mesi. Non poteva immaginare cosa fosse successo in sua assenza. N lei fece trasparire
alcunch. Per tutta la sera, Sandra finse senza mentire. Un compromesso che si ottiene semplicemente
ripetendo una routine. Come se fosse tutto normale. Compresa la consuetudine di fare l'amore.
Non ne aveva mai parlato con nessuno. Addirittura, si proibiva di pensarci. David non lo sapeva
e, se un giorno gliel'avesse confessato, l'avrebbe lasciata, ne era sicura. C'era una parola che definiva
la sua colpa, ma non l'aveva mai pronunciata.
Un peccato, disse al proprio clone nello specchio.
Chiss se il penitenziere l'avrebbe perdonata. Ma la battuta non le serv ad alleviare il senso di
fastidio che provava per se stessa.
Guard verso la porta chiusa del bagno. E adesso cosa accadr? si chiese. Lei e Shalber avevano
fatto l'amore, o era stato solo sesso? E come avrebbero dovuto regolarsi fra loro? Non l'aveva
considerato, e ora le sembrava troppo tardi per escogitare qualcosa. Non voleva che fosse lui a parlare
per primo. Ma la verit era che non voleva smettere. Si sent improvvisamente impacciata. Nel caso lui
fosse stato freddo, non voleva che la delusione le si leggesse in faccia. Ma non sapeva come evitarlo.
Per distrarsi da quel pensiero, guard l'ora. Era sveglia da venti minuti e Shalber non era ancora uscito
dal bagno. Continuava a sentire l'acqua della doccia, ma solo allora si accorse che quel suono era
immobile. Non c'era alcuna variazione nello scroscio, come dovrebbe accadere quando un corpo si
muove sotto al getto. Il rumore era costante, come se non vi fosse alcuna resistenza.
Sandra scatt in piedi, precipitandosi verso il bagno. La maniglia si abbass facilmente e il
presentimento di poco prima assunse una tremenda consistenza. Fu investita da una coltre di vapore.
Cerc di diradarlo con la mano e intravide la cabina della doccia: al di l del vetro opacizzato,
nessun'ombra. Si avvicin allo sportello e lo spalanc.
L'acqua scorreva ma sotto non c'era nessuno.
C'era un solo motivo per cui Shalber poteva aver escogitato un simile trucco. Sandra si volt
immediatamente verso il water. Vi si diresse e spost il coperchio dello sciacquone e vide che la busta
impermeabile che aveva nascosto era ancora l. La prese per controllarne il contenuto. Ma al posto
degli indizi di David, c'era un biglietto ferroviario per Milano.
Si mise a sedere sul pavimento cosparso di condensa, prendendosi la testa fra le mani. Adesso
s, aveva voglia di piangere. E anche di urlare. Sarebbe stato liberatorio, ma non lo fece. Non ripens
alla notte appena trascorsa, chiedendosi se l'affetto che c'era stato facesse parte o meno dell'inganno.
Invece, le torn in mente quella volta che aveva fatto l'amore con David pur sapendo che gli stava
nascondendo qualcosa. Per tanto tempo aveva cercato di rimuovere quel segreto. Adesso era un
rigurgito della sua coscienza che non ce la faceva pi a tacere.
S, sono una peccatrice, ammise per accontentarla. E la morte di David  stata la mia punizione.
Aveva provato a contattare Shalber al cellulare. Ma una voce registrata rimbalzava ogni suo
tentativo, comunicandole che l'utente era irraggiungibile. Non sperava certo che lui si sarebbe fatto
trovare. E comunque non c'era tempo per recriminare, n per chiedersi se avesse commesso uno
sbaglio. Doveva tornare a essere operativa.
Aveva stretto un patto con il prete con la cicatrice sulla tempia. Ma ora che Shalber possedeva
la foto che gli aveva scattato David, gli sarebbe stato pi semplice individuarlo. E se l'avesse arrestato,
per lei sarebbe stata la fine. La pista per trovare l'assassino di suo marito si era interrotta bruscamente
con la foto buia, e il penitenziere era l'ultima speranza che le restava.
Doveva avvertirlo prima che fosse troppo tardi.
Non aveva idea di come rintracciarlo e non poteva attendere che fosse il penitenziere a farsi
vivo, come aveva promesso. Doveva escogitare qualcosa.
Si mise a passeggiare per la casa, cercando di pensare agli ultimi avvenimenti. La rabbia non
l'aiutava, ma cercava di tenerla a bada. In lei albergavano sentimenti contrastanti nei riguardi del
funzionario dell'Interpol. Ma non avrebbe ceduto il controllo alla collera.
Avrebbe dovuto rientrare nel caso Figaro.
La sera prima, al museo delle anime del purgatorio, aveva fornito al prete una soluzione
plausibile del mistero. Lui l'aveva ascoltata e poi era scappato via, dicendo che doveva sbrigarsi prima
che fosse tardi. Non le aveva dato altre spiegazioni, e lei non aveva potuto insistere.
Avrebbe voluto sapere se la situazione era cambiata in qualche modo. E la risposta poteva
venire dalla tv. Si diresse in cucina e accese il piccolo apparecchio che si trovava sulla credenza. Dopo
aver peregrinato fra i canali, scov un'edizione flash del telegiornale. La speaker commentava il
ritrovamento del cadavere di una giovane donna non ancora identificata a Villa Glori. Poi pass a un
altro fatto di cronaca nera e pronunci i nomi di Federico Noni e Pietro Zini. L'omicidio-suicidio a
Trastevere era la notizia di chiusura.
Sandra non riusciva a crederci. Qual era stato il suo ruolo in quel drammatico epilogo? Poteva
aver contribuito, anche minimamente, a quelle morti? Si rispose di no quando sent la cronaca degli
eventi. Gli orari non combaciavano: mentre quel dramma si consumava, lei era a colloquio col
penitenziere. Perci nemmeno lui era presente mentre accadeva.
Ci nonostante, il caso Figaro poteva ritenersi concluso, e non le sarebbe servito per rientrare in
contatto con la penitenzieria.
Era frustrante. Non sapeva da dove ricominciare.
Aspetta un attimo, si disse. Come ha fatto Shalber a sapere che si stavano occupando di Figaro?
Riepilog quanto le aveva detto il funzionario dell'Interpol sulla vicenda. Andando a ritroso,
trov l'informazione che cercava: Shalber era venuto a conoscenza dell'interesse dei penitenzieri
piazzando dei microfoni. L'intercettazione ambientale era avvenuta in una villa fuori Roma, in cui la
polizia stava effettuando una perquisizione.
Quale villa? E perch si trovavano l?
And a recuperare il cellulare dalla borsa e digit il recapito dell'ultima chiamata ricevuta il
giorno prima. De Michelis rispose al sesto squillo.
Cosa posso fare per te, Vega?
Ispettore, ho bisogno ancora del tuo aiuto.
Sono qui apposta. Era di buonumore.
Ti risulta che i nostri abbiano perquisito una villa a Roma negli ultimi giorni? Dev'essere un
luogo collegato a un grosso caso. Sandra lo deduceva dal fatto che Shalber fosse andato a colpo sicuro
piazzando le microspie.
Ma non li leggi i giornali?
Rimase spiazzata. Cosa dovrei sapere?
Abbiamo beccato un serial killer. La gente va matta per queste storie, dovresti saperlo.
Doveva essere stata una notizia del telegiornale flash, ma lei se l'era persa. Aggiornami.
Non ho molto tempo. Si sentivano delle voci intorno a De Michelis, poi l'ispettore si spost
per avere un po' di privacy. Allora: Jeremiah Smith, quattro vittime in sei anni. Ha avuto un infarto tre
sere fa. Lo soccorrono e, nell'occasione, scoprono che era un mostro. Si trova in ospedale, pi di l che
di qua. Caso chiuso.
Sandra rimase un attimo sovrappensiero. Va bene. Ho bisogno di un favore.
Un altro?
Stavolta  grosso.
De Michelis borbott qualcosa d'incomprensibile. Poi disse: Spara...
Un ordine di servizio per operare su questo caso.
Starai scherzando, spero.
Preferisci che mi metta a indagare senza alcuna copertura? Sai che lo farei.
De Michelis prese un momento per riflettere. Mi spiegherai tutto questo un giorno o l'altro,
vero? Altrimenti mi sentir un cretino ad averti dato credito.
Contaci.
D'accordo, ti mando l'ordine di servizio via fax alla Questura di Roma fra un'ora. Dovr
inventarmi una motivazione plausibile, ma la fantasia non mi manca.
C' bisogno che ti ringrazi?
De Michelis rise. Ovviamente no.
Riattacc. Sandra si sentiva di nuovo in gioco. Volle dimenticare ci che le aveva fatto Shalber
e si accontent di sfogare la propria rabbia sul biglietto ferroviario che le aveva lasciato al posto degli
indizi: lo fece in piccolissimi pezzi che dissemin sul pavimento della foresteria. Dubitava che Shalber
sarebbe tornato l per cogliere quel segno. Era convinta che ormai non si sarebbero pi visti. E quella
considerazione un po' le fece male. Evit di pensarci. Anzi, si promise che avrebbe accantonato
l'accaduto. Aveva altro da fare. Doveva andare in Questura a ritirare l'ordine di servizio, poi si sarebbe
fatta consegnare copia della documentazione su Jeremiah Smith. Avrebbe ripercorso quegli
avvenimenti, guidata da un'intuizione: se il caso interessava i penitenzieri, non era affatto chiuso.
Ore 8.01
Marcus era seduto a uno dei lunghi tavoli di una mensa della Caritas. C'erano dei crocifissi
appesi alle pareti e poster con la parola di Dio. Un profumo penetrante di brodo e soffritto si spargeva
per il refettorio. A quell'ora del mattino, i senza dimora che abitualmente frequentavano il posto erano
andati via e le cucine iniziavano a preparare il pranzo. Di solito, per la colazione si mettevano in fila
dalle cinque. Verso le sette erano di nuovo per strada, tranne quando pioveva o faceva freddo, allora
qualcuno si tratteneva un po'. Marcus sapeva che molti di loro  sicuramente non la maggioranza  non
erano pi capaci di stare al chiuso e rifiutavano qualsiasi sistemazione, che fosse una comunit o un
dormitorio anche solo per una notte. Si trattava soprattutto di chi aveva trascorso molto tempo in
carcere o in istituto psichiatrico. La perdita temporanea della libert li aveva privati dell'orientamento.
E adesso non sapevano pi da dove venissero e dove fosse casa.
Don Michele Fuente li accoglieva con un sorriso schietto, dispensando insieme pasti caldi e
calore umano. Marcus lo osservava mentre dava disposizione ai collaboratori perch tutto fosse in
ordine per la nuova orda di disperati che si sarebbe riversata silenziosamente nel giro di qualche ora. In
confronto a quel prete e alla missione che si era prefisso, si sentiva un sacerdote incompleto. Molte
cose erano svanite dalla sua memoria, ma anche dal suo cuore.
Quando ebbe terminato, don Michele and a sedersi di fronte a lui. Padre Clemente mi ha
avvertito della sua visita, limitandosi a riferirmi che anche lei  un prete e che non avrei dovuto
chiedere il suo nome.
Se non le dispiace.
Non mi dispiace, conferm il sacerdote. Era un tipo grassoccio, con le gote gonfie e
perennemente arrossate, l'abito talare era cosparso di briciole e macchie d'unto. Aveva circa
cinquant'anni, le mani piccole, i capelli spettinati. Portava un paio d'occhiali dalla montatura nera e
rotonda, al polso aveva un orologio di plastica che guardava in continuazione e indossava scarpe da
ginnastica Nike sformate.
Tre anni fa, lei ha raccolto una confessione, disse Marcus. Non era una domanda.
Be', da allora ne ho sentite tante altre.
Quella, per, dovrebbe ricordarsela. Non capita tutti i giorni di ascoltare un aspirante suicida.
Don Michele non rimase sorpreso, ma dal suo volto svan ogni cordialit. Come da prassi, ho
trascritto le parole del penitente e le ho trasmesse alla penitenzieria. Non potevo assolverlo, il peccato
che mi confess era terribile.
Ho letto il resoconto, ma vorrei risentirlo dalla sua voce.
Perch? la domanda conteneva anche un'invocazione, il sacerdote provava disagio a tornare
sull'argomento.
Sarebbe importante per me ricavare un'impressione originale. Ho bisogno di cogliere tutte le
sfumature di quel colloquio.
Don Michele parve convincersi. Erano le undici di sera, stavamo chiudendo. Ricordo di aver
notato quell'uomo, fermo dall'altro lato della strada. Era rimasto l tutta la sera, poi ho compreso che
stava cercando il coraggio per entrare. Quando l'ultimo ospite usc dalla mensa, finalmente si decise.
Venne direttamente da me, chiedendomi di confessarlo. Non l'avevo mai visto prima. Indossava un
pesante cappotto e un cappello, non se li tolse per tutto il tempo, come uno che ha fretta. E frettolosa fu
la nostra chiacchierata. Non cercava conforto, n comprensione, voleva solo sgravarsi di un peso.
Cosa le disse, esattamente?
Il sacerdote si gratt la barba grigia e incolta che gli macchiava a chiazze il viso. Compresi
subito che aveva in mente di compiere qualcosa di estremo. C'era un tormento nei suoi gesti, nella sua
voce, che mi fece capire che le sue intenzioni erano serie. Sapeva che per quello che stava per fare non
c'era perdono, ma non era venuto a farsi assolvere dal peccato che ancora non aveva commesso. Fece
una pausa. Non chiedeva perdono per la vita che voleva togliersi, bens per quella che aveva
strappato.
Don Michele Fuente era un prete di strada, costantemente a contatto con le brutture del mondo.
Ma Marcus non biasimava il suo disagio: in fondo, aveva ascoltato la confessione di un peccato
mortale. Chi aveva ucciso, e perch?
Il sacerdote si sfil gli occhiali e inizi a pulirli con la tonaca. Non me lo disse. Quando glielo
chiesi, fu evasivo. Come motivazione per quella reticenza, addusse che era meglio che non ne venissi a
conoscenza, altrimenti avrei corso dei pericoli. Voleva solo essere assolto. Quando gli comunicai che,
per la gravit della sua colpa, un semplice prete non avrebbe potuto farlo, ci rimase male. Mi ringrazi
e and via senza aggiungere una parola.
Per quanto quel resoconto fosse scarno, evasivo e non contenesse indizi, era comunque tutto ci
che Marcus aveva a disposizione. Nell'archivio della penitenzieria le confessioni di omicidi erano
classificate in un apposito settore. La prima volta che vi aveva messo piede, Clemente gli aveva fatto
un'unica raccomandazione: Non dimenticare che ci che leggerai non  il verbale catalogato in un
database della polizia. In quel caso, l'oggettivit  una specie di barriera protettiva. Nel nostro, invece,
la visione di quanto accaduto  soggettiva, perch  sempre l'assassino che racconta. A volte ti
sembrer di essere al suo posto. Non permettere al male d'ingannarti, ricorda che si tratta di
un'illusione. Potrebbe essere pericoloso. Leggendo quelle parole, Marcus era colpito dai dettagli.
C'era sempre qualcosa in quei racconti che sembrava sfuggire dal contesto. Un assassino, per esempio,
ricordava il particolare delle scarpe rosse della vittima, e il prete aveva riportato anche quello nella sua
trascrizione. Non aveva alcuna rilevanza, non avrebbe influenzato il giudizio. Ma era come se, in un
elenco di orrori e violenze, si volesse creare una via di fuga, un'uscita d'emergenza. Scarpe rosse: una
macchia di colore interrompeva per un attimo la narrazione, consentendo a chi leggeva di riprendere
fiato. Nel resoconto di don Michele mancava un dettaglio del genere. E Marcus sospettava che la
trascrizione fosse parziale. Lei sa chi fosse il penitente, non  cos?
Il sacerdote esit troppo, dando a intendere che, in effetti, era vero. L'ho riconosciuto qualche
giorno dopo, sui giornali.
Ma quando ha riportato la confessione non ha inserito il nome.
Ho consultato il vescovo, mi ha consigliato di omettere l'identit.
Perch?
Perch tutti credevano che fosse un uomo buono, disse lapidario. Ha costruito un grande
ospedale in Angola, il paese africano  uno dei pi poveri del mondo. Il vescovo mi persuase che non
era necessario infangare la memoria di un grande benefattore, ma era meglio preservarne l'esempio.
Perch ormai il giudizio su di lui non spettava pi a noi.
Come si chiamava? insistette Marcus.
Il prete sospir. Alberto Canestrari.
Intu che ci fosse dell'altro, ma non voleva forzare il sacerdote. Rimase a osservarlo in silenzio,
aspettando che fosse lui a parlare.
C' un'altra cosa, aggiunse don Michele Fuente con qualche timore. I giornali scrissero che
era morto per cause naturali.
Alberto Canestrari non era soltanto un chirurgo di fama internazionale, un luminare della
scienza medica e un innovatore della sua professione. Era soprattutto un filantropo.
L'immagine scaturiva dalle targhe di merito appese alle pareti del suo studio in via Ludovisi.
Ma anche dagli articoli di stampa incorniciati che descrivevano le numerose scoperte con cui aveva
perfezionato la tecnica chirurgica ed encomiavano la sua generosit per aver esportato le sue capacit
nei paesi del Terzo Mondo.
La sua opera pi grande era l'edificazione di un grande ospedale in Angola, dove si recava a
operare di persona.
Quegli stessi giornali che ne avevano celebrato la figura avrebbero poi riportato la notizia della
morte improvvisa per cause naturali.
Marcus si era introdotto in quello che un tempo era il suo ambulatorio, al terzo piano di un
palazzo signorile a due passi da via Veneto, e scorreva con lo sguardo quei cimeli, scrutando il volto
sorridente del medico cinquantenne nelle foto di rito, ritratto insieme a varie personalit, ma anche con
i pazienti  molti dei quali indigenti  che gli dovevano la guarigione e, in alcuni casi, la vita stessa.
Erano la sua grande famiglia. Avendo dedicato l'intera esistenza alla professione, il chirurgo non si era
sposato.
Se avesse dovuto giudicare l'uomo dal florilegio di aggettivi disseminati su quel muro, Marcus
non avrebbe avuto dubbi a definirlo un buon cristiano. Ma poteva essere una facciata: l'esperienza lo
invitava a essere prudente nei giudizi. Soprattutto alla luce delle parole che il chirurgo aveva
pronunciato pochi giorni prima di morire, nella sua ultima confessione.
Per il mondo intero, Alberto Canestrari non si era suicidato.
A Marcus riusciva difficile immaginare che all'annuncio dell'intenzione di farla finita avesse
davvero fatto seguito la sconcertante puntualit di un decesso per cause naturali. C' dell'altro, si disse.
L'ambulatorio constava di una grande sala d'aspetto, di una segreteria per smistare i pazienti, di
una stanza con una grande scrivania in mogano circondata da una vasta raccolta di libri di medicina,
molti dei quali rilegati. Una porta scorrevole nascondeva un piccolo studio per le visite arredato con un
lettino, alcune attrezzature e un armadietto per i farmaci. Marcus, per, si ferm nella stanza di
Canestrari. C'era un salottino con dei divani in pelle, come la poltrona girevole su cui  sempre
secondo le ricostruzioni dei media  il chirurgo era stato rinvenuto cadavere.
Perch sono qui? si domand.
Se davvero quell'uomo aveva ucciso, la questione era ormai chiusa. Marcus non avrebbe
dovuto preoccuparsi. L'assassino era morto e il misterioso penitenziere stavolta non avrebbe potuto
procurare alcuna vendetta. Ma se l'aveva condotto fin l, la verit non poteva essere tanto elementare.
Una cosa per volta, disse fra s. Il primo passo era accertare i fatti e la prima anomalia da
risolvere era il suicidio.
Canestrari non aveva moglie e figli, dopo il decesso si era accesa una disputa ereditaria fra i
nipoti. Per questo lo studio medico, oggetto di contesa legale, era rimasto inalterato negli ultimi tre
anni. Le finestre dell'appartamento erano serrate e su ogni oggetto si era depositato uno spesso strato di
polvere. La stessa che aleggiava come nebbia brillante nei sottili fasci di luce che filtravano fra le
imposte. Nonostante il tempo l'avesse preservato con la sua indifferenza, quel luogo non aveva certo
l'aspetto di una scena del crimine. Marcus aveva quasi voglia di rimpiangere i vantaggi di una morte
violenta, cos foriera di tracce a cui aggrappare le sue deduzioni. In mezzo al caos generato dal male era
pi facile scorgere l'anomalia che gli serviva. Invece, nella falsa quiete di quel posto sarebbe stato
complesso scovarla. Stavolta la sfida richiedeva un drastico cambiamento. Avrebbe dovuto
immedesimarsi in Alberto Canestrari.
Cosa conta di pi per me? si domand. La fama m'interessa, ma non  essenziale: purtroppo
non si diventa popolari salvando vite o con la beneficenza. Allora la professione. Il mio talento  pi
importante per gli altri, perci non  questo che davvero mi sta a cuore.
La soluzione venne da sola, guardando ancora la parete che celebrava il medico. Il mio nome,
questo conta davvero. La reputazione  il bene pi prezioso che possiedo.
Perch sono convinto di essere un uomo buono.
And a sedersi sulla poltrona di Canestrari. Congiunse le mani sotto al mento, ponendosi
un'unica, essenziale domanda.
Come faccio a suicidarmi lasciando credere a tutti di essere morto per cause naturali?
Ci che il chirurgo temeva maggiormente era lo scandalo. Non avrebbe mai tollerato di lasciare
un pessimo ricordo di s. Perci doveva aver escogitato un modo. Marcus era convinto che la risposta
fosse molto vicina.
A portata di mano, disse. Poi fece ruotare la poltrona verso la libreria alle sue spalle.
Simulare una morte naturale non doveva essere un problema per chi conosceva a fondo i segreti
della vita. Era sicuro che ci fosse un metodo semplice e insospettabile. Nessuno avrebbe indagato,
nessuno avrebbe approfondito, perch si trattava pur sempre della scomparsa di un uomo integerrimo.
Marcus si alz e cominci a consultare i titoli dei libri impilati sugli scaffali. Impieg un po' di
tempo per trovare ci che gli serviva. Sfil il volume.
Il libro era un compendio delle sostanze velenose presenti in natura o artificiali.
Cominci a sfogliarlo. Vi erano elencate essenze e tossine, acidi minerali e vegetali, alcalini
caustici. Si andava dall'arsenico all'antimonio, dalla belladonna alla nitrobenzina, fenacetina e
cloroformio. Verific la posologia mortale dei principi attivi, il loro impiego e gli effetti collaterali.
Finch non s'imbatt in quella che si avvicinava a una risposta.
Succinilcolina.
Si trattava di un rilassante muscolare impiegato in anestesia. Canestrari era un chirurgo, doveva
conoscerlo bene. Nella spiegazione veniva paragonato a una specie di curaro sintetico, perch
possedeva la capacit di paralizzare i pazienti per la durata dell'intervento, onde prevenire la pericolosa
eventualit di spasmi o movimenti inconsulti.
Leggendo le propriet del farmaco, Marcus giunse alla conclusione che a Canestrari sarebbe
bastata una dose di un milligrammo per bloccare i muscoli della respirazione. Pochi minuti e sarebbe
soffocato. Un'eternit in quelle circostanze, una morte atroce, la meno preferibile, ma molto efficace,
perch la paralisi del corpo avrebbe reso il processo irreversibile. Una volta iniettato il farmaco, non ci
sarebbe stato tempo per un ripensamento.
Ma il chirurgo l'aveva scelto anche per un altro motivo.
Marcus si stup che la qualit principale della succinilcolina fosse che nessun esame
tossicologico sarebbe stato in grado di identificarla in quanto composta da acido succinico e colina:
sostanze normalmente presenti nel corpo umano. La causa della morte sarebbe stata scambiata per un
malore. E nessun medico legale sarebbe andato a cercare un piccolissimo foro di siringa, per esempio,
fra le dita dei piedi.
Il suo buon nome sarebbe stato salvo.
Gi... e la siringa? Se qualcuno l'avesse trovata accanto al corpo, addio simulazione di morte
naturale. Quel dettaglio non quadrava col resto.
Marcus volle rifletterci. In attesa del dossier di Clemente, prima di recarsi l aveva letto su
Internet che a rinvenire il cadavere del chirurgo era stata l'infermiera il mattino dopo, all'orario
d'apertura dell'ambulatorio. Era possibile che fosse stata lei a sbarazzarsi della prova imbarazzante che
non si era trattato di una morte naturale.
Troppo aleatorio, si disse Marcus: la donna poteva anche non farlo. Invece Canestrari era sicuro
che la siringa sarebbe stata rimossa. Perch?
Marcus guard il luogo in cui il celebre medico aveva deciso di togliersi la vita. L'ambulatorio
era il centro del suo universo. Ma non era quello il motivo per cui l'aveva scelto. Aveva la certezza che
qualcuno avrebbe portato a termine il suo piano. Qualcuno che aveva interesse a far sparire la siringa.
L'ha fatto qui perch sapeva di essere osservato.
Marcus si alz di scatto. Cercando subito d'individuare qualcosa nella stanza. Dove possono
averle piazzate? Nell'impianto elettrico, fu la risposta.
Punt l'interruttore della luce affisso alla parete. Vi si avvicin, notando che c'era un piccolo
foro sulla placca. Per rimuoverla si serv di un tagliacarte che stava sulla scrivania. Prima allent le viti,
poi la sradic letteralmente dal muro.
Gli bast un'occhiata per riconoscere il cavo di un trasmettitore che s'intrecciava coi fili
elettrici.
Chiunque avesse nascosto la microcamera era stato bravo.
Ma se qualcuno stava sorvegliando lo studio medico all'epoca del suicidio di Canestrari, perch
quell'aggeggio dopo tre anni era ancora l? Marcus si rese conto di essere in imminente pericolo. A
quel punto, la sua presenza nell'ambulatorio doveva essere stata gi segnalata.
Mi hanno lasciato fare per capire chi fossi. Ma adesso stanno venendo qui.
Doveva andare via subito. Si apprestava a guadagnare l'uscita, quando sent un rumore
provenire dal corridoio. Stando ben attento, si sporse appena oltre la soglia e vide avvicinarsi un
energumeno in giacca e cravatta che faceva fatica a dosare il peso della propria stazza per camminare
senza fare chiasso. Marcus si ritrasse prima di essere visto. Non aveva scampo. Era l'unica via di fuga e
al momento era occupata da quella montagna umana.
Si guard intorno e vide la porta scorrevole che introduceva nello studio per le visite. Avrebbe
potuto nascondersi l. Se l'uomo fosse entrato nella stanza, lui avrebbe avuto pi spazio per sfuggire
alla sua presa: in fondo era pi agile, sarebbe stato sufficiente correre.
L'uomo giunse sulla soglia e si blocc, cercando l'intruso. Il capo ruotava lentamente sul collo
massiccio. Due piccolissimi occhi esploravano la penombra senza scorgere nulla. Poi not la porta a
scomparsa che conduceva nel locale adiacente. Si avvicin e infil le grosse dita nella fessura dello
stipite. Con un gesto secco, apr e irruppe nello studio. Non fece in tempo a realizzare che era vuoto: la
porta dietro di lui si richiuse velocemente.
Marcus si compliment con se stesso per aver cambiato il piano all'ultimo momento. Si era
nascosto sotto la scrivania di Canestrari e, appena l'uomo si era infilato nella trappola, era saltato fuori
per chiuderlo dentro. Ma proprio mentre si compiaceva della propria astuzia, si rese conto che la chiave
della porta non girava nella serratura. La porta scorrevole inizi a vibrare per i colpi inferti. Marcus
lasci la presa e si mise a correre. Era nel corridoio e poteva sentire il passo dell'energumeno che si era
liberato e guadagnava terreno. Riusc a raggiungere il pianerottolo, dopo aver sbattuto la porta dietro di
s per rallentare l'inseguitore. Ma serv a poco. Stava per continuare la fuga per la scala principale,
quando ipotizz che l'uomo alle sue spalle potesse essere venuto con un complice che magari teneva
d'occhio l'entrata. Intravide un'uscita d'emergenza e decise di usarla. Le scale erano pi strette e le
rampe pi corte, fu costretto a saltarle per conservare il proprio vantaggio. L'energumeno per era
molto pi scattante di quanto avesse calcolato e stava quasi per raggiungerlo. I tre piani che li
separavano dalla strada gli sembrarono tantissimi. Dietro l'ultima porta c'era la salvezza. Quando la
spalanc, invece che per strada si ritrov in un parcheggio sotterraneo. Era deserto. In fondo al vasto
ambiente, vide un ascensore le cui porte si stavano aprendo. Quando lo fecero, invece di offrirgli una
nuova via di fuga, svelarono l'esistenza di un secondo uomo in giacca e cravatta che lo riconobbe e si
mise a correre verso di lui. Con due inseguitori alle calcagna non ce l'avrebbe fatta. Inizi a mancargli
il fiato e temeva di crollare da un momento all'altro. Imbocc la rampa per le vetture, cominci a salire
mentre alcune auto gli venivano incontro in senso opposto. Un paio lo schivarono per poco, i clacson
protestarono. Quando spunt in superficie, i due l'avevano quasi raggiunto. Ma si bloccarono di colpo.
Davanti a loro c'era lo sbarramento umano di una comitiva di turisti cinesi.
Marcus se n'era servito per far perdere le proprie tracce. E adesso osservava da un angolo lo
sconcerto degli inseguitori, piegato per la fatica, cercando di riprendere fiato.
Chi erano quei due? Chi li mandava? C'entrava forse qualcun altro con la morte di Alberto
Canestrari?
Ore 11.00
Si present alla pattuglia di guardia davanti al cancello della villa di Jeremiah Smith col
distintivo appeso al collo e sbandierando l'ordine di servizio che le aveva inviato De Michelis. Gli
agenti controllarono le sue credenziali scambiandosi divertiti sguardi d'intesa. Sandra aveva
l'impressione che improvvisamente il genere maschile avesse ricominciato a interessarsi a lei. E sapeva
anche perch. Era stata la notte trascorsa con Shalber a toglierle di dosso la puzza di tristezza. Sopport
la procedura con maliziosa rassegnazione, poi gli agenti la lasciarono passare, scusandosi per averla
trattenuta.
S'incammin lungo il viale d'accesso della dimora degli Smith. Il giardino era in stato di
abbandono. L'erba era cresciuta fino a ricoprire le grandi fioriere di pietra. Statue di ninfe e veneri
spuntavano qua e l, alcune senza arti. La salutavano con gesti incompleti, ma ancora pieni di grazia.
L'edera aveva aggredito una fontana, l'acqua stagnava nella vasca di un colore verdastro. La casa era
un monolito ingrigito dal tempo. Vi si accedeva da una scala larga alla base, che poi si stringeva verso
l'alto. Invece di slanciare la facciata, sembrava la sostenesse come un piedistallo.
Sandra sal, alcuni gradini erano rotti. Quando varc l'ingresso, la luce del giorno svan
all'improvviso, assorbita dalle pareti scure di un lungo corridoio. Fu una sensazione strana. Come se un
buco nero risucchiasse ogni cosa. E tutto ci che entrava, non potesse pi uscire.
La Scientifica stava ancora eseguendo i rilievi, ma il grosso del lavoro era gi stato fatto. I
colleghi erano intenti a esaminare i mobili. Tiravano via i cassetti e li rovesciavano sul pavimento,
quindi ne setacciavano il contenuto. Sfoderavano i divani, svuotavano i cuscini e qualcuno auscultava i
muri con un fonendoscopio in cerca di spazi vuoti che potessero fungere da nascondigli.
Un uomo alto e magro, con un vestito sgargiante, stava dando istruzioni agli agenti dell'unit
cinofila, indirizzandoli in giardino. Si accorse della sua presenza e le fece cenno di aspettarlo. Sandra
annu e si ferm nell'ingresso. I poliziotti con i cani uscirono dalla casa, gli animali tiravano verso il
giardino. A quel punto, l'uomo le venne incontro.
Sono il commissario Camusso. Le porse la mano. Indossava un completo porpora e una
camicia a righe dello stesso colore nonch una cravatta gialla come tocco finale. Un perfetto dandy.
Sandra non si lasci distrarre dall'abbigliamento eccentrico del collega, anche se lo trovava un
sollievo per lo sguardo  e per l'umore  in mezzo al nero che li circondava. Vega.
So chi  lei, mi hanno avvertito. Benvenuta.
Non voglio esservi d'intralcio.
Non si preoccupi. Qui abbiamo quasi finito. Il circo smonta le tende nel pomeriggio: mi sa che
per lo spettacolo  arrivata un po' tardi.
Avete Jeremiah Smith e le prove che lo collegano ai quattro omicidi, cosa state cercando?
Non sappiamo quale fosse la sua 'sala giochi'. Le ragazze non sono state ammazzate qui. Le
teneva prigioniere per un mese. Nessuna violenza sessuale. Le legava, ma non c'era alcun segno di
tortura sui cadaveri: dopo trenta giorni le sgozzava e punto. Ma aveva comunque bisogno di un
posticino tranquillo dove poter fare in pace i propri comodi. Speravamo di trovare qualcosa che ci
indirizzasse alla prigione, ma niente da fare. Lei invece cosa cerca?
Il mio capo, l'ispettore De Michelis, vuole che rediga un rapporto dettagliato sul serial killer.
Sa, non capitano spesso casi del genere. Per noi della Scientifica rappresentano un'ottima occasione per
fare esperienza.
Capisco, disse l'altro, senza alcun interesse ad accertare se gli avesse riferito la verit.
Che ci fa ancora qui l'unit cinofila?
I cani da cadavere faranno un altro giro in giardino: potrebbe sempre spuntare qualche corpo,
non  la prima volta che succede. Con tutta la pioggia dei giorni scorsi non  stato possibile. Comunque
dubito che riusciranno a fiutare qualcosa: il terreno  umido e sprigiona troppi odori. Gli animali ne
sono ubriachi, e non hanno la capacit di orientarsi. Il commissario fece un cenno a uno dei suoi
sottoposti che si avvicin portandogli un fascicolo. Ecco, questo  per lei. Contiene le risultanze sul
caso di Jeremiah Smith. Trover rapporti, profili dell'assassino e delle quattro vittime e, ovviamente,
tutto il corredo fotografico. Se ne vuole una copia, deve fare domanda al magistrato competente. Perci
questo me lo restituir quando avr terminato.
D'accordo, non mi servir per molto, rispose Sandra, prendendo in consegna la
documentazione.
Mi sembra tutto, no? Pu andare dove vuole, non credo che le serva una guida.
Far da sola, grazie.
Il commissario le porse copriscarpe e guanti in lattice: Bene, allora buon divertimento.
In effetti, andare in giro in questo posto mette addosso il buonumore.
Gi, allegro come bambini che giocano a nascondino in un cimitero.
Sandra aspett che Camusso si allontanasse, quindi prese il cellulare con l'intenzione di fare
delle foto alla casa. Apr il fascicolo e lesse rapidamente l'ultimo rapporto. Si riferiva alle modalit con
cui era avvenuta l'individuazione del serial killer. Mentre leggeva, stent a credere che le cose fossero
andate cos com'erano descritte.
Si avvi verso la stanza in cui Jeremiah Smith era stato rinvenuto agonizzante dall'equipaggio
di un'ambulanza.
Nel soggiorno i tecnici della Scientifica avevano terminato da tempo il loro lavoro. Sandra si
trov sola. Guardandosi intorno, prov a immaginare la scena. I soccorritori arrivano e trovano l'uomo
riverso in terra. Cercano di rianimarlo, ma  molto grave. Lo stanno stabilizzando per portarlo via, ma
una di loro  il medico aggregato all'ambulanza  si accorge di un oggetto presente nella camera.
Un pattino a rotelle rosso con le fibbie dorate.
Si chiama Monica ed  la sorella di una delle vittime di un serial killer che da sei anni rapisce e
uccide ragazze. I pattini appartenevano alla gemella. L'altro si trovava al piede del suo cadavere.
Monica capisce di avere di fronte l'assassino. L'infermiere che  insieme a lei  al corrente della storia,
come tutti in ospedale. Sandra sapeva come andavano certe cose, in polizia accadeva lo stesso: i tuoi
compagni di lavoro diventano una specie di seconda famiglia, perch  l'unico modo per fronteggiare il
dolore e l'ingiustizia che ci si trova davanti ogni giorno. Da quel legame scaturiscono nuove regole e
una specie di patto solenne.
Perci, a quel punto, Monica e l'infermiere potrebbero lasciare che Jeremiah Smith crepi, come
meriterebbe.  in condizioni disperate, nessuno potrebbe accusarli di negligenza. Invece decidono di
tenerlo in vita. Anzi, lei decide di salvarlo.
Sandra era sicura che le cose fossero andate in quella maniera, come lo sapevano gli sbirri che
si trovavano nella villa in quel momento. Anche se nessuno ne faceva parola.
Il destino aveva giocato una strana partita in quella casa. La casualit era talmente perfetta che
le era impossibile immaginare una dinamica diversa. Non si organizza una cosa del genere, si disse. Ma
c'erano aspetti della vicenda che non le tornavano.
Il tatuaggio di Jeremiah Smith.
Sul torace si era inciso la parola Uccidimi. Nel fascicolo, accanto alla foto della scritta, c'era
una perizia calligrafica che confermava che l'aveva realizzata lui. Per quanto fosse l'emblema di una
perversione sadomasochista, era singolare che quell'invito corrispondesse alla scelta davanti alla quale
si era trovata Monica.
Sandra scatt una serie di foto della stanza. Alla poltrona di Jeremiah Smith, a una tazza di latte
andata in frantumi sul pavimento, al modello antiquato di un televisore. Quando ebbe finito, avvert un
senso d'improvvisa claustrofobia. Per quanto fosse abituata alla vista di scene cruente, la morte le
sembrava pi palpabile e indecente fra quegli oggetti tanto familiari.
Era insopportabile, tanto che sent il bisogno di uscire dalla casa.
Ci sono oggetti che tengono legati i morti al mondo dei vivi. Bisogna trovarli e liberarli.
Un nastro per capelli, un braccialetto di corallo, una sciarpa... E un pattino a rotelle.
Sandra pass in rassegna il breve elenco dei feticci rinvenuti dalla polizia in casa di Jeremiah
Smith, che lo collegavano alle vittime. Anzi, si poteva affermare che le quattro ragazze uccise, in
qualche maniera, si identificassero con quegli oggetti.
Si era fermata su un sedile di pietra nel giardino della villa, a riprendere fiato. Poco prima, era
sfilata di corsa davanti ai colleghi e si era rifugiata all'aperto per evitare i loro sguardi. Era piacevole
stare l, accarezzata dal sole del mattino, con gli alberi che si lasciavano solleticare dai rapidi passaggi
del vento, il fruscio delle foglie sembrava una risata.
Quattro vittime in sei anni, si ripet Sandra. In comune un taglio netto alla giugulare. Una
specie di sorriso scavato col coltello nella gola.
La sorella di Monica si chiamava Teresa. Aveva ventun anni e amava pattinare. In una
domenica pomeriggio come tante, era sparita. In realt il pattinaggio era una scusa: le piaceva un
ragazzo e voleva incontrarlo. Chiss per quanto Teresa era rimasta ad aspettarlo alla pista, perch lui
quel giorno non si era presentato. Forse Jeremiah l'aveva puntata in quel frangente, mentre era tutta
sola al tavolino di un chiosco di bibite. L'aveva avvicinata con una scusa, le aveva offerto da bere. La
Scientifica aveva individuato tracce di GHB  il famigerato Rufis  in un bicchiere d'aranciata. Un
mese dopo, Jeremiah aveva restituito il corpo, lasciandolo in riva al fiume con gli stessi abiti che
indossava il giorno in cui era sparita.
Tutti al fast food ricordavano il nastro di raso azzurro con cui Melania  ventitr anni 
raccoglieva i capelli biondissimi. La divisa delle cameriere non era un granch, lei invece ci teneva ad
apparire. La vivacizzava con quel tocco anni Cinquanta, decisamente vintage. Il pomeriggio in cui era
stata rapita stava andando al lavoro. L'ultima volta che qualcuno l'aveva vista aspettava l'autobus. Il
suo corpo riapparve dopo trenta giorni in un parcheggio. Uccisa e rivestita. Ma il nastro fra i suoi
capelli era sparito.
Vanessa a diciassette anni era fissata con la palestra. Ci andava ogni giorno a fare spinning. Non
mancava un allenamento, perfino quando stava poco bene. Quando spar, era raffreddata. Sua madre le
aveva rifilato una predica cercando di convincerla a saltare la lezione per quel giorno. Visto che non
riusciva a farle cambiare idea, le aveva dato una sciarpa di lana perch almeno si coprisse un po' di pi.
Per accontentarla, Vanessa l'aveva indossata. La madre non poteva sapere che la sciarpa rosa non
sarebbe bastata a proteggerla dal pericolo che l'attendeva. Il narcotico stavolta era nascosto nella
bottiglietta di un integratore di sali minerali.
Cristina detestava il suo braccialetto di corallo. Ma l'aveva detto solo a sua sorella. Era stata lei
a notarne l'assenza al polso mentre riconosceva il cadavere all'obitorio. Gliel'aveva regalato il
fidanzato, e Cristina lo indossava lo stesso. Avevano entrambi ventotto anni e stavano progettando il
matrimonio. Forse era per quello che era un po' tesa. Tutti quei preparativi e poco tempo a
disposizione, cos da un po' aveva iniziato a cercare rapidi sistemi per rilassare i nervi. Bere alcolici
aiutava. Iniziava la mattina e andava avanti fino a sera, un po' alla volta, senza mai sbronzarsi
veramente. Nessuno si era accorto che stava diventando un problema. Jeremiah Smith, per, l'aveva
notato. Gli era bastato seguirla in qualche bar per comprendere che con lei sarebbe stato pi facile che
con le altre.
Cristina era stata l'ultima vittima del serial killer.
Quei ritratti erano il risultato delle testimonianze di parenti, amici e fidanzati. Ognuno aveva
aggiunto un dettaglio intimo, che coloriva la fredda cronaca dei fatti. Perch quelle ragazze apparissero
per ci che erano realmente.
Persone, non oggetti, si disse Sandra. E oggetti come persone. Perch un nastro per capelli, un
braccialetto di corallo, una sciarpa e un pattino a rotelle avevano sostituito chi se n'era andato
nell'immaginario di chi gli aveva voluto bene.
Ma dalla lettura di quei profili emergeva anche un dato contraddittorio. Le quattro ragazze non
erano sprovvedute. Avevano una famiglia, amici, regole di condotta, esempi da seguire. Eppure si
erano lasciate avvicinare da un uomo insignificante come Jeremiah Smith. Un cinquantenne, non certo
bello, che era riuscito a offrire loro da bere e a soggiogarle. Perch avevano accettato le sue attenzioni?
Agiva alla luce del sole e carpiva la loro fiducia. Come faceva?
Sandra era convinta che la risposta non fosse tra quei feticci. Richiuse il fascicolo, sollev il
capo e si lasci accarezzare dalla brezza. Anche lei per diverso tempo aveva identificato David con un
oggetto.
Una terribile cravatta verde ramarro.
Sorrise mentre ci ripensava. Era anche pi brutta di quella gialla indossata dal commissario che
l'aveva accolta poco prima. David non metteva mai abiti eleganti, gli dava fastidio conciarsi come un
damerino.
Dovresti farti un frac, lo punzecchiava lei. Tutti i ballerini di tip-tap ne hanno uno, Fred.
Perci possedeva solo quella cravatta. Quando gli addetti alle pompe funebri le avevano chiesto gli
abiti da mettergli nella bara, lei era caduta dalle nuvole. A ventinove anni non avrebbe mai immaginato
di dover prendere una simile decisione. Doveva scegliere qualcosa che rappresentasse David. Inizi a
rovistare disperatamente fra i suoi vestiti. Selezion una sahariana, una camicia azzurra, pantaloni cachi
e scarpe da ginnastica. Era cos che lo ricordavano tutti. Ma fu proprio in quel frangente che si accorse
che la cravatta verde ramarro era sparita. Non riusciva a trovarla da nessuna parte e non si dava per
vinta. Mise a soqquadro la casa, era diventata una specie di ossessione. Poteva sembrare una follia, ma
aveva gi perso David e non poteva sopportare di rinunciare ad altro. Fosse pure un'orribile cravatta
verde ramarro.
Poi un giorno ricord esattamente dov'era finita. Le venne in mente di colpo, mentre non ci
pensava. Come aveva fatto a dimenticarlo?
La cravatta era l'unica prova esistente della volta che aveva mentito a suo marito.
A pochi passi dalla casa di Jeremiah Smith, Sandra pens che il calore del sole e la carezza del
vento fossero immeritati. Apr gli occhi che aveva socchiuso e intravide su di s lo sguardo di un
angelo di pietra. Col suo immobile silenzio, la statua le rammentava che aveva qualcosa da farsi
perdonare. E che il tempo non sempre ci offre l'occasione di rimediare agli errori.
Cosa sarebbe accaduto se il cecchino che le aveva sparato nella cappella di San Raimondo di
Peafort fosse riuscito a ucciderla? Se ne sarebbe andata con quel peso sulla coscienza. Quale oggetto
sarebbe rimasto alla sua famiglia e agli amici per ricordarla? Qualunque cosa fosse, avrebbe nascosto
loro la verit. Cio che non meritava l'amore di David, perch gli era stata infedele.
Le ragazze che Jeremiah ha rapito si sentivano sicure, si disse. Proprio come me prima di
entrare in quella chiesa. Ecco perch sono morte. Ha potuto ucciderle grazie alla voglia che avevano di
vivere, che impediva loro di capire quanto stava per accadergli.
Alle spalle dell'angelo di pietra, Sandra individu i colleghi dell'unit cinofila intenti a
perlustrare con i cani una porzione del giardino. Era come aveva detto Camusso: gli animali apparivano
disorientati dagli odori sprigionati dal suolo. Poco prima il commissario l'aveva fatta passare per una
ricerca di routine, un ulteriore scrupolo per non lasciare nulla d'intentato. Potrebbe sempre spuntare
qualche corpo, non  la prima volta che succede, aveva detto. Ma ormai era capace d'intuire quando
un collega cercava di depistarla. Era un atteggiamento cautelativo che i poliziotti adottavano quando
temevano di essere incappati in una svista, prima che questa gli si ritorcesse contro.
In quel momento, alle sue spalle giunse proprio il commissario Camusso. Tutto bene? le
chiese. Ho visto che prima  uscita dalla villa di corsa e...
Avevo bisogno di un po' d'aria, lo interruppe Sandra.
Scoperto qualcosa d'interessante? Non vorrei che tornasse dal suo superiore a mani vuote.
Era evidente che il collega cercasse solo di essere gentile. Ma Sandra volle cogliere l'occasione.
Una cosa ci sarebbe. Ed  un po' strana. Forse lei potrebbe aiutarmi a capire...
Il commissario la fiss, interdetto. Mi dica.
Sandra scorse un'ombra preoccupata nei suoi occhi. Apr il fascicolo e gli mostr i profili delle
quattro vittime di Jeremiah Smith. Ho notato che l'assassino colpiva mediamente ogni diciotto mesi.
Visto che quando l'avete trovato erano quasi trascorsi e che sapete per certo che portava le ragazze in
un altro posto, mi domandavo se per caso non si preparasse a tornare in attivit. Si fece seria: Come
certamente sapr, nei casi di serial killer gli intervalli di tempo sono cruciali. Se ogni periodo si
scandisce nelle tre fasi di incubazione, programmazione e azione, allora direi che quando si  sentito
male, Jeremiah doveva essere nel pieno della terza.
Il commissario non profer parola.
Sandra lo incalz: E allora mi chiedo se da qualche parte c' una prigioniera che attende il
nostro aiuto.
Lasci che quell'ultima frase decantasse a beneficio di Camusso che, infatti, si rabbui.
 possibile, disse il commissario, e gli cost parecchia fatica.
Sandra intu di non essere stata la sola a formulare simili congetture.  scomparsa un'altra
ragazza?
Camusso si irrigid. Lo sa come vanno queste cose, agente Vega: c' il rischio che circolino
informazioni riservate che possono compromettere l'esito delle indagini.
Cosa teme? La pressione dei giornali? L'opinione pubblica? I suoi superiori?
Il commissario prese tempo. Rendendosi conto che la collega non avrebbe mollato facilmente la
presa, alla fine ammise: Una studentessa di architettura  sparita quasi un mese fa. All'inizio c'erano i
presupposti per pensare a un allontanamento volontario.
Mio Dio. Sandra non riusciva a credere di aver indovinato.
 come diceva lei: i tempi coincidono. Per non ci sono prove, solo sospetti. Ma immagini che
casino se si sapesse che abbiamo sottovalutato la cosa finch non  spuntato fuori Jeremiah Smith.
Sandra non se la sentiva di biasimare i colleghi. A volte i poliziotti agivano sotto pressione e
commettevano degli sbagli. Solo che a loro non venivano perdonati. E andava bene. Perch questo la
gente si aspettava: risposte sicure, una base solida per fare giustizia.
La stiamo cercando, disse subito Camusso.
E non siete i soli, pens Sandra che finalmente aveva compreso quale fosse il ruolo dei
penitenzieri in quella storia.
La statua dell'angelo di pietra proiettava la sua ombra sul commissario.
Come si chiama la studentessa?
Lara.
Ore 11.26
Il lago di Nemi aveva una superficie di appena un chilometro quadrato e mezzo, si trovava sui
Colli Albani, a sud di Roma.
Il bacino, in realt, era un cratere vulcanico. Per molti secoli una leggenda aveva narrato che
nelle profondit custodisse i relitti di due gigantesche navi, riccamente arredate, fatte costruire
dall'imperatore Caligola: veri e propri palazzi galleggianti. I pescatori della zona per parecchio tempo
avevano tirato su reperti. Dopo diversi tentativi, solo nel Novecento, rimuovendo parzialmente l'acqua,
era stato possibile il recupero dei vascelli, che tuttavia erano stati incendiati nel museo che li ospitava,
durante la seconda guerra mondiale. La colpa fu attribuita ai soldati tedeschi, ma non c'era mai stata
una prova definitiva.
Le notizie erano contenute in un dpliant turistico che Clemente gli aveva lasciato nella solita
cassetta postale che impiegavano per scambiarsi documenti. Fra quelle pagine, aveva inserito un breve
dossier sul chirurgo Alberto Canestrari. Niente di particolarmente rilevante, a parte una notizia che
aveva spinto Marcus a compiere una breve gita fuori citt. Mentre costeggiava il lago seduto su un
pullman di linea, rifletteva sul singolare legame fra quei luoghi e il fuoco.
Come a riecheggiare un tragico retaggio, la clinica che Canestrari possedeva a Nemi era stata
distrutta da un rogo doloso. I responsabili non erano stati mai individuati.
Il pullman si arrampicava lungo la stretta strada panoramica, tossendo e lasciando dietro di s
una breve scia di fumo nero. Dal finestrino, Marcus individu l'edificio annerito dalle fiamme, che
godeva ancora di una vista invidiabile sul paesaggio.
Arrivati in prossimit di uno spiazzo, scese dal mezzo pubblico per proseguire a piedi. Super
un cancello accanto al quale campeggiava ancora l'insegna con il nome della clinica, illeggibile perch
coperto dall'edera. Imbocc un viale che attraversava un boschetto. La vegetazione era cresciuta senza
ostacoli, e aveva invaso tutti gli spazi. La clinica si componeva di due piani pi un interrato: in passato
doveva essere stata una casa di villeggiatura, poi trasformata con numerosi accomodamenti.
Questo era il piccolo regno di Alberto Canestrari, pens Marcus osservando la struttura resa
irriconoscibile dalla fuliggine. Qui, l'uomo che si credeva buono regalava la vita.
Marcus s'introdusse nell'andito, attraversando ci che rimaneva di un portone di ferro.
L'interno era spettrale almeno quanto l'esterno. Le colonne che circondavano l'atrio, corrose dalle
fiamme, erano cos sottili che risultava difficile credere che riuscissero ancora a sostenere il peso della
volta. Il pavimento si era sollevato in pi punti e l'erba era cresciuta negli interstizi. Sul soffitto c'era
una voragine da cui si poteva osservare il piano superiore. Davanti a lui s'imponeva una scala che
saliva biforcandosi.
Marcus fece il giro delle stanze, iniziando dal secondo piano. Quel posto sembrava un albergo:
camere singole, dotate di tutti i confort. Da ci che rimaneva degli arredi, si poteva evincere un certo
lusso. La clinica di Canestrari doveva essere molto redditizia. Pass attraverso tre sale operatorie. L il
fuoco aveva dato il meglio di s: concentrandosi come in una fornace alimentata dall'impianto
dell'ossigeno, aveva fuso ogni cosa. Rimaneva un tappeto di strumenti chirurgici e altri oggetti
metallici che avevano opposto resistenza. Il piano terra era nello stesso stato di quello superiore. Le
fiamme erano corse da un ambiente all'altro: si poteva scorgere la loro ombra fugace disegnata sui
muri.
La clinica era vuota al momento dell'incendio. Dopo la morte di Canestrari, i pazienti si erano
dileguati. In fondo, ci che li portava l era una speranza e la fede assoluta nelle doti del chirurgo.
Marcus diede corpo a un'idea che si era fatta strada in lui nell'ultima ora. Se qualcuno aveva
distrutto la clinica dopo il suicidio del medico, forse aveva paura che l fosse nascosto qualcosa di
compromettente. E poteva essere la stessa ragione per cui avevano piazzato delle microcamere nel suo
ambulatorio e per cui quella mattina i due energumeni ce l'avevano tanto con lui. Non sembravano
semplici malintenzionati: indossavano eleganti completi scuri, doveva essere gente del mestiere.
Sicuramente, qualcuno li aveva ingaggiati.
Marcus sperava che il fuoco avesse risparmiato qualcosa. Un presentimento gli diceva che
doveva essere cos, altrimenti anche l'indagine del penitenziere che l'aveva preceduto si sarebbe
interrotta.
Se lui  giunto alla verit, posso arrivarci anch'io.
Nel piano interrato, Marcus si trov di fronte a una stanza dove, secondo il cartello sulla porta,
venivano stoccati i rifiuti ospedalieri. Immagin che successivamente fossero inviati presso apposite
strutture esterne che avevano il compito di smaltirli. Entr nell'ambiente dov'erano presenti dei fusti, in
parte squagliati dal calore. Il pavimento era composto da piccole maioliche decorate di blu, molte delle
quali erano venute via a causa del calore. Le altre erano annerite.
Tranne una.
Marcus si mise carponi per osservarla meglio. Sembrava che qualcuno l'avesse rimossa, ripulita
e rimessa nella sede originaria in un angolo della stanza. Si accorse che non era fissata e non ebbe
difficolt a sollevarla con le dita.
Nascondeva una cavit poco profonda, che s'insinuava sotto la parete. Infil la mano e, dopo
aver tastato un po', estrasse una cassetta di metallo. Il lato pi largo misurava una trentina di centimetri.
Non c'era lucchetto, n serratura. Sollev il coperchio. Non cap subito cosa avesse davanti, ci
mise un po' a comprendere che l'oggetto allungato e biancastro contenuto nella scatola era un osso.
Lo prese e lo osserv, tenendolo con entrambe le mani. Dalla forma e dalle dimensioni, valut
che si trattasse di un omero umano. Gli sembrava di averlo sempre saputo, anche se non capiva da
quale passato provenisse quella nozione. Al momento non ci bad, perch si accorse di conoscere
un'altra verit su quell'osso.
Dallo stato delle calcificazioni, la vittima non aveva ancora raggiunto la pubert.
Allora la vita che Alberto Canestrari aveva sulla coscienza apparteneva a un bambino? L'orrore
travolse Marcus, togliendogli il fiato e facendogli tremare le mani. Non aveva la forza per sopportarlo.
Qualunque fosse la prova a cui Dio lo stava sottoponendo, lui non ne era degno. Stava per farsi il segno
della croce, quando si accorse di un dettaglio.
Una minuscola scritta incisa sull'osso con uno strumento appuntito. Un nome. Astor Goyash.
Mi dispiace, ma quello lo prendo io.
Marcus si gir e vide la pistola nella mano dell'uomo. Lo riconobbe: era l'energumeno in
giacca e cravatta che aveva provato ad aggredirlo nell'ambulatorio di Canestrari qualche ora prima.
Non aveva previsto di rincontrarlo. La situazione in cui si trovavano  a chilometri dal centro
abitato, in mezzo a un bosco e in un luogo abbandonato  lo faceva apparire in netto svantaggio.
Sarebbe morto l, ne era sicuro.
Ma non voleva morire un'altra volta.
La scena gli sembr all'improvviso familiare. Aveva gi provato quella paura davanti a una
pistola. Era successo nella camera d'albergo a Praga, il giorno in cui Devok era stato ucciso.
Improvvisamente, insieme a quell'emozione, Marcus recuper parte della memoria di come si erano
svolti i fatti.
Lui e il suo maestro non avevano fatto da semplici spettatori. C'era stata una colluttazione. E lui
si era opposto al terzo uomo, al sicario mancino.
Cos, mentre porgeva l'omero all'energumeno, Marcus si alz con uno scatto e si avvent
contro di lui. Questi non riusc a opporre la propria stazza perch non si aspettava una reazione tanto
repentina. Indietreggi d'istinto, inciampando in uno dei fusti. Fran sul pavimento, perdendo la
pistola.
Marcus recuper l'arma e gli si par davanti. In lui pulsava una sensazione nuova, mai provata
prima. Non riusciva a controllarla. Era odio. Punt la canna contro la testa dell'uomo. Non si
riconosceva, aveva solo voglia di premere il grilletto. Furono le parole dell'altro a impedirgli di
sparare.
Di sotto! grid l'uomo.
Marcus comprese che di sopra c'era il complice che aveva intravisto quella mattina. Guard
verso la scala: aveva soltanto pochi secondi a disposizione. L'omero era pi vicino all'uomo sul
pavimento. Era rischioso recuperarlo, quello poteva cercare di disarmarlo. E Marcus adesso non aveva
pi la forza di sparargli. Fugg.
Sal le rampe senza incontrare ostacoli. Si diresse verso il retro dell'edificio. Quando fu
all'esterno, guard per un istante l'arma che stringeva in pugno. La gett.
L'unica via di fuga era il crinale della collina. Inizi ad arrampicarsi, sperando che gli alberi
rendessero difficile l'inseguimento. Sentiva solo il proprio respiro affannoso. Dopo un po' si accorse
che nessuno lo stava seguendo. Non ebbe il tempo di comprendere il perch: un proiettile impatt
contro un ramo, a pochi centimetri dalla sua testa.
Era diventato un bersaglio.
Riprese a correre, cercando riparo dietro gli arbusti. I piedi affondavano nella terra e rischiava
di scivolare all'indietro.
Mancavano un paio di metri al ciglio di una strada. Arranc con le mani sul terreno. Altri spari.
C'era quasi. Afferr una radice per tirarsi su e si ritrov su una stradina asfaltata. Rimase disteso a
pancia in gi, pensando che cos non l'avrebbero visto. Si accorse di sanguinare dal fianco destro, ma il
proiettile doveva essere uscito e non sentiva bruciore. Se non si fosse mosso al pi presto da l,
l'avrebbero raggiunto.
Una luce lo abbagli. Era il riflesso del sole sul parabrezza di un veicolo che veniva verso di lui.
Scorse un volto familiare alla guida.
Era Clemente con la sua vecchia Panda. Accost: Sali, svelto.
Marcus entr nell'abitacolo. Che ci fai qui?
Dopo che mi hai detto del tentativo di aggressione all'ambulatorio, ho deciso di venire a
controllare che andasse tutto bene, gli disse Clemente mentre accelerava. Ho visto una macchina
sospetta fuori dalla clinica, stavo per chiamare la polizia. Si accorse della ferita al fianco.
Va tutto bene, lo anticip Marcus per tranquillizzarlo.
Sicuro?
S, ment. Perch non stava affatto bene. Ma non era colpa della pallottola che l'aveva
sfiorato. Era riuscito a sopravvivere ancora una volta all'incontro con la morte. Ma rimpianse di non
avere un'altra amnesia, perch adesso conosceva una cosa di se stesso che non gli piaceva: anche lui
sarebbe stato capace di uccidere. Affront subito un altro argomento: Ho trovato un omero nella
clinica. Presumo che appartenesse a un bambino.
Clemente non disse nulla, per sembrava scosso.
Sono dovuto scappare e l'ho lasciato l.
Non preoccuparti, dovevi prima di tutto pensare a salvarti.
C'era un nome inciso sopra l'osso, disse Marcus. Astor Goyash. Dobbiamo scoprire chi
era.
Clemente lo fiss: Chi , vorrai dire.  ancora vivo e di certo non  pi un bambino.
Ore 13.39
La prima lezione che Sandra Vega aveva imparato  che le case non mentono mai.
Per questo aveva deciso di fare un sopralluogo nell'appartamento di Lara in via dei Coronari.
Sperava di ripristinare i contatti con il penitenziere con la cicatrice sulla tempia, perch voleva sapere
se la ragazza era davvero la quinta vittima di Jeremiah Smith.
Potrebbe essere ancora viva, si diceva. Ma le mancava il coraggio d'immaginare cosa potesse
passare in quei momenti. Perci si prefisse il pi assoluto distacco.
Avrebbe condotto una procedura di fotorilevazione.
Peccato che non avesse la Reflex con s. Ancora una volta, avrebbe dovuto accontentarsi della
fotocamera del cellulare. Ma pi che una necessit, era questione di forma mentis.
Io vedo ci che vede la mia macchina.
Aveva pensato di fare spazio nella memoria del telefono cancellando le foto che aveva scattato
nella cappella di San Raimondo di Peafort. Era inutile tenerle, visto che quel posto non c'entrava nulla
con il caso. Ma poi ci aveva ripensato: erano un utile memento del giorno in cui la morte l'aveva
sfiorata. Avrebbe fatto tesoro dell'esperienza, per non cadere di nuovo in una trappola.
Varcata la soglia in via dei Coronari, fu accolta da un odore di chiuso e umidit. Quel posto
aveva bisogno di un bel ricambio d'aria. Non c'era stato bisogno di chiavi per entrare, la porta era stata
scardinata dalla polizia quando i familiari della ragazza avevano presentato denuncia di scomparsa. Gli
agenti non avevano rilevato nulla d'insolito in quello che era ufficialmente l'ultimo luogo in cui era
stata Lara, prima di sparire nel nulla. Almeno cos affermavano gli amici che l'avevano accompagnata
la sera della sparizione e i tabulati telefonici da cui risultava che la studentessa avesse effettuato due
chiamate da quella casa prima delle ventitr.
Sandra segn a mente quel particolare: se l'avevano rapita, era avvenuto nelle ore successive,
quindi col buio. E ci contravveniva all'abitudine di Jeremiah Smith di agire sempre di giorno. Ha
cambiato modus operandi per lei, si disse. Doveva avere un buon motivo per farlo.
Appoggi per terra la borsa e prese il telefonino. Attiv il display e si apprest a scattare.
Avrebbe seguito alla lettera il manuale, perci per prima cosa declin le proprie generalit come se
indossasse il registratore col microfono ad archetto. Quindi pass alla data e al luogo in cui si trovava.
Avrebbe fornito una descrizione puntuale di ci che vedeva mentre lo immortalava.
L'appartamento  dislocato su due livelli. Al primo piano c' un soggiorno con cucina.
L'arredamento  modesto ma dignitoso. La tipica casa di uno studente fuorisede. Con la differenza che
questa  molto curata. Anche troppo, pens.
Fece una serie di scatti all'ambiente circostante. Quando si volt per inquadrare la porta
d'ingresso, rimase impietrita su un particolare.
Sono presenti due serrature. Una  una catenella e pu essere aperta e chiusa solo dall'interno.
Ma anche quella  divelta.
Come avevano potuto i colleghi non accorgersene? Lara era dentro casa quando era sparita.
Non aveva senso.
Era ansiosa di venire a capo del mistero, ma la scoperta rischiava di distrarla. Registr
l'incongruenza, ma prefer dare la precedenza al piano superiore.
La seconda lezione che Sandra Vega aveva imparato  che anche le case muoiono, come le
persone.
Ma Lara non  morta, si disse per convincersi.
Sandra not subito che, se la studentessa era stata rapita nel sonno, Jeremiah s'era preso la briga
di rifarle il letto e di portarsi via uno zaino e dei vestiti, assieme al suo cellulare. Doveva sembrare un
allontanamento volontario. Ma la serratura lo smentiva. Per aveva avuto tutto il tempo per far sparire
le tracce della sua presenza. Ma come aveva fatto a entrare e uscire se la porta era chiusa dall'interno?
Quel dubbio l'assillava.
Pass a immortalare in rapida sequenza l'orso di peluche fra i cuscini, il comodino con la foto
dei genitori, il tavolo da studio con sopra il progetto incompiuto di un ponte, i tomi di architettura
sistemati nella libreria.
C'era un'anomala simmetria in quella stanza. Sar tipico degli architetti, pens. Lo so che mi
nascondi qualcosa, se quel mostro ti ha scelta  perch ti conosceva. Dimmi che da qualche parte
conservi una traccia che mi porter a lui. Fammi avere la conferma che ho ragione e ti giuro che
smuover il mondo per trovarti.
Mentre invocava un segnale da Lara, Sandra continuava a descrivere a voce alta tutto ci che
vedeva. Non not nulla di particolare, a parte l'ordine maniacale. Allora ripass gli ultimi scatti sul
display del telefono, sperando che un dettaglio le saltasse agli occhi.
Sotto la scrivania, c'era un cestino per la carta straccia colmo di kleenex usati.
La cura che Lara dedicava alla casa le aveva fatto presumere che fosse un tipo abbastanza
pignolo. Compulsiva, fu la parola che le venne in mente. Sua sorella era identica. C'erano cose che
rischiavano di farla impazzire: per esempio, il disegno della sigaretta sull'accendisigari della sua auto
doveva trovarsi sempre in posizione orizzontale, i soprammobili dovevano essere sempre in ordine
crescente d'altezza. Dall'impegno con cui si dedicava a certe manie, sembrava che fosse in gioco il
destino dell'umanit. Anche Lara era cos, la simmetria che Sandra aveva notato poco prima non era
casuale. Perci il fatto che non avesse svuotato quel cestino ricolmo le sembr strano. Sandra pos il
cellulare e si pieg per controllarne meglio il contenuto. In mezzo a fazzolettini usati e vecchi appunti,
trov un foglietto appallottolato. Lo apr. Si trattava dello scontrino di una farmacia.
Quindici euro e novanta, lesse, senza che per fosse indicato l'articolo. Dalla data, risaliva a
un paio di settimane prima che Lara sparisse.
Per un momento, Sandra abbandon la fotorilevazione. Inizi a controllare i cassetti, in cerca
del farmaco che potesse corrispondere a quell'acquisto. Non trov medicine. Allora, stringendo quel
pezzo di carta, ridiscese al piano di sotto e si diresse verso il bagno.
Era un piccolo vano, che ospitava anche un ripostiglio per scope e detersivi. Lo specchio era
anche uno stipetto. Sandra lo apr: i medicinali erano separati dai prodotti cosmetici. Inizi a tirarli
fuori e a controllare il prezzo stampato sulle confezioni. Man mano che procedeva, li riponeva nel
lavabo.
Niente che costasse quindici euro e novanta centesimi.
Ma Sandra sapeva che quell'informazione era importante. Acceler l'operazione, pi per
nervosismo che per necessit. Quando ebbe terminato, si appoggi con entrambe le mani sul bordo di
ceramica, prendendosi qualche secondo per placare l'ansia. Respir profondamente, ma fu costretta a
espirare l'aria perch l dentro l'odore di umidit era pi forte che nel resto della casa. Anche se il
water sembrava pulito, tir lo sciacquone per scaricare l'acqua stagnante e si volt per tornare di sopra.
Allora not il calendario appeso dietro la porta.
Solo una donna pu capire perch un'altra donna ha l'esigenza di tenere un calendario in bagno,
si disse.
Lo stacc dal chiodino a cui era appeso e inizi a sfogliarlo, andando a ritroso nel tempo. In
tutte le pagine erano cerchiati in rosso dei giorni consecutivi. Pi o meno, coincidevano in ogni mese
con una certa regolarit.
Ma nell'ultimo, quelle giornate erano prive di segni.
Merda, esclam.
Aveva compreso tutto fin dall'inizio. Quella conferma non le serviva. Lara aveva gettato nel
cestino della carta lo scontrino della farmacia, ma poi non aveva trovato la forza di svuotarlo fra i
rifiuti. Perch insieme alla ricevuta e ai kleenex c'era qualcos'altro. Qualcosa che aveva un significato
particolare per la studentessa e da cui era difficile separarsi.
Un test di gravidanza.
Ma Jeremiah l'ha portato via insieme a Lara, si disse Sandra. Dopo il nastro per capelli, il
braccialetto di corallo, la sciarpa rosa e il pattino a rotelle, era l'ennesimo feticcio del mostro?
Sandra passeggiava nel soggiorno con il cellulare fra le mani: stava per avvertire il commissario
Camusso della scoperta, forse la notizia che Lara era incinta avrebbe dato un nuovo impulso alle
indagini. Ma si trattenne, domandandosi cos'altro avesse tralasciato.
La porta chiusa dall'interno, fu la risposta.
Quello era l'unico ostacolo alla teoria che qualcuno aveva portato via Lara dal suo
appartamento. Se fosse riuscita a dimostrare con certezza che la studentessa non si era allontanata di
sua volont, non ci sarebbero stati pi dubbi a conferirle il diploma di quinta vittima di Jeremiah Smith.
Cosa mi sta sfuggendo?
La terza lezione che aveva imparato  che le case hanno un odore.
Qual era l'odore di quella casa? Umidit, si disse subito Sandra, ripensando a ci che aveva
avvertito entrando nell'appartamento. Ma, facendo pi attenzione, ricord di averlo sentito soprattutto
in bagno. Poteva dipendere dalle acque reflue. Non c'era alcuna perdita evidente, eppure era troppo
penetrante. Torn nel piccolo bagno e accese la luce, guardandosi intorno. Controll gli scarichi della
doccia, del lavandino, tir ancora lo sciacquone. Sembrava che funzionassero perfettamente.
Si pieg perch l'odore proveniva dal basso. Osserv attentamente il mosaico di piastrelle sotto
i suoi piedi e not che una aveva il profilo sbeccato. Come se vi fosse stato infilato qualcosa per fare
leva. Si guard intorno e afferr delle forbicine che stavano su una mensola. Introdusse la punta nella
fessura. Con sua grande sorpresa, riusc a sollevare una porzione di pavimento. La spost di lato e vide
cosa nascondeva.
Sotto di lei c'era una botola di pietra che qualcuno aveva lasciato aperta.
Il tanfo proveniva da l. Gradini di travertino portavano a una galleria sotterranea. Non era
sufficiente a dimostrare che Jeremiah fosse passato da l. Aveva bisogno di ulteriori prove. C'era una
sola maniera per procurarsele.
Sandra si fece coraggio e scese.
Giunta al termine della scalinata, prese il cellulare dalla tasca con l'intenzione di usare la luce
del display per orientarsi. Illumin entrambi i lati del tunnel, ma da destra aveva avuto l'impressione
che spirasse una corrente d'aria. E poi da l veniva anche un rumore cupo e rimbombante.
S'incammin stando attenta a dove metteva i piedi. Era scivoloso e, cadendo, avrebbe potuto
farsi male seriamente. Nessuno mi troverebbe qua sotto, si disse per allontanare scaramanticamente
quell'eventualit.
Dopo aver percorso una ventina di metri, riconobbe un barlume che preannunciava l'uscita.
Dava direttamente sul Tevere. Scorreva gonfio delle precipitazioni dei giorni precedenti e l'acqua
melmosa trascinava con foga detriti di ogni tipo. Da l non era possibile andare oltre, per via di una
spessa grata metallica. Troppo complicato per Jeremiah, pens. Perci la direzione giusta era quella
opposta. Sempre servendosi della luce del cellulare torn indietro, oltrepass la scala di pietra che
conduceva al bagno di Lara e presto scopr che nell'altro verso la galleria si perdeva in un dedalo di
tunnel.
Sandra controll che ci fosse campo e us il telefono per contattare la Questura. Dopo pochi
minuti, commutarono la linea al telefono del commissario Camusso.
Mi trovo a casa della studentessa. Era come temevamo: Jeremiah l'ha rapita.
Che prove ha?
Ho trovato il passaggio di cui si  servito per portarla via indisturbato. Era nascosto da una
botola in bagno.
Stavolta il nostro mostro ha studiato bene il suo piano d'azione, parve complimentarsi il
poliziotto. Ma dal mancato entusiasmo di Sandra comprese che c'era di pi: Che altro c'?
Lara  incinta.
Camusso tacque. Sandra poteva leggergli nel pensiero. La loro responsabilit aumentava:
adesso erano due le vite da salvare.
Mi ascolti commissario, mandi subito qualcuno.
Vengo io, si propose l'uomo. Arriviamo.
Sandra chiuse la telefonata e stava per tornare indietro. Puntava la luce del cellulare sul suolo
viscido, cos come aveva fatto all'andata. Ma forse prima era sovrappensiero e non si era accorta della
seconda fila di passi impressi nella fanghiglia.
C'era qualcuno con lei l sotto.
Chiunque fosse, adesso si nascondeva nell'intrico di tunnel che aveva davanti. Sandra era
congelata dalla paura. Il suo respiro si condensava nell'aria fredda della galleria. Mise mano alla
pistola, ma si rese subito conto che, nel punto in cui si trovava, era un bersaglio troppo facile nel caso
in cui il suo inseguitore fosse stato armato.
Lo . Era sicura che lo fosse, soprattutto dopo l'esperienza del cecchino.  lui.
Poteva voltarsi e mettersi a correre verso la scala di pietra. Oppure sparare a casaccio nel buio,
sperando di essere la prima. Entrambe le soluzioni, per, erano azzardate. Intanto percepiva il richiamo
di due occhi che la osservavano. Non c'era nulla in quello sguardo. Aveva provato la stessa sensazione
ascoltando la voce registrata dell'assassino di David che cantava Cheek to cheek.
 finita.
Agente Vega,  qui sotto? Il richiamo riecheggiava dietro di lei.
S, sono qui, grid Sandra stridula. Era il terrore che modificava il suo tono, facendola
sembrare ridicola.
Sono un collega: eravamo di pattuglia qua vicino, ci manda il commissario Camusso.
Venite a prendermi, per favore. Senza che se ne rendesse conto, le usc un tono implorante.
Siamo nel bagno, ci dia il tempo di scendere.
Fu allora che Sandra ud distintamente i passi di qualcuno che si allontanava nella direzione
opposta della galleria.
Lo sguardo invisibile che l'aveva terrorizzata stava scappando.
Ore 14.03
Si erano recati in una delle case staffetta di cui disponeva la penitenzieria, che rientrava nelle
numerose propriet vaticane disseminate nella citt di Roma. Nell'appartamento potevano disporre di
un kit di pronto soccorso e di un computer per connettersi a Internet.
Clemente aveva procurato un cambio d'abiti e dei tramezzini per rimettersi in forza. Intanto
Marcus, a torso nudo davanti allo specchio del bagno, si ricuciva la ferita con ago e filo da sutura 
un'altra capacit che non sapeva di possedere , e come sempre evitava di incrociare il riflesso del
proprio volto, concentrandosi su ci che stava facendo.
Dopo quella sulla tempia, questa comunque non sarebbe stata la sua seconda cicatrice.
Aveva altri segni sulla carne. L'amnesia gli impediva di trovare ricordi dentro di s, allora li
aveva cercati su di s. Tracce di piccoli traumi del passato, come la tacca rosea che aveva sulla
caviglia, o l'incisione nell'incavo del gomito. Chiss, forse venivano da una caduta in bicicletta
avvenuta durante l'infanzia, o da un banale incidente domestico quando era pi grande. In ogni caso,
non era servito a rammentare. Era triste non avere un passato. Il bambino del quale aveva ritrovato
l'osso, per, non avrebbe avuto un futuro. In ogni caso, erano morti entrambi. Solo che per Marcus la
morte aveva agito in modo bizzarro, procedendo all'incontrario.
Nel tragitto fra la clinica di Canestrari e la casa sicura, Clemente lo aveva aggiornato su Astor
Goyash.
Era un faccendiere bulgaro, aveva settant'anni e da una ventina viveva a Roma. Il suo business
spaziava dall'edilizia alla prostituzione. Non era un personaggio raccomandabile: faceva da referente
alla malavita organizzata, riciclando denaro sporco.
Cosa c'entra un tipo del genere con Alberto Canestrari? domand ancora una volta Marcus
che, dopo aver ascoltato il racconto di Clemente, non riusciva proprio a trovare una spiegazione
soddisfacente.
L'amico, che intanto gli reggeva cotone idrofilo e disinfettante, prov a ragionare: Dovremmo
prima capire chi ha lasciato l quell'osso, non credi?
 stato il misterioso penitenziere, afferm Marcus con sicurezza. Quando si  occupato del
caso, dopo la confessione di Canestrari, ha trovato i resti del ragazzino nel deposito dei rifiuti speciali.
Chiss, forse il chirurgo, afflitto dai sensi di colpa, esitava a sbarazzarsene. Per fortuna il penitenziere
ha nascosto l'omero per farcelo trovare, incidendovi il nome di Astor Goyash. Altrimenti sarebbe
andato distrutto nell'incendio della clinica.
Proviamo a mettere in fila gli eventi, propose Clemente.
Allora... Canestrari uccide un bambino. Nell'omicidio  coinvolto anche un criminale di
grosso calibro: Astor Goyash. Ma ancora non sappiamo il perch.
Il bulgaro non si fida di Canestrari: il medico  in uno stato di prostrazione psichica e potrebbe
commettere passi falsi. Cos Goyash lo fa tenere d'occhio: ce lo dimostrano le microcamere piazzate
nel suo ambulatorio.
Il suicidio del chirurgo per il bulgaro deve essere suonato come un campanello d'allarme.
Per questo, subito dopo, i suoi uomini hanno dato fuoco alla clinica: nella speranza di
cancellare definitivamente eventuali prove dell'omicidio del ragazzino. In fondo, avevano gi fatto
sparire dall'ambulatorio la siringa con cui Canestrari si era iniettato la sostanza che l'ha ucciso, per
evitare che si aprisse un'indagine.
Gi, convenne Marcus. Ma rimane un nodo fondamentale: cosa accomuna un benefattore
riconosciuto da tutti a un criminale?
Clemente fu alquanto approssimativo: In tutta onest, non vedo legami. L'hai detto tu:
appartenevano a mondi diversi.
Eppure esiste un filo che li unisce, ne sono sicuro.
Clemente tir fuori il suo tono persuasivo: Ascolta, Marcus: il tempo per Lara sta per scadere.
Forse dovresti lasciar perdere questa storia e concentrarti sulla ricerca della studentessa.
L'invito suon strano a Marcus. Per un attimo, finse di dedicarsi alla medicazione della ferita,
intanto controllava l'espressione di Clemente attraverso lo specchio. Forse hai ragione, me ne sono
reso conto oggi. Per fortuna sei venuto alla clinica: se non mi avessi portato via, quei due mi avrebbero
ucciso.
Mentre lo diceva, l'amico abbass lo sguardo.
Mi stavi tenendo d'occhio, vero?
Ma cosa dici? prov a indignarsi Clemente.
Marcus non gli credeva e si volt a fissarlo. Che succede? Cosa mi stai nascondendo?
Niente.
Clemente era sulla difensiva, Marcus prov a ipotizzarne il motivo. Don Michele Fuente
riporta la confessione dell'aspirante suicida Alberto Canestrari ma, su invito del vescovo, omette il
nome del penitente. Cosa state cercando di salvaguardare? Chi sopra di noi vuole mettere tutto a
tacere?
Clemente tacque.
Lo sapevo, disse Marcus. Il legame fra Canestrari e Astor Goyash  il denaro, vero?
Il chirurgo non dava l'idea di aver bisogno di soldi, obiett l'altro, ma senza particolare
convinzione.
Marcus colse la sua difficolt. La cosa a cui il medico teneva di pi era il suo nome. Ma poi
aggiunse: Credeva di essere un uomo buono.
Clemente cap che non poteva continuare a lungo quella messinscena. L'ospedale che
Canestrari ha costruito in Angola  un'opera grandiosa. Cos rischiamo di distruggerla.
Marcus annu: Con quali soldi l'ha realizzata? Con quelli di Goyash, vero?
Non lo sappiamo.
Ma  plausibile. Marcus era sconvolto e furioso. La vita di un bambino in cambio di
migliaia di vite.
Clemente non pot aggiungere altro: ormai l'allievo aveva capito ogni cosa.
Scegliamo il male minore. Ma cos sposiamo la logica che ha indotto il chirurgo ad accettare
un patto tanto scellerato.
Quella logica non ci riguarda. La vita di migliaia di persone invece s.
E quel bambino? La sua vita non contava nulla? Fece una pausa per controllare la rabbia. Il
Dio in nome del quale agiamo come giudicherebbe tutto questo? Poi guard negli occhi Clemente:
Qualcuno vendicher quell'unica vita, come ha previsto il misterioso penitenziere. Possiamo decidere
di starcene a guardare mentre succede, o provare a fare qualcosa. Nel primo caso, non saremmo diversi
da un qualsiasi complice di omicidio.
Clemente sapeva che Marcus aveva ragione, ma tentennava. Dopo un po', ruppe il silenzio: Se
Astor Goyash avverte la necessit di sorvegliare l'ambulatorio di Canestrari a tre anni dai fatti  perch
teme di essere coinvolto, afferm. Quindi aggiunse: Vuol dire che esiste una prova che pu ancora
incastrarlo per quell'omicidio.
Marcus sorrise: l'amico era dalla sua parte, non l'avrebbe abbandonato. Dobbiamo individuare
l'identit del ragazzino ucciso, disse prontamente. E credo di sapere come fare.
Si recarono nella stanza accanto, dove c'era il computer. Dopo essersi connesso a Internet,
Marcus and sul sito della polizia di Stato.
Dove vuoi cercarlo? domand Clemente alle sue spalle.
Il misterioso penitenziere offre una possibilit di vendetta, perci la giovane vittima 
sicuramente di Roma.
Apr la pagina dedicata alle persone scomparse e and alla sezione minori. Apparvero i volti di
bambini e adolescenti. Il numero era impressionante. Molto spesso si trattava di figli contesi che erano
stati portati via da uno dei genitori, perci la soluzione del mistero era semplice e il loro nome sarebbe
sparito presto dall'elenco. Altrettanto frequenti erano le fughe da casa che si concludevano in pochi
giorni con un ricongiungimento familiare e una ramanzina. Ma alcuni di quei minori erano svaniti nel
nulla da anni, e sarebbero rimasti in quella pagina finch non si fosse saputo cosa gli era successo.
Sorridevano in foto sfocate o molto vecchie. Nei loro sguardi un'innocenza violata. In alcuni casi, da
quell'immagine la polizia ricavava un identikit per ipotizzare quale potesse essere l'evoluzione del
volto con la crescita. Tuttavia le speranze che quei bambini fossero ancora in vita erano molto flebili.
La foto sul sito spesso era in sostituzione di una lapide, un modo per non scordarsi di loro.
Andando per esclusione, Marcus e Clemente si concentrarono sui minori scomparsi a Roma tre
anni prima. Ne trovarono due. Un maschietto e una femminuccia. Lessero le loro schede.
Filippo Rocca era svanito nel nulla un pomeriggio, all'uscita da scuola. I compagni che stavano
con lui non si erano accorti di niente. Aveva dodici anni e un sorriso allegro a cui mancava un incisivo
superiore. Indossava il grembiule dell'istituto religioso che frequentava sopra i jeans, un maglioncino
arancione con una polo azzurra e le scarpe da ginnastica. Sul suo zainetto erano appuntate le spillette
degli scout e c'era attaccato lo scudetto della squadra di calcio per cui tifava.
Alice Martini aveva dieci anni e lunghe trecce bionde. Portava occhiali da vista dalla montatura
rosa. Era scomparsa mentre si trovava al parco con la famiglia: padre, madre e un fratellino pi piccolo.
Indossava una felpa bianca con la faccia di Bugs Bunny, un paio di shorts e scarpe di tela. L'ultima
persona che l'aveva notata era stato un venditore di palloncini: l'aveva vista vicino alle toilette mentre
parlava con un uomo di mezz'et. Ma si era trattato di un attimo e non aveva saputo fornire una
descrizione alla polizia.
Marcus ricav altre informazioni navigando sui siti dei quotidiani che si erano occupati delle
due scomparse. Tanto i genitori di Alice quanto quelli di Filippo avevano rivolto appelli, partecipato a
talkshow e rilasciato interviste per tenere vivo l'interesse sui due casi. Ma le indagini non avevano dato
alcun esito.
Credi che fra questi bambini ci sia quello che cerchiamo? chiese Clemente.
 probabile, ma avrei preferito che fosse uno soltanto. Il tempo non gioca a nostro favore. Fino
a ora il penitenziere ha calcolato tutto, facendo in modo che ogni giorno fosse consumata una vendetta.
Prima la sorella di una delle vittime di Jeremiah Smith lo trova agonizzante in casa sua e scopre la
verit. La sera successiva Raffaele Altieri uccide suo padre, mandante dell'omicidio della madre
avvenuto vent'anni prima. Ieri Pietro Zini ha ammazzato Federico Noni, reo di essere un aggressore
seriale e di aver ucciso prima sua sorella Giorgia per metterla a tacere e poi una ragazza sepolta a Villa
Glori. Hai notato che in questi ultimi due casi i messaggi del penitenziere ai vendicatori sono giunti con
incredibile tempismo? Ci ha lasciato sempre poche ore per scoprire e fermare il meccanismo che aveva
messo in moto. Non credo che questa volta sar differente dalle altre. Perci dobbiamo fare in fretta:
qualcuno prover a uccidere Astor Goyash entro stasera.
Non sar cos facile avvicinarlo. Hai visto anche tu i guardaspalle di cui si serve, e gira sempre
scortato.
In ogni caso ho bisogno di te, Clemente.
Di me? dichiar sorpreso l'altro.
Non posso tenere d'occhio entrambe le famiglie dei bambini scomparsi,  necessario che ci
dividiamo i compiti. Useremo la casella vocale per comunicare: appena uno dei due scopre qualcosa,
lascia un messaggio in segreteria.
Cosa vuoi che faccia?
Cerca i Martini, io me la vedr coi genitori di Filippo Rocca.
Ettore e Camilla Rocca abitavano al mare, a Ostia, in una villetta a un unico piano, affacciata
sulla spiaggia. Era una casa dignitosa, acquistata coi risparmi.
La loro era una famiglia normale.
Tante volte Marcus aveva cercato di dare un senso pi esteso a quell'aggettivo. Poteva anche
significare un insieme di piccoli sogni e aspettative cementati nel tempo, che costituivano una corazza
contro le probabili asperit della vita, ma anche un vero e proprio progetto di felicit. Per alcuni,
l'aspirazione pi grande era ripetere un'esistenza quieta e senza troppi scossoni, sempre uguale a se
stessa. Era la condizione di un tacito patto col destino, rinnovato ogni giorno.
Ettore Rocca faceva il rappresentante di commercio e stava spesso fuori casa. Sua moglie
Camilla era un'assistente sociale impiegata presso un consultorio che forniva appoggio a famiglie
disagiate e giovani in difficolt. Si spendeva per gli altri, quando anche lei poteva essere annoverata fra
coloro che avevano bisogno d'aiuto.
I coniugi avevano scelto di vivere sul litorale perch Ostia era pi tranquilla e costava meno.
Ogni giorno raggiungevano Roma per lavorare, ma era un sacrificio tollerabile.
Quando penetr in casa loro, per la prima volta Marcus prov la sensazione di essere un intruso.
C'erano inferriate a porte e finestre, ma non aveva avuto difficolt ad aprire la serratura principale,
richiudendola una volta entrato. Fu accolto da una cucina che era anche un soggiorno. I colori
dominanti erano bianco e blu. Pochi mobili, tutti in stile marinaresco. Il tavolo da pranzo sembrava
realizzato con le assi di una barca ed era sovrastato da una lampada da pesca. Al muro era appeso un
vecchio timone in cui era stato incastonato un orologio e su una mensola faceva bella mostra una
collezione di conchiglie.
La sabbia riusciva a intrufolarsi dagli spifferi e crepitava sotto le scarpe. Marcus si avventur
cercando di capire se vi fossero segni che riconducevano al penitenziere. Per prima cosa punt il frigo
su cui aveva intravisto un foglietto bloccato da una calamita a forma di granchio. Era un messaggio di
Ettore Rocca alla moglie.
Ci vediamo fra dieci giorni. Ti amo.
L'uomo era via per lavoro, ma poteva anche essere una bugia a beneficio della consorte. Forse
si stava preparando a uccidere Goyash. Visti i rischi, aveva voluto lasciarla fuori da quella storia, per
salvaguardarla. Una settimana per prepararsi, chiuso in un motel fuori citt. Ma Marcus non poteva
abbandonarsi alle congetture. Aveva bisogno di conferme. Continu a perlustrare la prima sala e, man
mano che procedeva, avvertiva la mancanza di qualcosa.
Non c'era dolore fra quelle cose.
Forse, in maniera ingenua, si aspettava che la scomparsa di Filippo avesse creato una specie di
frattura nell'esistenza dei genitori. Come una ferita che, invece di stare sulla carne, sta sugli oggetti. E
basta accarezzarli per vederli sanguinare. Eppure quel bambino di dodici anni era sparito anche da l.
Non c'erano foto, n ricordi di lui. Ma forse il dolore era proprio in quel vuoto. Marcus non era in
grado di percepirlo, perch solo una madre e un padre lo potevano vedere. Poi cap. Quando aveva
osservato il volto del piccolo Filippo, insieme a quelli degli altri minori sul sito della polizia di Stato, si
era chiesto come i suoi familiari riuscissero ad andare avanti. Era diverso dalla morte di un figlio. Nei
casi di sparizione, bisognava gestire il dubbio. Poteva insinuarsi ovunque, corrodendo ogni cosa
dall'interno, senza che se ne accorgessero. Consumava i giorni, le ore. E gli anni passavano senza
risposte. Marcus aveva pensato che, a confronto,  molto meglio sapere che tuo figlio  stato ucciso.
La morte si prendeva i ricordi, anche quelli pi belli, e li inseminava col dolore, rendendo
insopportabile la memoria. La morte diventava padrona del passato. Il dubbio era peggio, perch si
prendeva il futuro.
Entr nella camera di Ettore e Camilla. Sui cuscini del letto matrimoniale erano appoggiati i
rispettivi pigiami. Le coperte senza una piega, le pantofole appaiate. Ogni cosa al proprio posto. Come
se si potesse sopperire con l'ordine alla follia del dolore, allo scompiglio generato da un dramma.
Addomesticando tutto ci che ci circonda. Ammaestrando gli oggetti alla farsa della normalit, perch
ci ripetano sempre la confortante notizia che tutto va bene.
E in quel quadretto idilliaco, finalmente incontr Filippo.
Sorrideva da un portafotografie, insieme ai genitori. Non era stato dimenticato. Anche lui, per,
aveva il suo posto: su una cassettiera, sotto uno specchio. Marcus stava per uscire dalla camera, quando
sfior con lo sguardo un oggetto e cap d'essersi sbagliato.
Sul comodino dalla parte del letto in cui dormiva Camilla c'era un baby-monitor.
Esisteva una sola ragione per spiegare la presenza di quell'oggetto. Serviva per controllare il
sonno di un bambino.
Colpito dalla scoperta, Marcus prosegu verso la stanza attigua. La porta era chiusa. Aprendola
scopr che in quella che un tempo era solo la cameretta di Filippo, accanto al suo letto ora c'era una
culla. Lo spazio era diviso equamente. C'erano i poster della squadra del cuore, la scrivania per i
compiti, ma anche un fasciatoio, un seggiolone e una montagna di giochi per la prima infanzia. E un
carillon con delle piccole api che formavano un girotondo.
Filippo ancora non lo sapeva, ma aveva avuto un fratellino o una sorellina.
La vita  l'unico antidoto al dolore, si disse Marcus. E comprese come avessero fatto i coniugi
Rocca a trovare un motivo per riprendersi il futuro, strappandolo alle nebbie del dubbio. Ciononostante,
non si sentiva persuaso. Quella famiglia avrebbe davvero messo in pericolo il tentativo di ritrovare una
qualche forma di serenit per consumare una vendetta? Come avrebbero reagito alla notizia che il
primogenito era morto? Sempre che fosse proprio Filippo la vittima di Canestrari, ramment a se
stesso.
Stava per lasciare la casa, intenzionato a intercettare Camilla Rocca al consultorio dove
lavorava e a seguirla per il resto della giornata, quando avvert le vibrazioni di un motore. Scost la
tenda di una finestra e vide un'utilitaria che aveva appena parcheggiato nel vialetto. A bordo, c'era
l'assistente sociale.
Preso alla sprovvista e impossibilitato a uscire, and febbrilmente in cerca di un posto in cui
nascondersi. Trov una stanza che veniva utilizzata come stireria e che fungeva anche da ripostiglio. Si
piazz nell'angolo dietro la porta e attese. Sent la serratura che scattava. Poi Camilla che entrava e
richiudeva l'uscio. Il suono delle chiavi appoggiate su una mensola. I tacchi che picchiettavano sul
pavimento. La donna si sfil le scarpe e le fece cadere, una dopo l'altra. Marcus la intravide attraverso
la fessura della porta. Camminava scalza e portava con s delle buste di cartone. Era stata a fare
compere ed era tornata a casa prima del previsto. Ma il figlio, o la figlia, non era con lei. Entr nella
stireria per appendere un abito nuovo a una gruccia. Comp l'operazione senza voltarsi. A separarli
c'era solo il diaframma della porta, un sottile strato di legno. Se la donna l'avesse scostata, se lo
sarebbe ritrovato davanti. Ma non lo fece. Si diresse in bagno e si chiuse dentro.
Marcus sent l'acqua della doccia che scrosciava e usc dal proprio rifugio. Pass davanti alla
porta chiusa e, tornato in soggiorno, vide che sul tavolo c'era un pacco regalo.
In qualche modo, in quella casa la vita era ricominciata.
Invece di rincuorarlo, quel pensiero gli mise agitazione. Fu colto da un senso di angoscia e di
panico. Clemente, mormor, consapevole che probabilmente la famiglia che cercavano era toccata in
sorte all'amico.
Approfittando del fatto che Camilla Rocca era sotto la doccia, prese il telefono attaccato alla
parete della cucina e compose il numero della casella vocale. C'era un messaggio di Clemente. Il tono
era concitato.
Devi venire subito: il padre di Alice Martini sta caricando la macchina coi bagagli e temo si
appresti a lasciare la citt. E c' un'altra cosa: l'uomo possiede illegalmente una pistola.
Ore 17.14
Non aveva detto nulla ai colleghi riguardo al pericolo che aveva corso nella galleria sotto la
casa di Lara. Non ne aveva fatto parola con il commissario Camusso. Questo non c'entra con la
ragazza, si era detta. Riguarda soltanto me e David.
E poi non aveva pi paura. Aveva capito che il suo inseguitore aveva un motivo ulteriore, non
voleva ucciderla. Almeno non ancora. In quel tunnel avrebbe potuto farlo prima che lei si mettesse a
telefonare. Non aveva semplicemente sprecato l'occasione, si era trattenuto di proposito.
La stava controllando.
Camusso per si era accorto che qualcosa in lei non andava. L'aveva trovata scossa e Sandra
aveva attribuito la colpa alla stanchezza e alla fame. Cos il commissario dandy l'aveva invitata da
Francesco, una tipica trattoria romana in piazza del Fico. Avevano mangiato una pizza a met
pomeriggio, godendosi i profumi e i suoni del quartiere seduti a un tavolino all'aperto. Intorno a loro,
Roma con le sue strade di pietra, i palazzi con le facciate rugose, l'edera che si arrampicava dispettosa
sui balconi.
Subito dopo, erano rientrati in Questura. Camusso le aveva fatto da cicerone, mostrandole il bel
palazzo in cui aveva la fortuna di lavorare. Sandra aveva evitato di dirgli che lo conosceva, perch
aveva effettuato delle ricerche in archivio raggirando un collega.
Si accomodarono nell'ufficio del commissario. Anche l, alte volte affrescate, ma l'arredamento
non rispecchiava l'eccentrico gusto dell'uomo. Molto sobrio e minimale, a differenza di Camusso che
si muoveva come una macchia di colore per la stanza. Mentre sistemava la sua giacca porpora sulla
poltrona dietro la scrivania, Sandra si accorse che al polso indossava dei gemelli con pietre turchesi e le
scapp un sorriso.
 proprio sicura che Lara sia incinta?
Avevano gi affrontato l'argomento al ristorante. Camusso non si rassegnava all'idea che le
donne possedessero un sesto senso per certe cose, anche se lei aveva degli ottimi elementi probatori a
sostegno della sua tesi.
Perch ha dei dubbi?
Camusso allarg le braccia. Abbiamo ascoltato gli amici e i colleghi d'universit: nessuno ha
riferito dell'esistenza di un fidanzato o di un compagno occasionale. Dai rilievi effettuati sull'utenza
telefonica della studentessa e sulla posta elettronica non risulta che intrattenesse una relazione.
Non  necessario avere una relazione per rimanere incinta. Lo disse come fosse la cosa pi
ovvia del mondo. Anche se capiva le remore del commissario: Lara non sembrava tipo da rapporti
occasionali. Mi domandavo una cosa riguardo a Jeremiah Smith. A parte quest'ultima volta, nelle
precedenti ha adescato le vittime alla luce del sole, convincendole a bere con lui. Che genere di
attrattiva poteva esercitare su quelle ragazze un tipo cos?
Seguo il caso di questo omicida seriale da sei anni ormai e non me lo spiego. Qualunque
espediente usasse, era dannatamente efficace, disse Camusso, scuotendo il capo con gli occhi bassi.
Ogni volta la stessa storia: una ragazza spariva, impiegavamo tutte le risorse per cercarla, sapendo di
avere solo un mese a disposizione. Trenta giorni in cui recitavamo un copione per le famiglie, la
stampa e l'opinione pubblica. Sempre le stesse battute, le stesse bugie. Poi il tempo scadeva e
trovavamo un cadavere. Si prese una lunga pausa. Quando l'altra sera ho capito che quel tizio in
coma era il colpevole, ho tirato un sospiro di sollievo. Ero felice. Sa che significa?
No.
Gioivo perch un altro essere umano stava morendo. Mi sono detto: Dio, che cosa mi sta
succedendo?  terribile quello che ci ha fatto quest'uomo. Ci ha fatti diventare come lui. Perch solo i
mostri possono compiacersi della morte. Cercavo di convincermi che, in fondo, con la sua fine altre
ragazze sarebbero state risparmiate. Quell'evento salvava delle vite. E le nostre? Chi ci avrebbe salvati
per la gioia che provavamo?
Vuole dirmi che quando avete scoperto che ne aveva rapita un'altra  stata quasi una
consolazione?
Se Lara  ancora viva, ovviamente. Camusso sorrise, amaro. Anche questo  abbastanza
mostruoso, non le pare?
Credo di s, convenne Sandra. Come far dipendere la sua salvezza dal risveglio di Jeremiah
Smith.
Quell'uomo probabilmente rimarr un vegetale per il resto dei suoi giorni.
I medici cosa dicono?
Stranamente, ci capiscono poco. All'inizio pensavano a un infarto, ma dopo accurati esami
clinici l'hanno escluso. Stanno cercando un danno neurologico, ancora non riescono a individuarlo.
Potrebbe essere l'azione di un agente tossico, magari un veleno.
Camusso fu costretto ad ammettere: Stanno analizzando il sangue per rintracciare la sostanza.
Ma se  cos, allora  coinvolto qualcun altro. Qualcuno che ha cercato di ucciderlo.
O di farlo uccidere dalla sorella di una delle sue vittime...
Sandra associ quell'informazione al caso Figaro. C'era una corrispondenza fra il modo in cui
era stato ammazzato Federico Noni e ci che era stato fatto a Jeremiah Smith. Sembravano esecuzioni.
Entrambi erano stati puniti per i loro crimini. O per i loro peccati, disse fra s.
Attenda un momento, voglio mostrarle una cosa.
Sandra era sovrappensiero e non cap a che si riferisse il commissario.
Camusso si allontan per prendere da una borsa un computer portatile. Lo accese e lo posizion
di fronte a lei. Una settimana prima della scomparsa, nella facolt di architettura si  tenuta una
festicciola di laurea. Il padre del neoarchitetto ha filmato tutto con una videocamera. Avvi un video.
Queste sono le ultime immagini di Lara prima che svanisse nel nulla.
Sandra si sporse verso lo schermo. L'inquadratura era mossa. C'erano voci e qualcuno rideva.
La camera allarg su un'aula. Gli invitati erano una trentina e alcuni indossavano ridicoli cotillon.
Parlavano fra loro, separati in piccoli gruppi. Sulla cattedra erano disposte le bevande e molti tenevano
in mano un bicchiere. C'era una torta, ma ne era rimasta soltanto met. L'operatore si aggirava fra gli
ospiti invitandoli a dire qualcosa all'indirizzo dell'obiettivo. Qualcuno salutava, qualcun altro faceva lo
spiritoso. La videocamera si sofferm su un ragazzo che si ciment in un monologo sarcastico sulle
fatiche universitarie. Intorno a lui, gli amici ridevano. Alle sue spalle, sullo sfondo, c'era una ragazza
che sembrava estranea alla festa. Se ne stava appoggiata a un banco, con le braccia conserte e lo
sguardo perso nel vuoto. L'allegria non riusciva a contagiarla.
 lei, disse il commissario, come se ce ne fosse bisogno.
Sandra la osserv attentamente. Si dondolava sui calcagni, masticandosi un labbro, una creatura
in pena.
Non  strano? Mi fa pensare a quando i media pubblicano la foto della vittima di un crimine. 
sempre presa da qualche evento che non c'entra niente con ci che gli  capitato. Un matrimonio, una
gita, un compleanno. Magari a loro non piaceva neanche quello scatto. Sicuramente mentre erano in
posa non avranno pensato che un giorno quell'immagine sarebbe finita sui giornali o in televisione.
I morti che sorridono dalle foto del passato, Sandra conosceva bene la sensazione di trovarsi al
cospetto di un'allegria stonata.
Magari nel corso della loro esistenza non li ha mai sfiorati l'idea di diventare famosi.
All'improvviso muoiono e la gente sa tutto di loro. Bizzarro vero?
Mentre Camusso si perdeva in quelle riflessioni, Sandra not una piccola variazione
nell'espressione di Lara. Il suo istinto di fotorilevatrice aveva scovato un dettaglio.
Torni indietro, per favore.
Il commissario la osserv e obbed senza chiedere spiegazioni.
Ora rallenti l'immagine. Sandra si appost, aspettando che il miracolo si compisse
nuovamente.
Sulle labbra di Lara apparve una parola.
Ha parlato, disse Camusso, sorpreso.
S, ha parlato, conferm Sandra.
E cosa ha detto?
Me lo faccia rivedere.
Il commissario rimand il filmato pi volte, mentre Sandra si sforzava di comprendere ogni
lettera.
Dice: 'Bastardo'.
Camusso la osserv, perplesso.  sicura?
Sandra si gir verso di lui. Direi proprio di s.
E con chi ce l'ha?
Di certo un uomo. Vada avanti e cerchiamo di capire chi .
Il commissario azion ancora il filmato. L'operatore era abbastanza indisciplinato, non dava
loro il tempo di focalizzare nessuno degli invitati. Finch l'inquadratura scart verso destra. Sandra
ebbe l'impressione che seguisse lo sguardo di Lara. Non era perso nel vuoto, come aveva creduto poco
prima: stava guardando qualcuno.
Pu mettere in pausa un attimo? chiese al commissario, indicando lo schermo.
Camusso lo fece. Cosa c'?
Sandra aveva individuato un uomo sui quaranta che sorrideva circondato da un gruppo di
studentesse. Indossava una camicia azzurra e aveva la cravatta slacciata. Un look irriverente, capelli
castani, occhi chiari: un tipo affascinante. Teneva la mano appoggiata sulla spalla di una delle ragazze.
Questo sarebbe il bastardo? domand il commissario.
La faccia ce l'ha.
E quindi pensa che si tratti del padre del bambino?
Sandra fiss Camusso. Certe cose non si possono accertare con un video.
Il commissario si rese conto della gaffe e cerc di cavarsela con una battuta. Credevo che il
sesto senso femminile le dicesse qualcosa.
Non credo, finse di rammaricarsi lei. Ma forse sarebbe utile farci due chiacchiere.
Aspetti, le dico chi . Camusso fece il giro della scrivania e and a verificare qualcosa in una
cartellina. Abbiamo schedato i presenti alla festa, non si sa mai.
Sandra si stup dell'efficienza dei colleghi romani.
Dopo aver consultato una lista, il commissario annunci: Christian Lorieri,  un assistente di
storia dell'arte.
Lo avete ascoltato?
Non aveva contatti con Lara e non esisteva alcuna ragione legale n esigenza investigativa per
interrogarlo. Camusso intu ci che le passava per la testa. Anche se fosse il padre del bambino che
la ragazza porta in grembo e sapesse di esserlo, dubito che sarebbe disposto a parlare con noi: 
sposato.
Sandra ci ragion un po' su. A volte le reazioni vanno provocate, disse maliziosamente.
Camusso sembrava curioso: Come intende fare?
Prima devo stampare delle foto.
Nei corridoi della facolt di architettura c'era un viavai di studenti. Sandra aveva sempre
trovato singolare che gli universitari sviluppassero delle somiglianze a seconda della materia studiata.
Come se rispondessero a una specie di codice genetico che identificava il loro gruppo di appartenenza e
faceva emergere in tutti caratteristiche affini. Per esempio, gli iscritti a legge erano indisciplinati e
competitivi. Quelli di medicina, rigorosi e con scarso senso dell'umorismo. A filosofia erano
malinconici e indossavano abiti di taglie pi grandi. Gli architetti, invece, erano spettinati e con la testa
fra le nuvole.
Si era fatta indirizzare da un usciere all'ufficio di Christian Lorieri e adesso cercava il suo nome
sulle targhette esposte accanto alle porte. In Questura aveva stampato le foto conservate nella memoria
del cellulare. C'erano gli scatti della villa di Jeremiah Smith, ma anche copie di quelli della Leica di
David, che per fortuna aveva duplicato nel bagno della foresteria. C'erano le immagini
dell'appartamento di Lara e, soprattutto, quelle della cappella di San Raimondo di Peafort. E dire che
aveva pensato di cancellarle, credendo che non le servissero. Invece adesso le potevano tornare utili.
La porta dell'ufficio dell'assistente di storia dell'arte era aperta. Lorieri stava seduto con i piedi
sulla scrivania, intento a leggere una rivista. Era un bel tipo, proprio come appariva nel filmato. Il
classico quarantenne scarmigliato che faceva impazzire le studentesse. L'essenza della sua personalit
era delineata nelle All Star che portava ai piedi. Comunicavano un pacifico messaggio rivoluzionario.
Sandra buss con un sorriso.
L'assistente sollev gli occhi dalla lettura. L'esame  stato spostato alla settimana prossima.
Lei si accomod senza che fosse invitata a entrare, complice il clima rilassato che vigeva nella
stanza. Non sono qui per essere interrogata.
Se vuole un colloquio, deve tornare nei giorni dispari.
E non sono una studentessa, precis ulteriormente. Poi estrasse il distintivo: Sandra Vega,
polizia di Stato.
Lorieri non sembr sorpreso e non si protese per stringerle la mano. Come gesto di cortesia, si
limit a togliere i piedi dal tavolo. In questi casi si dovrebbe dire: 'Cosa posso fare per lei, agente?'
Sorrise cercando di accattivarsi i suoi favori.
Sandra odiava il suo fascino. Le ricordava Shalber e il povero assistente non poteva immaginare
quanto questo deponesse svantaggiosamente per lui. Sto seguendo un caso e avrei bisogno della
consulenza di uno storico dell'arte. Mi hanno indirizzata a lei.
Christian Lorieri poggi i gomiti sul tavolo, stupito. Accidenti. Di che si tratta? Posso aver
letto qualcosa sui giornali?
 riservato ammicc Sandra.
S, capisco, convenne. Sono a disposizione. Le sorrise di nuovo.
Se lo fa ancora, gli pianto la pistola in faccia, pens Sandra. Dovrebbe dare un'occhiata a
queste per vedere se riconosce i luoghi. Gli porse le foto della cappella di San Raimondo di Peafort.
Le abbiamo trovate in tasca a un sospettato, non riusciamo a capire da dove provengano gli scatti.
Lorieri s'infil un paio d'occhiali da vista e inizi a esaminare le immagini. Pescava le foto dal
mucchio una alla volta, sollevandole davanti a s. Ci sono dei monumenti funebri, quindi direi
sicuramente una cappella.  molto probabile che si trovi in una chiesa.
Sandra lo osservava, attendendo il momento e la sua reazione.
Ci sono vari stili,  difficile stabilire dove ci troviamo. Ne aveva visionate pi di dieci,
quando gli capit la prima foto dell'appartamento di Lara. Ce n' una che non c'entra con... Si
blocc. Quando vide anche la seconda e la terza, il sorriso svan. Cosa vuole da me? Lo disse senza
avere il coraggio di guardarla in faccia.
Lei  gi stato in quella casa, vero?
L'uomo pos il mucchio di foto e incroci le braccia, mettendosi sulla difensiva. Una volta
soltanto. Forse due.
Facciamo tre, e non andiamo oltre. Le va bene? lo provoc Sandra.
Lorieri annu.
 stato l anche la sera in cui Lara  scomparsa?
No, quella sera no, ci tenne a precisare con forza. L'avevo scaricata gi da un paio di
settimane.
Scaricata? rimarc Sandra, inorridita.
Volevo dire che... Insomma, lo sa cosa voglio dire: sono sposato.
Lo sta ricordando a me o a se stesso?
L'assistente si alz, avvicinandosi alle veneziane della finestra. Si passava nervosamente una
mano sulla testa, tenendo l'altra posata sul fianco. Quando ho saputo che era scomparsa, volevo
andare alla polizia. Ma poi ho pensato a tutte le domande che mi avrebbero fatto e a mia moglie, al
rettore, all'universit, e che non sarei riuscito pi a tenere nascosta la cosa. Sarebbe stata una tragedia
per la mia carriera e per la mia famiglia. Credevo che fosse solo un capriccio di Lara, un modo per
attirare la mia attenzione, e che alla fine sarebbe tornata a casa.
Non l'ha sfiorata l'idea che avesse compiuto un gesto inconsulto per via del suo rifiuto?
Lorieri le diede le spalle. Certo, ammise.
 passato quasi un mese e lei non ha detto niente. Scandendo bene ogni singola parola,
Sandra cerc di far trasparire tutto il suo disgusto.
L'assistente era sotto pressione. Mi ero offerto di aiutarla.
Ad abortire?
Lorieri comprese di essere nei guai. Che avrei potuto fare? Non era nient'altro che
un'avventura, e Lara lo sapeva. Non siamo mai usciti insieme, non ci sentivamo al telefono, non avevo
neanche il suo numero.
Il fatto che non abbia parlato, unito alla sparizione della ragazza, fa di lei un sospetto di
omicidio.
Omicidio? E perch mai? Era fuori di s. Avete trovato il cadavere?
Non ce n' bisogno: esiste un movente. A volte basta quello per processare qualcuno.
Cazzo, io non ho ucciso nessuno. Stava per mettersi a piangere.
Stranamente, Sandra prov pena per lui. In passato, avrebbe applicato la legge del bravo
poliziotto: mai credere a nessuno. Ma pensava che l'assistente dicesse la verit: era stato Jeremiah
Smith a prendere Lara, il piano per portarla via dal suo appartamento era troppo articolato. Se Lorieri
avesse voluto ucciderla, gli sarebbe bastato attirarla in un luogo appartato, Lara l'avrebbe seguito. E
anche se l'avesse ammazzata in un raptus di follia, magari in seguito a una lite in casa sua, sarebbero
rimaste delle tracce dell'omicidio.
La morte  nei dettagli, ramment. E nulla faceva pensare che Lara fosse morta.
Ora si calmi e si risieda, per favore.
L'uomo guard Sandra con gli occhi lucidi e arrossati. Va bene, mi calmo. Si rimise a sedere,
tirando su col naso.
Sandra aveva un buon motivo per compatire quell'adultero e la sua vigliaccheria. Io non sono
diversa da lui. Anch'io ho tradito, disse a se stessa. E le torn in mente la cravatta verde ramarro.
Ma non aveva voglia di condividere quella storia con Lorieri.
Invece gli disse: Lara non voleva metterla davanti al fatto compiuto. Le ha detto che era
incinta per darle una chance. Se  viva e dovesse tornare, le dia ascolto.
L'uomo non fu capace di proferire parola. Sandra, invece, recuper in fretta le foto dalla
scrivania perch voleva uscire da l. Le stava rimettendo in borsa insieme alle altre, quando
sbadatamente le fece cadere. Si sparsero sul pavimento e l'assistente si chin con lei per raccoglierle.
Lasci, l'aiuto.
Faccio da sola, non si preoccupi. Sandra cerc di accelerare il recupero. Not che fra gli
scatti era finito anche quello del prete con la cicatrice sulla tempia.
Il penitenziere.
Si volt verso Lorieri, cercando di capire se avesse sentito bene. Conosce quell'uomo? chiese
indicandoglielo.
Veramente non so chi sia... Mi riferivo a quello. Raccolse una foto e gliela mostr. San
Raimondo di Peafort. Voleva sapere della cappella o era solo una scusa?
Sandra la guard: l'aveva scattata alla pala presente sull'altare che ritraeva il frate domenicano.
Mi spieghi, la prego.
Be', non c' molto da dire: il dipinto fu realizzato nel Seicento, si trova nella basilica di Santa
Maria sopra Minerva.
No, veramente mi riferivo al santo.
Lorieri si alz per dirigersi alla libreria. Osserv i volumi e and a colpo sicuro estraendone uno
da uno scaffale. Sfogli le pagine, quindi mostr a Sandra una riproduzione del quadro, poi lesse la
didascalia: 'La Paenitentiaria Apostolica  un dicastero della Santa Sede che si  sempre occupato di
peccati e il frate Raimondo fu fra i suoi membri pi autorevoli. Nel XIII secolo venne incaricato di
redigere un testo che analizzasse i casi di coscienza per agevolare l'operato ai confessori, cos scrisse la
Summa de Casibus Paenitentiae. Il testo forniva criteri di valutazione univoci e a ogni colpa faceva
corrispondere una precisa penitenza'.
Sandra si rimprover per non aver cercato prima le informazioni sulla cappella. Qualcuno,
infilando il santino con su scritto Fred sotto la porta della sua stanza d'albergo, non aveva voluto
semplicemente attirarla in una trappola.
Quel luogo aveva un significato.
Per quanto l'idea di tornare dove un cecchino aveva tentato di ucciderla non la entusiasmasse,
doveva scoprire quale fosse.
Ore 18.22
Il talento di Clemente era trovare le informazioni. Negli ultimi giorni, Marcus aveva ottenuto
pi di una conferma delle sue capacit. Non gli aveva mai chiesto come facesse. Immaginava che
attingesse all'archivio, ma non era l'unica fonte. Sopra di lui doveva esserci un intreccio di trame
segrete che raccoglieva le notizie o le intercettava. Storicamente, la Chiesa era sempre stata capace di
introdursi nelle istituzioni laiche o nei gruppi organizzati che potevano minacciarla. Era una forma di
autodifesa.
Come Clemente ripeteva spesso, il Vaticano era placido e all'erta.
Ma questa volta il suo amico aveva superato se stesso. Si trovarono in una sala Bingo dalle cui
vetrine potevano sorvegliare l'ingresso del palazzo in cui abitava la famiglia Martini. Il locale era pieno
di giocatori, ognuno concentrato soltanto sulla propria partita.
Il padre di Alice ha caricato l'auto con due grosse valigie. Clemente indic una Fiat Multipla
parcheggiata dall'altra parte della strada. Era molto agitato. Ha preso una settimana di ferie e ha
ritirato una somma considerevole in banca.
Credi che si prepari alla fuga?
Certo  un comportamento sospetto, non trovi?
E la pistola? Come fai a sapere che ne possiede una?
L'anno scorso ha sparato a un uomo che cercava di adescare dei ragazzini in un parco giochi.
Non  riuscito a ucciderlo perch la polizia  intervenuta in tempo. Si  dato alla fuga, ma nessuno dei
presenti alla sparatoria ha voluto testimoniare contro di lui e non hanno potuto incriminarlo perch
nella perquisizione di casa sua non sono riusciti a trovare la pistola. Inutile dirti che non ha un porto
d'armi e che perci se la sar procurata illegalmente.
Il suo nome era Bruno Martini. E Marcus ramment che sua figlia era sparita proprio in un
parco. Un giustiziere. Scosse la testa. Proprio quello che ci voleva, accidenti.
Dopo il fatto, la moglie l'ha lasciato portandosi dietro l'altro figlio. L'uomo non  mai riuscito
a darsi pace per la scomparsa di Alice. Da tre anni conduce un'indagine a titolo personale, scontrandosi
spesso con le forze dell'ordine. Di giorno lavora come autista di autobus, la notte va a cercare la figlia.
Batte i posti frequentati dai pedofili, i luoghi della prostituzione clandestina, sicuro di riuscire a
trovarla.
Credo che si aspetti soprattutto di trovare una risposta che gli dia un po' di pace. Marcus fece
un confronto fra quella situazione e quella dei coniugi Rocca. I genitori di Filippo non si erano arresi
davanti al buio, non gli avevano spalancato la porta permettendogli d'invadere la loro vita. Non
avevano trasformato il male ricevuto in male da ricambiare. Bruno Martini si far ammazzare.
Clemente convenne con lui. Astor Goyash era praticamente inavvicinabile. Le sue guardie del
corpo avrebbero fatto fuoco prima che l'uomo riuscisse a sparare. La sua idea di darsi alla fuga subito
dopo era pura illusione.
Mentre attendevano che Martini uscisse di casa, Clemente aggiorn Marcus sulle altre novit
della giornata. La polizia ha iniziato a cercare Lara.
Era incredulo. Da quando?
Hanno collegato la scomparsa ai casi di Jeremiah Smith. Il merito va anche a una poliziotta di
Milano che sta collaborando con loro.
Marcus comprese che si trattava della donna con cui aveva stretto un patto e non comment. Ma
la notizia lo rincuorava.
E c' dell'altro: i medici hanno escluso che Jeremiah abbia avuto un infarto. Pensano a un
avvelenamento e stanno conducendo degli esami tossicologici. Perci, avevi ragione.
E so anche di che sostanza si tratta, aggiunse Marcus. Succinilcolina. Paralizza i muscoli e
l'effetto pu assomigliare a una crisi cardiaca. Inoltre non lascia residui nel sangue. Si fece scappare
un'espressione soddisfatta. Penso che il mio misterioso collega penitenziere si sia ispirato al suicidio
del chirurgo Canestrari.
Clemente era ammirato, il suo allievo stava superando brillantemente ogni prova. Hai gi
deciso cosa farai quando questa storia sar finita?
Gli sarebbe piaciuto impegnarsi per gli altri, essere a contatto con la gente, un po' come aveva
visto fare a quel sacerdote della Caritas. Ma disse soltanto: Per ora, evito di pensarci. Stava per
aggiungere altro, ma l'amico attir la sua attenzione toccandogli il braccio.
Sta uscendo.
Guardarono oltre la vetrina e videro Bruno Martini che si avviava verso la propria auto.
Clemente consegn le chiavi della sua Panda a Marcus. Buona fortuna, gli disse.
La citt si stava svuotando per l'ora di cena e la Fiat Multipla teneva un'andatura regolare nel
traffico. Marcus riusciva a starle dietro senza difficolt, mantenendo una distanza di sicurezza per non
farsi individuare.
Martini si stava dirigendo fuori Roma. Lo dedusse leggendo i cartelli stradali che ne
confermavano il tragitto. Ma prima fece tappa a un bancomat. A Marcus sembr subito strano perch
Clemente gli aveva detto che l'uomo quel giorno aveva prelevato del denaro in banca. Lo vide risalire
in auto e riprendere la via. Ma dopo una decina di minuti, si ferm di nuovo, stavolta per prendere un
caff in un bar affollato di avventori che guardavano la partita. Bruno Martini non mostr di conoscere
nessuno, non salut nessuno e nessuno parve riconoscerlo. Dopo aver consumato, pag e si rimise in
viaggio. Si diresse verso una zona a traffico limitato: un display luminoso indicava che il divieto era
attivo ma, incurante della multa che gli avrebbero comminato, transit sotto la videocamera che
registr la targa. Marcus non pot far altro che seguirlo. A quel punto, Martini prese la tangenziale che
conduceva alla periferia nord di Roma. Si present al casello dell'autostrada, ritirando il biglietto
d'entrata. Dopo pochi minuti, fece una terza sosta per fare carburante. Marcus lo attese nella piazzola
subito dopo il distributore e lo osserv dal retrovisore mentre si riforniva tranquillamente a una delle
pompe e pagava con carta di credito. Si rimise in marcia, tenendo una velocit moderata e costante.
Dove sta andando? si chiese Marcus. Cominciava a non capire cosa stesse accadendo. Qualcosa
gli sfuggiva.
Prese in direzione di Firenze, ma dopo aver percorso una decina di chilometri, si ferm di
nuovo a una stazione di servizio. Stavolta Marcus decise di seguirlo all'interno. Parcheggi ed entr
nel'autogrill. Bruno Martini acquist un pacchetto di sigarette e ordin un secondo caff. Marcus finse
di guardare delle riviste mentre, schermato da un espositore, lo osservava finire la consumazione al
banco. Quando termin, l'uomo fece un gesto che al momento Marcus non seppe interpretare.
Sollev lo sguardo fino a intercettare l'obiettivo di una telecamera di sicurezza posta sopra la
cassa, rimanendo fermo per alcuni secondi.
Si  fatto inquadrare, pens Marcus.
Poi Martini appoggi la tazzina e imbocc la scala che portava alle toilette, situate al piano
inferiore. Marcus gli and dietro. Oltrepassata una porta a molla e verificato che fossero soli, lo
raggiunse mentre si lavava le mani. Si piazz a un paio di lavandini da lui e apr il rubinetto. L'uomo lo
scrut attraverso lo specchio, ma senza particolare curiosit.
Ha bisogno di un alibi, signor Martini?
Le parole gli arrivarono inaspettate. Ce l'ha con me?
Il bancomat, il distributore, la stazione di servizio: tutti posti sorvegliati da telecamere. Fra i
tifosi riuniti nel bar per la partita, qualcuno si sar pure accorto di lei. Astuta l'idea di prendere una
multa. Anche il giretto in autostrada: i caselli rilevano l'entrata e l'uscita. Si sta facendo tracciare, in
modo che siano registrati tutti i suoi spostamenti. Ma dove sta andando di preciso?
L'uomo si accost con aria minacciosa. Negli occhi c'era rabbia per essere stato smascherato.
Cosa vuole da me?
Marcus ricambi il suo sguardo, senza timore. Voglio soltanto aiutarla.
L'uomo era pronto a colpirlo, ma si trattenne. L'indole irascibile si evinceva dal modo in cui
muoveva le mani possenti, nonch dalla postura delle spalle: come quelle di un leone pronto ad
attaccare.  uno sbirro?
Marcus glielo lasci credere evitando di rispondergli. Alberto Canestrari, Astor Goyash.
Conosce questi nomi?
Martini non ebbe alcuna reazione, non vacill, sembrava solo smarrito.
Li conosce oppure no?
Chi cazzo sei, si pu sapere?
Stai solo scappando, non  vero? Non sei diverso da me: anche tu stai cercando di aiutare
qualcuno. Chi?
Bruno Martini indietreggi di un passo, come se fosse stato colpito in pieno volto. Non
posso.
Devi dirmelo, altrimenti sar tutto inutile. Quella persona non riuscir a fare giustizia. Stasera
morir. Si avvicin a lui, ripetendogli: Chi ?
L'uomo si appoggi a uno dei lavandini, portandosi una mano alla fronte.  venuta da me ieri,
mi ha detto che il figlio scomparso in realt era morto, e che aveva la possibilit di trovare l'assassino.
Camilla Rocca. Marcus non se l'aspettava.
Martini annu. Ci che  capitato a entrambe le nostre famiglie tre anni fa ci ha uniti. In
seguito alla scomparsa, Alice e Filippo erano diventati come fratelli. Io e Camilla ci siamo conosciuti in
un commissariato e da allora il dolore ci ha legati. Camilla mi  stata vicina quando mia moglie mi ha
piantato. Era l'unica che potesse capirmi. Perci non ho saputo dire di no quando mi ha chiesto la
pistola.
Marcus non riusciva a crederci. La famigliola che aveva saputo reagire, il nuovo figlio nato nel
frattempo per provare ad andare avanti. Era tutta un'illusione. E poteva intravedere la trama del piano
di Camilla. Non aveva detto nulla al marito, approfittando del fatto che fosse fuori citt. L'aveva tenuto
all'oscuro perch, nel caso le fosse accaduto qualcosa, uno di loro doveva restare per badare al
bambino. Ecco perch quel pomeriggio il piccolo non era con lei. Lo aveva certamente affidato alle
cure di qualcuno.
Camilla sapeva della pistola che detenevi illegalmente. Gliel'hai data e poi hai cercato di
costruirti un alibi, nel caso qualcosa fosse andato storto e la polizia avesse collegato l'arma a te, visto
che l'avevi gi usata quando ti eri messo in testa di fare il giustiziere. Marcus sapeva di averlo
inchiodato, ormai non poteva pi negargli la verit. Camilla ti ha detto che intenzioni aveva?
Qualche giorno fa ha ricevuto una telefonata. Una voce anonima le ha rivelato che per trovare
l'uomo che aveva fatto uccidere suo figlio Filippo le sarebbe bastato andare in una camera d'albergo,
stasera. Il mandante dell'omicidio si chiama Astor Goyash.
Che stanza, quale albergo? chiese subito Marcus.
Martini continuava a fissarsi i piedi. Ho pensato a cosa avrei fatto io. Niente garantiva che
fosse la verit e non uno scherzo di cattivo gusto. Ma il dubbio ti fa credere qualsiasi cosa. Quel
silenzio  insopportabile. Vuoi solo farlo smettere. Nessun altro lo pu sentire, ma per te  una tortura,
ti fa perdere la testa.
Non saranno dei colpi di pistola a farlo cessare... Dimmi dov' adesso Camilla Rocca, ti
prego.
Hotel Exedra, camera 303.
Ore 20.00
La temperatura si era abbassata di diversi gradi, l'escursione termica rispetto al mattino aveva
fatto calare una finissima foschia, colorata d'arancio dai lampioni. Era come andare in cerca di un
incendio, Sandra si aspettava di veder apparire le fiamme da un momento all'altro.
Nella piazza con l'obelisco e l'elefantino, i fedeli si attardavano a conversare alla fine della
messa. Pass in mezzo a loro ed entr in Santa Maria sopra Minerva. A differenza di quando c'era stata
la prima volta, la chiesa non era deserta. Turisti, oppure semplici credenti, si aggiravano per la basilica.
Sandra si sent tranquillizzata dalla loro presenza. Si diresse subito verso la cappella di San Raimondo
di Peafort. Voleva capire.
Giunta al cospetto del misero altare, si ritrov nuovamente di fronte il ritratto del santo. Alla sua
destra, l'affresco del Cristo giudice fra due angeli, assediato dai ceri votivi e dalle candele. Chiss per
quali preghiere stavano ardendo, o quali peccati si espiavano in quelle fiammelle. Stavolta, Sandra
comprese il senso dei simboli che le stavano attorno. Era la sintesi di un luogo di giustizia.
Il Tribunale delle anime, pens.
La semplicit della cappella rispetto alle altre che ornavano la basilica conferiva la giusta
austerit all'ambiente. L'iconografia descriveva un vero e proprio processo: Cristo era l'unico giudice,
assistito a latere dai suoi angeli, mentre san Raimondo  il penitenziere  gli esponeva il caso.
Sandra sorrise fra s. Aveva la conferma che la prima volta non era stata condotta l per caso.
Non era un'esperta di balistica, ma a mente fredda pot riconsiderare la sparatoria della mattina
precedente. L'eco dei colpi si era persa nella chiesa, impedendole di comprendere dove fosse
posizionato il cecchino. Ma dopo ci che era accaduto nella galleria sotto la casa di Lara, nutriva dei
dubbi sul fatto che qualcuno volesse realmente ucciderla. Nel tunnel sarebbe stata l'occasione perfetta
per un cecchino, ma non l'aveva sfruttata. Qualcosa dentro di lei escludeva che potesse trattarsi di due
persone diverse.
Chi l'aveva attirata nella basilica voleva verificare cosa sapesse. Perch David doveva aver
scoperto qualcosa di quel luogo. Un'informazione che mancava a qualcuno, che invece voleva
conoscerla a ogni costo. Qualcuno che l'aveva prima usata, approfittando della falsa minaccia che
incombeva sulla sua vita e, contemporaneamente, millantando un'amicizia con suo marito. Poi l'aveva
tradita con uno scopo: farla diventare un'esca per giungere alla cattura del penitenziere. Ecco perch
era sceso in quella galleria insieme a lei. Sandra si volt e lo vide, circondato da un gruppo di fedeli.
Shalber la stava fissando tenendosi a distanza. Non aveva pi motivo per starsene nascosto.
Lei mise mano alla fondina occultata sotto la felpa, per lasciargli intendere che non avrebbe
tollerato alcuna mossa azzardata. Lui allarg le braccia e si avvicin lentamente, con un atteggiamento
non ostile.
Cosa vuoi?
Immagino che, a questo punto, tu abbia capito tutto.
Che cosa vuoi? ribad lei, con forza.
Shalber indic con lo sguardo il Cristo giudice. Difendermi.
Sei stato tu a spararmi.
Ti ho infilato il santino sotto la porta della camera d'albergo e ti ho attirata qui perch volevo
avere le foto di David. Ma quando hai fatto squillare il mio cellulare, ho capito che dovevo agire o
avrei perso tutto. Ho improvvisato.
Cosa aveva scoperto mio marito riguardo a questo posto?
Nulla.
Cos ti sei fatto passare per quello che mi aveva salvato la vita, hai carpito la mia fiducia, hai
raccontato balle sul rapporto fra te e mio marito. Mi hai portata a letto, mi hai fatto credere che
quell'affetto fosse sincero, avrebbe voluto aggiungere, ma non lo fece. Tutto questo solo per
impadronirti dell'immagine del prete con la cicatrice sulla tempia.
Ho recitato, s, proprio come te. Avevo capito che mi stavi mentendo, che non mi avevi
mostrato tutte le foto. Io sono bravo coi bugiardi, ricordi? C' un patto di qualche tipo fra te e il
sacerdote, non  vero? Tu speri che t'aiuti a giungere alla verit riguardo all'assassino di David.
Sandra era furiosa. Per questo mi hai seguita: per vedere se lo incontravo ancora.
Ti ho seguita anche per proteggerti.
Smettila. Il tono di Sandra fu aspro, sul suo volto c'era ripugnanza oltre al risentimento.
Non voglio sentire altre menzogne.
Una cosa per la dovrai ascoltare. Shalber fu altrettanto duro con lei. A uccidere tuo marito
 stato un penitenziere.
Era scossa, ma non voleva darglielo a vedere. Adesso ti fa comodo dirmi questo. E speri che ci
creda?
Non ti sei chiesta perch il Vaticano a un certo punto ha deciso di abolire l'ordine dei
penitenzieri? Qualcosa di molto grave deve aver spinto il papa a prendere una simile decisione, non
trovi? Qualcosa che non  mai stato rivelato. Una specie di... effetto collaterale della loro attivit.
Sandra non disse nulla, ma sperava che Shalber proseguisse.
L'archivio della Paenitentiaria Apostolica  il luogo in cui da sempre il male viene studiato,
scomposto e analizzato. Ma esiste una regola per cui ogni penitenziere ha accesso solo a una parte della
documentazione. Questo per preservare la segretezza, ma anche perch nessuno potrebbe reggere la
conoscenza di troppa malvagit. Conscio di avere tutta l'attenzione di Sandra, prosegu: Si erano
illusi che, raccogliendo la pi ampia casistica possibile di tutte le colpe, avrebbero potuto comprendere
le manifestazioni del male nella storia dell'uomo. Ma per quanto si sforzassero di classificarlo, di
costringerlo in specifiche categorie, il male riusciva a trovare un modo per eludere ogni schema, ogni
possibilit di previsione. C'erano sempre delle anomalie: piccole imperfezioni che, per, potevano
essere corrette. Cos i penitenzieri si sono trasformati da semplici ricercatori e archivisti in
investigatori, prendendo parte direttamente al processo di giustizia. La pi grande lezione dell'archivio,
di cui quei sacerdoti hanno fatto tesoro,  che il male generato genera altro male. A volte si comporta
come un contagio inarrestabile, che corrompe gli uomini senza fare distinzioni. Ma i penitenzieri non
hanno considerato che, in quanto esseri umani, quel processo avrebbe potuto coinvolgere anche loro.
Vuoi dire che il male col tempo li ha fuorviati?
Shalber annu. Non si pu vivere a stretto contatto con una forza tanto oscura senza subirne
l'influenza. Se a ogni penitenziere  sempre stato precluso di conoscere troppo dell'archivio, esisteva
una ragione che, per, si  persa nei secoli. Shalber pass a un tono pi amichevole: Pensaci Sandra,
tu sei una poliziotta. Riesci sempre a lasciare fuori dalla tua vita ci che vedi sulle scene dei crimini che
esamini con la tua macchina fotografica? Oppure qualcosa di quel dolore, di quella sofferenza, di
quella malvagit ti segue fino a casa?
Le venne in mente la cravatta verde ramarro di David. Si rese conto che Shalber poteva avere
ragione.
Quanti colleghi hai visto mollare per questo motivo? Quanti sono passati dall'altra parte della
barricata? Agenti con una carriera impeccabile che all'improvviso si lasciano comprare da uno
spacciatore. Poliziotti a cui avresti affidato la vita che, dimenticando il proprio ruolo, picchiano
selvaggiamente un sospettato con la scusa di farlo parlare. Abusi di potere, corruzione: sono uomini
che si sono arresi, che hanno capito che non c'era nulla da fare. Per quanto provassero a rimediare ai
torti, il male vinceva sempre.
Si tratta di eccezioni.
Lo so, sono uno sbirro anch'io. Ma questo non significa che non pu succedere.
Ed  accaduto ai penitenzieri?
Padre Devok non voleva rassegnarsi all'idea. Ha continuato a reclutare in segreto i sacerdoti.
Era convinto di riuscire a controllare la situazione, ma ha pagato con la vita tanta ingenuit.
Perci non sai di preciso chi potrebbe essere stato a uccidere David. Pu anche trattarsi del
prete con la cicatrice sulla tempia.
Potrei dirti di s, ma la verit  che non so risponderti.
Sandra lo scrut, cercando di capire se fosse sincero. Poi scosse il capo, divertita. Che stupida,
stavo per cascarci un'altra volta.
Non mi credi?
Lo fiss con odio. Per quanto ne so, potresti anche essere stato tu ad ammazzare mio marito.
Lo disse sottolineando le parole 'mio marito', come a voler rimarcare la differenza fra lui e David,
nonch la scarsa importanza che aveva avuto per lei la notte trascorsa insieme.
Cosa posso fare per convincerti del contrario? Vuoi che ti aiuti a trovare l'assassino?
Ne ho abbastanza di accordi. E poi c' un modo pi semplice.
Va bene, dimmelo.
Vieni con me, c' un commissario di cui mi fido, si chiama Camusso. Raccontiamogli tutto,
lasciamo che ci dia una mano.
Shalber non ebbe alcuna reazione, ma si prese una pausa per pensare. Certo, perch no? Ci
andiamo adesso?
Perch perdere tempo? Ma cammina davanti a me mentre usciamo da qui.
Se ti fa sentire pi tranquilla. Poi s'incammin lungo la navata.
La basilica stava per chiudere e i fedeli si ammassavano verso l'uscita centrale. Sandra seguiva
il funzionario dell'Interpol tenendosi a un paio di metri di distanza. Questi ogni tanto si voltava per
controllare dove fosse. Camminava lentamente per darle modo di stargli dietro. Fu presto inglobato
dalla piccola calca che si era formata a ridosso del portale. Sandra, per, poteva ancora tenerlo
d'occhio. Shalber si gir ancora verso di lei e le fece un gesto per farle capire che non dipendeva da lui.
Anche Sandra s'immise nel flusso. Vedeva la testa di Shalber emergere fra le altre. Poi qualcuno
davanti a lei cadde per terra. Si levarono voci di protesta all'indirizzo di chi gli aveva dato la spinta.
Sandra cap cos'era successo e si fece largo a fatica. Non riusciva a individuare pi la nuca del
funzionario. Sgomitando, caparbiamente riusc a passare. Quando fu sul sagrato si guard intorno.
Shalber era svanito.
Ore 20.34
Era stata sufficiente una telefonata per motivare Camilla Rocca. Nessuna prova, nessuna
evidenza.
Aveva un nome finalmente, Astor Goyash, e ci le bastava.
L'Hotel Exedra si trovava in quella che una volta era piazza dell'Esedra  perch sorta
ricalcando l'emiciclo delle vaste Terme di Diocleziano, di cui ancora si potevano ammirare le rovine
poco distanti  e che, dagli anni Cinquanta, prendeva il nome di piazza della Repubblica. Ma i romani
non si erano mai abituati al cambiamento e, nonostante il tempo trascorso, continuavano a usare la
precedente denominazione.
L'albergo di lusso era situato davanti alla grande Fontana delle Naiadi, sul lato sinistro della
piazza. Dall'autostrada, Marcus impieg mezz'ora a raggiungere la destinazione, sperando di
intercettare Camilla prima che facesse qualcosa di irrimediabile.
Ancora non sapeva cosa lo attendesse. Non era riuscito a scoprire la ragione della morte del
piccolo Filippo. Stavolta la verit suggerita dall'altro penitenziere non era stata cos chiara. Tu sei
bravo quanto lui. Tu sei come lui, gli aveva detto Clemente. Ma non era vero. Non si era mai posto il
problema di capire dove fosse nascosto attualmente il suo predecessore. Ma era sicuro che lo stesse
osservando, giudicando ogni sua mossa a distanza. Apparir, si disse. Era convinto che, alla fine, si
sarebbero incontrati. E gli avrebbe spiegato ogni cosa.
Entr nell'hotel passando davanti a un portiere in cilindro e livrea. La luce dei lampadari di
cristallo era riflessa dai marmi pregiati, gli arredi erano sfarzosi. Si sofferm nella lobby come un
cliente qualsiasi, chiedendosi come avrebbe fatto a rintracciare Camilla.
Da dove si trovava, vide arrivare molti giovani vestiti da sera. Marcus si defil. In quel
frangente, un fattorino che portava un grande pacco con un fiocco rosso si avvicin alla reception.
 per Astor Goyash.
Il concierge gli indic il fondo della sala: La festa di compleanno  in terrazza.
Marcus cap finalmente il senso del regalo che aveva visto a casa di Camilla Rocca, nonch
l'acquisto dell'abito nuovo: erano espedienti per introdursi all'Exedra senza dare nell'occhio.
Vide che il fattorino si metteva in fila insieme ad altri invitati davanti all'ascensore che portava
direttamente all'attico. A controllare chi saliva, c'erano anche i due energumeni che l'avevano
inseguito dopo la visita allo studio del chirurgo Canestrari e poi alla clinica.
Astor Goyash sarebbe stato l quella sera. Tuttavia, con quelle misure di sicurezza, sarebbe stato
impossibile avvicinarlo. Ma il misterioso penitenziere aveva fornito un'alternativa a Camilla.
Marcus doveva raggiungere la stanza 303 prima che vi arrivasse la donna.
Le porte dell'albergo si aprirono e fece il suo ingresso un gruppo nutrito di guardie del corpo:
circondavano un uomo non troppo alto, sulla settantina, con i capelli brizzolati, il volto abbronzato e
scolpito dalle rughe, gli occhi di ghiaccio.
Astor Goyash.
Marcus si guard intorno, temendo di veder spuntare Camilla da un momento all'altro. Ma non
accadde. Goyash fu scortato a un altro ascensore. Quando le porte si richiusero, Marcus cap che
doveva agire in fretta. Di l a poco la sua presenza sarebbe stata notata dal sistema di videocamere di
sorveglianza e il personale di sicurezza dell'hotel l'avrebbe avvicinato discretamente per accertarsi
delle ragioni per cui si trovava l. Si rivolse al concierge chiedendo la camera che aveva prenotato poco
prima servendosi del cellulare di Bruno Martini. Gli venne richiesto un documento d'identit, e Marcus
mostr il falso passaporto diplomatico con l'effige del Vaticano che Clemente gli aveva fornito
all'inizio del suo addestramento.
La signora Camilla Rocca  gi arrivata?
Il concierge lo fiss, incerto se fornirgli o meno quell'informazione. Marcus resse il suo
sguardo e alla fine quello si limit ad ammettere che la signora aveva preso possesso della sua camera
un'ora prima. Per Marcus era sufficiente. Lo ringrazi e gli venne consegnata una chiave elettronica: la
sua stanza era al secondo piano. Si diresse verso un'altra fila di ascensori, non sorvegliati dagli uomini
di Goyash. Una volta nella cabina, per, premette il terzo pulsante.
Le porte si aprirono su un lungo corridoio. Si guard in giro, ma non c'erano guardaspalle in
vista. Gli sembr subito strano. Leggendo i numeri delle stanze, si diresse verso la 303. Svolt l'angolo
e percorse una decina di metri fino a trovarsela di fronte. Non c'era nessuno di guardia, e anche questo
gli parve anomalo. Forse erano dentro con Goyash. Sulla serratura elettronica era accesa la spia non
disturbare. Marcus, indeciso sul da farsi, buss. Attese una ventina di secondi prima che una voce
femminile gli domandasse chi fosse.
Servizio di sicurezza dell'hotel. Mi spiace disturbarla, ma un rilevatore di fumo nella vostra
stanza ha segnalato un allarme.
La serratura scatt e la porta si apr. Con grande sorpresa, si ritrov davanti una ragazzina
bionda che poteva avere al massimo quattordici anni. Era seminuda, avvolta da un lenzuolo, lo sguardo
appannato di chi aveva assunto droghe.
Ho acceso una sigaretta, non credevo di fare una cosa grave, si giustific.
Stia tranquilla, ma io devo controllare. Senza attendere un invito, la scost e s'introdusse.
Era una suite. La prima stanza era un soggiorno con il pavimento in parquet scuro. C'era un
salottino davanti a un gigantesco televisore al plasma e un mobile bar. In un angolo erano accatastati
dei pacchi regalo. Marcus diede un'occhiata in giro: a parte la ragazza non sembrava esserci nessuno.
Il signor Goyash  qui?
 in bagno, se vuole glielo chiamo.
Marcus ignor la proposta e si diresse nella stanza accanto.
La ragazza lo segu contrariata, dimenticando di chiudere la porta. Ehi, dove sta andando?
C'era un grande letto disfatto. Su un tavolino intravide uno specchio con strisce di cocaina e
una banconota arrotolata. La tv era accesa e sullo schermo passavano video musicali, il volume era
alto.
Esca subito, lo apostrof la ragazzina.
Marcus le mise una mano sulla bocca e la fiss per farle capire che non era il caso di protestare.
Lei parve calmarsi, ma adesso era spaventata. Marcus si avvicin alla porta del bagno e la indic alla
ragazza. Lei annu: Goyash era l dentro. Il volume del televisore gli impediva di sentire cosa stesse
accadendo dall'altra parte.
 armato?
La ragazza fece cenno di no. Marcus comprese che la minorenne che aveva davanti era la
ragione per cui l'anziano faccendiere bulgaro si era temporaneamente liberato della propria scorta. Un
piccolo regalino a base di sesso e coca prima della festa di compleanno.
Stava per chiedere alla ragazza di andarsene, quando si volt e vide Camilla Rocca ferma sulla
soglia. Accanto ai suoi piedi c'era la scatola aperta di un regalo. Fra le sue mani, una pistola. Nei suoi
occhi, l'oscuro bagliore dell'odio.
Istintivamente, protese una mano, come per fermarla. La ragazzina gett un urlo che si perse fra
le note assordanti di una canzone rock. Marcus la spinse da parte e la quattordicenne and a rintanarsi
in un angolo del letto, terrorizzata.
Camilla faceva profondi respiri per darsi forza. Astor Goyash? Ovviamente, sapeva che
avrebbe dovuto trovarsi di fronte un uomo di settant'anni.
Marcus cerc di rimanere calmo e prov a farla ragionare. Conosco la tua storia, ma non
risolverai nulla in questo modo.
La donna si accorse della luce che filtrava da sotto la porta del bagno. Chi c' l dentro?
Sollev la pistola in quella direzione.
Marcus era consapevole che, appena si fosse aperta, avrebbe fatto fuoco. Ascoltami. Pensa al
tuo nuovo bambino. Come si chiama? Cercava di prendere tempo, di spostare l'attenzione su qualcosa
che generasse in lei un'indecisione, quantomeno un tentennamento. Ma Camilla non gli rispondeva, lo
sguardo sempre fisso sulla porta. Ci riprov: Pensa a tuo marito. Non puoi lasciarli soli anche tu.
Negli occhi di Camilla cominciarono ad affiorare le prime lacrime. Filippo era un bambino
dolcissimo.
Marcus decise di essere duro. Cosa pensi che accadr quando avrai premuto il grilletto? Come
credi che ti sentirai dopo? Te lo dico io: non cambier nulla, rester tutto com' adesso. Non ti aspetta
alcun sollievo. Sar difficile comunque. E cosa avrai ottenuto?
Non esiste un'altra maniera per fare giustizia.
Marcus sapeva che la donna aveva ragione. Non c'erano prove per collegare Astor Goyash e
Canestrari a Filippo. L'unica  l'osso che aveva trovato alla clinica  l'avevano presa gli uomini del
bulgaro. Non sar mai giustizia disse con tono fermo ma partecipe, sotto il quale affiorava una vena
di rassegnazione, perch temeva di non poter evitare il peggio. La vendetta non  l'unica possibilit
che ti rimane. Riconobbe in lei lo stesso sguardo di Raffaele Altieri prima di sparare a suo padre, dopo
aver sempre sospettato di lui. La stessa determinazione di Pietro Zini quando aveva giustiziato Federico
Noni invece di denunciarlo. Perci anche stavolta era tutto inutile, la porta del bagno si sarebbe aperta e
Camilla avrebbe premuto il grilletto.
Videro la maniglia che si abbassava. La luce all'interno si spense e l'uscio si spalanc. La
ragazzina url dal letto. Il bersaglio apparve nella cornice della porta. Indossava un accappatoio
candido, fiss la canna della pistola con improvvisa incertezza, e i suoi occhi di ghiaccio si sciolsero in
un istante. Ma non era un vecchio di settant'anni.
Era un ragazzo di quindici.
Nella stanza furono tutti ugualmente confusi e smarriti. Marcus guard Camilla, che fiss il
giovane. Dov' Astor Goyash?
Rispose con un filo di voce, ma nessuno riusc a sentirlo.
Dov' Astor Goyash? ripet Camilla con collera, brandendo l'arma nella sua direzione.
Il ragazzo disse soltanto: Sono io.
No, non sei tu, replic lei, come se non volesse credere all'evidenza.
Allora... forse mio nonno... Di sopra c' la mia festa di compleanno, lui  l adesso.
Camilla si rese conto dell'errore e vacill. Marcus ne approfitt per avvicinarsi e posare una
mano sulla pistola, fino a fargliela lentamente abbassare. Gli occhi affranti della donna si piegarono
insieme all'arma. Andiamo via, le disse. Non c' altro da fare qui. Non vorrai mica uccidere il
ragazzo solo perch suo nonno, per qualche oscuro motivo,  coinvolto nella morte di tuo figlio? Non
ha nemmeno il valore di una vendetta, sarebbe gratuita crudelt. E io so che non ne sei capace.
Camilla ci pens. Gli stava dando retta, quando si blocc improvvisamente. Aveva notato
qualcosa.
Marcus segu la direzione del suo sguardo e vide che osservava di nuovo il ragazzo. Gli fissava
l'apertura dell'accappatoio, esattamente all'altezza del torace. Si avvicin e lui indietreggi,
ritrovandosi con le spalle al muro. Camilla scost con dolcezza i lembi di spugna, scoprendo la lunga
cicatrice che aveva sullo sterno.
Un fremito percorse Marcus, togliendogli il fiato per un lungo istante. Mio Dio, cos'hanno fatto.
Il nipote di Astor Goyash tre anni prima aveva la stessa et di Filippo Rocca. Alberto Canestrari
era un chirurgo. Aveva ucciso su commissione per procurare un cuore.
Ma Camilla non poteva conoscere quella verit, si disse Marcus. Tuttavia qualcosa in lei  un
presentimento, l'istinto materno, un sesto senso  l'aveva spinta a compiere quel gesto. Anche se la
donna non sembrava comprenderne appieno la ragione.
Pos una mano sul torace del ragazzo che la lasci fare. Rimase a sentire il battito scandito da
quell'organo estraneo. Un suono proveniente da un altro luogo, da un'altra vita.
Camilla e il ragazzo si guardarono. In fondo ai suoi occhi, quella madre cercava una luce che le
dicesse che c'era anche suo figlio? O magari la rivelazione che anche Filippo, in qualche modo, potesse
vederla in quel momento?
Marcus non lo sapeva, ma si rese conto che l'unica prova che avrebbe potuto collegare il
vecchio Astor Goyash alla morte del bambino era rinchiusa nel petto del nipote. Sarebbe stata
sufficiente una biopsia al cuore e la comparazione del DNA con quello dei familiari di Filippo per
inchiodarlo. Per Marcus non era sicuro che la giustizia stavolta avrebbe avuto una funzione
consolatoria per quella povera madre in pena. Il dolore sarebbe stato straziante, per questo decise di
tacere. Voleva solo portar via Camilla da quella stanza, la donna aveva un altro bambino a cui pensare.
Trov il coraggio di interrompere il contatto fra lei e il giovane Goyash. La prese per le spalle
con l'intenzione di condurla verso l'uscita.
Camilla si conged staccando dolcemente il palmo dal petto del ragazzo, come in un'ultima
carezza d'addio.
Poi s'incammin verso la porta insieme a Marcus. Percorsero il corridoio dell'albergo, diretti
all'ascensore. Inaspettatamente, Camilla si volt verso il suo salvatore e sembr vederlo per la prima
volta. Io ti conosco. Tu sei un prete, non  vero?
Marcus fu spiazzato e non riusc a ribattere. Annu soltanto, in attesa del resto.
Lui mi ha parlato di te, continu la donna.
E Marcus cap che si riferiva al misterioso penitenziere e la lasci proseguire.
Una settimana fa, al telefono mi ha avvisato che ti avrei incontrato qui. Camilla pieg il capo
e lo guard con una strana espressione: sembrava avere paura per lui. Mi ha chiesto di dirti che vi
incontrerete dove tutto  iniziato. Ma stavolta dovrai cercare il diavolo.
Ore 22.07
Aveva preso il 52 dal capolinea in piazza San Silvestro, lasciando poi l'autobus all'altezza di
via Paisiello. Da l, col 911 aveva raggiunto piazza Euclide. Era scesa nella stazione ferroviaria
sotterranea e aveva preso il treno che da Viterbo raggiungeva Roma e che, nell'ultima tratta, si
immergeva nel sottosuolo collegando la zona nord della citt con il centro. Unica tappa, piazzale
Flaminio. L aveva trovato la metropolitana, proseguendo in direzione Anagnina. Giunta alla fermata
Furio Camillo, era risalita in superficie e aveva chiamato un taxi.
Ogni trasbordo era durato pochi secondi e il percorso era stato dettato dalla casualit, solo per
seminare eventuali inseguitori.
Sandra non si fidava di Shalber. Il funzionario dell'Interpol aveva mostrato una certa destrezza
nel prevedere le sue mosse. Per quanto fosse riuscito a sfuggirle all'uscita di Santa Maria sopra
Minerva, era sicura che sarebbe rimasto acquattato nelle vicinanze, cercando di rimettersi alle sue
calcagna. Ma gli accorgimenti che aveva adottato dovevano essere sufficienti per far perdere le proprie
tracce. Perch aveva ancora un compito quella sera, prima di tornarsene in albergo.
Far visita a un nuovo conoscente.
Il taxi la lasci davanti all'ingresso principale del grande policlinico. Sandra percorse a piedi
l'ultimo tratto, seguendo le indicazioni dei cartelli. Fino a giungere alla palazzina che ospitava l'Unit
Operativa Complessa.
Ma, fra quelli che lavoravano al Gemelli, era conosciuto come il confine.
Oltrepass una prima porta scorrevole, ritrovandosi in una sala d'aspetto con quattro file di
sedie di plastica, una attaccata all'altra, azzurre come le pareti che le circondavano. Anche i caloriferi
erano di quel colore, cos come i camici di dottori e infermieri, e perfino il distributore dell'acqua
potabile. L'effetto era un'incomprensibile monotonia cromatica.
La seconda porta era un varco di sicurezza. Per accedere al cuore della struttura  la terapia
intensiva  era necessario essere muniti di apposito badge che faceva scattare elettronicamente la
serratura. C'era anche un poliziotto di guardia. Una presenza formale per ricordare che nel reparto era
ricoverato pur sempre un soggetto pericoloso, anche se ormai impossibilitato a nuocere. Sandra mostr
il tesserino di riconoscimento al collega e un'infermiera le indic le procedure preliminari alla visita.
Le fece indossare copriscarpe, camice sterile e cuffia per i capelli. Poi azion il congegno della porta
per farla entrare.
Il lungo corridoio che le si present di fronte le ricordava un acquario. Come quello di Genova
che aveva visitato con David un paio di volte. Lei adorava i pesci, si lasciava ipnotizzare dal loro
movimento e poteva rimanere a guardarli per ore. Davanti a s adesso aveva una serie di vasche, che in
realt erano i vetri divisori delle sale rianimazione. Le luci erano basse e su tutto dominava un silenzio
strano. Se lo ascoltavi bene, scoprivi che invece era fatto di suoni. Bassi e flebili come respiri, ritmati e
costanti come un battito sommerso.
Sembrava che quel posto dormisse.
S'incammin lungo il pavimento di linoleum, passando accanto al gabbiotto con due infermiere
sedute in penombra davanti a una consolle: sui loro volti si rifrangeva il bagliore dei monitor che
riportavano i parametri vitali dei pazienti ricoverati nel reparto. Alle loro spalle, un giovane dottore
stava scrivendo, seduto a una scrivania d'acciaio.
Due infermiere e un medico: era il personale necessario per gestire il reparto di notte. Sandra si
present, chiese indicazioni e loro la indirizzarono.
Passando davanti alle vasche degli uomini-pesce, li osservava immobili nei letti, mentre
nuotavano in quel mare di silenzio.
Si diresse verso l'ultima vetrata. Mentre si avvicinava, not che c'era qualcuno che guardava
dall'altra parte. Era una ragazza minuta che indossava un camice bianco, potevano essere coetanee. Le
si affianc. Nella stanza vi erano sei posti letto. Ma soltanto uno era occupato. Da Jeremiah Smith. Era
intubato e il suo torace si sollevava e si riabbassava, sempre alla stessa cadenza. Dimostrava molti pi
dei suoi cinquant'anni.
Solo allora la ragazza si volt a guardarla. Vedendo il suo viso, Sandra ebbe una sensazione di
dj vu. Dopo un istante, ramment dove l'avesse vista e il ricordo le provoc un brivido. Al capezzale
di quel mostro c'era il fantasma di una delle sue vittime.
Teresa, disse.
Lei sorrise. Sono Monica, la sua gemella.
La ragazza che aveva davanti non era soltanto la sorella di una delle povere innocenti uccise da
Jeremiah, era anche il medico che gli aveva salvato la vita, intervenendo con l'ambulanza quando
l'uomo si era sentito male.
Mi chiamo Sandra Vega, sono della polizia. Le porse la mano per presentarsi.
La ragazza gliela strinse.  la prima volta che vieni qui?
Perch, si vede?
Da come lo stavi guardando.
Sandra osserv ancora Jeremiah Smith. Perch, come lo guardavo?
Non lo so. Ma direi come si osserva un pesce rosso in un acquario.
Sandra scosse il capo, divertita.
Ho detto qualcosa di sbagliato?
No, nulla. Non preoccuparti.
Io invece ci vengo ogni sera. Prima di attaccare il turno di notte o quando stacco da quello di
giorno. Me ne sto qui per quindici minuti, poi vado via. Non so perch lo faccio. Mi va e basta.
Sandra ammirava il coraggio di Monica. Perch l'hai salvato?
E voi perch mi chiedete tutti la stessa cosa? La ragazza, per, non era indispettita. La
domanda corretta sarebbe: perch non l'ho lasciato morire? Sono due cose diverse, non trovi?
Gi, non ci aveva pensato.
Se mi chiedi se vorrei ucciderlo ora, ti rispondo che lo farei se non temessi le conseguenze. Ma
che senso aveva lasciarlo morire senza intervenire? Come una persona normale che arriva alla fine
della vita e si spegne naturalmente. Lui non  come gli altri. Lui non lo merita. Mia sorella non ha
avuto questa possibilit.
Sandra fu costretta a riflettere. Lei cercava l'assassino di David e continuava a ripetersi che era
per raggiungere la verit, per dare un senso alla morte del marito. Per fare giustizia. Al posto di
Monica, per, come si sarebbe comportata?
La ragazza prosegu: No, la mia vendetta pi spietata  vederlo in quel letto. Nessun processo,
nessuna giuria. Nessuna legge, niente cavilli. Nessuna perizia psichiatrica, nessuna attenuante. La vera
rivincita  sapere che rimarr cos, prigioniero di se stesso. Da quel carcere di sicuro non uscir. E io
potr venirlo a vedere ogni sera, guardarlo in faccia e dirmi che giustizia  fatta. Si rivolse a Sandra.
Quanti fra quelli che hanno perso un proprio caro per la malvagit di qualcun altro possono godere
dello stesso privilegio?
In effetti,  cos.
Sono stata io a praticargli il massaggio cardiaco, mettendogli le mani sul torace, su quel
tatuaggio... Uccidimi. Soffoc la ripugnanza. Sui miei vestiti c'era l'odore delle sue feci, della sua
urina, la sua saliva fra le mie dita. Fece una pausa. Nel mio lavoro si vedono tante cose. La malattia
pareggia i conti. Ma la verit  che noi medici non salviamo nessuno. Perch ognuno si salva da solo.
Scegliendo la vita pi giusta, la strada migliore. Arriva per tutti il momento in cui ti riempi di feci e di
urina. Ed  triste se scopri chi sei soltanto quel giorno.
Sandra si stup di tanta saggezza. Eppure la ragazza aveva pi o meno la sua et e sembrava
fragile. Sarebbe rimasta ad ascoltarla ancora.
Monica guard l'orologio. Mi dispiace di averti trattenuta.  meglio che vada, sta per
cominciare il mio turno.
 stato un piacere conoscerti. Ho imparato molto da te, stasera.
La ragazza sorrise. Si cresce anche a forza di schiaffi, lo dice sempre mio padre.
La guard mentre si allontanava nel corridoio deserto. Si materializz ancora una volta un'idea
nella sua testa. Ma continuava a ricacciarla indietro. Era convinta che Shalber avesse ucciso suo marito.
E lei ci era andata a letto. Ma aveva bisogno di quelle carezze. David avrebbe capito.
Si avvicin alla porta della sala rianimazione. Prese una mascherina da un contenitore sterile e
la indoss. Quindi varc la soglia di quel piccolo inferno con un unico dannato.
Cont i passi mentre si avvicinava al letto di Jeremiah Smith. Sei. No, sette. Si mise a fissarlo.
Il pesce rosso era a portata di mano. Gli occhi chiusi, circondato da una gelida indifferenza.
Quell'uomo non era pi in grado di suscitare alcunch. N paura, n compassione.
C'era una poltroncina l accanto. Sandra si sedette. Appoggi i gomiti sulle ginocchia, intrecci
le dita, sporgendosi verso di lui. Avrebbe voluto leggergli dentro, capire cosa lo avesse spinto a fare del
male. In fondo, era proprio il mestiere dei penitenzieri. Scrutare l'animo umano in cerca delle
motivazioni profonde di ogni azione. Lei invece, come fotorilevatrice osservava i segni all'esterno, le
ferite che il male lasciava sul mondo.
Le venne in mente la foto buia nel rullino della Leica.
Ecco il mio limite, si disse. Senza l'immagine, persa irrimediabilmente forse a causa di un
errore di scatto, non era capace di proseguire lungo il cammino indicatole da David.
Chiss se c'era qualcosa in quella foto.
L'esteriorit era la sua fonte di dettagli, ma anche la sua barriera. Cap quanto le avrebbe fatto
bene per una volta guardarsi dentro. E poi tirare tutto fuori, provando a cercare la via del perdono. Se
non altro, una confessione sarebbe stata liberatoria. Per questo, improvvisamente, cominci a parlare a
Jeremiah Smith. Voglio raccontarti la storia di una cravatta verde ramarro. Non sapeva perch
l'avesse detto, le era uscito e basta. I fatti risalgono a qualche settimana prima che qualcuno
ammazzasse mio marito. David era tornato da un lungo viaggio di lavoro. Quella sera sembrava come
tutte le altre volte che ci vedevamo dopo tanto tempo. Si faceva festa, solo noi. Il resto del mondo era
chiuso fuori di casa, e ci sentivamo gli unici appartenenti al genere umano. Capisci cosa intendo, l'hai
mai provato? Scosse il capo, divertita. No, certo che no. Comunque quella sera, per la prima volta da
quando ci conoscevamo, ho dovuto fingere di amarlo. David mi fece una domanda di routine. 'Come
va, tutto bene?' Quante volte ce lo chiediamo ogni giorno, e non ci aspettiamo mica di ricevere una
risposta sincera. Ma quando gli ho detto che andava tutto bene, non si trattava solo di una frase di
circostanza: era una bugia... Qualche giorno prima ero stata in ospedale per abortire. Sandra sent che
le lacrime le salivano agli occhi, ma le fren. Avevamo tutte le carte in regola per essere genitori
fantastici: ci amavamo, eravamo sicuri l'uno dell'altra. Ma lui era un reporter sempre in giro a
fotografare guerre, rivoluzioni e stragi. Io, una poliziotta in servizio alla Scientifica. Non puoi mettere
alla luce un figlio se il tuo lavoro ti fa rischiare la vita, come accadeva per David. E non puoi farlo
neanche se vedi tutto ci che sono costretta a vedere io, quotidianamente, sulle scene del crimine.
Troppa violenza, troppa paura: per un bambino non andava bene. Lo disse con convinzione, senza
lasciar trasparire alcun pentimento. E questo  il mio peccato. Me lo porter dietro finch campo. Ma
ci che non riesco a perdonarmi  di non aver permesso a David di avere voce in capitolo. Ho
approfittato della sua assenza per decidere. Sandra si lasci scappare un sorriso triste. Quando sono
tornata a casa dopo aver abortito, ho trovato in bagno il test di gravidanza che avevo fatto da sola. Mio
figlio, o la roba che mi avevano tirato fuori, non so cosa fosse dopo appena un mese, era rimasto in
quell'ospedale. L'avevo sentito morire dentro di me, e poi l'avevo lasciato solo.  terribile, non trovi?
In ogni caso, pensai che quella creatura meritasse almeno un funerale. Cos presi una scatola e misi
dentro il test e una serie di oggetti che appartenevano alla sua mamma e al suo pap. Fra quelli, anche
l'unica cravatta di David. Verde ramarro. Poi da Milano andai in macchina fino a Tellaro, il paese in
Liguria in cui passavamo le vacanze. E gettai tutto in mare. Prese fiato. Non l'ho mai detto a
nessuno. E mi sembra assurdo che lo stia raccontando proprio a te. Ma il bello viene adesso. Perch ero
convinta che avrei pagato da sola le conseguenze del mio gesto. Invece, senza saperlo, avevo
combinato un disastro irrimediabile. Me ne sono accorta dopo, ed era troppo tardi. Insieme all'amore
che avrei potuto provare per mio figlio, avevo gettato via anche quello per David. Si asciug una
lacrima. Non c'era verso: lo baciavo, lo accarezzavo, facevo l'amore con lui e non sentivo niente. La
tana che quel bambino aveva iniziato a scavarsi dentro di me per sopravvivere era diventata un vuoto.
Ho ricominciato ad amare mio marito solo quando  morto.
Incroci le braccia sul petto, con le spalle ricurve. Sprofondando in quella scomoda posizione,
cominci a singhiozzare. Il pianto le sgorg di getto, senza tregua, ma liberatorio. Non riusciva a
fermarsi. Dur qualche minuto poi, mentre si soffiava il naso e cercava di ricomporsi, rise di se stessa.
Era esausta. Ma, incomprensibilmente, l stava bene. Ancora cinque minuti, si disse. Soltanto cinque. I
bip regolari del cardiografo collegato al torace di Jeremiah Smith, la cadenza del respiratore automatico
che lo teneva in vita, agirono su di lei con un effetto ipnotico e rilassante. Chiuse gli occhi per un
momento e, senza accorgersene, si addorment. Rivide David. Il suo sorriso. I capelli arruffati. Lo
sguardo buono. Quella smorfia che faceva ogni volta che la sorprendeva un po' triste o pensierosa,
sporgendo il labbro inferiore e piegando la testa di lato. David la prese per le guance e la tir a s per
darle uno dei suoi lunghissimi baci a stampo.  tutto a posto, Ginger. Lei si sent sollevata, in pace.
Poi suo marito la salut con la mano e si allontan ballando il tip-tap e intonando la loro canzone.
Cheek to cheek. Anche se la voce le sembrava quella di David, nel suo sogno Sandra non poteva sapere
che invece apparteneva a un altro. Ed era tutto reale.
Nella stanza qualcuno stava canticchiando.
Ore 22.17
Dopo aver assistito al gesto di Camilla Rocca che, in maniera del tutto imprevedibile, aveva
posto la mano sul torace del ragazzo che aveva ereditato il cuore di suo figlio, Marcus, per la prima
volta, indovinava un'interferenza invisibile e pietosa nella sua esistenza. Siamo cos insignificanti
nell'immensit dell'universo che sembriamo non meritare il privilegio di un Dio che s'interessi a noi, si
ripeteva. Ma stava cambiando idea.
Incontriamoci dove tutto  iniziato.
Avrebbe conosciuto il suo antagonista. Avrebbe ricevuto il premio della salvezza di Lara.
E il luogo in cui tutto aveva avuto inizio era la villa di Jeremiah Smith.
Ferm la Panda di fronte al cancello principale. L'autopattuglia di guardia non c'era pi e la
polizia scientifica aveva smobilitato da un po'. Il posto era desolato e malinconico come doveva esserlo
prima che svelasse il suo segreto. Marcus s'incammin verso la casa. Solo il plenilunio si opponeva al
potere del buio.
Gli alberi del viale principale ondeggiavano per la fresca brezza notturna. Le foglie mosse erano
risate fugaci, che gli correvano accanto beffarde, per poi spegnersi alle sue spalle. Le statue che
ornavano il giardino incolto lo fissavano coi loro occhi svuotati.
Giunse alla villa. Su porte e finestre erano stati apposti sigilli. In realt, non sperava che il
penitenziere lo attendesse l. Il mandato nel messaggio era chiaro.
E stavolta cerca il diavolo.
Quella era la sua ultima prova. In cambio, avrebbe ottenuto le risposte.
Il senso della sfida era che avrebbe dovuto cercare un segno sovrannaturale? Ma si ripet che i
penitenzieri non erano interessati all'esistenza del demonio, anzi erano gli unici nella Chiesa a
dubitarne. L'avevano sempre considerato un comodo pretesto, inventato dagli esseri umani per sottrarsi
alla responsabilit delle proprie colpe e per assolvere i difetti della propria natura.
Il diavolo esiste solo perch gli uomini sono malvagi.
Rimosse i sigilli della porta ed entr nella casa. La luce della luna non lo segu all'interno,
fermandosi sulla soglia. Non c'erano rumori, n presenze.
Recuper dalla tasca la torcia e con quella si fece strada lungo il corridoio dalle pareti scure.
Ramment la prima visita, quando aveva seguito la cabala dei numeri dietro i quadri. Eppure doveva
essergli sfuggito qualcosa se il penitenziere aveva voluto che tornasse. Si spinse fino alla stanza in cui
era stato trovato Jeremiah Smith agonizzante.
Il diavolo non abita pi qui, si disse.
Mancava qualcosa dalla volta precedente. Il tavolino riverso, i cocci della tazza di latte e le
briciole dei biscotti erano stati rimossi dalla Scientifica. Cos come i materiali  guanti sterili, pezzi di
garza, siringhe e cannule  usati dall'equipaggio dell'ambulanza nel tentativo di rianimarlo. Non
c'erano i feticci  il nastro per capelli, il braccialetto di corallo, la sciarpa rosa e il pattino a rotelle 
con cui il mostro evocava i fantasmi delle sue giovani vittime perch gli facessero compagnia durante
le lunghe notti di solitudine.
Ma al posto degli oggetti aleggiavano ancora le domande.
Come aveva fatto Jeremiah Smith  un uomo limitato, asociale, privo di qualsiasi attrattiva  a
carpire la fiducia di quelle ragazze? Dove le teneva prigioniere per un mese, prima di ucciderle?
Dov'era Lara?
Marcus evit di chiedersi se fosse ancora in vita. Aveva svolto il proprio compito con la
massima dedizione, perci non avrebbe accettato un epilogo diverso.
Si guard intorno. Anomalie. Il segno non  sovrannaturale, si disse. Ma qualcosa che solo un
uomo di fede potrebbe riconoscere. Stavolta doveva fare appello a un talento che temeva di non
possedere.
Il suo sguardo spazi nella stanza, alla ricerca di qualcosa che interrompesse la normalit. La
piccola crepa su un'altra dimensione. Il passaggio utilizzato dal male per dilagare.
C' un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre... Io sono il guardiano
posto a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare.
I suoi occhi si fermarono sulla finestra. Oltre il vetro, la luna gli stava indicando qualcosa.
Spiegava le ali e guardava nella sua direzione. L'angelo di pietra lo stava convocando.
Si trovava in mezzo al giardino, insieme alle altre statue. Le Scritture narravano che Lucifero
fosse un angelo prima di cadere. Il prediletto del Signore. Gli venne in mente e corse fuori.
Si blocc davanti a quell'alta figura, illuminata da un livido bagliore.
La polizia non si  accorta di nulla, si disse osservando il terreno ai piedi dell'angelo. Se qui
sotto c' qualcosa, i cani dell'unit cinofila avrebbero dovuto fiutarla. Ma a causa delle piogge
insistenti degli ultimi giorni gli odori generati dalla terra dovevano aver confuso l'olfatto degli animali.
Marcus appoggi le mani alla base della statua, la spinse e l'angelo si mosse, svelando sotto di
s una botola di ferro. Non era chiusa a chiave. Fu sufficiente sollevare la maniglia.
Buio, un forte odore di umidit risal come un fetido respiro da quel buco. Marcus punt la
torcia: sei gradini conducevano nell'abisso. Nessuna voce, per. Nessun rumore.
Lara, chiam. Poi ancora tre volte. Poi ancora una. Ma non ottenne risposta.
Aggrappandosi alla scaletta, inizi a scendere.
Il fascio di luce perlustr quell'ambiente angusto, col soffitto basso, il pavimento di piastrelle
che in un punto diventava pi profondo. Un tempo doveva essere stata una piscina, ma qualcuno ne
aveva ricavato una stanza segreta.
La torcia andava alla ricerca di una presenza umana. Marcus ormai temeva di trovare soltanto
un corpo muto. Ma Lara non c'era.
Solo una sedia.
Anche per questo i cani non hanno fiutato nulla, si disse. Ma era l che Jeremiah le portava. Era
quella la tana dove le teneva prigioniere per un mese e alla fine le uccideva. Non vi erano catene appese
ai muri per dilettarsi in giochi di tortura, n marchingegni per sfogare il proprio sadismo o alcove dove
consumare rapporti sessuali. Nessuna sevizia, nessuna violenza, ramment Marcus a se stesso:
Jeremiah non le toccava. Tutto si riduceva a quella sedia, accanto alla quale c'era la corda con cui le
legava e un vassoio con il coltello di una ventina di centimetri con cui poi tagliava loro la gola. Era
tutta l la fantasia perversa di quel mostro.
Marcus si avvicin alla sedia e vide che sopra c'era una busta chiusa. La prese e l'apr.
All'interno, le planimetrie originarie dell'appartamento di Lara, con l'ubicazione della botola nascosta
nel bagno. C'era una lista degli spostamenti e degli orari della ragazza. Appunti in cui era indicato il
piano di nascondere il narcotico nello zucchero. Infine, una foto della studentessa sorridente. Sulla sua
faccia c'era un punto interrogativo rosso. Ti prendi gioco di me, disse Marcus fra s, rivolgendosi al
penitenziere. Nella busta c'erano le prove che Jeremiah aveva realmente preso la ragazza.
Ma di Lara non c'era traccia. Cos come del misterioso compagno che l'aveva condotto fin l.
Marcus ribolliva di rabbia. Il penitenziere era venuto meno all'impegno. Lo maledisse,
maledisse se stesso. La beffa era insopportabile. Non voleva pi stare in quel posto. Si volt per
risalire, ma la torcia gli scivol dalle mani. Mentre cadeva, per, illumin qualcosa dietro di lui.
Nell'angolo alle sue spalle c'era qualcuno.
Aveva osservato la scena. E non si muoveva. Nel fascio di luce si poteva scorgere solo il profilo
di un braccio. Era vestito di nero. Marcus si chin per recuperare la torcia e, lentamente, la sollev
sull'estraneo.
Non era una persona, ma un abito da prete appeso a una gruccia.
Tutto fu chiaro di colpo. Era cos che Jeremiah Smith avvicinava le sue vittime. Le ragazze non
lo temevano perch vedevano l'uomo di Chiesa, non il mostro.
Una delle tasche dell'abito era gonfia. Marcus si avvicin e vi infil la mano. Estrasse una
boccetta di un farmaco e una siringa ipodermica  succinilcolina.
Non si era sbagliato. Eppure gli oggetti in quella tasca raccontavano una storia diversa.
Jeremiah ha fatto tutto da solo.
Sapeva che la sorella di una delle sue vittime era di turno quella sera come medico aggregabile
alle ambulanze in caso di codice rosso. Cos aveva chiamato il numero di emergenza descrivendo i
sintomi di un attacco di cuore. Aveva atteso l'arrivo dei paramedici per iniettarsi la sostanza velenosa.
Poteva anche aver gettato la siringa in un angolo della stanza o sotto un mobile: il personale
dell'ambulanza nella concitazione non se ne sarebbe accorto e la polizia scientifica l'avrebbe confusa
con il materiale di scarto lasciato proprio dal medico e dall'infermiere al termine dell'intervento.
Non si travestiva da prete. Lui  un prete.
L'inizio del suo piano doveva essere fatto risalire all'incirca una settimana prima, quando aveva
inviato i biglietti anonimi a quanti erano coinvolti nell'omicidio di Valeria Altieri. Poi aveva
provveduto a inoltrare la mail che aveva edotto Pietro Zini sul caso Figaro. Quindi aveva chiamato
Camilla Rocca per anticiparle che Astor Goyash si sarebbe trovato all'Hotel Exedra pochi giorni dopo.
 lui il penitenziere.
Per tutto il tempo ce l'avevano avuto davanti agli occhi senza sapere chi fosse realmente. Come
il chirurgo Alberto Canestrari, Jeremiah aveva simulato una morte naturale con la succinilcolina.
Nessun esame tossicologico l'avrebbe individuata. Era sufficiente una dose di un milligrammo per
bloccare i muscoli della respirazione. Pochi minuti e si moriva soffocati, proprio com'era accaduto a
Canestrari. Il farmaco provocava l'immediata paralisi del corpo, non lasciando spazio ad alcun
ripensamento.
Ma Canestrari non aveva previsto di essere soccorso da un'ambulanza. Lui invece s.
Cosa vede la polizia? Un serial killer che non costituisce pi un pericolo. Cosa vedono i dottori?
Un paziente in coma. Cosa vedeva Marcus?
Anomalie.
Prima o poi l'effetto della succinilcolina sarebbe cessato. Da un momento all'altro Jeremiah
Smith si sarebbe svegliato.
Ore 23.59
In avanti. Stacco. Tornava indietro. Poi di nuovo. In avanti, stacco, tornava indietro.
Nella sala d'attesa azzurra di terapia intensiva c'era solo quel suono ossessivo e continuo.
Marcus si guard intorno. Deserto. Procedette con cautela verso la fonte del rumore.
La porta scorrevole di sicurezza che immetteva nel reparto avanzava, poi si fermava di colpo e
tornava indietro. Ripetendo diligentemente lo stesso movimento, senza riuscire a completarlo. Qualcosa
bloccava il meccanismo di chiusura. Marcus si avvicin per verificare. Era un piede.
L'agente di polizia che stava di guardia era steso per terra, a pancia in gi. Osserv quel corpo 
le mani, la divisa blu, le scarpe con la suola di gomma  e si accorse che gli mancava qualcosa. La
testa, non aveva pi la testa. Il cranio era esploso per effetto di uno sparo ravvicinato.
 solo il primo, si disse.
Si chin su di lui e vide che la fondina applicata alla cintura era vuota. Gli impart una rapida
benedizione e si rialz. Camminava sul linoleum regolando i passi e guardando a destra e sinistra le
sale rianimazione che si affacciavano sul corridoio. I pazienti dormivano supini, un sonno
imperturbabile e disinteressato. Le macchine respiravano per loro. Tutto appariva immutato.
Marcus si aggirava nella quiete irreale. L'inferno dev'essere cos, pens. Un luogo in bilico, in
cui la vita non  pi vita ma neanche morte. Solo la speranza lo teneva in sospeso. Sembrava il trucco
di un prestigiatore. L'essenza dell'illusione era la domanda che ti ponevi guardando quegli individui.
Dove sono? Perch erano l, eppure non c'erano.
Arrivato accanto al gabbiotto del personale, vide tre di loro che non avevano avuto la stessa
fortuna dei pazienti di cui si prendevano cura. Oppure s, dipendeva dai punti di vista.
La prima infermiera era riversa sulla consolle di controllo. I monitor erano sporchi del suo
sangue e la donna presentava una profonda ferita alla gola. La seconda era distesa accanto alla porta.
Aveva tentato la fuga, senza successo: un proiettile l'aveva raggiunta al petto, ricacciandola indietro. In
fondo alla piccola stanza, un uomo in camice bianco era accasciato sulla sedia, le braccia penzolanti, il
capo rovesciato e gli occhi che fissavano un punto imprecisato sul soffitto.
La stanza che ospitava Jeremiah Smith era l'ultima in fondo. Vi si diresse, sicuro di trovare un
letto vuoto.
Vieni avanti. La voce che l'aveva chiamato era rauca e profonda, come quella di chi  stato
intubato per tre giorni. Sei un penitenziere, vero? Per qualche secondo Marcus fu incapace di
muoversi. Poi si spinse lentamente fino alla porta aperta che lo aspettava. Passando davanti al vetro
divisorio, vide che le tende erano state tirate. Scorse comunque un'ombra al centro della stanza. Allora
si appost accanto all'uscio, al riparo del muro.
Entra. Non avere paura.
Sei armato, gli rispose Marcus, di rimando. Lo so, ho controllato il poliziotto.
Silenzio. Poi vide qualcosa scivolare ai suoi piedi attraverso l'uscio. Era una pistola.
Verifica pure:  carica.
Spiazzato, Marcus non sapeva come comportarsi. Perch gliel'aveva consegnata? Non aveva
l'aria di una resa. Questo  il suo gioco, ramment. E io non ho scelta, devo giocare. Significa che sei
disarmato?
Il colpo d'arma da fuoco fu assordante. La risposta, eloquente. Anche lui era armato.
Chi mi dice che non mi sparerai appena metter piede sulla soglia?
 l'unico modo se vuoi salvarla.
Dimmi dov' Lara.
Una risata. Veramente, non stavo parlando di lei.
Marcus raggel. Chi era con lui? Decise di sporgere per un istante il capo per controllare. Ma
poi rimase l.
Jeremiah Smith era seduto sul letto, indossava una camicia ospedaliera troppo corta. I radi
capelli spettinati e dritti sulla testa. Aveva l'aspetto clownesco di uno che si era appena svegliato. Con
una mano si grattava una coscia, mentre con l'altra teneva la pistola puntata alla nuca della donna che
gli stava inginocchiata davanti.
La poliziotta era con lui.
Chiarita la provenienza della seconda arma, Marcus si fece avanti.
Sandra aveva ai polsi le manette che Jeremiah aveva preso al collega di guardia, dopo avergli
sparato. Si era addormentata come una stupida. A svegliarla erano state tre detonazioni in rapida
sequenza. Aveva aperto gli occhi, riconoscendo gli spari. Aveva cercato subito la pistola nella fondina,
ma non c'era.
Solo allora si era accorta del letto vuoto.
Un quarto colpo e le era apparsa per intero la scena davanti agli occhi, come se la stesse
fotografando con la sua Reflex. Jeremiah si alza, le ruba la pistola. Passa davanti al gabbiotto e fredda
infermiere e medico del turno di notte. Il poliziotto all'entrata sente i colpi. Nel tempo che ci mette a
far scattare la serratura di sicurezza, Jeremiah  gi davanti alla porta. Appena si apre, gli spara a
bruciapelo.
Si era messa a correre per raggiungerlo, pensando di riuscire a fermarlo nonostante fosse
disarmata. Anche se non aveva senso, si sentiva in qualche modo responsabile per aver ceduto alla
stanchezza e non essere rimasta vigile. Ma forse c'era anche dell'altro.
Perch mi ha lasciata in vita?
Nel corridoio non l'aveva visto. Si era precipitata verso l'uscita, ma passando davanti alla sala
farmaci l'aveva scorto. Stava l e la osservava con un sorriso sgradevole. Era rimasta sgomenta. Poi lui
le aveva puntato addosso la pistola e le aveva lanciato le manette.
Mettitele, che fra poco ci divertiamo.
Aveva fatto come diceva ed era cominciata l'attesa.
Adesso dal pavimento della stanza, Sandra fissava il prete con la cicatrice sulla tempia per
comunicargli che stava bene e non doveva preoccuparsi. Lui annu per farle capire che aveva afferrato
il messaggio.
Un'altra risata di Jeremiah. Allora? Contento di vedermi? Ho desiderato a lungo conoscere un
altro penitenziere. Per tanto tempo ho pensato di essere il solo. Sono sicuro che lo stesso  stato per te.
Come ti chiami?
Marcus, per, non aveva voglia di fare concessioni.
Avanti, insistette Jeremiah. Tu sai il mio nome.  giusto che io conosca quello di chi  stato
tanto abile da scovarmi.
Marcus, disse e se ne pent. Lascia andare la donna.
Jeremiah divenne serio. Spiacente Marcus, amico mio. Lei fa parte del piano.
Quale piano?
In verit,  stata una piacevole sorpresa ricevere la sua visita. Avevo previsto di prendere in
ostaggio una delle infermiere, ma dato che c'era lei... Com' che le chiamiamo noi? Si port l'indice
al labbro e guard in alto, fingendo che non gli venisse in mente. Ah, s: anomalie.
Marcus non lo assecond, rimanendo in silenzio.
La presenza di questa giovane fanciulla  la conferma che la tesi  esatta.
Quale tesi?
'Il male generato genera altro male'. Non te ne ha parlato nessuno? Fece una smorfia di
disapprovazione. Vedi, io non mi aspettavo pi d'incontrarla. Tempo fa per ho conosciuto suo
marito.
Sandra lev gli occhi su di lui.
Jeremiah prosegu: David Leoni era un bravo reporter, non c' che dire. Aveva scovato la
storia dei penitenzieri. L'ho seguito a distanza, imparando molto da lui.  stato... istruttivo venire a
conoscenza di tutti quei dettagli della sua vita privata. Poi, guardando la poliziotta aggiunse: Mentre
tuo marito era a Roma, sono venuto a Milano per conoscerti: sono entrato in casa vostra, ho frugato fra
le vostre cose, e non ti sei accorta di niente.
Sandra ramment la canzoncina incisa sul registratore di David con la voce del suo assassino.
Cheek to cheek. Si era chiesta come facesse quel mostro a conoscere un'informazione tanto intima.
Intuendone i pensieri, Jeremiah le conferm: S, cara. Sono stato io a dare appuntamento a tuo
marito in quel cantiere abbandonato. Quello sciocco aveva preso delle precauzioni, ma sotto sotto si
fidava di me perch credeva che i preti, in fondo, sono tutti buoni. Mi sa che ha cambiato idea poco
prima di schiantarsi al suolo.
Sandra aveva sospettato di Shalber: la verit la travolse. Sentendo liquidare la morte di David
con impropria ironia, si sent ribollire. Poco prima, aveva confidato il suo segreto pi intimo
all'assassino di suo marito. Lui non era in coma e aveva sentito la storia dell'aborto e dei suoi scrupoli
di coscienza. E adesso possedeva un'altra parte di lei e di David, dopo avergli tolto tutto il resto.
Aveva scoperto l'archivio della penitenzieria. Tu capisci Marcus, non potevo lasciarlo in vita,
si giustific Jeremiah.
Ora Sandra sapeva quale fosse il movente, e se l'uomo che le teneva una pistola puntata alla
nuca era un penitenziere, allora Shalber aveva ragione: era stato uno di loro a uccidere David, e lei non
gli aveva creduto. Col tempo il male li aveva corrotti.
In ogni caso, sua moglie  venuta a Roma per vendicarlo. Ma non l'ammetterebbe mai. Vero
Sandra?
Lei lo guard con tutto il suo odio.
Potevo lasciarti credere che fosse un incidente, le disse Jeremiah. Invece ti ho dato la
possibilit di conoscere la verit e di trovarmi.
Dove  Lara? lo interruppe Marcus. Sta bene?  ancora viva?
Quando ho progettato tutto ho pensato che, arrivato al mio nascondiglio alla villa, poi saresti
venuto qui a chiedermi esattamente questo. Fece una pausa e lo fiss con un sorriso. Perch io so
dov' la ragazza.
Allora dimmelo.
Tutto a suo tempo, amico mio. Contrariamente, se non avessi scoperto il mio piano entro
stasera, mi sarei sentito autorizzato ad alzarmi da questo letto e a sparire per sempre.
Ho compreso il tuo piano, sono stato all'altezza. Allora perch non lasci andare quella donna e
mi consegni Lara?
Perch non  cos semplice: dovrai fare una scelta.
Sarebbe?
Io ho una pistola, tu hai una pistola. Dovrai decidere chi morir stanotte. Con la canna
accarezz la testa della donna. Io sparer alla poliziotta. Se me lo lascerai fare, poi ti dir di Lara.
Tuttavia se mi ammazzi salverai la vita alla poliziotta, ma non saprai mai cos' accaduto alla
studentessa.
Perch vuoi che ti uccida?
Non l'hai ancora capito, Marcus?
Il tono e lo sguardo mentre gli poneva la domanda gli trasmisero un'inaspettata sofferenza. Era
come se Jeremiah gli stesse dicendo che invece avrebbe dovuto saperlo bene.
Dimmelo tu, ribatt Marcus.
Padre Devok, quel vecchio pazzo, aveva fatto propria la lezione dei penitenzieri: credeva che
l'unico modo per fermare il male fosse il male stesso. Ma ci pensi, che presunzione? Per conoscerlo
dovevamo addentrarci nel suo territorio oscuro, esplorarlo dall'interno, confonderci con esso. Ma
alcuni di noi hanno perso la strada per tornare indietro.
 ci che  capitato a te.
E ad altri prima di me, aggiunse Jeremiah. Ricordo ancora quando Devok mi reclut. I miei
genitori erano molto religiosi, da loro mi venne la vocazione. Avevo diciotto anni, frequentavo il
seminario. Padre Devok mi prese con s, mi insegn a vedere il mondo con gli occhi del male. Poi
cancell la mia identit, relegandomi per sempre in quest'oceano di ombre. Una lacrima gli scivol
lungo il volto.
Perch hai cominciato a uccidere?
Ho sempre pensato di far parte della schiera dei buoni. E che ci facesse di me una persona
migliore delle altre. Lo disse in tono sarcastico. Ma a un certo punto dovevo avere la sicurezza che
non fosse solo una mia idea. L'unico modo era mettermi alla prova. Ho rapito la prima ragazza, l'ho
portata nel nascondiglio. L'hai visto anche tu: non ci sono strumenti di tortura, perch non provavo
piacere in ci che stavo facendo. Non sono un sadico. L'autodifesa sembrava accorata. L'ho tenuta
in vita, cercando un buon motivo per lasciarla andare. Ma ogni giorno, rimandavo. Lei piangeva, si
disperava, supplicandomi di liberarla. Mi sono dato un mese di tempo per decidere. Alla fine ho capito
che non provavo nessuna compassione. E l'ho uccisa.
Era Teresa. Sandra ramment il nome della sorella di Monica, la dottoressa che invece a lui
aveva salvato la vita.
Ma non ero ancora soddisfatto. Continuavo a svolgere il mio compito nella penitenzieria,
individuando crimini e criminali, senza che Devok sospettasse nulla. Ero due cose insieme, ero nel
giusto e nel peccato. Dopo un po' ho ripetuto la prova con una seconda ragazza. E poi con una terza e
una quarta. A loro portavo via un oggetto, una specie di souvenir, sperando che nel tempo mi aiutasse a
elaborare la colpa per ci che avevo fatto. Ma ottenevo sempre lo stesso risultato: nessuna piet. Ero
cos assuefatto al male che non riuscivo pi a distinguere fra quello che incontravo indagando e quello
che compivo io stesso. E vuoi conoscere l'assurda conclusione di questa storia? Pi facevo del male,
pi diventavo bravo a scovarlo. Da quel momento ho salvato decine di vite, sventato numerosi
crimini. Rise amaramente.
Perci se adesso ti uccido, salver la vita di questa donna e perder Lara. Marcus iniziava a
capire. Se non lo faccio, tu mi dirai dov' la studentessa ma poi sparerai alla poliziotta. In ogni caso,
sono spacciato. Sono io la tua vera vittima. In realt, le due opzioni si equivalgono: vuoi dimostrare che
solo facendo del male si pu fare del bene.
Il bene ha sempre un prezzo, Marcus. Il male  gratis.
Sandra era sconvolta. Ma non aveva voglia di fare da semplice spettatrice in quell'assurda
situazione. Lascia che questo stronzo mi ammazzi, disse. E fatti dire dov' Lara.  incinta.
Jeremiah la colp col calcio della pistola.
Non la toccare, lo minacci Marcus.
Bravo, cos mi piaci. Voglio vederti reattivo. La rabbia  il primo passo.
Marcus non sapeva che Lara fosse incinta. La rivelazione lo scosse.
Jeremiah se ne accorse. Fa pi male veder uccidere qualcuno davanti ai tuoi occhi, o sapere
che qualcun altro sta gi morendo lontano da qui? La poliziotta o Lara e il figlio che porta in grembo?
Decidi.
Marcus doveva prendere tempo. Non sapeva se sperare nell'arrivo della polizia. Come sarebbe
andata in quel caso? Perch Jeremiah non aveva nulla da perdere. Se ti lascio sparare alla poliziotta,
chi mi assicura che poi mi dirai dov' Lara? In realt potresti ancora ucciderle entrambe. Magari speri
che in quel caso susciterai la mia collera, costringendomi a vendicarmi. Avresti vinto tu.
Jeremiah gli strizz l'occhio. Ho fatto davvero un buon lavoro con te, non c' che dire.
Marcus non capiva. Che significa?
Pensaci Marcus: come sei arrivato a me?
La succinilcolina che Alberto Canestrari si  iniettato: hai preso spunto dall'ultimo caso.
Solo da quello? Sei sicuro?
Marcus fu costretto a riflettere.
Avanti, non mi deludere. Pensa alla scritta che ho sul torace.
Uccidimi. Che stava cercando di dirgli?
Ti do un piccolo aiuto: un po' di tempo fa ho deciso di svelare i segreti del nostro archivio a
parenti o conoscenti delle vittime dei casi rimasti ufficialmente insoluti. Invece io li avevo risolti. Ma
ho fatto sparire dalla penitenzieria l'esito delle indagini, consegnandolo praticamente a loro. Per ho
pensato che, visto che anch'io ero un colpevole, dovevo concedere la stessa chance a chi avevo fatto
soffrire. Ecco perch la messinscena con l'ambulanza e la simulazione dell'infarto. Se invece di
soccorrermi la giovane dottoressa mi avesse lasciato morire, avrei pagato il mio debito. Invece la
sorella di Teresa ha scelto di farmi vivere.
Non era stata una grande scelta, si disse Sandra. Il male che Monica aveva evitato di fare aveva
trovato un altro modo per manifestarsi. Per questo erano l, perch quella ragazza era stata buona. Era
assurdo.
Eppure era cos evidente che avessi organizzato tutto. Me l'ero anche scritto addosso per
evitare che ci fossero equivoci... Ma nessuno ha saputo leggere la scritta. Cosa ti ricorda questo?
Marcus fece mente locale. L'omicidio di Valeria Altieri. La scritta col sangue alle spalle del
letto. EVIL.
Bravo, si compiacque Jeremiah. Tutti leggevano EVIL, il male, ma era LIVE. Cercavano
una setta, in ragione del simbolo triangolare tracciato col sangue delle vittime sulla moquette, e
nessuno ha pensato a una videocamera. Le risposte sono sempre davanti agli occhi  Uccidimi. E
nessuno le vede mai. Nessuno le vuole vedere.
Marcus intuiva il disegno alla base di quel piano inaudito: Il caso di Federico Noni. Tutti
vedevano un ragazzo su una sedia a rotelle, nessuno poteva immaginare che fosse l'assassino di sua
sorella e, soprattutto, che potesse camminare. Cos  stato per te: un uomo in coma, apparentemente
innocuo. Solo un poliziotto a farti la guardia. Dopo aver escluso l'infarto, nessun medico riusciva a
capire cosa avessi. Invece eri sotto l'effetto della succinilcolina, che presto si sarebbe esaurito.
 la piet che ci frega, Marcus. Se Pietro Zini non avesse avuto piet di Federico Noni,
l'avrebbe catturato subito. Se questa poliziotta non avesse provato piet per me, non mi avrebbe
raccontato di quando si  sbarazzata di suo figlio abortendo. E adesso si preoccupa che Lara sia
incinta. Rise sprezzante.
Bastardo. Io non ho provato alcuna piet per te. In quella posizione, Sandra aveva male alla
schiena. Ma continuava a pensare a come venirne fuori. Poteva approfittare di un momento in cui
Jeremiah era distratto e provare a gettarsi su di lui. A quel punto, Marcus  era cos che si chiamava il
penitenziere, ora lo sapeva  avrebbe potuto disarmarlo. Dopo, avrebbe preso a calci quel mostro finch
non gli avesse rivelato dove fosse Lara.
Non ho imparato nulla da te, gli rispose Marcus.
Inconsciamente hai fatto tue quelle lezioni e sei arrivato fin qui. Ora sta a te decidere se andare
oltre. Lo fiss, serio. Uccidimi.
Non sono un assassino.
Sei sicuro? Per riconoscere il male bisogna averlo dentro. Tu sei come me. Perci, guardati
dentro e capirai. Jeremiah posizion meglio la canna sulla testa di Sandra, portando l'altro braccio
dietro la schiena e assumendo una posizione marziale. Come un boia pronto all'esecuzione. Adesso
conter fino a tre. Non hai molto tempo.
Marcus sollev la pistola su Jeremiah: era un bersaglio perfetto, da quella distanza poteva
centrarlo facilmente. Ma prima guard ancora la donna: cap che stava per fare qualcosa per liberarsi.
Doveva solo attendere che facesse una mossa, poi avrebbe ferito Jeremiah senza ucciderlo.
Uno.
Sandra non gli diede il tempo di contare: si alz di scatto, riuscendo a colpire con una spallata la
pistola nella mano di Jeremiah. Ma appena mosse il primo passo verso Marcus, avvert uno spasmo alla
schiena. Credeva di essere stata colpita, ma riusc lo stesso a raggiungerlo e a ripararsi dietro di lui. In
quel frangente, si accorse che non aveva udito la detonazione. Si port subito una mano alla schiena e
sent al tatto l'oggetto conficcato fra le vertebre. Lo riconobbe.
Mio Dio.
Era una siringa.
Jeremiah rideva di gusto, dondolandosi sul margine del letto. Succinilcolina, esclam.
Marcus fissava la mano che l'uomo aveva estratto a sorpresa da dietro la schiena. Aveva
previsto anche la ribellione della poliziotta.
 incredibile cosa si possa trovare in un ospedale, vero? disse quello.
L'aveva preparata dopo aver sparato all'agente di guardia, ecco perch l'aveva trovato davanti
alla sala farmaci. Sandra lo comprese troppo tardi. Avvert dapprima un intorpidimento agli arti, che si
propag presto verso la gola. Non riusciva a muovere il capo e le gambe le cedettero. Era per terra. Il
suo corpo si muoveva a scatti, senza che riuscisse a controllarlo. Poi sent che le mancava il respiro.
Era come se nella stanza non ci fosse pi aria. Come in un vero acquario, pens ricordando il paragone
che aveva fatto entrando in quel posto. Ma intorno non c'era acqua. Era lei che non riusciva a
incamerare ossigeno.
Marcus si gett sulla donna: annaspava e stava diventando cianotica. Non sapeva come aiutarla.
Jeremiah gli mostr il tubo di gomma accanto al letto. Per salvarla dovresti metterle questo in
gola. Oppure dare l'allarme, ma prima sarebbe il caso di uccidermi, altrimenti non te lo permetter.
Marcus guard la pistola che aveva appoggiato per terra.
Le rimangono appena quattro minuti, forse cinque. Trascorsi i primi tre, i danni cerebrali
saranno irreversibili. Ricorda Marcus: al confine fra il bene e il male c' uno specchio. Se ci guardi
dentro, scoprirai la verit. Perch anche tu...
Lo sparo interruppe la frase. Jeremiah cadde all'indietro con le braccia spalancate e il capo
riverso dall'altro lato del letto.
Marcus si disinteress a lui e alla pistola che stringeva ancora in pugno dopo aver premuto il
grilletto, concentrandosi invece sulla donna. Ti prego, resisti. Poi and verso la porta e abbass la
leva dell'allarme antincendio. Era il modo pi veloce per chiedere aiuto.
Sandra non riusciva a capire cosa stesse accadendo. Sentiva che stava per perdere i sensi. Aveva
il fuoco nei polmoni e non poteva muoversi, non poteva urlare. Avveniva tutto dentro di lei.
Marcus s'inginocchi e le prese la mano. Assisteva, impotente, alla battaglia silenziosa della
poliziotta.
Si tolga.
La voce perentoria veniva dalle sue spalle. Fece come gli era stato ordinato e vide una ragazza
minuta in camice bianco che afferrava Sandra per le braccia, trascinandola verso il letto vuoto pi
vicino. L'aiut sollevando i piedi. La adagiarono.
La ragazza recuper un laringoscopio da un carrello per le emergenze. Lo introdusse nella gola
della donna e, con calma, fece passare un tubo che poi colleg alla macchina per la respirazione. Con lo
stetoscopio le auscult il torace. Il battito sta tornando regolare, disse. Forse abbiamo fatto in
tempo. Poi si gir verso il corpo esanime di Jeremiah Smith. Guard il foro di proiettile inciso sulla
sua tempia. Quindi la cicatrice su quella di Marcus, stupita per quella singolare analogia.
Solo allora lui la riconobbe. Era Monica, la sorella di Teresa. Stavolta aveva salvato la vita alla
poliziotta.
Vada via da qui, gli disse la giovane dottoressa.
Ma lui non intese subito.
Se ne vada, ribad lei. Nessuno capirebbe perch gli ha sparato.
Marcus esitava.
Io lo so bene, aggiunse lei.
Lui si rivolse alla poliziotta che intanto riprendeva il suo colorito. Scorse un barlume nei suoi
occhi spalancati. Era d'accordo. Le fece una carezza e si allontan verso un'uscita di servizio.
Un Anno prima
Pripjat
Il tramonto cicatrizzava l'orizzonte sopra Chernobyl.
La centrale, placidamente distesa accanto al fiume, era un vulcano dormiente. In realt, ci che
appariva spento e inoffensivo era pi vivo e letale che mai, e avrebbe continuato a diffondere morte e
deformit per millenni.
Dalla strada il cacciatore poteva godere la vista dei reattori fra cui il numero quattro,
responsabile del pi grande disastro nucleare della storia, ora avvolto nel suo fragile sarcofago di
piombo e cemento armato.
L'asfalto era pieno di buche e le sospensioni della vecchia Volvo gemevano a ogni sussulto.
Prosegu costeggiando una vasta area che ospitava boschi rigogliosi. Dopo l'incidente, a causa del
vento radioattivo, gli alberi avevano cambiato colore. La gente del posto, ancora ignara di quanto stava
realmente accadendo, aveva coniato l'espressione la foresta rossa.
L'apocalisse silenziosa ebbe inizio il 24 aprile del 1986, all'una e ventitr del mattino.
In principio le autorit minimizzarono l'accaduto, cercando ingenuamente di coprire ogni cosa.
La loro preoccupazione riguardava pi la diffusione di notizie che la salute pubblica. L'evacuazione
dell'area inizi soltanto trentasei ore dopo l'incidente.
La citt di Pripjat sorgeva a poca distanza dai reattori. Il cacciatore vide apparire il suo profilo
spettrale oltre il parabrezza. Non una luce, non un segno di vita fra gli alti palazzi di cemento costruiti
insieme alla centrale. Nell'anno dell'abbandono contava 47.000 abitanti. Era una citt moderna con
caff, ristoranti, cinema, teatri, centri sportivi e due efficienti ospedali. Le condizioni di vita erano
migliori che in altri posti del paese.
Adesso era una tetra cartolina in bianco e nero.
Una piccola volpe attravers la strada, il cacciatore dovette controllare la frenata per non
investirla. La natura aveva saputo approfittare dell'assenza dell'uomo, molte specie animali e vegetali
si erano riappropriate dell'habitat che, paradossalmente era diventato una sorta di paradiso terrestre. Ma
nessuno avrebbe saputo dire cosa sarebbe accaduto in futuro, a causa degli effetti perduranti delle
radiazioni.
Il cacciatore teneva sul sedile accanto un contatore Geiger che continuava a trasmettere un
suono elettrico e ritmato, come un messaggio in codice proveniente da un'altra dimensione. Non aveva
molto tempo. Aveva dovuto corrompere un funzionario ucraino per ottenere un lasciapassare per la
zona di esclusione. L'area proibita aveva un raggio di trenta chilometri e il suo fulcro era proprio
l'impianto ormai in disuso. Doveva approfittare del crepuscolo per portare a termine l'indagine. E
presto sarebbe stato buio.
Inizi a imbattersi in mezzi militari abbandonati ai lati della strada. Ce n'erano centinaia. Un
vero e proprio cimitero di camion, elicotteri, carri armati e veicoli di ogni tipo. Erano stati impiegati
dall'esercito intervenuto per tamponare l'emergenza, ma alla fine delle operazioni erano talmente
contaminati che si era deciso di lasciarli l.
Un cartello arrugginito con caratteri in cirillico gli diede il benvenuto nel centro abitato.
Al confine c'era un lunapark dove i bambini avevano continuato a divertirsi il giorno successivo
all'incidente. Era stato il primo luogo a essere investito dalla nube radioattiva. C'era la grande ruota
panoramica, ormai uno scheletro arrugginito dalle piogge acide.
Alcuni blocchi di cemento erano stati piazzati in mezzo alla carreggiata per impedire l'accesso a
Pripjat. Sul filo spinato pendevano segnali di pericolo. Il cacciatore ferm l'auto con l'intento di
proseguire a piedi. Recuper una sacca dal bagagliaio e se la mise in spalla. Impugnando il contatore
Geiger, si avventur nella citt fantasma.
Il suo ingresso venne salutato dal cinguettio degli uccelli, la cui eco si perdeva insieme a quella
dei suoi passi fra i vialoni circondati dai palazzi. L'algida luce del giorno stava svanendo in fretta e
faceva sempre pi freddo. Ogni tanto gli sembrava di udire delle voci che si rincorrevano per le strade
vuote. Miraggi sonori o forse suoni antichi, rimasti imprigionati per sempre in un luogo dove il tempo
non aveva pi senso.
Alcuni lupi si aggiravano fra le rovine. Poteva sentirli o scorgere la loro presenza sotto forma di
macchie grigie. Per ora si tenevano alla larga, ma lo osservavano.
Controll la piantina che aveva portato con s e poi si guard intorno. Ogni costruzione era
contrassegnata da un numero scritto a caratteri cubitali con vernice bianca sulla facciata. Quello che lo
interessava era il condominio 109.
All'undicesimo piano un tempo abitavano Dima Karoliszyn e i suoi genitori.
I cacciatori lo sanno. Si deve iniziare l'indagine non dall'ultimo omicidio della serie, ma dal
primo. Perch l'assassino non ha ancora imparato dall'esperienza ed  pi facile che abbia commesso
errori. La prima vittima rappresenta una specie di campione zero da cui ha avuto inizio l'inarrestabile
catena di distruzione e attraverso cui si possono apprendere molte cose del serial killer.
Per quanto ne sapeva il cacciatore, Dima era stato il primo soggetto in cui il trasformista si fosse
incarnato, quando aveva solo otto anni, prima che lo portassero all'orfanotrofio a Kiev.
Dovette affrontare le rampe di scale perch non c'era energia per far funzionare l'ascensore.
Eppure, paradossalmente, quei luoghi ne erano saturi per via delle radiazioni. Il contatore Geiger
registrava nuovi picchi. Il cacciatore sapeva che al chiuso era molto pi pericoloso che all'aperto. La
radioattivit si concentrava soprattutto sulle cose.
Man mano che saliva poteva vedere ci che rimaneva degli appartamenti disabitati. Ci che era
stato risparmiato dagli sciacalli riproduceva esattamente le scene domestiche interrotte al momento
dell'evacuazione. Un pranzo lasciato a met. Una partita a scacchi mai terminata. Panni stesi ad
asciugare su un calorifero. Un letto disfatto. La citt era un'enorme memoria collettiva dove ognuno,
scappando all'improvviso, aveva lasciato in custodia i propri ricordi. Gli album di foto, gli oggetti pi
intimi e preziosi, i cimeli di famiglia: tutto in attesa di un ritorno che non sarebbe mai avvenuto. Ogni
cosa era rimasta in sospeso. Come la scenografia vuota alla fine della recita, quando gli attori se ne
vanno svelando la finzione. Come un dispetto del tempo. Triste allegoria della vita e della morte,
insieme. Di ci che c'era e non ci sarebbe pi stato.
Secondo gli esperti, gli esseri umani non avrebbero rimesso piede a Pripjat per i successivi
centomila anni.
Appena entrato nell'appartamento dei Karoliszyn, il cacciatore not che era pressoch intatto.
Lo stretto corridoio conduceva a tre camere, una cucina e un bagno. La carta da parati era staccata in
pi punti, l'umidit aveva avuto il sopravvento. La polvere ricopriva ogni cosa come un sudario
trasparente. Il cacciatore inizi ad aggirarsi per le stanze.
La camera da letto di Konstantin e Anja era in perfetto ordine. Nell'armadio c'erano ancora tutti
i vestiti.
Nella cameretta di Dima, accanto al lettino era stata sistemata una brandina.
In cucina la tavola era apparecchiata per quattro.
Nel soggiorno c'erano bottiglie vuote di vodka. Il cacciatore sapeva perch. Quando in citt si
seppe dell'incidente, le autorit sanitarie diffusero la falsa notizia che l'alcol depotenziasse le
radiazioni. In realt era un modo subdolo per fiaccare la volont della popolazione e impedire
contestazioni. Sul tavolino, ancora una volta, il cacciatore cont quattro bicchieri. Il ripetersi di quel
numero poteva significare solo una cosa.
I Karoliszyn avevano un ospite.
Il cacciatore si avvicin a un mobile su cui faceva bella mostra una cornice: all'interno una foto
di famiglia. Una donna, un uomo e un bambino.
Ma le facce erano state cancellate.
Tornando indietro, si accorse che c'erano quattro paia di scarpe accanto alla porta d'ingresso.
Da uomo, da donna. Due da bambino.
Mise insieme quei particolari e ne dedusse che il trasformista era arrivato in quella casa nelle
ore immediatamente successive all'incidente alla centrale. I Karoliszyn, ignari di chi fosse, gli avevano
dato ospitalit. In quei momenti di paura e concitazione non se l'erano sentita di affidare un bambino
solo e spaurito alle autorit.
Non immaginavano che genere di mostro stavano accogliendo in casa. Cos gli avevano offerto
un pasto caldo e l'avevano messo a dormire insieme a Dima. Poi doveva essere accaduto qualcosa.
Forse durante la notte. La famiglia Karoliszyn era svanita nel nulla e il trasformista aveva preso il posto
di Dima.
Dov'erano finiti i corpi? Ma, soprattutto, chi era quel bambino? E da dove era spuntato?
Il buio aveva gi iniziato il suo assedio alle porte della citt. Il cacciatore tir fuori dalla sacca
la torcia elettrica, intenzionato a lasciare il condominio. Sarebbe tornato il giorno dopo, sempre a
quell'ora. Non avrebbe trascorso la notte in quel posto.
Mentre si apprestava a scendere le scale, un altro dubbio lo colse all'improvviso.
Perch proprio i Karoliszyn?
Non ci aveva pensato prima. Il trasformista aveva scelto quella famiglia per un motivo. Non era
stato casuale.
Perch lui non veniva da lontano. Non era arrivato da chiss dove, doveva essere molto vicino
invece.
Il cacciatore volt il fascio della torcia verso la porta dell'appartamento accanto a quello dei
Karoliszyn. Era chiusa.
Su una targhetta di ottone era riportato il nome di Anatolij Petrov.
Controll l'ora. Fuori era gi scuro e avrebbe dovuto comunque guidare a fari spenti per non
farsi individuare dalle guardie ucraine che sorvegliavano i confini della zona d'esclusione. Tanto
valeva rimanere ancora un po'. L'idea di essere prossimo a una risposta lo eccitava, facendogli
dimenticare le pi elementari precauzioni.
Doveva sapere se la sua intuizione riguardo ad Anatolij Petrov era esatta.
Ieri
Ore 4.46
Il cadavere stava piangendo.
Stavolta non accese la lampada accanto al letto. Non recuper il pennarello per aggiungere un
altro dettaglio sul muro della soffitta di via dei Serpenti. Rimase in silenzio, al buio, cercando di dare
un senso a ci che aveva visto nel sogno.
Riordin gli ultimi indizi che aveva portato con s dalla rievocazione notturna di ci che era
accaduto nella stanza d'albergo a Praga.
Vetri infranti. Tre spari. Mancino.
Invertendoli pervenne alla soluzione del mistero.
Le ultime parole di Jeremiah Smith erano state: Al confine fra il bene e il male c' uno
specchio. Se ci guardi dentro, scoprirai la verit.
Aveva trovato la ragione per cui odiava tanto specchiarsi. Un colpo ciascuno, per lui e per
Devok. Ma il sicario non era mancino. Lo era il suo riflesso. Il primo sparo aveva distrutto lo specchio.
Non c'era alcun terzo uomo. Erano soli.
Lo aveva intuito dopo quanto accaduto nel reparto di terapia intensiva del Gemelli, quando
aveva sparato senza esitare. Ma la certezza era arrivata solo con il sogno, rivedendo il finale della
scena. Non sapeva perch si trovasse a Praga, n perch ci fosse il suo maestro. Non conosceva il
tenore della loro conversazione, n cosa si fossero detti.
Marcus sapeva soltanto che poche ore prima aveva ucciso Jeremiah Smith. Ma prima di lui,
aveva fatto lo stesso con Devok.
All'alba la pioggia era tornata a riprendersi Roma, ripulendo la notte dalle strade.
Mentre si aggirava per i vicoli del rione Regola, Marcus si ripar sotto un porticato. Guard in
alto, non dava l'impressione che avrebbe smesso presto. Sollev il bavero dell'impermeabile e riprese
il cammino.
Giunto in via Giulia, entr in una chiesa. Non c'era mai stato. Clemente gli aveva dato
appuntamento nella cripta. Scendendo i gradini di pietra, si rese subito conto della peculiarit del posto.
Era un cimitero ipogeo.
Prima che un decreto napoleonico stabilisse la norma igienica per cui i morti dovessero essere
seppelliti lontano dai vivi, ogni chiesa aveva il suo camposanto. Ma quello in cui si trovava era diverso
dagli altri. Gli arredi  candelabri, decorazioni e sculture  erano fatti di ossa umane. Uno scheletro
incastonato nel muro salutava i fedeli che intingevano le dita in un'acquasantiera. Le ossa erano divise
a seconda del tipo e ordinatamente raggruppate nelle nicchie. Ce n'erano migliaia. Ma pi che
macabro, quel luogo appariva grottesco.
Clemente se ne stava con le mani intrecciate dietro la schiena, chino su un'iscrizione posta sotto
un mucchio di teschi.
Perch qui?
L'amico si volt e lo vide. Mi sembrava il posto pi giusto dopo aver ascoltato il messaggio
che mi hai lasciato stanotte nella casella vocale.
Marcus indic intorno. Dove siamo?
Verso la fine del Cinquecento, la Confraternita dell'orazione e morte inizi la sua opera
pietosa. Lo scopo era dare degna sepoltura ai cadaveri senza nome che venivano rinvenuti nelle strade
di Roma o nelle campagne, oppure restituiti dal Tevere. Suicidi, vittime di assassini o semplicemente
morti di stenti. Ce ne sono circa ottomila stipati qua dentro.
Clemente era troppo tranquillo. Nel messaggio, Marcus gli aveva riassunto sommariamente
l'accaduto della notte precedente, ma l'amico non sembrava affatto turbato dall'epilogo degli eventi.
Perch ho l'impressione che non t'importi nulla di ci che ho da dirti?
Perch abbiamo gi appreso ogni cosa.
Quel tono accondiscendente lo irritava. Chi? Dici 'abbiamo', ma non vuoi rivelarmi a chi ti
riferisci. Chi c' sopra di te? Ho il diritto di saperlo.
Lo sai che non posso. Ma sono molto soddisfatti di te.
Per Marcus era frustrante. Soddisfatti di cosa? Ho dovuto uccidere Jeremiah, Lara  spacciata
e stanotte, dopo un anno di assenza totale di memoria, ho recuperato il mio primo ricordo... Io ho
sparato a Devok.
Clemente prese tempo. C' un detenuto nel braccio della morte di un carcere di massima
sicurezza che si  macchiato di un reato orribile e attende l'esecuzione da vent'anni. Cinque anni fa gli
diagnosticarono un cancro al cervello. Asportandoglielo, perse la memoria. Ha dovuto imparare tutto
daccapo. Dopo l'operazione, era strano per lui trovarsi in una cella, condannato per un delitto che non
ricordava di aver commesso. Adesso sostiene di essere una persona diversa dall'assassino che ha
ammazzato varie vittime, anzi dice che non sarebbe capace di togliere una vita. Ha chiesto di essere
graziato, asserisce che altrimenti sar un innocente a essere giustiziato. Gli psichiatri ritengono che sia
sincero, che non sia solo un trucco per evitare la condanna a morte. Ma il problema  un altro. Se il
responsabile delle azioni di un individuo  l'individuo stesso, dove risiede la sua colpa?  insita nel suo
corpo, nella sua anima oppure nella sua identit?
Per Marcus tutto fu improvvisamente chiaro. Voi sapevate cosa avevo fatto a Praga.
Clemente annu, poi aggiunse: Uccidendo Devok hai commesso un peccato mortale. Ma se
non lo ricordavi, non potevi confessarlo. E se non lo confessavi, non potevi essere assolto. Ma per gli
stessi motivi, era come se non lo avessi commesso. Ecco perch sei stato perdonato.
Per questo me l'hai tenuto nascosto.
Qual  la frase che i penitenzieri ripetono sempre?
Marcus ripens alla litania che aveva imparato. C' un luogo in cui il mondo della luce
incontra quello delle tenebre.  l che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto  rarefatto,
confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a
passare... Il mio compito  ricacciarlo indietro.
Sempre pericolosamente in bilico su quella linea, alcuni penitenzieri hanno compiuto un passo
fatale: ingoiati dal buio, non sono pi tornati.
Stai cercando di dirmi che ci che  accaduto a Jeremiah era successo anche a me prima che
me ne scordassi?
Non a te. A Devok.
Marcus non riusc pi a parlare.
Ha portato lui la pistola in quella camera d'albergo. Tu l'hai solo disarmato e hai cercato di
difenderti. C' stata una colluttazione e sono partiti gli spari.
Come fate a sapere come  andata? Non c'eravate, protest.
Prima di venire a Praga, Devok si confess. Culpa gravis 785-34-15: aver disobbedito a una
disposizione del papa e aver commesso tradimento nei confronti della Chiesa. In quella circostanza,
rivel l'esistenza dell'ordine clandestino dei penitenzieri. Probabilmente aveva gi intuito che qualcosa
non andava: l'archivio era stato violato, quattro ragazze erano state rapite e sgozzate e l'indagine
veniva depistata di continuo. Padre Devok cominci a nutrire dei sospetti sui suoi uomini.
Quanti sono i penitenzieri?
Clemente sospir. Non lo sappiamo. Ma abbiamo la speranza che qualcuno uscir allo
scoperto, prima o poi. Nella confessione, Devok non volle fare i nomi. Disse soltanto: 'Ho commesso
un errore, devo rimediare'.
Perch venne da me?
Supponiamo che volesse uccidervi tutti. Iniziando da te.
Marcus realizz come fossero andate le cose, era incredulo. Devok voleva uccidermi?
Clemente gli appoggi una mano sulla spalla. Mi dispiace. Speravo che non l'avresti mai
saputo.
Marcus guard gli occhi vuoti di uno dei tanti teschi conservati nella cripta. Chi era stato
quell'individuo? Qual era il suo nome, il suo volto? Qualcuno gli aveva mai voluto bene? Come era
morto e perch? Era un uomo buono o cattivo?
Qualcuno avrebbe potuto rivolgere le stesse domande al suo cadavere se Devok fosse riuscito a
ucciderlo. Perch, come tutti i penitenzieri, lui non aveva identit.
Io non esisto.
Prima di morire, Jeremiah Smith ha detto: 'Pi facevo del male, pi diventavo bravo a
scovarlo'. E io mi domando: perch non ricordo la voce di mia madre e invece so bene come scovare il
male? Perch ho scordato tutto il resto e non il mio talento? Il bene e il male sono innati in ognuno di
noi, oppure dipendono dal percorso che ognuno compie nella propria vita? Marcus sollev lo sguardo
sull'amico. Io sono buono o cattivo?
Ora sai di aver commesso peccato mortale uccidendo Devok e poi Jeremiah. Per questo dovrai
confessarti e sottoporti al giudizio del Tribunale delle anime. Ma sono sicuro che riceverai
l'assoluzione, perch ad avere a che fare col male a volte ci si sporca.
E Lara? Jeremiah si  portato appresso il segreto. Cosa ne sar di quella povera ragazza?
Il tuo compito finisce qui, Marcus.
 incinta.
Non possiamo salvarla.
E il suo bambino non avr neanche una possibilit. No, non lo accetto.
Guarda questo posto, Clemente gli indic l'ossario. Il senso di questo luogo  la piet. Dare
una sepoltura cristiana a un individuo senza nome, indipendentemente da ci che  stato o ha
commesso durante la propria esistenza. Ti ho voluto incontrare qui perch provassi un po' di piet per
te stesso. Lara morir, ma non sar per colpa tua. Perci, smettila di tormentarti. Non servir a nulla
l'assoluzione del Tribunale delle anime se non ti sarai prima assolto da solo.
Allora adesso sono libero? Non  cos che me l'immaginavo. Non fa bene come avevo
creduto.
Ho ancora un incarico per te. Clemente sorrise. Forse questo ti render le cose meno
gravose. Gli porse un fascicolo dell'archivio.
Marcus lo prese, lesse sulla copertina: c.g. 294-21-12.
Non hai salvato Lara. Ma forse puoi ancora salvare lei.
Ore 9.02
Nel reparto di terapia intensiva aveva luogo una scena surreale. I poliziotti e i tecnici della
Scientifica svolgevano i consueti rilievi per ricostruire la dinamica della carneficina. Ma tutto avveniva
alla presenza dei pazienti in coma, che non potevano essere spostati in poco tempo. Non c'era rischio
che interferissero con le indagini, pertanto erano stati lasciati l. La conseguenza inspiegabile era che
gli agenti si muovevano con discrezione, parlando sottovoce, quasi avessero timore di svegliarne
qualcuno.
Osservando i colleghi da una sedia nel corridoio, Sandra scuoteva il capo domandandosi se la
cosa apparisse idiota soltanto a lei. I dottori avevano insistito per tenerla in osservazione, ma aveva
firmato per essere dimessa. Non si sentiva un granch bene, per voleva tornarsene a Milano,
riprendere possesso della sua vita. E provare a ricominciare.
Marcus, si disse ripensando al nome del penitenziere con la cicatrice sulla tempia. Avrebbe
voluto parlargli ancora una volta, cercare di capire. Mentre soffocava, la sua stretta le aveva infuso il
coraggio necessario per resistere. Avrebbe voluto che lo sapesse.
Jeremiah Smith era stato portato via in un sacco nero per cadaveri. Le era sfilato davanti e lei
aveva scoperto di non provare nulla per quell'uomo. Quella notte, Sandra aveva sperimentato su di s
l'effetto della morte. Le era bastato per liberarsi di tutto l'odio, rancore, desiderio di rivalsa. Perch in
quei momenti si era sentita molto vicina a David.
Monica l'aveva strappata a una fine certa con la sua forza di medico coraggioso. Poi aveva
recitato per la polizia, sostituendosi a Marcus nella scena. Si era assunta la colpa di aver sparato a
Jeremiah. Era stata brava a cancellare le impronte dalla pistola e a imprimerci le proprie. Non una
vendetta, ma legittima difesa. Tutto faceva pensare che le avessero creduto.
Sandra la vide venirle incontro nel corridoio, alla fine dell'ennesimo interrogatorio. Monica non
sembrava provata, anzi le riserv un'espressione allegra.
Allora, come va?
Bene, rispose Sandra schiarendosi la voce. Era ancora rauca per via del tubo del respiratore e
le faceva male ogni muscolo del corpo. Ma almeno l'orrenda sensazione della paralisi era passata. Un
anestesista l'aveva aiutata a uscire progressivamente dall'effetto della succinilcolina. Era stato come
resuscitare. Si cresce anche a forza di schiaffi, lo diceva tuo padre se non sbaglio.
Risero. Solo per caso la notte precedente Monica era tornata al reparto di terapia intensiva dopo
la consueta visita serale. Sandra non le aveva chiesto il perch, e lei le aveva detto di non conoscere il
motivo che l'aveva spinta. Sar stato per la chiacchierata che avevamo fatto poco prima, non lo so.
Sandra non sapeva se ringraziare lei per quella fatalit o il destino, oppure qualcun altro che da
lass ogni tanto provvedeva a sistemare le cose. Che fosse Dio o suo marito, per lei non faceva
differenza.
Monica si chin su Sandra e l'abbracci. Non c'era bisogno di parole. Rimasero cos per
qualche secondo. Quindi la giovane dottoressa si conged con un bacio sulla guancia.
Era distratta a osservarla mentre si allontanava e non si accorse del commissario Camusso che
si stava avvicinando.
Brava ragazza, sentenzi.
Sandra spost lo sguardo su di lui. Era vestito completamente d'azzurro. Unico colore per
giacca, pantaloni, camicia e cravatta. Avrebbe scommesso che anche i calzini facessero pendant. La
sola eccezione erano i mocassini bianchi. Se non fosse stato per le scarpe e per la testa, Camusso si
sarebbe confuso con gli arredi e le pareti del reparto di terapia intensiva, svanendo come un
camaleonte.
Ho parlato con il suo superiore, l'ispettore De Michelis. Sta venendo da Milano a prenderla.
No, accidenti. Perch non l'ha fermato? Contavo di partire stasera.
Mi ha raccontato una simpatica storia sul suo conto.
Sandra cominci a temere.
A quanto pare aveva ragione, agente Vega. Complimenti.
Era interdetta. Su cosa?
La storia della stufa a gas e del monossido di carbonio. Il marito che spara a moglie e figlio
dopo la doccia, e che poi torna in bagno e sviene, urtando la testa e morendo.
Il riassunto era perfetto, l'epilogo non era chiaro. Il medico legale ha accolto la mia tesi?
Non l'ha solo accolta: l'ha sposata.
Sandra non riusciva a crederci. Questo non avrebbe rimesso a posto le cose. Ma la verit era
sempre consolante. Come per David, not. Adesso che sapeva chi l'aveva ucciso, si sentiva libera di
lasciarlo andare.
Tutti i reparti del policlinico sono monitorati da un sistema di telecamere di sicurezza, lo
sapeva?
Camusso se n'era uscito con quella frase di punto in bianco, e Sandra rabbrivid perch non ci
aveva pensato. La versione dei fatti fornita da Monica e confermata poi da lei era in pericolo. Marcus
era in pericolo. Avete avuto modo di visionare i filmati?
Il commissario si lasci scappare una smorfia. A quanto pare, l'impianto di videosorveglianza
di terapia intensiva  stato messo fuori uso dai temporali dei giorni scorsi. Perci, non esiste alcuna
registrazione dell'accaduto. Che sfortuna, non trova?
Sandra cerc di non mostrarsi sollevata.
Ma Camusso aveva ancora qualcosa da aggiungere: Lo sapeva che l'ospedale Gemelli
appartiene al Vaticano, vero?
Non era un'affermazione casuale, conteneva un'insinuazione, che Sandra ignor.
Perch me lo dice?
Il poliziotto fece spallucce, guardandola in tralice, ma rinunci ad approfondire la cosa. Cos,
semplice curiosit.
Prima che riprendesse l'argomento, Sandra si alz dalla sedia. Potrebbe chiedere a qualcuno di
accompagnarmi in albergo?
La porto io, si propose Camusso. Qui non ho altro da fare.
Sandra tramut la delusione in un falsissimo sorriso. S, per prima vorrei passare in un
posto.
Il commissario possedeva una vecchia Lancia Fulvia e la teneva in perfette condizioni.
Entrando in macchina, Sandra ebbe l'impressione di tornare indietro nel tempo. Gli interni odoravano
come fosse appena uscita dal concessionario. La pioggia cadeva incessantemente, ma la carrozzeria
sembrava incredibilmente pulita.
Camusso l'accompagn all'indirizzo che gli aveva indicato. Lungo il tragitto ascoltarono una
stazione radio che trasmetteva solo successi degli anni Sessanta. Transitarono per via Veneto e a
Sandra sembr di essere tornata all'epoca della Dolce vita.
Il tour anacronistico termin sotto il palazzo che ospitava la foresteria dell'Interpol.
Mentre saliva le scale, Sandra sperava con tutto il cuore d'incontrare Shalber. Non era certa di
trovarlo l, ma doveva provare. Aveva mille cose da raccontargli e, soprattutto, si aspettava che lui le
dicesse qualcosa. Per esempio che era contento che fosse sopravvissuta, anche se era stato sciocco da
parte sua far perdere le proprie tracce: se la sera prima l'avesse seguita fino al Gemelli, forse le cose
sarebbero andate diversamente. Shalber, in fondo, cercava solo di proteggerla.
Ma la frase che pi di ogni altra voleva sentirgli dire era che magari sarebbe stato bello
rivedersi in futuro. Avevano fatto l'amore, e lei era stata bene. Non voleva perderlo. Per quanto ancora
non riuscisse ad ammetterlo, si stava innamorando di lui.
Giunta sul pianerottolo, trov la porta aperta. Super la soglia con una speranza, senza esitare.
Sent dei rumori provenire dalla cucina e vi si diresse. Appena entrata, per, si trov davanti un altro
uomo, indossava un completo blu, molto elegante.
Fu capace solo di dirgli: Salve.
Lui la guard, stupito della sua presenza. Non ha portato suo marito?
Sandra non cap, ma si affrett a chiarire l'eventuale equivoco. Veramente, cercavo Thomas
Shalber.
L'uomo fece mente locale. Forse era un precedente inquilino.
Credo che sia un suo collega. Non lo conosce?
Che mi risulti, l'unica agenzia che si occupa della vendita  la nostra. E non c' nessuno con
quel nome che lavori presso di noi.
Sandra cominci a capire, anche se non le era tutto chiaro. Lei rappresenta un'agenzia
immobiliare?
Non ha visto il nostro cartello sul portone? disse l'uomo con tono affettato. L'appartamento
 in vendita.
Non sapeva se essere pi dispiaciuta o sorpresa. Da quanto tempo?
Il venditore sembr smarrito. Sono pi di sei mesi che non ci abita nessuno.
Lei non sapeva cosa dire. Qualunque spiegazione le venisse in mente non la convinceva.
L'uomo le si avvicin, affabile. Aspettavo dei compratori. Comunque, se nel frattempo vuole
visitare l'appartamento...
No, grazie, rispose Sandra. Mi sono sbagliata, mi scusi. Si volt per andarsene, ma sent
che il venditore insisteva.
Se non le piacciono i mobili, non  costretta a prenderli. Possiamo scalarli dal prezzo.
Ridiscese le scale di corsa, tanto che, arrivata al piano terra, fu costretta ad appoggiarsi al muro,
presa da un capogiro. Dopo un paio di minuti, usc per strada e risal a bordo dell'auto di Camusso.
Perch  cos pallida? Vuole che la riporti in ospedale?
Sto bene. Ma non era vero. Era furiosa. Un altro imbroglio di Shalber. Possibile che il
funzionario avesse mentito su tutto? E allora la notte passata insieme cos'era stata?
Chi stava cercando in quel palazzo? le chiese il commissario.
Un amico che lavora per l'Interpol. Ma non era l e non so dove sia.
Posso trovarglielo io, se vuole. Faccio una chiamata ai colleghi della sede di Roma, li conosco
bene e non mi costerebbe nulla.
Sandra avvert il bisogno di andare fino in fondo in quella faccenda. Non poteva tornare a
Milano con quel dubbio: doveva sapere se Shalber provava anche solo una minima parte di ci che
provava lei. Sarebbe importante per me se facesse quella telefonata.
Ore 13.55
Bruno Martini se ne stava rintanato in uno dei box situati nel cortile del palazzo in cui abitava.
L'aveva trasformato in una specie di laboratorio. Il suo passatempo erano le piccole riparazioni.
Aggiustava elettrodomestici, ma svolgeva anche lavori di falegnameria e meccanica. Quando Marcus lo
vide al di l della saracinesca alzata, si stava dedicando al motore di una Vespa.
Il padre di Alice non lo not mentre si avvicinava. La pioggia scendeva dritta come un sipario,
che si apr su Marcus solo quando fu molto vicino.
Martini era in ginocchio accanto alla moto, sollev lo sguardo verso di lui e lo riconobbe. Cosa
vuoi ancora da me? domand brusco.
La montagna d'uomo aveva muscoli per affrontare le asprezze della vita, ma era impotente
davanti alla scomparsa della figlia. Il suo pessimo carattere era l'unica protezione che gli restasse per
non crollare. Perci Marcus non lo biasimava. Posso parlare?
Martini ci pens un po' su. Vieni dentro. Ti stai bagnando.
Si avvicin e l'altro si rimise in piedi, pulendosi il palmo delle mani su una tuta sporca di
grasso. Ho parlato con Camilla Rocca stamattina, disse l'uomo. Era sconvolta perch ora sa che non
avr mai giustizia.
Non sono qui per questo. Purtroppo non posso fare pi nulla per lei.
A volte sarebbe meglio non sapere.
Si stup nel sentire Martini che pronunciava quella frase. Un padre che si era sempre adoperato
per cercare sua figlia, che aveva comprato un'arma illegalmente e si era messo contro le istituzioni
improvvisandosi giustiziere. Si domand se avesse fatto bene a venire. E tu, vuoi ancora conoscere la
verit su quanto  accaduto ad Alice?
Da tre anni la cerco come fosse viva ma la piango come se fosse morta.
Non  una risposta, replic Marcus con altrettanta asprezza ed ebbe l'impressione che Martini
abbassasse un po' la guardia.
Sai che significa non poter morire? Vuol dire continuare a vivere per forza, come un
immortale. Ma ci pensi, che razza di condanna? Ebbene, io non potr morire finch non scoprir cos'
successo ad Alice. E devo stare qui, a soffrire.
Perch ce l'hai tanto con te stesso?
Tre anni fa avevo ancora il vizio del fumo.
Marcus non capiva cosa c'entrasse, ma lo lasci finire.
Quel giorno al parco, mi ero allontanato per fumare una sigaretta mentre Alice spariva. C'era
anche sua madre, ma dovevo sorvegliarla io. Sono suo padre, era compito mio. Invece mi sono
distratto.
Per Marcus quella risposta era sufficiente. Mise una mano in tasca ed estrasse il fascicolo che
gli aveva dato Clemente.
C.g. 294-21-12
Lo apr e prese un foglio. Ci che sto per rivelarti include una condizione: non dovrai
chiedermi come l'ho saputo e non dovrai mai dire che l'hai saputo da me. D'accordo?
L'uomo lo guard, stranito. Va bene. C'era una nota nuova in fondo alla sua voce. Era
speranza.
Marcus prosegu: Ti premetto che non sar piacevole quanto ascolterai fra poco. Ti senti
comunque pronto?
S. Lo disse con un filo di voce.
Marcus cerc di essere delicato. Tre anni fa Alice  stata rapita da un uomo che l'ha portata
all'estero.
Come sarebbe?
 uno psicopatico: pensa che la moglie morta si sia reincarnata in tua figlia. Per questo l'ha
presa.
Perci... Non riusciva a crederci.
S,  ancora viva.
Gli occhi di Martini si riempirono di lacrime, la montagna umana stava per crollare.
Marcus gli porse il foglio che aveva in mano. Qui c' tutto ci che occorre per rintracciarla.
Ma non dovrai farlo da solo, promettimelo.
Promesso.
In calce  appuntato il numero di telefono di una specialista in ritrovamenti di persone
scomparse, soprattutto bambini. Rivolgiti a lei. Pare sia una poliziotta in gamba, il suo nome  Mila
Vasquez.
Martini prese il foglio e lo fiss, senza sapere cosa dire.
Adesso  meglio che vada.
Aspetta.
Marcus si ferm, ma si accorse che l'uomo non riusciva a parlare. Silenziosi singulti gli
scuotevano il petto. Sapeva cosa gli stava passando per la testa, quel pensiero non era soltanto per
Alice. Per la prima volta, Martini riusciva a immaginare di rimettere insieme la famiglia. La moglie,
che se n'era andata a causa del suo modo di reagire alla scomparsa, sarebbe tornata e anche l'altro
figlio. E avrebbero ricominciato a volersi bene come un tempo.
Non voglio che Camilla Rocca lo sappia, afferm Martini. Non ancora almeno. Sarebbe
tremendo sapere che Alice ha una speranza, mentre suo figlio Filippo non torner mai pi.
Non avevo intenzione di farglielo sapere. E comunque quella donna ha sempre la sua
famiglia.
Martini sollev il capo e lo guard stupito. Quale famiglia? Il marito l'ha lasciata due anni fa,
si  rifatto una vita con un'altra, hanno perfino un figlio. Per questo avevamo legato io e lei.
Inconsapevolmente, Marcus ripens al biglietto che aveva visto a casa di Camilla, appuntato al
frigo con una calamita a forma di granchio.
Ci vediamo fra dieci giorni. Ti amo.
Chiss da quanto tempo era l. Ma c'era altro che lo disturbava, anche se non sapeva cosa fosse.
Devo andare, disse a Martini. E prima che l'uomo potesse ringraziarlo, si volt, fendendo
nuovamente la tenda di pioggia.
Impieg quasi due ore a raggiungere Ostia, a causa del traffico rallentato dal nubifragio. Il
pullman lo lasci davanti a una rotonda sul lungomare, da l prosegu a piedi.
L'utilitaria di Camilla Rocca non era parcheggiata nel vialetto. Ma Marcus rimase per un po'
sotto il temporale a osservare la villetta, per assicurarsi che non ci fosse nessuno. Poi avanz fino
all'ingresso e fu di nuovo dentro la casa.
Niente era cambiato rispetto alla visita del giorno prima. L'arredamento in stile marinaresco, la
sabbia che crepitava sotto le scarpe. Il lavandino della cucina, per, non era stato chiuso bene e
sgocciolava. Quei rintocchi si perdevano nel silenzio, confondendosi con la pioggia che scrosciava
fuori.
Avanz verso la camera da letto. Sui cuscini c'erano due pigiami. Non si era sbagliato,
ricordava bene. Uno da donna, l'altro maschile. I soprammobili e gli altri oggetti erano sempre in
ordine. La prima volta che era stato l, aveva pensato che quella precisione fosse un rifugio dalle paure,
dal caos generato dalla scomparsa di un figlio. Tutto sembrava al proprio posto, tutto perfetto.
Anomalie, si disse, rammentando a se stesso cosa avrebbe dovuto cercare.
La foto sorridente di Filippo lo osservava dalla cassettiera, e Marcus si sent guidare. Sul
comodino, dalla parte del letto in cui dormiva Camilla, c'era il baby-monitor con cui la donna avrebbe
dovuto sorvegliare il sonno del suo nuovo bambino. E ci lo fece ripensare alla stanza accanto.
Super la soglia di quella che un tempo era la cameretta di Filippo, ora divisa equamente in due
parti. Quella che lo interessava era occupata da un fasciatoio, una montagna di peluche e una culla.
Dov' questo bambino che ho creduto di vedere? Quale trucco nasconde questa messinscena?
Ramment le parole di Bruno Martini: Il marito l'ha lasciata due anni fa, si  rifatto una vita
con un'altra, hanno perfino un figlio.
Camilla era stata costretta a subire un'ulteriore sofferenza. L'uomo che aveva scelto di amare,
l'aveva abbandonata. Ma il tradimento non era insito nel fatto che ci fosse un'altra donna, bens nel
figlio che gli aveva dato. Un sostituto di Filippo.
La vera condanna non  la perdita di un figlio, pens. Ma che la vita continui nonostante questo.
E Camilla Rocca non voleva smettere di essere una madre.
Appena realizz la verit, Marcus si accorse dell'anomalia. Stavolta non era una presenza.
Semmai, qualcosa che non c'era.
Accanto alla culla mancava l'altro baby-monitor.
Se la ricevente si trovava nella stanza di Camilla, dov'era la trasmittente?
Marcus torn indietro e si sedette sul letto matrimoniale, accanto al comodino. Allung una
mano verso la manopola che accendeva l'apparecchio. Lo azion.
Un fruscio costante e ininterrotto. Quel suono era la voce incomprensibile del buio. Marcus
avvicin l'orecchio, cercando di percepire qualcosa. Nulla. Alz al massimo il volume. Il rumore
invase la stanza. Rimase in attesa, vigile. I secondi passavano e lui scandagliava le profondit di quel
mare di sussurri, in cerca di una minima variazione, una nota di colore diversa dalle altre.
Poi lo sent. C'era qualcosa in fondo alla polvere grigia emessa dall'altoparlante. Un altro
suono. Cadenzato. Non era artificiale, era vivo. Un respiro.
Marcus afferr il baby-monitor e, tenendo l'apparecchio fra le mani, cominci ad aggirarsi per
la villetta in cerca dell'origine del segnale. Non poteva essere lontano, si diceva. Questi aggeggi hanno
una portata di pochi metri. Allora dov'?
Apr tutte le porte, controll le stanze. Arrivato davanti all'uscita posteriore, attraverso la grata
di una zanzariera, vide l'immagine sfocata di un giardino incolto e un capanno degli attrezzi.
Usc sul retro e per prima cosa not che le case dei vicini erano lontane e la propriet era
circondata da alti pini che facevano da schermo. Il luogo era perfetto. S'incammin lungo un percorso
di ghiaia per raggiungere la struttura di lamiera. I passi affondavano nel pietrisco bagnato, la pioggia lo
percuoteva senza tregua, un vento contrario si opponeva, come se forze oscure cercassero di
convincerlo a desistere. Ma arriv a destinazione. La porta era chiusa con un pesante lucchetto.
Marcus si guard intorno e trov subito ci che gli occorreva: un paletto di ferro conficcato nel
terreno che serviva da base per un irrigatore. Pos il baby-monitor e afferr il paletto con entrambe le
mani, sradicandolo con un grande sforzo. Poi torn verso il lucchetto e cominci a percuoterlo con
decisione, ma anche con rabbia. Alla fine, ebbe la meglio: l'anello d'acciaio salt e l'uscio si apr di
qualche centimetro. Marcus non attese per spalancarlo.
La luce muffosa del giorno irruppe nei pochi metri quadri, scoprendo un tappeto di rifiuti e una
stufetta elettrica. Il secondo baby-monitor era accanto a un materasso gettato per terra e con sopra un
mucchio di stracci... che per si mossero.
Lara... chiam, e attese lungamente una risposta che non arrivava. Lara? ripet, pi forte.
S, disse una voce incredula.
Marcus si precipit da lei. Era rannicchiata sotto luride coperte. Era provata, sporca, ma ancora
viva. Sta' tranquilla, sono qui per te.
Aiutami, ti prego, supplic piangendo, senza rendersi conto che la stava gi aiutando.
Continu a ripetere quella frase anche quando Marcus la prese in braccio, quando usc con lei
sotto la pioggia, mentre percorrevano il breve sentiero di ghiaia, finch non oltrepassarono insieme la
soglia della villetta e Marcus si blocc.
Nel corridoio c'era Camilla Rocca, fradicia. Fra le mani un mazzo di chiavi e le buste della
spesa. L'assistente sociale era immobile. Lui l'ha presa per me. Ha detto che avrei potuto tenere il suo
bambino...
Marcus cap che si riferiva a Jeremiah Smith.
La donna lo fiss e fiss Lara. Lei non lo voleva.
Il male generato genera altro male, erano state quelle le parole di Jeremiah. Camilla aveva
ricevuto un torto dalla vita. Ma proprio ci che aveva subito l'aveva fatta diventare ci che era. Aveva
accettato il dono di un mostro. Marcus cap anche perch la donna era riuscita a ingannarlo. Si era
creata un mondo parallelo, che per lei era reale. Era sincera, non interpretava una parte.
Riprese a camminare e le pass accanto con Lara fra le braccia. Ignorandola le tolse di mano le
chiavi dell'utilitaria.
Camilla rimase a osservarli, poi si accasci sul pavimento. Parlava a se stessa con un fil di voce,
ripetendo in continuazione una sola frase. Lei non lo voleva...
Ore 22.56
L'ispettore De Michelis ingozzava di monete un distributore automatico di caff. Sandra era
ipnotizzata dall'accuratezza con cui svolgeva l'operazione. Non immaginava che sarebbe tornata cos
presto al policlinico Gemelli.
La chiamata di Camusso era arrivata un'ora prima, mentre si apprestava a preparare i bagagli
per lasciare l'hotel e salire su un treno che la riportasse a Milano insieme al suo superiore, che era
venuto a prenderla. Sulle prime, aveva pensato che il commissario avesse novit riguardo a Shalber, ma
dopo averle assicurato che se ne stava occupando l'Interpol, le aveva comunicato l'ultima svolta nel
caso di Jeremiah Smith. A quel punto, lei e De Michelis si erano precipitati in ospedale per verificare
coi loro occhi che fosse tutto vero.
Lara era viva.
Il ritrovamento era avvenuto in circostanze poco chiare. La studentessa di architettura si trovava
in un'utilitaria abbandonata nel parcheggio di un centro commerciale alle porte di Roma. La soffiata
era pervenuta alla polizia in forma anonima, tramite una telefonata. Le informazioni erano ancora
frammentarie e non filtravano oltre la porta del pronto soccorso in cui Lara era attualmente ricoverata
per accertamenti.
Ci che Sandra sapeva era che il commissario Camusso aveva preso con s alcuni uomini per
recarsi a effettuare un arresto a Ostia, perch Lara li aveva messi su quella pista e, inoltre, i documenti
dell'autovettura sospetta riportavano proprio a un indirizzo della cittadina sul litorale. Si chiedeva in
che modo fosse coinvolto Jeremiah Smith, ma soprattutto era sicura che dietro la soluzione del caso ci
fosse Marcus.
S,  stato lui, si ripeteva. La ragazza avrebbe sicuramente parlato di un misterioso salvatore con
una cicatrice sulla tempia, e chiss se gli inquirenti sarebbero riusciti a risalire al penitenziere. Sperava
che non accadesse.
Appena si era diffusa la notizia della liberazione, i media avevano assediato il policlinico.
Giornalisti, cameraman e fotografi erano appostati nel parco antistante. I genitori di Lara non erano
ancora arrivati, perch il viaggio dal Sud avrebbe richiesto tempo. Mentre gli amici avevano iniziato a
sopraggiungere alla spicciolata per accertarsi delle sue condizioni. Fra loro, Sandra riconobbe Christian
Lorieri, l'assistente di storia dell'arte nonch padre del bambino che Lara portava in grembo. Si
scambiarono un'occhiata fugace, ma pi eloquente di mille parole. Se si trovava l, la loro chiacchierata
all'universit era servita.
Fino ad allora era stato diffuso un solo bollettino medico. Riportava in maniera scarna che il
quadro clinico della studentessa era buono e che, nonostante lo stress subito, anche il feto stava bene.
De Michelis si avvicin a Sandra soffiando in un bicchiere di plastica. Non credi che a questo
punto dovresti spiegarmi qualcosa?
Hai ragione, ma ti avverto che non ti baster un solo caff.
Tanto, prima di domattina non potremo ripartire: mi sa che ci toccher passare la notte qui.
Sandra gli prese la mano. Vorrei parlare all'amico e tenere fuori da questa storia il poliziotto.
Per te va bene?
Cos', gli sbirri non ti piacciono pi? ironizz. Ma vedendo che Sandra era seria, cambi
tono. Non ti sono stato vicino quando  morto David. Il minimo che possa fare adesso  ascoltarti.
Per le due ore successive, Sandra raccont ogni cosa all'uomo la cui integrit morale le era
sempre servita da esempio. De Michelis la lasci parlare, interrompendola solo per chiedere qualche
chiarimento. Quando ebbe finito, si sentiva molto pi leggera.
Penitenzieri hai detto?
S, conferm lei. Possibile che tu non ne abbia mai sentito parlare?
De Michelis fece spallucce. In questo mestiere ne ho viste tante che ormai non mi stupisce pi
nulla.  capitato che ci fossero dei casi che si risolvevano con una soffiata o per motivi fortunosi e
senza una spiegazione. Ma non ho mai collegato la cosa a qualcuno che indagava parallelamente alla
polizia. Sono un uomo di fede, lo sai. Mi piace pensare che esista qualcosa d'irrazionale e insieme
bellissimo a cui affidarmi quando non ne posso pi delle brutture che vedo ogni giorno.
De Michelis le fece una carezza, proprio come aveva fatto Marcus prima di sparire dalla sala
rianimazione e dalla sua vita. Da sopra la spalla dell'ispettore, Sandra not due uomini in giacca e
cravatta rivolgersi a un agente che a sua volta indicava nella loro direzione. I due si avvicinarono.
 lei Sandra Vega? chiese uno di loro.
Sono io, conferm.
Potremmo parlare un momento? chiese l'altro.
Certamente.
Le fecero capire che l'argomento era riservato e, mentre si allontanavano per mettersi in
disparte, le mostrarono i tesserini di riconoscimento. Siamo dell'Interpol.
Che succede?
Parl il pi vecchio. Questo pomeriggio il commissario Camusso ci ha chiamato per chiedere
informazioni su un nostro agente, dicendo che servivano a lei. Il nome  Thomas Shalber. Ci conferma
che lo conosce?
S.
Quando l'ha visto l'ultima volta?
Ieri.
I due si fissarono. Poi il pi giovane le chiese: Ne  sicura?
Sandra iniziava a perdere la pazienza. Certo che ne sono sicura.
Ed  questo l'uomo che ha incontrato?
Le mostrarono una fototessera e Sandra si sporse per guardarla meglio. Nonostante la notevole
somiglianza, non so chi sia quest'uomo.
I due tornarono a fissarsi, e stavolta erano preoccupati. Sarebbe disposta a fornire una
descrizione della persona che ha visto a un nostro specialista in identikit?
Sandra ne aveva abbastanza, voleva sapere cosa stesse accadendo. Va bene, ragazzi. Chi di voi
mi dice che succede? Perch a me sta sfuggendo qualcosa.
Quello pi giovane cerc con lo sguardo l'approvazione del pi anziano. Quando la ottenne, si
decise a parlare. L'ultima volta che si  messo in contatto con noi, Thomas Shalber stava seguendo un
caso sotto copertura.
Perch dice 'stava'?
Perch  sparito nel nulla e, da oltre un anno, non sappiamo niente di lui.
La notizia la spiazz. Sandra non sapeva cosa pensare. Mi scusi, se il vostro agente  quello
nella foto e non sapete che fine abbia fatto, allora io chi ho conosciuto?
Un anno prima
Pripjat
I lupi si chiamavano per le strade deserte, ululando il loro nome al cielo nero. Erano loro adesso
i padroni di Pripjat.
Il cacciatore li poteva sentire mentre sul pianerottolo all'undicesimo piano dell'edificio 109
cercava di scardinare la porta di casa di Anatolij Petrov.
I lupi sapevano che l'intruso non aveva lasciato la citt, e ora lo stavano cercando.
Non avrebbe potuto andarsene prima del sorgere del sole. Le mani gli dolevano per il freddo e
non riusciva ad avere ragione della serratura. Ma alla fine la apr.
L'appartamento aveva le stesse dimensioni di quello accanto. Nulla era stato toccato.
Le finestre erano state sigillate con stracci e nastro isolante, in modo da coprire gli spifferi.
Anatolij doveva aver preso quella precauzione subito dopo l'incidente nucleare, per impedire alle
radiazioni di entrare.
Il cacciatore vide il cartellino con la sua foto sulla divisa della centrale appesa nell'ingresso.
Aveva all'incirca trentacinque anni. Capelli lisci e biondi, con una frangia che gli copriva la fronte.
Occhiali da miope dalla montatura pesante sotto cui si scorgevano vuoti occhi azzurri. Labbra sottili
sormontate da una peluria chiara. La sua mansione sul lavoro era tecnico delle turbine.
Il cacciatore si guard intorno. L'arredamento era modesto. Nel soggiorno c'erano un divano di
velluto a fiori e un televisore. In un angolo erano disposte due teche di vetro, vuote. Una libreria
ricopriva parte di una parete. Il cacciatore si avvicin per leggere il dorso dei volumi. C'erano testi di
zoologia, antropologia e molti di etologia. Erano presenti autori come Darwin, Lorenz, Morris e
Dawkins. Studi sull'apprendimento animale, sul condizionamento ambientale delle specie e trattati sul
rapporto fra istinto e stimoli esterni. Letture che nulla avevano a che fare con il lavoro di tecnico delle
turbine. Pi in basso erano sistemati dei quaderni, ce n'erano una ventina, tutti numerati.
Il cacciatore non sapeva cosa pensare. Ma la conclusione pi importante era che Anatolij Petrov
viveva solo. Non si intravedevano segni della presenza di una famiglia. N di un bambino.
Si fece cogliere da un momentaneo sconforto. Ora era obbligato a restare per tutta la notte. Non
poteva accendere un fuoco, perch la combustione avrebbe amplificato l'effetto delle radiazioni. Non
aveva cibo con s, solo acqua. Avrebbe dovuto trovare delle coperte e qualche scatoletta. Mentre
svolgeva la ricerca, si rese conto che mancavano i vestiti dall'armadio in camera da letto e che nella
dispensa i ripiani erano stati svuotati. Tutto faceva pensare che Anatolij fosse stato tanto previdente da
lasciare Pripjat subito dopo l'incidente al reattore di Chernobyl, ma prima dell'evacuazione di massa.
Non aveva abbandonato tutto in fretta come gli altri. Probabilmente non aveva dato credito alle
rassicurazioni delle autorit che, nell'immediatezza del disastro, ripetevano alla popolazione di
rimanere in casa.
Il cacciatore si prepar un giaciglio di fortuna nel soggiorno, usando i cuscini del divano e
alcune trapunte. Pens di servirsi di un po' dell'acqua che aveva con s per lavarsi viso e mani e
togliere almeno un po' di polvere radioattiva. Estrasse la borraccia dalla sacca e, insieme a quella,
venne fuori il coniglietto di stoffa che un tempo era appartenuto al falso Dima. Lo mise accanto al
contatore Geiger e alla torcia, in modo che gli facesse compagnia in quella situazione assurda. Sorrise.
Forse tu puoi darmi una mano, vecchio mio.
Il pupazzo si limit a fissarlo con il suo unico occhio. E il cacciatore si sent stupido.
Casualmente rivolse lo sguardo alla fila dei quaderni nella libreria. Ne scelse uno a caso  il
numero sei  e se lo port al giaciglio, con l'intento di sfogliarlo.
Non aveva un titolo ed era scritto a mano. I caratteri in cirillico presentavano una grafia precisa
e ordinata. Lesse la prima pagina. Era un diario.
14 febbraio
Ho intenzione di ripetere l'esperimento numero 68, ma stavolta cambier sensibilmente il
metodo d'approccio. L'obiettivo  quello di dimostrare che il condizionamento ambientale agisce sul
comportamento, invertendo la dinamica d'imprinting. A questo scopo, oggi al mercato ho acquistato
due esemplari di coniglio bianco...
Il cacciatore sollev improvvisamente lo sguardo sul coniglietto di stoffa. Era una strana
coincidenza. E a lui le coincidenze non erano mai piaciute.
22 febbraio
I due esemplari sono stati allevati separatamente e hanno raggiunto la maturit sufficiente.
Oggi provveder a cambiare le abitudini di uno dei due...
Il cacciatore guard le teche di vetro che erano nella stanza. Era l che Anatolij Petrov teneva le
sue cavie. Il soggiorno era una specie di stabulario.
5 marzo
La mancanza di cibo e l'uso degli elettrodi ha reso pi aggressivo uno dei conigli. La sua
indole pacifica sta mutando gradualmente verso un istinto primordiale...
Il cacciatore non capiva. Cosa stava cercando di dimostrare Anatolij? Perch si dedicava con
tanta abnegazione a quell'attivit?
12 marzo
Ho riunito i due esemplari in un un'unica teca. La fame e l'aggressivit indotta hanno prodotto
i loro frutti. Uno ha attaccato l'altro, ferendolo mortalmente...
Inorridito, il cacciatore si alz dal giaciglio e and a prendere altri quaderni dalla libreria. In
alcuni c'erano anche delle foto commentate da precise didascalie. Le cavie venivano costrette ad
assumere comportamenti che non rientravano nella loro natura. Il tutto avveniva lasciandole a digiuno
o senza acqua per parecchio tempo, oppure al buio o in piena luce o provocandole con piccole scosse
elettriche o somministrando loro farmaci psicotici. Nei loro occhi si poteva scorgere il terrore misto alla
follia. Ogni volta l'esperimento terminava in maniera cruenta, perch uno degli esemplari uccideva
l'altro, oppure era lo stesso Anatolij a sopprimerli entrambi.
Il cacciatore not che l'ultimo quaderno  il nono  rimandava ad altri successivi, che per non
erano presenti nella libreria. Probabilmente Anatolij Petrov li aveva portati con s, abbandonando
quelli che riteneva meno preziosi.
Fu un'annotazione a matita nell'ultima pagina a colpirlo particolarmente.
... Tutti gli esseri viventi in natura uccidono. Solo l'uomo, per, lo fa oltre che per necessit
anche per puro sadismo, che  il piacere di infliggere sofferenza. La bont o la cattiveria non sono
solo categorie morali. In questi anni ho dimostrato che si pu instillare una rabbia omicida in
qualsiasi animale, annullando il retaggio della sua specie. Perch l'uomo dovrebbe fare eccezione?...
Nel leggere quelle parole, il cacciatore prov un brivido. All'improvviso lo sguardo insistente
del coniglietto di stoffa gli diede fastidio. Allung una mano per spostarlo e, inavvertitamente, urt la
borraccia che cadendo rivers un rivolo d'acqua sul pavimento. Quando fece per rialzarla, si accorse
che parte del liquido era stato assorbito dal battiscopa sotto la libreria. Il cacciatore ne vers dell'altro.
E spar anche quello.
Osserv la parete e valut le proporzioni della stanza, fino a intuire che dietro il mobile c'era
qualcosa, forse un'intercapedine.
Inoltre not che sui mattoni davanti alla libreria c'era un graffio circolare. Si pieg per
controllare da vicino. Appoggiandosi sulle mani, soffi lungo il solco per liberarlo dalla polvere che
l'aveva riempito negli anni. Quando ebbe finito, si mise in piedi e lo osserv. Descriveva un perfetto
arco di centottanta gradi.
La libreria era una porta e l'uso continuo aveva determinato quel segno per terra.
Afferr uno dei ripiani e lo tir verso di s per aprirla. Era troppo pesante. Decise di estrarre i
volumi. Impieg qualche minuto a riporli per terra. Quindi riprov e cominci a sentire che la libreria
scorreva sui dei cardini. Dopo un po', riusc ad aprirla.
Dietro si svel una seconda porticina, chiusa con due chiavistelli.
Al centro presentava uno spioncino, accanto c'era un interruttore che senza corrente elettrica
serviva a poco. Il cacciatore prov lo stesso a sbirciare l'interno, senza esito. Decise di aprire anche
quel varco. Ci mise un po' a far girare i chiavistelli perch col tempo il metallo si era ossidato.
Quando ci riusc, si rivel ai suoi occhi una buia imboccatura. La puzza lo costrinse a ritrarsi.
Poi, con una mano sulla bocca, recuper la torcia e la punt nell'antro.
Misurava un paio di metri quadri, il soffitto era alto appena un metro e mezzo.
La parte interna della porticina e le pareti erano foderate da un materiale morbido di colore
scuro, simile alla spugna usata per insonorizzare gli ambienti. C'era una lampadina a basso voltaggio,
protetta da una grata metallica. In un angolo erano visibili due ciotole. Il rivestimento dei muri era
disseminato di graffi, come se vi fosse stato imprigionato un animale.
Il fascio della torcia illumin qualcosa di brillante in fondo a quella cella. Il cacciatore si
protese, recuper un piccolo oggetto e lo esamin.
Un braccialetto di plastica azzurro.
No, qui non c'era un animale, pens con orrore.
Sopra vi era inciso, in cirillico:
OSPEDALE STATALE DI KIEV. REPARTO MATERNIT.
Il cacciatore si rimise in piedi, incapace di restare nella stanza. Scosso da conati di vomito, si
precipit in corridoio. Al buio, si appoggi a una delle pareti, temendo di svenire. Cerc di calmarsi e,
finalmente, riusc a riprendere fiato. Intanto nella sua mente prendeva forma una spiegazione. Lo
disgustava che ci fosse una motivazione lucida e razionale per tutto ci. Eppure la comprendeva.
Anatolij Petrov non era uno scienziato. Era un sadico malato, uno psicopatico. Nel suo
esperimento si nascondeva un'ossessione. Come i bambini che uccidono una lucertola con un sasso. In
realt il loro non  solo un gioco. C' una strana curiosit che li spinge verso la morte violenta. Non lo
sanno, ma stanno sperimentando per la prima volta il piacere della crudelt. Hanno la consapevolezza
di aver tolto la vita a un essere inutile, e che nessuno li sgrider per questo. Ma Anatolij Petrov doveva
essersi stancato presto dei conigli.
Per questo aveva rapito un neonato.
L'aveva cresciuto in cattivit, usandolo come cavia. Per anni l'aveva sottoposto a ogni tipo di
prova, in modo da condizionarne la natura. Aveva provocato in lui un istinto omicida. Si nasce o si
diventa buoni o cattivi? Questa era la domanda a cui cercava di rispondere.
Ecco cos'era il trasformista: il frutto di un esperimento.
Allo scoppio del reattore della centrale, Anatolij si era affrettato a lasciare la citt. Lui era un
tecnico delle turbine, sapeva quanto fosse grave la situazione. Ma non poteva portare quel bambino con
s.
Forse avr pensato di ucciderlo, consider il cacciatore. Ma poi qualcosa doveva avergli fatto
cambiare il piano. Probabilmente l'idea che la sua creatura da quel momento potesse misurarsi con il
mondo. Se fosse sopravvissuta, quello sarebbe stato il suo vero successo.
Quindi aveva deciso di lasciare libera la cavia che ormai era diventata un bambino di otto anni.
Il piccolo aveva vagato per la casa, quindi aveva trovato rifugio dai vicini che non sapevano chi fosse.
Perch c'era una cosa a cui Anatolij Petrov non aveva provveduto: aveva dimenticato di fornirgli
un'identit. L'impresa del trasformista di capire chi fosse realmente era iniziata con Dima e proseguiva
ancora.
Il cacciatore si ritrov a gestire un senso di oppressione. La sua preda era stata privata di
qualsiasi empatia, le erano state estirpate tutte le pi elementari emozioni umane. La sua capacit di
apprendimento era straordinaria. Ma, in fondo, era solo un foglio bianco, un guscio vuoto, un inutile
specchio. L'unica sua guida era l'istinto.
La prigione dietro la libreria  di cui nessuno si era mai accorto, in un appartamento circondato
da altri uguali, in un palazzo pieno di persone  era stato il suo primo nido.
Mentre ci pensava, il cacciatore guard in basso. Aveva abituato la vista alla penombra del
corridoio e adesso poteva scorgere le macchie scure sul pavimento, accanto alla porta d'ingresso.
Anche stavolta c'era del sangue per terra. Piccole gocce. Il cacciatore si pieg per toccarle,
come all'orfanotrofio di Kiev o a Parigi.
Ma stavolta il sangue era fresco.
Oggi
Mentre in albergo terminava di fare i bagagli che non aveva finito di preparare il giorno prima,
Sandra ripensava alla sera trascorsa insieme all'uomo che l'aveva convinta di essere Thomas Shalber,
nella casa che credeva fosse una foresteria dell'Interpol. Alla cena che le aveva preparato, alle
confidenze che si erano scambiati. Compresa la foto della bambina che lui asseriva essere sua figlia
Maria, che non riusciva a vedere tanto spesso come avrebbe voluto.
Le era sembrato... autentico.
Alla presenza dei due veri agenti dell'Interpol si era posta la domanda su chi avesse incontrato
davvero in quei giorni. Ma l'interrogativo che aleggiava nella sua testa in quel momento era diverso.
Con chi ho fatto l'amore quella notte?
Era spiacevole non possedere una risposta. Quell'uomo era riuscito a insinuarsi nella sua vita
interpretando vari ruoli. All'inizio, era solo un'irritante voce telefonica che voleva convincerla a porsi
dei dubbi su suo marito. Poi aveva recitato la parte dell'eroe che le aveva salvato la vita, sottraendola
appena in tempo alla linea di tiro di un cecchino. Poi l'aveva assecondata, cercando di sedurla per
carpire la sua fiducia. Quindi l'aveva ingannata, impadronendosi delle foto della Leica.
Jeremiah Smith aveva affermato che David era riuscito a trovare l'archivio segreto della
penitenzieria. Per questo era stato costretto a ucciderlo.
Anche il falso Shalber stava cercando l'archivio? Forse si era dovuto arrendere davanti
all'ultima foto buia, che probabilmente conteneva la soluzione, ma l'immagine non era venuta.
A quel punto, come Sandra temeva, si era dedicato a scovare Marcus, anche perch la foto che
David era riuscito a scattare al penitenziere era l'unico appiglio che gli rimanesse.
Ma poi era riapparso a Santa Maria sopra Minerva, davanti alla cappella di San Raimondo di
Peafort, solo per fornirle una spiegazione sul perch stava agendo in quel modo e poi sparire di nuovo.
In fondo, poteva anche non farlo.
Allora a che scopo?
Pi si sforzava di trovare un nesso logico che accumunasse quegli episodi, pi il significato di
ogni singola azione le sfuggiva. Non sapeva se considerarlo un amico o un nemico.
Buono o cattivo?
David, si disse. Chiss se lui aveva capito con chi avesse a che fare. Possedeva il suo numero di
telefono, era stato lui a fornirle le cifre mancanti con la foto scattata con la Leica davanti allo specchio
del bagno in quella stessa camera. Suo marito non si fidava abbastanza per consegnare gli indizi a
quell'uomo, ma aveva voluto lo stesso farglielo incontrare. Perch?
Ci ragionava e spuntavano altre perplessit. Sandra lasci perdere la valigia per un momento e
si sedette sul letto a pensare. Dove sto sbagliando? Voleva dimenticare in fretta tutta la storia, e
avrebbe dovuto farlo per non compromettere il progetto di una nuova vita che aveva in mente. Ma
sapeva che non sarebbe riuscita a convivere con quegli interrogativi. C'era il rischio d'impazzire.
David era la risposta, ne era sicura. Perch suo marito si era gettato in quell'impresa? Era un
bravo fotoreporter, ma quella storia apparentemente non c'entrava nulla con lui. Era ebreo e, a
differenza di lei, non parlava quasi mai di Dio. Suo nonno era sopravvissuto ai campi di
concentramento nazisti e David sosteneva che tali orrori erano stati concepiti non per distruggere il suo
popolo, ma per fargli perdere la fede. Cos gli ebrei avrebbero avuto la prova che Dio non esisteva,
questo sarebbe stato sufficiente ad annientarli.
L'unica volta in cui avevano affrontato l'argomento religioso un po' pi seriamente, era
accaduto qualche tempo dopo il matrimonio.
Un giorno, mentre faceva la doccia, Sandra si era scoperta un nodulo. La reazione di David era
stata tipicamente yiddish: aveva iniziato a scherzarci su.
Lei riteneva che il suo atteggiamento dipendesse da una forma di debolezza di carattere, per cui
i suoi problemi di salute venivano ridicolizzati e trasformati in gioco solo perch David si sentiva in
colpa per non essere in grado di risolverli. Tutto ci era molto tenero, ma affatto d'aiuto. Cos l'aveva
accompagnata a fare gli accertamenti, prendendola in giro per tutto il tempo. Sandra gli fece credere
che con quelle battute, in effetti, stava riuscendo a stemperare la tensione. Invece dentro stava
malissimo e voleva solo che lui la smettesse. Ma era il suo modo di affrontare le cose, e lei non era
sicura che le andasse bene. Prima o poi avrebbero dovuto parlarne, e prevedeva una lite sull'argomento.
Durante la settimana in cui attendevano il responso degli esami, David aveva continuato con
quel comportamento insopportabile. Sandra pensava di anticipare i tempi e di porre subito la questione,
ma temeva di sbottare.
La notte precedente al giorno dei risultati, si era svegliata e aveva cercato David nel letto
allungando una mano verso di lui. Ma non c'era. Allora si era alzata e aveva constatato che in casa
nessuna luce era accesa. Mentre si chiedeva dove fosse, giunse sulla soglia della cucina e lo vide. Era
seduto di spalle, curvo. Si dondolava pronunciando a voce bassa parole incomprensibili. Non l'aveva
notata, altrimenti avrebbe smesso di pregare. Lei se n'era tornata a letto e aveva pianto.
Per fortuna, alla fine il nodulo si rivel benigno. Ma Sandra aveva bisogno di chiarire con
David quella storia. Sicuramente sarebbero capitate altre prove difficili nel loro matrimonio perci gli
sarebbe servito qualcosa di pi dell'ironia per andare avanti. Gli disse della notte di preghiera e David,
con un certo imbarazzo, fu costretto ad ammettere quanto fosse spaventato all'idea di perderla. Per s
non aveva paura della morte, il suo lavoro in prima linea lo portava a rimuovere automaticamente
l'idea stessa di poter morire. Ma quando si era trattato di Sandra, non aveva saputo che fare. L'unica
cosa che gli era venuta in mente era stato ricorrere a un Dio che aveva sempre evitato.
Quando non hai pi risorse a cui appellarti, l'ultima cosa che ti rimane  la fede in un Dio a cui
non credi.
Per Sandra era valsa come una dichiarazione d'amore assoluto. Ma adesso, in quella camera
d'hotel, seduta sul letto accanto a una valigia incompiuta, si domandava come mai, se suo marito aveva
il sentore di poter morire a Roma, aveva deciso d'inviarle come messaggio di commiato gli indizi di
un'indagine. Delle foto, per l'esattezza, perch  per via dei mestieri che svolgevano  quello era il loro
linguaggio. Ma perch, per esempio, non le aveva preparato un video per farle sapere quanto fosse
importante per lui? Non le aveva scritto una lettera, un biglietto, nulla. Se l'amava cos tanto, perch
l'ultimo pensiero non era stato per lei?
Perch David non voleva che gli rimanessi legata nel caso fosse morto, disse a se stessa. E fu
una rivelazione.
Lui mi ha regalato il resto della mia vita. La possibilit d'innamorarmi di nuovo, di avere una
famiglia, dei figli. Un'esistenza diversa da quella di una vedova. Ma non fra qualche anno. Da subito.
Doveva trovare un modo per dirgli addio. Tornata a casa a Milano avrebbe dovuto mettere via i
ricordi, togliere i suoi abiti dall'armadio, far sparire il suo odore dalla casa  sigaretti aromatizzati
all'anice e dopobarba scadente.
Ma poteva iniziare subito. Dall'ultimo messaggio di David che conservava nella segreteria del
cellulare e che l'aveva condotta fino a Roma. Prima, per, volle riascoltarlo. Non avrebbe pi sentito il
suono della voce di suo marito.
Ciao, ti ho chiamata pi volte ma scatta sempre la segreteria... Non ho molto tempo, perci
faccio subito un elenco di ci che mi manca... Mi mancano i tuoi piedi freddi che mi cercano sotto le
coperte quando vieni a letto. Mi manca quando mi fai assaggiare la roba del frigo per assicurarti che
non sia andata a male. O quando mi svegli urlando alle tre del mattino perch ti  venuto un crampo. E,
non ci crederai, mi manca perfino quando usi il mio rasoio per raderti le gambe e poi non mi dici
niente... Insomma, qui a Oslo fa un freddo cane e non vedo l'ora di tornare. Ti amo Ginger!
Sulla tastiera, Sandra premette il pulsante di cancellazione senza esitare. Amore mio, mi
mancherai. Le lacrime scendevano copiose lungo il viso. Era la prima volta dopo tanto tempo che non
lo chiamava Fred.
Poi raccolse le copie delle foto della Leica, dato che le originali le aveva ancora il falso Shalber.
Le impil, mettendo in cima a tutte quella buia. Era pronta a strapparle e a dimenticare, ma si ferm.
Fra gli scatti di David non ce n'era uno della cappella di San Raimondo di Peafort. Eppure il
frate domenicano un tempo era un penitenziere. Invece era stato Shalber a condurla nella basilica con il
santino sotto la porta della stanza d'albergo. Fino a ora, Sandra aveva trascurato quel particolare.
Perch aveva voluto farle conoscere quel posto con l'inganno?
La foto buia.
Se lui credeva che in quello scatto ci fosse una risposta all'enigma sull'archivio dei penitenzieri,
allora  nascosto in quella misera cappella, si disse Sandra. Solo che Shalber non era in grado di
individuarne l'accesso.
Osserv ancora la foto. L'immagine non era frutto di uno sbaglio, come aveva sempre ritenuto.
David aveva espressamente voluto che fosse buia.
Quando non hai pi risorse a cui appellarti, l'ultima cosa che ti rimane  la fede in un Dio a
cui non credi.
Prima di partire per Milano, doveva tornare a Santa Maria sopra Minerva.
L'ultimo indizio di David era una prova di fede.
Un anno prima
Pripjat
Il cacciatore non era solo. C'era un altro abitante nella citt fantasma.
 qui.
Il trasformista aveva scelto il posto pi inospitale della terra per nascondersi. Quello in cui
nessun uomo sarebbe venuto a cercarlo.
 tornato a casa.
Il cacciatore avvertiva la sua presenza. Le gocce di sangue sul pavimento non si erano ancora
del tutto coagulate.
 vicino.
Doveva pensare in fretta. In soggiorno, assieme alla lampada, c'era la sacca con la pistola
narcotizzante. Ma non aveva tempo di recuperarla.
Mi stava osservando.
Voleva solo scappare dall'appartamento di Anatolij Petrov. L'unica salvezza era raggiungere la
Volvo che aveva parcheggiato davanti ai blocchi di cemento, piazzati in mezzo alla strada per impedire
l'accesso dei veicoli alla citt. Era un bel tragitto. Al diavolo i lupi, avrebbe corso. Non c'erano
strategie. Poteva solo scappare.
Si lanci verso la porta d'ingresso e prese a scendere velocemente i gradini. Non li sentiva sotto
di s, li sfiorava soltanto. Al buio non vedeva dove metteva i piedi. Se fosse caduto sarebbe stata la
fine. L'idea di rimanere bloccato nel ventre del palazzo con una gamba rotta, in attesa che il suo
nemico si facesse vedere, invece di spingerlo a essere prudente gli faceva prendere dei rischi. Ogni
tanto saltava alcune rampe, scansando mucchi di detriti. Ansimava e il sudore gli gelava la schiena. I
suoi passi rimbombavano nella tromba delle scale.
Undici piani a perdifiato e poi la strada.
C'erano solo ombre intorno a lui. Edifici che lo guardavano con i loro mille occhi vuoti, auto
come sarcofaghi pronti ad accoglierlo, alberi che protendevano le loro fragili ossa legnose per
afferrarlo. L'asfalto si sbriciolava a contatto con le scarpe, come se il mondo stesse crollando sotto di
lui. Sentiva un senso di angoscia crescergli nel petto, i polmoni iniziavano a bruciare. Ogni respiro, una
fitta nel torace. Allora era cos che ci si sentiva a fuggire da qualcuno che vuole farci del male.
Il cacciatore era diventato preda.
Dove sei? So che sei qui e mi stai guardando. Adesso ridi della mia disperazione. E intanto ti
prepari ad apparire.
Volt l'angolo e si ritrov davanti un vialone. Improvvisamente si rese conto di non ricordare
pi da dove fosse venuto. Aveva perso l'orientamento. Si ferm a pensare, piegato in due dallo sforzo.
Poi vide le carcasse arrugginite delle giostre e cap che era in direzione del lunapark. La Volvo si
trovava a meno di mezzo chilometro da lui. Ce l'avrebbe fatta.
Ce la far.
Si diede pi slancio, ignorando il dolore e la fatica, il freddo e la paura. Ma con la coda
dell'occhio, vide il primo lupo.
La bestia l'aveva affiancato e stava correndo insieme a lui. Di l a poco spunt anche il secondo.
E il terzo. Lo scortavano tenendosi a distanza. Il cacciatore sapeva che se avesse rallentato l'avrebbero
attaccato.
Cos non si risparmi. Se solo avessi avuto il tempo di prendere la pistola narcotizzante che
stava nella borsa...
Vide la Volvo, ferma dove l'aveva lasciata. Un piccolo sollievo, tuttavia non sapeva se fosse
stata manomessa. Nel caso, sarebbe stata l'ultima beffa. Ma non poteva mollare adesso. Mancavano
pochi metri quando uno dei lupi decise di provare un assalto. Gli rifil un calcio e, pur non centrandolo
in pieno, lo persuase a stare alla larga.
L'auto era pi di un miraggio. Era reale.
Inizi a pensare che, se ce l'avesse fatta, sarebbero cambiate molte cose. Improvvisamente si
rese conto di quanto tenesse alla propria vita. Non aveva timore della morte, bens dell'idea di morire
in quel luogo, e in un modo che non riusciva neanche a immaginare.
No, non cos, ti prego.
Quando raggiunse il veicolo, non ci credeva. Spalanc la portiera e vide i lupi che rallentavano.
Avevano compreso che non ce l'avrebbero fatta e adesso si apprestavano a ritirarsi al riparo della
tenebra. Cerc febbrilmente le chiavi che aveva lasciato attaccate al cruscotto. Quando le trov ebbe
paura che non partisse. Invece si mise in moto. Rise, incredulo. Sterz rapidamente per invertire il
senso di marcia. Tutto funzionava alla perfezione. L'adrenalina aveva ancora il sopravvento ma
iniziarono a farsi sentire i segni della stanchezza. L'acido lattico fermentava e le giunture gli dolevano.
Forse stava cominciando a rilassarsi.
Un ultimo sguardo nel retrovisore: i suoi occhi ancora spaventati e la citt fantasma che si
allontanava. E l'ombra di un uomo che emergeva dal sedile posteriore.
Ma prima che il cacciatore potesse completare un pensiero, un doloroso buio cal su di lui.
Fu il rumore dell'acqua a svegliarlo. Piccole gocce che stillavano dalla roccia. Poteva
immaginare il luogo anche senza aprire gli occhi. Non voleva guardare. Ma alla fine lo fece.
Era disteso su un tavolo di legno. La luce era fioca e proveniva da tre lampadine appese al
soffitto. Le anime incandescenti tremavano agli sbalzi di tensione. Poteva sentire il ronzio del gruppo
elettrogeno che le teneva in vita.
Non riusciva a muoversi, era legato. Ma tanto non ci avrebbe neanche provato. Stava bene cos.
Era in una caverna? No, in un sotterraneo. Esalazioni di muffa permeavano la stanza. Ma c'era
qualcos'altro. Era un odore metallico, di saldatura. Zinco. E poi c'era il miasma, inconfondibile, della
morte.
Gir faticosamente il capo e vide meglio. Si trovava in una cripta. Le pareti erano un mosaico
ordinato. C'era qualcosa di bello e, nel contempo, di maledetto in quella visione.
Erano ossa.
Accatastate o incastrate l'una nell'altra. Femori, ulne, scapole. Fuse insieme allo zinco che
rivestiva le bare, proteggevano quel luogo dalla contaminazione.
Non avrebbe potuto servirsi di altro per il suo nido. Era stato astuto. Nel luogo in cui ogni
oggetto portava su di s il contagio delle radiazioni, l'unica cosa non avvelenata erano i morti. Doveva
averli dissotterrati dal cimitero e usati per costruirsi un rifugio.
Riconobbe tre teschi scuriti dal tempo che lo osservavano celati dall'ombra. Due adulti e un
bambino. Il vero Dima e i suoi genitori, pens.
Lo sent avvicinarsi. Non era necessario che si voltasse. Sapeva.
Avvert il suo respiro calmo, ritmato. Lui gli pass una mano sulla fronte per scostargli i capelli
appiccicosi di sudore. Una carezza. Quindi gli gir intorno fino a incontrare il suo sguardo. Indossava
una tuta militare e un lacero maglione rosso a collo alto. Il suo volto era coperto da un passamontagna
da cui sbucavano solo gli occhi inespressivi e ciuffi di barba incolta.
Su quella porzione di viso non traspariva alcuna emozione. Sembrava solo curioso. Inclin la
testa, come fanno i bambini quando vogliono capire qualcosa. C'era un interrogativo nel suo sguardo.
Guardandolo, si rese conto che non aveva scampo.
Lui non conosceva la piet. Non perch fosse malvagio. Ma perch nessuno gliel'aveva
insegnata.
Stringeva fra le mani il coniglietto di stoffa. Gli accarezzava la testolina, incurante. Poi si
allontan. Lo segu con lo sguardo. In un angolo c'era un giaciglio di coperte e stracci. Vi ripose il
coniglio, si mise a sedere a gambe incrociate e riprese a fissarlo.
Avrebbe voluto domandargli tante cose. Poteva immaginare il suo destino: non sarebbe uscito
vivo da l. Ma ci che pi lo amareggiava era non conoscere le risposte. Aveva investito tante energie
nella caccia, gli spettavano. Era una specie di onore delle armi.
Come avveniva la metamorfosi? Perch il trasformista avvertiva la necessit di lasciare delle
gocce del suo sangue  una specie di firma  ogni volta che rubava l'identit di qualcuno?
Ti prego, parlami.
Ti prego, parlami, ripet.
Di' qualcosa.
Di' qualcosa.
Il cacciatore si mise a ridere. Anche lui rise.
Non giocare con me.
Non giocare con me.
E allora comprese. Non stava giocando. Si stava esercitando.
Lo vide alzarsi e, contemporaneamente, estrarre qualcosa dalla tasca della tuta. Un oggetto
lungo e brillante. Sulle prime non cap cosa fosse. Mentre si avvicinava not la lama affilata.
Appoggi il bisturi sulla sua guancia, tracciando lentamente le linee che di l a poco avrebbe
ripercorso pi a fondo. Un pericoloso solletico sulla sua pelle. Piacevole e agghiacciante.
Esiste solo l'inferno, pens. Ed  qui.
Il trasformista non voleva semplicemente ucciderlo: presto la preda sarebbe diventata il
cacciatore.
Ma prima che ci avvenisse, accadde qualcosa. Una risposta. Si sfil il passamontagna e per la
prima volta, gli vide bene la faccia. Non erano mai stati tanto vicini. In fondo, poteva dire di avercela
fatta. Il cacciatore aveva raggiunto lo scopo.
Ma c'era qualcosa sul volto del trasformista, qualcosa di cui non sembrava nemmeno rendersi
conto.
Comprese finalmente l'origine di quella che credeva fosse una firma.
Invece era il sintomo della sua fragilit. Il cacciatore cap che non aveva di fronte un mostro,
ma un essere umano. E come tutti gli esseri umani, anche il trasformista aveva un segno distintivo,
qualcosa che lo rendeva unico anche se era bravo a nascondersi in molteplici identit.
Il cacciatore presto sarebbe morto, ma in quel momento si sent sollevato.
Il suo nemico poteva essere ancora fermato.
Ora
La pioggia cade su Roma come un funerale notturno. Non si riesce a capire se  scuro o se 
giorno.
Sandra varca la facciata anonima dietro la quale si nasconde, insospettabile, l'unica chiesa
gotica di Roma. Con i suoi marmi sfarzosi, i soffitti slanciati, i magnifici affreschi: Santa Maria sopra
Minerva l'accoglie deserta.
Il rumore dei suoi passi si disperde nell'eco della navata di destra. Procede verso l'ultimo altare.
Il pi piccolo, il pi sgraziato.
San Raimondo di Peafort la sta attendendo. Solo che, le volte precedenti, lei non lo sapeva. 
come se adesso esponesse il suo caso al Cristo giudice fra i due angeli.
Il Tribunale delle anime.
L'affresco  sempre assediato dalle candele votive lasciate dai fedeli e che grondano cera sul
pavimento. A differenza delle altre cappelle della chiesa, solo in quella  la pi misera  esiste un
simile assembramento di ceri. Diligenti fiammelle che a ogni spiffero chinano il capo all'unisono e
ritornano dritte.
Chiss per quali peccati sono accese, si era chiesta Sandra le altre volte che era stata l. Adesso
ha la risposta. Per i peccati di tutti.
Prende dalla borsa l'ultima foto della Leica, la guarda. Nell'oscurit rappresentata in quello
scatto nero si nasconde una prova di fede. L'ultimo indizio di David  il pi misterioso ma anche il pi
eloquente.
Il responso non deve cercarlo fuori, ma dentro di s.
Negli ultimi cinque mesi si  chiesta dove si trovi adesso David e quale sia il significato della
sua fine. Davanti al dubbio, si  sentita persa.  una fotorilevatrice, cerca la morte nei dettagli, convinta
che solo in tal modo tutto si riesca a spiegare.
Io vedo le cose attraverso la mia macchina fotografica. Mi affido ai particolari, perch mi
svelino come sono andati i fatti. Ma per i penitenzieri esiste qualcosa al di l di ci che abbiamo
davanti. Qualcosa di altrettanto reale, ma che una macchina fotografica non pu percepire. Perci devo
imparare che a volte bisogna consegnarsi al mistero. E accettare che non ci  concesso di capire ogni
cosa.
Davanti alle grandi domande dell'esistenza, l'uomo di scienza si tormenta, quello di fede si
ferma. E in quel momento, in quella chiesa, Sandra sente di essere giunta a una linea di frontiera. Non a
caso le vengono in mente le parole del penitenziere: C' un luogo in cui il mondo della luce incontra
quello delle tenebre.  l che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto  rarefatto, confuso,
incerto.
Marcus l'ha detto chiaramente. Ma Sandra prima di adesso non l'aveva capito. Non  la tenebra
il vero pericolo, ma la condizione intermedia, dove la luce diventa ingannevole. Dove buono e cattivo
si confondono, e non si riesce a distinguerli.
Il male non si nasconde nel buio.  nell'ombra.
 l che riesce a falsare le cose. Non esistono mostri, ricorda a se stessa. Ma solo persone
normali che compiono crimini orrendi. Perci il segreto  non avere paura del buio, pensa Sandra.
Perch in fondo a quello ci sono tutti i responsi.
Tenendo la foto buia fra le mani, si piega sulle candele votive. Inizia a soffiarci sopra,
spegnendole. Sono decine e ci mette un po'. Man mano che procede, il buio sale come una marea.
Intorno a lei, ogni cosa svanisce.
Quando ha finito, fa un passo indietro. Non vede pi nulla, teme, ma si ripete che deve solo
attendere e, finalmente, sapr. Come quando da bambina, nel letto prima di addormentarsi, il buio le
sembrava minaccioso, ma appena gli occhi si abituavano, tutto magicamente riappariva  la cameretta
coi giochi, le bambole  e poteva dormire tranquilla. Lentamente lo sguardo di Sandra si adatta alla
nuova condizione. Il ricordo della luce svanisce e, improvvisamente, si rende conto di riuscire a
scorgere di nuovo qualcosa.
Le figure intorno a lei cominciano a riemergere. Sulla pala d'altare, san Raimondo di Peafort
ricompare rilucente. Cos come il Cristo giudice e i due angeli si vestono di una luminosit diversa,
brillante. Sull'intonaco grezzo dei muri, ingrigito dalla fuliggine, iniziano a palesarsi delle forme. Sono
affreschi. Ritraggono scene di devozione e penitenza, ma anche di perdono.
Il miracolo si compie davanti ai suoi occhi e Sandra  incredula. La pi povera delle cappelle,
quella priva di marmi e di fregi, diventa bellissima.
Una luce nuova affiora dalle pareti nude, formando intarsi turchesi che si irradiano fino alla
volta. Sfavillanti filamenti si arrampicano sulle colonne che sembravano spoglie. L'effetto totale  un
barlume azzurro, simile alle quiete profondit di un oceano.  sempre buio, ma un buio abbagliante.
Sandra sorride. Vernice fosforescente.
Anche se esiste una spiegazione logica, il passo che ha compiuto dentro di s per scoprirla non
aveva nulla di razionale.  stato puro abbandono, accettazione della propria limitatezza, una piacevole
resa all'insondabile, all'incomprensibile. La fede.
Ecco l'ultimo regalo di David. Il suo messaggio d'amore per lei. Accetta la mia morte, senza
chiederti perch questo destino sia toccato proprio a noi. Solo cos potrai essere ancora felice.
Sandra guarda in alto e lo ringrazia. Non c' nessun archivio qui. L'unico segreto  tanta
bellezza.
I passi si avvicinano alle sue spalle. Sandra si volta, Marcus le appare.
La scoperta della fosforescenza risale al Seicento e la si deve a un calzolaio di Bologna che
aveva raccolto alcuni ciottoli, li aveva arrostiti con del carbone e aveva osservato uno strano fenomeno:
dopo essere stati esposti alla luce del giorno, continuavano per ore a emettere luce nell'oscurit.
Indica intorno a s. Ci che vedi fu realizzato pochi decenni pi tardi, dalla mano di un artista rimasto
anonimo che utilizz la sostanza del calzolaio per dipingere la cappella. Pensa allo stupore della gente
dell'epoca, che non aveva mai visto nulla del genere. Oggi non ci sorprende pi come allora, perch
conosciamo le ragioni del fenomeno. In ogni caso, ognuno pu scegliere se vedere l'ennesima
singolarit di Roma, oppure un prodigio di qualche tipo.
Vorrei riuscire a vedere il prodigio, lo vorrei sul serio, ammette Sandra con un po' di
tristezza. Invece prevale la ragione. La stessa che mi dice che non esiste un Dio e che David non  in
un paradiso in cui la vita continua ed  sempre felice. Ma vorrei tanto sbagliarmi.
Marcus non si scompone. Lo capisco. La prima volta che qualcuno mi ha portato qui mi disse
che potevo trovare la risposta alla domanda che mi ero posto quando, dopo l'amnesia, mi fu rivelato
che ero un sacerdote. Si tocca la cicatrice sulla tempia. Mi chiesi: se  vero che sono un prete, dov'
la mia fede?
E qual  stata la risposta?
Che non  semplicemente un dono. Ma devi sempre cercarla. Abbassa lo sguardo. Io la
cerco nel male.
Che strano destino ci unisce. Tu devi fare i conti con il vuoto della memoria, io con i troppi
ricordi di David. Io costretta a non scordare, tu condannato a dimenticare. Fa una pausa, lo guarda. E
adesso, continuerai?
Non lo so ancora. Ma se mi stai chiedendo se ho paura che qualcosa un giorno riesca a
corrompermi, ti posso solo dire di s. All'inizio pensavo che fosse una maledizione riuscire a guardare
il mondo con gli occhi del male. Per ritrovando Lara ho dato un senso al mio talento. Anche se non
ricordo chi ero in passato, grazie a ci che faccio finalmente so chi sono.
Sandra annuisce, ma si sente in difetto. Devo rivelarti una cosa. Fa una lunga pausa,
scegliendo le parole. C' un uomo che ti sta cercando. Credevo volesse trovare l'archivio, ma dopo
ci che ho visto qui, ho capito che il suo scopo  un altro.
Marcus  turbato. Perch?
Non lo so, per mi ha mentito. Si  fatto passare per un funzionario dell'Interpol, ma non era
vero. Non so chi sia realmente, ma temo che sia molto pericoloso.
Non riuscir a trovarmi.
S, invece. Possiede una tua foto.
Marcus riflette. E anche se mi trova, cosa pu farmi?
Ti uccider.
La sicurezza di Sandra non lo colpisce. Come fai a dirlo?
Perch, se non  un poliziotto e non vuole arrestarti, allora rimane solo uno scopo.
Marcus sorride. Sono gi morto una volta. Adesso non mi fa pi paura.
Sandra si lascia convincere dalla serenit del prete, le ispira fiducia. Rammenta ancora la sua
carezza in ospedale. Le ha fatto bene. Ho commesso un peccato e non riesco a perdonarmi.
Per tutto esiste un perdono, perfino per i peccati mortali. Non basta chiederlo, per. 
necessario condividere la colpa con qualcuno: esternarla  il primo passo per liberarsene.
Sandra allora china il capo, chiude gli occhi e inizia ad aprire il suo cuore. Gli racconta
dell'aborto, dell'amore perduto e ritrovato, del modo in cui si  autopunita. Tutto avviene con grande
naturalezza, le parole sgorgano da un luogo profondo. Immaginava che la sensazione sarebbe stata la
stessa che si prova sgravandosi di un peso. Invece  l'opposto. Il vuoto scavato dentro di lei da un
bambino mai nato si richiude. L'angoscia provata in quei mesi si cicatrizza. Sente che qualcosa in lei
sta cambiando, che diventa una persona nuova.
Anch'io ho una colpa grave sulla coscienza, le dice Marcus alla fine. Ho strappato delle
vite, esattamente come te. Ma questo  sufficiente a fare di noi degli assassini? A volte si uccide perch
si deve farlo, per proteggere qualcuno oppure per paura. In questi casi ci sarebbe bisogno di un diverso
metro di giudizio.
Sandra si sente sollevata dalle sue parole.
Nel 1314, nell'Ardche, nel Sud della Francia, la peste decimava la popolazione.
Approfittando dell'epidemia, una banda di briganti seminava il terrore saccheggiando, stuprando e
ammazzando. La gente era spaventata e al limite della sopravvivenza. Allora alcuni preti di montagna,
sprovveduti e inesperti, si riunirono per fronteggiare i criminali. Impugnarono le armi e combatterono.
Alla fine, ebbero la meglio. Uomini di Dio che avevano sparso sangue: chi li avrebbe mai perdonati?
Quando fecero ritorno alle loro chiese, la popolazione li acclam come salvatori. Grazie alla loro
protezione, nell'Ardche non ci furono pi crimini. Da allora, la gente inizi a chiamare quei preti i
cacciatori del buio. Marcus prende un cero, lo accende con un fiammifero e lo porge a Sandra.
Perci, il giudizio sulle nostre azioni non spetta a noi... Noi possiamo solo chiedere perdono.
A sua volta, Sandra prende un cero e l'accende da quello di Marcus. Poi insieme iniziano a fare
la stessa cosa con tutte le candele esposte ai piedi del Cristo giudice. Man mano che la fiamma
collettiva riprende vita, lei si sente affrancata, proprio come le aveva presagito il penitenziere. La cera
riprende a sgocciolare sul pavimento di marmo opaco. Sandra  serena, contenta, pronta a tornare a
casa. L'emissione fosforescente inizia ad affievolirsi. Svaniscono gli affreschi luminosi, i fregi brillanti.
Lentamente, la cappella torna misera e anonima. Mentre sta completando l'opera di accensione, Sandra
guarda casualmente in basso e scopre che alcune gocce sono rosse.
Formano una piccola corona di macchie brune. Ma non  cera.  sangue.
Solleva lo sguardo su Marcus e si accorge che ha un'emorragia al naso.
Attento, gli dice, perch non se n' reso conto.
Lui si porta una mano al viso e poi si guarda le dita sporche. Ogni tanto mi capita. Ma poi
passa. Passa sempre.
Scavando nella borsa, Sandra recupera dei fazzoletti di carta, perch lo aiutino ad arrestare il
flusso. Lui li accetta.
Ci sono cose di me che non so, dice, mentre reclina il capo. Ogni volta che ne scopro una
nuova mi sorprendo, prima mi facevano soltanto paura. Anche l'epistassi. Non so da dove venga, ma fa
parte di me. E allora dico a me stesso che, forse un giorno, anche questo mi aiuter a ricordare chi ero
prima.
Sandra si sporge verso Marcus e lo abbraccia. Buona fortuna, dice.
Addio, le risponde lui.
Un anno prima
Praga
Era rimasto a Pripjat ancora qualche mese, per assicurarsi che nessun altro lo venisse a cercare.
Il lavoro che aveva svolto sulla sua ultima vittima era stato lungo e impegnativo. Non era stato come
con le altre, che dopo qualche ora di tortura gli dicevano tutto. Aveva impiegato diversi giorni a
costringerlo a parlare e raccontargli ogni cosa di s, in modo che potesse imparare a diventare lui.
Stranamente, l'impresa pi difficile era stata fargli dire il suo nome.
Il trasformista si guard allo specchio. Marcus, disse. Gli piaceva.
Era arrivato in citt da tre giorni, aveva preso una stanza in albergo. L'edificio era antico e,
dalla finestra, poteva ammirare i tetti neri di Praga.
Aveva con s molto denaro, sottratto negli anni agli uomini che gli avevano ceduto l'esistenza.
E un passaporto diplomatico del Vaticano, rubato alla sua ultima vittima e a cui aveva sostituito la foto.
L'identit sul documento era gi falsa, perch non coincideva con quella che aveva estorto. La
spiegazione era semplice.
Il cacciatore non esisteva.
Era la condizione ideale per il trasformista. Diventare un uomo che nessuno conosce lo metteva
definitivamente al riparo dal rischio di essere scoperto. Ma non poteva esserne ancora sicuro. Doveva
attendere, per questo era l.
Stava ripassando gli appunti che aveva preso a Pripjat: una sommaria biografia della sua nuova
identit. Solo le notizie essenziali, perch il resto l'aveva imparato a memoria.
In quel momento, la porta della stanza si apr.
Sulla soglia apparve un vecchio dal volto scavato e l'aria stanca, vestito di scuro. Impugnava
una pistola. Non spar subito. Entr e richiuse l'uscio. Sembrava calmo e determinato.
Ti ho trovato, disse. Ho commesso un errore e sono venuto per riparare.
Il trasformista tacque. Non si scompose. Appoggi con calma su un tavolino i fogli che stava
leggendo e indoss un'espressione imperturbabile. Non aveva paura  lui non sapeva cosa fosse, non
gli era stata insegnata , era solo curioso. Perch quel vecchio aveva le lacrime agli occhi?
Ho chiesto al mio allievo pi capace di darti la caccia. Ma se tu sei qui, allora Marcus  morto.
Ed  colpa mia.
Vide che puntava l'arma verso di lui. Il trasformista non si era mai trovato cos vicino alla
morte. Aveva sempre lottato per sopravvivere alla sua stessa natura. Adesso non aveva voglia di farsi
ammazzare. Aspetta, disse. Non puoi farlo. Cos non  giusto, Devok.
Il vecchio si blocc. Sul suo volto apparve solo stupore. Non era stata la frase a fermarlo, n il
fatto che conoscesse il suo nome. Bens il suono con cui erano state formulate le parole.
Il trasformista aveva parlato con la voce di Marcus.
Il vecchio adesso era disorientato. Chi sei? chiese impaurito.
Come chi sono? Non mi riconosci? Lo disse quasi implorandolo. Perch l'arma del
trasformista  l'unica di cui avesse bisogno, la pi efficace  era l'illusione.
Davanti agli occhi del vecchio stava avvenendo qualcosa d'incomprensibile. Stava assistendo a
una specie di trasformazione. Non  vero. Tu non sei lui. Per quanto sapesse con certezza di avere
ragione, qualcosa lo bloccava. Era l'affetto che provava per l'allievo. Per questo non aveva pi la forza
che gli serviva per premere il grilletto.
Sei stato il mio maestro, il mio mentore. Ci che so, lo devo soltanto a te. E adesso vorresti
uccidermi? Continuava a parlargli, ma intanto si avvicinava. Un passo alla volta.
Io non ti conosco.
C' un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre, ripet a memoria.  l
che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto  rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i
guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare. Il mio compito 
ricacciarlo indietro.
Il vecchio trem, stava cedendo. Il trasformista ormai gli era vicino, poteva strappargli l'arma di
mano, quando vide la prima goccia che precipitava sulla moquette. Si rese conto di perdere sangue dal
naso. L'epistassi era l'unica cosa di s che non poteva cambiare. Il solo requisito originale, il resto lo
prendeva in prestito. La sua vera identit, sepolta sotto decine di altre, era racchiusa in quel segno
particolare.
L'illusione s'infranse e il vecchio comprese l'inganno. Maledetto.
Il trasformista si gett sulla mano che impugnava la pistola, l'afferr appena in tempo. Il
vecchio cadde all'indietro e lui lo mise sotto tiro.
Disteso sulla moquette, il vecchio si mise a ridere, asciugandosi il palmo sporco di sangue sulla
camicia. Il trasformista ne aveva la faccia imbrattata.
Perch ridi? Non hai paura adesso?
Prima di venire qui, ho confessato i miei peccati. Sono libero e pronto a morire. E poi mi
diverte che tu stia pensando che baster uccidermi per risolvere i tuoi problemi, quando invece sono
appena iniziati.
Il trasformista pens a una trappola, non ci sarebbe cascato. Forse  meglio il silenzio, che ne
dici?  pi appropriato andarsene senza ultime parole. Sarebbe pi dignitoso, non credi? Tutti gli
uomini che ho ammazzato alla fine sporcavano la loro morte con frasi insulse, banali. Chiedevano
piet, mi supplicavano. Senza sapere che quella per me era la conferma che non avessero altro da
dirmi.
Il vecchio scosse il capo. Povero sciocco. Un prete migliore di me ti sta gi dando la caccia.
Lui possiede il tuo stesso talento: pu diventare chi vuole. Solo che non  un trasformista e non uccide
nessuno.  bravo ad assumere l'identit delle persone scomparse. In questo momento  un funzionario
dell'Interpol e pu avere accesso a tutte le indagini di polizia. Presto ti scover.
Bene, adesso mi dirai come si chiama.
Il vecchio rise ancora, sguaiatamente. Anche se mi torturassi, non ti servirebbe comunque. I
penitenzieri non hanno un nome. Non esistono, dovresti saperlo.
Mentre il trasformista valutava se stesse bluffando, il vecchio approfitt della sua distrazione e
trov la forza per fare un balzo verso di lui. Agguant la pistola e la spinse verso il basso, rivelando
un'insospettabile agilit. Ricominci la prova di forza. Ma stavolta il vecchio non voleva cedere la
presa.
Part un colpo verso lo specchio e il trasformista vide la propria immagine andare in pezzi.
Riusc a orientare l'arma verso l'avversario e premette il grilletto. Il vecchio si paralizz in una smorfia
sgomenta, gli occhi sgranati e la bocca spalancata. Il proiettile gli aveva perforato il cuore. Ma, invece
di accasciarsi all'indietro, ricadde in avanti, precipitando al suolo insieme al suo assassino. L'urto con
il pavimento fece partire un terzo sparo. Il trasformista ebbe la sensazione di vedere la pallottola che
passava come un'ombra fugace davanti ai suoi occhi, prima di andarsi a conficcare nella sua tempia.
Disteso sulla moquette, in attesa che arrivasse la fine, osservava la propria immagine riflessa nei
mille frammenti dello specchio andato in frantumi. C'erano tutte le sue identit, i volti che aveva
rubato. Come se la ferita sulla tempia le avesse liberate dalla prigione della sua mente.
Lo guardavano. Attimo dopo attimo, inizi a dimenticarsi di loro.
E prima di morire, non seppe pi chi era.
.
Ore 7.37.
Il cadavere apr gli occhi.
...
FINE.
...
.
...
Nota dell'autore.
.
Questa storia  nata da due incontri speciali che mi sar difficile dimenticare.
Il primo  avvenuto a Roma, in un pomeriggio di maggio, con un singolare sacerdote.
L'appuntamento con padre Jonathan era in piazza delle Cinque Lune all'ora del tramonto. Inutile dire
che  stato lui a fornirmi indicazioni di luogo e di tempo, e quando gli ho chiesto di essere un po' pi
preciso riguardo all'ora del tramonto, placidamente mi ha risposto: Prima del calar della sera. Non
sapendo cosa replicare, ho deciso di presentarmi con largo anticipo.
Lui era gi l.
Nelle due ore successive, padre Jonathan mi ha raccontato della Penitenzieria, dell'archivio dei
peccati e del ruolo dei penitenzieri nel mondo. Per tutto il tempo ho pensato che era incredibile che
nessuno avesse raccontato questa storia. La nostra passeggiata per i vicoli di Roma  terminata a San
Luigi dei Francesi, davanti al Martirio di San Matteo di Caravaggio, che rappresenta il primo banco di
prova dell'addestramento dei preti-profiler.
In molti casi i sacerdoti collaborano con le forze dell'ordine. In Italia dal 1999 esiste una
squadra anti sette  la S.a.S.  che li vede al fianco della polizia di Stato per comprendere meglio i
cosiddetti delitti satanici. Non perch ci sia un demonio da scovare, ma per il particolare significato
demoniaco che alcuni criminali, soprattutto assassini, attribuiscono alle proprie gesta. Spiegarlo
significa chiarire il movente di crimini efferati e creare una casistica utile alle investigazioni.
Nei due mesi successivi al nostro primo incontro, padre Jonathan mi ha istruito, illustrandomi la
funzione del suo singolare ministero e rivelandomi i segreti dei luoghi magici di Roma che visitavamo
insieme (a volte lasciandomi senza fiato) e che sono descritti nel romanzo. Mi ha fornito lezioni di ogni
tipo, la sua conoscenza spaziava dai casi criminali all'arte, all'architettura, alla storia, fino all'origine
delle vernici fosforescenti.
Quanto alle questioni di fede e religione, ha tollerato bonariamente le mie perplessit e ha
accettato di confrontarsi apertamente con le mie critiche. Alla fine di tutto, mi sono accorto di aver
compiuto un involontario percorso spirituale che mi ha aiutato a comprendere meglio il tipo di racconto
che avrei dovuto fare.
Nella societ moderna la spiritualit viene spesso ridotta a burletta o considerata nutrimento per
masse incolte, oppure ancora  diventata pratica new age. Gli individui hanno perso l'elementare
distinzione fra bene e male. Il risultato  stato di regalare Dio agli integralisti, agli estremisti, ai
vignettisti (perch i fanatici dell'ateismo non sono poi cos diversi dai fanatici religiosi).
Tutto ci ha prodotto l'incapacit di guardare dentro se stessi, al di l delle categorie dell'etica e
della morale  nonch di quella del tutto aleatoria del politicamente corretto , per trovare la
dicotomia essenziale che permette di discernere e valutare ogni comportamento umano.
Bene e male, yin e yang.
Un giorno padre Jonathan mi ha comunicato che ero pronto a raccontare la mia storia, mi ha
augurato di essere sempre nella luce e si  congedato con la promessa che ci saremmo rivisti. Da
allora non  ancora accaduto. L'ho cercato senza esito e spero che questo romanzo ci faccia ritrovare
presto. Anche se una parte di me sospetta che non accadr, perch tutto ci che dovevamo dirci  stato
detto.
Il secondo incontro  stato con N.N., vissuto fra l'Ottocento e gli inizi del Novecento.
Il primo (e finora unico) serial killer trasformista della storia, che rappresenta uno dei casi pi
interessanti della criminologia.
N.N. non sono le iniziali del suo nome ma l'acronimo dell'espressione latina Nomen Nescio,
che, convenzionalmente, sta a indicare gli individui senza identit (alla stregua del nome fittizio John
Doe per il mondo anglosassone).
Nel 1916, il cadavere di un uomo di circa trentacinque anni fu ritrovato su una spiaggia di
Ostenda, in Belgio. La morte era avvenuta per annegamento. Aveva indosso abiti e documenti da cui
risultava essere un impiegato scomparso nel nulla a Liverpool due anni prima. Quando le autorit
mostrarono il corpo ai parenti venuti appositamente dall'Inghilterra, questi non lo riconobbero,
insistendo per un errore di persona.
Dalle foto prodotte dai familiari, per, si riscontrava una singolare somiglianza fra N.N. e
l'impiegato inglese. Ma non era l'unica affinit. I due avevano in comune la passione per il pudding e
le prostitute dai capelli rossi. Entrambi assumevano un preparato per il mal di fegato e, cosa pi
importante, presentavano una lieve zoppia alla gamba destra (nel caso dell'annegato, il medico legale
lo desunse dalla particolare usura della suola della scarpa e dalla presenza di una formazione callosa sul
fianco del piede destro, segno che il peso del corpo vi era concentrato a causa della postura errata).
Oltre alla prova costituita da queste similitudini, nell'ultimo domicilio di N.N. la polizia
s'imbatt in una collezione di documenti e oggetti appartenuti a individui di diversi Stati europei. Da
successive indagini, risult che erano tutti scomparsi improvvisamente e senza lasciare tracce. Ma,
soprattutto, che le sparizioni potevano essere ordinate secondo l'et delle vittime, che era
costantemente crescente.
Da ci la deduzione che N.N. le sceglieva con lo scopo di prenderne il posto.
Non furono ritrovati cadaveri, ma fu facile presumere che N.N. avesse ucciso quegli uomini
prima di appropriarsi della loro identit.
Il caso, scarsamente supportato da prove scientifiche a causa dell'arretratezza delle tecniche
investigative dell'epoca, fu accantonato per poi tornare in auge intorno agli anni Trenta, quando
Courbon e Fail resero noti i primi studi psichiatrici sulla Sindrome di Fregoli  dal nome del famoso
artista trasformista italiano  e apparvero articoli sul disturbo neurologico conosciuto come Sindrome
di Capgras. Entrambe le patologie tratteggiano un fenomeno inverso rispetto alla vicenda di N.N.: chi
ne  affetto  convinto di vedere una trasformazione negli altri. Ma la loro descrizione diede la stura a
una serie di approfondimenti scientifici che portarono a identificare altre sindromi, come quella del
Camaleonte che si avvicina molto al caso belga (e che ha ispirato Zelig, un magnifico film di Woody
Allen).
Il caso di N.N.  il caposaldo di una nuova branca delle scienze giuridiche: le neuroscienze
forensi, che studiano i delitti partendo da una matrice genetica o fisiologica. Queste tecniche hanno
permesso una diversa comprensione o qualificazione di alcuni reati. Un esempio  lo sconto di pena
concesso a un omicida con problemi ai lobi frontali e una mappa genetica che indicava una
predisposizione alla violenza, oppure la dimostrazione che il delitto di un uomo che massacr a
coltellate la fidanzata era stato favorito da una carenza di vitamina B12 provocata da una dieta vegana
che durava da venticinque anni.
Ad ogni modo, il talento di N.N. rimane un unicum che fino a oggi ha ottenuto un solo riscontro
nel caso della ragazza nello specchio che ho raccontato nel romanzo. La giovane messicana 
realmente esistita anche se, a differenza di N.N., non ha mai ucciso nessuno. Per ragioni di opportunit,
le ho cambiato nome chiamandola Angelina.
N.N.  tuttora sepolto in un piccolo cimitero in riva al mare. Sulla sua lapide  inciso l'epitaffio:
Corpo di annegato senza identit. Ostenda  1916.
Donato Carrisi
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Stefano Mauri, il mio editore. Per la passione che ci mette e l'amicizia di cui mi onora.
Con lui ringrazio la Longanesi e le case editrici che pubblicano i miei libri all'estero. Per il
tempo e le energie investite affinch le mie storie arrivino a destinazione.
Luigi, Daniela e Ginevra Bernab. Per i consigli, la cura e l'affetto che mi riservano.  bello far
parte della vostra squadra.
Fabrizio Cocco  l'uomo che conosce i segreti delle (mie) storie , per la tranquilla dedizione e
per essere cos noir.
Giuseppe Strazzeri, per aver messo il suo fuoco e il suo sguardo in questa avventura editoriale.
Valentina Fortichiari, per la grinta e l'affetto (non so come farei senza).
Elena Pavanetto, per le idee sorridenti.
Cristina Foschini, per la sua luminosa presenza.
Giuseppe Somenzi, per la passione che fa viaggiare i libri.
I librai, per l'impegno che assumono ogni volta che affidano un libro a un lettore. Per il compito
magico che svolgono nel mondo.
Questa storia  nata anche grazie all'involontario  e spesso inconsapevole  contributo di una
serie di persone che cito in ordine rigorosamente casuale:
Stefano e Tommaso, perch adesso ci sono. Clara e Gaia, per la gioia che mi danno. Vito Lo
Re, per la sua incredibile musica e per aver trovato Barbara. Ottavio Martucci, per il suo cinismo
buono. Giovanni Nanni Serio, perch lui  Shalber! Valentina, che mi fa sentire uno di famiglia.
Francesco Ciccio Ponzone, un grande. Flavio, un cattivo dal cuore tenero. Mauro, per esserci
ritrovati. Marta, che non si risparmia mai. Antonio Padovano, per le lezioni sul gusto della vita. Zia
Franca, perch c' sempre. Maria I, per uno splendido pomeriggio al Quirinale. Michele e Barbara,
Angela e Pino, Tiziana, Rolando, Donato e Daniela, Azzurra, Mariana. Elisabetta, perch c' molto di
lei in questa storia.
Chiara, che mi riempie d'orgoglio. I miei genitori, a loro devo tutto il meglio.
Leonardo Palmisano, uno dei miei eroi. Non parler mai di te al passato e non ti dimenticher.
Achille Manzotti, che nel 1999 mi ha dato la possibilit di cominciare questo strano mestiere
chiedendomi di scrivere la storia di un prete di nome don Marco. La scelta del nome Marcus per il
protagonista  un tributo al genio di questo grande produttore, alla sua follia e, soprattutto, al suo fiuto
per gli sceneggiatori.
...
FINE.